Che l’Organizzazione Mondiale della Sanità sia un’organizzazione destinata ad essere in balia della confusione lo si capisce, ironicamente, dando un’occhiata alla sigla con cui la World Health Organization è conosciuta a livello globale: WHO, in inglese “chi”. Praticamente una dichiarazione ufficiale della propria tendenza alla crisi d’identità. Così, negli ultimi mesi, l’agenzia Onu per la sanità ha tenuto fede al suo acronimo facendo mille giravolte e dimostrandosi indecisa praticamente su tutto: mascherine, guanti, malati asintomatici e, adesso, persino i saluti.Pare, infatti, che il saluto gomito a gomito (elbow to elbow), tanto pubblicizzato negli ultimi mesi, non sia così sicuro. E cade così una delle poche (e ultime) certezze anti-Covid.

L’Oms lo mette nero su bianco attraverso un tweet del suo direttore, Thedros Adhanom Ghebreyesus, il quale adesso sostiene che l’abitudine, ormai consolidata, di salutare con il gomito, è in contrasto con “le disposizioni comportamentali dei governi che raccomandano, invece, l’impiego del gomito al fine di ostacolare l’irrorazione delle particelle della mucosa”.In sostanza, se alcuni governi – come quello italiano – raccomandano di starnutire nel gomito, non possono incoraggiare poi nessuno a strofinarselo vicendevolmente per un saluto di cortesia. Dunque, tanto vale evitare.
Secondo l’Oms se alcuni governi – come quello italiano – raccomandano di starnutire nel gomito, non possono incoraggiare poi nessuno a strofinarselo vicendevolmente per un saluto di cortesia. Dunque, tanto vale evitare

La “polemica del gomito”, che adesso lascia spazio anche ad alternative ulteriori (la Russia e i Paesi arabi incoraggiano il poggiare la mano sul cuore per i saluti di prammatica), è comunque solo la punta di un iceberg di contraddizioni che galleggia con fatica sulle acque della pandemia dallo scorso gennaio.

Giusto per ripercorrere un breve storico delle comunicazioni dell’Oms dall’inizio 2020, le mascherine protettive sono passate nello spazio di esattamente due mesi dall’essere additate come portatrici di un “falso senso di sicurezza” (come se tranquillizzare gli ipocondriaci fosse una colpa da espiare) ad accessorio imprescindibile della nostra estate, da indossare in spiaggia, al bar e preferibilmente in abbinamento con la cintura per fare colpo sulle poche turiste tedesche rimaste sulle spiagge italiane. La retromarcia dell’Oms fu tale da arrivare a far comparire sul proprio sito le istruzioni per fabbricarle in casa, dimostrando  così che una generazione cresciuta a pane e Art Attack può tranquillamente rivaleggiare con quella dei genitori, dispersa a tempo indeterminata nei corridoi di Brico IoAppurato che la mascherina serve, l’Oms ha deciso che era tempo di bisticciare su quale modello fosse quello più utile per proteggersi: a inizio settembre, anche dispositivi fino a quel momento inattaccabili come le visiere sono state tacciate di garantire un basso livello di schermatura dalle particelle cariche di Coronavirus.

Si tratta insomma di questioni da prendere con i guanti ma anche su questi ultimi strumenti l’Oms ha avuto una posizione variabile come il tempo a marzo. Alla fine, la scelta è stata quella di lavarsene le mani, non è dato sapere se indossando i guanti o meno, facendo decidere ai responsabili sul territorio di volta in volta il da farsi. Alla fine nel mese di giugno, dopo “appena” sei mesi di riflessione, l’agenzia ha detto finalmente la sua sul tema:nella hit parade degli strumenti irrinunciabili del 2020 i guanti, con cui si rischia di aumentare il rischio di infezione, vengono soppiantati dai distributore di gel igienizzante: pulire le mani insomma è meglio che nasconderle, e in fondo lo si poteva sospettare.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha un responsabile tecnico, Maria Van Kerkhove, che è perfettamente allineata alla linea dell’organizzazione più propensa a cambiare idea degli ultimi tempi. Basti pensare al numero consistente di giravolte sul tema degli asintomatici: la signora Van Kerkhove prima ha dichiarato che era “raro” che chi non presentasse sintomi potesse infettare gli altri, salvo poi fare una parziale marcia indietro, chiedendo tempo “per studiare ancora la questione”.

Infine, è arrivata la marcia indietro sul “gomito” da parte del direttore dell’Oms  Tedros Adhanom Ghebreyesus “perché la distanza di sicurezza non viene mantenuta e il virus può essere trasmesso attraverso la pelle”.Da oggi, dunque, si dirà basta a tutti i tentativi improbabili di dirsi “ciao” rischiando una gomitata in un occhio, e  l’espressione “alzare il gomito” tornerà a essere legata ad abitudini alcoliche da non adottare con eccessiva continuità.

In questo contesto, i grandi sconfitti diventano tutti quegli “early adopter” che con entusiasmo avevano abbracciato la novità, iniziando a salutare nella nuova maniera praticamente chiunque: amici, colleghi, parenti e forse persino i partner, romanticamente presi a gomitate per creare intimità durante il lockdown.