La madre come simbolo di creazione, fertilità ed emancipazione femminile. È questo il tema al centro della rassegna cinematografica La grande madre, 38 appuntamenti che si divideranno tra il Mic (il Museo interattivo del cinema) e lo spazio Oberdan, da oggi all’11 ottobre. Un’iniziativa legata alla mostra omonima di Palazzo Reale, in partenza sempre oggi fino a novembre.

La mostra si basa sulla rivisitazione della maternità in ambito pittorico, attraverso un percorso temporale che si snoda dalla preistoria alle avanguardie novecentesche. Il tema della “Grande Madre” ha attraversato il corso dei secoli e varie manifestazioni artistiche, compreso il Cinema che fin dai tempi del muto si è più volte avvicinato al tema. Per questo motivo la Cineteca Italiana ha scelto di raccogliere tutte queste testimonianze, creando un vero e proprio omaggio all’intero universo femminile, partendo dalla maternità. I film che si susseguiranno nel corso delle settimane infatti propongono ritratti di grandi donne, madri, adolescenti, attraverso la storia della Settima Arte, dai capolavori del muto, alle nuove proposte di registi emergenti.

Il tema della maternità è affrontato in tutte le sue sfaccettature, soprattutto dal cinema italiano: si va dai grandi classici (come Mamma Roma di Pasolini, La ciociara di De Sica) alle più recenti uscite (Hungry Hearts di Saverio Costanzo, Mia madre di Nanni Moretti), senza dimenticare i documentari, come Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi. Non mancheranno i toni più leggeri delle commedie americane (Juno, Little Miss Sunshine), ma anche film d’autore come Madre e figlio di Aleksandr Sokurov e il recente Boyhood di Richard Linklater. Spazio anche per due cineasti particolarmente vicini all’universo femminile e materno come Pedro Almodóvar (Tutto su mia madre, Parla con lei) e Xavier Dolan (J’ai tué ma mère, Mommy).

La maternità nasconde però anche un lato controverso e intricato. La rassegna comprenderà infatti anche le pellicole che si soffermano proprio su di esso, da Psyco di Alfred Hitchcock, all’horror metafisico di Roman Polanski Rosemary’s Baby, fino a un approfondimento sulla regina delle figure materne controverse, Medea, portata sul grande schermo da autori come Pier Paolo Pasolini e Lars Von Trier.

La rassegna non si sofferma solo sulle madri, ma amplia il suo sguardo verso l’intero universo femminile, proponendo ritratti di donne forti, autonome, capaci di reclamare un proprio posto nel mondo. Come la Giovanna d’Arco dipinta da Renée Falconetti nel capolavoro di Carl Theodor Dreyer, ma anche la dominante Aelita dell’omonimo film fantastico di Protazanov, che sarà proiettato con accompagnamento musicale dal vivo, o come le registe Germaine Dulac e Maya Deren, a cui sarà dedicata una rassegna nella rassegna, con i loro migliori cortometraggi. Donne forti ma anche donne fragili, come le adolescenti di La vita di Adele, premiato a Cannes nel 2013, donne diverse, come le omosessuali protagoniste del dissacrante Chi ha paura di Vagina Woolf?. E infine Her di Spike Jonze, un ritratto femminile realizzato solo tramite la voce e le emozioni che sa suscitare.

A chiudere la prima parte della rassegna, il 24 settembre, un concerto esclusivo di Antonio Zambrini, che insieme a Marco Micheli e Roberto Gatto accompagnerà dal vivo alcune scene di cinema popolare muto con le più grandi attrici della storia del cinema italiano. La rassegna riprenderà poi allo Spazio Oberdan fino al l’11 ottobre.