«Mio padre è un soldato: insieme a mia madre, mi ha spinto a iscrivermi a Yunarmy». Maksim ha 15 anni, e degli occhi verde-scuro che danno le vertigini. Ha il sorriso di un ragazzino, ma i modi e la voce sostenuta di un adulto. Stringe la mano, dice «welcome to Russia» con un inglese stentato e con l’orgoglio di chi ha l’occasione di mostrare il proprio valore di fronte a una giornalista straniera.

Maksim indossa un’uniforme beige e un berretto rosso. Insieme ad altre decine di ragazzini come lui in piazza dell’Ermitage, a San Pietroburgo, sta facendo le prove per una parata militare. Perché Maksim, anche se ha solo 15 anni, è già un soldato. Non è che uno degli oltre 500 mila minorenni russi arruolati con Yunarmy, l’esercito dei bambini voluto da Putin per la difesa della patria. La chiamano “armata della gioventù”, è nata nel 2016 ed è alle dipendenze dirette del Ministero della Difesa russo. Bambine e bambini sono sottoposti a un duro allenamento fisico, si esercitano nelle marce militari e si nutrono del linguaggio della propaganda di Stato. Ma, soprattutto, imparano a impugnare un’arma e sparare.Yunarmy coinvolge maschi e femmine tra gli 8 e i 18 anni. È una sorta di doposcuola gratuito, ad adesione volontaria, un’attività extrascolastica che impegna per tre o quattro giorni a settimana e che si prolunga con le gite nei weekend e con i campi estivi durante le vacanze. Ma Yunarmy è qualcosa di molto più pericoloso di un semplice doposcuola: è un’iniziazione alla guerra. In una Russia sempre più militarizzata, bambine e bambini sono sottoposti a un duro allenamento fisico, si esercitano nelle marce militari e si nutrono del linguaggio della propaganda di Stato. Ma, soprattutto, imparano a impugnare un’arma e sparare.

3f0d6382234aaee61674786bf6fb74eb

 

«Far parte di Yunarmy significa tante cose: ci divertiamo, facciamo sport. Ovviamente ci viene richiesto un grande impegno, il lavoro è davvero duro». È la versione di Olga, 16 anni, capelli biondi e lunghe trecce come quelle di Greta Thunberg. In comune con la sua coetanea svedese, Olga ha anche la convinzione di far parte di un grande movimento rivoluzionario. È così che viene presentato Yunarmy ai giovani russi, nelle pagine dei media locali, nelle musiche epiche che accompagnano i video che immortalano questi giovani ragazzi in divisa, nei post sui social network dove ogni giorno si glorifica l’operato di questi piccoli soldati della patria.

Chi ne fa parte ha l’ampio appoggio delle famiglie, che vedono nell’uniforme indossata dal proprio figlio un motivo di orgoglio. Ma non tutti la pensano in questo modo: l’esercito dei bambini fa discutere la Russia, che è divisa tra chi lo ritiene uno strumento positivo per educare al patriottismo e chi ne individua la pericolosità. Secondo Valentina Grebenik, “La militarizzazione dei bambini è vietata dalle Nazioni Unite. Ciò che sta succedendo è un oltraggio contro i nostri figli”direttrice dell’Unione dei Comitati delle mamme dei soldati in Russia, siamo di fronte a un “crimine”: «La militarizzazione dei bambini è vietata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia – spiega Grebenik – ciò che sta succedendo è un oltraggio contro i nostri figli e la nostra società». Loro però, i bambini coinvolti, non lo pensano o non lo sanno: «Noi ripudiamo la guerra – dice Maksim – preferiamo la pace. Anche il nostro Paese preferisce la pace».