La web tax non esiste più o forse no. Il destino della tanto contestata tassa su Internet era stato legato, senza troppa logica, al vecchio decreto Salva Roma e dopo la sua bocciatura parlamentare anche la tassa sul web è saltata. Matteo Renzi ne aveva fatto una battaglia di principio: quando Francesco Boccia aveva spinto per l’approvazione dell’imposta che avrebbe colpito i colossi online, l’ex sindaco di Firenze aveva parlato di scelta fantozziana. Una volta arrivato a Palazzo Chigi è stato di parola: ha riscritto il decreto sulla Capitale cancellando ogni riferimento alla tassazione dei servizi online.

Tutti contenti? Non proprio. Pochi giorni dopo l’uscita di scena del primo Salva Roma, il Parlamento italiano ha votato la legge delega fiscale inserendo una postilla che ha fatto risorgere gli incubi passati da poche ore. All’articolo 9, infatti, si fa riferimento ai “sistemi di tassazione delle attività transnazionali” che erano il nocciolo della vecchia e odiata web tax. In soldoni, il Parlamento ha delegato il governo per una complessa riforma fiscale, ma adesso Palazzo Chigi ha il diritto di fare un decreto per colpire le aziende che non hanno il loro quartier generale in Italia, ma che qui producono profitti. Esempi: Google, Amazon e co.

Alcuni quotidiani hanno gridato allo scandalo: la web tax, dopo essere stata cancellata, è rientrata dalle finestre di Montecitorio. In realtà questa è una ricostruzione che non regge. La legge delega, infatti, non obbliga il governo a fare una determinata scelta, ma impone una riflessione su determinati temi. Renzi, insomma, potrà legittimamente legiferare via decreto, ma non è detto che decida di farlo seguendo la strada della vecchia web tax. Inoltre, alla lettera i dell’articolo 9 si fa esplicito riferimento alle “raccomandazioni degli organismi internazionali”: il Parlamento, quindi, ha solo tutelato il Governo qualora la comunità europea decidesse di muoversi a proposito di web e tasse.

E questo era esattamente quello che aveva detto Renzi subito dopo l’approvazione in commissione bilancio della vecchia web tax. L’attuale premier aveva chiesto ad Enrico Letta di eliminare l’articolo e aveva proposto una discussione in sede europea durante il semestre di presidenza italiano che scatterà a luglio: adesso il rottamatore avrà tutta la libertà di parlarne dal palchetto più alto di Bruxelles.