Trasformare la filiera corta in “filiera colta”. Incontrarsi per condividere idee e problemi, fare rete e business. É questo il modello di VazApp, una piattaforma digitale e uno spazio fisico a cui i giovani agricoltori di Foggia possono appoggiarsi per cambiare il modo di fare agricoltura. L’hub rurale, presentata al Festival dei Dritti Umani presso la Triennale di Milano, nasce dall’idea condivisa del foggiano Giuseppe Savino e del sacerdote 93enne don Michele de Paolis, entrambi amanti della terra, nella quale vedono un’occasione di lavoro e di crescita, non di emigrazione.

Ed è proprio per l’amore nei confronti dei colori e dei profumi della terra che Savino decide di dare una svolta alla propria vita, dal “posto fisso” a 5 km da casa, dove addestrava piloti di elicottero, al lavoro da contadino. «Spesso a chi ha un sogno nel cassetto o vuole fare cose impossibili gli si dice ‘vai a zappare’. Noi invece, nell’agricoltura ci crediamo: vogliamo che attraverso un guadagno dignitoso l’agricoltore possa essere fiero di coltivare – afferma Savino – vogliamo dare ascolto e risposta alla solitudine dei giovani agricoltori, perché condividere problemi aiuta a risolverli». «Spesso a chi ha un sogno nel cassetto o vuole fare cose impossibili gli si dice ‘vai a zappare’. Noi invece, nell’agricoltura ci crediamo»

Savino nella cascina in cui vive ha aperto uno spazio di coworking e ha costruito con balle di paglia, insieme a 40 ragazzi volontari, un anfiteatro del grano da 150 posti, dove è possibile fare formazione e informazione. « L’anno scorso abbiamo lanciato #FuoriDallaCassetta, il primo format motivazionale per giovani agricoltori, dove raccontiamo storie normali di successo per dare forza ai ragazzi . A questo abbiniamo le ContaDinner», spiega Savino. Un evento giovane e smart quest’ultimo, dove la bellezza dello stare insieme e la ricchezza dello scambiarsi idee si incontrano, in varie zone della provincia di Foggia, davanti ad ottimo cibo a km zero.

Sono anche queste, secondo Savino, le iniziative responsabili di una crescita culturale che si traduce poi, in innovazione per il settore. « Siamo nel bel mezzo di un cambiamento culturale ; per i nostri padri il mestiere di agricoltore rappresenta solo sacrificio e rinuncia, e sognano un posto fisso in qualche ufficio per i figli – conclude Savino -. Ora però questi figli, che magari hanno studiato e fatto esperienze in giro per il mondo, scoprono di riuscire a realizzarsi al meglio proprio nell’agricoltura. Me ne sono reso conto sulla mia pelle: prima quasi mi vergognavo a dire che mio padre era agricoltore, ora ne vado più che fiero».