Milano, novembre 2014: strade impraticabili, stazioni della metropolitana chiuse e un intero quartiere allagato. La “colpa” è del Seveso, poco più che un torrente per buona parte del suo corso, una furia quando arriva in città.

Per risolvere il problema è stata  proposta da AiPo, Agenzia interregionale per il fiume Po, e approvata dalla Regione la costruzione di una serie di vasche di laminazione nel Comune di Senago, una decisione che ha suscitato una cascata di critiche. Si tratta di tre grandi invasi per un totale di 970mila metri cubi, profonde 16 metri e mezzo.vasche-laminazione

Il progetto partirà a giugno 2015 e dopo un anno le vasche saranno pronte per ricevere 60 metri cubi al secondo d’acqua per sette ore e mezzo, tempo di riempimento complessivo dei bacini. Acqua che giunge dal Csno, un canale scolmatore che preleva acqua dal fiume all’altezza di Palazzolo milanese e la porta nel Deviatore Olona, perché il Seveso non sfiora nemmeno il territorio di Senago.Il fiume Seveso crea problemi da sempre: 2 esondazioni e mezzo all’anno dal 1975

Questo è uno dei motivi che fa storcere il naso ai senaghesi, ma non l’unico. Raddoppiare la larghezza del canale  sarebbe meglio, ma costerebbe per gli espropri di terreno molto di più degli 80 milioni di euro stanziati e sarebbe impossibile perché interferisce con strade e infrastrutture. Sono previste altre vasche nei comuni lungo l’asse del Seveso, Lentate, Paderno Dugnano, Varedo, ma a Senago arriveranno prima: Senago ha soltanto il 41% del territorio urbanizzato, qui c’è lo spazio che altrove manca.webseveso-niguarda-5auto

In sostanza, la città viene penalizzata per essere stata la più virtuosa nelle concessioni edilizie. «Le vasche a Senago sono la priorità perché sfruttano il Csno, che senza si limiterebbe a scolmare 35 metri cubi al secondo» spiega invece l’ingegner Luigi Mille di  AiPo, che però ammette: «È una scelta che privilegia Milano a svantaggio dei senaghesi».Con una determinata quantità di pioggia il fiume può straripare a Niguarda anche se azzerato a Palazzolo

Oltre al danno ambientale sul proprio territorio, la beffa: l’ultima esondazione sarebbe potuta avvenire (i dati definitivi non ci sono ancora) a prescindere da tutte le vasche di contenimento in provincia, visto che con una determinata quantità di pioggia il fiume può straripare a Niguarda anche se azzerato a Palazzolo. Altro problema sono le piene ravvicinate a cui le vasche non possono fare fronte perché hanno bisogno di 51 ore per svuotarsi: un invaso al Parco Nord, previsto ma non ancora progettato, sembrerebbe la prima cosa da fare.

Il fiume Seveso, che nasce nel comasco e si snoda per 52 chilometri attraversando i paesi dell’hinterland milanese prima di essere tombinato a Niguarda e scorrere sottoterra fino alla confluenza nel Naviglio della Martesana, crea problemi da tempo immemore (2,5 esondazioni l’anno dal 1975), tanto da dare origine a un modo di dire popolare che battezza i pendolari brianzoli “vegnù giò cont la pienna”.

L'esondazione del Seveso a Milano nel 1993

L’esondazione del Seveso a Milano, il 31 gennaio 1993

 

Il nodo della questione è che le sue acque, tra le più inquinate d’Italia, non le vuole nessuno. Tra gli scarichi abusivi di alcune industrie e le problematiche fognature dei paesi interessati, c’è chi teme che una conca per arginare le piene si trasformi uno strumento per ripulire il fiume a intervalli irregolari. I costi di pulizia degli invasi graverebbero comunque sull’associazione, che da parte sua garantisce l’isolamento della falda acquifera e un investimento contestuale per migliorare il sistema fognario complessivo.

Sulle vasche della discordia, in ogni caso, il confronto dialettico continuerà a lungo. Un intervento necessario per AiPo, che si attiene al Piano di assetto idrogeologico dell’Autorità di bacino, un progetto che fa acqua da tutte le parti per i cittadini di Senago, che hanno costituito due comitati di protesta “Senago sostenibile” e “No vasche” e sono pronti a far sentire la loro voce a Palazzo Marino, scendendo in massa a Milano anche prima della prossima piena.