Il 2020 verrà ricordato come l’anno della pandemia di Covid-19. Stiamo assistendo ai suoi effetti sui sistemi sanitari, sulle persone e sulle economie. Ma un cambiamento è già in atto e riguarda la politica: la necessità di trovare nuove modalità per svolgerla nonostante le restrizioni della pandemia.

Un tema più che mai attuale negli Stati Uniti. Qui non solo il Covid-19 ha colpito con enorme violenza il paese, ma ha reso ancora più incandescente la campagna elettorale per le elezioni presidenziali di novembre. Quello che si prospetta è una sfida tra il presidente Donald Trump e lo sfidante democratico Joe Biden in uno scenario assolutamente inedito che rende impellente per entrambi adottare nuove strategie di comunicazione.

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Kristen Soltis Anderson, co-founder di Echelon Insights

Di questo si è discusso nella diretta Youtube organizzata dal Consolato Generale americano di Milano con Kristen Soltis Anderson. Un’ospite speciale in grado di spiegare ad una platea di giovani telespettatori dinamiche complesse dell’arena politica statunitense: originaria di Orlando (Florida) e oggi residente a Washington D.C., Anderson è una sondaggista, scrittrice e giornalista. È anche co-fondatrice di Echelon Insights, agenzia di sondaggi, data science e strategie di comunicazione. Riconosciuta come una delle maggiori esperte della generazione dei Millennials, Anderson è stata inoltre indicata nel 2013 dalla rivista Time tra le 30 persone con meno di 30 anni che stanno cambiando il mondo.

Secondo Anderson, il Covid-19 sta obbligando i politici a rivedere il proprio modo di fare politica. Un passaggio fondamentale è il flusso sempre più massiccio di investimenti nel settore del digital advertising per rendere la comunicazione più diretta con i propri sostenitori. Le tecnologie digitali, come i social media, si stanno infatti rivelando piattaforme estremamente funzionali per la discussione di temi sociali e politici anche tra le fasce più giovani della popolazione: un esempio recente è la pubblicazione di quadri neri con l’hashtag #BlackoutTuesday per esprimere sostegno alle manifestazioni di protesta dopo la morte di George Floyd a Minneapolis.

I giovani sono gli utenti principali delle piattaforme social. È indubbio. Ma la loro interazione con temi sociopolitici si può tradurre nella volontà di recarsi alle urne? In base ad alcuni dati del PEW Research Center, Anderson mostra che alle mid-term elections del 2014 votò circa il 20% dei Millennials. A quelle del 2018 votò per la prima la generazione Z e l’affluenza fu del 30%, un risultato molto alto per una mid-term election.

Per quanto riguarda la campagna elettorale vera e propria, entrambi i partiti americani si sono mossi per cercare nuove vie: la prima è quella della realizzazione di eventi in diretta che permettano di rivolgersi direttamente agli elettori senza avvalersi dei media tradizionali. Un’applicazione simile la troviamo in “The Right View”, una sorta di show televisivo realizzato nelle proprie case a sostegno della rielezione di Trump. Una strategia che pare funzionare, specie alla luce del crescente disinteresse negli americani per le convention dei partiti trasmesse alla televisione. Tuttavia Anderson nota come questo sistema sia realmente efficace solo per raggiungere i propri sostenitori e non gli indecisi (swing voters).

Le restrizioni dovute alla pandemia hanno fatto emergere in vista delle elezioni presidenziali il dibattito sul voto per posta. Un test era stato tentato il 3 febbraio al caucus democratico in Iowa,  ma il sistema si era rivelato imperfetto a causa di numerosi ritardi nella registrazione e nel calcolo delle schede. Anderson sottolinea come quello dell’Iowa sia stato un esperimento organizzato frettolosamente senza conoscenze specifiche sulla nuova tecnologia. L’auspicio, però, è che per novembre si sia fatto tesoro di questa esperienza per fornire ai cittadini un sistema efficiente con il quale votare senza rischiare assembramenti ai seggi elettorali. Ciò nonostante, i Repubblicani rimangono scettici sull’impiego del voto per posta che ritengono fonte di brogli potenziali.

Le prossime presidenziali saranno un banco di prova anche per tutti gli istituti di statistica e sondaggi che tenteranno di rimediare al clamoroso errore del 2016 quando fu ritenuto che Hillary Clinton fosse in considerevole vantaggio rispetto a Trump nella corsa alla Casa Bianca. Anderson indica tre motivi che spinsero i sondaggisti a sottostimare il sostegno al tycoon:

  • Molte preferenze di voto cambiarono i giorni appena prima del voto quando non era più possibile per legge diffondere nuovi sondaggi
  • Coloro che votarono per Trump lo ammisero solo dopo l’elezione, ma non ne fecero parola nelle indagini precedenti
  • Furono sovrastimati i laureati dei college: essi erano più inclini a sostenere la Clinton, ma allo stesso essi erano più disponibili a rispondere ai sondaggi rispetto a coloro con un livello di istruzione più basso. Questo errore di valutazione creò l’illusione di un forte consenso per l’ex segretario di stato

Alla luce di fenomeni sociali recenti come il Climate Change e Black Lives Matter, viene spontaneo domandarci quanto spazio avranno questi temi nel dibattito politico. Secondo Anderson, questi argomenti si muoveranno in realtà entro dei limiti abbastanza definiti: la tutela dell’ambiente attira molto l’attenzione dei giovani ed è ampiamente discussa nel partito democratico (meno in quello repubblicano), mentre il tema del razzismo sarà al centro della cronaca almeno nel breve periodo per entrambi i partiti. Sul fronte democratico, Biden sarebbe intenzionato a scegliere una donna afroamericana come candidata alla vicepresidenza. I repubblicani, invece, saranno costretti a discuterne soprattutto considerando la presenza di molti swing voters nelle proteste di questi giorni.

Anderson sostiene che a causa della pandemia i temi che saranno principalmente dibattuti saranno: il sistema sanitario (che in questi mesi ha mostrato tutta la sua fragilità a causa dei costi elevati e della difficoltà per molti americani di accedere alle cure), l’economia al momento in forte crisi dopo una crescita costante e la disoccupazione ai minimi nei mesi pre pandemia e, almeno da parte dei Repubblicani, i rapporti con la Cina.

I prossimi mesi saranno quindi molto intensi e si potrebbe assistere ad un maggior coinvolgimento dei giovani grazie ad un ruolo ormai in costante crescita delle tecnologie digitali. I social media divengono quindi uno strumento di dibattito trasversale tra gli elettori e con effetti potenzialmente determinanti per il candidato alla presidenza che saprà farne l’uso migliore. L’avvertimento, conclude Anderson, è però di restare attenti ai messaggi quasi del tutto allineati con le nostre opinioni perché potrebbero celare un’informazione distorta che non fornisce tutti i punti di vista di una situazione complessa.

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