L’altro ieri sera, mentre collassavo sul divano dopo una giornata estenuante, mi arriva un sms. Con le ultime forze rimaste sblocco il telefono e leggo che il mittente è Dodo. Mi scrive: «Siamo quasi pronti a partire con Unipiazza in versione beta: sono troppo gasato». Le mie dita scrivono da sole la risposta, senza che ci sia bisogno dell’input da parte del mio cervello: «Vecio, hai sbagliato numero. Bevi di meno, ci risentiamo presto». Non l’avessi mai fatto. Dodo – che è un mio amico dai tempi del liceo, il Nievo di Padova, che abbiamo faticosamente frequentato assieme – mi chiama subito e mi dice di preparare un po’ di pane e salame, perché sta venendo a trovarmi per fare quattro chiacchiere. Lui porta il vino, dice. Quello buono, dice. Gli dico di venire di corsa: se Dodo (all’anagrafe Edoardo Parisi), noto genovese ebreo con antenati scozzesi trapiantato a Padova per sbaglio, spende dei soldi per del “vino buono”, la cosa è seria. Molto seria.

Cinque minuti dopo siamo seduti al mio tavolo in cucina. Andiamo subito al sodo: io affetto il salame e apro i Bibanesi, lui stappa il prosecco. Il momento si fa topico. Glielo chiedo: «Cosa diavolo volevi dirmi prima, con quel messaggio? Che roba sarebbe Unipiazza?». Lui non aspettava altro, e appena inizia a spiegarmi in cosa consiste Unipiazza, faccio una cosa che non ricordo di aver mai fatto ascoltando un suo discorso: rimango a bocca aperta per l’ammirazione.

Unipiazza sarebbe un servizio informatico che promuove le attività commerciali e ne fidelizza i clienti. Una specie di “Tessera Fedeltà”, versione 3.0. Dodo mi dice che l’idea l’ha avuta insieme a Stefano Tassinari, anche lui nostro compagno di classe al Nievo. Prendevano uno spritz in piazza – in vino veritas – e la lampadina si accese: un’idea che avrebbe rivoluzionato completamente il modo di vivere la città, talmente rivoluzionaria che non sapevano neppure da dove cominciare. Si rendono conto che tre menti sono meglio di due, ma con quattro hanno anche più possibilità, e allargano il progetto a Umberto Parisi (fratello di Dodo) e a Tommaso Arrigoni, anche lui ex compagno di classe ai tempi del Nievo, e a questo punto penso che il principale prodotto di esportazione di questa storica scuola padovana siano i “matti scheggiati®”. Decidono di concentrarsi sulle attività commerciali che ruotavano attorno al mondo dei giovani. Dopo oltre 40 interviste in bar, pizzerie, cartolerie, panetterie gelaterie e simili, il “business model” prende forma. Di lì a poco, con l’arrivo di altri due elementi nel team, Gianluca Donato e Andrea Marson, nasce l’attuale Unipiazza, un servizio di advertising informatico gestito da 6 ragazzi di Padova fra i 22 e i 27 anni.

Il meccanismo alla base di Unipiazza è semplice: ogni volta che un utente Unipiazza entra in un’attività convenzionata raccoglie 10 gettoni per ogni euro speso; i gettoni-fedeltà possono essere utilizzati dal cliente per ottenere prodotti omaggio e molti altri vantaggi. Unipiazza inoltre regala ad ogni utente un Pass dotato di tecnologia NFC (Near Field Communication) che, nel concreto può essere una tessera, un portachiavi, un adesivo o addirittura un anello. Questa tecnologia permette di sincronizzare il credito gettoni fra utenti e attività in maniera rapida e sicura, senza far perdere tempo a nessuno. Ogni volta che un utente guadagna dei gettoni il suo profilo viene aggiornato, a richiesta, su diversi social network. In questo modo i suoi amici possono sapere dove e quando li ha accumulati, generando per l’attività un enorme visibilità: una mappa interattiva consente di verificare in tempo reale quali sono le zone e i locali più frequentati della città.

Improvvisamente si crea del disagio nella conversazione: il prosecco è finito e quando Dodo comincia a parlare troppo in inglese significa che l’alcool è entrato in circolo. Ma quello che mi ha detto mi ha incuriosito molto: Unipiazza potrebbe essere veramente “the next big thing”, una rivoluzione. Gli chiedo se posso rientrare nel beta test. Mi ha fatto venire voglia di provarla.