A Badia Pavese, località ai confini tra le province di Pavia e Piacenza, c’è un piccolo canile. Accanto al cancello uno striscione recita “Gli amici di Ohana, mai troppo vecchi per amare”. Tutt’intorno, la pianura arriva oltre all’orizzonte, e l’assenza di nebbia non salva dal pesante grigiore dell’autunno padano. Spazi verdi si alternano al color ruggine del fogliame e degli alberi.

Beatrice Calzavara, in attesa che la sua collega Valeria apra il cancello, spiega com’è nata l’associazione: “Gli amici di Ohana è nata da un’idea di Valeria. Ohana era una sua cagnolina anziana. L’associazione, di cui lei è ancora presidentessa, aveva inizialmente lo scopo di dare una casa ai cani vecchi e fragili, e non aveva una sede fisica: li si ospitava a casa. Due anni e mezzo fa, però, c’è venuta l’idea di trovare uno spazio per fondare un canile privato e abbiamo trovato e risistemato questo posto, che prima era un allevamento di Labrador”.

Entrando, avviene il consueto cambio della guardia: esce Valeria, che ha svolto il turno mattutino, ed entra Beatrice, vicepresidentessa dell’associazione. Sono loro le due colonne portanti del canile, ma l’aiuto dei volontari è altrettanto determinante: insieme a Beatrice entra infatti anche Domenico, che subito sale su un tagliaerba ed inizia a regolare il manto erboso delle zone all’aperto del canile. Beatrice lo definisce “un vero e proprio tuttofare”.

Nel canile di Badia Pavese, a dieci minuti da Codogno, il lockdown si è fatto sentire: assenti i volontari, diminuiscono le adozioni e si bloccano i trasferimenti degli animali dal Sud al Nord Italia. Non è facile per chi li attende da mesi, ma soprattutto non è facile per cuccioli

Il primo problema da risolvere una volta entrati è quello di mettere al sicuro i cani di Beatrice, quattro suoi più uno di cui fa la dog sitter: “Quando lavori in un canile impari l’importanza di chiudere tutte le porte che ti lasci alle spalle: basta dimenticarsene una e può succedere un disastro”, spiega. Evitare che i cani di chi lavora lì vengano a contatto diretto, o anche solo “rete a rete” con quelli ospitati in canile, è fondamentale: i rapporti tra cani non sono sempre dei più rosei, e gli stessi esemplari tenuti nei box vanno fatti uscire solo con loro simili con i quali già si sa che vadano d’accordo.

Una mansione fondamentale del lavoro in canile è la pulizia, a cui Beatrice dedica una buona parte del proprio tempo. Prima nei cortili esterni, costellati di giochi con cui i cani possono intrattenersi nei loro momenti di uscita, e poi nei singoli box, mentre il cane è all’aperto.

Sicuramente, dall’inizio del 2020, si è parlato molto di come il Coronavirus abbia completamente stravolto la professione di chi lavora con le persone, ma come è stato vissuto da chi, invece, è a contatto con gli animali? “Codogno è praticamente a dieci minuti da qui – racconta Beatrice – e quindi i volontari che normalmente aiutano me e Valeria non sono più venuti. La quotidianità del nostro lavoro però è cambiata poco: venivamo comunque qua ogni giorno a pulire, far uscire i cani e dar loro da mangiare”.

Come per molte associazioni, una delle fonti di sostentamento per Gli amici di Ohana erano gli eventi, che periodicamente raccoglievano in canile persone interessate ad approfondire tematiche legate al mondo dei cani. Beatrice, da educatrice cinofila, ha molto da offrire in questo senso. Con il blocco totale agli spostamenti avvenuto in marzo, è però arrivata anche la necessità di reinventarsi: “Abbiamo iniziato una serie di workshop, seminari online, in sostituzione degli eventi che si sarebbero svolti fisicamente in canile”.

Ciò che è maggiormente cambiato, spiega però Beatrice, è stato il numero di adozioni, completamente ferme nel primo lockdown, e riprese ad un ritmo sorprendentemente elevato d’estate: nel periodo estivo sono infatti stati adottati circa trenta cani, equivalenti quasi alla capienza massima del canile. Ora però, con il ritorno di misure restrittive per la Lombardia e per molte altre regioni italiane, le adozioni si sono di nuovo fermate. “Noi non abbiamo scelto una formula in stile “visto e piaciuto” per chi viene qui a conoscere i cani, ma occorre una serie di incontri prima dell’adozione, cosa che diventa difficile nel momento in cui ci sono limitazioni agli spostamenti”.

A queste problematiche si aggiunge poi il fatto che gran parte dei cani ospitati, sia in questo che in tutti gli altri canili del Nord Italia, arrivano dal Meridione. Al momento, visto il blocco agli spostamenti tra regioni, tutti gli esemplari salvati dalle strade del Sud sono ancora fermi, in attesa che i contagi diminuiscano e le misure subiscano allentamenti. Questo, spiega Beatrice, può creare un forte disagio ai cani, specialmente per quanto riguarda i cuccioli: “Se obbligati a crescere in canile e poter salire al Nord ed essere adottati solo da grandi, si ritrovano nella condizione di non essere altrettanto adottabili, col rischio di vivere in canile un periodo fondamentale della loro vita, vivendo molte meno esperienze rispetto a quelle che invece potrebbero fare in un contesto di famiglia”. La quotidianità e il lavoro in canile continuano ma la vera normalità, soprattutto per i cani stessi, tornerà solo con la fine delle restrizioni e dei blocchi regionali.