Nell’ultima settimana, le autorità turche hanno arrestato più di cento costruttori edili nelle dieci province più colpite dal sisma. L’accusa è di aver violato le normative edilizie del Paese. Qualche giorno prima del terremoto, il Parlamento turco stava discutendo l’emanazione di una nuova normativa che avrebbe lanciato l’ennesimo condono edilizio, intessendo la trama di un complesso paradosso. Secondo Eser Karakas, professore turco di Economia dei beni pubblici all’Università di Strasburgo, le prossime mosse del presidente Erdogan nell’ambito della ricostruzione avranno una matrice estremamente politica in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali il prossimo 14 maggio.

Dopo il sisma che ha colpito la Turchia nel 1999, il governo ha lanciato la “earthquake tax”, che si dice abbia raccolto circa 4,5 miliardi di dollari. Dove sono finiti questi soldi?

«La critica che si sta rivolgendo ora all’esecutivo è sbagliata. In realtà, il nome corretto sarebbe “communication tax” ma per evitare il malcontento della popolazione alla notizia di una nuova imposta, la stampa ha usato il termine “earthquake”. Nella teoria economica c’è un principio importante da non dimenticare: è vietato allogare le risorse provenienti dalla tassazione in un determinato servizio pubblico. Ciò che il governo può fare – e che in questo caso Erdogan non ha fatto – è generare dalla riscossione di tutti i tipi di imposte un budget totale e investire parte del fondo così ottenuto nella messa in sicurezza degli edifici. Ma non può creare una tassa apposita per questa operazione».

Negli ultimi anni, la Banca Mondiale ha stanziato 265 milioni di dollari ad Ankara per rafforzare strutturalmente gli edifici costruiti prima del Duemila, anno dell’introduzione di moderni codici costruttivi anti-sisma. Qualche giorno prima del recente terremoto, il Parlamento turco avrebbe dovuto approvare un nuovo condono edilizio, alimentando un paradosso. Che colpe ha il governo?

«Nell’ultimo secolo, tre forti terremoti hanno colpito la Turchia: nel 1939, nel 1999 e, appunto, febbraio 2023. In tutt’e tre i casi, i principali quotidiani nazionali hanno denunciato lo stesso problema: l’illegalità edilizia dilagante. Oggi nulla è cambiato e, di conseguenza, neanche i titoli dei giornali. C’è quindi una bizzarra continuità nell’illegittimità costruttiva che si tramanda di anno in anno. Il primo condono edilizio è stato approvato nel 1948, due anni in anticipo rispetto alle prime elezioni a al suffragio universale in Turchia, e dal 1948 ne sono stati approvati altri 18. Tutte le persone che hanno approvato questi provvedimenti sono degli assassini. Il paradosso, ora, è che un nuovo condono edilizio aspetta solo di essere votato in Parlamento».

«Nell’ultimo secolo, tre forti terremoti hanno colpito la Turchia: nel 1939, nel 1999 e, appunto, nel febbraio 2023. In tutt’e tre i casi, i principali quotidiani nazionali hanno denunciato lo stesso problema: l’illegalità edilizia dilagante. Oggi, nulla è cambiato e, di conseguenza, neanche i titoli dei giornali. Continua ad esserci, invece, una bizzarra continuità nell’illegittimità costruttiva»

Se il primo condono è stato approvato nel ’48, possiamo quindi dedurre che il governo attuale non sia l’unico responsabile di questa tragedia?

«Non è solo l’esecutivo al potere ad approvare queste leggi. Anche l’opposizione al Parlamento si è sempre espressa a favore dei condoni, perché sa che altrimenti perderebbe consenso tra l’elettorato. È un omicidio collettivo, come nel libro di Agatha Christie: tutti i passeggeri del famoso Orient Express sono colpevoli. Sono convinto che, se dovesse arrivare una nuova proposta di condono tra tre anni, tutti voterebbero per il sì. A prescindere dalla drammaticità di questi giorni».

Pensa quindi che questo nuovo condono sia un tassello importante nella campagna elettorale di Erdogan?

«Certo. Molti cittadini hanno costruito le proprie case illegalmente, pertanto questi edifici non possono avere alcun valore sul mercato immobiliare. Con le leggi varate dal governo, questi immobili possono finalmente entrare nel sistema di compravendita edilizio. Alla base, c’è un radicato meccanismo di corruzione: con l’emanazione di condoni edilizi, lo Stato ottiene in cambio il sostegno cieco dei cittadini beneficiari. È uno scambio di corruzione tra governo ed elettorato. Ora Erdogan ha in mente di posticipare di un anno le elezioni per occuparsi personalmente della ricostruzione, così da assumersi tutti i meriti».

I soldi destinati alla costruzione post-terremoto potrebbero venire utilizzati nuovamente per mettere in piedi altri edifici abusivi?

«Si. Ne sono certo. Come si è fatto anche dopo i terremoti del 1939 e del 1999. Ad agosto 2022, uno dei leader dell’opposizione aveva preannunciato il disastro a Kahramanmaras, epicentro del sisma, ma non è stato ascoltato. Tutti erano a conoscenza della tragedia a cui sarebbero andati in contro ma nessuno ha fatto nulla. Se un terremoto di tale magnitudo dovesse mai colpire Istanbul, sarebbe quasi impossibile contare i morti. Per questo, bisogna prendere delle misure. Ormai a Kahramanmaras la storia non si può riscrivere ma a Istanbul si può e si deve ancora fare qualcosa».

Le autorità turche hanno un mandato d’arresto nei confronti di cento costruttori. È un’operazione di facciata?

«Usciranno tutti di prigione tra qualche mese, senza alcun dubbio».