Una stanza bianca e nera, un mappamondo, dei quadri misteriosi, mobili e oggetti che nascondono segreti dietro a una serie di lucchetti di cui scoprire la combinazione risolvendo rompicapo ed enigmi di logica: un’ora per uscire dalla stanza, aguzzando l’ingegno e la capacità di lavorare in squadra, prima che il conto alla rovescia raggiunga lo zero.

The X-Door è una escape room, un gioco in cui lo scopo è riuscire a uscire da una stanza chiusa improvvisandosi detective. Un modo per passare il tempo insieme, in famiglia o tra amici, e di fare team building già diffuso negli USA e in altre città europee e che ora si sta facendo conoscere anche in Italia. «Siamo i primi a portare il marchio X-Door – nato a Valencia dall’idea di due fratelli – fuori dalla Spagna», spiega Giulio Galbusera, giovanissimo imprenditore. Lui e la sua socia Paola Fumagalli hanno 24 anni: ingegnere gestionale lui, tirocinante di psicologia lei, hanno provato l’esperienza durante un viaggio a Valencia e hanno deciso di aprire una loro escape room a Milano. «Si tratta anche della mia tesi di laurea», dice Giulio, che ha preferito aprire una propria società piuttosto che studiarne una in qualità di stagista.

«L’idea ci è venuta lo scorso inverno, poi si è trattato di cercare il posto adatto: ci voleva un locale con una struttura particolare e uno spazio adeguato», spiega Paola. Dopo qualche ricerca lei e Giulio hanno optato per uno spazio al pian terreno del numero 8 di via Giuseppe Broggi, traversa di Corso Buenos Aires. I passaggi burocratici e poi, un mese e mezzo fa, l’apertura. La stanza misteriosa, di cui è bene non rivelare troppi particolari per non rovinare la sorpresa ai futuri giocatori, è arredata con cure seguendo il tema black&white, a ricreare un’atmosfera in parte antica e in parte futuristica, cela i suoi indizi anche negli angoli più insospettabili e confonde i giocatori con oggetti che non nascondono nessuna chiave.

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I giocatori, da due a sei, devono mettere insieme le abilità e le forze per riuscire a concludere la partita e a liberarsi dalla stanza entro 60 minuti. Il numero dei partecipanti non influisce in alcun modo sul loro successo. «Due soli giocatori possono essere un po’ più lenti perché devono badare a più cose, ma sono sufficienti per vincere, l’importante è collaborare: in alcune parti del gioco se non si coopera è impossibile andare avanti». Proprio per questo il gioco all’estero ha molto successo nelle aziende che puntano a creare o consolidare lo spirito di squadra dei propri dipendenti. «Per ora noi siamo più ricercati dai privati – racconta Paola – abbiamo avuto fino adesso tantissimi gruppi di amici che ci hanno scelto perfino per l’addio al nubilato, e tanti turisti, italiani e stranieri, che cercano qualcosa da fare a Milano».

Grazie ai tag inseriti nel sito, come «Cosa fare a Milano quando piove», «Attività a Milano» e così via, anche chi viene per visitare Expo e si ferma un giorno in più, trovando brutto tempo e cercando qualcosa da fare su internet, grazie all’indicizzazione si imbatte in The X-Door e può finire per passare lì un pomeriggio o una serata in modo divertente e diverso. «Anche la pagina sponsorizzata di Facebook ci aiuta tantissimo a farci conoscere, sia agli italiani che agli stranieri».
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La lingua non è un problema perché per risolvere gli enigmi basta l’ingegno. Circa il 70% delle squadre riesce a completare il gioco entro il tempo stabilito: per chi è in difficoltà ogni tanto arriva qualche aiuto da uno schermo. «Qualcuno arriva persino coi figli nel passeggino: non abbiamo limiti di età, basta che nella stanza sia presente almeno un maggiorenne». Più si è più il prezzo è accessibile: va dai 28euro a persona nel caso di due giocatori, ai 14 a testa in caso di 6 giocatori.

La stanza attualmente attiva, black&white verrà mantenuta per circa un anno, un anno e mezzo: «questa è la durata media dei giochi, abbastanza per farlo conoscere a molte persone e per permettere che chi lo ha già provato possa divertirsi con un’altra esperienza». Per il prossimo autunno inverno Paola e Giulio vorrebbero lanciare anche una seconda stanza, a tema prigione, in cui la sfida sarà riuscire in una vera e propria evasione.