cofPaolo Imonti è da quattro anni il titolare di The Backyard Tattoo Studio, il negozio di tatuaggi in via Giangiacomo Mora, zona Colonne. Al contrario di molti titolari, però, Paolo non è un tatuatore e sino a soli quattro anni fa lavorava in un negozio di abbigliamento. Gli unici tatuaggi li ha fatti sulla pelle degli amici per gioco, ma la passione per quest’arte lo accompagna da sempre: a dimostrarlo le sue braccia e le sue mani, completamente tatuate. L’idea di aprire uno studio – all’interno del quale non ha dipendenti, ma affitta postazioni a famosi tatuatori – nasce non solo dall’amore per l’inchiostro sulla pelle, ma anche da un motivo economico. Paolo spiega, infatti, che il guadagno è alto: i prezzi dei tatuaggi nel suo studio partono dai 70 sino ad arrivare ai 250 euro all’ora, a seconda dell’importanza dell’artista.

Con più di 600 studi, Milano è una piazza importante per il mondo dei tatuaggi, ma sono più di 1500 i tatuatori che, operando tra le mura domestiche, sottraggono clienti ai professionisti dotati di anni di esperienza e gavetta. La qualità del lavoro viene, tuttavia, ripagata anche quando alla loro porta si presentano clienti disposti a pagare cifre esorbitanti per correggere errori causati dalle poche esperienza e professionalità di chi li ha tatuati in casa. Come, per esempio, una giovane ragazza giunta al The Backyard disperata, e alla fine non accontentata, per cancellare una “L” di troppo dal tatuaggio “Gianlluca”, fatto ad una festa da un amico poco sobrio.

«Chi copia non è un tatuatore» precisa Paolo, che aggiunge: «A oggi non c’è nessuna tutela legale contro chi plagia l’arte altrui. Le uniche norme sono la correttezza e il rispetto reciproci». Tra artisti c’è comunque molta ammirazione: «Se lavori professionalmente e stai nel tuo, verrai rispettato anche da chi ha più esperienza ed è più affermato di te». La filosofia di The Backyard è quella di avere un particolare occhio di riguardo verso il cliente, soprattutto se molto giovane: «Spesso abbiamo rifiutato le richieste di ragazzi appena maggiorenni che volevano tatuarsi le mani o altri punti molto visibili del corpo. L’approccio al mondo del tatuaggio deve essere graduale».

Il Backyard ha clienti di ogni età, tra cui alcuni settantenni che decidono di approcciarsi a un’arte sempre più sdoganata grazie ai social e ai personaggi pubblici. Tuttavia, «non è la fama del soggetto a fare la qualità del tatuaggio. Su molti calciatori vedo lavori terribili», precisa Paolo, che non ama sbandierare le creazioni del proprio studio, rinunciando, talvolta, a una maggiore visibilità in nome di quell’umiltà che, secondo lui, è la migliore qualità da mantenere in questo settore. E lo dimostra col suo atteggiamento sempre disponibile e cordiale.