Chiuso il terzo giorno di consultazioni, lo si può già definire “reality Quirinale”. Tra stratagemmi e vaghe promesse, l’assemblea abbandona l’aula con un altro nulla di fatto. Nelle urne delle schede bianche spunta il nome di Guido Crosetto. Il fedelissimo di Giorgia Meloni irrompe nell’aula di Montecitorio dopo l’annuncio di Fratelli d’Italia. L’intenzione era quella di “smuovere le acque”, perché, dice la leader di FdI, “l’immagine che sta dando il Parlamento è un insulto agli italiani”. Rimane unito il centrodestra, perché così vuole il suo padre nobile. Berlusconi non rinuncia al tentativo di dettare la linea e per farlo contatta Tajani, impegnato a mediare tra le spinte auto-celebrative degli alleati.

Finora, da questa tre giorni, si è di fronte a un’unica certezza: il Paese è costretto ad assistere a una commedia dell’arte.“Se si vuole eleggere il Presidente della Repubblica bisogna fare uno sforzo in più”, dichiarava ieri Enrico Letta. A giudicare i fatti, però, sembra che il menù a base di pane e acqua non abbia agevolato le trattative tra i partiti. Una via d’uscita dallo stallo non si vede ancora all’orizzonte.

Ancora un nulla di fatto al terzo giorno di consultazioni: sale il nervosismo tra i partiti e sfuma la candidatura della Casellati. Mattarella appare l’unica certezza

Non si sa se sia il destino oppure il caso, ma è nei tempi ostili e incerti che prende piede l’ottimismo. Così,quando il Presidente della Camera enuncia la 412esima scheda bianca, i commenti si concentrano proprio sul testa a testa tra Sergio Mattarella e Guido Crosetto. Fermato all’esterno di Montecitorio, Bersani giudica positivamente l’“attestato di stima” al presidente uscente (e rinominato) Mattarella, mentre Meloni parla di “un centrodestra attrattivo che deve misurarsi in questa partita”.

Nel frattempo,sfuma la candidatura di Casellati. Stando alle esternazioni dell’improbabile trio Letta-Renzi-Conte, se Matteo Salvini decidesse di insistere su questa prova di forza, “rischierebbe di far saltare la maggioranza”. Nessun riferimento a Mario Draghi se non nelle ricostruzioni dei commentatori. Lontano dalla politica e con lo spirito del tecnocrate, il presidente del Consiglio si concentra sull’agenda istituzionale, lasciando le ambizioni quirinalizie in balia dei partiti.

Continuano a lavorare gli uomini del presidente, per fare il punto sulle future strategie e si prosegue sulla strada dei colloqui disgiunti.Il segretario della Lega convoca nel tardo pomeriggio gli incontri con governatori, vertici di partito e gruppi parlamentari. Alle 21, invece, tocca il congresso dei grandi elettori del Pd. Si prospetta un’altra notte di colloqui e negoziati tra le delegazioni dei due schieramenti avversari. Dietro le quinte si lavora per preparare lo spettacolo, perché da giovedì il quorum scende.