In una vietta a due passi dal Naviglio si trova una coloratissima vetrina. Sta lì dal 1985 ed appartiene a Tattoo Shop, la prima bottega di tatuaggi su strada a Milano. Al suo interno c’è il rinomato “Danny the boss”, all’anagrafe Daniele Carlotti, classe 1966, tatuatore dall’animo punk. Di tatuaggi ne ha così tanti da averne perso il conto: «il primo a 15 anni, ad Amsterdam, in una bottega frequentata solo dai temibili centauri degli Hells Angels». Al tempo essere tatuatore era un po’ come essere un alchimista. «I colori, così come gli aghi, si realizzavano artigianalmente» e il mestiere era una vera e propria arte che soltanto un maestro poteva trasmettere. È stato proprio quest’alone di mistero a spingere Danny a diventare un tatuatore.

Oggi è uno dei più rinomati di Milano, ma non ha abbandonato le vecchie tecniche apprese dai suoi mentori. «Tatuare è una questione di romanticismo». Ogni tatuaggio ha una sua storia «che appartiene solo a chi lo imprime sulla propria pelle». Nel “boss” non c’è la minima traccia di autoreferenzialità. Tutto ciò che conta per lui è realizzare tatuaggi di qualità, cosa che fa con grande umiltà. Al punto da non rivelarci di essere colui che ha decorato i corpi di alcuni tra i più grandi rapper italiani.