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	<title>magzine &#187; Wole Soyinka</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Poesia: al centro dell&#8217;uomo, ai margini dell&#8217;editoria</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 21:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cucchi]]></category>
		<category><![CDATA[Interno Poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[«La poesia racconta la complessità dell’umano, di quelli che sono i conflitti e i drammi dell’essere uomini. E questo è il motivo per cui ancora oggi da millenni si continua ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4032" height="3024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/poesia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="poesia" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>«La poesia racconta la complessità dell’umano, di quelli che sono i conflitti e i drammi dell’essere uomini. E questo è il motivo per cui ancora oggi da millenni si continua a fare poesia». Ed è questa anche la ragione che giustifica l’esistenza di una giornata mondiale che la ricorda e celebra.</mark> Non solo quella studiata sui manuali, che risuona nell’eco delle voci dei grandi autori del passato, ma quella presente e viva che oggi alimenta e vivifica il panorama letterario italiano. «Nella nostra prima e storica collana, <strong>Interno Libri</strong>, dal 2016 accogliamo e pubblichiamo poeti italiani contemporanei: alcuni hanno un curriculum consolidato, altri pubblicano con noi per la prima volta – <strong>Andrea Cati</strong>, fondatore di <strong>Interno Poesia</strong>, racconta il lavoro di scoperta che muove la sua casa editrice –. L’anno scorso abbiamo pubblicato <em>Defrost</em> di <strong>Diletta D’angelo</strong>, un’opera che era stata selezionata tra diversi manoscritti attraverso il Premio Ritratti di Poesia di Roma. Ma oltre a lei ci sono molti altri giovani: penso a <strong>Giulia Martini</strong>, <strong>Demetrio Marra</strong>, <strong>Dimitri Milleri</strong>. Come diceva <strong>Piero Gobetti</strong> all’inizio del Novecento, noi lavoriamo per scoprire autori alla prima opera. E in Italia questi autori non sono pochi».</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra i riferimenti che ne hanno guidato la formazione e le letture, ricorda anche <strong>Vanni Scheiwiller</strong> che, con la casa editrice <strong>All’Insegna del Pesce d’Oro</strong>, ha fatto la storia della piccola editoria pubblicando grandi autori. «In una delle sue lettere rispose ad una signora scrivendo: <mark class='mark mark-yellow'>“ogni giorno ringrazio Iddio per non essere un editore né obiettivo, né impegnato, né giusto: pubblico solo i libri che mi piace leggere e pubblicare”. Questo è ciò che cerco di fare nel mio lavoro».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Andrea Cati, fondatore della casa editrice &#8220;Interno Poesia&#8221;: «Immagino la casa editrice come una sorta di ideogramma cinese, per cui ogni autore va a colmare una casella con il proprio stile, tematica e sfumature: vogliamo essere editori plurali e far convivere una piccola società letteraria, che ospiti voci anche molti distanti tra loro».</span></p>
<p style="font-weight: 400;">«Immagino la casa editrice come una sorta di ideogramma cinese, per cui ogni autore va a colmare una casella con il proprio stile, tematica e sfumature. <mark class='mark mark-yellow'>Non siamo uno spazio “militante” e circoscritto a determinate aree, ma editori plurali: vogliamo far convivere una piccola società letteraria che ospiti voci anche molto distanti tra loro».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Per il poeta <strong>Valerio Magrelli</strong> la definizione più autentica di questo genere letterario risiede proprio nella sua «biodiversità. <mark class='mark mark-yellow'>Nella poesia c’è dentro tutto: il lamento, lo strazio, il divertimento, il non-sense, le capriole. La poesia rispecchia l’uomo e tutto quello che è uomo si ritrova nei versi».</mark> L’arco della sua attività poetica, che si protrae dall’esordio del 1980 sino ad oggi, permette di ripercorrere l’evoluzione e i cambiamenti dello scenario letterario: al maggior numero di collane di poesia presenti all’epoca si contrappone adesso una diffusione più ampia e a livello nazionale. Il dibattito è fecondo anche grazie all’opera dei social media, che diventano megafono per gli interventi di studiosi e critici. «Non rimpiango i tempi passati, però oggi è venuto meno lo spirito di famiglia culturale: <mark class='mark mark-yellow'>non c’è più società letteraria, c’è un mercato letterario che riguarda la narrativa, ormai ridotta alle serie tv – spiega Magrelli –. In questo senso la poesia è al riparo, perché “fa di necessità virtù”: siccome non interessa a nessuno finge di essere casta».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Un segnale di speranza è quello che muove dalle numerose manifestazioni librarie che riscuotono un significativo successo di pubblico: Magrelli ricorda la tre giorni nazionale di Roma del giugno ’75 come il momento che ha innescato la rinascita della poesia. Da lì, «un rivolo: ogni incontro è vivo, pieno di curiosità, partecipe e questa è forse la vera e grande conquista».</p>
<p style="font-weight: 400;">«L’importante è che chi intende scrivere sappia anche leggere molto bene: chi ama la poesia deve innanzitutto amare quella che è già stata scritta e quindi dedicarsi alla lettura degli autori. Chi non lo fa evidentemente ama più se stesso della parola e questo non aiuta ad essere un poeta – <strong>Maurizio Cucchi</strong>, scuola milanese, appartiene alla generazione dei poeti nati all’indomani della guerra –. <mark class='mark mark-yellow'>Il problema maggiore oggi secondo me è l’abbassamento della nostra magnifica lingua, che non è più creata dai parlanti, ma riprodotta passivamente attraverso gli stereotipi cattivi di un certo tipo di linguaggio della comunicazione.</mark> Quando ero giovane, il mio maestro <strong>Giovanni Raboni</strong>, esortava ad introdurre il parlato: i letterati dovrebbero impegnarsi nel compiere un’operazione sociale indispensabile a servizio della nostra lingua».</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Lettore e autore di poesia costituiscono un binomio identitario inscindibile: non è possibile essere l’uno senza essere inevitabilmente anche l’altro.</mark> I poeti sono al tempo stesso i primi lettori di poesia, cui si affiancano gli appassionati di letteratura: un pubblico che rimane comunque «inferiore rispetto a quello che potrebbe», sostiene Cucchi. Andrea Cati delinea un identikit del lettore dettagliato, che restituisce <mark class='mark mark-yellow'>un prototipo ben definito: non un lettore, ma una lettrice, mediamente tra i 25 e i 35 anni, residente in una città del Nord e iscritta all’università.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>«Vorrei che la società si rendesse conto del valore della poesia: ciascuno dovrebbe essere indotto a seguire questa magnifica avventura della lingua», sostiene il poeta Valerio Magrelli.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">«Vorrei che la società si rendesse conto del valore della poesia: ciascuno dovrebbe essere indotto a seguire questa magnifica avventura della lingua – continua Magrelli –. I temi che tratta, infatti, ci coinvolgono tutti all’interno del sociale e del mondo. E, in questo, tutto cambia e nulla cambia: siamo tutti dei prodotti storici, modellati dal contesto in cui ci troviamo». Cambiano i tempi e così l’ispirazione e così la poesia: <mark class='mark mark-yellow'>«La poesia fa quello che vuole. Può parlare di ragazzetti che fanno i tuffi al fiume, come <strong>Sandro Penna</strong>; può parlare di etica civile, come <strong>Neruda</strong>; può parlare di una ferramenta</mark> – concorda Magrelli –. In questo sono contro le avanguardie che pubblicano manifesti e sollevano le tavole della legge: ti insegnano cosa devi fare e, per me, quella è la morte della poesia».</p>
<p style="font-weight: 400;">Una giornata mondiale dedicata ai versi, guida lo sguardo verso le zone marginali del panorama letterario laddove la poesia, Cenerentola delle arti e dell’editoria, è da sempre confinata e invita a superare le frontiere nazionali. <mark class='mark mark-yellow'><em>Interno Poesia</em> dedica il 30% delle sue pubblicazioni alla produzione straniera, classica e contemporanea, che merita uno spazio e favorisce la mescolanza di lingue e culture.</mark> «Se negli Stati Uniti chiedete a qualcuno cos’è la poesia straniera lui ti risponderà “cosa significa straniero?”. Nel mercato americano circa il 98% della produzione letteraria è autoctona: è orrendo questo specchiarsi in se stessi e non uscire mai da sè».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Liberare la metrica per liberare la società: l&#8217;apertura poetica nel mondo arabo</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Un tentativo verso l’apertura è quello compiuto da <strong>Silvia Moresi</strong>, docente di Cultura e letteratura araba all’Istituto di Alti Studi SSML Carlo Bo di Bari, che attraverso la rivista <em>Arabpop</em> cerca di promuovere la conoscenza del mondo arabo, diffondendo le testimonianze dei suoi poeti, vecchi e contemporanei. «A differenza dell’Italia, in cui la poesia si accompagna ad una lettura quasi elitaria, nell’universo arabo costituisce invece un’espressione popolare e trasversale sia ai ceti che alle fasce di età». <mark class='mark mark-yellow'>In questi Paesi la poesia è l’espressione di un desiderio di liberazione, che si manifesta anche a livello strutturale: dalla gabbia delle rigide regole della <em>qasida</em>, a metà del secolo scorso, la poesia si è liberata e aperta ad un processo di sperimentazione.</mark> I versi si sono mescolati alla musica e alle immagini, dando vita ai <em>videoclip poem</em>. L’arabo classico, da sempre lingua della letteratura, oggi si miscela all’<em>ʿammya </em>dei diversi Paesi: «questo accade per esempio in un bel progetto della poetessa libanese <strong>Zeina Hashem Beck</strong>, che ha creato i “duetti”, componimenti formati da due poesie, una in arabo e l’altra in inglese, i cui versi si alternano e che esistono indipendentemente ma anche in relazione tra loro. Chi comprende entrambe le lingue può ascoltare così anche un terzo esito, che nasce dall’intreccio dei due idiomi». <mark class='mark mark-yellow'>«La vera poesia sfocia da una pulsione improvvisa, da un dolore, da una passione, e può diventare motore di cambiamento, prima personale e poi sociale».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Arte e politica: mondi opposti e complementari nell&#8217;opera di Wole Soyinka</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La concezione di una poesia intersecata nella realtà politica e sociale appartiene anche a <strong>Wole Soyinka</strong>, nigeriano yoruba, una delle voci più potenti dell’Africa e primo premio Nobel africano per la letteratura nel 1986. A curarne l’opera in Italia è stata <strong>Alessandra Di Maio</strong>, a cui in dialogo l’autore ha confidato la sua tendenza ad «intervenire attivamente, in ambito letterario e politico, con la stessa misura di indignazione e di impegno, a favore di tutte le vittime delle atrocità che colpiscono i nostri simili, non importa dove avvengano». <mark class='mark mark-yellow'>«Arte e politica sono complementari, si contraddicono, si ostacolano, si esasperano a vicenda, si fanno i dispetti e si serbano rancore. Si soffocano, si sabotano, ognuna delle due complicando le rivendicazioni e il senso di immediatezza dell’altra, entrambe contendendosi il primato, con la presunzione di essere la più urgente. Trasformano tutto il mio essere in una zona di guerra».<mark class='mark mark-yellow'></mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Per Magrelli, «insieme all’anno della poesia bisognerebbe ricordare anche quello della traduzione, perché non esiste una poesia italiana che non abbia conosciuto <strong>Goethe</strong>, o Mandel&#8217;štam, o Celan, o Shakespeare, o Donne. Quindi <mark class='mark mark-yellow'></mark>poesia vuol dire anche conoscenza dell’altro e l’unico ponte è la traduzione, costruito dal traduttore-pontefice».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">
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