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	<title>magzine &#187; Vaticano</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>TRA ALTARE E PALAZZO: LE INGERENZE POLITICHE IN CONCLAVE</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2025 04:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È sprovvisto di corona e trono. Ma qualche Capo di Stato e di governo ambirebbe a seguire le orme dei più lontani predecessori: suggerire, indirizzare, imporre al conclave un papa ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1364" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/05/GqRaqRfbAAEwXtV.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="La Cappella Sistina preparata in vista del conclave. Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Vatican Media" /></p><p>È sprovvisto di corona e trono. Ma qualche Capo di Stato e di governo ambirebbe a seguire le orme dei più lontani predecessori: suggerire, indirizzare, imporre al conclave un papa conciliante con le sue posizioni. <strong>Donald Trump</strong> vorrebbe come romano pontefice il cardinale <a href="https://time.com/7281477/trump-pope-francis-conclave-cardinal-dolan-american-catholic-church-politics/">Timothy Michael Dolan</a>, l’arcivescovo metropolita di New York; <strong>Emmanuel Macron</strong> avrebbe stroncato la candidatura al soglio di Pietro del porporato <a href="https://www.spectator.co.uk/article/the-african-cardinal-who-terrifies-macron/">Robert Sarah</a>, il prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; a <strong>Giorgia Meloni</strong> non dispiacerebbe vedere la mitria papale sul capo del cardinale <a href="https://www.lastampa.it/politica/2025/04/29/news/la_rete_di_mantovano_perche_meloni_spera_in_un_papa_conservatore-15123657/">Giuseppe Betori</a>, l’arcivescovo metropolita emerito di Firenze.</p>
<p>Come fino a poco più di un secolo fa, il potere temporale vorrebbe interferire nelle questioni spirituali, quando il confine tra il sacro e il politico fu sottile, un filo teso tra altare e trono. «Le pressioni politiche sulle elezioni papali esistono ancora oggi nella misura in cui un soggetto politico ritiene che un papa “amico” o “vicino” possa tornargli utile nella propria competizione politica. Ciò vale anche quando l’orizzonte politico è più ristretto di quello, universale, del papato: per esempio, quello di una “potenza” internazionale medio-piccola, o persino di un partito di un singolo Paese», osserva <strong>Guido Mocellin</strong>, già direttore de <em>Il Regno</em> e curatore della rubrica <a href="https://www.avvenire.it/Archivio/rubriche/wikichiesa/2025/01">“Wikichiesa”</a> su <em>Avvenire</em>.</p>
<p><strong>Lo ius exclusivae</strong></p>
<p>Tra il Cinquecento e l’alba del Novecento, le <strong>corone cattoliche d’Europa</strong> provarono – e spesso riuscirono – a piegare la <strong>Santa Romana Chiesa </strong>ai propri interessi. Alcuni <a href="https://www.magzine.it/lunica-strada-per-il-soglio-di-pietro-il-conclave/"><strong>conclavi</strong></a> furono campi di battaglia della diplomazia, il <strong>papa</strong> un nodo cruciale nell’equilibrio tra potenze, lo <strong>Stato Pontificio </strong>un alleato imprescindibile. Nelle elezioni del Santo Padre, soprattutto <strong>i re di Francia</strong> e <strong>di Spagna</strong> misero in atto pressioni e manovre, non sempre occulte. Si servirono dello <a href="https://www.corriere.it/esteri/25_aprile_24/conclave-ius-exclusivae-fake-news-94107874-846a-42c4-9e32-412261b45xlk.shtml"><strong><em>ius exclusivae</em></strong></a>, il “diritto di esclusiva”, ossia di osteggiare, estromettere, silurare le candidature sgradite. A dispetto della legge, che non lo prevedeva, i <em>desiderata </em>dei sovrani passarono per il “cardinale della corona”, il loro uomo di fiducia e portavoce in conclave.</p>
<p>In età moderna, una delle prime forme di interferenza si registrò nel conclave del <strong>1521</strong>. Alla morte di <strong>Leone X</strong>, <strong>Francesco I di Francia</strong> minacciò lo scisma se fosse stato eletto un altro nobile Medici. Ma il conclave, al tredicesimo scrutinio, elesse <strong>Adriano VI</strong>, considerato il prediletto dell’imperatore <strong>Carlo V d’Asburgo</strong> più che al re di Francia. Fu l’ultimo papa non italiano fino all’ascesa al soglio di Pietro di <strong>Giovanni Paolo II</strong> (1978) e l’ultimo eletto assente in conclave. <a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves">Nel </a><a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves"><strong>1590</strong></a>, invece, il porporato Cristoforo Madruzzo, “cardinale della corona” di <strong>Filippo II di Spagna</strong>, escluse i suoi confratelli creati da <strong>Sisto V</strong> e quelli veneziani, ritenuti filofrancesi. Quindi, furono scartati in tanti e fu indicato un elenco di sette nomi graditi. Dopo quasi due mesi di votazioni, fu scelto uno di loro: Niccolò Sfondrati, che assunse il nome pontificale di <strong>Gregorio XIV</strong>. Gli successe un altro dei prescelti del re di Spagna: Giovan Antonio Facchinetti, <strong>Innocenzo IX</strong>.</p>
<p><b>I veti incrociati</b></p>
<p>Le ingerenze esterne si moltiplicarono. <a href="https://www.theguardian.com/world/2025/may/01/fist-fights-ghostly-pranks-and-schism-a-brief-history-of-conclaves-past">Nel </a><a href="https://www.theguardian.com/world/2025/may/01/fist-fights-ghostly-pranks-and-schism-a-brief-history-of-conclaves-past"><strong>1605</strong></a>, <strong>Enrico IV di Francia</strong> avrebbe sborsato circa 300mila scudi per incoronare Alessandro Ottaviano de’ Medici, <strong>Leone XI</strong> (il suo pontificato durò 27 giorni). <a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves">Nel </a><a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves"><strong>1644</strong></a>, <strong>Filippo IV di Spagna </strong>sbarrò la strada a Giulio Cesare Sacchetti e Francesco Barberini, vicini ai Borbone, a favore di Giovanni Battista Pamphili, <strong>Innocenzo X</strong>. Il duello tra Madrid e Parigi proseguì <a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves">nel </a><a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves"><strong>1655</strong></a>: Sacchetti fu ancora osteggiato dalla Spagna, mentre Fabio Chigi era inviso alla Francia. Ma il primo mediò e convinse <strong>Luigi XIV</strong> a cedere, facilitando l’ascesa alla sedia gestatoria di Chigi, che divenne <strong>papa</strong> <strong>Alessandro VII </strong>dopo ottanta giorni di votazioni. Nel <strong>1769</strong>, <strong>Giuseppe II d’Asburgo</strong>, insieme al fratello Pietro Leopoldo di Toscana, giunse a Roma nei giorni del conclave per condizionare i cardinali-elettori allo scopo di convogliare i voti su un romano pontefice ostile ai gesuiti. E ci riuscì: Giovanni Vincenzo Ganganelli fu votato da tutti i porporati (46) e optò per il nome pontificale <strong>Clemente XIV</strong>.</p>
<p><strong>La fine dei giochi</strong></p>
<p>Nel <strong>1903</strong>, invece, il conclave si aprì in seguito alla morte di <strong>Leone XIII</strong>. Il favorito all’ingresso in Cappella Sistina fu il cardinale, nonché segretario di Stato, Mariano Rampolla del Tindaro. Fu appoggiato dalla Francia, mentre <strong>Francesco Giuseppe I d’Austria</strong> sarebbe stato persuaso a opporsi dal “cardinale della corona” Jan Maurycy Paweł Puzyna. Secondo alcuni storici, quest’ultimo sarebbe stato lo stratega, forse manipolato da ambienti curiali ostili a Rampolla, che fu primo scrutatore e lesse il suo nome più volte. <a href="https://www.corriere.it/esteri/25_aprile_24/conclave-ius-exclusivae-fake-news-94107874-846a-42c4-9e32-412261b45xlk.shtml">Colpì nel segno</a>: al terzo scrutinio, Puzyna prese la parola per annunciare il veto d’esclusione contro Rampolla e, giunti al settimo scrutinio, divenne papa il patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, <strong>Pio X</strong>.</p>
<p>Ma fu l’ultimo veto della storia. Nessuno mise in discussione la legittimità dello <em>ius exclusivae</em> fino all’elezione di Pio X. Con la costituzione apostolica <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xi/la/apost_letters/documents/hf_p-xi_apl_19281015_commissum-nobis.html"><em>Commissum Nobis</em></a> (20 gennaio 1904) e con <a href="https://www.vatican.va/content/pius-xii/la/apost_constitutions/documents/hf_p-xii_apc_19451208_vacantis-apostolicae-sedis.html"><em>Vacante Apostolica Sede</em></a> (25 dicembre 1904), il Santo Padre vietò ogni interferenza da parte dei governi, delle autorità e degli ambasciatori. Chiunque avesse accettato l’ingerenza esterna in conclave sarebbe stato scomunicato. Il divieto fu riaffermato più volte: da <strong>Pio XII</strong>, <strong>Giovanni XXIII</strong>, <strong>Paolo VI</strong> e <strong>Giovanni Paolo II</strong>, che nella <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_22021996_universi-dominici-gregis.html"><em>Universi Dominici Gregis</em></a> (22 febbraio 1996) condannò anche ogni tentativo indiretto di influenzare l’elezione del successore di Pietro. La Chiesa cattolica ribadì l’autonomia del suo rito elettorale: il primato spetta allo Spirito Santo.</p>
<p><strong>L’attualità</strong></p>
<p>Il prossimo conclave si apre <a href="https://www.magzine.it/lunica-strada-per-il-soglio-di-pietro-il-conclave/"><strong>mercoledì 7 maggio</strong></a>. Alle 16.30 scatteranno le operazioni per la prima votazione, quando le porte della Cappella Sistina si chiuderanno con l’<em>extra omnes</em>. Dalla morte di papa Francesco, che ha reso «vacante» la sede della Chiesa cattolica, si è sollevata un’ondata di retroscena e ipotesi. Oltre agli incontri ufficiali delle Congregazioni generali, si susseguono quelli <a href="https://www.lefigaro.fr/actualite-france/distribution-de-livres-conferences-de-presse-a-rome-les-luttes-d-influence-s-intensifient-a-l-approche-du-conclave-20250503">informali tra i cardinali</a> e le presunte <a href="https://www.ilmessaggero.it/vaticano/conclave_scontro_cardinali_faide_veleni_vaticano_risiko_candidature_chi_sara_papa-8799562.html">faide</a>; le liste dei <em>papabili</em>, con gli annessi <a href="https://www.ilmessaggero.it/vaticano/conclave_nuovo_papa_favoriti_identikit_sondaggi_chi_sara_successore_ultime_notizie-8817134.html">identikit</a> e <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/spunta-dossier-burke-i-silenzi-sugli-abusi-e-trans-capo-2474709.html">dossier</a>, si allungano, accorciano e moltiplicano. Intanto, circolano le voci sulle pressioni esterne da parte dei leader politici internazionali per condizionare l’elezione del 267° successore di Pietro. Il cui profilo potrebbe non coincidere con quello tracciato dal <strong><a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/comunicazioni/2025/05/05/comunicazione-ai-giornalisti.html#:~:text=Si%20%C3%A8%20parlato%20anche%20del,alla%20vita%20concreta%20delle%20persone.">Collegio cardinalizio</a></strong>: «Presente, vicina, capace di fare da ponte e guida, di favorire l’accesso alla comunione a un’umanità disorientata e segnata dalla crisi dell’ordine mondiale. Un pastore vicino alla vita concreta delle persone».</p>
<p>La politica, dunque, non conoscerebbe confini sacri perché il conclave è una partita dalla quale non si può stare fuori. E se la contenderebbero <a href="https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/42509868/conclave-trump-macron-ricerca-nuovo-wojtyla/">due «universi»</a> distanti dalla <strong>Citta Stato del Vaticano</strong>, cappeggiati da altrettanti capi di Stato che non daranno le spalle alla Sistina: Trump guiderebbe quello «conservatore» contro quello «progressista» condotto da Macron. «Qualsiasi accadimento pubblico o meno pubblico può essere considerato da un soggetto politico come un terreno da occupare a proprio vantaggio. I media sono probabilmente il tramite più a portata di mano per tentare una tale occupazione», osserva Mocellin. «Possono provare a influenzare le dinamiche pre-conclave sulla base di ragioni sia esterne alla Chiesa, come le pressioni politiche, sia interne, se si tratta di media o ambienti legati alla Chiesa e portatori in essa di una propria visione e/o di un proprio interesse. Ma non è detto se e in quale misura ci riescano».</p>
<p>Tutto dipenderà da chi entrerà nella Cappella Sistina, dalla «statura morale dei cardinali, la loro capacità di individuare un possibile papa nella libertà della loro coscienza», prosegue Mocellin. Il conclave ha assunto i contorni di un’arena diplomatica. Il romano pontefice, per molti, è una pedina cruciale negli equilibri globali. «Agiscono in proposito due tensioni opposte. Le potenze, grandi e piccole, mirano a strumentalizzare il papa a sostegno dei propri interessi; per il resto, ne farebbero volentieri a meno. I papi si mostrano all’altezza del loro possibile ruolo nel consesso internazionale quando esercitano un’influenza morale sulle decisioni politiche a partire dal Vangelo che la Chiesa è chiamata ad annunciare e a testimoniare, e non da altro», chiosa Mocellin.</p>
<p>Alla fumata bianca dal comignolo della Sistina e al suono delle campane a festa che annunceranno il nuovo successore di Pietro, si peseranno, dunque, i suggerimenti e gli indirizzi esterni, per quel che valgono.</p>
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		<title>L’UNICA STRADA PER IL SOGLIO DI PIETRO: IL CONCLAVE</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 14:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1250" height="833" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/pg-32-black-smoke-pope-gett.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="L’ingresso dei cardinali nella Cappella Sistina per il conclave del 2013. Fonte: Getty Images" /></p><p><em>Articolo in aggiornamento. Ultimo aggiornamento: 7 maggio, ore 10.</em></p>
<p>È fissato dall’imprevisto. Questa volta, è stata <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-04/papa-francesco-annuncio-casa-santa-marta-21-aprile-2025.html">la morte di <strong>papa Francesco</strong></a>. La sua durata è un rebus. In ogni continente mozza il fiato, innesca opinioni, retropensieri e ipotesi, alza lo sguardo di tutti verso un comignolo. È il <strong>conclave</strong>. Da nove secoli, riunisce una selezione di <strong>cardinali</strong> che elegge il<b> </b>vescovo di Roma una volta che <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/sede-vacante/sede-vacante-2025.html">la sede della Chiesa Cattolica è “vacante”</a> ed è presieduta dal <strong>decano del Collegio cardinalizio</strong>. Lo è dalle 7.35 di <strong>lunedì 21 aprile</strong>, l’ora del decesso del 266° successore di Pietro. Da due secoli, il conclave si svolge nello <strong>Stato della Città del Vaticano</strong>. Prima che l’ospitasse la <strong>Cappella Sistina</strong>, è stato itinerante: si tenne a Viterbo, Venezia, Avignone, Roma (Palazzo del Quirinale).</p>
<p>È tutt’altro che un appuntamento formale. Non solo perché inizia qualche settimana dopo la morte o le dimissioni del Romano Pontefice e ne sceglie il nuovo. Ma perché intreccia <strong>religione</strong> e <strong>politica</strong>, <strong>fede</strong> e <strong>potere</strong>, e frammenta in fazioni lo spicchio più piccolo del globo. Mentre il Vicario di Cristo è regnante, il termine <em>conclave</em>, a fasi alterne, assume le sembianze di promemoria, avvertimento o minaccia. È anche diventato un argomento da best seller e premio Oscar, e ha ispirato il proverbio «chi entra papa in conclave, ne esce cardinale».</p>
<p><strong>Il programma</strong></p>
<p>La <strong><a href="https://collegeofcardinalsreport.com/conclaves/electing-a-pope/">Congregazione generale</a> </strong>ha fissato il giorno d’inizio del conclave: <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-04/conclave-inizio-7-maggio-elezione-nuovo-papa.html">è il 7 maggio</a>. Alla prima, che si è tenuta il 28 aprile, hanno partecipato 180 dei 252 cardinali: quelli con diritto di voto per eleggere il Vicario di Cristo, che hanno meno di 80 anni; quelli che, ultraottantenni, non possono partecipare. All’assemblea del giorno dopo, invece, è stato stilato il calendario del conclave: alle 16.30 di mercoledì 7 maggio i porporati-elettori, con indosso la veste talare porpora, il rocchetto bianco, la mozzetta e la berretta porpora, partiranno dalla Cappella Paolina, entreranno in processione e si accomoderanno nelle due ali della Sistina, durante il canto <em>Veni Creator Spiritus</em>. Poi, ci sarà il primo voto che, però, sarà preceduto alle 10 dalla <a href="https://www.ilpost.it/2013/03/12/conclave/">Santa Messa pro eligendo Romano Pontifice</a> nella basilica di San Pietro, presieduta dal decano del Collegio cardinalizio, il <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/documentation/cardinali_biografie/cardinali_bio_re_gb.html">Cardinale Giovanni Battista Re</a>. A seguire ci sarà il giuramento collettivo dei cardinali che reciteranno: «Promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo, tutti e singoli, di osservare esattamente e fedelmente tutte le norme […] e di mantenere scrupolosamente il segreto su tutto ciò che sarà trattato o deciso nelle congregazioni dei cardinali, sia prima che durante il conclave».</p>
<p><strong>Le regole</strong></p>
<p>Il conclave ha norme e riti stringenti e millenari. Dal 1996 è disciplinato dalla <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_22021996_universi-dominici-gregis.html">costituzione apostolica <em>Universi Dominici Gregis</em></a>. Nei secoli le modifiche hanno riguardato, soprattutto, la sede, i requisiti per parteciparvi e il numero di porporati-elettori. <a href="https://collegeofcardinalsreport.com/conclaves/electing-a-pope/">Gli ultimi ritocchi</a> li ha fatti<strong> Benedetto XVI</strong>. Nel 2007 ha firmato <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/la/motu_proprio/documents/hf_ben-xvi_motu-proprio_20070611_de-electione.html">la lettera apostolica <em>De aliquibus mutationibus in normis de electione Romani Pontificis</em></a>, che ha ripristinato la maggioranza dei due terzi dei voti per eleggere il papa in ogni votazione. Così, ha abolito la quota della maggioranza più uno dopo il 33esimo scrutinio. Sei anni dopo, con <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/motu_proprio/documents/hf_ben-xvi_motu-proprio_20130222_normas-nonnullas.html">la lettera apostolica <em>Normas Nonnullas</em></a>, ha introdotto la scomunica automatica per chiunque vìola il giuramento di segretezza sul conclave; ha consentito il suo avvio prima dei quindici giorni tradizionali <em>post mortem</em> o post-dimissioni del vescovo di Roma, quando il trono di Pietro è “vacante” e le redini passano al <strong>Collegio cardinalizio</strong> (riunisce i cardinali); ha stabilito che, dopo 13 giorni di voto o 33 scrutini, si terrà il ballottaggio tra i due cardinali più votati che, però, non potranno votare.</p>
<p>Confluiti nella Città dello Stato del Vaticano da ogni angolo del mondo, i cardinali sono ospitati nella <a href="https://www.ilpost.it/2025/03/28/santa-marta-dove-vive-papa-francesco-malattia-convalescenza-conclave/">Residenza di Santa Marta</a> e isolati. Perché, durante il conclave, vigerà il <a href="https://www.npr.org/sections/thetwo-way/2013/03/11/173991833/a-rough-guide-to-the-papal-conclave">blackout delle comunicazioni con l’esterno</a>: non hanno a disposizione né giornali, né radio, né telefoni, né computer; le finestre delle loro camere sono sigillate. Dalle 15 del 7 maggio, «tutti gli impianti di trasmissione del segnale di telecomunicazione per cellulare radiomobile, presenti nel territorio dello Stato della Città del Vaticano, esclusa l’area di Castel Gandolfo, saranno disattivati. Il ripristino del segnale sarà effettuato successivamente all’annuncio dell’avvenuta elezione del Sommo Pontefice», ha comunicato <a href="https://www.agensir.it/quotidiano/2025/5/5/sede-vacante-governatorato-dalle-15-del-7-maggio-disattivati-i-segnali-dei-cellulari-in-vaticano-fino-ad-avvenuta-elezione/">l’Ufficio di presidenza del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano</a>. Le possibilità di interferenze e fughe di notizie sono ridotte al minimo. I porporati-elettori non sono mai stati più di 115: così sia nel 2005, sia nel 2013. Il tetto massimo è 120, come ha deciso <strong>Paolo VI</strong>.</p>
<p>Il pomeriggio della prima votazione, dopo la Santa Messa pro eligendo Romano Pontifice e il giuramento collettivo dei cardinali,  il <strong>maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie</strong>, il <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-04/papa-francesco-nomina-arcivescovo-diego-ravelli.html">monsignor Diego Giovanni Ravelli</a>, pronuncerà «extra omnes» («fuori tutti») e nella Sistina resteranno solo i porporati-elettori. Di fronte dal cardinale e segretario di Stato, <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/documentation/cardinali_biografie/cardinali_bio_parolin_p.html"><strong>Pietro Parolin</strong></a>, che presiederà il conclave perché il decano del Collegio cardinalizio è ultraottantenne, ogni eminenza giurerà sulla costituzione apostolica e sui quattro Vangeli. Poi, riceverà tre schede con la dicitura “Eligo in Summum Ponteficem”, da piegare in due, portare all’altare e inserire nell’urna, dopo un altro giuramento. Non dovrebbero votare per sé stessi. Durante lo scrutinio i porporati potranno tenere conto dei voti su un foglio. Le votazioni quotidiane previste saranno quattro: due la mattina; altrettante il pomeriggio. Si interromperanno per un giorno di «preghiera, riflessione e dialogo» se i candidati saliranno e scenderanno nel consenso «come piselli in un pentolone d’acqua bollente» <a href="https://collegeofcardinalsreport.com/conclaves/electing-a-pope/">(parola di <strong>papa Giovanni XXIII</strong>)</a>, senza toccare quota due terzi dei voti per tre giorni di fila.</p>
<p>Dopo ogni scrutinio, a prescindere dal suo esito, si svolgerà una delle fasi più simboliche del conclave. Per il conteggio dei voti le schede saranno bucate con un ago sulla parola “eligo”, legate insieme con un filo e posate su un calice vuoto, e saranno bruciate: se il quorum dei due terzi non sarà raggiunto, produrranno – miscelando perclorato di potassio, antracene e zolfo – la <strong>fumata nera</strong> che farà rumoreggiare piazza San Pietro; se il papa sarà eletto e accetterà la nomina <a href="https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/elezione-bianca#:~:text=Rispetto%20al%20Conclave%20del%202005.&amp;text=Una%20volta%20raggiunto%20il%20quorum,canonica%20a%20Sommo%20Pontefice%3F%E2%80%9D.">rispondendo alle domande</a> del decano del Collegio cardinalizio («Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?», «Con quale nome vuoi essere chiamato?»), generando la <strong>fumata bianca</strong> – mischiando clorato di potassio, lattosio e colofonia. La fumata bianca svetterà dal comignolo della Sistina <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/dossier/conclave/2025/05/02/video/conclave_montato_il_comignolo_sul_tetto_della_cappella_sistina-424161229/">–montato il 2 maggio –</a> sul cielo <em>vaticano</em> e farà gioire i credenti.</p>
<div id="attachment_79061" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/AP475031700041.jpg"><img class="wp-image-79061 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/AP475031700041.jpg" alt="Un fumo bianco esce dal camino sul tetto della Cappella Sistina, in Piazza San Pietro, in Vaticano, mercoledì 13 marzo 2013. (Foto AP/Gregorio Borgia)" width="610" height="255" /></a><p class="wp-caption-text">Un fumo bianco esce dal camino sul tetto della Cappella Sistina, in Piazza San Pietro, in Vaticano, mercoledì 13 marzo 2013. (Foto AP/Gregorio Borgia)</p></div>
<p>Poi, si entrerà nelle ultime battute del conclave. Intanto che la fumata bianca si alzerà, il nuovo Romano Pontefice si sposterà dalla Sistina alla <strong>“Stanza delle lacrime”</strong>, dove troverà l’abito papale di tre taglie differenti, e rientrerà nella Sistina per ricevere l’ossequio e l’obbedienza dei cardinali. Si scioglierà così il conclave, sancito dall’inizio <em>Te Deum</em>, e il Santo Padre si affaccerà dalla Loggia delle Benedizioni del Palazzo Apostolico per mostrarsi ai fedeli e impartire la sua prima benedizione apostolica <em>Urbi et Orbi.</em></p>
<p><strong>I più celebri</strong></p>
<p><a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves">Il primo conclave</a> risale al 1268, dopo la morte di <strong>papa Clemente IV</strong>. Si svolse a Viterbo ed elesse – dopo 1006 giorni – <strong>Gregorio X</strong>. È il più lungo di sempre. In quell’occasione assunse il nome <em>conclave</em> perché, per decidere in tempi rapidi, il sindaco della città chiuse (<em>cum</em>) a chiave (<em>clave</em>) i cardinali nel Palazzo Papale. La lentezza nella scelta del Romano Pontefice esasperò i fedeli che scoperchiarono il tetto dell’edificio. E, per il freddo, morirono tre porporati-elettori. I quasi tre anni di “sede vacante” convinsero Gregorio X a varare la costituzione apostolica <em>Ubi Periculum</em>.</p>
<p><strong>Roberto Rusconi</strong>, storico del cristianesimo e delle chiese, ricorda un altro conclave memorabile a <em>Magzine</em>: «Quello “dell’esilio” che, dal dicembre 1799 al marzo 1800, si tenne a Venezia, sull’Isola di San Giorgio. Perché la situazione militare a Roma non garantiva la sicurezza necessaria. Fu eletto <strong>Pio VII</strong>, successore di <strong>Pio VI</strong>, che morì in esilio in Francia». <a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves">Ma ce ne sono anche altri nell’elenco degli <em>storici</em></a>. Per esempio, quello del 1378: si aprì dopo la dipartita di <strong>Gregorio XI</strong>, l’ultimo a guidare la Chiesa cattolica da Avignone. L’anno, addirittura, i conclavi furono due: in aprile, a Roma, i porporati scelsero <strong>Urbano VI</strong>, condizionati dai fedeli che avrebbero gridato «Vogliamo un papa romano, o almeno italiano, altrimenti morirete!». Ma cinque mesi dopo, a Fondi, gli stessi cardinali ne elessero un altro: <strong>Clemente VII</strong>,<strong> </strong>in disaccordo con la gestione del Santo Padre in carica. Iniziò così lo Scisma d’Occidente.</p>
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<p>Bastarono dieci ore nel 1503 per scegliere il nuovo Vicario di Cristo: nel conclave più rapido in assoluto, i porporati diedero il via al ministero di <strong>Giulio II</strong>. Quello del 1603 fu violento perché gli schieramenti si azzuffarono, prima di concordare su <strong>Paolo V</strong>. <a href="https://www.ilpost.it/2018/08/26/elezione-papa-luciani/">L’anomalia del primo dei due conclavi del 1978, invece, riguardò la sua conclusione</a>. Malgrado i cardinali avessero <em>portato</em> sul soglio pontificio <strong>Giovanni Paolo I </strong>(l’ultimo papa italiano), dal comignolo della Sistina la fumata apparì prima grigia e poi nera. Ma pochi minuti dopo, il «Nuntio vobis gaudium magnum: habemus papam» fugò ogni dubbio sull’esito del conclave.</p>
<p><strong>L’ultimo e il prossimo</strong></p>
<p>L’ultima volta che il mondo ebbe davanti agli occhi la fumata bianca fu il <strong>13 marzo 2013</strong>. Alle 20.13, certificò l’elezione del 266° papa. Il primo, in età contemporanea, a succedere a un rinunciatario (Benedetto XVI) e l’unico, al momento, a provenire dall’America, a essere gesuita, ad aver scelto Francesco come nome pontificale: <strong>Jorge Mario Bergoglio</strong>. Per far sporgere il Santo Padre dal Palazzo Apostolico, fargli salutare e benedire i fedeli accalcati in piazza San Pietro, servirono due giorni e cinque scrutini. È uno dei conclavi più brevi degli ultimi 150 anni.</p>
<div id="attachment_79580" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/01.jpg"><img class="size-full wp-image-79580" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/01.jpg" alt="Foto: Cristian Gennari" width="1024" height="682" /></a><p class="wp-caption-text">Foto: Cristian Gennari</p></div>
<p>Durante il ministero di Francesco, conclusosi il 21 aprile, il conclave è stato evocato più volte. La possibilità si è paventata, soprattutto, nei periodi nei quali le sue condizioni sono peggiorate. Ma nella maggior parte dei casi ha avuto le fattezze di una speculazione e non di un’opzione ancorata alla realtà dei fatti. La dinamica è stata identica in ogni occasione: i bollettini medici si sono accumulati e, di pari passo, sono state rispolverate le dicerie sugli imminenti preparativi per l’elezione del 267° successore di Pietro. È accaduto non solo nei <a href="https://www.google.com/search?q=papa+francesco+dimissione+corriewre&amp;rlz=1C1YTUH_itIT1086IT1086&amp;oq=papa+francesco+dimissione+corriewre&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyBggAEEUYOTIJCAEQIRgKGKABMgkIAhAhGAoYoAHSAQg1MjgzajFqN6gCCLACAfEFU0AYEJOJBxXxBVNAGBCTiQcV&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">38 giorni di ricovero</a> al policlinico universitario “Agostino Gemelli” di Roma (14 febbraio-23 marzo 2025) del Romano Pontefice, ma anche in altre circostanze. Coincise con la sua ospedalizzazione e le operazioni alle quali si è sottoposto. Per due volte nel 2023, ad <a href="https://www.ilpost.it/2023/04/01/papa-francesco-dimesso-policlinico-ricovero/">aprile</a> (in seguito a una bronchite) e a <a href="https://www.ilpost.it/2023/06/16/papa-francesco-policlinico-gemelli-dimesso-operazione/">giugno</a> (per un’occlusione intestinale); <a href="https://www.ilpost.it/2022/06/06/papa-francesco-dimissioni/">un anno prima</a>, a causa della gonalgia che ha costretto papa Francesco a spostarsi con la sedia rotelle negli ultimi anni; <a href="https://www.ilpost.it/2021/07/14/papa-francesco-dimesso-ospedale/">nel 2021</a>, invece, in virtù dell’intervento al colon. Ma la prima volta che è stato presagito il conclave risale al 2015, dopo la pubblicazione della <a href="https://www.quotidiano.net/cronaca/il-papa-ha-un-tumore-al-cervello-ma-i-medici-dicono-che-e-curabile-a3jx4ig7">notizia</a> del presunto «tumore al cervello» di papa Francesco.</p>
<p>Ora che la sede è “vacante”, il conclave incombe. Nei dieci concistori convocati, Bergoglio ha concesso 163 porpore. Ma in età per eleggere il suo successore i cardinali sono 135, inclusi quelli nominati da Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. Sono 15 in più del numero massimo: 120. Dopo la morte di papa Francesco, inizialmente, il numero dei cardinali-elettori è stato <em>ballerino. </em>In seguito al forfait, <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-05/conclave-ottava-congregazione-generale-salute-parolin.html">per motivi di salute</a>, dei cardinali Antonio Cañizares Llovera (arcivescovo metropolita emerito di Valencia) e John Njue (arcivescovo metropolita emerito di Nairobi); non entrerà in Sistina nemmeno il porporato Giovanni Angelo Becciu. L’Eminenza, dopo aver <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/04/23/il-giallo-del-conclave-parolin-non-vuole-becciu-condannato/7961757/">reclamato</a> il suo dovere di voto sebbene avesse <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/documentation/cardinali_biografie/cardinali_bio_becciu_ga.html">rinunciato</a> «alla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e ai diritti connessi al Cardinalato» per <a href="https://www.ansa.it/vaticano/notizie/2025/04/22/il-cardinale-becciu-non-ce-stata-la-volonta-di-estromettermi-dal-conclave_57224727-15e6-4b4d-b95d-82db1c0a749a.html">ragioni giudiziarie</a>, ha deciso di fare <a href="https://www.iltempo.it/attualita/2025/04/28/news/conclave-angelo-becciu-colpo-di-scena-riununcia-papa-bergoglio-lettere-42424816/">un passo indietro</a>. Lo scenario inedito ha convinto la Congregazione generale, <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-04/congregazione-cardinali-conclave-numero-becciu.html">nella riunione del 30 aprile</a>, a sancire il diritto di voto per i 133 porporati, superando il limite di 120 stabilito da Paolo VI.</p>
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<p><a href="https://apnews.com/article/vatican-cardinals-pope-7b4c2e55b2f0d42436a6ec65182e489a">L’ultima batteria di nomine</a> (21) del dicembre 2024 ha ricalcato il tratto distintivo delle precedenti: l’estensione della diversità geografica del Collegio cardinalizio in nome dell’<a href="https://apnews.com/article/vatican-cardinals-pope-7b4c2e55b2f0d42436a6ec65182e489a">«universalità della Chiesa»</a>. Ora ci si interroga se queste decisioni favoriscano o meno l’elezione di un <em>bergogliano</em>: «In realtà, le prime dislocazioni avvengono sulla base di altri criteri: per esempio, quelle dei cardinali dell’Africa nera o per quelli supportati da gruppi e movimenti religiosi. Al momento, l’unico risultato plausibile sembrerebbe lo sbarramento all’elezione di un candidato totalmente anti-Bergoglio. Ma ci sono anche difficoltà per la scelta di un cardinale ultra-<em>bergogliano</em>. Anche questa previsione, però, potrebbe essere smentita dai fatti», analizza Rusconi.</p>
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<p>Oggi, come in passato, già a ridosso del conclave gli elenchi sui quali si sta riversando l’attenzione e sui quali proliferano le congetture sono quelli dei <strong><em>papabili</em></strong>. Il <strong>toto-papa</strong> squarcia la segretezza nella quale avviene l’elezione. Per Rusconi, «le liste sono spesso frutto di una bulimia giornalistica e servono anche a far vendere libri. La loro rilevanza ai fini del conclave è interna al Collegio cardinalizio. E, in linea di massima, hanno l’intento di “bruciare” determinate candidature». Una delle prime liste dei successori di Francesco è stata pubblicata da <a href="https://collegeofcardinalsreport.com/">The College of Cardinals Report</a>, che include anche i cenni biografici e la linea sui temi chiave dei cardinali. <strong>Diane Montagna</strong> è uno dei fondatori del sito, dopo essere stata vaticanista per l’agenzia di stampa Zenit, traduttrice per l’edizione inglese de L’Osservatore Romano e corrispondente da Roma per The Catholic Herald. «Il nostro obiettivo principale è offrire un servizio ai membri del Sacro Collegio e alla Chiesa. È una risorsa preziosa non solo per i media: anche per i fedeli che, speriamo, possano conoscere meglio i cardinali e le posizioni che ricoprono, incoraggiandoli a pregare per loro», specifica a <em>Magzine</em>.</p>
<p>I <em>papabili</em> sono 22, i primi 12 si leggono sull’homepage del portale. Hanno destato scalpore perché l’elenco è comparso qualche tempo prima dell’ultimo ricovero di Bergoglio. «I nomi dei candidati sono stati selezionati consultando esperti vaticani e altre fonti. Sono quelli di cui si parla più frequentemente a Roma e altrove. Ma sono, naturalmente, soggetti a cambiamenti», puntualizza Montagna. Ma non rinuncia a ribadire i favoriti per salire sul soglio di Pietro: «Al momento, si tratta del cardinale ungherese <strong>Péter Erdő</strong>, del Segretario di Stato <strong>Pietro Parolin</strong>, del Patriarca latino di Gerusalemme <strong>Pierbattista Pizzaballa</strong> e del francese <strong>Jean-Marc Aveline</strong>. Teniamo sempre a mente, però, il detto romano: “Chi entra papa in conclave, ne esce cardinale”».  Lo stesso proverbio che ribadisce Rusconi, rifacendosi ai precedenti conclave: «In tempi recenti è stato rievocato per il grande sconfitto del conclave del 2013, il cardinale <strong>Angelo Scola</strong>. In passato è stato richiamato per il cardinale <strong>Giuseppe Siri</strong>, definito “il papa non eletto” dal vaticanista Benny Lai perché, nel 1978, la pubblicazione di un articolo non autorizzato ne minò la candidatura».</p>
<p>Prima che il conclave si apra, opinioni, retropensieri e ipotesi sono già in circolo. In attesa che dal comignolo della Sistina esca la fumata bianca e sia annunciato il 267° successore di Pietro.</p>
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		<title>MONSIGNOR BATURI: &#8220;Papa Francesco ci insegna a non avere paura della malattia&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 03:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Baturi]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="755" height="491" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/00251_19012023-755x491.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="(Foto Siciliani - Gennari/SIR)" /></p><p>Nei dodici anni di pontificato, <strong>monsignor Giuseppe Baturi</strong> è stato a stretto contatto con <strong>papa Francesco</strong>. Nel 2019, il Pontefice l’ha nominato <a href="https://www.chiesadicagliari.it/arcivescovo/giuseppe-baturi/"><strong>arcivescovo metropolita di Cagliari</strong></a>; tre anni dopo, invece, l’ha scelto come <a href="https://www.chiesacattolica.it/annuario-cei/vescovo/14450/s-e-r-mons-giuseppe-andrea-salvatore-baturi/"><strong>segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)</strong></a>. L’ultima volta che si sono incontrati è stata il <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2024/september/documents/20240930-custodi-del-bello.html"><strong>30 settembre</strong></a>: nella Sala Clementina del palazzo Apostolico, monsignor Baturi – insieme a una delegazione proveniente dalla Sardegna – ha partecipato all’udienza col Santo Padre. Per la sua salute, monsignor Baturi ha presieduto un momento di preghiera al duomo di Cagliari. Una preghiera che si è estesa a ogni angolo del mondo. Ma, in queste settimane di preoccupazione e incertezza, hanno proliferato <a href="https://x.com/KalchikRev/status/1894056309277737096?ref=nl-huff-a-occ">congetture</a> e <a href="https://x.com/FatherAltman/status/1893399156783210566?ref=nl-huff-a-occ">menzogne</a> sulle condizioni del Vescovo di Roma.</p>
<p>«Come tanti, provo un sentimento di partecipazione emotiva, pietà nell’affetto e nella preghiera, nei suoi confronti. Andando in giro nelle parrocchie si nota un riferimento al papa in termini affettivamente intensi, come uomo di famiglia, padre, nonno che sta male. Questo mi ha colpito, e significa che è entrato nel panorama spirituale e affettivo di tanti italiani e pellegrini. Per noi, però, c’è qualcosa in più: il legame che ci stringe al Santo Padre non è semplicemente una dimostrazione di affetto, ma è l’affermazione della comunione cattolica che attorno a Pietro ha bisogno della fede, che si alimenta della carità e della speranza. Man mano che i giorni scorrono, pregando e facendo pregare, ho capito che la sofferenza, la debolezza, la fragilità sono parte della testimonianza di Cristo e dell’impegno di Pietro, che deve confermare nella fede i discepoli del Signore anche nella fragilità della malattia e nella vulnerabilità di stare dove non si vorrebbe».</p>
<p><strong>Secondo lei, papa Francesco come trascorrendo questa lunga degenza?</strong></p>
<p>«In questo periodo non ho parlato col Santo Padre, ma credo la stia vivendo con la consapevolezza di dover seguire Gesù, immedesimandosi con lui, come forma di testimonianza per la Chiesa dell’amore di Dio e del valore della vita. È trasparente sulla sua condizione di salute, su ciò che è successo e sulle difficoltà durante la giornata. Lo fa davanti a tutti perché la malattia vissuta con amore fa parte del ministero di Pietro. Attraverso la comunicazione quotidiana sul suo lavoro, testimonia che la vita è una responsabilità e che i momenti di malattia vanno vissuti per un impegno. Il papa è uomo immerso nella preghiera e nella contemplazione e – non vorrei dire qualcosa d’inaccettabile – nella serena meditazione sul mistero della morte come passaggio all’eternità. La vera felicità è quella che ha bisogno del Dio eterno e della vita eterna».</p>
<p><strong>Eccellenza, i fedeli fanno sentire la loro vicinanza al papa. Oltre alla fede, quali sono i motivi che li legano a lui?</strong></p>
<p>«La franchezza, la schiettezza e il modo di fare i conti con la vita del Santo Padre lo rendono vicino a loro. Lo considerano uno di famiglia che affronta le vicende personali senza vergognarsi dei propri limiti, come testimonia il farsi vedere sulla carrozzina, l&#8217;ammettere di non respirare bene, dire che è il momento di andare via. Pregando per lui, in fondo, anche noi stiamo affrontando le nostre fragilità e debolezze. E, non a caso, le nostre preghiere sono destinate non solo al Santo Padre, ma anche anche agli infermi, ai medici, ai curanti. Come dicevano i padri della Chiesa, allo stesso tempo Cristo è il medico delle anime e dei corpi, ossia il buon samaritano, e il paziente verso cui si piegano i curanti».</p>
<p><strong>Il Santo Padre sta “normalizzando” la malattia. È un altro modo per ribadire il lato più umano della Chiesa?</strong></p>
<p>«La Chiesa è una realtà di uomini, investita dalla grazia dello Spirito Santo. Normalmente, il modo in cui Dio approccia l’uomo e si offre alla sua libertà è attraverso altri uomini. E quest’ultimi portano il tesoro della fede in vasi di creta. In questo senso, Pietro è colui che, investito di una missione, deve consumare tutta la sua vita. Ma ha paura &#8211; è istintivo &#8211; e ama Gesù. Tra gli apostoli può predicare il Vangelo in quanto lui è perdonato e si è riconciliato con i suoi limiti. In una cultura secondo la quale il successo è misurato dall’efficienza, dal divismo e dalla perfezione, il papa è un uomo malato che ama la vita e gli altri, e indica la necessità di amare tutti. È l’esempio che la grazia si afferma non nonostante l’aspetto umano, ma grazie e dentro la dimensione umana. Così, aiuta gli uomini a riconciliarsi con la propria umanità, mostra la grandezza della fede e dell’umano, aiutandoci ad amarlo un po’ di più nelle contraddizioni, nel limite, nella malattia».</p>
<p><strong>Eccellenza, le dicerie, le speculazioni e le falsità sulla salute del Papa quali sentimenti le suscitano?</strong></p>
<p>«È un modo per sprecare un grande mistero e un’enorme testimonianza, riducendoli a calcoli politici, giochi, schieramenti. Penso si debba salvare il più possibile la dignità umana e cristiana di quello che sta avvenendo, sganciandola da ogni calcolo o previsione e accogliendola così com’è. Tanto più che il papa mostra il coraggio della verità, non ha paura della verità, né di dire la collocazione temporale dei suoi affanni».</p>
<p><strong> Si è riparlato delle possibili dimissioni del pontefice. È uno scenario plausibile?</strong></p>
<p>«Dobbiamo stare attenti perché chi ha aperto la porta a questa possibilità, papa Benedetto XVI, ha spiegato di aver assunto quella decisione dopo aver pregato e con la consapevolezza delle responsabilità che assumeva davanti a Dio e alla Chiesa. È la logica di una coscienza che sta davanti a Dio e alla propria responsabilità umana. Qui bisogna fermarsi e accogliere in silenzio. Non si può strattonare la coscienza di un uomo di fede davanti a Dio, collocandolo dentro previsioni o auspici personali. Decide il papa, solo lui. E noi siamo con lui a pregare, sostenere e ad accogliere la sua testimonianza. Introdurre logiche diverse significa non ascoltare e sciupare una grande esperienza che stiamo vivendo in questi giorni».</p>
<p><strong>Qual è la sua risposta a chi sostiene che la Chiesa non sia guidata dal suo pastore?</strong></p>
<p>«È un’affermazione preconcetta, che non risponde alla verità. Papa Francesco è lucido, ben orientato e collaborativo e, quindi, è consapevole di sé, del proprio ruolo nella Chiesa e di ciò che questa sta vivendo. Se la Chiesa è la comunità dei fedeli che guardano a Cristo come Signore, non si può dire che in questi giorni non abbia avuto una guida: l’ha avuta e, in questo momento, è al Gemelli che aiuta tutti a pregare e guardare Cristo nostro Signore. Ed è anche una tesi che non fa i conti col cristianesimo. San Paolo, quando è stato in catene, ha detto che non poteva andare presso le sue comunità, ma lo muoveva la preoccupazione per la Chiesa. Le sue catene non gli impedivano di rendere testimonianza a Cristo e guidare le chiese».</p>
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		<title>Stati Uniti e Vaticano: Mike Pompeo allontana i due &#8220;imperi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 12:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Maccarrone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cooptare la Santa Sede nella grande strategia americana di contenimento geopolitico della Cina, mandando un avvertimento anche agli inquilini giallorossi di Palazzo Chigi, accusati di complicità con Pechino. Si potrebbe riassumere così l&#8217;obiettivo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/standard_compressed_6874339623_4b6979ce50_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="standard_compressed_6874339623_4b6979ce50_o" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Cooptare la Santa Sede nella grande strategia americana di contenimento geopolitico della Cina, mandando un avvertimento anche agli inquilini giallorossi di Palazzo Chigi, <a href="https://formiche.net/2020/03/pompeo-di-maio-italia-usa-coronavirus/"><span style="color: #333333;">accusati di complicità con Pechino</span>.</a></mark> Si potrebbe riassumere così l&#8217;obiettivo della visita ufficiale in Italia del segretario di Stato americano, <strong>Mike Pompeo</strong>. L&#8217;agenda è fitta di impegni. Domani, 30 settembre, Pompeo incontrerà il presidente del Consiglio <strong>Giuseppe Conte</strong> e il ministro degli Esteri <strong>Luigi Di Maio</strong>; oggi, invece, entrerà in Vaticano per un colloquio con il segretario di Stato <strong>cardinale Pietro Parolin</strong>.</p>
<p>Ed è proprio l&#8217;incontro tra i ministri degli esteri dei due &#8220;imperi&#8221;, Usa e Vaticano, a segnalare la rilevanza del viaggio di Pompeo nella Penisola. Stati Uniti e Santa Sede sono in forte disaccordo su un dossier che l&#8217;amministrazione Trump ritiene di importanza fondamentale: <strong>i rapporti con la Cina</strong>. Due anni fa, infatti, il Vaticano ha siglato <strong>un accordo</strong> con la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei vescovi che non è stato affatto digerito da Washington. Una posizione, quella degli Stati Uniti, ribadita dieci giorni fa dallo stesso Pompeo, il quale <span style="color: #000000;"><a href="https://www.firstthings.com/web-exclusives/2020/09/chinas-catholics-and-the-churchs-moral-witness"><span style="color: #333333;">in un editoriale al vetriolo su popolare sito conservatore americano </span></a><em style="color: #000000;"><a href="https://www.firstthings.com/web-exclusives/2020/09/chinas-catholics-and-the-churchs-moral-witness"><span style="color: #333333;">First Things</span></a> </em><span style="color: #333333;">ha auspicato la fine dell&#8217;accordo tra Santa Sede e Pechino che dovrebbe essere rinnovato a breve dalle due parti. «A distanza di due anni, è chiaro che l’accordo Cina-Vaticano non ha difeso i cattolici dalle depredazioni del partito, per non parlare dell’orrendo trattamento dei cristiani, dei buddisti tibetani, dei fedeli del Falung Gong, e di altri credi religiosi» si legge sul saggio di Pompeo. <span class='quote quote-left header-font'>Dario Fabbri, analista per Limes e Radio3: «Per gli Usa avere dalla loro parte l&#8217;autorità morale della Chiesa sarebbe molto utile nella strategia di contenimento della Cina»</span> <mark class='mark mark-yellow'>Poi la stoccata: «Se il Partito comunista cinese riuscirà a mettere sull’attenti la Chiesa cattolica e altre comunità religiose, i regimi che disdegnano i diritti umani saranno rafforzati, e il costo della resistenza alle tirannie si alzerà per tutti i coraggiosi fedeli che onorano Dio al di sopra dell’autocrate di turno».</mark></span></span></p>
<p><strong>Dario Fabbri, consigliere scientifico e coordinatore per l&#8217;America di Limes, spiega così l&#8217;interesse americano di boicottare l&#8217;accordo Cina-Santa Sede</strong>: <mark class='mark mark-yellow'>«L&#8217;obiettivo degli Stati Uniti è proprio quello di coinvolgere il Vaticano in funzione anticinese. Per gli Usa, infatti, avere dalla loro parte l&#8217;autorità morale della Chiesa (che Pompeo ha definito scadente, qualora il Vaticano rinnovasse l&#8217;intesa con Pechino) sarebbe molto utile nella strategia di contenimento della Cina.</mark> Vedere, però, che il Vaticano ha dei rapporti con la Repubblica Popolare che, al contrario degli Usa, si basano su una buona diplomazia, ecco tutto questo fa un po&#8217; sbaragliare gli americani, i quali vorrebbero avere il Vaticano dalla loro e, invece, percepiscono che non ce l&#8217;hanno. Gli americani – continua l&#8217;analista – si erano abituati da Papa Wojtyla in poi ad avere il Vaticano dalla loro contro il nemico del momento, in quel caso l&#8217;Unione Sovietica. Si aspettavano, perciò, lo stesso atteggiamento nei confronti del nemico di adesso, ovvero la Cina. Un atteggiamento che però da parte vaticana non c&#8217;è».</p>
<p><strong>Anzi, il Vaticano sembra proprio andare verso un&#8217;altra direzione.</strong> Sotto il pontificato di Bergoglio, il tessitore della politica estera Parolin ha inaugurato con il Dragone una nuova fase di dialogo <a href="https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_cina_zen_parolin_pechino_cumunisti_cardinale_hong_kong-3531835.html"><span style="color: #333333;">che ha creato non pochi attriti anche all&#8217;interno del mondo cattolico</span>.</a> <span class='quote quote-left header-font'>La linea &#8220;aperturista&#8221; di Bergoglio nei confronti della Cina è testimoniata non solo dall’accordo siglato due anni fa, ma anche dal <strong>silenzio assordante del Papa</strong> sulla repressione dei manifestanti di Hong Kong ordinata da Pechino.</span> <strong>Le aperture di Parolin alla Cina</strong> sono state molteplici: da un&#8217;intervista rilasciata al quotidiano cinese <em>Global Times</em>, in cui il cardinale auspicava di «camminare insieme, perché solo così potremo rimarginare le ferite e le incomprensioni del passato, per mostrare al mondo che anche partendo da posizioni lontane si possono raggiungere intese fruttuose», al commento scritto nella prefazione del volume “La Chiesa in Cina.  Un futuro da scrivere”, in cui sosteneva che il governo cinese non deve temere “sfiducia o ostilità” da parte della Chiesa. La linea &#8220;aperturista&#8221; di Bergoglio nei confronti della Cina è testimoniata non solo dall&#8217;accordo siglato due anni fa, ma anche dal <strong>silenzio assordante del Papa</strong> sulla repressione dei manifestanti di Hong Kong ordinata da Pechino.</p>
<p>Fabbri spiega il tentativo del Vaticano di aprire un canale diplomatico con la Cina – e quindi di perseguire una politica estera autonoma, ignorando le sirene di Washington – gettando luce sullo scopo principale della diplomazia vaticana: «L’obiettivo della Santa Sede è quello di mantenere un rapporto (che evidentemente non è ottimale, perché la nomina dei vescovi deve comunque condividerla almeno parzialmente con una autorità laica e più o meno atea) con la Cina. La Chiesa deve mantenere viva la presenza cattolica, che è sicuramente residuale e minoritaria, ed evitare che i cattolici in Cina siano ulteriormente vessati. <mark class='mark mark-yellow'>L’obiettivo – prosegue l&#8217;analista – non è, però, eliminare totalmente l’atteggiamento vessatorio (il Vaticano non ha la forza per farlo) che la Cina ha nei confronti dei cristiani e cattolici; l’obiettivo è mantenere quanto più possibile buoni rapporti con Pechino. Tra l’altro siamo in una fase in cui la Cina persegue l’assimilazione degli allogeni e dell’alterità culturale in generale (come può essere quella religiosa), e in una fase come questa per la Santa Sede l’obiettivo primario è quello di ridurre i danni. Non scongiurare persecuzioni cristiane, quindi, ma trovare un modo di convivenza con Pechino».</mark></p>
<p>Irritata dalla mancata scelta di campo del Vaticano, preoccupata dall&#8217;ascesa non pacifica nell&#8217;arena internazionale della Repubblica Popolare Cinese, <strong>l&#8217;America vorrebbe un&#8217;alleanza quanto più ampia possibile che contrasti – o quantomeno rallenti – le ambizioni di Pechino</strong>. <span class='quote quote-left header-font'>Il tentativo di arruolare il Vaticano nella strategia contro la Cina sembra quindi un modo per far suonare l’allarme nelle cancellerie europee</span> Palazzo Chigi, fedele alleato Nato che non si tirò indietro nel fornire supporto logistico al bombardamento della Libia nel 2011, sembra adesso volersi discostare dalla linea marcatamente anticinese di Donald Trump. Infatti, mentre negli ultimi due anni Pompeo cercava di stringere i bulloni di quello che dovrebbe essere un blocco pronto a scontrarsi contro Pechino, sia il governo Lega-M5S che l&#8217;attuale esecutivo giallorosso firmavano e rivendicavano l&#8217;adesione alla <strong>Via della Seta</strong> promossa dal presidente cinese Xi Jiping. Il tentativo di arruolare il Vaticano nella strategia contro la Cina sembra quindi un modo per far suonare l&#8217;allarme nelle cancellerie europee. «L’obiettivo ultimo di Pompeo, oltre a quello immediato di avere il Vaticano dalla propria parte (cosa molto difficile), sarebbe quello di far intervenire il Papa per segnalare a quei paesi dell&#8217;Europa Occidentale o dell&#8217;Europa Orientale – che riconoscono l&#8217;autorità morale del Papa ma che non vedono la Cina come un nemico – la pericolosità del soggetto. Tutto questo non sta avvenendo semplicemente perché Papa Francesco non vuole, preferendo una tattica diversa» argomenta il consigliere scientifico di Limes.</p>
<p>Per quanto riguarda invece la coincidenza del viaggio italiano di Pompeo con il progressivo avvicinarsi del 3 novembre, data delle elezioni negli Stati Uniti, <strong>Fabbri non vede una connessione particolare</strong>: «Una volta esisteva il voto cattolico (era più facilmente identificabile e quantificabile) e si poteva identificare perché i cattolici erano legati a minoranze etniche, molto circoscritte e molto conosciute (dagli irlandesi, agli italiani, ai polacchi). Quindi era più semplice stabilire quanto questo voto religioso contasse e quanto esistesse. Ora però i cattolici sono circa un quarto della popolazione degli Stati Uniti, con una componente ispanica che qualche decennio fa non c’era. <mark class='mark mark-yellow'>Perciò, se l’obiettivo di Pompeo è quello di cavalcare il voto cattolico e rivolgersi all’anima conservatrice del voto cattolico negli Usa (quella corrente che, ad esempio, non ama Papa Francesco) è praticamente un obiettivo inutile, perché questi voti sono già indirizzati a Trump».</mark></p>
<p><span style="color: #333333;"><a style="color: #333333;" href="https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Mike-Pompeo-a-Roma-visita-di-quattro-giorni-in-Italia-dd256a76-c69a-4508-b09f-5c84105c1469.html?fbclid=IwAR1xMyXwZ65It_2OnN4GPBVk8RSn2vclXNPA8czAswTTaJv1hITdAo7h8RA">Un anno dopo la sua visita in Italia</a></span> Mike Pompeo torna, quindi, nel Belpaese <a href="https://www.adnkronos.com/2019/10/03/mike-pompeo-pacentro-paese-festa-per-ritorno-abruzzo_uEJsQPIcQQG3E93jjdjYiO.html?fbclid=IwAR0QKDxCIqy_SeDDOY7FbUXpHKPl4nstr9KywZQLDX2qrs_C-TG8jzzWwJM">(<span style="color: #000000;">tanto caro anche alla sua famiglia</span></a>) per parlare, di nuovo, del futuro delle relazioni italo-americane e per tentare una correzione – che non ci sarà – della politica della Santa Sede nei confronti della Cina. <strong>Bergoglio ha già fatto sapere che non incontrerà direttamente il segretario di Stato Americano</strong>. Spiegazione ufficiale: gli Usa sono in campagna elettorale e il Pontefice non vuole interferire. Chissà se, in realtà, Papa Francesco non speri in una vittoria dello sfidante di Trump alla Casa Bianca, il democratico Joe Biden. Detto ciò, le politiche estere di Vaticano e Stati Uniti continueranno a seguire due direttrici diverse, almeno per quanto riguarda il <strong>dossier cinese</strong>, probabilmente anche in caso di vittoria di Biden alle presidenziali di inizio novembre. <mark class='mark mark-yellow'>L&#8217;Italia, invece, è sorvegliato speciale. Un abbraccio troppo stretto alla Repubblica Popolare Cinese non sarebbe gradito da Washington. Indipendentemente dal vincitore delle imminenti presidenziali americane.</mark></p>
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