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	<title>magzine &#187; UE</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>L&#8217;accordo sui dati tra UE ed Israele fa scattare campanelli d&#8217;allarme</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2024 23:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Bertolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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		<description><![CDATA[Un accordo di trasferimento dei dati tra l&#8217;Unione Europea e Israele ha suscitato notevoli preoccupazioni tra diverse organizzazioni che tutelano i diritti digitali. Questi gruppi criticano duramente le pratiche di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/3186645392_b0572a850b_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="3186645392_b0572a850b_b" /></p><p>Un accordo di <strong>trasferimento dei dati</strong> tra l&#8217;Unione Europea e Israele ha suscitato notevoli preoccupazioni tra diverse organizzazioni che tutelano i <strong>diritti digitali</strong>. Questi gruppi criticano duramente le pratiche di <strong>sorveglianza</strong> di massa attuate da <strong>Israele</strong>, le riforme legali che minacciano lo stato di diritto e la non conformità alle norme UE sulla protezione dei dati. Sono <strong>sei</strong> le questioni principali sollevate, tra cui: la legislazione sulla sicurezza nazionale israeliana, che potrebbe essere utilizzata per giustificare una sorveglianza invasiva; la mancanza di salvaguardie sufficienti per garantire che i dati trasferiti non vengano utilizzati per scopi non conformi agli standard UE; il mancato riconoscimento dei trasferimenti di dati verso i territori palestinesi come trasferimenti internazionali, che potrebbe facilitare un uso improprio dei dati.</p>
<p>Le organizzazioni hanno richiesto <strong>chiarimenti urgenti</strong> su queste problematiche e una revisione dell&#8217;accordo per assicurare che i trasferimenti di dati rispettino pienamente i <strong>diritti fondamentali e le normative europee</strong>. Esse temono che, senza adeguate misure di controllo e garanzie, i dati personali dei cittadini dell&#8217;UE possano essere utilizzati in modi che violano i loro diritti alla privacy e alla protezione dei dati. Inoltre, viene sottolineata la necessità di un approccio trasparente e responsabile da parte delle autorità europee nel negoziare e implementare questi accordi, per evitare possibili abusi e garantire il massimo rispetto delle norme sulla protezione dei dati.</p>
<p>In sintesi, <strong>l&#8217;accordo UE-Israele sui dati deve essere attentamente esaminato e modificato per risolvere le criticità emerse</strong>, proteggendo così i diritti dei cittadini e mantenendo gli standard di protezione dei dati dell&#8217;UE. Le organizzazioni per i diritti digitali continueranno a monitorare la situazione e a sollecitare azioni correttive da parte delle autorità competenti.</p>
<p>Puoi leggere l&#8217;articolo completo <a href="https://www.statewatch.org/news/2024/april/eu-israel-data-agreement-rings-alarm-bells/">qui</a>.</p>
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		<title>OpenAI sempre più competitiva dopo la riapertura di ChatGPT in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 May 2023 12:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Piccolo]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[AI]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 28 aprile ChatGPT, il chatbot sviluppato da OpenAI, ha fatto ritorno in Italia aprendo la strada a una fase di distensione tra l&#8217;azienda e i regolatori della privacy nel ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1026" height="581" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Schermata-2023-05-08-alle-13.23.36.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: https://aloa.co" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Lo scorso 28 aprile<strong> ChatGPT</strong>, il chatbot sviluppato da <strong>OpenAI</strong>, ha fatto ritorno in Italia aprendo la strada a una fase di distensione tra l&#8217;azienda e i regolatori della privacy nel mondo. <mark>L&#8217;adesione di OpenAI alle <a href="https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9881490" target="_blank">politiche italiane sulla protezione dei dati personali</a>, non riguarda solo gli utenti italiani, ma si estende anche ai clienti globali, garantendo all&#8217;azienda un vantaggio <span style="color: #000000;">regolatorio</span> e tecnologico.</mark></span></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">Tra le nuove funzionalità <span style="color: #000000;">implementate </span>dopo il blocco c&#8217;è la <span style="color: #000000;"><strong>modalità incognito</strong></span> che, se attivata, impedisce a OpenAI di utilizzare la cronologia delle conversazioni per allenare il modello linguistico di ChatGPT.</span></strong></p>
<p>Il <strong>CEO</strong> di OpenAI, <strong>Sam Altman</strong>, ha dichiarato che l&#8217;allenamento dei grandi modelli linguistici utilizzati da <strong>ChatGPT</strong> rappresenta una sfida, in quanto i testi necessari sono spesso costosi e difficili da trovare. <mark>Tuttavia, la risoluzione delle questioni sulla privacy rappresenta un passo avanti significativo per l&#8217;azienda. In particolare, l&#8217;adozione delle politiche di protezione dei dati personali le conferisce la credibilità necessaria per mantenere la propria posizione di leader nel settore dell&#8217;intelligenza artificiale.</mark></p>
<p>L&#8217;adesione alle normative sulla privacy, in particolare al <em>General Data Protection Regulation</em> (<strong>GDPR</strong>) sancito dall&#8217;UE, ha fatto scuola in tutto il mondo e l&#8217;adozione di tali politiche rappresenta un vantaggio strategico per <strong>OpenAI</strong>. Le normative sulla privacy variano, infatti, di Stato in Stato e l&#8217;adesione a quelle dell&#8217;Unione europea rappresenta un&#8217;importante garanzia per gli utenti in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.wired.it/article/chatgpt-openai-login-chat-privacy-garante/" target="_blank">Wired.it</a>.</strong></span></p>
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		<title>AI Act, la legge europea sull&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 16:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Buonarosa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Google, Apple, Amazon: è corsa contro il tempo tra le big tech americane per investire nelle intelligenze artificiali come ChatGPT. Il mercato sta attirando svariati miliardi di euro, ma nel ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/artificial-intelligence-g07196dec9_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Pixabay" /></p><p><strong>Google</strong>,<strong> Apple</strong>,<strong> Amazon</strong>: è corsa contro il tempo tra le big tech americane per investire nelle intelligenze artificiali come ChatGPT. Il mercato sta attirando svariati miliardi di euro, ma nel nostro continente non c’è ancora un quadro normativo per tutelare gli utenti. <mark class='mark mark-yellow'>Ecco perché l&#8217;<strong>Unione Europea</strong> sta definendo una serie di leggi per regolamentare l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale (IA) nei prossimi anni.</mark> Il percorso è iniziato nel 2021 e da dicembre 2022, al Parlamento europeo, si sta discutendo sugli emendamenti alla proposta di Regolamento. Il confronto dovrebbe terminare già a marzo di quest’anno, ma sono ancora diversi i nodi da sciogliere.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La proposta di legge, chiamata <a href="https://artificialintelligenceact.eu/the-act/" target="_blank"><strong>AI Act</strong></a>, è composta da 85 articoli divisi in tre aree principali: l&#8217;utilizzo dell&#8217;IA in situazioni a rischio, come il controllo dei confini e la sorveglianza delle infrastrutture critiche; l&#8217;uso dell&#8217;IA nei prodotti e nei servizi che possono influenzare la salute e la sicurezza dei consumatori; e, infine, l&#8217;uso in sistemi di decisione automatizzati come quelli utilizzati per il riconoscimento facciale.</mark></p>
<p>Le nuove regole prevedono la <strong>creazione di un sistema di valutazione del rischio</strong> per le applicazioni potenzialmente pericolose e la necessità di garantire l&#8217;accesso ai dati di formazione utilizzati per creare gli algoritmi dell&#8217;intelligenza artificiale. Questo permetterà agli utenti di poter utilizzare questi strumenti nella massima trasparenza possibile conoscendo il modo in cui l’IA gestisce i propri dati.</p>
<p>Inoltre, <mark class='mark mark-yellow'>l’Ue si sta attrezzando affinché le aziende che utilizzano l&#8217;IA siano tenute a fornire informazioni dettagliate sulla loro tecnologia. Molti esperti di IA hanno accolto con favore la proposta di regolamento, ma alcuni sostengono che potrebbe ostacolare l&#8217;innovazione e l&#8217;adozione del grande cervello meccanico da parte delle aziende.</mark> L’attenzione di Bruxelles è, comunque, orientata a porre il cittadino al centro<strong>,</strong> tutelando i suoi diritti di fruizione.<strong> </strong>Un piccolo passo per la macchina, un grande passo per l’umanità.</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/stretta-finale-l-ai-act-cosa-chiede-europa-all-intelligenza-artificiale--AEPW7RqC?refresh_ce" target="_blank">IlSole24Ore.com</a>.</strong></p>
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		<title>I dipendenti della Commissione europea dicono addio a TikTok</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 10:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Bufoli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[TikTok non potrà più essere usato sui dispositivi del personale della Commissione europea. La Commissione ha, infatti, inviato una email ai dipendenti per avvertirli di eliminare l’app entro il prossimo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="741" height="443" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/tiktok.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Tolga Akmen/AFP" /></p><p>TikTok non potrà più essere usato sui dispositivi del personale della Commissione europea. La Commissione ha, infatti, inviato una email ai dipendenti per avvertirli di eliminare l’app entro il prossimo <strong>15 marzo</strong> , giustificando questo blocco con la <mark class='mark mark-yellow'>necessità di garantire la sicurezza informatica <span style="color: #000000;">sui </span>dispositivi aziendali, per rispondere «il prima possibile a potenziali allarmi informatici».</mark> Un blocco «fuorviante» e «basato su un fraintedimento» secondo ByteDance, società privata madre del social cinese, con sede a Singapore.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Anche i dipendenti del Parlamento europeo hanno ricevuto la stessa direttiva:  la misura, in linea con le rigorose politiche interne di cybersecurity, prevede anche il controllo di altre piattaforme di social media</mark> e «mira a proteggere la Commissione dalle minacce alla sicurezza informatica e da possibili attacchi informatici contro l&#8217;ambiente aziendale», ha dichiarato un portavoce.</p>
<p>ByteDance ha contattato la Commissione per chiarire la situazione e spiegare come protegge i dati dei 1<span style="color: #000000;">25 milioni di persone nell&#8217;UE che visitano TikTok ogni mese e ha ricordato il proprio impegno nel rafforzare il piano di sicurezza dei dati con la creazione in Europa di tre nuovi datacenter, per garantire l’archiviazione locale delle informazioni degli utenti e non esportarle in giurisdizioni straniere, come la Cina.</span></p>
<p>Non è, tuttavia, la prima volta che il social cinese viene percepito come un pericolo: già la scorsa estate il profilo TikTok del Parlamento inglese (@ukparliment) è stato chiuso a seguito dell’opposizione dei conservatori.</p>
<p>Anche oltreoceano il social è stato bandito, per cui <mark class='mark mark-yellow'>i dipendenti del Governo federale statunitense e di tutte le agenzie governative hanno 30 giorni di tempo per cancellare l&#8217;app dai loro dispositivi. Il <strong>1° marzo</strong>, inoltre, la Commissione per gli Affari Esteri alla Camera ha chiesto di <span style="color: #000000;">concedere </span>all&#8217;amministrazione poteri straordinari per <a href="https://www.theguardian.com/technology/2023/mar/01/house-committee-advances-legislation-ban-tiktok" target="_blank">vietare l’app per motivi di sicurezza</mark></a>: un provvedimento che passerà in mano al presidente Joe Biden solo dopo l&#8217;approvazione di Camera e Senato. Ma se da un lato il presidente repubblicano della Commissione Michael McCaul ha paragonato il social «al pallone spia nel telefono», il democratico Gregory Meeks ha affermato che questo provvedimento rischia di «avvicinare le aziende alla sfera cinese, oltre a distruggere posti di lavoro e minare i valori americani fondamentali della libertà di parola».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Questa scia di divieti ha coinvolto anche i <a href="https://www.theguardian.com/technology/2023/feb/28/canada-bans-tiktok-on-government-phones-devices-over-security-risks" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">dispositivi dei dipendenti del Governo canadese</span></span></a>: «Sono sempre favorevole a dare ai canadesi le informazioni necessarie per prendere le decisioni giuste per loro», ha affermato il primo ministro Justin Trudeau, giustificando così il blocco dell&#8217;app.</mark></p>
<p>Non solo sicurezza dei dati: la battaglia che si sta combattendo sul social media cinese riguarda anche il rischio che possa diventare un mezzo di diffusione della disinformazione, attraverso canali sempre più veloci, diretti e che sanno parlare alle nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.theguardian.com/technology/2023/feb/23/european-commission-bans-staff-from-using-tiktok-on-work-devices">TheGuardian.com</a>.</strong></p>
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		<title>Guerra Russia-Ucraina, scontro anche in rete</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2022 15:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Buonarosa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo al terzo mese di guerra e le maggiori città dell&#8217;Est Ucraina sono assediate dalla morsa Russa. I missili cadono sui centri abitati e sui palazzi del potere. Mentre i ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1447" height="752" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/hacker-attack.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="hacker attack" /></p><p>Siamo al terzo mese di guerra e le maggiori città dell&#8217;Est Ucraina sono assediate dalla morsa Russa. I missili cadono sui centri abitati e sui palazzi del potere. Mentre i civili sono in fuga o imprigionati i soldati ucraini lottano con le armi che arrivano dall&#8217;estero. Scene ordinarie di guerra. <mark class='mark mark-yellow'>Ma un&#8217;altra battaglia si sta combattendo tra Kiev e Mosca, ed è tutta informatica.</mark> Ad essere coinvolto è anche il blocco cosiddetto occidentale: Unione Europea e Nato sono in prima linea nella difesa informatica, non solo di Kiev, ma dell&#8217;intero blocco atlantico.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Tra Kiev e Mosca si combatte anche una battaglia informatica: secondo il primo rapporto quadrimestrale 2022 dell&#8217;Avast c&#8217;è stato un incremento del 50% degli attacchi informatici verso Ucraina, Russia e Bielorussia </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Secondo il primo rapporto quadrimestrale 2022 dell&#8217;<strong>Avast,</strong> una delle più grandi aziende informatiche del mondo, fornitrice di antivirus e servizi alle aziende, c&#8217;è stato un <strong>incremento degli attacchi</strong> informatici verso Ucraina, Russia e Bielorussia intorno al <strong>50%</strong>.</mark> Il bersagli sono le infrastrutture civili e militari che dipendono dalla rete informatica: ospedali, caserme, centrali elettriche, banche dati, sistemi di comunicazione. I <strong>gruppi</strong> che operano dietro le tastiere sono per la maggior parte privati che collaborano con i governi centrali: <strong>Gamaredon e Conti</strong>, ad esempio, sono entrambi <strong>russi</strong> e fidati sostenitori del governo di Mosca. <mark class='mark mark-yellow'> Ma a livello istituzionale Unione Eurpea e Nato stanno mettendo sul banco tutte le loro competenze per fronteggiare le incursioni: «In questo <strong>gli attacchi informatici russi all&#8217;Estonia nel 2007 furono uno spartiacque</strong>: da quel momento l&#8217;Unione e la Nato si armarono istituendo degli enti per combattere gli attacchi», racconta Andrea Locatelli, docente di Relazioni Internazionali dell&#8217;Universita Cattolica.</mark> Il risultato del confronto tra Bruxelles e gli alleati è stata la creazione del <strong>CCDCOE (Cooperative cyber Defence Centre of Excellence), una istituzione intergovernativa</strong> che ogni anno organizza i <strong>Locked Shield</strong>, iniziativa congiunta tra forze militari e istituti per la difesa cibernetica.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per Andrea Locatelli, docente di Relazioni internazionali, «parlare oggi di guerra ibrida è un po&#8217; insensato perché si è superata la soglia della violenza sul terreno e la guerra informatica non è minimamente paragonabile al passato»</span></p>
<p>La recente guerra in Ucraina ha creato un&#8217;occasione in più per rafforzare la rete di protezione: è stato attivato, per la prima volta in un contesto operativo, un team per le risposte rapide agli attacchi cyber in Ucraina, <mark class='mark mark-yellow'>il <strong>Cyber rapid response teams and mutual assistance in cyber security (Crrts)</strong>, coordinato dalla Lituania, che agisce nell’ambito di un progetto Pesco (cooperazione strutturata permanente nel quadro della politica di sicurezza e di difesa Ue) proprio per assicurare una risposta unitaria agli incidenti informatici.</mark>Nel gruppo sono stati inseriti cinque paesi, oltre alla Lituania: Estonia, Polonia, Olanda, Croazia e Romania. «Non è un caso che questi paesi siano proprio quelli più vicini al confine perché sono quelli più esposti a livello infrastrutturale &#8211; ribadisce Locatelli &#8211; ma bisogna considerare il fatto che gli attacchi informatici superano le barriere spaziali. Inoltre, c&#8217;è anche un altro fattore che va oltre la prossimità geografica: questi Paesi hanno una grande competenza informatica».</p>
<p>Tutti questi centri operano con due protocolli di protezione: il primo è il <em>downsback </em>che così si definisce<em> </em>quando un sistema è in grado di funzionare anche dopo un attacco, usando un&#8217;infrastruttura che supplisce alle mancanze del primo. Ad esempio, se manca la corrente, un generatore la fornisce di risposta. Il secondo protocollo è il <em>downsforward</em>: il sistema non funziona e deve essere in grado di funzionare meglio di prima anticipando gli attacchi successivi.<br />
<mark class='mark mark-yellow'>Unione Europea e Nato stanno inoltre collaborando affinché l&#8217;Ucraina entri a far parte degli istituti di sicurezza informatici: il Parlamento europeo ha chiesto, con la risoluzione del primo marzo, un esame urgente della candidatura dell’Ucraina al CCDCOE e, poco dopo, il comitato direttivo dell&#8217;ente ha accolto la richiesta. «L&#8217;<strong>Ucraina</strong> potrebbe portare una <strong>preziosa conoscenza di diversi avversari</strong> all&#8217;interno del dominio informatico da utilizzare per la ricerca, le esercitazioni e l&#8217;addestramento&#8221;, sottolinea il colonnello <strong>Jaak Tarien</strong>, direttore del Centro.</mark></p>
<p>«Parlare oggi di guerra ibrida è un po&#8217; insensato perché si è superata la soglia della violenza sul terreno e la guerra informatica non è minimamente paragonabile al rest &#8211; conclude Locatelli &#8211; ma dobbiamo prepararci al peggio per operare al meglio». Curiosamente, sono le stesse parole come Teresa Payton, consulente della sicurezza informatica della Casa Bianca.</p>
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		<title>Tra tregua e conflitto, parola alle esperte</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 10:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Farina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il conflitto in Ucraina rappresenta soprattutto una guerra della disinformazione. Dopo Instagram, Facebook e Twitter, la Russia ha deciso di uscire da internet mondiale entro l’11 marzo facendo affidamento solo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1342" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/UKRAINE-1-superJumbo.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="UKRAINE-1-superJumbo" /></p><p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Il conflitto in Ucraina rappresenta soprattutto una guerra della disinformazione. </mark>Dopo Instagram, Facebook e Twitter, la Russia ha deciso di uscire da internet mondiale entro l’11 marzo facendo affidamento solo alla propria rete di Stato, RuNet, oscurando le notizie degli attacchi a circa 140 milioni di cittadini russi. Quindi mai come prima d’ora informare e rimanere informati sono due azioni fondamentali. <strong>Luciana Grosso e Micol Flammini</strong>, giornaliste de <em>Il Foglio, </em>sono indicate tra le esperte da seguire sui canali social<em>. </em></span> Al di là delle sfumature e dei punti di vista divergenti che abbiamo raccolto, di due cose sono certe entrambe: non sarebbe il caso di portare avanti questa guerra perché, se accadesse, diventerebbe nucleare. E che, comunque vada, l&#8217;Ucraina ne pagherà il prezzo più alto.</p>
<p><b>Micol Flammini, di fronte alle votazioni Onu, come è cambiata la situazione?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io sono rimasta sorpresa da due cose.<mark class='mark mark-yellow'>La prima è il fatto che la Serbia non si è schierata e rimango sorpresa perché sappiamo che sono due Paesi che sono abituati ad avere un rapporto di grande vicinanza, che è anche uno dei motivi per cui fatica a entrare nell’Ue. La seconda è che nemmeno Cuba, che storicamente è sempre stata vicina alla Russia, ha detto di essere dalla parte di Mosca</mark>. Era prevedibile che un Paese come la Cina si astenesse, dato che già dai mesi precedenti ha avuto una grande influenza in questo conflitto: ricordiamo quando Putin è andato all’apertura dei Giochi di Pechino; ricordiamo quando è stato fatto sapere alla Russia che si preferiva che non ci fosse alcun attacco durante la tregua olimpica. In teoria lo siamo ancora. Comunque è interessante notare, al di là dei vari schieramenti, come la Russia stia cercando di ricucire i suoi rapporti. Sa che quello più forte tra tutti i Paesi internazionali e che può essere dalla sua parte è la Cina in questo momento. Allo stesso tempo ha cercato di corteggiare le repubbliche dell’Asia centrale: il Kazakistan, il Turkmenistan, l’Uzbekistan, che storicamente appartengono alla sfera di Mosca. Tuttavia c’è stata una dimostrazione di freddezza, quasi come se l’isolamento della Russia stia aumentando, che è la carta che noi abbiamo giocato, soprattutto per quanto riguarda l’isolamento economico. </span></p>
<p><b>Luciana Grosso, Lei si occupa soprattutto di Stati Uniti. Qual è il loro gioco?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Essendo uno dei Paesi leader della Nato,<mark class='mark mark-yellow'>il loro interesse rimane quello di mantenere integri i territori che ne fanno parte. Quindi, finché nessuno tocca i territori della Nato &#8211; che finiscono con la Polonia, la Romania e vanno giù fino alla Turchia &#8211; gli Stati Uniti non si vedono coinvolti fisicamente in questa guerra</mark>. D’altra parte, sanno che una guerra così vicina ai confini, per giunta condotta dal nemico storico che è la Russia, evidentemente è un pericolo. <mark class='mark mark-yellow'>Già mesi fa avevano dato l’allarme di una possibile aggressione nei confronti dell’Ucraina e avevano iniziato a inviare truppe, mezzi e fondi sui confini orientali della Nato perché prevedevano che da un momento all’altro la situazione sarebbe degenerata.</mark> Noi non sappiamo cosa ha in mente di fare Putin qualora dovesse prendere l’intera Ucraina. Non sappiamo se vuole veramente estendere il conflitto con l’intenzione di ricondurre sotto il controllo russo anche dei Paesi che oggi sono all’interno della Nato, cioè Estonia, Lituania e Lettonia.</span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per Flammini e Grosso de <em>Il Foglio </em>non sarebbe il caso di portare avanti questa guerra: nessuno esclude che potrebbe diventare nucleare</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>L’Ucraina ha firmato i documenti per chiedere di entrare ufficialmente nell’Unione Europea. La richiesta può concretizzarsi nel breve tempo o è improbabile?</b></p>
<p><b>M.: </b><span style="font-weight: 400;">È improbabile. I Paesi fondatori, quelli più cauti, dicono che in questo momento non si può concedere all’Ucraina un iter accelerato rispetto a quello solito. Probabilmente dovrà sottoporsi alla prassi normale come stanno facendo anche altri Stati, come l’Albania, la Serbia. </span></p>
<p><b>L.:</b><span style="font-weight: 400;"> Già dal 2013-14, l’Ucraina aveva chiesto di poter far parte dell’Ue e della Nato. Il fatto aveva causato la prima guerra e portato la Russia a controllare la Crimea. Ora l’ipotesi che l’Ucraina entri in breve appare improbabile per diverse ragioni. <mark class='mark mark-yellow'>La prima è che né l’Ue né la Nato accettano al loro interno dei Paesi instabili e oggi l’Ucraina lo è decisamente.</mark> In secondo luogo, ci sono diversi altri Stati in coda da anni per poter entrare nell’Ue e che non possono essere sorpassati. Infine, la risoluzione che Zelensky ha firmato con il Parlamento europeo non è vincolante per riconoscersi come candidato.</span></p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>“Qualora la guerra diventi mondiale, sarà nucleare”.</b></p>
<p><b>M.: </b><span style="font-weight: 400;"> È molto difficile perché si entra nel campo dell’imprevedibilità. È ovvio che alzare la posta parlando di una minaccia nucleare ha l’obiettivo di arrivare ai negoziati con la pistola sul tavolo, che è la pistola più potente che loro possano avere in questo momento.</span></p>
<p><b>L.:</b><mark class='mark mark-yellow'><span style="font-weight: 400;">Einstein diceva che non sapeva come si sarebbe combattuta la terza guerra mondiale, ma sapeva che la quarta si sarebbe combattuta con la clava. E quindi credo che quello che dice Lavrov sia vero</mark>. E&#8217; evidente che se si dovesse arrivare a uno scontro Russia-Nato, che è stato il terrore del secolo scorso, si avrebbe uno scontro nucleare. Tuttavia da quando Putin ha cominciato a parlare esplicitamente di nucleare nessuno ha ancora risposto perché si vuole evitare a tutti i costi qualsiasi mossa che possa essere interpretata come una provocazione e che possa innescare un’escalation di conseguenze catastrofiche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Le sanzioni dell’Unione Europea e degli Stati Uniti colpiscono soprattutto gli oligarchi russi e i loro investimenti. Potrebbero arrivare a fermare Putin con un golpe?</b></p>
<p><b>M.: </b><mark class='mark mark-yellow'><span style="font-weight: 400;">Putin ha fatto una cosa molto furba: ha diviso il potere economico da quello politico. Ha stretto un patto con gli oligarchi assicurando che da un certo momento in poi non avrebbe toccato le loro ricchezze e loro non si sarebbero mai dovuti intromettere nella politica.</mark> Colpire l’élite finanziaria era il senso stesso di queste sanzioni: fare pressione su Putin attraverso gli uomini che dopo di lui contano di più in Russia. È anche quello che da molti anni gli oppositori russi chiedevano. Lo stesso Alexei Navalny chiedeva di sanzionare gli oligarchi per colpire davvero il Cremlino. Ma ancora non si sa se possano avere un ruolo così importante perché finora questa pressione non ha portato a grandi risultati. O per lo meno è chiaro che ci siano degli elementi che fanno pensare che la Russia stia trattenendo le sue forze perché se avesse voluto avrebbe già potuto bombardare Kyiv e distruggerla. Non essere arrivato ancora a un attacco completo nei confronti della capitale fa pensare che ci sia un lavoro diplomatico o dei negoziati dietro che non per forza è visibile.</span></p>
<p><b>L.: </b><span style="font-weight: 400;">Premesso che non ne abbiamo la minima idea perché nessuno di noi ci ha che fare, credo che<mark class='mark mark-yellow'>l’ipotesi che l’oligarchia russa possa congiurare per ribaltare Putin sia assolutamente improbabile</mark> perché mi sembra veramente difficile anche solo sognarsi di ribaltare Putin ora. Magari fra qualche mese, fra qualche anno, forse.</span></p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Sul lungo periodo, abbiamo davanti una tregua o l&#8217;intensificarsi del conflitto?</b></p>
<p><b>M.: </b><mark class='mark mark-yellow'><span style="font-weight: 400;">L’isolamento della Russia può portare a due reazioni: o Putin torna sui suoi passi spinta proprio dall’élite finanziaria oppure potrebbe reagire in modo ancor più violento</mark>. A pagarne rimane comunque l’Ucraina, per il momento.</span></p>
<p><b>L.:</b><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Quello che può succedere è che qualcuno lo possa convincere a sospendere questa guerra in modo che le sanzioni vengano sospese e che in qualche modo, seppur in un regime di reciproca ostilità, si riapra il dialogo con l’Occidente</mark>. La cordialità più o meno sincera che c’è stata negli ultimi decenni con l’Occidente e la Russia non ci sarà mai più. Ma è anche vero che esistono dei legami economici molto forti che nel giro di una settimana sono saltati. E quindi può essere che chi ha grandi interessi spinga per la conclusione il più rapido possibile della guerra.</span></p>
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