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	<title>magzine &#187; trento</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Violenza domestica: da inizio pandemia, otto omicidi e una sentenza storica</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 08:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[A metà marzo, già in piena quarantena, una decisione potenzialmente rivoluzionaria del procuratore di Trento Sandro Raimondi è passata sorprendentemente in sordina. Nonostante la pandemia abbia fermato gran parte delle ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1267" height="706" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/illustration-2223973_12801.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="illustration-2223973_1280" /></p><p>A metà marzo, già in piena quarantena, una decisione potenzialmente rivoluzionaria del procuratore di Trento Sandro Raimondi è passata sorprendentemente in sordina. Nonostante la pandemia abbia fermato gran parte delle attività dei tribunali, infatti, questo non vale per le urgenze, ed è così che<mark class='mark mark-yellow'>la procura di Trento è arrivata a stabilire che, in caso di violenza domestica, non saranno più le donne e i bambini a dover lasciare la casa, ma verranno trasferiti i mariti violenti</mark>. «È una rivoluzione forte che sicuramente sarà usata come precedente per scardinare un sistema che è inceppato da questo punto di vista», commenta <strong>Andrea Catizone, avvocatessa specializzata in diritto di famiglia e dei minori e presidentessa dell’associazione Family Smile</strong>.</p>
<p>In un momento in cui uscire di casa è più che mai complicato, infatti, la prospettiva di dover abbandonare la propria casa per sfuggire ad un uomo violento spinge molte donne a non denunciare.<mark class='mark mark-yellow'>Dal 21 febbraio ad oggi, otto donne sono state uccise in casi rubricati dal gip come &#8220;femminicidi&#8221;. Questi i loro nomi: Lorena, Alessandra, Gina, Irina, Irma, Barbara, Viviana, Bruna. E molti molti di più sono gli episodi di maltrattamenti, in alcuni casi diventati tentati omicidi.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Dal 21 febbraio ad oggi, otto donne sono state uccise in casi rubricati dal gip come &#8220;femminicidi&#8221;. E molti molti di più sono gli episodi di maltrattamenti, in alcuni casi diventati tentati omicidi.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>«Le vittime parlano a noi avvocati delle violenze ma poi dicono “non posso uscire; devo stare in casa; non saprei a chi lasciare i figli”» spiega l’avvocatessa Catizione</mark>, sottolineando anche la particolare gravità dei casi in cui sono coinvolti anche i figli: «Quando i minori assistono ad una violenza domestica l’ordinamento penale ha previsto uno specifico tipo di reato ulteriore rispetto a quello di maltrattamenti, percosse o ingiurie, ovvero quello di violenza assistita nei confronti dei figli».</p>
<p>È in questo contesto che la decisione della procura di Trento rappresenta una grande opportunità e può spingere molte donne a farsi coraggio e denunciare.<mark class='mark mark-yellow'>«Spesso le donne non denunciano anche perché non hanno dove andare, e si ritrovano senza nulla e senza la possibilità di un mantenimento economico. Il fatto di poter restare a casa con i figli e allontanare l’uomo violento potrebbe essere una soluzione ideale»</mark>. La speranza, in altre parole, è quella espressa dall’ufficio politiche di genere della Cgil, ovvero di estendere la decisione della procura di Trento a tutte le altre procure italiane.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>L&#8217;avvocatessa Andrea Catizone: «Le donne non denunciano perché non hanno dove andare, e si ritrovano senza nulla e senza la possibilità di un mantenimento economico. La possibilità di poter restare a casa con i figli e allontanare l’uomo violento, come ha stabilito una recente sentenza, potrebbe essere una soluzione ideale»</span></p>
<p>Al di là delle novità nel campo giuridico, però, è vitale in questo periodo mantenere quotidianamente l’impegno di difendere i più fragili, ed il mondo giuridico nel proprio complesso &#8211; ci tiene a sottolineare Andrea Catizone &#8211; non ha abbandonato chi è in pericolo: «E&#8217; tutto molto più complicato perché non ci si può muovere, ma l’avvocatura e le istituzioni sono presenti. Sulle emergenze che riguardano la vita di minori e delle donne non si è fermato nessuno».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il numero telefonico 1522 garantisce sempre assistenza alle donne che subiscono violenza, e lo stesso vale per la app You Pol, utile, spiega Catizone, nei casi in cui le donne «non hanno la possibilità materiale di effettuare una chiamata e denunciare gli abusi»</mark>.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Le case rifugio e i centri antiviolenza, poi, si stanno ingegnando non solo per restare aperti, ma anche per risolvere le difficoltà aggiuntive legate alla necessità di effettuare il tampone sulle donne da ospitare e proteggere</mark>: «Diverse case rifugio hanno trovato accordi con alberghi momentaneamente vuoti per poter ospitare temporaneamente le donne a rischio in attesa del tampone e fin tanto che non si trovano sistemazioni stabili».</p>
<p>Tra numerose difficoltà,<mark class='mark mark-yellow'>grazie agli sforzi condivisi di tutti i professionisti nel campo giuridico e sociale, le denunce negli ultimi giorni sembrano essere aumentate</mark>. Un <em>trend</em> positivo, che Andrea Catizone ritiene essere un requisito indispensabile per la difesa di un diritto umano fondamentale: «Anche in questi giorni di quarantena, la sola possibilità per fermare la violenza su di sé e sui propri figli è denunciare».</p>
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