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	<title>magzine &#187; taiwan</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Andrea, italiano a Taiwan durante le elezioni</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 23:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra Gori]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 13 gennaio, Taiwan ha eletto il suo nuovo presidente. Il piccolo stato asiatico, la cui autonomia è soltanto parzialmente riconosciuta dalla cosiddetta Cina popolare o continentale, ha scelto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1326" height="876" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-18-01-24-06.25.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine 18-01-24 - 06.25" /></p><p>Lo scorso 13 gennaio, Taiwan ha eletto il suo nuovo presidente. Il piccolo stato asiatico, la cui autonomia è soltanto parzialmente riconosciuta dalla cosiddetta <em>Cina popolare </em>o<em> continentale</em>, ha scelto <strong>William Lai,</strong> pseudonimo anglofono del più complesso Lai Ching-te. Classe 1959, medico prestato alla politica tra le file del <strong>Partito Progressista Democratico (PPD)</strong> e vice della presidente uscente Tsai ing-wen, <mark class='mark mark-yellow'>Lai è stato eletto dai progressisti con un convinto <strong>40% dei voti</strong>, nel corso di una giornata elettorale che lo ha visto battere il Kuomintang nazionalista di Huo Yu-Ih e il giovane Partito Popolare (TTP) del poliziotto Ko Wen-je, costituito nel 2019.</mark></p>
<p>In quella giornata convulsa, ancor più per un Paese dallo status ambiguo come Taiwan, l’atmosfera di attesa l’ha respirata anche <strong>Andrea Filippi, 30 anni,</strong> medico milanese da qualche settimana a<strong> Taichung</strong>. È la terza città del Paese dopo Taipei e Kaohsiung, localizzata <a href="https://www.google.it/maps/place/Taichung,+Distretto+Nord,+Taichung,+Taiwan/@24.3415478,120.2062876,9.05z/data=!4m6!3m5!1s0x34693d65575df2d1:0x8dd494fb51747b0a!8m2!3d24.1631651!4d120.6746691!16s%2Fg%2F11cjtznkvw?entry=ttu">nella regione centro-occidentale dell&#8217;isola</a> principale e raggiungibile in meno di un&#8217;ora con l’alta velocità. Andrea, che si trova lì per svolgere un tirocinio in Chirurgia plastica ricostruttiva al China Medical University Hospital, non è uno dei 750 expat italiani censiti dalla Farnesina. Ma quelle ore non le dimenticherà.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-18-01-24-06.25.jpeg"><img class="alignnone  wp-image-68498" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-18-01-24-06.25-300x198.jpeg" alt="Immagine 18-01-24 - 06.25" width="504" height="332" /></a><img class="alignnone  wp-image-68501" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-20-01-24-02.42-167x300.jpeg" alt="Immagine 20-01-24 - 02.42" width="185" height="332" /></p>
<p><i>I festeggiamenti nelle strade dopo la vittoria di Lai (The New York Times). A destra, Andrea Filippi sotto l&#8217;avveniristica Torre 101 di Taipei</i></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Nei 18mila seggi in cui i taiwanesi hanno espresso la propria preferenza, però, i sondaggi preelettorali, che davano il 32% degli aventi diritto al voto favorevoli al mantenimento dello <em>status quo</em>, non hanno sbagliato e il PPD di Lai ha ottenuto il terzo mandato consecutivo dal 2016.</span></p>
<p><strong>Il 13 gennaio</strong></p>
<p>«Con i colleghi europei chiedevamo informazioni e novità al personale dell’ospedale. Tutti dicevano che avrebbero votato, senza però mai sbilanciarsi sul candidato scelto», inizia a raccontare, ricordando lo spaesamento del primo impatto con la realtà locale. Se in tutto il mondo le elezioni non sono mai un appuntamento qualsiasi, nell’arcipelago asiatico di 150 isole e isolotti, da sempre rivendicato dalla Cina, l’evento diventa una faccenda delicata. <mark class='mark mark-yellow'>Proprio il Dragone, quel giorno, ha tentato di scoraggiare la vittoria autonomista, schierando <strong>sei navi militari e otto jet</strong> intorno al perimetro dei suoi territori</mark>, con il chiaro intento di spingere i cittadini a un voto cauto. <mark class='mark mark-yellow'>Nei 18mila seggi in cui i taiwanesi hanno espresso la propria preferenza, però, i sondaggi preelettorali, che davano il 32% degli aventi diritto al voto favorevoli al mantenimento dello <em>status quo</em>, non hanno sbagliato e il PPD di Lai ha ottenuto il terzo mandato consecutivo dal 2016.</mark> Un fatto inedito nella storia del Paese, abituato a vivere in una situazione ibrida sospesa tra indipendenza e spinte riunificatrici cominciata alla fine degli anni ’40 del secolo scorso. Scoperta dai portoghesi, colonizzata dagli olandesi e poi dai giapponesi, dal 1949 l’ex Formosa è autonoma <em>de facto</em> ma rimane ufficialmente sotto il controllo della Repubblica Popolare cinese, che la definisce “<b>regione di Taiwan</b>”, considerandola una provincia, parte del medesimo orizzonte ideologico-culturale. In quell’anno, i nazionalisti del Kuomintang (o KMT) di <strong>Chiang Kai-Shek</strong> persero la lunga guerra civile con il Partito Comunista di<strong> Mao Zedong</strong> nel continente e si ritirarono a Taipei eleggendo l&#8217;isola a proprio feudo. La dominarono per decenni come Repubblica di Cina, coltivando l&#8217;ambizione di riconquistare il potere nella madrepatria ma continuando comunque a mantenere stretti legami con il governo pechinese, fino alla democratizzazione degli anni &#8217;90. Oggi, TTP, nuova forza politica centrista fondata per coinvolgere anche i più giovani, ne condivide la volontà di apertura al dialogo col gigante asiatico.</p>
<p>«Il modo in cui la Cina risponderà alle scelte fatte dagli elettori di Taiwan sarà un test della possibilità di poter gestire le tensioni fra Washington e Pechino o del procedere verso un ulteriore scontro, o anche un conflitto», aveva dichiarato il presidente cinese XI Jinping nel tradizionale <a href="https://www.youtube.com/watch?v=TEd3CtcL1pU">messaggio di Capodanno alla nazione</a>, definendo le vicine elezioni taiwanesi “una scelta tra guerra e pace”. <mark class='mark mark-yellow'>E nel pomeriggio del 9 gennaio, la tensione aveva raggiunto il picco quando un satellite partito dalla regione dello Sichuan aveva sorvolato i cieli di Taiwan, allertando la Difesa e facendo impazzire i cellulari di 23 milioni di cittadini</mark>, a cui era arrivato un allarme di possibile attacco missilistico. Tra i cellulari che hanno squillato quel giorno c’era anche quello di Andrea: «All’inizio mi sono spaventato ma poi l’ho presa quasi sul ridere<em>», </em>commenta. Dopo le schermaglie, però, il 13 gennaio l’atmosfera era tranquilla compassata come solo i taiwanesi, avvezzi a vivere tra libertà e minaccia costante, sanno essere. E non è sfuggita nemmeno a chi lì ci ha appena messo piede. Andrea: <mark class='mark mark-yellow'>«Sono qui da poco tempo, ma quella mattina mi sono accorto che il clima era stranamente tranquillo. Solo qualche comizio qua e là e piccoli cortei da trenta persone armate di megafono»</mark>. Le sue parole restituiscono la cronaca di una giornata quasi surreale, trascorsa fra le corsie dell’ospedale e i banchi di<em> street food</em> disseminati un po’ ovunque, a scoprire un Paese nell&#8217;ora della verità: «Mentre i taiwanesi erano alle urne, io ho passeggiato per dodici chilometri in giro per la città, da solo. La sera ho incontrato dei colleghi, mi hanno detto che avevano votato e che erano soddisfatti della vittoria dei progressisti. Tra l’altro, erano contenti fosse un medico come loro e come me»<em>.</em></p>
<p>Quella giornata surreale ha visto il candidato vincitore del PPD <strong>attestarsi al primo posto con il 40,2%,</strong> contro il diretto contendente del Kmt, <a href="https://edition.cnn.com/2024/01/13/asia/taiwan-presidential-election-results-intl-hnk/index.html">che si è fermato al 33,49%</a> consensi e il magro<a href="https://edition.cnn.com/2024/01/13/asia/taiwan-presidential-election-results-intl-hnk/index.html"> 26,,45% del TTP. </a>«Abbiamo resistito alle pressioni esterne», ha detto Lai, riferendosi alle intimidazioni cinesi. A trionfare è stata però la partecipazione elettorale dei taiwanesi, con l’affluenza alle urne che ha registrato il dato record del 70,6% degli aventi diritto: circa 19 milioni di cittadini.</p>
<p><strong><img class="alignnone  wp-image-68500" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/WhatsApp-Image-2024-01-16-at-10.47.18-300x128.jpeg" alt="WhatsApp Image 2024-01-16 at 10.47.18" width="534" height="228" /></strong></p>
<p><em>La notifica di allerta missile arrivata sui cellulari di Taiwan lo scorso 9 gennaio</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il nuovo presidente</strong></p>
<p>L’ascesa politica di William Lai si intreccia, come spesso accade, con un vissuto personale difficile. Nefrologo, studi ad Harvard, è partito dal basso, dalla tragedia di un padre minatore, morto nel crollo di una galleria, quando lui era ancora piccolo. È sceso in campo nel 1999, come deputato allo Yuan legislativo (il parlamento taiwanese) e nel 2010 è diventato sindaco di Tainan, facendo della cittadina nel Sud-Ovest indipendentista del Paese la sua roccaforte politica. Nel 2017 la svolta, con la nomina a primo ministro sotto la presidenza di Tsai-ing-wen, sua predecessora, permessa anche dai voti della sua Tainan. Da qui attingerà per scegliere i suoi ministri. Infine, la vicepresidenza dal 2020 al 2024.</p>
<p>William Lai ha voluto commentare il risultato ringraziando il suo popolo<em> «</em>per aver scritto un nuovo capitolo nella nostra democrazia», esprimendo la volontà di salvaguardare il Paese «dalle continue minacce e intimidazioni da parte della Cina», e promettendo la ricerca di una dialettica pacifica con Pechino. <mark class='mark mark-yellow'> A minacciare i suoi propositi e turbare una vittoria annunciata c’è tuttavia la mancanza di una maggioranza parlamentare </mark>. Il PPD stavolta l’ha persa, ritrovandosi con un seggio in meno rispetto ai nazionalisti del KMT, che non l’hanno comunque ottenuta. E se è vero che tra i due litiganti il terzo gode, una situazione simile potrebbe giovare al TPP, forza giovane penalizzata alle urne ma vincitrice di otto seggi su 113, che beneficia del diritto di veto sui provvedimenti e cerca i giusti accordi per fare il grande salto. <mark class='mark mark-yellow'>Il 20 maggio prossimo, Lai si insedierà ufficialmente</mark> ed è quasi scontato che non farà cenno al<strong> Consenso, l’accordo stipulato nel</strong> 1992 tra i rappresentanti del Kuomintang e il Partito comunista cinese per regolare i rapporti Cina-Taiwan secondo la filosofia &#8220;<strong>Una Cina, due sistemi&#8221;</strong>, <a href="https://english.president.gov.tw/News/5621">rigettato da Tsai Ing-wen nel 2019.</a> Lo stesso citato, invece, da Xi nel suo discorso.</p>
<p><strong><img class="alignnone  wp-image-68499" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-18-01-24-06.251-300x204.jpeg" alt="Immagine 18-01-24 - 06.25" width="512" height="348" /></strong></p>
<p><em>Il neoeletto presidente William Lai (The New York Times)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La reazione della Cina e i rapporti con gli Usa</strong></p>
<p>Una volta certa la vittoria autonomista, il disappunto di Pechino non si è fatto attendere. Il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan del governo cinese, Chen Binhua, ha sfruttato il mancato raggiungimento della maggioranza da parte del partito democratico progressista per parlare di «risultati che non rispecchierebbero il volere delle persone», ricordando che il voto anti Cina di Taipei «non impedirà un’inevitabile riunificazione». <mark class='mark mark-yellow'>Riunificazione che il Dragone intenderebbe  concretizzare<strong> nel 2049, in occasione del centenario della nascita della Repubblica popolare</strong>.</mark> Il ministero degli Esteri taiwanese ha reagito invitando il gigante asiatico a «rispettare i risultati delle elezioni, rinunciando alla sua oppressione contro il Paese».</p>
<p>Alla prevedibile stizza di Xi si è contrapposto il plauso dell’<strong>Unione Europea</strong> che, pur non riconoscendo formalmente la Cina nazionalista come Stato, ha lodato l’ampia partecipazione della popolazione al voto e la vittoria democratica. «I nostri sistemi di governo sono basati sul rispetto dei principi democratici, dello stato di diritto e dei diritti umani», ha comunicato la UE in una nota, indirizzata a William Lai. E, poco dopo, sono arrivate anche le <strong>congratulazioni</strong> <strong>del segretario di Stato americano Anthony Blinken</strong> che, nel corso di una telefonata al neoeletto presidente, ha definito Taiwan «una democrazia forte». I complimenti degli Stati Uniti sono stati ancora meno graditi alle autorità cinesi, infastidite dai seppur sporadici incontri tra Usa e Taiwan; come la visita informale di domenica scorsa dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Haley e dell’ex vicesegretario di Stato James Steinberg, per gli incontri postelettorali con Lai e con la presidente uscente Ing-wen. La Cina ha dichiarato di «opporsi a qualsiasi interazione ufficiale con i taiwanesi», spingendo l’<em>American Institute in Taiwan</em> (che aveva collaborato all’organizzazione dell’incontro) a presentare la visita come viaggio «a titolo privato». A mettere una pezza per tentare di preservare i fragili equilibri raggiunti nel corso dell&#8217;<a href="https://www.washingtonpost.com/world/2023/11/15/xi-biden-meet-china-united-states-global-world-order/">ultimo incontro con Xi alla Casa Bianca, lo scorso 15 novembre</a>, ci ha pensato<strong> Joe Biden,</strong> che ha espresso il sostegno americano al neopresidente definendo il rapporto con Taiwan «solido come la roccia e basato su principi bipartisan» e ribadendo al contempo che <mark class='mark mark-yellow'>«gli Stati Uniti non sostengono l’indipendenza del Paese, che non hanno mai riconosciuto come stato indipendente, ma neppure annesso alla Cina»</mark>. Del resto, l&#8217;isola costituisce un nodo critico dei rapporti tra Usa e Cina sin dai tempi della guerra fredda: gli americani la considerano ambiguamente un partner commerciale e sono pronti a difenderne la sicurezza, pur avendola disconosciuta come entità statale indipendente nel 1979 in favore della Repubblica popolare cinese. Otto anni prima, la Repubblica di Cina era stata sostituita da quest&#8217;ultima come rappresentante ufficiale della Cina alle Nazioni Unite, perdendo la legittimità internazionale.</p>
<p>L’arcipelago asiatico è, di fatto, un grande<strong> limbo</strong>, che può esistere solo nella forma ibrida in cui è nato, per tutelare le simmetrie mondiali e la sua stessa sopravvivenza. Gode di una costituzione e un&#8217;identità, di elezioni democratiche e politiche amministrativo-doganali proprie, eppure la sua sovranità è riconosciuta soltanto da una manciata di Paesi nel mondo (tra cui Belize, Guatemala, Paraguay e Haiti). In questo scenario, però, “l’isola che non c’è” conta su una ricchezza strategica: <strong>i microchip</strong>. L’oro del ventunesimo secolo potrebbe permettere a Taiwan di arginare il rischio di eventuali rappresaglie cinesi in vista dell’insediamento e farsi valere: minacciando di aumentare i prezzi delle microcomponenti elettroniche, oggi indispensabili alla tecnologia civile e militare – dagli smartphone all’industria bellica &#8211; anche nella Repubblica popolare, e di rallentarne la produzione. Con il colosso Tmsc, Taiwan detiene insieme alla coreana Samsung il 70% del mercato dei circuiti integrati. Fondamentali per il consolidamento del potere, i semiconduttori sono un altro tema cruciale nella partita tra Cina e Stati Uniti; quest’ultimi, una volta leader nel settore, hanno ceduto il passo ai rivali asiatici ma nel 2019, l’amministrazione Trump ha avviato una nuova strategia di investimenti per tornare ai livelli produttivi di un tempo e prevalere sul mercato orientale. Nel 2022, la successiva presidenza Biden ha poi promulgato il <em><a href="https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/biden-firma-chip-act-investiamo-semiconduttori-usa/AEgwZKsB">Chips and Science Act</a> </em>(che prevede lo stanziamento di 52 miliardi per l&#8217;industria dei microchip e sgravi fiscali alle aziende), consapevole che anche la stessa Cina necessita del contributo occidentale per produrre circuiti di una certa qualità.</p>
<p><strong>Pillole di società taiwanese</strong></p>
<p>La società taiwanese è influenzata dalla sua condizione di incertezza nello scacchiere geopolitico globale, in bilico tra due universi. L’influsso cinese si avverte maggiormente nell’isolamento linguistico della regione, che si registra anche nelle fasce di popolazione più acculturate: «<strong>Taiwan è un altro mondo.</strong> Solo in pochi parlano inglese, quasi tutti non conoscono altro che il cinese. A Taipei qualcuno si trova, ma qui a Taichung nessuno capisce gli stranieri, tendono a risponderti in cinese e spesso si vergognano di non poter comunicare», rivela in proposito Andrea. Poi continua, pensando alla struttura in cui si trova a lavorare: «È uno stato forse un po’ arretrato ma ci sono comunque grattacieli e belle macchine. Non si può certo definirlo un Paese di serie b<em>»</em>. La struttura è un palazzo di venticinque piani che mostra il lato più avanzato dello Stato, dove a curarsi vanno anche malesi e cinesi, sfruttando i benefici offerti da un <strong>sistema</strong> <strong>sanitario universale basato sul modello </strong><em><strong>single-payer</strong>.</em> <mark class='mark mark-yellow'>L’accesso è garantito a tutta la popolazione da un ente pubblico attraverso un sistema di <strong>assicurazione nazionale (NHI)</strong>, basato su un’assistenza capillare che arriva a coprire il 99% della popolazione e costi ragionevoli.</mark></p>
<p>Infine, non dimentica di snocciolare qualche aspetto inedito della sua professione: «La mia disciplina, la chirurgia plastica, è piuttosto complicata e qui l’approccio è diverso rispetto all’Italia: meno basato sull’estetica e più sul recupero delle funzionalità, soprattutto nel settore dei tumori testa-collo di cui io mi occupo. In altre parole, se da noi si punta a far uscire il paziente di casa senza che se ne vergogni, qui l’importante è recuperare la capacità di fare le cose più semplici, come mangiare. Non mi sento di dire che la sanità locale sia più avanti di quella italiana, anzi forse è il contrario. Ma è diversa e i medici come me che vengono qui hanno tanto da poter imparare», conclude.</p>
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		<title>Samsung costruirà il più grande centro di produzione di chip del mondo in Corea del Sud</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 17:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Valori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Chip]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Sud]]></category>
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		<description><![CDATA[I primi segnali si erano intravisti lo scorso gennaio, quando il governo sudcoreano aveva proposto di aumentare dall’8% al 15% l’aliquota di detrazione fiscale per gli investimenti in chip e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Samsung-Hwaseong-Chip-Plant.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="(C) SamMobile" /></p><p>I primi segnali si erano intravisti lo scorso gennaio, quando il <span style="color: #000000;">governo</span> sudcoreano aveva proposto di aumentare dall’8% al 15% l’aliquota di detrazione fiscale per gli investimenti in chip e altre tecnologie strategiche per le grandi aziende. La Corea del Sud, d’altronde, è la sede dei due dei maggiori produttori mondiali di chip di memoria: Samsung Electronics e SK Hynix Inc. <span style="color: #000000;">Ma </span><mark class='mark mark-yellow'>il mercato è dominato anche da altri due attori internazionali, Taiwan Semiconductor Manufacturing e la californiana Intel Corp</mark>. Per questo motivo Seoul ha scelto di allinearsi alle scelte degli Stati Uniti, che negli ultimi tempi hanno rafforzato le industrie nazionali con il <a href="https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2022/08/09/fact-sheet-chips-and-science-act-will-lower-costs-create-jobs-strengthen-supply-chains-and-counter-china/" target="_blank"><strong><em>CHIPS Act</em></strong></a>, offrendo miliardi di dollari per i produttori che decidono di investire nel Paese.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’aiuto arriva dal colosso Samsung, che prevede di destinare 230 miliardi di dollari nei prossimi vent&#8217;anni proprio nella sua madrepatria, con l’obiettivo di sviluppare la più grande base di produzione di chip al mondo.</mark> L’apertura del presidente Yoon Suk Yeol agli investimenti privati, ai sostegni fiscali e ai sussidi per i produttori di high tech ha spinto la grande casa sudcoreana a varare un progetto mastodontico: <mark class='mark mark-yellow'>cinque <span style="color: #000000;">nuove</span> fabbriche di chip, <span style="color: #000000;">che </span>attireranno almeno 150 produttori di materiali, apparecchiature e organizzazioni di ricerca.</mark></p>
<p>L’enorme stabilimento verrà realizzato nell’area metropolitana di Seoul, precisamente nella provincia di Gyeonggi, che è anche la più popolosa della nazione. Ma l’idea di Samsung non si ferma qui: nell’arco di dieci anni, coinvolgendo le unità Display, SDI ed Electro-Mechanics, la multinazionale ha dichiarato di voler investire 60,1 trilioni di won – la moneta sudcoreana – in regioni al di fuori dell&#8217;area metropolitana della capitale per sviluppare <span style="color: #000000;">chip packaging</span>, schermi e <span style="color: #000000;">tecnologia</span> delle batterie.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La partita sui chip si affianca a quella ancora più decisiva sui semiconduttori, fondamentali per il funzionamento dei cellulari e dei principali hardware ad uso militare.</mark> I due avversari sono USA e Cina, con i primi che negli scorsi mesi hanno annunciato che saranno necessarie licenze speciali per esportare chip e strumenti high-tech nel Paese asiatico. Una mossa che desta preoccupazione anche in Corea del Sud, che con Samsung ha ufficialmente iniziato a scardinare l’egemonia tech statunitense.</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://edition.cnn.com/2023/03/15/tech/korea-chips-investment-hnk-intl" target="_blank">Cnn.it</a>.<br />
</strong></p>
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		<title>Cina e Russia: il futuro della disinformazione</title>
		<link>http://www.magzine.it/cina-e-russia-il-futuro-della-disinformazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 16:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Filippo Jacopo Carpani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cina e Russia, legate da un’amicizia “senza limiti” siglata all&#8217;inizio di febbraio 2022 e ora impegnate rispettivamente con la gestione del Covid-19 e con la guerra in Ucraina, sono gli ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1880" height="1160" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/Vladimir_Putin_and_Xi_Jinping_2019-06-05_31.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Wikimedia Commons" /></p><p>Cina e Russia, legate da un’<span style="color: #000000;">amicizia “senza limiti”</span> siglata all&#8217;inizio di febbraio 2022 e ora impegnate rispettivamente con la gestione del Covid-19 e con la guerra in Ucraina, sono gli <mark class='mark mark-yellow'>«attori statali più capaci di sfruttare le campagne di disinformazione come strumento di politica estera», assieme all’Iran.</mark> Lo afferma il <a href="https://thesoufancenter.org/" target="_blank"><strong>Soufan Center</strong></a>, che ha anche citato <mark class='mark mark-yellow'>l’aumento nel numero di Paesi che cercano di acquisire sofisticate capacità di disinformazione e quanto questi sfruttino sempre di più le tecnologie emergenti al fine di manipolare le informazioni.</mark></p>
<p>Sempre secondo il Centro, fondato dall&#8217;esperto di sicurezza nazionale e di antiterrorismo <strong><span style="color: #000000;">Ali Soufan</span></strong>, nel 2022 la Cina ha concentrato le sue campagne di disinformazione su tematiche interne, come il Covid-19, la regione dello <span style="color: #000000;">Xinjiang</span> e Taiwan, ma <mark class='mark mark-yellow'>gli attori sostenuti o allineati al Partito comunista cinese hanno amplificato la narrazione del Cremlino su diversi temi</mark>, come le fake news sui biolaboratori segreti in Ucraina e le accuse agli Stati Uniti di aver causato sia la crisi alimentare globale sia il sabotaggio del Nord Stream. <mark class='mark mark-yellow'>Una campagna, come la definisce l’ambasciatrice Usa presso la Nato Julianne Smith, volta a «denigrare gli Stati Uniti, l’Alleanza atlantica e l’Occidente».</mark></p>
<p>Nel 2023 le autorità del mondo democratico dovranno prestare molta attenzione all’innovazione tecnologica e alle possibilità che essa può dare alle autocrazie di aggirare i tentativi di limitare la loro disinformazione. Il Soufan Center cita il bando dell’Unione europea riguardo ai media statali russi, come <em>Russia Today</em> e <em>Sputnik</em>, e il conseguente blocco, da parte di Meta, di <mark class='mark mark-yellow'>una rete di disinformazione che diffondeva propaganda pro &#8211; Cremlino sull’invasione dell’Ucraina e che operava attraverso account falsi sui social network e siti web di fake news<em>.</em></mark> Secondo gli esperti, l’innovazione tecnologica può favorire campagne di disinformazione più rapide e sofisticate. In particolare, <mark class='mark mark-yellow'>strumenti alimentati dall’intelligenza artificiale, come ChatGPT e OpenAI, potrebbero essere utilizzati per generare articoli, post e informazioni testuali molto rapidamente e con un margine di errore minore rispetto agli esseri umani.</mark></p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://formiche.net/2023/01/trend-2023-disinformazione-soufan-center/" target="_blank">Formiche.net</a>.</strong></p>
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		<title>OFF THE RADAR &#8211; DIECI PEZZI DA NON PERDERE #55</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2022 16:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Ricciarelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Torna Off the Radar, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage internazionali. Ogni settimana, un viaggio diverso intorno al mondo: stavolta andiamo nel &#8220;pericoloso&#8221; Messico con la ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copertina-Off-the-Radar-Pixabay.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Pixabay" /></p><p>Torna <strong>Off the Radar</strong>, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori <strong>longform</strong> e <strong>reportage</strong> internazionali. Ogni settimana, un viaggio diverso intorno al mondo: stavolta andiamo nel &#8220;pericoloso&#8221; Messico con la questione dei crimini rimasti impuniti ai danni di numerosi giornalisti, per poi passare in Irlanda con la vittoria del partito indipendentista Sinn Fein. Ci soffermeremo inoltre sulla guerra: tra Russia e Ucraina, ma anche tra Cina e Taiwan. Parleremo poi di pandemia, raggiungeremo gli Emirati Arabi Uniti per Expo 2020 e faremo infine tappa a Los Angeles, dove i &#8220;puma&#8221; di Santa Monica sono oggi diventati una delle specie a rischio estinzione. Non resta dunque che augurarvi buona lettura.</p>
<p>In <strong>Messico</strong>, il Paese più pericoloso del mondo, i <strong>giornalisti</strong> cercano di sopravvivere. Dal Duemila ad oggi sono stati uccisi 153 giornalisti e l&#8217;85% di questi crimini resta ancora senza soluzione. (<a href="https://www.internazionale.it/reportage/marina-forti/2022/05/05/messico-giornalisti" target="_blank">Internazionale</a>)</p>
<p>Le elezioni in <strong>Irlanda del Nord</strong> hanno decretato la vittoria del <strong>Sinn Fein</strong>: l&#8217;ala politica dell&#8217;esercito repubblicano irlandese che, per la prima volta, avrà la possibilità di esprimere il primo ministro. Cosa potrebbe comportare l&#8217;ascesa al potere del partito indipendentista? (<a href="https://www.theatlantic.com/international/archive/2022/05/sinn-fein-win-northern-ireland-election/629787/" target="_blank">The Atlantic</a>)</p>
<p>&#8220;L&#8217;impressione diffusa è che la <strong>storia nera</strong> sia solo <strong>storia americana</strong>, come se 12 milioni di africani avessero attraversato l&#8217;Atlantico soltanto per il piacere di esporre le contraddizioni nella Dichiarazione d&#8217;Indipendenza&#8221;. Il segreto della grandezza degli Stati Uniti sta forse in quell&#8217;indefessa capacità di autocritica e nel continuo ripensamento della propria storia. Ma non tutta la storia degli americani è storia americana. La storia dei neri giunti in America ha infatti un <strong>percorso autonomo</strong> che non sempre si è sovrapposto a quello degli Usa. (<a href="https://www.newyorker.com/culture/cultural-comment/a-visionary-show-moves-black-history-beyond-borders" target="_blank">New Yorker</a>)</p>
<p>La Cina è vicina, a tal punto che gli abitanti di Taipei &#8220;drizzano le antenne&#8221; perché temono un&#8217;invasione da Pechino simile a quella avvenuta in Ucraina da parte dei russi. Le situazioni geopolitiche che legano <strong>Taiwan</strong> alla <strong>Cina</strong> e l&#8217;Ucraina alla Russia sono infatti spaventosamente simili e tracciarne un parallelo non è soltanto un riflesso condizionato. La paura della guerra è un &#8220;contagio&#8221; che colpisce un chirurgo mente impara a suturare ferite, ma anche i leader nazionalisti allarmati e le nuove generazioni pronte ad imbracciare le armi per difendersi. (<a href="https://www.theatlantic.com/international/archive/2022/05/defend-taiwan-democracy-china-threat/629782/%20" target="_blank">The Atlantic</a>)</p>
<p><strong>Arte.TV</strong> ci permette di entrare nelle <strong>case degli ucraini</strong> in guerra, raccontandoci le loro storie. Attraverso alcuni episodi, approfondisce così il lavoro del giornalista in tempo di guerra. (<a href="https://www.arte.tv/it/videos/RC-022260/ucraina-la-guerra-vista-dall-interno/%20" target="_blank">Arte.TV</a>)</p>
<p>Il <strong>disturbo da stress post-traumatico</strong> è uno dei problemi più importanti che un giornalista di guerra, rientrato dal fronte, deve affrontare: <strong>Fergal Keane</strong>, giornalista della BBC al fronte in Ucraina, spiega come ha gestito il problema e come ha cercato di uscirne. (<a href="https://www.bbc.com/news/world-61350174" target="_blank">BBC</a>)</p>
<p>Scene di <strong>maternità</strong> durante il lockdown da Covid-19. Fotografie di donne e madri stanche, stressate. Una narrazione insolita che racconta la <strong>vita vera</strong>: fatta di amore e gioia, ma anche di stress. (<a href="https://www.nationalgeographic.com/culture/article/stress-love-joy-what-mothers-photographed-during-the-pandemic" target="_blank">National Geographic</a>)</p>
<p>A causa della <strong>pandemia</strong>, il tasso di adolescenti con <strong>tendenze suicide</strong> è ulteriormente aumentato. In America, gli ospedali psichiatrici sono a corto di fondi e i ragazzi costretti ad aspettare le cure nelle Emergency Rooms. (<a href="https://www.nytimes.com/2022/05/08/health/emergency-rooms-teen-mental-health.html%20" target="_blank">The New York Times</a>)</p>
<p><strong>Expo 2020</strong>, posticipato di un anno per via del Covid-19, ha permesso agli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> di ostentare tutta la loro ricchezza e tecnologia. Mentre però i milionari del mondo stipulano i loro affari, i <strong>lavoratori immigrati</strong> sono invece sottopagati e senza diritti. (<a href="https://www.ilreportage.eu/2022/05/dubai-la-citta-baraccone-dai-due-volti-quello-dei-turisti-e-quello-degli-schiavi-testo-e-foto-di-filippo-venturi/" target="_blank">Il Reportage</a>)</p>
<p>A <strong>Los Angeles</strong>, tra i monti di Santa Monica, vivono una dozzina di <strong>leoni di montagna</strong> a rischio estinzione. Negli ultimi anni questi grandi felini, a causa della <strong>frammentazione dell&#8217;habitat</strong> dovuta alla costruzione di strade e autostrade, stanno infatti perdendo tutta la loro diversità genetica. Senza i cosiddetti &#8220;corridoi della fauna selvatica&#8221; è probabile che i &#8220;puma&#8221; di Los Angeles, nei prossimi decenni, si estingueranno localmente. Cosa possiamo fare? (<a href="https://www.nationalgeographic.com/animals/article/los-angeles-mountain-lions-becoming-inbred" target="_blank">National Geographic</a>)</p>
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