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	<title>magzine &#187; Svezia</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Turchia-Svezia, dispute diplomatiche per un posto nella Nato</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 20:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Brucerò una copia del Corano ogni settimana, fino a quando la Svezia non entrerà a far parte della Nato”. Sono queste le parole di Rasmus Paludan, politico e attivista dell’estrema ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="960" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/foto-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte foto: Reuters" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>“Brucerò una copia del Corano ogni settimana, fino a quando la Svezia non entrerà a far parte della Nato”</mark>. Sono queste le parole di <strong>Rasmus Paludan</strong>, politico e attivista dell’estrema destra svedese che ha già dato fuoco a due copie del libro sacro islamico: la prima davanti all’ambasciata turca di Stoccolma, la seconda davanti a quella di Copenaghen. Un’azione che ha scatenato l’ira del mondo musulmano. <mark class='mark mark-yellow'>Alla base del gesto c’è una critica alla <strong>Turchia</strong>, l’unico Paese che si oppone all’ingresso della <strong>Svezia</strong> nella <strong>Nato</strong>. Questa protesta rischia di costare a Stoccolma il via libera di Ankara per entrare nell’Alleanza atlantica.</mark> Il Presidente turco <strong>Erdogan</strong> lo ha confermato: “Non avremo più nessuna tolleranza verso i responsabili di quanto accaduto davanti alle nostre ambasciate, anche rispetto al loro ingresso nell&#8217;Alleanza atlantica. I membri di queste organizzazioni terroristiche sono liberi di girare per le vostre strade. Ora voi non vi potete aspettare la nostra approvazione per la vostra adesione alla Nato”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La Turchia è l&#8217;unico Paese che si oppone all&#8217;ingresso della Svezia nella Nato. Ankara accusa Stoccolma di proteggere i membri del PKK </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il braccio di ferro tra i due Paesi continua da mesi. La Turchia sostiene che la Svezia protegga i membri del <strong>PKK</strong>, ospitandoli nel proprio territorio. Il PKK è il partito dei lavoratori del Kurdistan, ritenuto da Ankara un’organizzazione terroristica, composta da curdi, e nata in Turchia a fine anni Settanta. Lo scorso giugno i <strong>ministri degli Esteri </strong>di<strong> Finlandia, Svezia </strong>e<strong> Turchia</strong> hanno firmato un memorandum d’intesa</mark>, in cui Ankara ha garantito ai due Paesi scandinavi il sostegno al loro ingresso nella Nato ma, in risposta, ha chiesto la cessazione dell’embargo sugli armamenti e l’estradizione da Svezia e Finlandia di diversi curdi, accusati di essere simpatizzanti o militanti di movimenti curdi classificati come “terroristi” dai turchi, come nel caso del PKK. A dicembre è stato estradato uno dei suoi membri, condannato in patria a sei anni di carcere, che era fuggito in Svezia nel 2015: alla fine la sua richiesta di asilo è stata respinta e l’uomo è stato riportato in Turchia.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La Turchia si trova in una posizione strategica, a metà tra Europa e Medio Oriente. Da anni ambisce a entrare nell’<strong>Unione europea</strong>, ma non sta facendo abbastanza per diventarne effettivamente un membro.</mark> Nell’ultimo anno sta provando a svolgere il ruolo di mediatore per la guerra in Ucraina, dato che il presidente turco Erdogan è in buoni rapporti con Putin. Ankara ha stretto accordi con l’Ue soprattutto per quanto riguarda i flussi migratori. Non sono però mancate le tensioni.</p>
<p>Le attività illegali di esplorazione energetica e di trivellazione nel bacino del Mediterraneo orientale hanno creato preoccupazione, oltre alle varie violazioni dello spazio aereo della Grecia e delle acque territoriali di competenza greca e cipriota. Il <strong>Parlamento europeo</strong> ha condannato le azioni della Turchia nella zona economica esclusiva della <strong>Grecia</strong> e di <strong>Cipro</strong>. Il territorio settentrionale dell’isola è infatti occupato dalla Turchia dal 1974 ed è riconosciuto solo da loro. Inoltre, in seguito alla scoperta delle riserve di gas naturale nel Mediterraneo orientale, Ankara ha utilizzato il proprio esercito per entrare illegalmente nelle acque territoriali e nello spazio aereo dei paesi vicini, portando avanti le operazioni di trivellazione.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La Turchia si trova in una posizione strategica, a metà tra Europa e Medio Oriente. Da anni ambisce a entrare nell’Unione europea. Ora sta provando a fare da mediatore per la guerra in Ucraina </span></p>
<p>Con <strong>Nicolò Rascaglia</strong>, ricercatore di <em>Geopolitica.info</em>, abbiamo analizzato la situazione della disputa tra Turchia e Svezia sul possibile ingresso del Paese scandinavo all’interno della Nato.</p>
<p><strong>Come mai la Turchia si oppone all’ingresso della Svezia nella Nato? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il problema principale tra i due Paesi riguarda la questione curda.</mark> La Turchia accusa la Svezia di ospitare al suo interno una serie di membri accusati da Ankara di essere parte del PKK. Ankara e Stoccolma hanno firmato alcuni mesi fa, insieme alla Finlandia, un memorandum in cui la Svezia si impegnava a combattere la presenza di miliziani del PKK all’interno dei propri confini e ad estradarli in Turchia. Questo in cambio dell’assenso turco ad accettare la Svezia all’interno della Nato.</p>
<p><strong>Cosa è cambiato da questo accordo? </strong></p>
<p>Negli ultimi mesi sono nati nuovi problemi, in particolare la decisione della corte svedese di limitare o addirittura bloccare alcune estradizioni, come nel caso di Bülent Keneş, giornalista turco rifugiato da anni in Svezia: per Ankara è un membro del PKK. Negli ultimi giorni c’è stato poi un altro episodio che ha alimentato le tensioni: il Corano bruciato davanti all’ambasciata turca a Stoccolma. Il gesto ha fatto tornare nel dibattito pubblico turco il tema dell’islamofobia. Il Presidente della Turchia Erdogan ne ha approfittato per ribadire nuovamente la sua contrarietà all’ingresso della Svezia nella Nato.</p>
<p><strong>La Turchia rischia di minare la stabilità occidentale? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Oggi la Turchia si trova in una situazione particolarmente complicata perché da un lato è un membro Nato, il che comporta una serie di accordi con l’Occidente, dall’altro invece ha dovuto reinventare il proprio ruolo a livello internazionale, iniziando a dialogare con la Russia.</mark> La reticenza turca nei confronti della Svezia è un tassello che rischia di minare la stabilità della Nato. Certo è che Ankara, osservando anche la sua posizione geografica, deve necessariamente dialogare con Mosca per questioni di stabilità economica e politica. Erdogan, in questo momento, sta provando a destreggiarsi tra l’appartenenza alla Nato, di cui è membro storico, e il mantenimento di buone relazioni con la Russia.</p>
<p><strong>Cosa vuole ottenere la Turchia? </strong></p>
<p>Probabilmente una serie di vantaggi economici e finanziari, soprattutto da parte degli Stati Uniti. <mark class='mark mark-yellow'>Il fatto che la Turchia abbia l’ultima voce in capitolo sull’ingresso della Svezia nella Nato apre una serie di possibilità per Ankara.</mark> Per prima cosa, la possibilità di modernizzare il proprio arsenale e la propria aviazione. Qualche anno fa sono stati espulsi dal programma F35 degli Usa perché avevano accettato di acquistare e schierare il sistema missilistico russo S400. Questa decisione ha lasciato la Turchia con un vuoto per quanto riguarda l’approvvigionamento tecnologico: dare l’assenso all’ingresso svedese nella Nato potrebbe essere una pedina di scambio in una trattativa per l’acquisto di F16 o F35, utili a modernizzare la flotta turca. <mark class='mark mark-yellow'>Tra l’altro la Turchia sta cercando di stringere accordi militari con altri Paesi membri dell’Alleanza atlantica come il Regno Unito</mark>, provando a superare l’impasse con gli Stati Uniti. Ci sono, però, molti senatori americani che si oppongono alla decisione di inviare armi o stringere accordi militari con Ankara, che sta avendo un’involuzione sempre più orientata all’autoritarismo.</p>
<p><strong>Quanto è probabile l’ingresso della Svezia nella Nato? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Finché il Parlamento turco si dirà contrario, difficilmente la Svezia potrà entrare. È molto più facile un assenso nei confronti della Finlandia, che ha fatto domanda insieme alla Svezia. Qualora Erdogan dovesse perdere le elezioni del prossimo maggio, allora si potrebbero aprire nuove possibilità perché la situazione diplomatica potrebbe cambiare. L’impressione è che Stoccolma prima o poi diventerà un membro Nato, gli Stati Uniti potrebbero fare pressioni, cedendo magari su alcuni dossier.</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Finlandia e Svezia nella Nato, la Turchia frena</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2022 09:07:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Fisichella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La neutralità ad Helsinki e Stoccolma potrebbe non essere più di casa e l’ingresso nella Nato si avvicina sempre di più. In Svezia si attende l’esito della riunione straordinaria convocata per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/52001819843_ddc30eaae8_k.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Flickr
Autore: Anne Sjöholm / valtioneuvoston kanslia" /></p><p>La neutralità ad <strong>Helsinki</strong> e <strong>Stoccolma</strong> potrebbe non essere più di casa e l’ingresso nella <strong>Nato</strong> si avvicina sempre di più. In <strong>Svezia</strong> si attende l’esito della riunione straordinaria convocata per oggi, 16 maggio, che dovrebbe deciderne il destino. In <strong>Finlandia</strong>, dopo il comunicato stampa del primo ministro <strong>Sanna Marin</strong> e del presidente <strong>Sauli Niinistö</strong> del 12 maggio che parla di domanda di adesione da porre “senza indugio”, il cammino sembra già tracciato e si aspetta l’approvazione del Parlamento. E&#8217; una presa di posizione netta da parte del governo e appoggiata dai finlandesi ma che infastidisce Mosca da un parte con Putin che definisce la scelta potenziale &#8220;un errore&#8221; e che, rispetto alla Nato, ha visto il freno della Turchia, perplessa a causa delle posizioni favorevoli di Finlandia e Turchia verso il PKK, il partito curdo turco definito da Ankara &#8220;terrorista&#8221;.</p>
<p><strong>Massimo De Leonardis</strong>, <strong>docente di Storia dei trattati e politica internazionale all&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</strong>, evidenzia come i finnici sostengano la nuova direzione intrapresa dai piani alti alla luce degli avvenimenti in <strong>Ucraina</strong>. <mark class='mark mark-yellow'> “Prima dell’invasione russa dell’Ucraina solo circa il 26% dell’opinione pubblica era favorevole all’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica. Sembra che questa percentuale sia salita intorno al 70/75%”. </mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Secondo il docente di Storia dei trattati politici Massimo De Leonardis, &#8220;prima dell’invasione russa dell’Ucraina solo circa il 26% dell’opinione pubblica era favorevole all’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica. Sembra che questa percentuale sia salita intorno al 70/75%&#8221;. </span></p>
<p>Per i finnici, l’intenzione di allinearsi ha già avuto la prima ripercussione: lo stop alle forniture elettriche da parte della Russia a partire dal 14 maggio. <strong>Rao Nordic Oy</strong>, la compagnia di proprietà della società con sede a Mosca <strong>InterRao</strong>, sostiene di non aver ricevuto quanto pattuito per importare l’energia russa sul suolo finlandese. Il fabbisogno del Paese scandinavo è coperto dalla Russia solo per il dieci per cento. Una lacuna che ritiene di poter colmare con l’aiuto della <strong>Svezia</strong> e con le proprie centrali che produrrebbero di più.</p>
<p>Nel concreto, la risposta della Federazione russa è arrivata quindi attraverso una limitazione di tipo economico: il <strong>Cremlino</strong> non ha reagito dal punto di vista militare. Con un riferimento storico, il professor <strong>De Leonardis</strong> respinge l’ipotesi di una vera e propria aggressione russa alla Finlandia: <mark class='mark mark-yellow'> “Naturalmente si spera che si resti nel campo del dispiegamento di nuovi sistemi d’arma vicino al confine finlandese e che non si vada ovviamente oltre </mark>. Nel 1939 l’<strong>Unione Sovietica</strong> aveva attaccato la <strong>Finlandia</strong>. La cosiddetta <strong>Guerra d’inverno</strong> durò circa due mesi. L’Urss trovò molto filo da torcere da parte della Finlandia che aveva e che ha tutt’oggi un ottimo esercito”.</p>
<p><strong>De Leonardis</strong> sostiene che, data l’attuale situazione, Stoccolma potrebbe seguire i passi della vicina di casa. “Il caso della <strong>Svezia</strong> è storicamente molto diverso. Nel Seicento e nel Settecento è stata tra i principali nemici dell’allora Russia zarista. Dopo l’epoca napoleonica, dopo il 1815, ha adottato una politica di neutralità che ha mantenuto fino ad oggi”.</p>
<p>Per il ricercatore<strong> </strong>in <strong>Storia delle Relazioni Internazionali dell</strong>&#8216;<strong>Università Cattolica </strong><strong>Davide Borsani, <em>Associate Research Fellow </em>dell&#8217;Ispi </strong>“gli svedesi, nel momento in cui vedono nell’Alleanza Atlantica sia la Norvegia che la Finlandia, resterebbero l’unico Paese fuori da essa. E a quel punto sarebbero inclini a seguire tutta la Scandinavia con i rischi che questo comporta, anzitutto sul lungo periodo”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per il ricercatore Davide Borsani &#8220;gli svedesi nel momento in cui vedono nell’Alleanza Atlantica sia la Norvegia che la Finlandia, resterebbero l’unico Paese fuori. E a quel punto sarebbero inclini a seguire tutta la Scandinavia con i rischi che questo comporta anzitutto nel lungo periodo&#8221; </span></p>
<p><strong>Borsani</strong> ritiene che <strong>Finlandia</strong> e <strong>Svezia</strong> hanno davanti un processo breve: “I due Paesi hanno già una forma di integrazione con la <strong>Nato</strong>, ad esempio erano membri di alcuni partenariati, quindi c’è già un livello di interoperabilità dal punto di vista militare con i Paesi dell’Alleanza. <mark class='mark mark-yellow'>Sono due democrazie consolidate con valori liberali, un’identità democratica anche questa consolidata e quindi dal punto di vista politico non pongono alcun tipo di problemi&#8221;. </mark></p>
<p>Le richieste di adesione alla Nato dei due angoli di Scandinavia sembrano avvicinarsi sempre di più e <strong>De Leonardis</strong> spiega che i parametri per entrare nell’Alleanza Atlantica non sono particolarmente stringenti. “Tra i criteri principali vi è il controllo delle forze armate da parte del potere politico e il non avere contenziosi territoriali con Paesi vicini. Negli anni Novanta l’Ungheria aveva un contenzioso riguardo alla Transilvania con la Romania che è stato risolto attraverso un trattato tra le due nazioni prima che gli ungheresi potessero aderire nel 1999. Questo spiega anche perché l’adesione dell’Ucraina, a prescindere da ogni altra considerazione, è estremamente difficile”.</p>
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		<title>Aftonbladet, alle breaking sul Covid-19 ci pensa un bot</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 13:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/covid-19-4938932_1920.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="covid-19-4938932_1920" /></p><p>Il gruppo editoriale <strong>Aftonbladet</strong>, per bruciare sul tempo i suoi competitor nel dare le ultime notizie sulla diffusione del Coronavirus in Svezia e nel mondo, ha scelto di affidarsi a un<strong> text Bot</strong> che consente di poter coprire tutte le storie legate alla pandemia, e di farlo in tempo reale.</p>
<p>In questo modo, l&#8217;editore punta a creare un maggiore coinvolgimento per i lettori grazie a news esclusive, oltre che complete, pubblicate durante l&#8217;intera giornata. Si tratta di <strong>Corona Watch</strong>, feed che pubblicano tutte le storie sulla crisi sanitaria in un unico posto. Secondo l&#8217;amministratore delegato di Aftonbladet <strong>Michael Poromaa</strong>, questo ha risolto il problema di fare un refresh su tutti e 21 i siti delle autorità sanitarie regionali svedesi ogni secondo, cosa che a un redattore in carne ed ossa difficilmente riuscirebbe. Naturalmente, questo permette al giornale svedese di avere ogni nuova notizia prima delle testate concorrenti.</p>
<p>Corona Watch ha generato 158 notifiche nella sua prima settimana di utilizzo, con una parallela crescita delle fonti, passate da quattro a venti. Il text bot è stato sviluppato dalla società tecnologica svedese <strong>United Robots</strong> che crea software che sfruttano l&#8217;intelligenza artificiale per generare contenuti di tipo giornalistico.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Continua a leggere l&#8217;articolo su<a href="https://www.journalism.co.uk/news/swedish-aftonbladet-uses-automation-to-outpace-competitors-with-its-covid-19-news-coverage/s2/a753239/"> Journalism.co.uk</a></strong></p>
<pre></pre>
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