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	<title>magzine &#187; siccità</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Agricoltura a secco e acqua razionata: la Sicilia nella morsa della siccità</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 15:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Simbolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Mondiale dell'Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[«La Sicilia è l’unica regione d’Italia e tra le poche d’Europa in zona rossa per carenza di risorse idriche», si legge in un comunicato stampa a firma della Regione Siciliana ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/WhatsApp-Image-2024-03-21-at-17.30.44.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="invaso-dirillo-sicilia" /></p><p>«La <strong>Sicilia</strong> è l’unica regione d’Italia e tra le poche d’Europa in zona rossa per carenza di risorse idriche», si legge <a href="http://https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/siccita-dichiarato-stato-calamita-naturale-tutto-territorio-siciliano">in un comunicato stampa a firma della Regione Siciliana del 9 febbraio scorso </a>in cui veniva dichiarato, per l’intero territorio isolano, «lo stato di calamità naturale da <strong>siccità</strong> severa», con riferimento soprattutto all’agricoltura e all’allevamento.<span class="Apple-converted-space">  </span></p>
<p>Nei giorni scorsi, si è aggiunto <a href="http://https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/siccita-dichiarato-stato-crisi-idrico-sei-province-santoro-nuovo-commissario">un nuovo comunicato della Regione </a>che ha diramato «lo stato di crisi e di emergenza nel settore idrico potabile fino al 31 dicembre» per sei province su nove: Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo e Trapani. La Regione ha inoltre nominato il dirigente Leonardo Santoro come commissario delegato per fronteggiare l’emergenza idrica. <mark class='mark mark-yellow'> In conseguenza di ciò, i provvedimenti potrebbero essere drastici ancor prima dell’arrivo della stagione estiva: in alcuni Comuni, specie nelle province centro-occidentali, <a href="http://https://www.ilsole24ore.com/art/e-crisi-idrica-sicilia-acqua-razionata-un-milione-cittadini-AFlp2H3C?refresh_ce=1">sono già in atto da gennaio razionamenti nella distribuzione dell’acqua potabile</a>. </mark></p>
<p>La carenza di acqua che si sta registrando in Sicilia ha cause molteplici. Innanzitutto, nell’anno appena trascorso, è piovuto molto meno rispetto alla media su lungo periodo: lo conferma <a href="http://https://www.regione.sicilia.it/sites/default/files/2024-02/1_Report_siccita%27_2023_24012024_v4.pdf">il “Report Siccità” della Regione</a>, secondo cui, nel 2023, sono caduti circa 200 mm di pioggia in meno rispetto alla media degli anni 1980-2023, pari a 750 mm. <span class='quote quote-left header-font'> Il dato regionale dello scorso anno – circa 550 mm di pioggia caduta sulla Sicilia – fa del 2023 il quarto anno consecutivo in cui la precipitazione media annuale è al di sotto della soglia. </span>.</p>
<p>Scorrendo il <i>report</i>, balzano agli occhi alcuni dati allarmanti: luglio 2023 è stato un mese praticamente asciutto, mentre ad ottobre si sono registrati appena 5 mm di pioggia. Precipitazioni eccezionali si sono invece registrate in mesi come febbraio e maggio 2023: se da un lato questi fenomeni hanno contribuito ad alzare la quantità di pioggia annuale caduta rispetto al 2022, dall’altro <a href="http://https://www.fanpage.it/attualita/maltempo-in-sicilia-campi-allagati-dopo-il-ciclone-helios-non-ce-manutenzione-per-i-fiumi/">hanno causato danni, specie nell’area sud-orientale dell’isola</a>, a numerosi settori produttivi, tra cui l’agricoltura.</p>
<p>«Ormai è sempre più comune l&#8217;alternanza tra siccità e inondazioni», raccontano <strong>Flavia e Renata Coppoletta, giovani proprietarie di un&#8217;azienda agricola dell&#8217;entroterra siciliano che produce e commercia agrumi</strong>. «Quest’anno il disagio principale che abbiamo avuto è stata la pezzatura mignon degli agrumi, perché con la povertà di acqua i frutti non sono ingrossati», spiegano. Nonostante la produzione e il relativo commercio – seppur di un prodotto diverso – non si siano fermati, la scarsità idrica attuale getta non poche ombre sul futuro: «Se la situazione dovesse continuare, dovremmo optare per altri tipi di coltivazione. O addirittura, dovremmo riconvertire l’azienda, perché senza acqua l’agricoltura non può esistere». Scenari drastici a parte, Renata – che oltre ad essere un&#8217;imprenditrice è anche un&#8217;agronoma – prospetta potenziali soluzioni alternative a lungo termine: «Una di queste sarebbe integrare nei giardini già esistenti <em>portinnesti</em> di agrumi più resistenti allo stress idrico. Oppure, utilizzare la <em>pacciamatura</em>, ricoprendo i terreni con strati di materiale che non fanno evaporare l&#8217;acqua. <mark class='mark mark-yellow'> Sono soluzioni che esistono, ma alla portata di aziende che hanno un guadagno che compensa gli ingenti costi di produzione e di gestione che sono stati sostenuti». </mark></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/WhatsApp-Image-2024-03-21-at-22.23.28.jpeg"><img class="alignnone wp-image-71776 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/WhatsApp-Image-2024-03-21-at-22.23.28-1024x576.jpeg" alt="WhatsApp Image 2024-03-21 at 22.23.28" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>«La situazione è preoccupante da un po’ di anni a causa dei cambiamenti climatici – spiega invece <strong>Salvatore Grosso, imprenditore agricolo e vicepresidente della C.I.A. Sicilia orientale</strong> – ma quest’anno è drammatica perché da un anno non piove e tutti i comparti sono compromessi, dagli agrumi ai cereali». L’associazione si sta mobilitando in questi giorni per ottenere un confronto con l’Assessore regionale all’agricoltura: <mark class='mark mark-yellow'> «Non basta un commissario all’emergenza – continua Grosso –. Serve un piano strategico regionale urgente per affrontare la situazione, insieme ad una programmazione a medio-lungo termine, che coinvolga le organizzazioni di categoria». </mark></p>
<p>Piove, ma solo sul bagnato, è il caso di dire. In questi giorni, infatti, <a href="http://https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2024/03/calarco-mineo-tgr-14-bollette-agricoltura-19-03-24mxf-e4d79f43-dc77-4968-9ef9-17f5867e1115.html">gli agrumicoltori della Piana di Catania stanno ricevendo esose cartelle esattoriali</a> nei quali i consorzi di bonifica chiedono il saldo delle spese di gestione e manutenzione degli impianti idrici. I problemi denunciati non riguardano soltanto il reperimento dell’acqua. Una volta esaurita quella dei pozzi, gli agricoltori si affidano ai vari consorzi di bonifica dislocati sul territorio, che forniscono l’acqua raccolta perlopiù negli invasi artificiali. <span class='quote quote-left header-font'> Nelle dighe subentrano altri problemi a carattere strutturale: l’ostruzione dei canali, le reti colabrodo, gli elevati costi di elettricità e/o carburanti per il prelievo dell’acqua. </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per le dighe siciliane, il problema principale rimane la disponibilità di acqua. A monitorarne il livello, sono i report mensili a cura dell’<i>Autorità di bacino del distretto idrografico Sicilia</i>.<a href="http://https://www.regione.sicilia.it/sites/default/files/2024-03/1__2024.03.01_A_Tabella_volumi_invasi_0.pdf"> Stando alle rilevazioni per il mese di marzo 2024</a>, preoccupa la situazione di alcuni invasi. </mark> Nel <b>Lago Fanaco</b>, nella Sicilia centro-occidentale, la quantità di acqua della diga continua a scendere in maniera preoccupante, attestandosi a poco più di 1 milione e mezzo di metri cubi (su una capacità massima di invaso di circa 20 Mmc). Sempre nel palermitano – ma in territorio di Caccamo – <b> </b>la disponibilità di acqua della <strong>diga Rosamarina</strong> si è ridotta di 20 milioni di metri cubi tra marzo 2023 e marzo 2024: la quantità di acqua attuale si attesta oggi sui 21 Mmc, mentre la capacità massima della diga sarebbe di 100 Mmc.</p>
<p>Vista la situazione generale, <a href="http://https://palermo.repubblica.it/politica/2024/03/10/news/siccita_in_sicilia_la_regione_punta_sui_depuratori_di_acque_reflue_per_le_campagne-422283818/">il Governo Regionale starebbe valutando di ricorrere ad alcune soluzioni alternative</a>: dai dissalatori – già impiegati nell’isola in passato – ad impianti di depurazione delle acque reflue. Nell’attesa, gli occhi di molti siciliani continuano ad essere rivolti al cielo. Sperando che piova.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;ACQUA NEI PIANI DEL GOVERNO MELONI</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 15:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Mondiale dell'Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Italia deve contrastare la crisi idrica. Alluvioni e inondazioni (cinque, tra maggio e novembre 2023) e siccità (lo scorso anno è stato il più caldo di sempre) hanno indebolito il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3031" height="2202" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/DSC2376_0.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Roma, 04/11/2022 - Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri n. 3. Foto: Presidenza del Consiglio dei Ministri" /></p><p>L’Italia deve contrastare la <strong>crisi idrica</strong>. Alluvioni e inondazioni (<strong>cinque,</strong> tra maggio e novembre <strong>2023</strong>) e siccità (lo scorso anno è stato il più caldo di sempre) hanno indebolito il sistema idrico nazionale, che presenta falle ataviche. Per arginarne le ripercussioni negative nei vari settori (su tutti, l’agricolo), il <strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (PNRR) – ereditato dai due esecutivi precedenti (Conte II; Draghi) e ritoccato dopo l’insediamento un anno e mezzo fa – e la <strong>“cabina di regia per la crisi idrica”</strong> – <a href="https://www.governo.it/it/articolo/crisi-idrica-la-prima-riunione-della-cabina-di-regia/22543">riunitasi la prima volta in maggio</a> – sono gli strumenti dei quali si è dotato il <strong>governo Meloni</strong>.</p>
<p>La principale nota dolente è la carenza di impianti moderni, come dighe, acquedotti e fognature. Migliorerebbero sia il rifornimento, sia la depurazione dell’acqua (dal <strong>2017</strong>, il Paese è sotto <a href="https://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2021/004-21/le-procedure-di-infrazione-europea-a-carico-dellitalia-in-materia-di-acque/?searchterm=None">procedura d’infrazione</a> da parte della Commissione Europea); ne ridurrebbero la dispersione (è, soprattutto, interna agli acquedotti), che costringono a prelevarne di più in confronto alla maggior parte dei membri dell’Unione Europea, secondo l’<a href="https://www.istat.it/it/files/2021/03/Report-Giornata-mondiale-acqua.pdf#page=6">ISTAT</a>. «Fino allo scorso decennio, il problema era dotare alcune regioni del Mezzogiorno di rete di depuratori; oggi, la scarsità di acqua affligge anche le regioni del Nord, pianura e Prealpi, dove prima la preoccupazione era gestirne l’abbondanza: falde sempre più alte, frane e smottamenti», illustra, a <em>Magzine</em>, <strong>Donato Berardi</strong>, direttore del Laboratorio sui servizi pubblici locali e responsabile degli studi su prezzi e tariffe di REF Ricerche.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il PNRR ha come obiettivo modernizzare impianti idrici come dighe, acquedotti e fognature per evitare la dispersione dell&#8217;acqua, cruciale durante i periodi di siccità: alle risorse idriche sono stati destinati 3.9 miliardi di euro e il 60% delle opere dovranno essere realizzate al Sud</span></p>
<p>Costruzione, rafforzamento e aggiornamento di opere idriche sono inclusi nella seconda missione del PNRR. Sono stati destinati, sugli oltre<strong> 190 miliardi di euro</strong> del Piano, <strong>3.9 miliardi di euro</strong>: col<strong> 60%</strong> dovranno essere realizzate al Sud. I progetti, poco meno di duecento, riguarderanno – si legge nel <a href="https://mit.gov.it/comunicazione/news/infrastrutture-idriche-miliardi-pnrr-renderle-efficienti-sicure-resilienti">rapporto</a> dell’Unità di Missione PNRR del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili – <em>potenziamento delle infrastrutture</em> <strong>(44%)</strong>, <em>adeguamento delle esistenti</em> <strong>(41%) </strong>e la loro <em>messa in sicurezza</em> <strong>(10%)</strong>, <em>realizzazione o potenziamento del volume degli invasi</em> <strong>(5%)</strong>.</p>
<p>Però, a rallentare il programma, le <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=6827c096-0004-4933-8a10-ddde3392ee7e">segnalazioni</a> della Corte dei Conti: ha analizzato le proposte riportate nelle sezioni “Tutela del territorio e della risorsa idrica” e “Agricoltura sostenibile ed economia circolare” e ravvisato criticità che ne pongono a rischio <strong>124</strong>. La ragione, che potrebbe complicare il rispetto delle scadenze imposte dalla Commissione Europea <strong>(marzo-giugno 2026)</strong> per la loro costruzione, è «una selezione non ottimale, se non frettolosa per diversi aspetti, come mostra attualmente la necessità di escludere alcune opere nonché la presa d’atto della mancata copertura finanziaria in relazione ad altri progetti».</p>
<p>Le risorse, però, sono poche. Lo sostengono sia l’<a href="https://ance.it/2023/05/dl-siccita-ance-42-di-perdite-di-acqua-mancano-82-mld-di-investimenti-in-reti-idriche-velocizzare-gli-interventi-e-semplificare-procedure-prima-delle-gare/">Associazione nazionale costruttori edili (ANCE)</a>, secondo la quale l’investimento sarebbe dovuto essere di almeno <strong>13.3 miliardi (-8.2)</strong>, sia Berardi, che cita uno studio dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA), per la quale sarebbero necessari almeno <strong>dieci miliardi</strong>: «Visti da questa prospettiva, pur riconoscendo carenze e colli di bottiglia presenti nella macchina amministrativa ed esecutiva che ci costano centinaia di milioni all’anno di sanzioni per il mancato rispetto delle direttive UE dei primi anni Novanta, i 4 miliardi nel PNRR, che riguardano semplificazione, rafforzamento delle istituzioni pubbliche che si occupano di acqua e opere idriche, apporto di tecnici e competenze per progettazione ed esecuzione delle opere, sono ampiamente insufficienti».</p>
<p>Ha vita più recente, invece, la “cabina di regia per la crisi idrica”, istituita dal decreto-legge Siccità del 14 aprile, pubblicato in Gazzetta Ufficiale due mesi dopo. Presieduto dalla Presidente del Consiglio dei Ministri o – su delega – dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, in cima ai suoi compiti c’è <em>il coordinamento e monitoraggio per il contenimento e il contrasto della crisi idrica connessa alla drastica riduzione delle precipitazioni</em>. Dovrà occuparsene anche il Commissario straordinario nazionale <strong>Nicola dell’Acqua</strong>.</p>
<p>Lo stato dell’arte è sintetizzato da alcuni dati pubblicati, nel <a href="https://www.utilitatis.org/my-product/blue-book-2023/">Book Blue 2023</a>, da Utilitalia e Fondazione Utilitatis: tra <strong>2011</strong> e <strong>2020</strong> la temperatura è aumentata di <strong>1,3°C</strong>; nel <strong>2020</strong>, i millimetri di pioggia caduti sono stati <strong>91</strong> in meno rispetto all’arco temporale considerato. E ciò si ripercuote sulla popolazione: secondo l’<a href="https://www.anbi.it/art/articoli/7168-osservatorio-anbi-risorse-idriche-oltre-tre-milioni-di-itali">Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche</a>, il <strong>6-15%</strong> risiede in zone esposte a <em>siccità severa o estrema</em>. Questo fenomeno, nel <strong>2022</strong> ha obbligato circa <a href="https://giurcost.org/studi/ricerche_1_2024.pdf"><strong>1350</strong> comuni </a>a imporre un freno al consumo d’acqua, a impegnare oltre <strong>55 milioni</strong> per interventi emergenziali e, al contempo, ha danneggiato il <a href="https://www.coldiretti.it/economia/siccita-spinge-prezzi-nel-carrello-con-118-verdura">settore agricolo</a> per <strong>6 miliardi</strong>.</p>
<p>Gli atti più recenti della “cabina di regia per la crisi idrica”,<a href="https://www.governo.it/it/articolo/riunione-della-cabina-di-regia-la-crisi-idrica/25280"> convocata martedì scorso</a>, sono, in primis, la presentazione del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (PNIISSI), costituito da <strong>562</strong> proposte da <strong>13.5 miliardi</strong>, l’incarico del coordinamento attuativo di cinque interventi – in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio, da <strong>102 milioni</strong> – a Dell’Acqua e quattro <em>tavoli tecnici</em>. «Bisogna ripartire dalla disponibilità dell’acqua a fronte dei cambiamenti climatici e dalla dinamica dei fabbisogni. Per esempio, intervenendo sulla regolazione degli usi, sul contenimento e l’efficientamento dei consumi, e rafforzando le infrastrutture per salvaguardare e diversificare le fonti di approvvigionamento», è la conclusione di Berardi.</p>
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		<title>L&#8217;Olanda ad Arese, con i tulipani che resistono alla siccità</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Mar 2023 09:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[tulipani]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni hanno la sfumatura dei pastelli per colorare, altri ricordano nella tinta le code dei pappagalli. I tulipani di Arese, a meno di trenta minuti di macchina da Milano, sono ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2994" height="1664" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-30-alle-00.58.35.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="tulipani italiani" /></p><p>Alcuni hanno la sfumatura dei pastelli per colorare, altri ricordano nella tinta le code dei pappagalli. I <strong>tulipani</strong> di Arese, a meno di trenta minuti di macchina da Milano, sono un caleidoscopio in cui perdere lo sguardo. &#8220;E siamo solo a metà fioritura &#8211; spiega il fondatore di <em>Tulipani Italiani </em><strong>Edwin Koeman -. </strong>Il campo è di ventimila metri quadrati e ospita più di quattrocento varietà&#8221;. Il progetto è nato nel 2017 per portare un angolo di campagna tra l&#8217;asfalto e due anni più tardi è sbarcato in provincia di Milano. Si tratta di un <em>pick up garden</em>, un&#8217;espressione un po&#8217; imbellettata per indicare un campo dove si possono raccogliere i fiori. L&#8217;ingresso si paga 5 euro e include una cesta dove mettere i tulipani e due fiori, mentre quelli aggiuntivi costano 1,5 l&#8217;uno.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Freddo e poca acqua sono le condizioni per una buona fioritura. &#8220;Tutto è realizzato senza potenziatori chimici e irrigazione artificiale, per massimizzare il risparmio energetico&#8221;, spiega Edwin Koeman, fondatore di <em>Tulipani italiani</em> , una campagna di impianto e fioritura dei bulbi di tulipano</span></p>
<p><strong>A prova di siccità</strong><br />
&#8220;I tulipani hanno bisogno di freddo e poca acqua&#8221;, racconta <strong>Cristina Kubler</strong>. <mark class='mark mark-yellow'> Sono fiori a prova di siccità, quindi. Nel ciclo di vita dei tulipani il mese chiave è novembre, quando vengono piantati: la poca acqua dello scorso inverno è stata in questo caso abbastanza. &#8220;È in quel momento che il bulbo inizia a lavorare&#8221;, </mark> prosegue Kubler. Nei mesi successivi, anche con scarsità di pioggia, questi fiori riescono a resistere e iniziano a sbocciare a fine marzo. &#8220;Nelle prime fasi, però, bisogna assicurarsi che il terreno non sia né troppo asciutto, né troppo bagnato&#8221;, precisa Koeman. Per garantire una fioritura costante è stata progettata una struttura precisa. &#8220;I campi sono divisi in due lotti, tra precoci e tardivi &#8211; spiega Kubler -. Altrimenti la manifestazione durerebbe poco: così invece si rispettano i diversi tempi di fioritura&#8221;. <mark class='mark mark-yellow'> A fioritura completa ci saranno 600mila tulipani e tutto è realizzato senza potenziatori chimici e irrigazione artificiale, nel rispetto dell&#8217;ambiente e del risparmio energetico. </mark>Quest&#8217;anno, per la prima volta, l&#8217;associazione ha aperto una esposizione anche a Grugliasco in provincia di Torino. Il campo ospita oltre 400mila tulipani.</p>
<div id="attachment_65306" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-30-alle-00.49.00.png"><img class="wp-image-65306 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-30-alle-00.49.00-300x168.png" alt="Edwin" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Edwin Koeman, fondatore del progetto: &#8220;Nel campo ci sono oltre 400 varietà e a fioritura completa ci saranno 600.000 tulipani&#8221;</p></div>
<p><strong>Il percorso</strong><br />
Scarpe comode e nessuna fretta sono le chiavi che permettono di entrare nel campo, che apre all&#8217;alba quando i tulipani iniziano a schiudersi e chiude al tramonto quando i petali si ripiegano su se stessi. L&#8217;obiettivo è immergersi nella cultura olandese: &#8220;Vogliamo mantenere lo spirito nordeuropeo &#8211;  precisa Kubler -. La domenica facciamo eventi di yoga e respirazione&#8221;. Appena entrati, accanto alle postazioni per le foto da condividere sui social, sono distesi alcuni teli su cui sedersi e riposare. Anche i fiori che cadono dai cestini dei visitatori, o che vengono scartati, entrano nella cultura del riciclo e vengono utilizzati per comporre ghirlande. <mark class='mark mark-yellow'> &#8220;Qui vengono soprattutto famiglie con bambini, ma anche tanti pensionati che possono passeggiare un po’ in una bella giornata </mark> e stare a contatto con la natura&#8221;, racconta Koeman. Così il campo di Arese diventa un punto di socialità e scambio, un affronto alla frenesia e alla solitudine della città.<br />
Per cogliere un tulipano bisogna afferrare lo stello dalla base e poi tirare con decisione: ai meno esperti capita di ritrovarsi con anche il bulbo in mano, che durante il confezionamento del mazzo viene scartato, ma solo per un momento. Tutti i bulbi vengono raccolti in gradi cesti di vimini e messi a disposizione all&#8217;ingresso. Un modo per portare un po&#8217; di Olanda a casa.</p>
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		<title>America Centrale e Colorado River: due facce della stessa siccità</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 14:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Valori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[America Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Colorado]]></category>
		<category><![CDATA[Navajo]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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		<description><![CDATA[Esistono guerre che fanno rumore, alcune che avvengono nel silenzio e altre ancora che di guerra non hanno nemmeno il nome, ma sono tali a tutti gli effetti. Le Water ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/AP22224810050984-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Western Drought Colorado River" /></p><p>Esistono guerre che fanno rumore, alcune che avvengono nel silenzio e altre ancora che di guerra non hanno nemmeno il nome, ma sono tali a tutti gli effetti. Le <em>Water Wars</em> sono più di milleduecento al momento, dislocate in tutto il mondo, dall’Asia alle Americhe. Quando si fa riferimento al concetto di guerra dell’acqua s’intende un conflitto che riguarda due o più Stati che si contendono il controllo di un fiume, di un lago o per farla più semplice lo sfruttamento di quello che ormai è e sarà il bene più prezioso: l’oro blu.</p>
<p>Accanto a queste guerre ci sono mille altre contrapposizioni che, non essendo interstatali, non vengono considerate nell’elenco. Negli ultimi tempi, due esempi provenienti dall’America dimostrano come la siccità e la conseguente carenza idrica rappresentino, prima ancora di una questione politica, una criticità per le fasce più deboli della popolazione.</p>
<p><strong>The Dry Corridor</strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Screenshot-2023-03-21-at-21-05-59-Holland-merged-additional-documents.pdf.png"><img class="alignnone  wp-image-64976" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Screenshot-2023-03-21-at-21-05-59-Holland-merged-additional-documents.pdf.png" alt="Screenshot 2023-03-21 at 21-05-59 Holland merged additional documents.pdf" width="727" height="562" /></a></p>
<p>Tradurlo in italiano non è complicato: il corridoio secco. <mark class='mark mark-yellow'>Una striscia lunga 1600 kilometri che si estende nell’America Centrale e ingloba porzioni di territorio di almeno quattro Stati. Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua sono le principali nazioni interessate</mark>: «Non bisogna cadere nell’errore che compiono in molti: il corridoio secco è chiamato così non perché è necessariamente arido, ma per via di <mark class='mark mark-yellow'>periodi prolungati di siccità, cui fanno seguito delle piogge irregolari durante le quali cade tantissima acqua in poco tempo</mark>» spiega <strong>Daniele Pagani di Echo, Commissione Europea per gli aiuti umanitari.</strong> Questi fenomeni metereologici, resi ancora più estremi e gravi dai cambiamenti climatici, sono causati da El Niño che colpisce i Paesi che si affacciano sul Pacifico provocando inondazioni nelle aree interessate e forte siccità nelle zone più lontane. «Il periodo più secco coincide spesso con l&#8217;arrivo del raccolto – continua Daniele &#8211; quindi con la maturazione della pianta, quando inizia a fare i piccoli frutti del mais e le pannocchie. L’acqua non arriva e cominciano a marcire».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nessuno sa da quando si è iniziato a chiamare in questo modo il corridoio, tutti lo hanno sempre conosciuto con questo triste nome</mark>. È certificato, invece, che l’anno peggiore è stato il 2019, soprattutto per l’altopiano guatemalteco: «Ci sono stati quattro o cinque anni senza il corretto pattern di piogge. Uno dietro l&#8217;altro. Nel 2019 molte famiglie si sono ritrovate senza scorte di  cibo e non avevano più accesso ai legumi e al riso, il carboidrato base per la loro alimentazione. I campi non producevano più». Gli strascichi si sono protratti anche nel 2020 e nel 2021, un biennio in cui la situazione climatica è migliorata di poco. Gli effetti di questo piccolissimo miglioramento, tuttavia, non si sono visti perché la pandemia di Covid-19 ha messo ancora più in ginocchio i contadini. Non potendo uscire di casa, gli agricoltori hanno dovuto abbandonare i loro campi e rinunciare al raccolto, senza contare l’aumento dell’inflazione e dei prezzi. Il costo dei fertilizzanti, per esempio, è salito del 40%: «Se i campi non producono, la popolazione non ha da mangiare, non ha lavoro e quindi non ha il denaro per comprare il cibo», spiega Daniele.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Daniele Pagani di ECHO: &#8220;Anziché indebitarsi con una banca, i contadini, fino a qualche tempo fa, sceglievano di affidarsi ai <em>coyote</em>, gli intermediari che organizzano i viaggi della speranza. Un gruppo può contare anche tremila persone perché, più si è, e più è facile negoziare alle frontiere&#8221;</span></p>
<p>L’agricoltura è il principale metodo di sostentamento per le famiglie dell’America Centrale, soprattutto quelle del <em>Dry Corridor</em>, dove vive il 90% della popolazione. Con il raccolto il contadino si procura il cibo da mangiare e da vendere, in modo tale da guadagnarsi i soldi necessari per acquistare cibo nei periodi in cui i campi non danno frutti. <mark class='mark mark-yellow'>Il peggioramento della situazione climatica degli ultimi cinque anni ha acuito la crisi degli abitanti che per sopravvivere spesso ricorrono a quelle che in inglese sono chiamate <em>negative coping strategies</em>: strategie negative per mantenersi in vita</mark>. La più diffusa – e anche la più semplice da adottare – è il razionamento della dieta che viene ridotta a un pasto al giorno. Questo ha un impatto sull’apporto proteico e sulla salute degli adulti, ma soprattutto dei bambini. In Guatemala, lo Stato più colpito, i più piccoli hanno dei livelli di sviluppo psico-fisico più lenti e bassi della media.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’altra soluzione è l’emigrazione</mark>. Spostarsi in modo regolare da El Salvador, Nicaragua, Honduras o Guatemala verso Messico e Stati Uniti è complicato, se non addirittura impossibile per le famiglie dell’America Centrale. Il visto è una vera e propria chimera. Per questo la maggior parte dell’emigrazione è illegale e avviene per mezzo delle carovane migratorie: «Anziché indebitarsi con una banca, i contadini fino a qualche tempo fa sceglievano di affidarsi ai <em>coyote</em>, gli intermediari che organizzano i viaggi della speranza. Un gruppo può contare anche tremila persone, perché più si è e più è facile negoziare alle frontiere». Daniele parla al passato perché il numero di chi è disposto a pagare 13mila dollari &#8211; per tre tentativi &#8211; per arrivare negli Stati Uniti è diminuito a causa dell’irrigidimento dei controlli durante e dopo la pandemia.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per un contadino che guadagna al massimo 200 o 300 dollari al mese, iniziare un viaggio del genere equivale a scommettere il tutto per tutto</mark>: «I rischi lungo la tratta sono causati prima di tutto dai <em>coyote</em> che non sono persone affidabili e sono spesso collusi con organizzazioni criminali. Poi <mark class='mark mark-yellow'>dormi in situazioni di strada, spesso e volentieri in piccoli ostelli fatti apposta, che però non sono posti sicuri. In questi luoghi si verificano violenze sessuali, soprattutto sulle minorenni</mark>. Come sempre, il processo migratorio non è uguale per tutti. Le donne sono esposte a molti più rischi». Un altro mito da sfatare, secondo Daniele, è legato al mito americano: sempre meno contadini decidono di compiere il viaggio fino agli Stati Uniti – dove una volta entrati si trovano di fronte tutta un’altra serie di problemi – e, invece, scelgono di fermarsi in Messico. D’altronde, <mark class='mark mark-yellow'>per un honduregno emigrare negli Usa vuol dire attraversare sei frontiere</mark>.</p>
<p>Echo è un dipartimento di aiuti umanitari dell’Unione Europea che ogni anno stanzia dei fondi da destinare a organizzazioni non governative e progetti delle Nazioni Unite nei Paesi in difficoltà. Tra questi ci sono gli Stati del corridoio secco:quest’anno all’America Centrale sono stati destinati 11 milioni di euro.</p>
<p><strong>Colorado River</strong></p>
<p>Le questioni legate all’acqua coinvolgono anche i Paesi più sviluppati al mondo e ciò che sta accadendo nel Sud-Ovest degli Stati Uniti ne è la testimonianza. La disputa nasce lungo le rive del fiume Colorado: è un corso d’acqua di 2330 km che attraversa una delle zone più aride del Nord America e sfocia nel Golfo di California. <mark class='mark mark-yellow'>Il Colorado River, nonostante l’intensa secca che lo colpisce da anni, fornisce sostentamento idrico ai numerosi Stati americani che attraversa: Colorado, California, Nevada, New Mexico, Utah e Arizona. Proprio tra questi ultimi tre si trova la riserva dei Navajo, la Navajo Nation<span data-is-focusable="true"></mark></span>.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/navajo-nation-reservation-20210713.jpg"><img class="alignnone  wp-image-64969" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/navajo-nation-reservation-20210713.jpg" alt="navajo-nation-reservation-20210713" width="738" height="467" /></a></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La riserva indiana è stata istituita nel 1868 e da oltre vent’anni lotta per mantenere l<span data-is-focusable="true">&#8216;</span><span data-is-focusable="true">accesso</span> <span data-is-focusable="true">all</span><span data-is-focusable="true">&#8216;</span><span data-is-focusable="true">acqua</span> <span data-is-focusable="true">del Lower</span> <span data-is-focusable="true">Colorado</span><span data-is-focusable="true"> <span data-is-focusable="true">che</span> <span data-is-focusable="true">scorre</span> <span data-is-focusable="true">proprio lungo</span> <span data-is-focusable="true">il</span> <span data-is-focusable="true">suo confine</span> N<span data-is-focusable="true">ord</span><span data-is-focusable="true">-</span>occidentale. Ad oggi, quasi un terzo della popolazione indigena – secondo i dati odierni si aggirerebbe intorno alle 170mila persone – non ha a disposizione acqua potabile e deve guidare per chilometri e chilometri per riempire i barili</mark>. </span>Il fiume, che fornisce acqua a 40 milioni di persone in tutto il Sud-Ovest, è già sovra-sfruttato. I sette stati che si affidano al fiume sono stati a lungo coinvolti in contenziosi sul corpo idrico da decenni, ma da lunedì anche la Navajo Nation è entrata nella disputa sostenendo di non essere rappresentata. Lunedì scorso la Corte Suprema si è trovata difronte alle rivendicazioni della riserva: il punto su cui fanno pressione gli indiani fa riferimento proprio al 1868, all’anno della fondazione della Navajo Nation. Secondo la tribù, la Corte Federale è venuta meno al trattato che stabiliva il diritto degli abitanti della riserva ad avere rifornimenti d’acqua.</p>
<p>La Corte Suprema non è arrivata a una decisione definitiva ma ha prodotto un&#8217;ampia sentenza a favore della nazione Navajo: essa potrebbe costringere il governo federale a condurre una valutazione delle esigenze idriche della tribù per costruire infrastrutture utili all&#8217;approvvigionamento idrico. La posizione del Governo è contraria, così come quella degli Stati confinanti, su tutti Nevada, Arizona e California: costruire canali e deviare in parte il corso dell’acqua per farla arrivare nella riserva causerebbe loro un’enorme perdita economica. C’è una frase che i rappresentanti statali continuano a ripetere : non c’è abbastanza acqua per tutti e, sebbene ciò non voglia dire che qualcuno ne abbia più diritto di qualcun altro, è necessario correre ai ripari.</p>
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		<title>Centrali idroelettriche in Lombardia: la spesa non vale la resa</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 14:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bianca Terzoni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Centrali idroelettriche]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Onu ha dato l’allarme: entro un decennio, il pianeta rischia di salire a 3,5 gradi in più rispetto alla media. Violenti nubifragi e ondate di calore diventeranno più comuni, il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/MilanoToday.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="MilanoToday" /></p><p><span style="font-weight: 400;">L’Onu ha dato l’allarme: entro un decennio, il pianeta rischia di salire a <strong>3,5 gradi</strong> in più rispetto alla media. Violenti nubifragi e ondate di calore diventeranno più comuni, il livello dei mari si alzerà. E la siccità che imperversa in Italia e in altre zone del mondo in questi ultimi tempi non fa sperare bene, ma non è ancora troppo tardi. Per arginare il danno il più possibile, occorre che l’uomo investa maggiormente nelle energie rinnovabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Proprio in questo contesto si colloca lo sfruttamento, in Italia e soprattutto in <strong>Lombardia</strong>, delle sorgenti montane ai fini della produzione energetica.</mark> Molte aziende hanno adottato questo sistema attraverso la costruzione di centrali idroelettriche e dighe in alta montagna, in grado di trattenere le acque provenienti dalle piogge e dallo scioglimento dei ghiacciai. Tuttavia, l’impiego di queste imponenti masse di acqua per produrre energia lascia spazio a non pochi dubbi riguardo le possibili conseguenze sull’ecosistema e sull’approvvigionamento idrico, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando oggi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>In Lombardia, nello specifico, ruota tutto intorno agli impianti che generano energia idroelettrica. Ci sono due tipologie di questi impianti: quelli di grande derivazione &#8211; circa <strong>80</strong> sul suolo lombardo- che hanno una potenza nominale di generazione pari a <strong>1224 MW</strong> e quelli di piccola derivazione. Quest’ultimi sono circa <strong>1000</strong> in Lombardia e hanno una potenza di <strong>3000 kilowattora</strong>. E sono proprio i piccoli impianti, che nella maggior parte dei casi non riescono nemmeno a risolvere il problema della carenza d’acqua, a causare il maggiore impatto all’ambiente con cui vengono a contatto.</mark> “Queste centraline vengono costruite solitamente da aziende private che vogliono approfittare degli incentivi ricavabili dallo sfruttamento di energia rinnovabile”, spiega<strong> Lorenzo Baio</strong>, coordinatore settore acque per Legambiente Lombardia. “Tuttavia negli ultimi anni pur di ottenere questi incentivi si costruiscono impianti anche dove non servono. E secondo i dati aggiornati a qualche anno fa, i piccoli impianti rappresentavano solamente il <strong>19%</strong> di tutta la potenza nominale regionale.” </span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Secondo Lorenzo Baio, referente Acque per Legambiente Lombardia: “Mettiamo che non ci siano più gli incentivi per le rinnovabili ad un certo punto e che quindi queste centraline non siano più convenienti. Che cosa accadrà? Chi le andrà a smontare?”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Baio lancia poi un monito: “Non è valido il principio piccolo impianto uguale piccolo impatto: benché produca molte meno dell’impianto grande, ha comunque un suo impatto in termini di corpi idrici coinvolti”. Ma quali sono i principali problemi che queste centraline causano a livello ambientale?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo problema è quello legato alle alterazioni delle portate in alveo: “Spesso due corpi idrici vicini tra loro hanno entrambi una portata insufficiente e quindi per avere una portata maggiore uno dei due viene deviato”, specifica il coordinatore acque di Legambiente. <mark class='mark mark-yellow'>“Così facendo però si azzera la vitalità del corpo idrico deviato che rimane privo d’acqua. E questo non fa che aumentare i problemi principalmente dei torrenti di montagna, i quali già normalmente hanno pochissima portata”.</mark></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’installazione di queste centraline crea inoltre le cosiddette interruzioni longitudinali del corpo idrico: “gli impianti una volta interrati fanno si che si creino dei salti per i quali si avrà un corpo idrico A e un corpo idrico B che non hanno più continuità tra loro. <mark class='mark mark-yellow'>Ciò causa gravi problemi, non tanto all’acqua, quanto ai pesci, agli anfibi e all’intero ecosistema del luogo”. Le interruzioni longitudinali impattano poi anche sulla distribuzione dei sedimenti che formano le spiagge: “questi sbarramenti impediscono il trasporto a valle di gran parte della sabbia che forma le nostre spiagge. Il Po ad esempio non riesce più a portare molti sedimenti e se si va avanti così le spiagge si ridurranno notevolmente”.</mark></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una terza problematica riguarda la compromissione dei versanti di montagna: “Per fare spazio a queste centraline e per costruire le strade d’accesso, spesso si scavano e si tagliano i versanti. Queste manovre sono responsabili quindi di crolli e frane”, racconta ancora Lorenzo Baio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine un ultimo danno, più legato all’acqua, è quello della temperatura: “L’acqua, una volta costruita una centralina, passa attraverso pozzi di emungimento e strutture meccaniche. La temperatura del corpo idrico viene così alterata e la fauna ittica subisce gravi danni”. </span></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Ohga.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-65019" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Ohga.jpg" alt="Ohga" width="3504" height="2336" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo Legambiente, tutti questi problemi si uniscono poi al dubbio sulla reale efficacia delle centrali idroelettriche. “Mettiamo che non ci siano più gli incentivi per le rinnovabili ad un certo punto e che quindi queste centraline non siano più convenienti. Che cosa accadrà? Chi le andrà a smontare?” prosegue il responsabile Legambiente. Questo è anche conseguenza del fatto che queste opere vengono progettate senza specificare il loro fine vita e come andranno smontate una volta che non verranno più utilizzate. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Anche l’approvvigionamento di acqua potrebbe essere in pericolo. “A volte gli impianti non hanno più acqua e quindi non funzionano. Quando le aziende hanno la concessione per utilizzare un certo quantitativo e rilasciare solo il deflusso minimo vitale &#8211; spiega Baio-, potrebbero effettivamente determinare anche la morte della poca acqua che c&#8217;è”.</mark></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rimane da chiedersi quali siano le soluzioni da adottare nell’immediato. Il responsabile Legambiente Lombardia propone queste soluzioni: “Molti di questi impianti sono già stati costruiti, e dovrebbe esserci una valutazione seria anche da parte del piano economico finanziario. In secondo luogo, bisognerebbe partire dal fatto che non si danno concessioni se non in particolari casi”. Dire no alla centralina è difficile, se non tramite battaglie territoriali, perché “o è stata già autorizzata oppure è in autorizzazione e quindi poi diventa molto difficile non farla costruire”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ultima incongruenza delle centrali idroelettriche riguarda il deflusso ecologico. “In teoria tutte le centraline, soprattutto le nuove, dovrebbero essere obbligate ad avere un display che indichi la portata di cui stanno disponendo in quel momento e quale sia il deflusso minimo vitale che rilasciano, cioè la portata che rilascia il fiume” conclude Baio, “ma questo non viene quasi mai dichiarato”. <mark class='mark mark-yellow'>I problemi sono molti, e per contenere i rischi delle centraline bisognerebbe prestare più attenzione al territorio: in primo luogo da parte delle aziende, ma anche ognuno di noi può fare la sua parte.</mark></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Acqua in Piemonte: cosa succede se manca l&#8217;oro invisibile</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 07:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento]]></category>
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		<description><![CDATA[“L’essenziale è invisibile agli occhi”. Scriveva così l’autore di uno dei più belli e autentici libri che dietro l’apparente semplicità di un linguaggio rivolto ai bambini cela i più profondi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/apiario-2rr.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="apiario 2rr" /></p><p>“L’essenziale è invisibile agli occhi”. Scriveva così l’autore di uno dei più belli e autentici libri che dietro l’apparente semplicità di un linguaggio rivolto ai bambini cela i più profondi pensieri sul nostro essere uomini. Quelle stesse parole, con cui <strong>Antonie de Saint-Exupéry</strong> ha scolpito nelle menti di generazioni di lettori di ogni età e provenienza il suo <em>Piccolo Principe</em>, racchiudono la descrizione di <mark class='mark mark-yellow'>uno dei beni più preziosi eppure inosservati, da cui tutto dipende e a cui tutto inesorabilmente si lega: l’acqua. Silenziosa come il suo colore trasparente, senza vistosità né imponenza, l’acqua raggiunge ogni essere e ogni anfratto.</mark> Ripaga la trascuratezza con cui la si considera con uno sguardo generoso, disinteressato e accorto per qualunque creatura che popoli questo pianeta. L’acqua è vita, futuro, costante in cui ogni diversità trova comunanza e risoluzione. Come tutte le cose preziose e sottovalutate, è spesso l’assenza ad innescare il processo della consapevolezza. E così è accaduto anche con l’acqua. <mark class='mark mark-yellow'>La siccità degli ultimi anni è stato un grido, forte, lancinante, disperato, che ha smosso le coscienze, ponendoci di fronte ad un’emergenza che condiziona ogni ramo della nostra esistenza.</mark> La carenza idrica si traduce in perdita di vite, aumento dei costi, diminuzione della produzione, incremento dei tempi di lavoro e delle energie necessarie per svolgerlo.</p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia una delle regioni a soffrire maggiormente l’impatto negativo di questa emergenza è il <strong>Piemonte</strong>, custode della sorgente del <strong>fiume <a href="https://www.isprambiente.gov.it/pre_meteo/idro/SeverIdrica.html" target="_blank">Po</a> </strong>e origine del diramarsi del suo bacino. L’acqua che ne alimenta il corso è l’evoluzione della <a href="https://drought.climateservices.it/bollettino-italia/bollettino-febbraio-2023/" target="_blank">neve</a> caduta e sedimentata durante l’inverno sull’arco alpino, il principale serbatoio idrico italiano. Al momento, però, ne manca più della metà: <mark class='mark mark-yellow'>di solito, in questo periodo dell’anno, si registrano nel nostro Paese circa 10-13 miliardi di metri cubi d’acqua, ma quest’anno il totale ammonta a meno di 4 miliardi</mark> – la criticità viene ulteriormente evidenziata se si considera che l’anno scorso, già preoccupante, nello stesso momento se n’erano registrati 6 miliardi. Nello specifico, <mark class='mark mark-yellow'>nel bacino del Po, che ospita il 50% delle risorse idriche nivali italiane e fornisce acqua dolce a diversi settori economici ed ecosistemi, il <a href="https://lab24.ilsole24ore.com/neve-italia-siccita/?refresh_ce=1" target="_blank">deficit</a> è pari al -66%, addirittura maggiore rispetto al quadro nazionale.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Una delle regioni italiane che più soffre la siccità è il Piemonte, con la sua moltitudine di paesaggi e colture. Il bacino del fiume Po registra oggi un deficit del -66%, una cifra superiore rispetto al quadro nazionale.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">Sono dati allarmanti e capaci di comunicare la gravità della situazione anche a chi non appartiene al mondo della scienza e dei numeri. Il loro esame restituisce un quadro estremamente oggettivo, ma parziale; rigoroso, ma distante dalla percezione e dalla realtà quotidiana delle persone. <mark class='mark mark-yellow'>Limitarsi a parlare di siccità attraverso i numeri è condizione necessaria ma non sufficiente, se l’intento è quello di comprenderla davvero e a fondo. Perché questo accada bisogna affiancare la ricerca al vissuto, il dato alla voce reale e sentita di chi ogni giorno la tocca con mano, la previsione futura alla realtà presente di chi, già oggi, l’ha vista insediarsi nella propria quotidianità.</mark> La siccità si è insinuata nelle stalle di <strong>Marta</strong>, che a <strong>Sambuco</strong> (Cuneo) dove è nata, alleva le sue pecore e capre. La siccità ha invaso i quattrocento alveari di <strong>Alberto</strong> che, disseminati sui versanti della <strong>Valle Stura</strong>, ospitano la lenta trasformazione del nettare in miele. La siccità è nei vigneti di <strong>Aldo</strong>, che dal 1968 nella sua azienda di famiglia nelle <strong>Langhe</strong>, coltiva non soltanto le sue viti, ma anche il sogno di una produzione rispettosa dei ritmi della natura e delle stagioni.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Gregge dimezzato, prezzi raddoppiati</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Sambuco è un piccolo comune della Valle Stura, in provincia di Cuneo. Sorge a 1184 metri di altezza, proprio ai piedi del <strong>monte Bersaio</strong>. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Marta Fossati</strong>, che a Sambuco ci è nata, è testimone di una lenta e graduale trasformazione che per lei si misura attraverso i metri di neve accumulati, le ore impiegate per raggiungere un luogo adatto al pascolo, le foglie estive accartocciate dalla secchezza.</mark> Vive qui tutto l’anno, con il suo gregge di centottanta capre e sessanta pecore, adeguandosi a un calendario scandito dal ritmo di un allevamento semi-estensivo, che alterna la stabulazione in stalla nel periodo invernale e il pascolo all’aria aperta nei mesi estivi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Fino a quando non ha iniziato a fare questo lavoro, quattordici anni fa, la neve era per lei più che altro una scocciatura, che aumentava la pericolosità delle strade e rallentava gli spostamenti, già sacrificati, nelle dimenticate periferie montane. Adesso, invece, per lei l’acqua è tutto. L’alimento che vivifica gli animali, la linfa che accende i prati, la garanzia della produzione di carne e latte, il calmiere delle materie prime su cui poggia il sostentamento delle bestie. <mark class='mark mark-yellow'>«Non sono un’agronoma, sono solo una pastora, ma l’abitudine di pascolare sempre negli stessi posti mi ha permesso di notare come quella di adesso sia una siccità profonda</mark> – Marta parla con la saggezza che deriva da uno sguardo esperto e quotidiano –. Anche se piovesse, non basterebbe più. Gli alberi stanno soffrendo, soprattutto nelle zone più impervie, dove la pioggia scivola via velocemente».</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>«La siccità che viviamo oggi è profonda: anche se piovesse, non basterebbe più. Alberi e animali soffrono, i prezzi aumentano e adattarsi al cambiamento in atto non è sempre facile», spiega Marta Fossati.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">«La scorsa estate è stata un incubo: mi sono dovuta spingere in pascoli in cui non ero mai stata, tanto sono lontani da qua, perché non c’era ricaccio di erba. Questo si traduce in un maggiore impiego di tempo e fatica, per me e per gli animali: <mark class='mark mark-yellow'>camminavamo per quasi due ore per trovare un filo verde. Tutto questo risucchia energia all’animale e si riversa in perdite di latte e di produzione».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Il cambiamento è un urto che sconvolge le certezze sedimentate e tramandate per generazioni; è una sfida che impone la messa in discussione anche a chi, con la lunga esperienza del tempo, è conoscitore delle più varie sfaccettature dell’imprevedibilità. È un cronometro che richiama all’urgenza di un adeguamento non più prorogabile. «Puoi reinvertarti finché vuoi e sicuramente ci sono cose che devono cambiare, ma non sempre è facile. <mark class='mark mark-yellow'>L’anno scorso, per esempio, c’è stato un errore anche da parte mia, perché ho un po&#8217; sottovalutato la qualità del foraggio reduce dall’estate di siccità e in autunno mi sono ritrovata con mezzo gregge non gravido.</mark> L’ho sottoposto a ecografie ed esami del sangue per escludere patologie gravi e quello che è emerso è stata una carenza di energia e vitamina. Dovevo prevederlo e integrare un’alimentazione naturale impoverita dall’arsura con blocchi di sali minerali. Il mio errore è stato fare come ho sempre fatto».</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it">Marta Fossati vive a Sambuco con il suo gregge di centottanta capre e sessanta pecore. <a href="https://t.co/4pYwHoBvLu">https://t.co/4pYwHoBvLu</a></p>
<p>— magzine (@magzinemag) <a href="https://twitter.com/magzinemag/status/1636063701605154828?ref_src=twsrc%5Etfw">March 15, 2023</a></p></blockquote>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’adeguamento comporta però anche una controparte, perché alla necessità di aumentare mangime, si affianca l’incremento del costo delle materie prime, conseguenza congiunta del rialzo del gas e dell’assenza di acqua ed erba.</mark> «In base a quelli che sono stati gli aumenti, dovrei tornare al mercato vendendo i miei prodotti al doppio, perché la mia spesa è stata esattamente duplicata rispetto al passato. Ma chi me lo compra il formaggio al doppio?».<br />
<script src="https://platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script>«Bisognerà iniziare a rivalutare anche il carico di animali, perché se prima un ettaro era sufficiente per sfamare un certo numero di bestie, adesso essendoci meno foraggio questo numero diminuisce. Il problema è che spesso con meno animali non si campa: <mark class='mark mark-yellow'>al dispiacere di dire “vendo metà gregge” si somma il fatto che con un numero di capi ridotto non mi pago le spese degli investimenti che ho fatto».</mark> Mentre parla, Marta è nella stalla. Si sporge da un recinto e una delle sue capre le salta in braccio. La accarezza e la osserva: «non sono molto ottimista. Non credo che siamo disposti a rinunciare a tante cose che il benessere ha portato e il cui contro è andare a devastare la natura. <mark class='mark mark-yellow'>Stiamo continuando a sfruttare in nome del consumismo: penso che dovremmo invertire la rotta e tornare indietro su molti aspetti, ma credo anche che la nostra società, piuttosto che accettare la rinuncia, andrà verso l’estinzione».</mark></p>
<p><strong>Diversificare per resistere</strong></p>
<p>La necessità di sopperire alle carenze della natura con integrazioni artificiali e la riduzione degli animali sono riflessioni e problemi condivisi anche da <strong>Alberto Fossati</strong>, che da diciotto anni ha trasformato una passione di famiglia nel proprio mestiere: produrre miele in alta montagna. <mark class='mark mark-yellow'>«L’acqua è la vita: per i fiori, per le <a href="https://www.zoo.cam.ac.uk/news/drought-changes-smell-flowers-affecting-bee-visits" target="_blank">api </a>stesse, per nutrire le larve, per il confezionamento del miele».</mark> Rododendro, melata d’abete, millefiori sono l’esito, certificato bio e dotato di presidio slow food, dei quattrocento alveari che l’azienda apistica Fossati ha diramato nella Valle Stura. Anche questo settore è stato, nelle ultime annate, messo alla prova dalla siccità. </p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>
Alberto Fossati da diciotto anni ha trasformato una passione di famiglia nel proprio mestiere: produrre miele in alta montagna. <a href="https://t.co/zhiblwa39e">https://t.co/zhiblwa39e</a></p>
<p>— magzine (@magzinemag) <a href="https://twitter.com/magzinemag/status/1636063072748990468?ref_src=twsrc%5Etfw">March 15, 2023</a>
</p></blockquote>
<p><script src="https://platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<p>«La stagione produttiva si è accorciata molto rispetto a dieci anni fa – spiega Alberto –. <mark class='mark mark-yellow'>Adesso le api arrivano a fine luglio senza trovare alcun fiore e fino all’inizio della primavera successiva non raccolgono quasi più niente. Il miele che dovrebbe rappresentare una scorta per i mesi freddi si esaurisce già ad agosto e questo ci costringe ad intervenire con un’alimentazione zuccherina integrata».</mark> Il limite di soluzioni come questa è che anch’esse necessitano di acqua per essere avviate, e così il circolo vizioso si ripete e annoda e ripete ancora. Molti campi sono stati destinati alla coltivazione di fiori e grano saraceno che tuttavia a causa di piogge estive mancanti e sistemi di irrigazione obsoleti non possono dare frutto. «La regina stessa risente della siccità e non depone più uova. Le famiglie si rimpiccioliscono e faticano a sopravvivere per tutto l’arco invernale».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«L&#8217;acqua è la vita: senza acqua non ci sono fiori, la regina non depone uova, le famiglie si rimpiccioliscono e la stagione produttiva si è accorciata molto rispetto a dieci anni fa», racconta Alberto Fossati.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per far fronte al problema, l’azienda ha intrapreso la via della diversificazione</mark>: «seminando grano saraceno stiamo inaugurando una filiera per la produzione di farina, da utilizzare in valle anche grazie al supporto di panettieri e ristoratori. Abbiamo creato l’“apiario del benessere”, per stimolare la conoscenza delle api da vicino e in totale sicurezza, e costruito degli appartamenti ad uso turistico. Cercheremo di ancorare sempre più il prodotto al territorio per valorizzarlo, anche se temo che sarà sempre peggio e fatico a vedere soluzioni veramente efficaci».</p>
<p><strong>Coltivare e trasmettere la bellezza</strong></p>
<p>Dalle montagne il bacino del Po si estende alla valle, dove contribuisce ad alimentare la ricchezza poliedrica delle colture dei territori che attraversa. Tra i protagonisti che oggi soffrono la mancanza di acqua figurano anche le viti delle Langhe.</p>
<p>Era il 1968 quando <strong>Aldo Vaira</strong> ha scelto di abbandonare la città di <strong>Torino</strong> per trasferirsi nelle vigne di famiglia a <strong>Barolo</strong>. Una scelta di vita, dettata dall’amore per la terra che ha iniziato a coltivare per poi trasmettere ai figli. <mark class='mark mark-yellow'>«Per me essere viticoltore significa collaborare con la natura e amarla: è una forma di rispetto per chi mi ha lasciato queste terre»,</mark> spiega. Per Vaira tutto si traduce in lavoro quotidiano e attenzione ai dettagli, dietro cui si cela il senso della sua quotidianità: la bellezza. «Vorrei pensare di fare parte degli architetti della bellezza. Ognuno fa il suo: con la coltivazione, con le opere d’arte, con i libri. Chiunque di noi appartiene alla terra e io lo esplicito con la coltivazione della vite».</p>
<p>In questo processo si è inserito da diversi mesi un altro ingrediente: la siccità. «Per noi l’acqua rappresenta quasi tutto», chiarisce Vaira. Un elemento che qualche anno fa era dato per scontato sta diventando un bene prezioso, cui dedicare particolare cura. <mark class='mark mark-yellow'>Nella produzione di vino gli effetti di ciò che accade oggi si vedranno tra molti anni, con perdite che «in periodi siccitosi possono arrivare al 30%»</mark>: i danni causati dalla siccità, quindi, continueranno. «Viviamo sempre con la paura di avere meno acqua e meno scorte ogni giorno»: così la capacità di reazione e adattamento diventa possibilità di sopravvivere. «È chiaro che il nostro è un lavoro di fiducia e di fede – spiega –. Siccità o non siccità, è un mestiere di adattamento e ogni anno vogliamo avere la speranza che l’acqua sia sufficiente per permettere alle piante di sopravvivere e di darci da vivere».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Vorrei pensare di fare parte degli architetti della bellezza. Ognuno fa il suo: con la coltivazione, con le opere d’arte, con i libri. Ciascuno di noi appartiene alla terra e io lo esplicito con la coltivazione della vite» – Aldo Vaira.</span></p>
<p>Produrre vino nelle Langhe come Vaira equivale a poter contare su un terreno peculiare: la presenza di argilla in parte mitiga gli effetti della carenza idrica, perché trattenendo l’acqua in grande quantità ne limita l’evaporazione e favorisce l’assorbimento da parte delle radici. <mark class='mark mark-yellow'>«È un bellissimo fenomeno chimico e fisico. Conoscerne le proprietà ci permette di avere fiducia in una natura resiliente e capace di autogestirsi: le piante regolano da sole le risorse idriche e nutritive anche in condizioni di siccità, riducendo lo sviluppo vegetativo».</mark></p>
<p>La quantità di vino non è l’unica variabile. <mark class='mark mark-yellow'>Ci sono altri ingranaggi dell’ecosistema invisibili per il consumatore ma fondamentali per il produttore: dalle foglie delle viti all’erba che le circonda, tutto dipende dall’acqua.</mark> «Cambia la copertura vegetale, le lavorazioni del terreno e la quantità di erbe che crescono tutto intorno – specifica Vaira –. Varia anche la gestione dell’apparato fogliare, cioè quante foglie lasciare e come trattarle».</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>Dal 1968 nella sua azienda di famiglia nelle Langhe, Aldo Vaira coltiva non soltanto le sue viti, ma anche il sogno di una produzione rispettosa dei ritmi della natura e delle stagioni.<br />
<a href="https://t.co/RZc93H9DgU">https://t.co/RZc93H9DgU</a></p>
<p>— magzine (@magzinemag) <a href="https://twitter.com/magzinemag/status/1636063407257288705?ref_src=twsrc%5Etfw">March 15, 2023</a></p></blockquote>
<p><script src="https://platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<p style="font-weight: 400;">L’eredità che trasmette ai figli non è solo tradizione e vigneti, ma il patrimonio di una sapienza che poggiando sull’esempio del passato diventa base per una crescita futura. <mark class='mark mark-yellow'>«Alla fine di ogni anno ci fermiamo e osserviamo quanto accaduto, per capire se possiamo imparare qualcosa e trasmetterla, per lasciare dopo di noi un po’ di storia e accrescere il bagaglio di conoscenza».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">La storia della famiglia Vaira attraversa siccità e anni piovosi, gelate e caldo torrido. «Penso che ci siano dei cicli e che noi facciamo parte di uno di questi. Quanto durerà non lo so», riflette ricordando il sole battente degli anni Venti e gli acquazzoni degli anni Settanta. Per questo secondo Vaira la parola d’ordine rimane una: adattamento. <mark class='mark mark-yellow'>«Il lavoro del contadino sta nel sapersi adattare giorno per giorno alla natura: vorrei sfatare il luogo comune che fa invece di questa figura una vittima impotente del tempo</mark> – spiega –. E allora io vorrei dire ai miei figli che la bellezza del nostro lavoro è proprio quella di abbracciare questo tempo e questo clima. Se è caldo ringraziamo che è caldo, se è freddo ringraziamo che è freddo. Dobbiamo adattarci, come fa la vite».</p>
<p style="font-weight: 400;">L’incertezza causata dal cambiamento climatico, però, non fa venire meno la perfezione della terra. Per Vaira si tratta di un difetto ciclico: <mark class='mark mark-yellow'>«Voglio abbracciare la natura e amarla, come si fa con le persone, con i loro difetti e imperfezioni. Amo questo lavoro e questi vigneti: vorrei che i nostri figli li amassero solo così – conclude –. Null’altro che questo».</mark></p>
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		<title>L’agricoltura messa alla prova dalla siccità</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 21:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Miniutti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>

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		<description><![CDATA[L’emergenza siccità è tornata a riempire le pagine dei quotidiani nelle ultime settimane. Le immagini dei fiumi in secca e dei laghi svuotati hanno portato il governo a discutere di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3119" height="1967" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/dscf1618.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: &quot;rue des boulets: déambulations et photos&quot;" /></p><p style="font-weight: 400;">L’<strong>emergenza siccità </strong>è tornata a riempire le pagine dei quotidiani nelle ultime settimane. Le immagini dei fiumi in secca e dei laghi svuotati hanno portato il governo a discutere di un decreto per gestire il problema. Tuttavia, forse si tratta di un’esagerazione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Ad oggi la situazione non è grave, ma stiamo ancora soffrendo per la siccità dell&#8217;anno scorso</span><mark class='mark mark-yellow'>“Ad oggi, non mi sento di dire che la situazione è grave”</mark>, ci spiega <strong>Massimiliano Zanet</strong>, ingegnere idraulico e direttore generale Consorzio di Bonifica Cellina-Meduna (Pordenone): “Ovviamente, se nei prossimi mesi, cioè quando nel nostro territorio ci sono le piene primaverili, non si verificheranno piogge allora la situazione sarà grave”. I dati di quest’anno sembrano essere piuttosto ordinari: <mark class='mark mark-yellow'>“Per il <strong>Friuli Venezia-Giulia</strong>, febbraio è statisticamente il mese meno piovoso dell’anno</mark>; quindi, il fatto che nella nostra zona non stia piovendo non è per niente eccezionale. Anzi, dal punto di vista delle precipitazioni, <mark class='mark mark-yellow'>dicembre e gennaio sono risultati in linea con le medie climatiche”</mark>. Come ci racconta Zanet, stiamo ancora soffrendo per i danni causati dalla siccità dell’anno scorso: “È stata un unicum, la più grave degli ultimi trent’anni, e speriamo quindi rimanga un caso isolato”. Le <strong>falde acquifere</strong> sono rimaste danneggiate e, affinché si riprendano dal colpo dell’anno scorso, ci vorrà ancora del tempo in condizioni piovose normali: “Una situazione simile l’abbiamo vissuta nel 2003. Stando ai dati <a href="https://www.osmer.fvg.it/">Osmer</a>, in quel caso il regime delle acque sotterranee si è riequilibrato nei tre/quattro anni successivi”.</p>
<div id="attachment_63867" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Grava_del_Meduna.jpg"><img class="wp-image-63867 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Grava_del_Meduna-1024x512.jpg" alt="La Grava del Meduna (fonte: Wikimedia Commons)" width="1024" height="512" /></a><p class="wp-caption-text">La Grava del Meduna (fonte: Wikimedia Commons)</p></div>
<p style="font-weight: 400;">L’agricoltura ha sofferto molto l’anno scorso e il Consorzio, assieme agli agricoltori, ha dovuto prendere delle scelte: “Nella zona del torrente Meduna – ci spiega Zanet – siamo riusciti a bagnare con turnazioni ridotte fino al 15 di agosto. Al termine della stagione <mark class='mark mark-yellow'>abbiamo eliminato alcune colture cerealicole per cercare di far tesoro della poca acqua che c’era, destinandola alle <strong>colture pluriennali</strong> come la vite e i frutteti”</mark>. La scelta di rinunciare ai cereali è dovuta al fatto che la semina avviene annualmente, mentre se si rovinassero piante come la vite comporterebbe un’enorme perdita di raccolti e, quindi, di soldi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>È cambiata la distribuzione delle piogge durante l&#8217;anno, ma la disponibilità i bacini &#8211; in co-uso con le società idroelettriche &#8211; non è stata adeguata</span>Torniamo al giorno d’oggi. Secondo Zanet, “non siamo in situazioni critiche: un po’ di acqua c’è, ma deve assolutamente piovere, così possiamo affrontare la stagione estiva con più serenità”. Il problema non è il quantitativo di pioggia annua, che negli anni è rimasta invariata, bensì la distribuzione nei dodici mesi: <mark class='mark mark-yellow'>“Mentre prima la pioggia cadeva soprattutto tra la tarda primavera, l’estate e l’autunno, al giorno d’oggi è principalmente concentrata in quest’ultimo”</mark>. Quindi, tutta la parte che era vitale per l’agricoltura è sostanzialmente sparita. Nonostante la zona del pordenonese abbia dei <strong>bacini</strong>, questi <mark class='mark mark-yellow'>sono in co-uso con la produzione idroelettrica e gli accordi in vigore non sono stati adattati ai cambiamenti</mark>. L’acqua che viene incamerata con le piogge autunnali dovrebbe servire a coprire la scarsità di precipitazioni nel periodo primaverile ed estivo, ma in inverno i bacini sono a disponibilità d’uso dei gestori idroelettrici. Secondo Zanet, gli accordi che regolano queste concessioni devono essere rivisti: <mark class='mark mark-yellow'>“La moderna agricoltura richiede acqua già da inizio marzo perché il <strong>doppio raccolto</strong> è sempre più diffuso</mark>, e quindi le aziende agricole non concentrano più le esigenze irrigue solamente nel periodo estivo”.</p>
<div id="attachment_63868" style="width: 1023px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/35384389960_93d0e91e38_b.jpg"><img class="wp-image-63868 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/35384389960_93d0e91e38_b.jpg" alt="Cantina &quot;I Magredi&quot; (fonte: Flickr)" width="1023" height="682" /></a><p class="wp-caption-text">Cantina &#8220;I Magredi&#8221; (fonte: Flickr)</p></div>
<p style="font-weight: 400;">Vista l’importanza del <strong>settore primario</strong> in Friuli Venezia-Giulia, la <strong>ricerca</strong> sta puntando molto sul trovare soluzioni a possibili siccità future: <mark class='mark mark-yellow'>“L’università di Udine e l’<a href="http://www.ersa.fvg.it/cms/hp/">Ersa</a> stanno portando avanti studi sul mondo della vite in condizioni di stress idrico”</mark>, ci racconta Zanet. Sarebbe emerso che pur riducendo notevolmente il rapporto di irrigazione, le viti – ovviamente trattate e fatte crescere in un certo modo – <mark class='mark mark-yellow'>sono in grado di produrre esattamente tanto quanto in condizioni normali, ottenendo ottimi risultati sia in termini qualitativi che di produzione</mark>. “Ad esempio, l’anno scorso le colture di uva sono state notevolissime e il risultato delle cantine è stato ottimo anche qualitativamente parlando: gli studiosi hanno spiegato che questo è avvenuto perché <mark class='mark mark-yellow'>le piante si sono aggiustate in base all’acqua che c’era a disposizione”</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il caso del Friuli Venezia-Giulia sembrerebbe essere analogo quasi tutte le regioni italiane. Ma il fatto che la situazione di quest’anno, ad oggi, non sia critica come quella del 2022 non significa che vada abbassata la guardia: nei prossimi mesi deve assolutamente piovere affinché anche quest’anno la situazione non sia critica.</p>
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		<title>Corsa contro il caldo: al via il vertice di palazzo Chigi sull&#8217;emergenza siccità</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 07:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Piccolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[acque]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre in molte regioni piove o nevica, potrebbe sembrare fuori sincrono il vertice sull&#8217;emergenza siccità tenutosi a Palazzo Chigi. In realtà, ciò che ci attende quest&#8217;estate si sta preparando già ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="652" height="362" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/130435650-989734c2-09c9-4ca6-b231-85b0a34d305f.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="130435650-989734c2-09c9-4ca6-b231-85b0a34d305f" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Mentre in molte regioni piove o nevica, potrebbe sembrare fuori sincrono il vertice sull&#8217;emergenza siccità tenutosi a <strong>Palazzo Chigi</strong>. In realtà, ciò che ci attende quest&#8217;estate si sta preparando già adesso e con effetti che supereranno quelli dell’anno scorso, in termini di temperature e siccità. Per questo motivo è necessario agire tempestivamente e non perdere tempo come faceva la cicala della famosa favola di Esopo. Il governo, però, ha un meccanismo decisionale lento e le scelte appena prese dall&#8217;esecutivo &#8211; <mark>ovvero la creazione di un commissario ad hoc e una cabina di regia specifica per affrontare l&#8217;emergenza idrica </mark>- non sono che un primo passo in un processo che richiederà molto tempo e le cui fasi appaiono fumose.</span></p>
<p>Rispondendo alle interrogazioni alla Camera sulla siccità, il ministro dell&#8217;Agricoltura Francesco Lollobrigida ha detto che bisogna &#8220;assumere soluzioni strategiche definitive e pianificarle in modo adeguato&#8221;. Il ministro ha poi detto che <mark>si tratta di una questione &#8220;emergenziale&#8221; nell&#8217;ambito degli eventi di quest&#8217;anno, che diventa però &#8220;strutturale negli ultimi venti anni perché siamo al quinto evento siccitoso che poteva essere affrontato in modo diverso nella previsione e nell&#8217;utilizzo delle risorse&#8221;. </mark> Ha quindi chiarito che a disposizione ci sono quasi otto miliardi &#8220;che sono lì da qualche anno con l&#8217;impossibilità di essere spesi per ragioni burocratiche e normative su cui bisognerà intervenire rapidamente&#8221;.</p>
<p>Intanto l&#8217;emergenza siccità scatterà tra poche settimane quando agli attuali usi civili e industriali già in sofferenza si aggiungerà la domanda d&#8217;acqua per uso agricolo. <mark> Sull&#8217;arco alpino è caduto il 53% di neve in meno rispetto alla media del passato mentre nel bacino del Po e nell&#8217;Appennino le piogge sono diminuite del 61%. </mark> &#8220;Dati alla mano, è lecito ritenere che, per almeno tre milioni e mezzo di italiani, l&#8217;acqua dal rubinetto non può più essere data per scontata&#8221;, dichiara <strong>Francesco Vincenzi, </strong>presidente dell&#8217;<strong>Anbi</strong>, l’associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, ovvero l’ente che coordina tutti i consorzi di bonifica italiani.</p>
<p>Secondo il Consiglio nazionale delle ricerche, una percentuale fra il 6% ed il 15% della popolazione italiana vive ormai in territori esposti ad una siccità severa od estrema. Molto diversa la situazione al Sud, in cui gli invasi sono pieni, e bisogna svuotarli in mare. Per i consorzi di bacino, serve tappare subito i buchi degli acquedotti e costruire nuovi laghi per accumulare l&#8217;acqua piovana.</p>
<p>Nei giorni scorsi, poi,  sono state numerose le proposte di associazioni ambientaliste e aziende del settore idrico che hanno chiesto al governo interventi sia nell&#8217;immediato, sia con un piano a lungo termine che tenga conto dell&#8217;impatto del cambio climatico. <mark><strong>Legambiente</strong> chiede al governo di definire una strategia idrica nazionale e propone una serie di interventi come l&#8217;obbligo di recupero delle acque piovane, al riuso in agricoltura delle acque reflue depurate, fino alla ricarica controllata delle falde facendo in modo che le sempre minori precipitazioni non scorrano velocemente a valle fino al mare </mark>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Dati alla mano, è lecito ritenere che, per almeno tre milioni e mezzo di italiani, l&#8217;acqua dal rubinetto non può più essere data per scontata&#8221;, dichiara Francesco Vincenzi, presidente dell&#8217;Anbi, l’associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, ovvero l’ente che coordina tutti i consorzi di bonifica italiani.</span></p>
<p>Un pacchetto di otto proposte viene anche da <strong>Utilitalia,</strong> in rappresentanza delle imprese che forniscono i servizi idrici all&#8217;80% dei cittadini. Si chiede innanzitutto di promuovere un uso efficiente dell&#8217;acqua in un Paese in cui il consumo pro-capite è di 215 litri per abitante al giorno, rispetto ai 125 litri della media europea. Servono poi infrastrutture strategiche come i grandi invasi ad uso plurimo, gli invasi di piccole e medie dimensioni ad uso irriguo e le interconnessioni delle reti idriche.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche le imprese, come gli ambientalisti, chiedono il riutilizzo delle acque depurate, l&#8217;aumento dei volumi delle falde e la dissalazione. <mark> In Italia le acque marine o salmastre rappresentano solo lo 0,1% delle fonti di approvvigionamento contro il 3% della Grecia e il 7% della Spagna.</mark> Infine, le imprese annunciano investimenti per undici miliardi: tre di essi serviranno per riparare le falle nella rete che attualmente perde il 40% dell&#8217;acqua che trasporta.</span></p>
<p>Sempre secondo i dati diffusi dall’<strong>Anbi</strong>, ogni anno in Italia cadono circa 300 miliardi di metri cubi di acqua di cui si riesce a trattenere soltanto l’11%. In Spagna, per esempio, ne viene trattenuto circa il 35 per cento. <mark> I serbatoi presenti in Italia con questo scopo sono 114, con una capacità totale di un miliardo di metri cubi di acqua. </mark> Dall’inizio degli anni Novanta, il fabbisogno idrico in agricoltura si è molto ridotto grazie all’innovazione tecnologica e alla cosiddetta agricoltura di precisione, ma la siccità ha annullato questo vantaggio.</p>
<p>Ritardi e lentezze nella gestione di queste carenze sono causati piuttosto dalla storica e per certi versi confusa divisione delle competenze all’interno del governo: intervengono di volta in volta e senza criteri precisi i ministeri delle <strong>Politiche agricole</strong>, dell’<strong>Ambiente</strong> e delle <strong>Infrastrutture</strong>, oltre ovviamente al ministero dell&#8217;<strong>Economia</strong>. Tutti se ne dovrebbero occupare ma il risultato è che finora in pochi hanno affrontato davvero il problema.</p>
<p>A tutto questo vanno aggiunti gli interventi e le responsabilità delle regioni, delle province, dei consorzi di bonifica, ognuno con le sue regole e procedure. La creazione di un commissario speciale sulla siccità è un&#8217;iniziativa che si spera permetterà di superare la troppa burocrazia e possa risolvere i conflitti di competenze ministeriali.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Allarme siccità, combinazione fatale caldo e secco</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2022 17:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia Beni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<category><![CDATA[bollino rosso]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="259" height="194" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/siccità1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: PxHere" /></p><p>Poche gocce d’acqua sulla verde Italia. La florida terra non si disseta da mesi e colpisce violenta nel periodo estivo dell’anno. Animali e vegetali chiedono una sola cosa: bere. Già da qualche settimana si pensa a un possibile piano d’emergenza di razionamento dell’acqua in molte regioni del paese. Secondo Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile, in alcune zone non è esclusa la chiusura dell’erogazione nelle fasce diurne. Rimane ancora tutto da vedere, anche se la situazione non sta promettendo una ribalta. “Di siccità ce ne sono state tante, ma questa al momento è la peggiore per la combinazione di caldo e di secco”. Luca Mercalli, meteorologo, climatologo e divulgatore scientifico racconta che, nella storia climatica del nostro paese, non c’erano mai state temperature così alte insieme a una siccità così lunga.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Per il meteorologo Luca Mercalli, “di siccità ce ne sono state tante, ma questa al momento è la peggiore per la combinazione di caldo e di secco”. </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Una fatale combinazione di caldo e asciutto, resa più intensa dai cambiamenti climatici dovuti all’attività umana. È vero che i fenomeni anomali ci sono sempre stati, tuttavia Mercalli spiega che questi peggiorano con il riscaldamento globale: “Sono eventi che si sovrappongono”.</mark> In passato, infatti, c’erano stati in Italia episodi di siccità gravi, ma o erano avvenute nel periodo invernale oppure con temperature più basse.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“Il razionamento dell’acqua è indispensabile. Quando questa manca non ci sono altre scelte. L’acqua o c’è o non c’è”. Luca Mercalli parla dell’unica soluzione possibile: razionare e di far durare le nostre riserve almeno fino ai primi di settembre.</mark> “Esiste una gerarchia nei razionamenti. L’acqua da bere, ovviamente, è l’ultima che verrà tolta e speriamo di non arrivare a tanto. Prima bisognerà togliere l’acqua dedicata agli usi industriali, poi agli usi energetici e infine a quelli agricoli”. Cercare qualcosa che possa fare a meno dell’acqua, però, non è facile. L’uso che si privilegia preservare è quello potabile.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Altra grave problematica è la cattiva condizione degli acquedotti italiani. “Quante volte abbiamo ripetuto di riparare? Sono vent’anni che diciamo che la rete degli acquedotti italiani sono un colabrodo e che bisogna ripararli. Poi piove due giorni e si dimentica tutto”.</mark> Per Mercalli è chiaro che i problemi sull’acqua non si possono risolvere quando siamo nell’emergenza. “Sono progetti politici che dovrebbero avere decenni di investimenti. Non si riparano gli acquedotti in un mese, non si costruiscono canali o dighe in un mese. Quando si è in emergenza, ciò che possiamo fare è solo razionare”.</p>
<p>Anche se qualche ora piove, non facciamoci ingannare. Mercalli spiega che altro non è che un “sollievo locale”. “Qualche temporale può aiutare a livello locale, ma per arrivare al termine della siccità avremmo bisogno di una settimana di pioggia continua su tutto il Nord Italia, che al momento non è prevista. Dalle simulazioni Dalle simulazioni più affidabili che abbiamo, per il momento non vediamo un termine”. La siccità per ora va avanti, sicuramente fin quando le previsioni meteo consentono di vedere, cioè circa per altri dieci giorni. Nel frattempo, razionare è l’unica azione che possiamo fare, se vogliamo aiutare la nostra terra e il nostro benessere come cittadino e individuo. “Dobbiamo prepararci ad usare l’acqua con grande parsimonia. L’agricoltura ne ha bisogno”.</p>
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		<title>Scissione tra i 5Stelle e ritorno allo stato d&#8217;emergenza &#8211; Le quattro notizie del giorno</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 04:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<category><![CDATA[stato d'emergenza]]></category>
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		<description><![CDATA[I 5stelle non sono più il primo partito, cambiano gli equilibri parlamentari. Con l&#8217;addio di Luigi Di Maio e dei parlamentari che hanno deciso di seguirlo nel gruppo Insieme per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="303" height="166" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/siccità.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="siccità" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong>I 5stelle non sono più il primo partito, cambiano gli equilibri parlamentari.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Con l&#8217;addio di <strong>Luigi Di Maio</strong> e dei parlamentari che hanno deciso di seguirlo nel gruppo <em>Insieme per il futuro</em>, il Movimento 5 stelle passa da 155 a 105 deputati, da 72 a 61 senatori e perde cinque degli undici tra sottosegretari e viceministri.</mark> Lo scossone dentro il Movimento ha coinvolto anche i seggi a Strasburgo. Infatti le eurodeputate <strong>Chiara Gemma</strong> e <strong>Daniela Rondinelli</strong> hanno lasciato la delegazione del M5S al Parlamento europeo che si riduce così a soli cinque membri. <mark class='mark mark-yellow'>In attesa di capire se si porrà la questione di riequilibrare le commissioni parlamentari, la Lega diventa il gruppo più numeroso alla Camera (132 deputati) e, non appena si costituirà la componente del nuovo partito di Di Maio nel gruppo Misto in Senato, quello di<strong> Matteo Salvini</strong> avrà 61 senatori al pari del M5s.</mark> Secondo alcuni osservatori la scissione di Di Maio spinge politicamente il M5s più lontano dall’agenda di Draghi e dalla sua linea strategica per la gestione del conflitto in Ucraina. D’altra parte proprio sulle divisioni in politica estera aveva calcato Di Maio nell’ incontro serale con la stampa per spiegare le ragioni della “sofferta” scissione del Movimento. Ad ogni modo i prossimi passaggi parlamentari saranno ad alto rischio. A cominciare dal voto sul <em>decreto Aiuti</em> previsto a fine mese, che contiene la norma che permette la costruzione del termovalorizzatore a Roma, molto contestata da Conte e i suoi. E se dai vertici dell’esecutivo per ora si esclude una riconfigurazione delle cariche ministeriali, non è escluso che nei prossimi giorni Conte, che ha deciso di rimanere alla maggioranza, insista per riaprire questo fronte.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Riccardo Piccolo)</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Finito lo stato d’emergenza per pandemia, inizia quello per siccità.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Solo qualche mese fa è terminato in Italia lo stato d’emergenza che, dallo scoppio della pandemia da Covid-19, ha aiutato il Paese ad affrontare i disagi generati dal virus. Adesso la misura potrebbe venire di nuovo introdotta, non più a causa del pericolo sanitario, bensì climatico.</mark> La richiesta, che rappresenta un primo passo amministrativo per affrontare il problema, è stata mossa dalle Regioni del Nord colpite dal rischio siccità. Proprio oggi i rispettivi rappresentanti hanno incontrato in conferenza il capo della Protezione Civile, <strong>Fabrizio Curcio</strong>, che al termine del colloquio ha dichiarato: “Ricordiamoci che questa misura serve a fare delle cose. Si sta lavorando per definire quali sono le attività che seguono allo stato di emergenza, che non è un’idea ma consiste in una serie di azioni che vanno fatte.” <mark class='mark mark-yellow'>La situazione è complessa: non piove da settimane, i fiumi sono in dismissione, il cuneo salino nel Po arriva a decine di chilometri. E le previsioni future non lasciano presagire inversioni di tendenza dal punto di vista meteorologico, bensì periodi di siccità che da eccezione potrebbero trasformarsi in costante.</mark> L’intervento del governo è necessario per stanziare risorse che coprano i danni all’agricoltura e intervenire sui bacini idroelettrici dei laghi. Il governatore della Lombardia, <strong>Attilio Fontana</strong>, ha parlato di “situazione mai grave come quest’anno”, ricordando come nella Regione già da due mesi si sia cercato di agire per preservare il delicato equilibrio tra le esigenze idropotabili e di irrigazione. “Si dovrà ricorrere magari ai fondi del Pnrr”, propone.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Ludovica Rossi)</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Maturità post pandemia: apre le danze la prima prova d’italiano.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Al via questa mattina la prima prova dell’esame di maturità 2022. <mark class='mark mark-yellow'>Per i 520 mila studenti che questa mattina hanno sostenuto la prova scritta d’italiano, le tracce proposte sono state sette: da <strong>Giovanni Pascoli</strong> a <strong>Giovanni Verga</strong>, il Nobel per la fisica <strong>Giorgio Parisi</strong>, le leggi razziali tratte da un brano di <strong>Liliana Segre</strong> e <strong>Gherardo Colombo</strong>, ma anche una riflessione sulla musica da un testo di <strong>Oliver Sacks</strong>.</mark> La traccia più gettonata è stata quella sull’iperconnessione scelta da uno studente su cinque che parte da una riflessione sul ruolo delle nuove tecnologie digitali. Non poteva mancare la proposta di un argomento di attualità: la pandemia infatti è entrata all’esame di maturità grazie alla tipologia C. Agli studenti è stato chiesto di analizzare un testo di <strong>Luigi Ferrajoli</strong> dal nome “Perché Costituzione della Terra?”.  Quanto alle regole per il sostenimento della prova, quest’anno niente obbligo di mascherina che viene solo fortemente raccomandata. “Voglio ribadire il mio messaggio di incoraggiamento alle studentesse e agli studenti – commenta il Ministro dell’istruzione <strong>Patrizio Bianchi</strong> alla vigilia dell’esame –: questo è un momento importante che va vissuto con entusiasmo. Le tracce sono bellissime, siamo al vostro fianco”.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Melissa Scotto Di Mase)</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Terremoto in Afghanistan: i morti salgono a mille.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non c’è pace per l’Afghanistan. <mark class='mark mark-yellow'>La scorsa notte una forte scossa di terremoto ha colpito il Paese che, dallo scorso agosto, si trova di nuovo sotto il potere talebano. Al momento si attestano mille morti e 1.500 feriti, ma nelle prossime ore è probabile che il numero delle vittime aumenti. Lo United States Geological Survey (Usgs) ha registrato la scossa di magnitudo 5.9 a circa 46 chilometri dalla città di Khost, nel Sud-Est dell’Afghanistan, a una profondità di 51 chilometri.</mark> Inoltre, secondo il Centro Sismologico Euro Mediterraneo (Emsc), la scossa sarebbe stata avvertita non solo in Afghanistan e in Pakistan, ma anche in India. “Esortiamo tutte le agenzie umanitarie a inviare immediatamente squadre nell’area per prevenire ulteriori catastrofi”, ha scritto su Twitter il portavoce del governo talebano <strong>Bilal Karimi</strong>. Infatti, la regione terremotata di Paktika è oggi una delle più povere del Paese e presenta gravi carenze sia nelle infrastrutture che nei servizi essenziali. Ma non è la prima volta che l’Afghanistan vive una tragedia simile: trovandosi in una zona ad alto rischio sismico, è stata per lungo tempo soggetta a terremoti devastanti. A questo proposito, l’Ufficio della Nazioni unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha) ha dichiarato che, negli ultimi dieci anni, l’Afghanistan avrebbe avuto una media di 560 morti ogni anno a causa del terremoto: oltre 7mila vittime.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Aurora Ricciarelli)</p>
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