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	<title>magzine &#187; Roma</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>L’UNICA STRADA PER IL SOGLIO DI PIETRO: IL CONCLAVE</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 14:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo in aggiornamento. Ultimo aggiornamento: 7 maggio, ore 10. È fissato dall’imprevisto. Questa volta, è stata la morte di papa Francesco. La sua durata è un rebus. In ogni continente mozza il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1250" height="833" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/pg-32-black-smoke-pope-gett.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="L’ingresso dei cardinali nella Cappella Sistina per il conclave del 2013. Fonte: Getty Images" /></p><p><em>Articolo in aggiornamento. Ultimo aggiornamento: 7 maggio, ore 10.</em></p>
<p>È fissato dall’imprevisto. Questa volta, è stata <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-04/papa-francesco-annuncio-casa-santa-marta-21-aprile-2025.html">la morte di <strong>papa Francesco</strong></a>. La sua durata è un rebus. In ogni continente mozza il fiato, innesca opinioni, retropensieri e ipotesi, alza lo sguardo di tutti verso un comignolo. È il <strong>conclave</strong>. Da nove secoli, riunisce una selezione di <strong>cardinali</strong> che elegge il<b> </b>vescovo di Roma una volta che <a href="https://www.vatican.va/content/vatican/it/special/sede-vacante/sede-vacante-2025.html">la sede della Chiesa Cattolica è “vacante”</a> ed è presieduta dal <strong>decano del Collegio cardinalizio</strong>. Lo è dalle 7.35 di <strong>lunedì 21 aprile</strong>, l’ora del decesso del 266° successore di Pietro. Da due secoli, il conclave si svolge nello <strong>Stato della Città del Vaticano</strong>. Prima che l’ospitasse la <strong>Cappella Sistina</strong>, è stato itinerante: si tenne a Viterbo, Venezia, Avignone, Roma (Palazzo del Quirinale).</p>
<p>È tutt’altro che un appuntamento formale. Non solo perché inizia qualche settimana dopo la morte o le dimissioni del Romano Pontefice e ne sceglie il nuovo. Ma perché intreccia <strong>religione</strong> e <strong>politica</strong>, <strong>fede</strong> e <strong>potere</strong>, e frammenta in fazioni lo spicchio più piccolo del globo. Mentre il Vicario di Cristo è regnante, il termine <em>conclave</em>, a fasi alterne, assume le sembianze di promemoria, avvertimento o minaccia. È anche diventato un argomento da best seller e premio Oscar, e ha ispirato il proverbio «chi entra papa in conclave, ne esce cardinale».</p>
<p><strong>Il programma</strong></p>
<p>La <strong><a href="https://collegeofcardinalsreport.com/conclaves/electing-a-pope/">Congregazione generale</a> </strong>ha fissato il giorno d’inizio del conclave: <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-04/conclave-inizio-7-maggio-elezione-nuovo-papa.html">è il 7 maggio</a>. Alla prima, che si è tenuta il 28 aprile, hanno partecipato 180 dei 252 cardinali: quelli con diritto di voto per eleggere il Vicario di Cristo, che hanno meno di 80 anni; quelli che, ultraottantenni, non possono partecipare. All’assemblea del giorno dopo, invece, è stato stilato il calendario del conclave: alle 16.30 di mercoledì 7 maggio i porporati-elettori, con indosso la veste talare porpora, il rocchetto bianco, la mozzetta e la berretta porpora, partiranno dalla Cappella Paolina, entreranno in processione e si accomoderanno nelle due ali della Sistina, durante il canto <em>Veni Creator Spiritus</em>. Poi, ci sarà il primo voto che, però, sarà preceduto alle 10 dalla <a href="https://www.ilpost.it/2013/03/12/conclave/">Santa Messa pro eligendo Romano Pontifice</a> nella basilica di San Pietro, presieduta dal decano del Collegio cardinalizio, il <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/documentation/cardinali_biografie/cardinali_bio_re_gb.html">Cardinale Giovanni Battista Re</a>. A seguire ci sarà il giuramento collettivo dei cardinali che reciteranno: «Promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo, tutti e singoli, di osservare esattamente e fedelmente tutte le norme […] e di mantenere scrupolosamente il segreto su tutto ciò che sarà trattato o deciso nelle congregazioni dei cardinali, sia prima che durante il conclave».</p>
<p><strong>Le regole</strong></p>
<p>Il conclave ha norme e riti stringenti e millenari. Dal 1996 è disciplinato dalla <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_22021996_universi-dominici-gregis.html">costituzione apostolica <em>Universi Dominici Gregis</em></a>. Nei secoli le modifiche hanno riguardato, soprattutto, la sede, i requisiti per parteciparvi e il numero di porporati-elettori. <a href="https://collegeofcardinalsreport.com/conclaves/electing-a-pope/">Gli ultimi ritocchi</a> li ha fatti<strong> Benedetto XVI</strong>. Nel 2007 ha firmato <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/la/motu_proprio/documents/hf_ben-xvi_motu-proprio_20070611_de-electione.html">la lettera apostolica <em>De aliquibus mutationibus in normis de electione Romani Pontificis</em></a>, che ha ripristinato la maggioranza dei due terzi dei voti per eleggere il papa in ogni votazione. Così, ha abolito la quota della maggioranza più uno dopo il 33esimo scrutinio. Sei anni dopo, con <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/motu_proprio/documents/hf_ben-xvi_motu-proprio_20130222_normas-nonnullas.html">la lettera apostolica <em>Normas Nonnullas</em></a>, ha introdotto la scomunica automatica per chiunque vìola il giuramento di segretezza sul conclave; ha consentito il suo avvio prima dei quindici giorni tradizionali <em>post mortem</em> o post-dimissioni del vescovo di Roma, quando il trono di Pietro è “vacante” e le redini passano al <strong>Collegio cardinalizio</strong> (riunisce i cardinali); ha stabilito che, dopo 13 giorni di voto o 33 scrutini, si terrà il ballottaggio tra i due cardinali più votati che, però, non potranno votare.</p>
<p>Confluiti nella Città dello Stato del Vaticano da ogni angolo del mondo, i cardinali sono ospitati nella <a href="https://www.ilpost.it/2025/03/28/santa-marta-dove-vive-papa-francesco-malattia-convalescenza-conclave/">Residenza di Santa Marta</a> e isolati. Perché, durante il conclave, vigerà il <a href="https://www.npr.org/sections/thetwo-way/2013/03/11/173991833/a-rough-guide-to-the-papal-conclave">blackout delle comunicazioni con l’esterno</a>: non hanno a disposizione né giornali, né radio, né telefoni, né computer; le finestre delle loro camere sono sigillate. Dalle 15 del 7 maggio, «tutti gli impianti di trasmissione del segnale di telecomunicazione per cellulare radiomobile, presenti nel territorio dello Stato della Città del Vaticano, esclusa l’area di Castel Gandolfo, saranno disattivati. Il ripristino del segnale sarà effettuato successivamente all’annuncio dell’avvenuta elezione del Sommo Pontefice», ha comunicato <a href="https://www.agensir.it/quotidiano/2025/5/5/sede-vacante-governatorato-dalle-15-del-7-maggio-disattivati-i-segnali-dei-cellulari-in-vaticano-fino-ad-avvenuta-elezione/">l’Ufficio di presidenza del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano</a>. Le possibilità di interferenze e fughe di notizie sono ridotte al minimo. I porporati-elettori non sono mai stati più di 115: così sia nel 2005, sia nel 2013. Il tetto massimo è 120, come ha deciso <strong>Paolo VI</strong>.</p>
<p>Il pomeriggio della prima votazione, dopo la Santa Messa pro eligendo Romano Pontifice e il giuramento collettivo dei cardinali,  il <strong>maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie</strong>, il <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-04/papa-francesco-nomina-arcivescovo-diego-ravelli.html">monsignor Diego Giovanni Ravelli</a>, pronuncerà «extra omnes» («fuori tutti») e nella Sistina resteranno solo i porporati-elettori. Di fronte dal cardinale e segretario di Stato, <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/documentation/cardinali_biografie/cardinali_bio_parolin_p.html"><strong>Pietro Parolin</strong></a>, che presiederà il conclave perché il decano del Collegio cardinalizio è ultraottantenne, ogni eminenza giurerà sulla costituzione apostolica e sui quattro Vangeli. Poi, riceverà tre schede con la dicitura “Eligo in Summum Ponteficem”, da piegare in due, portare all’altare e inserire nell’urna, dopo un altro giuramento. Non dovrebbero votare per sé stessi. Durante lo scrutinio i porporati potranno tenere conto dei voti su un foglio. Le votazioni quotidiane previste saranno quattro: due la mattina; altrettante il pomeriggio. Si interromperanno per un giorno di «preghiera, riflessione e dialogo» se i candidati saliranno e scenderanno nel consenso «come piselli in un pentolone d’acqua bollente» <a href="https://collegeofcardinalsreport.com/conclaves/electing-a-pope/">(parola di <strong>papa Giovanni XXIII</strong>)</a>, senza toccare quota due terzi dei voti per tre giorni di fila.</p>
<p>Dopo ogni scrutinio, a prescindere dal suo esito, si svolgerà una delle fasi più simboliche del conclave. Per il conteggio dei voti le schede saranno bucate con un ago sulla parola “eligo”, legate insieme con un filo e posate su un calice vuoto, e saranno bruciate: se il quorum dei due terzi non sarà raggiunto, produrranno – miscelando perclorato di potassio, antracene e zolfo – la <strong>fumata nera</strong> che farà rumoreggiare piazza San Pietro; se il papa sarà eletto e accetterà la nomina <a href="https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/elezione-bianca#:~:text=Rispetto%20al%20Conclave%20del%202005.&amp;text=Una%20volta%20raggiunto%20il%20quorum,canonica%20a%20Sommo%20Pontefice%3F%E2%80%9D.">rispondendo alle domande</a> del decano del Collegio cardinalizio («Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?», «Con quale nome vuoi essere chiamato?»), generando la <strong>fumata bianca</strong> – mischiando clorato di potassio, lattosio e colofonia. La fumata bianca svetterà dal comignolo della Sistina <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/dossier/conclave/2025/05/02/video/conclave_montato_il_comignolo_sul_tetto_della_cappella_sistina-424161229/">–montato il 2 maggio –</a> sul cielo <em>vaticano</em> e farà gioire i credenti.</p>
<div id="attachment_79061" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/AP475031700041.jpg"><img class="wp-image-79061 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/AP475031700041.jpg" alt="Un fumo bianco esce dal camino sul tetto della Cappella Sistina, in Piazza San Pietro, in Vaticano, mercoledì 13 marzo 2013. (Foto AP/Gregorio Borgia)" width="610" height="255" /></a><p class="wp-caption-text">Un fumo bianco esce dal camino sul tetto della Cappella Sistina, in Piazza San Pietro, in Vaticano, mercoledì 13 marzo 2013. (Foto AP/Gregorio Borgia)</p></div>
<p>Poi, si entrerà nelle ultime battute del conclave. Intanto che la fumata bianca si alzerà, il nuovo Romano Pontefice si sposterà dalla Sistina alla <strong>“Stanza delle lacrime”</strong>, dove troverà l’abito papale di tre taglie differenti, e rientrerà nella Sistina per ricevere l’ossequio e l’obbedienza dei cardinali. Si scioglierà così il conclave, sancito dall’inizio <em>Te Deum</em>, e il Santo Padre si affaccerà dalla Loggia delle Benedizioni del Palazzo Apostolico per mostrarsi ai fedeli e impartire la sua prima benedizione apostolica <em>Urbi et Orbi.</em></p>
<p><strong>I più celebri</strong></p>
<p><a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves">Il primo conclave</a> risale al 1268, dopo la morte di <strong>papa Clemente IV</strong>. Si svolse a Viterbo ed elesse – dopo 1006 giorni – <strong>Gregorio X</strong>. È il più lungo di sempre. In quell’occasione assunse il nome <em>conclave</em> perché, per decidere in tempi rapidi, il sindaco della città chiuse (<em>cum</em>) a chiave (<em>clave</em>) i cardinali nel Palazzo Papale. La lentezza nella scelta del Romano Pontefice esasperò i fedeli che scoperchiarono il tetto dell’edificio. E, per il freddo, morirono tre porporati-elettori. I quasi tre anni di “sede vacante” convinsero Gregorio X a varare la costituzione apostolica <em>Ubi Periculum</em>.</p>
<p><strong>Roberto Rusconi</strong>, storico del cristianesimo e delle chiese, ricorda un altro conclave memorabile a <em>Magzine</em>: «Quello “dell’esilio” che, dal dicembre 1799 al marzo 1800, si tenne a Venezia, sull’Isola di San Giorgio. Perché la situazione militare a Roma non garantiva la sicurezza necessaria. Fu eletto <strong>Pio VII</strong>, successore di <strong>Pio VI</strong>, che morì in esilio in Francia». <a href="https://www.historytoday.com/behind-closed-doors-top-10-papal-conclaves">Ma ce ne sono anche altri nell’elenco degli <em>storici</em></a>. Per esempio, quello del 1378: si aprì dopo la dipartita di <strong>Gregorio XI</strong>, l’ultimo a guidare la Chiesa cattolica da Avignone. L’anno, addirittura, i conclavi furono due: in aprile, a Roma, i porporati scelsero <strong>Urbano VI</strong>, condizionati dai fedeli che avrebbero gridato «Vogliamo un papa romano, o almeno italiano, altrimenti morirete!». Ma cinque mesi dopo, a Fondi, gli stessi cardinali ne elessero un altro: <strong>Clemente VII</strong>,<strong> </strong>in disaccordo con la gestione del Santo Padre in carica. Iniziò così lo Scisma d’Occidente.</p>
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<p>Bastarono dieci ore nel 1503 per scegliere il nuovo Vicario di Cristo: nel conclave più rapido in assoluto, i porporati diedero il via al ministero di <strong>Giulio II</strong>. Quello del 1603 fu violento perché gli schieramenti si azzuffarono, prima di concordare su <strong>Paolo V</strong>. <a href="https://www.ilpost.it/2018/08/26/elezione-papa-luciani/">L’anomalia del primo dei due conclavi del 1978, invece, riguardò la sua conclusione</a>. Malgrado i cardinali avessero <em>portato</em> sul soglio pontificio <strong>Giovanni Paolo I </strong>(l’ultimo papa italiano), dal comignolo della Sistina la fumata apparì prima grigia e poi nera. Ma pochi minuti dopo, il «Nuntio vobis gaudium magnum: habemus papam» fugò ogni dubbio sull’esito del conclave.</p>
<p><strong>L’ultimo e il prossimo</strong></p>
<p>L’ultima volta che il mondo ebbe davanti agli occhi la fumata bianca fu il <strong>13 marzo 2013</strong>. Alle 20.13, certificò l’elezione del 266° papa. Il primo, in età contemporanea, a succedere a un rinunciatario (Benedetto XVI) e l’unico, al momento, a provenire dall’America, a essere gesuita, ad aver scelto Francesco come nome pontificale: <strong>Jorge Mario Bergoglio</strong>. Per far sporgere il Santo Padre dal Palazzo Apostolico, fargli salutare e benedire i fedeli accalcati in piazza San Pietro, servirono due giorni e cinque scrutini. È uno dei conclavi più brevi degli ultimi 150 anni.</p>
<div id="attachment_79580" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/01.jpg"><img class="size-full wp-image-79580" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/01.jpg" alt="Foto: Cristian Gennari" width="1024" height="682" /></a><p class="wp-caption-text">Foto: Cristian Gennari</p></div>
<p>Durante il ministero di Francesco, conclusosi il 21 aprile, il conclave è stato evocato più volte. La possibilità si è paventata, soprattutto, nei periodi nei quali le sue condizioni sono peggiorate. Ma nella maggior parte dei casi ha avuto le fattezze di una speculazione e non di un’opzione ancorata alla realtà dei fatti. La dinamica è stata identica in ogni occasione: i bollettini medici si sono accumulati e, di pari passo, sono state rispolverate le dicerie sugli imminenti preparativi per l’elezione del 267° successore di Pietro. È accaduto non solo nei <a href="https://www.google.com/search?q=papa+francesco+dimissione+corriewre&amp;rlz=1C1YTUH_itIT1086IT1086&amp;oq=papa+francesco+dimissione+corriewre&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyBggAEEUYOTIJCAEQIRgKGKABMgkIAhAhGAoYoAHSAQg1MjgzajFqN6gCCLACAfEFU0AYEJOJBxXxBVNAGBCTiQcV&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">38 giorni di ricovero</a> al policlinico universitario “Agostino Gemelli” di Roma (14 febbraio-23 marzo 2025) del Romano Pontefice, ma anche in altre circostanze. Coincise con la sua ospedalizzazione e le operazioni alle quali si è sottoposto. Per due volte nel 2023, ad <a href="https://www.ilpost.it/2023/04/01/papa-francesco-dimesso-policlinico-ricovero/">aprile</a> (in seguito a una bronchite) e a <a href="https://www.ilpost.it/2023/06/16/papa-francesco-policlinico-gemelli-dimesso-operazione/">giugno</a> (per un’occlusione intestinale); <a href="https://www.ilpost.it/2022/06/06/papa-francesco-dimissioni/">un anno prima</a>, a causa della gonalgia che ha costretto papa Francesco a spostarsi con la sedia rotelle negli ultimi anni; <a href="https://www.ilpost.it/2021/07/14/papa-francesco-dimesso-ospedale/">nel 2021</a>, invece, in virtù dell’intervento al colon. Ma la prima volta che è stato presagito il conclave risale al 2015, dopo la pubblicazione della <a href="https://www.quotidiano.net/cronaca/il-papa-ha-un-tumore-al-cervello-ma-i-medici-dicono-che-e-curabile-a3jx4ig7">notizia</a> del presunto «tumore al cervello» di papa Francesco.</p>
<p>Ora che la sede è “vacante”, il conclave incombe. Nei dieci concistori convocati, Bergoglio ha concesso 163 porpore. Ma in età per eleggere il suo successore i cardinali sono 135, inclusi quelli nominati da Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. Sono 15 in più del numero massimo: 120. Dopo la morte di papa Francesco, inizialmente, il numero dei cardinali-elettori è stato <em>ballerino. </em>In seguito al forfait, <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-05/conclave-ottava-congregazione-generale-salute-parolin.html">per motivi di salute</a>, dei cardinali Antonio Cañizares Llovera (arcivescovo metropolita emerito di Valencia) e John Njue (arcivescovo metropolita emerito di Nairobi); non entrerà in Sistina nemmeno il porporato Giovanni Angelo Becciu. L’Eminenza, dopo aver <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/04/23/il-giallo-del-conclave-parolin-non-vuole-becciu-condannato/7961757/">reclamato</a> il suo dovere di voto sebbene avesse <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/documentation/cardinali_biografie/cardinali_bio_becciu_ga.html">rinunciato</a> «alla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e ai diritti connessi al Cardinalato» per <a href="https://www.ansa.it/vaticano/notizie/2025/04/22/il-cardinale-becciu-non-ce-stata-la-volonta-di-estromettermi-dal-conclave_57224727-15e6-4b4d-b95d-82db1c0a749a.html">ragioni giudiziarie</a>, ha deciso di fare <a href="https://www.iltempo.it/attualita/2025/04/28/news/conclave-angelo-becciu-colpo-di-scena-riununcia-papa-bergoglio-lettere-42424816/">un passo indietro</a>. Lo scenario inedito ha convinto la Congregazione generale, <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-04/congregazione-cardinali-conclave-numero-becciu.html">nella riunione del 30 aprile</a>, a sancire il diritto di voto per i 133 porporati, superando il limite di 120 stabilito da Paolo VI.</p>
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<p><a href="https://apnews.com/article/vatican-cardinals-pope-7b4c2e55b2f0d42436a6ec65182e489a">L’ultima batteria di nomine</a> (21) del dicembre 2024 ha ricalcato il tratto distintivo delle precedenti: l’estensione della diversità geografica del Collegio cardinalizio in nome dell’<a href="https://apnews.com/article/vatican-cardinals-pope-7b4c2e55b2f0d42436a6ec65182e489a">«universalità della Chiesa»</a>. Ora ci si interroga se queste decisioni favoriscano o meno l’elezione di un <em>bergogliano</em>: «In realtà, le prime dislocazioni avvengono sulla base di altri criteri: per esempio, quelle dei cardinali dell’Africa nera o per quelli supportati da gruppi e movimenti religiosi. Al momento, l’unico risultato plausibile sembrerebbe lo sbarramento all’elezione di un candidato totalmente anti-Bergoglio. Ma ci sono anche difficoltà per la scelta di un cardinale ultra-<em>bergogliano</em>. Anche questa previsione, però, potrebbe essere smentita dai fatti», analizza Rusconi.</p>
<div class="flourish-embed flourish-pictogram" data-src="visualisation/21823503"><script src="https://public.flourish.studio/resources/embed.js"></script><noscript><img src="http://magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/%filename%" width="100%" alt="pictogram visualization" /></noscript></div>
<p>Oggi, come in passato, già a ridosso del conclave gli elenchi sui quali si sta riversando l’attenzione e sui quali proliferano le congetture sono quelli dei <strong><em>papabili</em></strong>. Il <strong>toto-papa</strong> squarcia la segretezza nella quale avviene l’elezione. Per Rusconi, «le liste sono spesso frutto di una bulimia giornalistica e servono anche a far vendere libri. La loro rilevanza ai fini del conclave è interna al Collegio cardinalizio. E, in linea di massima, hanno l’intento di “bruciare” determinate candidature». Una delle prime liste dei successori di Francesco è stata pubblicata da <a href="https://collegeofcardinalsreport.com/">The College of Cardinals Report</a>, che include anche i cenni biografici e la linea sui temi chiave dei cardinali. <strong>Diane Montagna</strong> è uno dei fondatori del sito, dopo essere stata vaticanista per l’agenzia di stampa Zenit, traduttrice per l’edizione inglese de L’Osservatore Romano e corrispondente da Roma per The Catholic Herald. «Il nostro obiettivo principale è offrire un servizio ai membri del Sacro Collegio e alla Chiesa. È una risorsa preziosa non solo per i media: anche per i fedeli che, speriamo, possano conoscere meglio i cardinali e le posizioni che ricoprono, incoraggiandoli a pregare per loro», specifica a <em>Magzine</em>.</p>
<p>I <em>papabili</em> sono 22, i primi 12 si leggono sull’homepage del portale. Hanno destato scalpore perché l’elenco è comparso qualche tempo prima dell’ultimo ricovero di Bergoglio. «I nomi dei candidati sono stati selezionati consultando esperti vaticani e altre fonti. Sono quelli di cui si parla più frequentemente a Roma e altrove. Ma sono, naturalmente, soggetti a cambiamenti», puntualizza Montagna. Ma non rinuncia a ribadire i favoriti per salire sul soglio di Pietro: «Al momento, si tratta del cardinale ungherese <strong>Péter Erdő</strong>, del Segretario di Stato <strong>Pietro Parolin</strong>, del Patriarca latino di Gerusalemme <strong>Pierbattista Pizzaballa</strong> e del francese <strong>Jean-Marc Aveline</strong>. Teniamo sempre a mente, però, il detto romano: “Chi entra papa in conclave, ne esce cardinale”».  Lo stesso proverbio che ribadisce Rusconi, rifacendosi ai precedenti conclave: «In tempi recenti è stato rievocato per il grande sconfitto del conclave del 2013, il cardinale <strong>Angelo Scola</strong>. In passato è stato richiamato per il cardinale <strong>Giuseppe Siri</strong>, definito “il papa non eletto” dal vaticanista Benny Lai perché, nel 1978, la pubblicazione di un articolo non autorizzato ne minò la candidatura».</p>
<p>Prima che il conclave si apra, opinioni, retropensieri e ipotesi sono già in circolo. In attesa che dal comignolo della Sistina esca la fumata bianca e sia annunciato il 267° successore di Pietro.</p>
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		<title>Internazionali d&#8217;Italia: Medvedev è il nuovo re, italiani deludenti e biglietti troppo cari</title>
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		<pubDate>Mon, 22 May 2023 22:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La terra rossa è una superficie che ho sempre odiato&#8221;. Daniil Medvedev ribadisce il concetto nonostante abbia la coppa del vincitore in mano. Perché sì, nonostante lo scarso feeling con ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Daniil-Medvedev-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Daniil-Medvedev-scaled" /></p><p><span style="font-weight: 400;">&#8220;La terra rossa è una superficie che ho sempre odiato&#8221;. <strong>Daniil Medvedev</strong> ribadisce il concetto nonostante abbia la coppa del vincitore in mano. Perché sì, nonostante lo scarso feeling con l&#8217;argilla, è lui il nuovo re degli <strong>Internazionali di Roma</strong> (e pensare che prima di quest’anno non aveva mai vinto un match nel torneo romano). <mark class='mark mark-yellow'>In finale -la prima al Foro Italico senza almeno uno tra Rafael Nadal e Novak Djokovic dal 2004- il russo batte, a sorpresa, il danese <strong>Holger Rune</strong> col punteggio di <strong>7-5 7-5</strong>.</mark> Nel primo set il nativo di Mosca si difende bene, contenendo la pimpante partenza del suo avversario. E a fine parziale piazza la zampata decisiva, sfruttando il primo e unico calo del giovane danese. Il secondo set invece regala maggiori emozioni. Rune, per nulla abbattuto dal parziale appena perso, subito strappa la battuta al russo portandosi sul 2-0. Ma Medvedev, con un paio di passanti meravigliosi recupera immediatamente lo svantaggio salendo 3-2. Nel settimo gioco il russo, però, dopo aver perso il primo punto al termine di uno scambio durissimo e spettacolare, perde nuovamente il servizio commettendo tre errori grossolani. Arrivati sul 5-4, al momento di rinviare la contesa al terzo set, Rune si irrigidisce mentre Medvedev entra nella modalità &#8220;non sbaglio più niente e respingo ogni colpo&#8221;. Il neo numero 2 della classifica piazza 3 game consecutivi e si può inginocchiare a braccia alzate sul centrale del Foro Italico. <mark class='mark mark-yellow'>Per Medvedev prosegue un 2023 straordinario: secondo <strong>Masters 1000</strong> vinto dopo Miami e quinto titolo stagionale su dieci tornei disputati. In totale per il russo, quello conquistato a Roma, è il ventesimo torneo ottenuto in carriera, il sesto a livello Masters 1000. Ma soprattutto è il primo trofeo vinto sulla terra battuta.</mark> I suoi avversari sono avvisati: Daniil sa vincere anche sul &#8220;mattone tritato&#8221; e al <strong>Roland Garros</strong>, al via dal 28 maggio, andrà tenuto assolutamente d&#8217;occhio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;La terra rossa è una superficie che ho sempre odiato&#8221;. Daniil Medvedev vince il Masters 1000 di Roma, primo torneo vinto sulla terra battuta. E pensare che non aveva mai vinto un match al Foro Italico</span><br />
</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il torneo femminile invece lo ha vinto<strong> Elena Rybakina</strong>. La kazaka ha battuto in finale la sorpresa del torneo <strong>Anhelina Kalinina</strong>. La tennista ucraina, numero 47 del mondo, si è ritirata in lacrime dopo aver perso il primo set 6-4 per un infortunio alla gamba.</mark> L’ultimo atto è stato a tratti surreale: a causa della pioggia si è giocato alle 11 di sera e il pubblico sugli spalti era davvero poco, non certo un bel biglietto da visita per il torneo. Rybakina sembra ormai diventata una certezza del circuito Wta, pronta a contendersi la vetta del ranking: pian piano sta trovando una certa continuità di risultati, cosa che manca a molte big, uscite anzitempo dai campi del Foro Italico. <mark class='mark mark-yellow'>Anche le ragazze azzurre non hanno brillato. Certo un risultato di peso era difficile aspettarselo, però qualcosa in più si poteva fare.</mark> La nostra numero uno <strong>Martina Trevisan</strong>, specialista della terra battuta, ha perso all’esordio con la ceca Karolina Muchova, sprecando malamente un match point. La numero due azzurra <strong>Camila Giorgi</strong> ha ottenuto il miglior risultato tra le italiane. Il terzo turno perso sempre con Muchova, giustiziera delle nostre portacolori, grida vendetta per un primo parziale in cui ha dilapidato un vantaggio di 5-1 e non ha sfruttato parecchi set point.</p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Questa volta a Roma non hanno brillato neanche gli azzurri. Undici italiani nel tabellone principale, ma nessuno è riuscito a raggiungere i quarti, a differenza dello scorso anno. Senza Berrettini (ancora alle prese con problemi fisici, che lo costringeranno a saltare anche il Roland Garros e a rientrare sull’erba), i migliori risultati li hanno ottenuti <strong>Jannik Sinner</strong> e <strong>Lorenzo Musetti</strong>, entrambi fuori agli ottavi.</mark> L’altoatesino ha disputato una partita troppo brutta per essere vera, cedendo in tre set al tignoso argentino Cerundolo. Musetti, invece, si è arreso a Stefanos Tsitsipas con un doppio 7-5: un match molto equilibrato in cui il giovane azzurro ha messo in mostra colpi di gran classe, ma anche tutte le difficoltà del suo tennis, a partire dalla posizione in campo, sempre troppo lontano dalla linea di fondo. Da segnalare anche i buoni piazzamenti di <strong>Sonego</strong> e del veterano <strong>Fognini</strong>, entrambi out al terzo turno per mano rispettivamente di Tsitsipas e Rune. </span><span style="font-weight: 400;">Vedere un italiano alzare il trofeo degli Internazionali per ora sembra un miraggio. Dal successo di Panatta del 1976 è passato davvero troppo tempo. La sensazione per ora è che, forse, i nostri giocatori soffrano la pressione di giocare in casa e non riescano ad esprimersi al meglio, nonostante il calore (a volte eccessivo) del pubblico del Foro Italico. <mark class='mark mark-yellow'>Siamo un Paese di impazienti: se non si vince, si è scarsi. Ma non è così, bisogna avere pazienza, nel tennis vince soltanto uno. Il movimento è in salute e il colpo grosso agli Internazionali arriverà.</mark></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Questa volta a Roma non hanno brillato neanche gli azzurri. Undici italiani nel tabellone principale, ma nessuno è riuscito a raggiungere i quarti, a differenza dello scorso anno</span></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Questa edizione è stata però anche oggetto di numerose polemiche legate alla questione del caro-biglietti, soprattutto per quanto riguarda i due campi principali del <strong>Foro Italico</strong>.</mark> Nei primi turni del torneo il costo di biglietto più economico per vedere la sessione diurna -composta da tre partite- sul <strong>Campo Centrale</strong> o sul <strong>Grandstand</strong> oscillava già tra i 60 e gli 80 euro. Costi che giorno dopo giorno ovviamente sono aumentati fino alla finale. Per assistere all’ultimo atto del torneo maschile romano si partiva da una base di <strong>287 euro</strong>. Vanno fatte ora due premesse doverose. La prima: il “combined” di Roma quest’anno, rispetto agli scorsi anni, ha migliorato il proprio status diventando un torneo organizzato su due settimane e non più sui canonici sette giorni. La seconda: gli organizzatori di un torneo hanno tutto il diritto di scegliere il prezzo che ritengono più adatti per i biglietti. Tuttavia ciò, almeno nel caso degli Internazionali d’Italia 2023, ha messo in luce alcune incongruenze. Una di queste è il fatto che i costi dei tagliandi più economici per assistere alla fasi finali di Roma sono più alti di quelli del Roland Garros. Inutile ricordare che quello francese è uno dei quattro tornei più importanti, mentre Roma, seppur prestigioso, fa parte della categoria “1000” e quindi non può essere paragonato allo slam parigino.</span></p>
<div id="attachment_66894" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Immagine-2023-05-22-103749.png"><img class="size-medium wp-image-66894" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Immagine-2023-05-22-103749-300x254.png" alt="Confronto prezzi dei biglietti tra Roma e Roland Garros" width="300" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Confronto prezzi dei biglietti tra Roma e Roland Garros</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’altra incongruenza invece è quella legata alla presenza del pubblico sui vari campi nei primi giorni del torneo romano. <mark class='mark mark-yellow'>A causa dei prezzi alti, gli spalti dei due stadi principali sono spesso rimasti semi-deserti, nonostante la presenza in campo di italiani di spicco come Sinner o di altri tennisti di alto livello. I tifosi hanno preferito acquistare il cosiddetto biglietto “Ground”: un tagliando che garantiva l’accesso a tutti i campi secondari, con una spesa massima di 40 euro. Gli appassionati di tennis hanno quindi mandato un segnale chiaro all’organizzazione: piuttosto che spendere cifre alte per vedere tennisti importanti, preferiamo assistere a match meno prestigiosi, ma più economici.</mark> Infine anche nelle fasi decisive del torneo, finale femminile compresa, molti seggiolini sono rimasti vuoti. Adesso spetterà alla Federazione Italiana Tennis valutare se proporre la stessa policy di vendita dei biglietti anche il prossimo anno. <mark class='mark mark-yellow'>Ma il presidente federale, <strong>Angelo Binaghi</strong>, nella <a href="https://www.internazionalibnlditalia.com/news/in-evidenza/binaghi-conferenza-finale-agli-ibi-obiettivi-raggiunti-nel-2024-faremo-meglio-lintervento-completo/">conferenza stampa</a> di fine torneo si è espresso chiaramente: &#8220;Il mercato ci dice che i prezzi sono giusti. Per me i biglietti costano anche poco&#8221;. Qualche dubbio rimane…</mark></span></p>
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		<title>Inter, Roma e Fiorentina: tris di italiane nelle finali europee</title>
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		<pubDate>Sun, 21 May 2023 08:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inter, Roma e Fiorentina. Champions League, Europa League e Conference League. Il calcio italiano prenota un posto in ognuna delle tre finali europee. Era dal 1994 che l’Italia non mandava ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4096" height="2302" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/InCollage_20230519_094713647.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="InCollage_20230519_094713647" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Inter, Roma e Fiorentina. Champions League, Europa League e Conference League. Il calcio italiano prenota un posto in ognuna delle tre finali europee.</mark> Era dal 1994 che l’Italia non mandava così avanti nelle coppe continentali tante squadre insieme. È presto per parlare di rinascita del movimento calcistico nostrano ma intanto è lecito sognare un clamoroso triplete. 31 maggio, 7 giugno e 10 giugno sono le tre date da cerchiare sul calendario. Le date delle finali. I giorni in cui si potrà provare a fare la storia.</p>
<p><strong>Champions League: estasi Inter, domina i derby e vola a Istanbul</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Dopo vent’anni è tempo di rivincita. L’Inter supera il Milan, vendica le sconfitte negli Euroderby del 2003 e del 2005 e soprattutto torna in finale di Champions League a distanza di tredici anni dall’ultima volta. Il 10 giugno, ad Istanbul, i nerazzurri sfideranno il Manchester City e proveranno a conquistare la loro quarta Champions.</mark></p>
<p>Per quanto riguarda le semifinali, dopo aver chiuso con un netto 2-0 la gara di andata, l’Inter ha certificato la propria superiorità sui “cugini” anche al ritorno, vincendo 1-0. Gli uomini di Simone Inzaghi, spinti dal tifo degli oltre 75000 tifosi presenti a San Siro, hanno contenuto senza problemi i timidi tentatavi del Milan di riaprire la partita. I rossoneri hanno chiuso il match con un solo tiro in porta: troppo poco per pensare alla rimonta. Quasi tutti i “big” della squadra di Stefano Pioli hanno deluso. Giroud completamene isolato in attacco, Brahim Diaz poco concreto, Theo Hernandez scarico. Nemmeno il recupero in extremis di Leao ha dato gli effetti sperati: il portoghese, lontano dalla migliore condizione, ha sfiorato il gol a fine primo tempo ma per il resto è stato annullato dalla difesa avversaria. L’Inter invece, seppur senza dominare come all’andata, ha fatto valere la propria superiorità fisica e tecnica, soprattutto a centrocampo. <mark class='mark mark-yellow'>E alla fine è stato Lautaro Martinez, uno dei simboli nerazzurri, il capitano, nonché miglior marcatore della squadra con 25 gol stagionali a regalare al popolo nerazzurro l’ultimo atto della più importante coppa continentale.</mark> In generale i nerazzurri, rispetto ai rivali, nella doppia sfida hanno mostrato più idee di gioco, una maggiore freschezza, una difesa estremamente più solida e anche maggiori soluzioni tra gli uomini in panchina.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Saranno settimane di tensione, ma anche di grande entusiasmo nel vivere un’attesa storica. L’antipasto sarà la finale di Europa League il 31 maggio a Budapest tra Roma e Siviglia. Poi toccherà a Fiorentina e West Ham per la finale di Conference del 7 giugno a Praga, prima del piatto forte, la sfida tra Manchester City e Inter che il 10 giugno a Istanbul incoronerà la regina d’Europa.</span></p>
<p>In finale per l’Inter non sarà facile: il Manchester City ha impressionato nella semifinale vinta battendo 4-0 i campioni in carica del Real Madrid. Gli inglesi non sembrano avere punti deboli e sono imbattuti in ogni competizione dal 5 febbraio scorso. Ma ci sarà tempo per pensarci: <mark class='mark mark-yellow'>tra pochi giorni gli uomini di Inzaghi si giocheranno, da favoriti, la finale di Coppa Italia contro la Fiorentina. E con una Supercoppa Italiana già in bacheca e una qualificazione alla prossima Champions League praticamente certa, nel giro di venti giorni la stagione dei nerazzurri potrebbe diventare storica.</mark></p>
<p>Per il Milan invece si chiude un percorso europeo comunque ottimo e inaspettato. Resta il fatto però che il 2023 ha riservato ai rossoneri pochi sorrisi e tante delusioni. Ora l’obiettivo, anzi l’obbligo, è quello di raggiungere la qualificazione alla Champions del prossimo anno. Ma non sarà facile: il quarto posto in campionato dista quattro punti con solo tre partite rimanenti da giocare. Tutto ciò al netto della possibile penalità che potrebbe essere inflitta alla Juventus, attualmente seconda in Serie A, per il caso plusvalenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Europa League: Roma trascinata da Mourinho, Juve con l’amaro in bocca</strong></p>
<p>Non esiste partita più “mourinhana” di quella vista alla BayArena di Leverkusen. 23 tiri subiti a 1, gioco spezzettato, interruzioni continue e, nel dubbio, meglio spazzare il pallone lontano dalla propria porta. Un elogio alla vecchia scuola italiana, poggiata su due pilastri come difesa e contropiede. <mark class='mark mark-yellow'>Lo 0-0 in terra tedesca premia i giallorossi, che si prenotano un posto in prima fila alla finale di Budapest dove, il 31 maggio, affronteranno l’espertissimo Siviglia. Gli spagnoli puntano a conquistare la settima Europa League, ma questa Roma può interrompere il dominio andaluso.</mark> Pellegrini e compagni avranno un bagaglio di esperienza più ricco dopo la Conference League conquistata lo scorso anno, ma il tallone d’Achille resta la poca ampiezza della rosa. Seconde linee non sempre all’altezza e infortuni che si accavallano dall’inizio della stagione – ultimi ma non meno importanti quelli di Celik e Spinazzola sulle fasce – rendono tutto più complicato, ma la tenacia romanista è linfa vitale trasmessa da Mourinho ai suoi giocatori.</p>
<p>Per le italiane è mancata solo la ciliegina sulla torta in queste semifinali e ci ha pensato proprio un ex romanista a rovinare la festa. <mark class='mark mark-yellow'>La maledizione delle coppe europee continua a colpire la Juventus, che, dopo essere andata in vantaggio con Vlahovic, cede 2-1 ai supplementari.</mark> Decisivo il colpo di testa di Erik Lamela che regala la finale al Siviglia. I bianconeri pagano forse un po’ di inesperienza da parte di alcuni giovani lanciati – ottenendo comunque degli ottimi riscontri – da Massimiliano Allegri. Sfuma così la possibilità di giocarsi l’accesso diretto alla prossima Champions League, aspettando il verdetto sulla penalizzazione in campionato che potrebbe compromettere questa e la prossima stagione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conference League: Fiorentina in finale dopo 33 anni, ora sogna la doppietta</strong></p>
<p>Sofferta, rincorsa, sudata e alla fine conquistata. <mark class='mark mark-yellow'>La finale di Conference League avrà per la seconda volta consecutiva una protagonista italiana e la Fiorentina proverà a far restare la coppa in Italia, dopo il successo della Roma di un anno fa. La semifinale vinta 1-3 in trasferta contro il Basilea è  stata una partita infinita, durata oltre 130 minuti tra tempi regolamentari e supplementari e decisa quasi allo scadere dal sinistro di Barak, entrato dalla panchina.</mark> Una scelta azzeccata da parte di Vincenzo Italiano, il condottiero che al secondo anno sulla panchina viola centra non solo una finale europea che mancava dal 1990, ma ha la possibilità di vincere addirittura due trofei, qualora battesse l’Inter nella finale di Coppa Italia di mercoledì prossimo. Il 7 giugno invece ci sarà l&#8217;ultimo atto appunto della Conference: a Praga sarà sfida contro gli inglesi del West Ham.</p>
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		<title>“The Hollywood Reporter”: al via la versione romana dello storico giornale americano</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Apr 2023 10:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Bilanzuoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<category><![CDATA[editoria]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;aprile 2023 la testata The Hollywood Reporter lancerà la sua prima edizione europea in Italia. La sua sede aprirà questo mese a Roma e avrà come direttrice la giornalista Concita ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="820" height="360" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/THR.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: pagina Facebook di &quot;The Hollywood Reporter&quot;" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Nell&#8217;aprile 2023 la testata <em>The Hollywood Reporter</em> lancerà la sua <a href="https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7039543923760902145/" target="_blank">prima edizione europea in Italia</a>. La sua sede aprirà questo mese a Roma e avrà come direttrice la giornalista Concita de Gregorio. Sarà una piattaforma multimediale: un sito web, una rivista cartacea e una rete di community per la promozione di eventi rivolti al mercato globale.</mark> A produrre la rivista è Penske Media Corporation insieme a Brainstore Media, membro di Artmediamix, guidato da Gian Marco Sandri.</p>
<p><em><a href="https://www.hollywoodreporter.com/">The Hollywood Reporter</a></em>, nato nel 1930 e da sempre interamente dedicato all’entertainment, è stato il primo giornale americano a trattare esclusivamente argomenti legati all’<strong>industria cinematografica</strong>. E ora la versione nostrana <em>The Hollywood Reporter Roma</em> «mira a promuovere la qualità e la creatività italiana in tutto il mondo, senza vincoli, intercettando i cambiamenti culturali e sociali. Il mezzo audiovisivo è diventato centrale nel processo di conoscenza e di educazione delle nuove generazioni e continuerà ad esserlo. È quindi una grande gioia lavorare con uno staff editoriale di giovani e giovanissimi per dare spazio e voce a tutto ciò», ha dichiarato la neodirettrice Concita de Gregorio.</p>
<p>«Avevamo la necessità di creare una partnership internazionale con un brand autorevole per presidiare uno spazio di mercato dell&#8217;editoria dell&#8217;entertainment che esiste e segue un trend esponenziale come quello dello sviluppo delle piattaforme di streaming – dichiara Gian Marco Sandri –. <mark class='mark mark-yellow'>Roma è la città del cinema, ha fatto la storia dello spettacolo, dal Colosseo a Cinecittà. La convergenza dei successi italiani nell&#8217;arte, nello sport, nella musica e nel cinema ha restituito all&#8217;Italia una centralità di cui questo ponte tra Roma e Hollywood vuole essere specchio e motore. Per l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento e non solo».</mark></p>
<p>Entusiasta anche Nekesa Moody, direttrice editoriale che supervisiona le molteplici ramificazioni del brand negli Stati Uniti: «Progetti incredibilmente interessanti e innovativi provengono dall&#8217;Italia. De Gregorio s&#8217;è fatta notare con una forte identità, reportage, immagini e video che i nostri lettori americani hanno imparato ad amare e in cui nutrono fiducia».</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://news.cinecitta.com/IT/it-it/news/53/93290/nasce-l-edizione-italiana-di-the-hollywood-reporter.aspx" target="_blank">News.cinecitta.com</a>.<br />
</strong></p>
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		<title>Addio a Maurizio Costanzo: il giornalista che rivoluzionò la televisione</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 14:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Scotto Di Mase]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Costanzo Show]]></category>
		<category><![CDATA[Morte Maurizio Costanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Giornalista, conduttore tv, autore e sceneggiatore. Con Maurizio Costanzo va via un incredibile pezzo di storia della televisione italiana.   &#8220;Io non odio. È troppo faticoso ricordarsi giorno dopo giorno chi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="702" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/maurizio-costanzo.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="maurizio costanzo" /></p><p>Giornalista, conduttore tv, autore e sceneggiatore. Con <strong>Maurizio Costanzo</strong> va via un incredibile pezzo di storia della televisione italiana. <mark class='mark mark-yellow'>  &#8220;Io non odio. È troppo faticoso ricordarsi giorno dopo giorno chi e perché&#8221; </mark>, questa è solo una delle perle pronunciate dal giornalista romano entrato nel cuore di tutti, da Nord a Sud.</p>
<p>Un grande professionista ma soprattutto un <strong>uomo di spessore</strong>: autoironico, onesto e gentile che lascia in eredità un patrimonio culturale inestimabile, attraverso le sue parole, pensieri e riflessioni. La sua carriera inizia molto presto: a 18 anni debutta come cronista del quotidiano romano &#8220;Paese Sera&#8221; e a 84 anni lascia il palcoscenico per l&#8217;ultima volta.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Il pettegolezzo diverte solo noi giornalisti: ce la cantiamo e ce la suoniamo» </span> Nel 1966 incide il suo nome anche nel mondo della musica leggera diventando <strong>autore di &#8220;Se telefonando&#8221;</strong>, celebre canzone portata al successo dalla voce di Mina. Ma nella vita di Costanzo c&#8217;è spazio anche per la comicità e con Paolo Villaggio da vita a <strong>&#8220;Fracchia&#8221;, personaggio  immaginario</strong> apparso per la prima volta a &#8220;Quelli della domenica&#8221; nel 1968.</p>
<p>Difficile dimenticarselo, seduto sui divanetti del &#8220;<strong>Maurizio Costanzo Show</strong>&#8220;. Infatti, è proprio grazie ai salotti televisivi che spopola, prima in Rai con &#8220;Bontà Loro&#8221; e poi in Mediaset. Quanto al mondo giornalistico, Maurizio Costanzo è stato direttore della &#8220;Domenica del Corriere&#8221; lanciando anche &#8220;L&#8217;Occhio&#8221;, quotidiano popolare dalla breve durata e dalla poca fortuna.</p>
<p>Ma non è stato solo questo: di Costanzo si ricorda anche l&#8217;impegno civile e politico in particolar modo contro la mafia. Amico del giudice<strong> Giovanni Falcone</strong>, molto spesso invitato nelle sue trasmissioni, si impegnò prima di tutto come uomo e poi come giornalista nella battaglia contro la  malavita. Insieme al collega Michele Santoro, realizzò una maratona Rai &#8211; Fininvest proprio contro la mafia. <mark class='mark mark-yellow'>Tra le scene indimenticabili c&#8217;è sicuramente quella in cui Costanzo brucia in diretta una maglietta con su scritto &#8220;<em>Mafia made in Italy</em>&#8220;. </mark> Anni di lotta che gli sono costati quasi la vita in quel maggio 1993, quando fu<strong> vittima di un attentato</strong> insieme a sua moglie Maria de Filippi, entrambi a bordo della propria auto imbottita di tritolo e poi esplosa a Roma in via Ruggero Fauro all&#8217;uscita dal Teatro Parioli.</p>
<p><strong>&#8220;Voglio morire tenendo la mano di Maria&#8221;</strong> aveva detto in un&#8217;intervista qualche tempo fa e non sappiamo se è stato davvero così. Di sicuro la morte non gli faceva paura, l&#8217;accettava senza timore proprio perché sapeva di avere accanto una compagna che, in più di qualche occasione, ha definito &#8220;la donna da cui morire&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La strage di Fidene e l&#8217;aggressione a San Donato: è pericolo armi facili</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2022 11:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
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		<description><![CDATA[È morto ieri sera all&#8217;ospedale San Raffaele di Milano il dottore Giorgio Falcetto, colpito con un&#8217;accetta da un 62enne lo scorso lunedì 13 dicembre. L&#8217;epilogo gravissimo di questo episodio di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/carabinieri-policlinico.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="carabinieri policlinico" /></p><p style="font-weight: 400;">È morto ieri sera all&#8217;ospedale San Raffaele di Milano il dottore Giorgio Falcetto, colpito con un&#8217;accetta da un 62enne lo scorso lunedì 13 dicembre. L&#8217;epilogo gravissimo di questo episodio di violenza legata al possesso di armi bianche o da fuoco, fa il paio con un secondo, non meno grave, che ha sconvolto l’Italia in questa settimana. All&#8217;omicidio di Milano si aggiunge infatti la strage di Fidene avvenuta domenica 11. Secondo i dati <strong>Istat</strong>, pubblicati il 24 novembre 2022, <mark class='mark mark-yellow'>nel 2021 gli omicidi commessi in Italia sono stati 303: il 40% è causato da armi da taglio, inevitabilmente presenti nelle case e quindi a portata di chiunque, e il 30% da armi da fuoco.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Aggressione a San Donato Milanese </strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Una lite scaturita da questioni di viabilità e sfociata in un’aggressione armata: attorno alle 10 di martedì 13 dicembre il parcheggio del <strong>Policlinico di San Donato Milanese</strong> è stato teatro di questa escalation di violenza. La vittima è il medico <strong>Giorgio Falcetto</strong>, di 76 anni, in pensione ma ancora al lavoro come libero professionista: è chirurgo al Pronto soccorso. <mark class='mark mark-yellow'>Stava uscendo dalla struttura ospedaliera, quando, accorgendosi di un tamponamento alla propria auto, ha iniziato a discutere con il conducente. L’uomo, un 62enne pregiudicato di <strong>Rozzano</strong>, era armato di un’accetta che ha usato per colpire il medico alla testa lasciandolo in pericolo di vita prima di fuggire.</mark> Falcetto è stato trasportato d’urgenza all’<strong>ospedale San Raffaele</strong>, dove è stato operato in neuro-chirurgia e adesso si trova ricoverato in coma farmacologico, in gravissime condizioni. Il suo aggressore è stato invece individuato dopo ore di ricerca e fermato dai Carabinieri a Rozzano, mentre saliva a bordo della sua auto. Dopo l’ammissione di colpevolezza le forze dell’ordine ne hanno perquisito l’abitazione e, nella cantina, hanno ritrovato l’arma del delitto. È stato sottoposto a fermo e adesso si trova nel carcere di <strong>San Vittore</strong>. Rimangono da chiarire alcuni aspetti: per esempio,  perché il 62enne si trovava nel parcheggio dell’ospedale, nonostante non siano stati trovati documenti attestanti la prenotazione di visite come paziente. <mark class='mark mark-yellow'>Ma ciò che più inquieta nella vicenda è il mistero dell’arma, di cui non si conosce la provenienza e di cui è difficile giustificare la presenza a bordo della vettura.</mark></p>
<div id="attachment_60976" style="width: 1125px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/accetta.jpg"><img class="size-full wp-image-60976" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/accetta.jpg" alt="L'arma del delitto con cui il 62enne di Rozzano ha aggredito il medico Giorgio Falcetto." width="1125" height="1176" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;arma del delitto con cui il 62enne di Rozzano ha aggredito il medico Giorgio Falcetto</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Strage a Fidene </strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Quello di Milano non è il solo caso recente di violenza legata al possesso di armi. A precederlo, infatti, è la strage di <strong>Fidene</strong> di domenica scorsa, che ha visto il tiratore esperto <strong>Claudio Campiti</strong>, 57enne, impugnare una Glock 41 e sparare intenzionalmente e con precisione ai condomini del consorzio Valle Verde riuniti in un bar alla periferia romana. <mark class='mark mark-yellow'>“Maledetti mi avete lasciato sei anni senz’acqua, vi ammazzo tutti” ha urlato al termine della strage, prima della fuga sventata dall’arrivo delle forze dell’ordine.</mark> L’esperienza di tiro di Campiti ha fatto sì che ogni colpo partito dalla pistola calibro 45 abbia raggiunto le vittime individuate dal 57enne: <strong>Nicoletta Golisano</strong>, <strong>Elisabetta Silenzi</strong> e <strong>Sabina Sperandio</strong> sono state colpite al petto, con il preciso obiettivo di causarne la morte. <strong>Fabiana De Angelis</strong>, la quarta donna ferita domenica, è morta questa mattina all’<strong>ospedale Sant’Andrea</strong> di <strong>Roma</strong> a seguito delle lesioni da arma da fuoco a carotide e vertebra.</p>
<p style="font-weight: 400;">Oltre alla furia omicida di Campiti, ciò che ha determinato la messa in atto di una strage nella periferia romana è la facilità con cui l’uomo è riuscito a procurarsi l’arma dell’aggressione. Domenica mattina, infatti, prima della sparatoria nel bar di via Monte Giberto, Campiti è andato al <strong>poligono di Tor di Quinto</strong>, dove era solito esercitarsi e dove molti lo conoscevano. In segreteria ha acquistato il massimo dei proiettili consentiti – quattro scatole da cinquanta pezzi – per poi noleggiare la Glock sigillata in una valigetta di contenimento obbligatoria e apribile solo da un istruttore o responsabile della struttura. Lo stesso noleggio prevede una procedura di garanzia – consegna di un documento di idoneità rilasciato dal medico di base, autocertificazione che attesti l’assenza di carichi pendenti, un documento valido e il superamento di un breve corso di maneggio – che culmina con l’impossibilità di recarsi al di fuori della struttura con l’arma. Al divieto non segue però alcun stretto controllo e <mark class='mark mark-yellow'>Campiti è riuscito dunque a lasciare il poligono senza che nessuno degli addetti se ne accorgesse, anzi: “Claudio Campiti? Si, è qui. È in linea di tiro, sta sparando. Perché? Cosa è successo?”.</mark></p>
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		<title>Il viaggio dei leader europei a Kiev. Primo caso di suicidio assistito in Italia &#8211; Le quattro notizie del giorno</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 03:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#legge]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma Cartabia]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Suicidio assistito]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[Draghi, Macron e Scholz a Kiev: “Vogliamo l’Ucraina nell’UE”. Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz si sono presentati in visita in Ucraina per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1085" height="724" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/132025233-73cb1fb4-bd47-470b-8061-0863510d4a2d.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte foto: Tgcom24" /></p><p><strong>Draghi, Macron e Scholz a Kiev: “Vogliamo l’Ucraina nell’UE”.</strong></p>
<p>Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz si sono presentati in visita in Ucraina per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa, per portare il loro sostegno incondizionato al Paese e al popolo colpiti. I leader dei tre principali Paesi dell’Unione Europea hanno viaggiato in treno nella notte, raggiungendo Kiev all’alba dalla frontiera polacca. La prima tappa è stata Irpin, sobborgo a Nord-Ovest della capitale ucraina, dove i tre hanno potuto toccare con mano la devastazione causata dalla guerra, tra edifici abbattuti e case sulle quali restano i segni delle mitragliatrici russe. Dopo la visita simbolica, alla quale si è aggiunto anche il presidente romano Klaus Iohannis, è stata la volta di quella politica nel palazzo di Volodymir Zelensky. E dalle dichiarazioni alla stampa che hanno succeduto l’incontro il messaggio è stato unanime: c’è la volontà di avvicinare l’Ucraina all’Unione Europea. Francia, Germania, Italia e Romania sono favorevoli al riconoscimento di uno “status di candidato immediato all’adesione”, con la conferma di Draghi che l’Italia «Sosterrà questa posizione nel prossimo Consiglio Europeo». Zelensky, che ha ribadito la richiesta di armi per difendersi dall’invasione russa, è convinto che l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea «rafforzerebbe la libertà dell’Europa», ma comprende che il passaggio da candidato a membro «è  una strada che dovrà vedere riforme profonde nella società ucraina».</p>
<p>(Matteo Galiè)</p>
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<p><strong>Mario ha scelto: «Sarò libero di volare».</strong></p>
<p>«Compito del governo è garantire, d&#8217;intesa con le Regioni, il rispetto e l&#8217;attuazione della sentenza della Corte costituzionale del 2019 sul suicidio medicalmente assistito», così il Ministro della Salute Roberto Speranza risponde al caso di “Mario”, il 44enne tetraplegico marchigiano al quale lo Stato ha chiesto di pagare 5mila euro per l&#8217;acquisto del farmaco e della strumentazione per indurne la morte. Solo dopo il suo decesso, avvenuto questa mattina, l’identità è stata resa nota: l&#8217;uomo si chiamava Federico Carboni. “L’aggeggio”, come lo ha definito lui, e il farmaco, recuperato grazie ad una raccolta fondi indetta dall’Associazione Luca Coscioni, saranno poi donati a chi ne avrà bisogno dopo di lui. In merito alla necessità della raccolta fondi per la strumentazione necessaria a &#8220;Mario&#8221; l&#8217;Associazione spiega: «In assenza di una legge, lo Stato italiano non si è fatto carico dei costi dell&#8217;assistenza al suicidio assistito e dell&#8217;erogazione del farmaco, nonostante la tecnica sia consentita dalla Corte costituzionale con la sentenza Cappato/Dj Fabo». Per ottenere il diritto a scegliere il proprio fine vita “Mario” aveva dovuto fare una lunga battaglia giudiziaria avendo avuto poi il via libera del tribunale il 9 febbraio scorso.</p>
<p>(Francesca Arcai)</p>
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<p><strong>Il Senato approva il testo: la riforma Cartabia è legge.</strong></p>
<p>La riforma Cartabia diventa legge. Dopo aver ottenuto il via libera dalla Camera dei deputati, il testo sul nuovo ordinamento giudiziario è stato approvato anche dall&#8217;aula del Senato con 173 si, 37 no e 16 astenuti. Voto contrario da parte di Fratelli d&#8217;Italia, mentre tra coloro che non hanno votato ci sono cinque senatori leghisti e i senatori di Italia Viva. Sono numerosi i temi della riforma a partire dall&#8217;aumento del numero dei consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura, che sarà composto da trenta membri, dieci laici votati dal Parlamento e venti togati eletti dai magistrati. Inoltre, verrà introdotto il divieto di ricoprire incarichi giurisdizionali, se contemporaneamente si svolgeranno funzioni governative. Al termine di queste ultime non sarà possibile tornare a lavorare nella magistratura. Cambiano anche i criteri di accesso alla professione: dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza sarà possibile iscriversi direttamente al concorso pubblico, senza frequentare le scuole di specializzazione. Infine, ogni magistrato dovrà aggiornare il proprio fascicolo personale ogni anno e non più ogni quattro. Dopo l’approvazione della riforma, la ministra della giustizia Marta Cartabia ha espresso la propria soddisfazione: «Ringrazio ciascuna forza politica per l&#8217;impegno e la disponibilità, è un passaggio importante nella storia del nostro Paese, in cui troppo a lungo la giustizia è stata terreno di scontro».</p>
<p>(Alessandro Stella)</p>
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<p><strong>Pericolo diossina per il rogo di Malagrotta.</strong></p>
<p>È ancora in fiamme la discarica di Malagrotta a Roma. L’incendio, divampato ieri, è sotto controllo ma serviranno giorni per spegnere completamente il rogo. Circa sessanta vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per placare e confinare le fiamme che hanno bruciato due capannoni di stoccaggio e trattamento dei rifiuti. In Campidoglio è scattato il vertice d’urgenza per calcolare i danni e in mattinata, dopo essersi recato sul posto, il sindaco di Roma Gualtieri ha dichiarato: «E&#8217; stato evitato un disastro ambientale grazie al lavoro dei vigili del Fuoco. A breve un piano rifiuti». È arrivata anche l’ordinanza del Comune che prevede la sospensione delle attività scolastiche e il divieto di consumo degli alimenti prodotti nell’area colpita per quarantotto ore. Per affrontare l’emergenza si raccomanda, inoltre, di mantenere chiuse le finestre e di limitare le attività all’aperto. Intanto, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine con l’accusa di incendio colposo a carico di ignoti.</p>
<p>(Daniela Bilanzuoli)</p>
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		<title>Roma è come l&#8217;America</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 11:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Cascini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[colosseo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Scendo dall’aereo, metto i piedi a terra e mi sento a casa. Roma per me è questo: casa. Ricordi, profumi, rumori. Lo è anche, o forse a maggior ragione, per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3296" height="2144" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Trinita-dei-Monti-scalinata-di-Piazza-di-Spagna.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trinita&#039;-dei-Monti-&amp;-scalinata-di-Piazza-di-Spagna" /></p><p>Scendo dall’aereo, metto i piedi a terra e mi sento a casa. Roma per me è questo: casa. Ricordi, profumi, rumori. Lo è anche, o forse a maggior ragione, per chi come me tutto questo non lo vive tutti i giorni, anzi non lo vive da tanto tempo. Perché l’America è lontana e il lavoro non ti permette di tornare spesso. Negli ultimi anni la avevo vista solo due volte, di sfuggita, uno sguardo rapido ma sempre intenso e denso di significato, come quello incrociato dagli occhi di due innamorati che non si vedono da anni ma godono di una complicità unica. Una di quelle che resterà per sempre, più forte del tempo e di ogni altra cosa. Questione di sentimenti, di attimi ma soprattutto di cuore.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> I latini dicevano “<em>Omnes viae Romam ducunt</em> ”. Tradotto: tutte le strade portano a Roma.</mark> Detto che fu coniato in onore dell’efficiente sistema di strade dell’Antica Roma e che è rimasto nel tempo più attuale che mai. Lo è soprattutto per chi ci è nato, cresciuto o per chi è stato semplicemente rapito da questa grande città. Parlavamo di sguardi e colpi di fulmine appunto. Perché Roma è così: ti cattura, ti assorbe e torna in te anche quando sei lontano.</p>
<p>Dall’aeroporto di Fiumicino arrivo in Città. Prendo l’autobus che ovviamente è in ritardo. A Roma il servizio di mobilità funziona così, si potrebbe dire che quasi una prassi: i mezzi di trasporto non arrivano praticamente mai in orario. Ma ci passo sopra. È come se tutta la frenesia e la velocità della vita a cui sono abituato dall’altra parte del mondo, sia sparita al primo suono di clacson o al primo “daje ti sbrighi” pronunciato da un tassista nel traffico cittadino. In una parola: romanità. Un qualcosa che può far strabuzzare gli occhi, o a volte anche sorridere se si viene da fuori, ma che solo chi la ha dentro può capire e provare un sentimento come il mio. Indescrivibile a tratti, me ne rendo conto.</p>
<p>Sceso dall’autobus ho camminato un po&#8217;. Mi mancava farlo per le strade della città eterna. La chiamano così Roma, sia per la storia che ha ma anche perché tante cose, tra usanze e monumenti, sono rimasti quelle di una volta. Le tradizioni sono una di queste: da queste parti sono sacre e guai a chi le tocca. Pasolini diceva <em>“solo nella tradizione è il mio amore”.</em> Per un romano la storia è più o meno la stessa. Arrivo quindi nel mio bar di sempre, il caffè Tortuga in piazza Trasimeno nel pieno del quartiere Trieste. Parlavamo di tradizioni ed eccoci qui. Ci venivo sempre prima e dopo la scuola, con tutti i miei compagni del liceo Giulio Cesare. Tra questi c’era un certo Antonello Venditti, che ha fatto carriera con la musica e che oggi non ha bisogno di presentazioni. “<em>Tra i ragazzi del Tortuga tornerò</em>”, cantava. L’ho preso alla lettera ed eccomi qui, immerso nuovamente in un istante in quella che è stata la mia routine per tanti anni.</p>
<p>Vicoli, stradine strette ai più sconosciute. Roma, soprattutto in centro è anche questo. Un tuffo nel passato e un tocco al cuore. Sono quelle cose che non si trovano nelle guide turistiche o nei libri, anche perché la loro bellezza sarebbe quasi impossibile da descrivere a parole. <mark class='mark mark-yellow'>Sono sensazioni che provi solo se le vivi, ma soprattutto se hai un qualcosa dentro che le rende per te speciali: ricordi, odori e chi più ne ha più ne metta. </mark> Questo è proprio quello che succede a me, anche se non tornavo da anni e che quelle strade quasi non me le ricordavo più. Camilleri scriveva che “Roma non ha una tavolozza di colori uguali per tutti, ma ne ha tante per quanti sono gli abitanti di sempre e i turisti di un giorno. E non solo. Questi colori svariano anche a seconda dell’umore di chi si trova a osservarli. Ognuno, infatti, riceve da Roma un suo regalo personale”. Non penso esista modo migliore per descrivere questa città, così unica, quanto diversa a seconda di chi la guarda.</p>
<p>Cammino, mi guardo intorno, osservo. In qualche modo torno bambino. Arrivo a Porta Pia, la guardo e viaggio con la mente. Imponente e piena di storia. Lì dove con la famosa Breccia nel 1870 fu sancita l’annessione della città di Roma al Regno d’Italia. La guardo e mi sembra di vedere i soldati che entrano nella città. Episodio simbolo del Risorgimento e punto cruciale per la storia della città e del paese. Ma d’altronde vivere Roma per me è anche questo: vedere, immaginare, talvolta anche sognare. Come se fossi lì. E ogni strada, ogni punto della città che si attraversa ha una storia da raccontare.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”.</mark> Parola di Alberto Sordi, uno che di Roma e di romanità se ne intende. Bisogna trattarla con rispetto soprattutto, in un caso come il mio, se non la si vede da tanto tempo. Si dice che quando incontri Roma per caso ne resti affascinato e la ami ancora di più. Avendo cura e stando appunto in punta di piedi, come si fa in una sala di cristalli quando si ha paura che qualcosa si possa rompere. Almeno questa è la mia percezione e sono pronto a giurare sul fatto che la sensazione e il paragone con l’attenzione verso i cristalli sia più che mai calzante.</p>
<p>La giornata è bella, la città è illuminata dal sole che <em>risplende</em> in alto nel cielo e fa da cornice ai sette colli. Io non ero quasi più abituato a temperature simili, New York è molto fredda e devo dire che mi mancava molto. È come se il sole e un leggero vento accompagnassero la mia camminata. Arrivo a Piazza del Popolo. Stupenda, imponente, elegante. L’obelisco al centro mi domina e guarda tutti dall’alto.  Tante sono le cose che catturano la mia attenzione: i turisti che prendono il caffè da Canova e che affollano Via del Babbuino e Via del Corso. Ne sono affascinato e li seguo, imboccando quest’ultima tra negozi e ristoranti. Un’artista di strada canta “Perfect” di Ed Sheeran, molti ragazzi sono fermi ad ascoltare, catturati dalla musica. Mi fermo anche io per qualche istante, poi proseguo. In realtà nel mio rapido sguardo all’artista e alla sua chitarra è insito un senso di gratitudine: la sua melodia è la colonna sonora della mia passeggiata.</p>
<p>Turisti, famiglie in giro per la città, amici che escono a prendere un gelato. Sono loro che colorano la via. Tra gente che entra ed esce dai negozi a chi si limita a guardare dalla vetrina. Poi la strada finisce e imbocco Piazza di Spagna. La scalinata di Trinità dei Monti mi sovrasta e mi sentire così piccolo. La guardo come si guarda qualcuno che non si vede da tanto tempo, ma che ai nostri occhi è così chiaro che sembra sia sempre stato con noi. Ecco la sensazione che ho avuto è stata grosso modo questa. Percorro tutti e 136 gli scalini. Arrivo in fondo e osservo dall’alto. È uno spettacolo meraviglioso che tutto il mondo ci invidia. Poterlo ammirare da “padroni di casa” è un onore e un privilegio per pochi.</p>
<p>“Roma è la città degli echi, delle illusioni e del desiderio”. Lo disse Giotto. Roma è una di quelle città in cui quando ci vivi tutto ti sembra uguale, faticoso e lontano, ma che quando torni anche solo per un giorno ti riabbraccia, ti coccola e ti fa sentire a casa come se non fossi mai andato via. È un po&#8217; come quando torni a casa dei tuoi genitori dopo essere stato fuori per tanto tempo: tutto ciò che ti sembra scontato e banale diventa magico per una sera.</p>
<p>Tornare a Roma dall’America dopo tanto tempo è stato per me un piacere, un’autentica riscoperta di tutta quella che è stata la mia vita per anni. Ricordi, emozioni, luoghi che sono solo miei e ai quali collego episodi del passato. Poi casa, che è la stessa in cui sono cresciuto. La mia famiglia, la mia camera e quei tetti che guardavo dalla finestra ogni mattina mentre facevo colazione. È quasi tutto rimasto come era. Sono sensazioni che ti porti nel cuore, che rendono un qualcosa tuo. I rumori che senti dalla finestra, le macchine, l’Ama che viene a ritirare la spazzatura, due ragazzi che cantano un coro lungo la strada.</p>
<p>Già, perché oggi c’è anche la partita. Gioca la Roma e, come spesso succede, due ore prima dell’inizio la città è già bloccata. Uno straniero dall’esterno potrebbe pensare che sia una cosa assurda e che i romani sono pazzi. In realtà lo ha sempre detto anche mia madre. Non lo ha mai capito quando io e mio padre andavamo a vedere la partita allo stadio e partivamo da casa ore prima. Sono riti, tradizioni e momenti di condivisione. È una di quelle cose che in realtà, se analizzate bene, possono anche essere considerate come un qualcosa di caratteristico della città. Clacson, urla e cori. Un traffico che blocca la strada e tanti vigili a gestire la situazione. In fondo Roma, nella sua complessità, è anche questo.</p>
<p>È necessario però finire il giro. <mark class='mark mark-yellow'>Fare l’ultimo saluto che non può mancare. Vado quindi nel posto per me più bello, il più caratteristico: il Colosseo. <em>Dulcis in fundo</em>, dicevano i latini. </mark>. Si tratta del più grande anfiteatro del mondo, in grado di contenere un numero di spettatori stimato tra i 50mila e gli 87mila, ma non ha di certo bisogno di presentazioni. Il nome Colosseo deriva dall’aggettivo latino “Colosseum”, ovvero colossale. Non c’è modo di definirlo meglio: eterno e imponente. Decido di non entrare, lo guardo da fuori e mi basta. D’altronde i romani sono così, vivono in un museo a cielo aperto e se lo godono di sfuggita, come fosse una meravigliosa cornice della loro vita. Ecco si Roma e i romani li fotograferei così: consapevoli di essere circondati da opere d’arte meravigliose, ma allo stesso tempo talmente abituati da considerarlo normale.</p>
<p>Io devo andare, la mia immersione nella città eterna è finita e il mio aereo sta per partire. Lancio un’ultima occhiata al Colosseo, prendo un taxi e mi godo quell’ultima corsa affacciato al finestrino come fossi un bambino che per la prima volta scopre un posto nuovo. Credo che la sensazione fosse più o meno la stessa. Riparto, ma sono felice di aver ripercorso luoghi e momenti che hanno fatto parte della mia vita e che forse lo faranno sempre. Tornerò presto, d’altronde, come dicevamo all’inizio, tutte le strade portano a Roma.</p>
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		<title>Fahrenheit 451: a Campo de’ Fiori la cultura resiste con i libri di Catia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2022 21:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Bufoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Fahrenheit451]]></category>
		<category><![CDATA[libreria]]></category>
		<category><![CDATA[librerieindipendenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 1989 Catia Gabrielli gestisce Fahrenheit 451, libreria indipendente specializzata in arte e spettacolo, nella piazza romana di Campo de’ Fiori. La volontà di Catia, di formazione storica dell’arte, di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="980" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/WhatsApp-Image-2022-02-07-at-13.02.42.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp Image 2022-02-07 at 13.02.42" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'> Dal 1989 Catia Gabrielli gestisce Fahrenheit 451, libreria indipendente specializzata in arte e spettacolo, nella piazza romana di Campo de’ Fiori. </mark>La volontà di Catia, di formazione storica dell’arte, di trasformare la passione per i libri in professione risale al 1975, anno in cui la madre le regala <em>La storia</em> di Elsa Morante. Il nome della libreria rinvia all’omonimo romanzo distopico di Ray Bradbury e al potere salvifico e sovversivo che hanno i libri, «l’arma – secondo Catia – della conoscenza e del pensiero libero».</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/WhatsApp-Image-2022-02-07-at-13.03.23-1.jpeg"><img class="aligncenter wp-image-52789 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/WhatsApp-Image-2022-02-07-at-13.03.23-1-300x281.jpeg" alt="WhatsApp Image 2022-02-07 at 13.03.23 (1)" width="300" height="281" /></a></p>
<p>Fahrenheit 451 è uno degli ultimi testimoni, assieme al Cinema Farnese, alla norcineria e alla salsamenteria, della vivacità di Campo de’ Fiori, quando con lo storico mercato rionale era «un microcosmo di negozi, tintorie, laboratori di pasta all’uovo fatta a mano, ora sparito». I numerosi pub presenti hanno trasformato la piazza in un “non-luogo”, in cui bere a poco e bivaccare sotto lo sguardo severo di Giordano Bruno. Avere una libreria indipendente qui non è facile: le persone sono attratte dalla movida della piazza ed entrano nella libreria solo per telefonare o parlare in tranquillità. Catia è riuscita comunque a instaurare un rapporto di fiducia con molti clienti.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Catia, proprietaria di Fahrenheit 451:«Con il mestiere di libraio non smetti mai di scoprire e imparare. Credo che posti come questi salveranno la situazione di degrado di Roma e questo mi dà la forza per resistere: mi dà tigna, ribellione, passione»</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> La libreria è l’«anti supermercato per eccellenza», in cui con pazienza trovare libri che hanno una sola copia e non seguono l’andamento del mercato. </mark> Superato l’ingresso, in cui si trovano le ultime uscite, il vero cuore è la seconda sala, quella che contiene libri di arte, cinema, fotografia, e che ospita incontri culturali. Catia svolge con passione un mestiere precario economicamente ma in cui «non smetti mai di scoprire e imparare»: con il servizio di ricerca di libri non più stampati e non richiesti dal mercato, come <em>Maledetta benedetta</em> di Marcello Morante, fratello di Elsa, continua a scoprire libri, proprio grazie alle richieste dei lettori.</p>
<p>I clienti abituali hanno a loro volta aiutato Catia con iniziative di solidarietà, come il crowdfunding del 2017 o i piccoli anticipi spediti durante i mesi del lockdown. Le difficoltà, già portate dalla concorrenza delle grandi catene e dall’e-commerce, sono aumentate con la pandemia che ha tenuto chiusa la libreria fino ad aprile 2020 e che ha spinto Catia a ricorrere a <em>Bookdealer</em>, la prima piattaforma di e-commerce delle librerie indipendenti. A continuare durante i mesi della pandemia anche le iniziative di solidarietà come “Un libro per Beirut”, con la destinazione delle vendite di <em>Beirut Nocturne</em> all’Arab Center of Architecture per la ricostruzione del porto, e gli incontri culturali diffusi con dirette Facebook, a cominciare da “A riveder le stelle” in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante, letto in varie lingue grazie al progetto “La du monde” della coreografa francese Ghislaine Avan.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Fahrenheit 451 vive di incontri e, con l’attesa di riportarli in presenza, si appoggia al canale digitale: prossimo passo sarà l’apertura di un sito web, per dare consigli ai lettori e permettere di acquistare online. </mark> Nonostante le difficoltà, la libreria continua a sfidare, con la sua vetrina singola e silenziosa, i pub della piazza, ricordando, ai piedi della statua di Giordano Bruno, il potere salvifico della cultura.</p>
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		<title>Dai Casamonica ai Bianchi, una storia segreta</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 07:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Castagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[Casamonica]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[mascolinità tossica]]></category>
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		<description><![CDATA[La figura dell&#8217;uomo virile e potente è entrata prepotentemente nell&#8217;immaginario di modello ideale nella società italiana, generando un problema sociale importante: quello della mascolinità tossica. Un modello che probabilmente viene imposto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="648" height="441" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/image.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="image" /></p><p>La figura dell&#8217;uomo virile e potente è entrata prepotentemente nell&#8217;immaginario di modello ideale nella società italiana, generando un problema sociale importante: quello della mascolinità tossica. Un modello che probabilmente viene imposto ma dei quali i maschi ne sono vittime a loro volta,  questo molto spesso proviene da schemi maschilisti preesistenti. Attraverso la forza, la prepotenza, la violenza e la ricchezza molti individui ritengono di essere al di sopra della legge e di comportarsi come dei veri boss mafiosi, emulando il loro stile di vita. Ma effettivamente come si comportano gli uomini e le donne della malavita, nello specifico nella realtà romana e circostante? Lo abbiamo chiesto a <strong>Floriana Bulfon</strong>, giornalista d&#8217;inchiesta esperta in criminalità organizzata, che ha scritto <em>Casamonica, la storia segreta. La violenta ascesa della famiglia criminale che ha invaso Roma</em><strong>, </strong>un importante documento giornalistico che ci dice molto su come questo clan abbia messo radici nella Capitale.</p>
<p><strong>Che ruolo ricopre la figura femminile all&#8217;interno dei Casamonica e più in generale nelle organizzazioni criminali di questo tipo? </strong></p>
<p>Le donne non hanno affatto un ruolo marginale. Mantengono compatta la famiglia: comandano con ferocia, gestiscono i conti e le manovre criminali. Sono le regine delle dimore faraoniche, con tigri e pantere ruggenti ad altezza reale, wc d’oro e culle d’argento per i futuri re della famiglia. Non sono solo custodi del lusso cafone di casa, hanno infatti un ruolo chiave nei business criminali; come la cocaina che di giorno tengono a portata di mano nei comodini e poi di notte sotterrano nel giardino. Alle più scaltre viene affidato l’incarico di confezionare le dosi. Si fanno boss, come Liliana. Quando suo fratello maggiore è in carcere, secondo gli investigatori, è lei a sostituirlo e a diventare capo “famiglia”. Un ruolo che le consente di rimproverare gli altri parenti, di gestire e nascondere i soldi e di andare a recuperarli minacciando gli usurati perché «è quella che sa parlare meglio e che capisce di più». Un’altra, si chiama Gelsomina, comanda le estorsioni nella periferia estrema. Queste donne difendono il territorio e mostrano di avere i muscoli, pronte ad aggredire vigili e cronisti. Unite in manipolo, ognuno con i suoi compiti, perché «anche noi zingari c’abbiamo delle regole. Funziona come in Calabria, abbiamo una gerarchia» &#8211; spiega Liliana pronta a sfregiare la nipote che ha sposato “un morto di fame”. Sono destinate a saltare l’adolescenza e trasformarsi in adulte precoci. Le ritrovi presto madri che nascondono il corpo già segnato dalla vita sotto gonne lunghe. In casa bisogna essere dimesse, tanto che quasi non le riconosci quando per le ricorrenze sfoggiano vestiti firmati e luccicanti. Incontrarle è stato sorprendente. A lasciarmi sbalordita è stata la serenità con cui parlano dei loro affari. Attorno al tavolo barocco coperto con un centrino, così che non si rovini, si sono sedute la mamma, la nonna e la zia di un giovane appena arrestato. Gli uomini sono nella stanza accanto e non vengono considerati in questa conversazione tutta al femminile: si capisce che stanno discutendo la strategia difensiva per proteggere uno dei loro. Una questione che richiede competenza e furbizia: cose che le donne sanno fare meglio. In fondo, <strong>sono loro a diffondere l’immagine di potenza del clan, creando un brand criminale che ancora oggi, nonostante decine di arresti, è sinonimo di terrore nelle borgate romane: «La famiglia nostra è tutta unita»</strong>. All&#8217;interno di questa grande famiglia, ci sono donne che hanno permesso l’ascesa e altre coraggiose che ne hanno determinato la caduta, rompendo il muro di omertà. Sono state <strong>Debora e Simona</strong>, due <strong>gaggé</strong> (cioè “straniere” si chiamano così le donne non Casamonica che entrano in famiglia, spesso non con facilità) a rompere il muro di silenzio e a parlare con gli inquirenti. L’hanno fatto, come accade anche per le donne di ’ndrangheta per salvare i loro figli. Debora ha convissuto per dodici anni con i Casamonica ma è stata sempre considerata “una straniera”, da punire e tenere segregata: «Non potevo fiatare, le poche volte che ho fatto di testa mia sono stata minacciata e picchiata». Debora ha descritto un’esistenza di miseria e nobiltà. Quando il marito viene arrestato, trova lavoro in un ristorante e cambia vita: niente più gonne lunghe ma jeans. Si fa addirittura un tatuaggio. Inaccettabile per i codici della famiglia, che ne tutelano il prestigio. L’obbedienza deve essere assoluta. «Mi ripeteva: “siamo così e ti devi comportare in questa maniera”». Volevano impedirmi di mandare le mie figlie a scuola perché le bambine devono stare a casa», aggiunge Simona.</p>
<p><strong>Lei diverse volte ha detto che &#8220;la mafia prolifera dove c&#8217;è assenza di diritti&#8221;, ecco, che tipo di diritti mancano in Italia al momento per evitare ancora il susseguirsi di episodi di violenza? </strong></p>
<p>Le mafie si fanno forti nella diseguaglianza creando un ricatto. Prosperano quando i diritti sono annichiliti dalla spasmodica ricerca di una conoscenza, di una raccomandazione, di una protezione. E’ quello che accade nel nostro Paese. Le organizzazioni criminali si propongono come welfare alternativo a quello statale ed è un potere che facilmente si esercita su chi ha paura o chi per proprio tornaconto preferisce chiudere gli occhi. Perché le mafie hanno un grande alleato: l’indifferenza. Quante volte ci voltiamo dall’altra parte senza capire quanto invece la legalità convenga a tutti? Una società dominata dall’illegalità è una società non libera di progredire perché in essa dominano la volontà e la prepotenza di chi gestisce il potere. I Casamonica e la loro scalata al potere in questo senso sono un esempio interessante: la loro ascesa violenta corre in parallelo con il degrado della città. Hanno approfittato del vuoto delle istituzioni, che hanno abbandonato intere zone per costruire il loro sistema di potere. Sono cresciuti sulla pelle di una popolazione sempre più annichilita e abbandonata a se stessa. E contemporaneamente sono stati capaci di intessere reti con i colletti bianchi e quell’amalgama indistinta che è il ‘generone’ romano ( ceto di estrazione borghese e di condizioni facoltose che faceva parte della stratificazione sociale affermatasi nel corso dei secoli nella capitale dello Stato pontificio ndr) perché hanno saputo dosare violenza, raccomandazioni e soldi. Oggi la pandemia sta ampliando le crepe che già c’erano nel tessuto sociale, creando un baratro che inghiotte sempre più persone. E le mafie sono pronte a giocare un ruolo pesante, a conquistare interi settori dell’economia, ad accrescere il consenso sociale. Proprio perché il potere mafioso costruisce il suo consenso dove i cittadini non hanno più diritti.</p>
<p><strong>In che modo un clan del genere promuove una mascolinità tossica? Secondo quale modello maschile cresce le nuove generazioni del clan? </strong></p>
<p>Nei giorni delle rivolte di Torre Maura un figlio di un capo dei Casamonica, 13 anni, mi ha detto: “io non sono razzista con questi negri, io sono razzista con i poveri. Io odio i poveri”. Il suo sistema valoriale è simile a quello di tanti altri. Il potere è permettersi ogni lusso.  Quello con la ricchezza è un rapporto viscerale e un valore da venerare. E così i piccoli della famiglia amano esibire il lusso, far vedere agli altri che loro possono permettersi telefonini di ultima generazione e vestiti griffati. Il senso è che se non hai i soldi non vali niente. Tra le storie finite nel mio taccuino, ce n’è una che non riesco a dimenticare. Davanti al parco di cemento un dodicenne che frequenta la quarta elementare un giorno ha deciso di scagliarsi contro uno di terza media. Gli dava fastidio che facesse il ballerino, così il baby Casamonica gli si è gettato addosso con il tirapugni, fino a spaccargli un dente. La madre in lacrime lo ha portato al pronto soccorso e si è trovata davanti la Famiglia Casamonica al gran completo. Anche loro avevano portato il piccolo a refertare. Poco importa se il dottore riscontri le lesioni solo alla vittima, si avvicinano alla donna e le dicono: «Se denunci quello che è successo, ci scappa il morto. Non ti preoccupare, i soldi del dentista te li diamo noi». Insieme a queste gesta arroganti si possono incontrare episodi di generosità. Si parla di altri rampolli che invece si mostrano protettivi verso i compagni più deboli e imitano l’idea di giustizia appresa dai genitori che, pur essendo figure di spicco dai lunghi precedenti penali, cercano di insegnare un percorso di convivenza. Forse per mimetismo, forse perché sperano di trasmettere assieme alla ricchezza un futuro borghese e regolare. Infine la scuola. Il rapporto qui si fa complicato. È vista come qualcosa che non fa parte di loro. I maschi a fatica possono arrivare a prendere la terza media, più che altro perché sanno che la scuola è obbligatoria e non vogliono problemi con i servizi sociali. Ma per le bambine è un luogo proibito. Non appena diventano “donne” devono uscire dal contatto con la società. Quella degli “altri”, che è “malata”. Stare a contatto con i “gaggi”, gli esterni al clan non va bene. Un’imposizione che rasenta forme di segregazione e analfabetismo.</p>
<p><strong>Trova delle similitudini tra il comportamento dei Bianchi e l&#8217;agire dei Casamonica? Si tratta di un modello diffuso al livello di società italiana o dipende dal contesto di crescita?</strong></p>
<p>Si china la testa davanti alla potenza del denaro. Soldi in contanti, fuoriserie che sgommano, Rolex da esibire. I Casamonica sono riusciti a trasformare in un marchio di fabbrica l’ostentazione del potere e del lusso ottenuto violando le regole.<strong> </strong>Del loro stile ne sono fieri. Il loro look viene imitato non solo dai giovani delle borgate.  E questo modello non è una prerogativa della Capitale. Penso al loro utilizzo dei pugni e della boxe, una scuola di riscatto, piegata a un modello di sopraffazione. Una caterva di cazzotti rifilati con violenza plateale. Il pestaggio del ‘Roxy Bar’ ne è l’esempio: picchiano il barista, prendono a cinghiate una donna disabile che li aveva criticati, sfasciano il locale. Solo perché non gli avevano fatto saltare la fila, ignorando il loro rango. È una forma di marketing criminale. La garanzia per imporre il rispetto, ottenere il pagamento dei debiti a tassi enormi, per costruire l’omertà. Riempiono i social con i filmati dei loro eccessi e delle loro feste, con i video delle vacanze dorate e a guardarli non sono così diversi da quelli dei Bianchi e purtroppo da tanti altri. Il contesto in cui si cresce certamente influisce, ma il rischio è che questo sia considerato sempre di più un modello vincente perché attorno degrado e corruzione si sono fatte sistema.</p>
<p><strong>Secondo lei le produzioni televisive o i romanzi alterano e influiscono sulla rappresentazione dell&#8217;uomo criminale? Sono realmente così queste persone oppure è una visione stereotipata che bisognerebbe evitare di divulgare? </strong></p>
<p>I personaggi di questi prodotti editoriali possono influenzare gli spettatori soprattutto giovani, che ne traggono modelli e passioni, ma molto dipende dal contesto che svolge un ruolo centrale sulla percezione del messaggio. <strong>Gli effetti non possono prescindere dal come è stato cresciuto ed educato chi sta guardando o leggendo. </strong><strong>Il punto non è censurare le fiction, anche perché spesso la realtà le supera</strong>, ma lavorare affinché un ragazzino che vive in condizioni di degrado e che pensa che l’unica strada per avere successo e soldi nella vita sia delinquere non trovi normale picchiare o uccidere.</p>
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