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	<title>magzine &#187; rincari</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Gelato, quanto mi costi?</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2022 09:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Pellaco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[gelateria]]></category>
		<category><![CDATA[rincari]]></category>

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		<description><![CDATA[«Un cono piccolo pistacchio e stracciatella, grazie». «Eccolo. Sono 3 euro». Questa estate il gelato rischia di diventare un dolce privilegio. Le conseguenze della guerra in Ucraina, con i rincari ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/gelati.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="gelati" /></p><p>«Un cono piccolo pistacchio e stracciatella, grazie». «Eccolo. Sono 3 euro». Questa estate il gelato rischia di diventare un dolce privilegio. Le conseguenze della guerra in Ucraina, con i rincari di elettricità, gas e materie prime, colpiscono anche le gelaterie artigianali che, per rientrare nei costi, sono costrette a ritoccare al rialzo i prezzi al pubblico.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La Coldiretti ha stimato che in Italia, a fronte di un aumento delle materie prime, il prezzo al dettaglio è rincarato dell’11,2% rispetto al 2021.</mark> «È un aumento che va di pari passo con l’incremento dei consumi – spiega Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti – perché con l’innalzamento delle temperature c’è una particolare richiesta, essendo il gelato un prodotto meteoropatico, cioè un prodotto che dipende dall’andamento del clima».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Secondo Coldiretti, a fronte di un aumento delle materie prime, il prezzo del gelato al dettaglio è rincarato dell’11,2% rispetto al 2021.</span></p>
<p>Ma quanto pesano questi rincari sui portafogli di milanesi e turisti? Siamo andati in quattro gelaterie del centro per vedere quanto costa un cono da due gusti. Partiamo da <em>Ciacco</em>, a due passi dal Duomo, dove oltre al gelato ci si può fermare anche per la pausa caffè. Qui il cono è passato da 2,50 a 2,70 Euro. «Abbiamo preferito aumentare poco alla volta – spiega una dipendente – perché dopo il Covid alzare i prezzi troppo velocemente sarebbe stata una scelta non efficace».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>A lievitare è stato il prezzo all’ingrosso di latte (+6%), zucchero (+8%) e uova (+12%), ma anche di semilavorati come la pasta di pistacchio e di nocciola,</mark> «perché la qualità, se la sai cercare, la paghi», sottolinea Sara Di Giannantonio, titolare di <em>Gelato Fatto Con Amore</em>, in zona corso Magenta. «Durante la pandemia abbiamo cercato di mantenere lo stesso prezzo, perdendoci anche qualcosa. Con la riapertura del 2022 abbiamo aumentato il cono piccolo da 2,80 a 3 Euro. Per noi l’elettricità e l’acqua sono fondamentali perché anche quando il negozio è chiuso ci sono dei macchinari che devono continuare a funzionare e questo incide sui costi finali al cliente».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Vogliamo tutti giustamente bandire la plastica e quindi non c’è più disponibilità di carta: il mercato fa salire i prezzi e le consegne delle coppette sono in ritardo di mesi».</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Non c’è solo l’energia: un’altra voce importante nel bilancio degli artigiani del gelato sono le confezioni.</mark> «Anche il costo della carta è lievitato. Vogliamo tutti giustamente bandire la plastica e quindi non c’è più disponibilità di carta: il mercato fa salire i prezzi e le consegne delle coppette sono in ritardo di mesi. C’è anche tanta speculazione ma gli aumenti, motivati o meno, ci sono stati», commenta Andrea Bistaffa, titolare di <em>GnomoGelato</em>, in zona Pagano. In questa gelateria il prezzo del cono piccolo è rimasto fermo a 3 Euro. «Abbiamo solo aumentato il gelato al chilo: da 27 Euro siamo passati a 28 – prosegue Bistaffa –.  Abbiamo la fortuna e la bravura di lavorare tanto, di avere una base di clientela molto ampia e quindi di poterci permettere di rinunciare a un piccolo margine, sempre che la situazione rimanga inalterata».</p>
<p>Il nostro viaggio termina in zona Sant’Ambrogio, dove <em>Libre Gelato</em> propone un cono diverso dai precedenti, che viene incontro a coloro che, per necessità o scelta, cercano una soluzione più leggera. Questo gelato è all’acqua: senza latte né uova. Non essendo necessarie due delle materie prime che hanno subito i rincari maggiori, il prezzo del cono piccolo è rimasto invariato a 2,50 Euro.</p>
<p>La situazione è variegata, ma gli aumenti generalizzati non incidono in modo particolare sulle vendite. La stessa Coldiretti, nell’estate 2021, aveva registrato un incremento del consumo di gelato del 19,5% rispetto all’anno precedente, nel quale la pandemia aveva azzerato gli arrivi dall’estero. E <mark class='mark mark-yellow'>le stime per il 2022 sono ottimistiche sul fatto che italiani e turisti continueranno a premiare le 39mila gelaterie artigianali del nostro Paese.</mark> «Non ci sono state rimostranze da parte dei clienti – conferma Di Giannantonio –. Anche perché, andando a fare la spesa al supermercato, si nota già un aumento di prezzo per i prodotti che si mettono nel carrello e le persone comprendono che può esserci un rialzo anche nei negozi». Una cosa è certa, costi quel che costi: al gelato non si rinuncia.</p>
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		<title>Ucraina, la battaglia del grano</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2022 16:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[grano]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[rincari]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[Prezzi che volano alle stelle, problemi degli approvvigionamenti, danni ambientali e trasporti bloccati. Sono queste alcune delle conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina, un conflitto che sta causando reazioni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="540" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/grano-prezzi-alle-stelle-per-la-guerra-in-ucraina-a-rischio-la-fornitura_04436c86-9a2e-11ec-b767-4f88b7d70a6a_1920_1080_v3_xl_16_9.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="grano-prezzi-alle-stelle-per-la-guerra-in-ucraina-a-rischio-la-fornitura_04436c86-9a2e-11ec-b767-4f88b7d70a6a_1920_1080_v3_xl_16_9" /></p><p>Prezzi che volano alle stelle, problemi degli approvvigionamenti, danni ambientali e trasporti bloccati. Sono queste alcune delle conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina, un conflitto che sta causando reazioni negative in tantissimi settori. Tra questi, la produzione e lo stoccaggio del grano. <mark class='mark mark-yellow'>La sospensione delle spedizioni sul Mar Nero che vieta a Russia e Ucraina di esportare grano è una delle cause. Altre sono la siccità della scorsa estate in Canada, Usa e Nord Africa, e l’aumento del costo dell’energia.</mark></p>
<p>“I quantitativi di grano tenero che arrivano da Russia e Ucraina non sono eccessivi. Ma questi Paesi rappresentano importanti forniture, e c’è un impatto sui prezzi”, afferma Mimmo Pelagalli, giornalista di AgroNotizie. <mark class='mark mark-yellow'>In Italia per i grani teneri c’è stato uno sfondamento della linea di 400 euro a tonnellata, con rincari sulle farine di grano tenero e una ricaduta negativa sul premio qualità.</mark></p>
<p>“In questo quadro che non delinea di per sé un problema di scarsità, ma solo di accesso ai beni per l’elevato prezzi, si è inserito un nuovo attore: l’Ungheria – prosegue Pelagalli -. Per evitare elevati incrementi di prezzo, l&#8217;Ungheria ha assoggettato le esportazioni di grano tenero e mais a un regime di autorizzazioni di tipo statale talmente restrittivo da essere paragonato ad una sorta di embargo. C’è inoltre il problema dell’attacco che si sta verificando tra i contatti di intermediazione, perché l’Ungheria oltre ad esportare tanto grano della sua produzione, è un grande soggetto mediatore di grano da altre provenienze. Quindi se l&#8217;Ungheria compra grano da altri Paesi, automaticamente bloccando le sue forniture blocca anche il grano di altra provenienza. Se si interrompe questo flusso ci sono problemi seri di approvvigionamento e di prezzi”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>In caso di allargamento della guerra, potremmo avere il problema delle forniture che non avrebbero più una via marittima per raggiungerci</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Sul fronte del grano duro, il grosso della produzione è localizzata tra il nord degli Stati Uniti, il Canada e l’Unione Europea. Nel Canada, nella sola provincia del Saskatchewan si produce l’80 per cento del grano canadese che serve alla nostra industria.</mark> “Abbiamo anche delle piccole forniture che vengono dalla Russia, non dall’Ucraina. Qualcosa di più importante arriva dal Kazakistan. Se questo conflitto dovesse continuare senza allargarsi non dovremmo avere grossi problemi dal punto di vista dell’approvvigionamento. In caso di allargamento, quindi del blocco totale della portualità sul Mar Nero, potremmo avere il problema delle forniture dal Kazakistan che non avrebbero più una via marittima diretta per raggiungerci”.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il grano duro è aumentato a partire dalla scorsa estate, questo è dipeso da due fattori: il primo, la siccità che ha colpito la scorsa estate dimezzando i raccolti in Nord America e in Nord Africa. Questo fatto ha alimentato la richiesta, facendo scoppiare una crescita dei prezzi legata alla scarsità. Il secondo è l’aumento dei prezzi dell’energia che già c’era a fine 2021, alimentato dalle tensioni dei mercati dovute alla ripresa post-Covid. In più, se la guerra continua, saltano le semine.</mark> “La guerra sta danneggiando il grano verde perché se c’è guerra l’agricoltore non fa la concimazione di copertura. La resa per ettaro viene a calare, quindi calano la produzione e l’output finale. C’è poi il problema di tutti quei campi che saranno inagibili per la produzione agricola perché dobbiamo ipotizzare che ci saranno delle battaglie campali. Con carri, uso di missilistica, proiettili che rimarranno inesplosi, di mine e materiali pericolosi avremo nel post-bellico il problema dello sminamento dei campi. Questo significa una riduzione massiva della produzione agricola dell’Ucraina nei seminativi che avrebbe effetti devastanti”.</p>
<p>Il motivo dei timori che crescono sui mercati è anche questo: più tempo passa e più la guerra dura, maggiore è il danno all’infrastruttura terra, senza la quale non si fa agricoltura. <mark class='mark mark-yellow'>“Se danneggiamo la terra perché ci sono gli esplosivi &#8211; conclude Pelagalli &#8211; non si può raccogliere, non si può concimare, non si può seminare. Riduciamo la produzione agricola del vero e proprio granaio nel cuore dell’Europa che è l’Ucraina&#8221;.</mark></p>
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