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	<title>magzine &#187; Riccardo Noury</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Ordine d&#8217;estradizione per Assange, ultima parola al Governo britannico</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 08:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Valori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Assange]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Noury]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Maurizi]]></category>
		<category><![CDATA[Stella Moris]]></category>
		<category><![CDATA[WikiLeaks]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sentore c&#8217;era già da metà marzo, quando la Corte Suprema aveva respinto l’ultimo ricorso di Julian Assange contro l’estradizione negli Stati Uniti. Ora, con l’emissione dell’ordine formale da parte ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2800" height="1867" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/Julian_Assange_1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Julian_Assange_(1)" /></p><p>Il sentore c&#8217;era già da metà marzo, quando la Corte Suprema aveva respinto l’ultimo ricorso di Julian Assange contro l’estradizione negli Stati Uniti. Ora, <mark class='mark mark-yellow'>con l’emissione dell’ordine formale da parte della Westminster Magister Court, il destino del fondatore di WikiLeaks è nelle mani del governo britannico, nello specifico della segretaria di Stato Priti Patel</mark>. In caso di conferma, il giornalista rischierebbe il carcere a vita in America.</p>
<p>Le prime reazioni di indignazione e sconcerto sono arrivate dai suoi colleghi più stretti, ma prima di tutti da sua moglie Stella Moris, sposata pochi mesi fa nella prigione Belmarsh, la cosiddetta &#8220;Guantanamo inglese&#8221; dove il giornalista è in carcere dall’11 aprile 2019 per violazione dei termini della libertà su cauzione relativa alle accuse di stupro della Svezia, poi archiviate. “<mark class='mark mark-yellow'>Le accuse di violazione dell’<em>Espionage Act</em> non fanno riferimento a spionaggio. I crimini sono: possedere, ricevere e pubblicare notizie confidenziali di interesse pubblico</mark>”.</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="en">Julian is not facing &#8220;spying charges&#8221;, as some reports claim.<br />
Charges brought under the incredibly controversial 1917 Espionage Act don&#8217;t allege &#8216;spying&#8217;. The charges (&#8216;crimes&#8217;) are: receiving, possessing and communicating true information from a journalistic source to the public <a href="https://t.co/iNBA0uYQDK">pic.twitter.com/iNBA0uYQDK</a></p>
<p>— Stella Assange #FreeAssangeNOW (@StellaMoris1) <a href="https://twitter.com/StellaMoris1/status/1516791336518791176?ref_src=twsrc%5Etfw">April 20, 2022</a></p></blockquote>
<p>L’<em>Espionage Act </em>è una legge americana risalente al 1917. Una norma controversa in quanto entra nettamente in conflitto con il primo emendamento della costituzione statunitense che protegge la libertà di stampa. Julian Assange è stato incriminato dagli USA per aver pubblicato le informazioni ricevute dall’ex militare Chelsea Manning, riguardo alle guerre in Iraq e Afghanistan. Tuttavia, <mark class='mark mark-yellow'>da soli, i documenti, i diari e i video, tra cui <em>Collateral Murder</em>, pubblicati nel 2010, non bastavano allo Stato americano per accusare il giornalista australiano</mark>. Questo venne ribadito anche dal portavoce Matthew Miller che, sotto il governo Obama, spiegò i motivi per cui non si poteva procedere con un processo: “The problem the department has always had in investigating Julian Assange is there is no way to prosecute him for publishing information without the same theory being applied to journalists. And if you are not going to prosecute journalists for publishing classified information, which the department is not, then there is no way to prosecute Assange”. Non esistevano prove di hackeraggio e ciò significava quindi muovere un’accusa contro un giornalista e non una spia. Non solo sarebbe venuto meno il principio cardine del primo emendamento, ma a quel punto il Governo avrebbe dovuto incriminare tutti i media che avevano riportato le notizie.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Sotto la presidenza Obama non si procedette all&#8217;accusa perché non esistevano prove di hackeraggio: ciò avrebbe significato muoversi contro un giornalista e non una spia</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il caso Assange è stato spesso accostato a quello dei <em>Pentagon Papers</em> e di Daniel Ellsberg, ex soldato statunitense che fotocopiò un dossier di 7mila pagine sulle strategie americane in Vietnam e le consegnò al <em>New York Times</em>. Nel 1971 le accuse dell’amministrazione Nixon, legate sempre all’atto di spionaggio, furono respinte dai giudici</mark>: il primo emendamento rese impossibile al Governo il blocco delle informazioni che continuarono a circolare nei giornali. Le accuse contro Ellsberg, il cui ruolo è assimilabile a quello di Chelsea Manning, decaddero quando vennero alla luce le azioni illegali del governo, tra cui intercettazioni e spionaggi. Ciò che stupisce è che nella vicenda odierna, oltre alle azioni di controllo statunitense che di per sé basterebbero per inficiare il procedimento accusatorio, <mark class='mark mark-yellow'>il ruolo del giornalista australiano è quello di <em>publisher</em>, ovvero lo stesso avuto dal <em>New York Times</em> negli anni Settanta</mark>: “Viviamo in un mondo al rovescio, dove chi denuncia atti illegali è punito dagli stessi criminali” ribadiva qualche settimana fa Stella al Festival del giornalismo di Perugia.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/assange.jpg"><img class="alignnone  wp-image-55940" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/assange.jpg" alt="Assange: niente ricorso in Gb, sarà estradato in Usa" width="733" height="493" /></a></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nel 2019, sotto il governo Trump, però le cose sono cambiate: la linea di azione del Dipartimento è diventata quella di provare che WikiLeaks avrebbe di fatto avuto un ruolo più ampio oltre a quello della semplice pubblicazione dei materiali ottenuti dai <em>whistleblower</em></mark>. In particolare, si è cercato di provare un coinvolgimento diretto di Assange nei leaks del 2010: una chat tra lui e Manning ha alimentato il sospetto che il giornalista australiano possa aver aiutato l’ex soldato ad hackerare un computer. <mark class='mark mark-yellow'>Il caso di supposto hackeraggio giustificherebbe la richiesta di estradizione accettata dalla corte di giustizia britannica</mark>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Riccardo Noury, Amnesty International: &#8220;Se l&#8217;estradizione venisse confermata si aprirebbe uno scenario preoccupante con una detenzione in condizioni che equivalgono a tortura e con l’alto rischio di un processo iniquo che potrebbe equivalere ad una pena di 175 anni di prigione&#8221;</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Amnesty International</mark>, da quando Assange è stato prelevato dall’ambasciata dell’Ecuador, si è spesa molto in sua difesa: “<mark class='mark mark-yellow'>Abbiamo chiesto ripetutamente che gli Stati Uniti rinunciassero alle accuse e ritirassero la richiesta di estradizione</mark>. Questo purtroppo non è avvenuto ed è stato un insuccesso da parte nostra e da parte delle tante persone che hanno abbracciato la causa”. Tuttavia, per Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, la partita non è chiusa finché il governo britannico non si pronuncerà, anche se la possibilità che Patel smentisca la decisione della Corte è remota: “Bisogna continuare a fare pressione sulla segretaria di Stato e vedere se poi, in seno a qualche organismo giudiziario europeo, si possa tentare di bloccare la decisione che verrà presa. <mark class='mark mark-yellow'>Noi come movimento per i diritti umani, fino al 18 maggio, cioè fino a quando sarà possibile impedire la sua estradizione, lo faremo</mark>”.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il trasferimento di Assange negli Stati Uniti, se confermato, comporterebbe</mark> non solo “uno scenario preoccupante di detenzione in condizioni che equivalgono a tortura e l’alto rischio di un processo iniquo che potrebbe equivalere ad una pena di 175 anni di prigione”, ma <mark class='mark mark-yellow'>anche un pericoloso precedente giudiziario</mark>. <mark class='mark mark-yellow'>Stefania Maurizi</mark>, giornalista investigativa che ha lavorato a tutti i documenti segreti di WikiLeaks, lo scorso 9 aprile, sempre al Festival di Perugia, <mark class='mark mark-yellow'>ha parlato del rischio di normalizzazione di una pratica illegale nei confronti di un giornalista</mark> e di un’accusa di spionaggio senza precedenti ad un cittadino straniero che non lavora né pubblica negli gli Stati Uniti. Il 18 maggio è in gioco la vita di Assange e una buona fetta di libertà di stampa e d’informazione pubblica.</p>
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