<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; Resistenza</title>
	<atom:link href="http://www.magzine.it/tag/resistenza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 07:23:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>FUORICAMPO #10 &#124; Resistenze</title>
		<link>http://www.magzine.it/fuoricampo-10-resistenze/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/fuoricampo-10-resistenze/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2022 08:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Valori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=56050</guid>
		<description><![CDATA[Il 25 aprile si celebra l&#8217;anniversario della liberazione dell&#8217;Italia dall&#8217;occupazione nazista e la fine del regime fascista. Una giornata che coincide anche con la rivoluzione dei garofani, avvenuta in Portogallo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="932" height="460" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/una-questione-privata-2017-paolo-vittorio-taviani-932x460.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Una questione privata, Paolo e Vittorio Damiani (2017)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Il 25 aprile si celebra l&#8217;anniversario della liberazione dell&#8217;Italia dall&#8217;occupazione nazista e la fine del regime fascista. Una giornata che coincide anche con la rivoluzione dei garofani, avvenuta in Portogallo ventinove anni dopo</mark>. Questa settimana abbiamo quindi scelto di dedicare la nostra rubrica ad alcune delle resistenze d&#8217;Europa, partendo dal nostro Paese per poi avanzare fino a Lisbona, toccando la Spagna.</p>
<p><strong><em>Gli sbandati</em>, Francesco Maselli (1955)</strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/Sbandati-cast.png"><img class="wp-image-56106 aligncenter" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/Sbandati-cast.png" alt="Sbandati-cast" width="512" height="377" /></a></p>
<p>Gli sbandati sono coloro che si imbattono nel tritatutto della guerra. Lo sono i soldati italiani che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 diventano i nuovi nemici giurati dei tedeschi. Lo sono i cittadini di una Penisola costretta a diventare preda degli eserciti stranieri, pedina nel gioco tra occupanti e liberatori, teatro di una guerra civile. Ma lo sono anche gli intoccabili, i giovani dell’alta borghesia milanese, che continuano a vivere nelle loro gabbie dorate e a cui la guerra arriva solo come un’eco lontana, che cavalca le onde di Radio Londra e sembra riguardare gli altri. Questa vita dorata è la stessa dei protagonisti del primo film di Francesco Maselli, al suo esordio poco più che ventenne alla regia nel 1955.</p>
<p>Le vite di Andrea, Carlo e Ferruccio sono leggere, prive di preoccupazioni, scandite da una routine lenta, fatta di abiti su misura e bagni al fiume circondati da ragazze. Eppure l’urlo della guerra fende anche l’aria rarefatta del dolce ritiro di Carlo, interpretato da Jean-Pierre Mocky, e di sua madre, la contessa Luisa, che si sono lasciati alle spalle una Milano martoriata dai bombardamenti e si sono trasferiti nella villa in campagna. Con l’arrivo della giovane operaia Lucia, interpretata da Lucia Bosè, e di altri sfollati, Andrea fa i conti con l’esperienza della perdita e della crescita. L’incontro con la risolutezza e il coraggio di Lucia sconquassano la superficie levigata della vita del ragazzo e lo fanno impattare con l’esigenza di prendere posizione e capire da che parte della storia stare.</p>
<p>Tra crisi e nuove consapevolezze, l’impatto con la storia e con l’amore fa crescere Andrea ma il ritorno finale della madre provoca un nuovo sbandamento nel giovane ed un ritorno al punto di partenza.</p>
<p>È il racconto di un’occasione mancata, dello scontro tra la natura passiva e respingente dell’alta borghesia e la forza dirompente della guerra, dei tagli da essa provocata nell’indifferenza tutta moraviana di questi personaggi. Con la consapevolezza che per resistere alla guerra bisogna capire da che parte stare e prendere una posizione nella trincea della propria coscienza.</p>
<p><strong>Eleonora Bufoli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Capitani d&#8217;aprile</em></strong>, <strong>Maria de Medeiros (2000)</strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/capitani-d-aprile-w1280-6xz9H7IMK3W21SNwAVmE9oW6YjX.jpg"><img class="alignnone  wp-image-56051" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/capitani-d-aprile-w1280-6xz9H7IMK3W21SNwAVmE9oW6YjX.jpg" alt="capitani-d-aprile-w1280-6xz9H7IMK3W21SNwAVmE9oW6YjX" width="571" height="321" /></a></p>
<p>Il film d’esordio alla regia di Maria de Medeiros racconta la rivoluzione dei garofani combinando la grande storia con altre piccole vicende personali intrise di autobiografismo. Un po’ come aveva già fatto nel 1977 Josè Saramago con <em>Manuale di pittura e calligrafia</em>, seppur con meno riflessioni esistenzialiste dello scrittore premio Nobel. <em>Capitani d’aprile </em>si svolge tutto in poche e frenetiche ore, quelle che precedono e seguono la mezzanotte tra il 24 e il 25 aprile del 1974. La radio che passa <em>Grândola vila morena</em>, canzone di Jose Afonso proibita dal regime e assunta a inno simbolico dalle truppe reazionarie, segnala l’inizio del colpo di stato.</p>
<p>La vicenda dell’ufficiale Salgueiro Maia, interpretato da Stefano Accorsi, si intreccia con quella di altri due personaggi di finzione: Antonia, professoressa universitaria di lettere, e suo marito Manuel, un soldato di ritorno dalle colonie africane, amico stretto proprio di Maia. I due sono tra i principali artefici della rivoluzione che si concluderà con soli quattro civili uccisi. La storia di Antonia che cerca di liberare un suo studente imprigionato dal regime ed ignora l’appartenenza all’MFA di suo marito, col quale è in crisi, si evolve di pari passo con le vicissitudini della babysitter di sua figlia. Rosa è infatti innamorata di un giovane soldato appena arruolato che, se non fosse per la rivoluzione, sarebbe destinato a partire per l’Africa.</p>
<p>Il ritmo sostenuto del film rispecchia la velocità e i momenti concitati che hanno portato alla caduta del governo di Marcelo Caetano. Le salite strette e affollate di Lisbona si colorano sempre di più col procedere della storia e l’avanzare del giorno sulla notte: all’arrivo dei soldati la capitale portoghese è opaca, ma la folla che accorre sul finale con i garofani in mano la illumina. Nel 1974 Maria de Medeiros aveva nove anni, più o meno l’età della figlia di Antonia. La piccola Amelia, che non pronuncia nemmeno una parola, è in realtà il vero narratore silente che osserva per ricordare e tramandare la storia della sua famiglia e di quei soldati liberatori ai quali è dedicato il film.</p>
<p><strong>Samuele Valori</strong></p>
<p><strong><em>Robert Capa: In Love and War</em>, Anne Makepeace (2003)</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-56176" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/Capa-copertia-1140x760.jpg" alt="" width="1140" height="760" /></p>
<p><span class="TextRun SCXW235808890 BCX0" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="auto"><span class="NormalTextRun SCXW235808890 BCX0">Il suo nome era </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2 SCXW235808890 BCX0">Endre</span> <span class="NormalTextRun SpellingErrorV2 SCXW235808890 BCX0">Ernő</span><span class="NormalTextRun SCXW235808890 BCX0"> Friedmann ma tutti lo conoscono come Robert Capa, uno dei più grandi fotoreporter di guerra che le pagine di giornali abbiano mai visto. Quel nome nacque un po&#8217; per gioco: lo inventò insieme a Gerda Taro per trovare lavoro, consapevole che sarebbe stato molto utile per acchiappare il pubblico francese data la sua assonanza col regista americano Frank Capra. Questo e molto altro viene raccontato nel fotodocumentario della PBS diretto da Anna Makepeace </span></span><em><span class="TextRun SCXW235808890 BCX0" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="auto"><span class="NormalTextRun SCXW235808890 BCX0">Robert Capa: in Love and War</span></span></em><span class="TextRun SCXW235808890 BCX0" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="auto"><span class="NormalTextRun SCXW235808890 BCX0"> (2003) un lungo viaggio attraverso i 40 anni di vita del fotografo accompagnati dai suoi scatti </span><span class="NormalTextRun SCXW235808890 BCX0">più</span><span class="NormalTextRun SCXW235808890 BCX0"> celebri. Dall’Ungheria degli anni ‘20 fino alla Germania di Hitler, da lì insieme a molti altri intellettuali tedeschi si trasferì a Parigi, la città democratica che ospitò molti personaggi dell’epoca in fuga dai fascismi. </span><span class="NormalTextRun SCXW235808890 BCX0">Proprio </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2 SCXW235808890 BCX0">nella </span></span><em><span class="TextRun SCXW235808890 BCX0" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="auto"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2 SCXW235808890 BCX0">ville</span> <span class="NormalTextRun SpellingErrorV2 SCXW235808890 BCX0">lumière</span></span></em><span class="TextRun SCXW235808890 BCX0" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="auto"><span class="NormalTextRun SCXW235808890 BCX0"> conobbe il suo grande amore Gerda Taro e con lei partì per la guerra di Spagna che le fu fatale: un carro armato amico la schiacciò in un errore di manovra. Capa non si riprese più e continuò la sua ricerca del pericolo affrontando altre quattro grandi guerre: la Seconda guerra sino-giapponese (1938), la Seconda guerra mondiale (1941-1945), la Guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d&#8217;Indocina, proprio in quest’ultima morì dopo l’esplosione di una mina. Indimenticabili le sue fotografie scattate in Sicilia come quello del piccolo pastore di Troina che indicò la via al soldato americano chino sulle gambe o le undici preziose istantanee dello sbarco in Normandia in cui il caos della guerra traspare dagli scatti mossi e fuori asse. </span><span class="NormalTextRun SCXW235808890 BCX0">Una storia quella di Capa fatta di resistenza: alle difficoltà, al pericolo, alle sofferenze di amori nati e sempre finiti. Il documentario restituisce tutte le sfumature dell’uomo lasciando il gusto di una storia senza tempo.</span></span><span class="EOP SCXW235808890 BCX0" data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><strong>Lorenzo Buonarosa</strong></p>
<p><strong><em>Il labirinto del fauno</em>, Guillermo del Toro (2006)</strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/fauno.jpeg"><img class="alignnone  wp-image-56110" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/fauno-300x187.jpeg" alt="fauno" width="603" height="376" /></a></p>
<p>1994, tra i boschi del Navarra si nascondono i guerriglieri sopravvissuti che continuano la loro resistenza nonostante la fine della Guerra Civile spagnola e l’insediamento del regime franchista.</p>
<p>Nel villaggio ai piedi delle montagne si trova l’esercito guidato dallo spietato capitano Vidal: egomaniaco e senza scrupoli è un uomo ossessionato dal potere che esercita sugli altri attraverso la paura. Convinto di avere un figlio maschio ha costretto sua moglie Carmen a raggiungerlo per dare alla luce il bambino, disattendendo così i pareri del medico, preoccupato per la salute cagionevole della donna. Ad accompagnarla in questo viaggio è la piccola Ofelia, nata dal suo precedente matrimonio con un sarto. Curiosa, spaventata e ribelle, per fuggire da un mondo violento e cupo Ofelia, che con le sue scarpette di vernice tanto assomiglia all’Alice di Carroll, crea una dimensione parallela e immaginaria dove non esistono menzogne e dolore.</p>
<p>A questo regno sotterraneo lei potrà fare ritorno dimostrando di essere la principessa Moana, la figlia perduta del Re che, in passato, fuggì per scoprire la vita dei mortali. Prima, però, dovrà superare le prove indicatele dal fauno e sconfiggere le trasposizioni dell’incubo rappresentato dalla ferocia di Vidal. Comincia così l’arabesco di immaginazione e realtà dipinto da Guillermo del Toro.</p>
<p>Attraverso il primo piano sullo sguardo vitreo della piccola Ofelia, il regista messicano chiarisce fin da subito quale sarà la finzione narrativa di questa favola dark che induce a credere nel fantastico e dà la possibilità di continuare a farlo anche dopo la fine, quando lo spettatore è chiamato a scegliere tra l’epilogo tragico e il lieto fine perché è proprio la scelta una delle chiavi di lettura del film e &#8211; dice Del Toro – di ciò che siamo.</p>
<p>Impeccabili gli effetti visivi e le interpretazioni di Ofelia (Ivana Baquero), del capitano (Sergi López) e della governante Mercedes (Maribel Verdù) che con audacia e fermezza conduce in segreto la battaglia contro Vidal. Eccezionale è anche la colonna sonora composta da Javier Navarrante che crea una melodia in grado delineare lo sconvolgente contrasto tra innocenza e brutalità.</p>
<p><strong>Selena Frasson</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/fuoricampo-10-resistenze/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Off the Radar – dieci pezzi da non perdere  #50</title>
		<link>http://www.magzine.it/off-the-radar-dieci-pezzi-da-non-perdere-50/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/off-the-radar-dieci-pezzi-da-non-perdere-50/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Mar 2022 17:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Bufoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[#Covid]]></category>
		<category><![CDATA[#energia]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[longform]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=54752</guid>
		<description><![CDATA[Torna Off the Radar, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage della settimana. In questi dieci pezzi imperdibili si intrecciano storie di singoli e di comunità, di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1487" height="832" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/Immagine-2022-03-14-175511.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nella foto: bimbi ucraini in fuga dal loro Paese in guerra. Fonte: ilmessaggero.it" /></p><p>Torna <strong>Off the Radar</strong>, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori <strong>longform</strong> e <strong>reportage</strong> della settimana. In questi dieci pezzi imperdibili si intrecciano storie di singoli e di comunità, di luoghi e di minoranze, costrette a fare i conti con emergenze ancora attuali come la guerra e la pandemia. Storie di resistenza e difficoltà provenienti da ogni parte del mondo, dai civili in fuga dall&#8217;Ucraina, ai bambini nati in tempo di Covid; dalle battaglie in difesa dell&#8217;ambiente e della legalità, alla forza di chi è riuscito a rialzarsi coltivando la propria passione, che sia lo sport, la musica o la scienza. Buona lettura!</p>
<p>Torture, lavori forzati, campi di rieducazione, sterilizzazioni di massa e sorveglianza digitale. Il reportage francese <em>Cina: Uiguri, storia di un genocidio</em> racconta la persecuzione del <strong>Partito Comunista Cinese </strong>contro la <strong>minoranza Uigura </strong>di religione musulmana nell&#8217;ovest del Paese attraverso immagini d&#8217;archivio, testimonianze e commenti degli esperti. Disponibile in streaming fino al 7 Giugno 2022. (<a href="https://www.arte.tv/it/videos/100174-000-A/cina-uiguri-storia-di-un-genocidio/" target="_blank">Arte.tv</a>)</p>
<p>La <strong>pandemia</strong> da <strong>Covid-19</strong> dura ormai da due anni. Se sei nato all’inizio del 2020, però, questi due anni sono tutta la tua vita. <em>The Atlantic</em> ha raccolto le testimonianze di sei famiglie che hanno avuto <strong>bambini</strong> proprio in questo momento storico. Come questo fenomeno sta plasmando la loro vita? Che ne sarà del loro sviluppo? (<a href="https://www.theatlantic.com/family/archive/2022/03/covid-babies-toddler-growth-development/627030/" target="_blank">The Atlantic</a>)</p>
<p>Dall’<strong>emergenza</strong> omicidi a quella pandemica, la comunità di <strong>Guayaquil</strong>, la città più grande dell’<strong>Ecuador</strong>, costretta a fare i conti con uno dei focolai <strong>Covid</strong> più virulenti al mondo, ha dimostrato tutta la sua <strong>resilienza</strong>. (<a href="https://www.newyorker.com/magazine/2022/03/14/a-pandemic-tragedy-in-guayaquil" target="_blank">The New Yorker</a>)</p>
<p>Il <strong>commercio illegale del legno</strong> è il terzo mercato criminale al mondo dopo quelli della droga e delle merci contraffatte. 15 “detective del legname” di Amburgo hanno il compito di verificare la provenienza delle importazioni di <strong>legno UE</strong> per individuare eventuali fonti illegali. (<a href="https://www.nationalgeographic.com/environment/article/the-timber-detectives-on-the-front-lines-of-illegal-wood-trade" target="_blank">National Geographic</a>)</p>
<p>A<strong> Beirut</strong>, in Libano, un gruppo di imprenditori gestisce gran parte della fornitura di <strong>energia elettrica</strong>, rimpiazzando la gestione statale. Un <strong>mercato</strong> <strong>illegale</strong> e prosperoso, tra ricatti ai cittadini e rapporti clientelari con la politica. (<a href="https://www.internazionale.it/reportage/helene-sallon/2022/03/07/libano-generatori" target="_blank">Internazionale</a>)</p>
<p>Nel 2015 l’esplosione della <strong>diga Fundão</strong> in Brasile, gestita dalla multinazionale anglo-australiana BHP, travolse un intero villaggio causando <strong>19 morti </strong>e la peggiore <strong>tragedia ambientale</strong> del Paese. Un&#8217;intera comunità è ancora in attesa di giustizia e confida in una nuova sentenza prevista nell&#8217;aprile 2022. (<a href="https://www.theguardian.com/environment/2022/mar/11/jonathan-knowles-justice-for-fundao-tailings-brazil-dam-collapse-aoe" target="_blank">The Guardian</a>)</p>
<p>Dalla banda musicale della Royal Air Force al debutto sulle piste da sci dei <strong>Giochi Paralimpici</strong> <strong>di Pechino 2022</strong> sotto la bandiera britannica: è la storia di <strong>Shona Brownlee</strong> e della metamorfosi che ha vissuto dopo l&#8217;amputazione di una gamba. (<a href="https://www.bbc.com/news/disability-60642118" target="_blank">BBC</a>)</p>
<p>In occasione della <strong>Giornata internazionale della donna</strong>, la scrittrice e storica della scienza <strong>Edna Bonhomme</strong> ricorda i grandi nomi femminili della scienza, come la chimica <strong>Rosalind Franklin</strong>, e fa il punto su un settore dove persiste ancora grande <strong>disparità di genere</strong>. (<a href="https://www.aljazeera.com/opinions/2022/3/8/women-in-science-should-be-the-norm-not-the-exception" target="_blank">Al Jazeera</a>)</p>
<p>I <strong>dati</strong> aiutano a raccontare la<strong> guerra</strong>: il conflitto <strong>Russo-Ucraino</strong> spiegato in numeri, mappe e infografiche. (<a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/2/28/russia-ukraine-crisis-in-maps-and-charts-live-news-interactive" target="_blank">Al Jazeera</a>)</p>
<p>Chi erano gli oltre 1800 membri del <strong>Congresso americano</strong> che <strong>schiavizzavano i neri </strong>tra il XVIII e il XX secolo? E, soprattutto, come hanno contributo a forgiare gli Stati Uniti d&#8217;America? Un&#8217;indagine storica del <em>Washington Post </em>ha raccolto i loro profili in un database interattivo. (<a href="https://www.washingtonpost.com/history/interactive/2022/congress-slaveowners-names-list/?itid=sf_retropolis" target="_blank">The Washington Post</a>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/off-the-radar-dieci-pezzi-da-non-perdere-50/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>25 aprile: se libertà vuol dire sacrificio</title>
		<link>http://www.magzine.it/25-aprile-se-liberta-vuol-dire-sacrificio/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/25-aprile-se-liberta-vuol-dire-sacrificio/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2020 10:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Mancini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[25aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Alleati]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=44155</guid>
		<description><![CDATA[Henri Magnan aveva 22 anni quando si arruolò nell’esercito canadese. Fu inserito nel Loyal Edmonton Regiment e inviato oltreoceano come rinforzo nell’agosto del 1943. Ferito sulla linea Hitler e sulla ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/liberazione.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="liberazione" /></p><p><strong>Henri Magnan</strong> aveva 22 anni quando si arruolò nell’esercito canadese. Fu inserito nel Loyal Edmonton Regiment e inviato oltreoceano come rinforzo nell’agosto del 1943. Ferito sulla linea Hitler e sulla linea Gotica, fu rimandato al fronte entrambe le volte, per essere ucciso solo poche settimane prima che le truppe canadesi si ritirassero dall’Italia. Era il gennaio 1945. <mark class='mark mark-yellow'>Ignaro di un destino già segnato, scrisse la sua ultima lettera; sarebbe caduto in battaglia dopo sette giorni. </mark></p>
		<div id="aesop-image-component-44155-1" class="aesop-component aesop-image-component " >

			
			<figure class="aesop-content">
				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-center aesop-image-component-caption-center" style="width:50%;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Uncle-Henry-Letter1a.jpg" title="">
							<p class="aesop-img-enlarge"><i class="aesopicon aesopicon-search-plus"></i> Enlarge</p>
							<img src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Uncle-Henry-Letter1a.jpg" alt="Uncle-Henry-Letter1a">
						</a>

					
					
				</div>
			</figure>

			
		</div>
		
		<div id="aesop-image-component-44155-2" class="aesop-component aesop-image-component " >

			
			<figure class="aesop-content">
				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-center aesop-image-component-caption-center" style="width:50%;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Uncle-Henry-Letter1b.jpg" title="">
							<p class="aesop-img-enlarge"><i class="aesopicon aesopicon-search-plus"></i> Enlarge</p>
							<img src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Uncle-Henry-Letter1b.jpg" alt="Uncle-Henry-Letter1b">
						</a>

					
					
				</div>
			</figure>

			
		</div>
		
<p style="text-align: left;">A raccontare questa storia è Karen Storwick, moglie di Jason Magnan, pronipote di Henri. «Abbiamo saputo del prozio di mio marito quando ci preparavamo per un viaggio nella penisola. Dato che il mio prozio fu ucciso in Italia il 23 maggio 1944, Jason decise di chiedere a suo padre se c&#8217;erano membri della sua stessa famiglia che avevano prestato servizio in guerra. Con nostra sorpresa, scoprimmo che anche lui aveva un prozio caduto in Italia durante il secondo conflitto mondiale. In effetti entrambi avevano servito nella stessa brigata. Dopo alcune ricerche prima della nostra partenza, riuscimmo ad ottenere copie dei suoi registri di servizio». <mark class='mark mark-yellow'>Jason desiderava visitare gli ultimi luoghi vissuti da Henri ma fu solo «quando lesse il suo stesso cognome inciso su una lapide, che venne sopraffatto da un commosso sentimento.</mark>All’improvviso, immaginò apparire nella sua mente i volti di tutti gli uomini di quel cimitero, sospesi sopra le loro tombe», continua Karen. Lei intonò <a href="https://www.youtube.com/watch?v=xe6j0JBwEO4">The Grave</a>, una canzone di Donald McLean e rimase a lungo insieme a Jason, mentre accresceva in lui la consapevolezza della tragica perdita subita dai suoi cari. «Allontanandosi, capì di aver vissuto un’esperienza che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita».</p>
		<div id="aesop-image-component-44155-3" class="aesop-component aesop-image-component " >

			
			<figure class="aesop-content">
				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-center aesop-image-component-caption-center" style="width:50%;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/638ACB3D-5CD7-4BF0-B814-2D9CECE67432_1_105_c.jpeg" title="Karen Storwick e Jason Magnan">
							<p class="aesop-img-enlarge"><i class="aesopicon aesopicon-search-plus"></i> Enlarge</p>
							<img src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/638ACB3D-5CD7-4BF0-B814-2D9CECE67432_1_105_c.jpeg" alt="638ACB3D-5CD7-4BF0-B814-2D9CECE67432_1_105_c">
						</a>

					
						<figcaption class="aesop-image-component-caption">
							Karen Storwick e Jason Magnan
						</figcaption>

					
					
				</div>
			</figure>

			
		</div>
		
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Ogni anno Karen e Jason, accompagnati dagli amici dell’associazione <a href="https://wartimefriends.netlify.app/">Wartime Friends</a> tornano a visitare il cimitero di guerra di Ravenna dove riposa Henri, insieme ad altri <a href="https://wartimefriends.netlify.app/images/files/Ravenna.pdf">997 soldati</a>.  Fra questi, in maggioranza canadesi, vi sono anche inglesi, sudafricani, australiani, combattenti della 10° Divisione Indiana, neozelandesi e 33 uomini della Brigata Ebraica, formatasi nel settembre 1944 e composta in prevalenza da volontari provenienti dalla Palestina.</p>
<p>La <strong>Brigata Ebraica</strong> combatté in Romagna dai primi di marzo del 1945 fino a metà aprile, mostrando un ruolo determinante per il successo degli Alleati. Per la prima volta venne autorizzata dalla Lega delle Nazioni a portare come insegna la bandiera degli ebrei, quella che dopo tre anni sarebbe diventata uno dei simboli dello Stato di Israele. A consegnarla fu il futuro primo ministro <strong>Moshe Sharret</strong>, che in quell’occasione disse: <mark class='mark mark-yellow'>«Soldati della Brigata Ebraica combattente, in questa bandiera ci siete voi tutti, gli Ebrei di Palestina, del mondo ed i milioni che non potranno più combattere per essa, siatene degni essa è simbolo di riscatto e di speranza per la nostra gente, è il motivo per cui noi tutti oggi ci troviamo qui».</mark></p>
		<div id="aesop-image-component-44155-4" class="aesop-component aesop-image-component " >

			
			<figure class="aesop-content">
				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-center aesop-image-component-caption-center" style="width:60%;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/10407195_1056200284394072_8180762266741724396_n.jpg" title="Soldati della Brigata Ebraica">
							<p class="aesop-img-enlarge"><i class="aesopicon aesopicon-search-plus"></i> Enlarge</p>
							<img src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/10407195_1056200284394072_8180762266741724396_n.jpg" alt="10407195_1056200284394072_8180762266741724396_n">
						</a>

					
						<figcaption class="aesop-image-component-caption">
							Soldati della Brigata Ebraica
						</figcaption>

					
					
				</div>
			</figure>

			
		</div>
		
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gianni Basigli</strong>, classe 1933, aveva 11 anni a quel tempo e ricorda ancora «i ragazzi della Palestina», che vissero per venti giorni sotto il suo stesso tesso. «In quegli anni le case ospitavano più famiglie. C’era un unico ingresso con un lungo corridoio e due porte, una difronte all’altra: io abitavo a destra e i soldati ebrei a sinistra. Avevano allestito una piccola cucina da campo nel cortile, dove si radunavano per mangiare. Mi pare di sentire ancora il sapore della frutta sciroppata che condividevano con noi». Sono trascorsi 75 anni, ma certe immagini paiono indelebili. <mark class='mark mark-yellow'>«Restavano spesso a casa con mia mamma e mia sorella. Erano persone per bene. Come facessero a capirsi, proprio non lo so, ma li vedevo spesso piangere insieme. Molti avevano perduto i propri cari nei campi di sterminio». </mark>  Talvolta però, sopravvissuti a tanta sofferenza e miseria umana, si trova un escamotage per regalare un sorriso a chi è ancora un bambino. «C’era un saldato che alloggiava poco distante da me alla Locanda La Villa e quando poteva mi prendeva sulla sua cingoletta militare. Attraversavamo via Reale e poi tornavamo a casa. A me faceva divertire. Era un gesto semplice, per tenersi compagnia».</p>
		<div id="aesop-image-component-44155-5" class="aesop-component aesop-image-component " >

			
			<figure class="aesop-content">
				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-left aesop-image-component-caption-left" style="width:40%;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2855.jpg" title="Cartolina ANPI">
							<p class="aesop-img-enlarge"><i class="aesopicon aesopicon-search-plus"></i> Enlarge</p>
							<img src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2855.jpg" alt="IMG_2855">
						</a>

					
						<figcaption class="aesop-image-component-caption">
							Cartolina ANPI
						</figcaption>

					
					
				</div>
			</figure>

			
		</div>
		
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, 25 aprile 2020 si celebra il 75° anniversario della Liberazione, momento da sempre identitario per la Romagna. Ogni anno piazza del Popolo a Ravenna diventa il punto di ritrovo per commemorare i concittadini persi durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa giornata sarà diversa, ma non meno importante e partecipata. Infatti, come ha ricordato il sindaco <strong>Michele de Pascale</strong>: «a noi ora vengono chiesti sacrifici di ben altra portata e dunque dobbiamo impegnarci per le generazioni che ci hanno preceduto e per quelle che ci seguiranno». Le iniziative per la celebrazione si sono perciò spostate in streaming e, in particolare, sui canali social del comune che insieme all’<a href="https://istoricora.it/">Istituto Storico di Ravenna </a>ha organizzato una “Maratona sulla Resistenza”, con musiche e racconti. L’ANPI locale ha realizzato un elaborato <a href="https://www.facebook.com/anpi.ravenna/videos/1066114393764835/">video</a> a più voci, con l’intento di mantenere viva la memoria ricordando l’aiuto offerto dai partigiani.</p>
<p><strong>Decimo Triossi</strong>, quindicenne sotto i bombardamenti e ultimo di dieci figli fece la sua parte. «La staffetta era quella ragnatela nascosta ma sicura ed efficiente in grado di assicurare i collegamenti fra i vari gruppi partigiani dal momento che, nella provincia di Ravenna, la Resistenza di pianura doveva contare sull’appoggio della cittadinanza. Io ero uno dei pochi ragazzi a svolgere questa mansione, tanto che per non destar sospetto mi avevano suggerito di vestire in modo da apparir più piccolo». La passione nel descrivere quei momenti lascia trasparire gli ideali che destarono in lui tanto coraggio. «Una delle questioni più discusse fra gli anziani, ascoltate da noi giovanissimi con grande interesse, era la caduta del Fascismo.<mark class='mark mark-yellow'>Cresceva in noi la certezza che, dopo la guerra, tutti ci saremmo adoperati per fare un passo in avanti. Il 25 aprile mi emoziona ogni anno, benché io continui a vedere avanzare una grande disuguaglianza fra i cittadini,  cosa che crea una società ben diversa da quella auspicata»</mark>.</p>
<p>Partigiani e canadesi diedero prova di grande collaborazione durante la Resistenza. Ravenna venne liberata il 4 dicembre 1944 grazie a un’operazione militare congiunta da reparti canadesi e inglesi dell’VIII Armata britannica.<mark class='mark mark-yellow'>Se <em>Libertà è partecipazione</em>, occorre oggi più che mai ringraziare quanti ci permisero di essere figli liberi di crescere in una Repubblica democratica.</mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/25-aprile-se-liberta-vuol-dire-sacrificio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/15 queries in 0.011 seconds using disk
Object Caching 678/757 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-17 22:11:14 by W3 Total Cache -->