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	<title>magzine &#187; Referendum</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Verso il referendum: come la politica ha smantellato i diritti dei lavoratori</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2025 19:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’8 e il 9 giugno gli elettori italiani sono chiamati a votare importanti quesiti su temi di lavoro e cittadinanza a un nuovo referendum, promosso principalmente dalla Cgil, con il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/05/Senza-titolo.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Senza titolo" /></p><p>L’8 e il 9 giugno gli elettori italiani sono chiamati a votare importanti quesiti su temi di <strong>lavoro e cittadinanza a un nuovo referendum, </strong>promosso principalmente dalla Cgil, con il sostegno di altre organizzazioni sindacali e dei partiti d’opposizione alla maggioranza di governo. <mark class='mark mark-yellow'>I cinque quesiti referendari hanno come obbiettivo l&#8217;abrogazione di alcune leggi per migliorare le condizioni dei lavoratori, in particolare per quanto riguarda il loro potere negoziale in entrata e in uscita da un posto di lavoro nelle aziende. L’ultimo quesito, invece, agisce sull’acquisizione della cittadinanza italiana, dimezzandone, di fatto, i tempi.</mark></p>
<p>Davanti, però, a un astensionismo crescente, alimentato da un’attiva propaganda del centrodestra – basti pensare alle parole del vicepremier Antonio Tajani e del presidente del Senato Ignazio La Russa, che invitano gli elettori a <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/09/la-russa-cambia-versione-sul-referendum-faro-propaganda-perche-la-gente-stia-a-casa-conte-e-come-un-horror/7982425/" target="_blank">“starsene a casa”</a> – ci sono molti dubbi sulla capacità di <strong>raggiungere il quorum</strong> necessario a far passare i provvedimenti in caso di vittoria del sì: «Naturalmente eravamo molto consapevoli della difficoltà dell&#8217;obiettivo che ci ponevamo, perché raggiungere il quorum significa portare al voto più persone rispetto a quelle che normalmente partecipano alle tornate elettorali degli ultimi anni», afferma <strong>Valentina Cappelletti, segretaria generale di Cgil Lombardia.</strong> <mark class='mark mark-yellow'>«La nostra democrazia è parlamentare, dunque normalmente non si esprime con strumenti di democrazia diretta. Giustamente la Costituzione stabilisce per la validità del referendum abrogativo una soglia di accesso molto alta e molto sfidante».</mark></p>
<p>I motivi dietro la propaganda di governo, che spinge per il boicottaggio, sono chiari. L&#8217;attuale esecutivo ha finora adottato politiche che vanno nella direzione opposta rispetto alla regolamentazione del mercato del lavoro, con l’obbiettivo di rendere più flessibili – o, secondo alcuni, più <strong>precari</strong> – i posti di lavoro e aiutare le imprese ad affrontare la crisi legata alla disoccupazione: «L’idea che, per combattere i bassi tassi di occupazione fosse necessario rinunciare alla tutela dei lavoratori, è stato un errore. Perché se il tasso di occupazione si alza, non si alzano la qualità del lavoro e la qualità delle retribuzioni, e perciò non si stimolano nemmeno le imprese a fare grandi investimenti sul lavoro».</p>
<p>Basti pensare al decreto Lavoro, approvato il primo maggio del 2023 e convertito in legge due mesi dopo, <mark class='mark mark-yellow'>che ha liberalizzato ulteriormente i contratti a tempo determinato, permettendo di prorogarli fino a tre anni</mark>. Oppure al recente decreto Sicurezza, prima Ddl 1660, che <a href="https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2024/10/01/ddl-sicurezza-cpr-carceri-proteste" target="_blank">criminalizza molte forme di protesta</a> tra cui anche quelle dei lavoratori: il decreto sul <strong>blocco stradale</strong> viene reso reato penale, con pene che vanno fino a due anni di carcere, mentre vengono istituiti i reati di resistenza passiva e attiva, con pene rispettivamente dai quattro e ai 15 anni. <mark class='mark mark-yellow'>«La penalizzazione del blocco stradale viene introdotta con l’obiettivo di attaccare in modo ancora più repressivo i lavoratori che scioperano e fanno i picchetti»</mark> afferma <strong>Martina Limosani, operaia e delegata sindacale Usb presso la STMicroelectronics</strong>, colosso europeo nella produzione di componenti elettroniche a semiconduttori. Negli scorsi giorni, presso la sede di Agrate Brianza, si è svolto un maxi-sciopero a cui hanno partecipato oltre ottocento lavoratori, secondo gli organizzatori, in protesta contro il piano di ristrutturazione aziendale che prevede nel prossimo periodo parecchi <strong>licenziamenti collettivi</strong>: «Stiamo assistendo al tentativo di riorganizzare la base produttiva dell’azienda, dietro cui si nasconde una serie di licenziamenti collettivi. I numeri parlano di ottocento esuberi ad oggi, che saranno appunto frutto di un piano di ristrutturazione per tagliare i posti di lavoro». Così Limosani spiega le motivazioni dietro lo sciopero.</p>
<h2>Governo Renzi: Jobs Act, abolizione dell’articolo 18 e Buona Scuola</h2>
<p>Ma non è solo il governo Meloni ad attaccare i diritti dei lavoratori e i diritti di protesta e di sciopero. <mark class='mark mark-yellow'>A prescindere dal colore politico, anche i precedenti esecutivi, a partire dal governo di Matteo Renzi fino al governo tecnico di Mario Draghi, hanno introdotto leggi e politiche che hanno contribuito all’indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori e alla precarizzazione dei posti di lavoro.</mark>Gli stessi quesiti referendari che saranno messi al voto l’8 e il 9 giugno si propongono di abrogare delle leggi che sono state introdotte prima dell’ultimo arrivo del centrodestra a Palazzo Chigi. Per esempio, il primo e il terzo quesito, <mark class='mark mark-yellow'>fatti rispettivamente per abolire il contratto a tutele crescenti e per reintegrare l’obbligo di causale per i contratti a tempo determinato</mark>, si riferiscono al <strong>Jobs Act introdotto dal governo Renzi</strong>. Grazie a quella riforma, accompagnata <strong>dall’abolizione dell’articolo 18</strong> che tutelava i lavoratori dal licenziamento senza giusta causa, si era sostituito il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo con un indennizzo precalcolato, che aumentava in base alla durata del contratto: «La versione originaria del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jobs_Act#Decreto_legislativo_n._23/2015" target="_blank">decreto legislativo 23 del 2015</a> (che si vuole abrogare con il primo quesito <em>ndr</em>) prevedeva a favore della persona ingiustamente licenziata un indennizzo economico pre-calcolato, cioè predeterminato dalla legge semplicemente in rapporto all&#8217;anzianità di servizio», afferma Cappelletti <mark class='mark mark-yellow'>.«Queste sono le “tutele crescenti”. Ciò mette l&#8217;azienda nella condizione di poter licenziare illegittimamente già sapendo il costo di questa azione, e rendendola un&#8217;opzione di mercificazione».</mark></p>
<p>«Chi è stato assunto dopo l’abolizione dell’articolo 18 oggi ha molte meno tutele in caso di licenziamento illecito: viene data una compensazione, ma non c’è la possibilità di reintegro», aggiunge Limosani, <mark class='mark mark-yellow'>«Così il lavoratore diventa carne da macello: se non serve più al datore di lavoro, lo può mandare a casa. Se poi si va a processo, il lavoratore può ottenere, al massimo, un risarcimento»</mark>. Sempre secondo Limosani, l’ultimo tassello delle riforme del lavoro sotto il governo Renzi è  la riforma della cosiddetta Buona Scuola, destinata a legarsi profondamente con il mondo del lavoro grazie all’introduzione <strong>dell’alternanza scuola-lavoro</strong> (oggi Pcto): «L&#8217;inserimento dei percorsi di alternanza scuola-lavoro offrono mano d&#8217;opera gratuita e a costo zero per i datori di lavoro. Si tratta di studenti che molte volte finiscono nei posti di lavoro dove non ci sono né sicurezza né tutele, e quindi si verificano numerosissimi casi di infortuni, anche gravi, e di morti come quelle di Lorenzo Parelli, Giuseppe Lenoci e Giuliano De Seta. Soltanto nel 2025 sono stati cinque i casi di studenti ammazzati in questo percorso».</p>
<h2>Decreto Sicurezza del governo Conte e Greenpass del governo Draghi</h2>
<p>Tornando al reato di blocco stradale sopracitato, il decreto varato dal governo Meloni è soltanto un rafforzamento di un reato già reintrodotto in precedenza con il vecchio <strong>decreto Sicurezza</strong>, presentato dal primo <strong>governo Conte</strong>, con Matteo Salvini al ministero dell’Interno come principale promotore. <a href="https://www.altalex.com/documents/news/2018/09/25/decreto-salvini-sicurezza-e-immigrazione" target="_blank">Convertito in legge il primo dicembre 2018</a>, questo decreto del governo giallo-verde prevedeva nuove norme in materia di <strong>immigrazione</strong>, ma aveva anche come obiettivo la penalizzazione dei settori di lavoro a maggiore conflittualità in Italia. L’occupazione di fabbriche e terreni diventa quindi punibile con la reclusione fino a quattro anni, dmisura che si estende anche alle occupazioni abitative; oltre al blocco stradale, viene anche estesa la misura del Daspo urbano, introdotta dal decreto Minniti, allora ministro dell’Interno sotto il governo Gentiloni.</p>
<p>Anche la gestione dell’emergenza da Covid19 ha portato a politiche che, anche se in maniera circoscritta al periodo della pandemia, hanno colpito i lavoratori: <mark class='mark mark-yellow'>«Senza scadere nella retorica Novax, il Greenpass introdotto dal governo Draghi era molto problematico per i migranti senza permesso di soggiorno e per tutte quelle categorie di persone che non avevano accesso al vaccino anti-Covid. Questo aspetto ti rende molto ricattabile perché nei posti di lavoro serviva proprio il Greenpass per lavorare»</mark>, afferma Limosani. In pratica, tutte quelle persone che non potevano accedere al vaccino Covid perché non in regola con i documenti – tra cui principalmente immigrati in attesa di permesso di soggiorno – ma che comunque lavoravano e contribuivano al tessuto produttivo del nostro Paese, si ritrovavano improvvisamente obbligati a rimanere a casa senza uno stipendio, e senza che la politica trovasse per loro una soluzione.</p>
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		<title>Voto e suicidio assistito – Le quattro notizie del giorno</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 21:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Galiè]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Elezioni: Palermo, Genova e L’Aquila al centrodestra. Referendum senza quorum Secondo le proiezioni del consorzio Opinio Italia per la Rai, sono Palermo, Genova e L’Aquila i principali comuni tra quelli ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="735" height="416" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/120916700-226fda51-5c81-448a-8e12-d12087ba4075.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte foto: La Repubblica" /></p><p><strong>Elezioni: Palermo, Genova e L’Aquila al centrodestra. Referendum senza quorum</strong></p>
<p>Secondo le proiezioni del consorzio Opinio Italia per la Rai, sono Palermo, Genova e L’Aquila i principali comuni tra quelli coinvolti nelle elezioni amministrative che dovrebbero avere il sindaco già stasera, senza passare dal ballottaggio. Si tratta, rispettivamente, di Roberto Lagalla e dei due sindaci uscenti Marco Bucci e Pierluigi Biondi: tre candidati di centrodestra, per i quali il traguardo sembrava a portata di mano già dai primi exit poll diffusi nella notte.</p>
<p>Si profila il ballottaggio, invece, nelle altre città capoluogo. A Catanzaro, Valerio Donato (espressione di una parte del centrodestra, 43,7%) parte in vantaggio su Nicola Fiorita (Pd e M5S, 31,1%), mentre a Parma il candidato del centrosinistra Michele Guerra (46,1%) sfiderà il leghista Pietro Vignali (21,8%). La sorpresa maggiore della tornata elettorale viene però da Verona, dove l’ex calciatore Damiano Tommasi sostenuto dal centrosinistra raggiunge il 39%, approfittando anche della spaccatura del centrodestra che insegue con il sindaco uscente Federico Sboarina (Lega e FdI, 29,9%) e Flavio Tosi (FI e Iv, 26,3%).</p>
<p>L’affluenza su base nazionale, che è stata del 54,72%, è risultata in forte calo rispetto al 60,12% della tornata precedente. Lo spoglio dei voti è iniziato alle 14, subito dopo la conclusione di quello per il referendum sulla giustizia, invalidato per il mancato raggiungimento del quorum: la partecipazione del 20,9%, anzi, stabilisce il record negativo nella storia dell’Italia repubblicana. L’unica magra consolazione per i promotori è la vittoria del ‘sì’ in tutti i cinque quesiti proposti.</p>
<p>(Matteo Galiè)</p>
<p><strong>Sedazione profonda per Fabio Ridolfi: “Per lui sarà una liberazione”</strong></p>
<p>Inizia oggi la sedazione profonda per Fabio Ridolfi. Il 46enne di Fermignano (Pesaro Urbino), aveva ottenuto l’assenso dal Comitato etico regione Marche per il suicidio medico assistito ma l’iter si è interrotto per via della mancata disponibilità del farmaco. Per questo motivo l’uomo ha deciso di ricorrere ad una soluzione che non era stata preventivata. La sedazione, a differenza del suicidio assistito, porta il paziente ad una morte per “inerzia”. Non ha come obiettivo il decesso ma allevia il dolore fino alla completa perdita di coscienza.</p>
<p>Fabio soffre da diciotto anni di una grave forma di tetraplegia che, oltre a costringerlo a letto, non gli permette di parlare: comunica attraverso un puntatore oculare. Poche settimane fa, attraverso questo strumento, decide di condividere su Youtube il suo appello allo Stato: “Gentile Stato italiano, da 18 anni sono ridotto così, ogni giorno la mia condizione diventa sempre più insostenibile. Aiutami a morire”.</p>
<p>Questa domenica, il paese di Fermignano, si è riunito per una veglia in piazza per dare l’ultimo saluto a Fabio. Il fratello ha voluto rassicurare i presenti perché “Fabio avrà quello che voleva. Per lui sarà una liberazione”.</p>
<p>(Francesca Arcai)</p>
<p><strong>Modena: uomo uccide a colpi di pistola la moglie e la figlia di lei</strong></p>
<p>Duplice femminicidio nella campagna di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Intorno alle 12 un uomo, Salvatore Montefusco, 69 anni e impresario edile, ha ucciso a colpi di pistola la moglie Gabriela Tandafir, 47 anni e la figlia di lei, Renata di 22 anni. Le due donne sono state assassinate nella loro abitazione, una villetta residenziale, ed è lì che le hanno trovate i carabinieri, chiamati dall’assassino in persona.</p>
<p>L’uomo attualmente si trova in stato di fermo nella caserma di Castelfranco e a breve sarà adottata una misura cautelare nei suoi confronti. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la vicenda e seguono la pista della crisi coniugale. I vicini di casa hanno raccontato che la coppia, negli ultimi tempi, litigava spesso e in alcune occasioni erano intervenute le forze dell’ordine. Sembrerebbe inoltre che, nella giornata odierna, i due coniugi fossero in attesa della sentenza di separazione. Una separazione a quanto pare mai accettata dal killer.</p>
<p>Secondo quanto riferito da un’amica di Renata, nei giorni scorsi la giovane vittima era apparsa molto spaventata dai comportamenti del patrigno: «Diceva che lui era capace di tutto. Era terrorizzata». Nei primi sei mesi di questo 2022, in Italia, sono stati commessi già 41 femminicidi: un delitto ogni quattro giorni. Numeri drammatici che evidenziano, ancora una volta, la gravità di una delle principali piaghe sociali del “Belpaese”.</p>
<p>(Alessandro Stella)</p>
<p><strong>Cosimo Di Lauro, il boss di Secondigliano, è deceduto a 49 anni</strong></p>
<p>È morto a 49 anni Cosimo Di Lauro, per anni capo della camorra di Secondigliano, ma è giallo sulle cause del decesso. La procura di Milano ha aperto un’indagine sulla morte del boss con ipotesi di omicidio colposo a carico di ignoti e sarebbe stata anche disposta l’autopsia sul corpo di Di Lauro.</p>
<p>Il camorrista, detenuto in regime di 41bis, stava scontando l’ergastolo nel carcere Opera di Milano. L’ex reggente del clan Di Lauro, figlio del boss Paolo detto “Ciruzzo &#8216;o milionario”, è stato il mandante della prima faida tra le vele di Scampia durante la quale sono morte oltre cento persone. Si tratta della guerra criminale nata per il controllo delle piazze di spaccio tra i fedelissimi del clan Di Lauro e i cosiddetti “Scissionisti” guidati dagli Amato-Pagano.</p>
<p>Cosimo di Lauro è stato arrestato dai carabinieri il 21 gennaio 2005 in una casa bunker e, guardando in faccia gli obiettivi dei fotografi come segno di sfida, è diventato icona del male con il suo giubbotto di pelle e i jeans attillati. La sua figura ha anche ispirato il personaggio di Genny Savastano nella serie televisiva Gomorra.</p>
<p>(Daniela Bilanzuoli)</p>
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		<title>Il Kurdistan iracheno a tre anni dal referendum</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 07:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Barzani]]></category>
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		<description><![CDATA[Esattamente tre anni fa, il 25 settembre 2017, si teneva nel Kurdistan iracheno un referendum per l’indipendenza della regione, autonoma ma formalmente parte dello Stato iracheno. Le votazioni hanno visto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="651" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/4cb1c1528f33011e19e6bb678daa877c.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="4cb1c1528f33011e19e6bb678daa877c" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Esattamente tre anni fa, il 25 settembre 2017, si teneva nel Kurdistan iracheno un referendum per l’indipendenza della regione, autonoma ma formalmente parte dello Stato iracheno.</mark> Le votazioni hanno visto il sì trionfare, con il quasi il 93% di sì. Per i curdi iracheni, che ancora oggi vivono divisi dai confini di Siria, Turchia, Iraq e Iran, questo risultato rappresentava una luce di speranza: un Kurdistan iracheno indipendente, pur non tanto esteso quanto la reale estensione dei territori a maggioranza curda, avrebbe potuto difendere gli interessi di tutti i curdi a livello internazionale, ma nulla di ciò è mai avvenuto. Abbiamo parlato di quest’occasione mancata e dell’attuale situazione che la comunità curda sta vivendo con <strong>Shorsh Surme, giornalista curdo iracheno</strong>, già responsabile culturale e presidente della Comunità curda in Italia.</p>
<p><strong> </strong><strong>Il referendum parlava di indipendenza, ma al momento sembra uno scenario ancora molto lontano. Cosa è successo?</strong></p>
<p>L’idea alla base del referendum era uscire dalla logica del trattato Sykes-Picot, con cui nel 1916 Francia e Inghilterra hanno tracciato i confini mediorientali senza curarsi del popolo curdo. <mark class='mark mark-yellow'>La speranza era che ci potesse essere un appoggio da parte dell’Occidente visti anche gli sforzi bellici dei curdi contro l’Isis in Iraq.</mark> In un altro caso d’indipendentismo di recente memoria, quello del Kosovo, il riconoscimento da parte di tutti gli stati europei, esclusi Grecia e Serbia, arrivò nel giro di 48 ore. Nel caso del Kurdistan, invece, non è mai arrivato.</p>
<p><strong>In questi tre anni sono stati fatti dei passi avanti nelle trattative tra il Kurdistan iracheno ed il governo centrale? Quali interessi trattengono il governo di Baghdad dal concedere maggiore autonomia alla regione autonoma curda?</strong></p>
<p>La trattativa è in corso, ma è un processo molto lungo e complicato. Il primo ministro iracheno Mustafa Al-Kadhimi si è recentemente recato in Kurdistan proprio per portare avanti la trattativa. <mark class='mark mark-yellow'>Il punto critico riguarda un articolo della costituzione irachena, il 140, che restituirebbe ai curdi le zone arabizzate e tolte al Kurdistan, tra cui la città di Kirkuk, ricca di petrolio.</mark> Se applicato, sarebbe di enorme aiuto dal punto di vista economico al Kurdistan, che potrebbe vendere il petrolio estratto sul proprio territorio e dare una percentuale al governo centrale iracheno, mentre al momento accade il contrario. <mark class='mark mark-yellow'>Il problema nel trattare con Baghdad è anche che negli ultimi anni il governo è diventato politicamente dipendente dall’Iran, ostile ai curdi tanto quanto la Turchia di Erdogan.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La popolazione vorrebbe che venissero tagliati i legami con Baghdad che spesso non manda i soldi al governo regionale. Il Coronavirus complica molto la situazione, perché non si può più protestare in piazza come si poteva fare in precedenza.</span></p>
<p><strong>Proprio parlando di Erdogan, come è recepito dalla comunità curda l’atteggiamento conciliante di Nechirvan Barzani, presidente del Kurdistan iracheno, nei confronti del leader turco?</strong></p>
<p>Il fatto è di natura non politica ma economica. <mark class='mark mark-yellow'>Erdogan investe molto denaro nel Kurdistan iracheno, la cui sopravvivenza, in assenza di alleati vicini e di appoggio internazionale, è difficile.</mark> D’altro canto, tuttavia, con il pretesto di attaccare le basi del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, i bombardamenti di Ankara contro il Kurdistan iracheno continuano. Questo crea una dolorosa divisione tra tutta la comunità curda, ed in particolare tra il PKK ed il Partito Democratico del Kurdistan, di cui Barzani è esponente.</p>
<p><strong>In questa situazione già molto complessa si inserisce ora anche l’emergenza Coronavirus. Quanto la pandemia ha frenato le battaglie sociali dei curdi, ora che non è più possibile attuare proteste di piazza?</strong></p>
<p>Questo è un aspetto abbastanza problematico. Quando in Italia si era nel pieno della pandemia, le televisioni curde mi interpellavano pensando che il Covid non sarebbe mai arrivato in Kurdistan. Adesso invece lì la situazione è abbastanza drammatica, anche perché non ci sono le condizioni sanitarie adeguate, e i focolai sono tanti. <mark class='mark mark-yellow'>Il malcontento, da quando c’è un governo e un parlamento regionale curdo, non è mai mancato, perché c’è sempre più squilibrio economico, e la popolazione vorrebbe che venissero tagliati i legami con Baghdad, che spesso non manda i soldi al governo regionale.</mark> Questo virus complica molto la situazione, perché non si può più protestare come si poteva fare in precedenza. Inoltre, a differenza che in Italia, in Kurdistan sono soprattutto i giovani che stanno morendo, tanto che l’OMS ha mandato una delegazione per indagare su questo fatto. La gente ne è consapevole, e anche questo fattore frena molto le proteste.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Italiani all&#8217;estero e diritto di voto, serve una riforma</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 09:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Maccarrone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Aire]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[italiani all'estero]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<category><![CDATA[studenti fuori sede]]></category>

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		<description><![CDATA[Votare è un diritto e dovere civico. Quante volte abbiamo sentito questa frase durante gli spot che, in radio o in televisione, annunciavano l’imminente competizione elettorale? In effetti, il diritto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/element5-digital-T9CXBZLUvic-unsplash.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="element5-digital-T9CXBZLUvic-unsplash" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Votare è un diritto e dovere civico. Quante volte abbiamo sentito questa frase durante gli spot che, in radio o in televisione, annunciavano l’imminente competizione elettorale? In effetti, il diritto di voto è sancito dalla nostra Costituzione all’articolo 48, il quale ci ricorda, appunto, che il suo esercizio è dovere di ogni cittadino.</mark> Da diversi anni, però, alcune categorie, <a href="http://www.magzine.it/io-voto-fuorisede-una-legge-per-la-difesa-di-un-diritto/"><span style="color: #000000;">come gli studenti e i lavoratori fuori sede,</span></a> lamentano l’eccessiva difficoltà nell’esercitare questo diritto tanto basilare quanto fondamentale. Tra ritardi burocratici e costi eccessivi per tornare al proprio comune di residenza, a ogni tornata elettorale quasi 2 milioni di persone incontrano mille ostacoli che rendono arduo l&#8217;esercizio del voto democratico.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il problema, però, è che esistono delle criticità, soprattutto in determinati Paesi, che contribuiscono a trasformare quello che dovrebbe essere un diritto in un privilegio</span> A coloro che vivono fuori il proprio comune di residenza – ma dentro i confini italiani – si aggiungono poi i connazionali residenti all’estero. In teoria, gli italiani con la residenza in un paese straniero hanno paradossalmente la vita più semplice. Basta essere iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, per ottenere, a ridosso di un’elezione o di un quesito referendario, le schede elettorali direttamente per posta. Il problema, però, è che esistono delle criticità, soprattutto in determinati Paesi, che contribuiscono a trasformare quello che dovrebbe essere un diritto in un privilegio.</p>
<p>Alcuni italiani, residenti negli Stati in cui non vi è la presenza fisica di un’ambasciata o di un consolato, hanno riscontrato più di un problema. È il caso del Burkina Faso, dove l’ambasciata italiana aperta formalmente due anni fa non è ancora operativa. <em>Magzine</em> ha raccolto la testimonianza di Franca, una funzionaria di una Organizzazione Non Governativa nel Paese centrafricano che non potrà votare per il referendum sul taglio dei parlamentari del 20 e 21 settembre: <mark class='mark mark-yellow'>«Anche se la legge italiana prevede che io debba ricevere qui in Burkina Faso le schede del Referendum, a me non è ancora arrivato niente. Ho inviato una mail anche all’ambasciatore, ma non ho ricevuto ancora risposta. Ammetto di essermi mossa tardi nel chiedere informazioni, avrei dovuto iniziare a bussare alle porte del Ministero molto prima, ma io ho il diritto di ricevere a casa il materiale elettorale durante le consultazioni».</mark></p>
<p>Dato che all’ambasciata italiana del Burkina Faso non esiste nemmeno un telefono, si fa riferimento alla Cancelleria Consolare dell’Ambasciata d’Italia ad Abidjan, in Costa d’Avorio, la quale è competente anche per Sierra Leone, Niger e Liberia. La difficoltà nel garantire l’arrivo delle buste elettorali consiste proprio nella distanza che separa il corpo diplomatico presente in Costa d’Avorio dalle altre zone di sua competenza. «Il problema anzitutto deriva dal fatto che il Consolato è presente in un altro Paese – continua Franca – ma soprattutto qui in Burkina Faso non abbiamo un buon servizio postale, anche se io ho lasciato al Consolato il numero della cassetta postale del mio ufficio dove ho anche ricevuto, con un mese e mezzo di ritardo, la cartolina per andare a votare alle Europee. Quando poi sono andata sul sito del ministero dell’Interno per scaricare la legge e informarmi su cosa potessi fare – sorride ironica la funzionaria – non potevo accedere da un IP del Burkina Faso perché la schermata mi diceva che era bloccato per quel paese, per cui ho dovuto collegarmi da un VPN per poter accedere e scaricare la legge».</p>
<div id="attachment_46483" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/7DE18C19-C0EC-4451-9E5D-063CB6BB3EB6_1_201_a.jpeg"><img class="wp-image-46483 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/7DE18C19-C0EC-4451-9E5D-063CB6BB3EB6_1_201_a.jpeg" alt="Un post di Franca, in cui mostra quali difficoltà ha incontrato nel contattare l'ambasciata e chiedere informazioni sul voto" width="1000" height="667" /></a><p class="wp-caption-text">Un post di Franca, in cui mostra quali difficoltà ha incontrato nel contattare l&#8217;ambasciata per chiedere informazioni sul voto</p></div>
<p>Insomma, gli italiani residenti in Burkina Faso devono fare i conti con una mole di problemi logistici e organizzativi che rendono praticamente impossibile votare durante le elezioni. Stessa cosa è accaduta ad un altro italiano che per più di vent’anni ha vissuto e lavorato nel campo della cooperazione internazionale in diversi paesi dell’Africa occidentale e che per ragioni di privacy ha preferito rimanere anonimo. Due anni fa, per gli stessi motivi di Franca, come residente in Burkina Faso lui non ha potuto votare alle elezioni politiche, anche se iscritto all’Aire. Il cooperante, però, non riversa tutte le accuse sulle istituzioni: «Se da una parte è vero che le ambasciate in questi paesi spesso non svolgono un lavoro efficiente durante il periodo elettorale, è anche vero che esistono moltissimi italiani che per ignoranza, per pigrizia o per motivi fiscali si rifiutano di iscriversi all’Aire, con tutti i disagi che ne derivano durante le elezioni». <span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Due anni fa l&#8217;ambasciata mise online un comunicato in cui, scusandosi del disagio, ci informava che problemi logistici e organizzativi non potevano garantire il voto&#8221;</span> Poi, però, arriva la stoccata contro l&#8217;ambasciata di Abidjan, non in grado di assicurare il voto per le elezioni politiche 2018 agli italiani residenti nei paesi di sua competenza: «Due anni fa l&#8217;ambasciata mise online un comunicato in cui, scusandosi del disagio, ci informava che problemi logistici e organizzativi non potevano garantire il voto. Ora io dico – conclude il cooperante – cosa accadrebbe se un italiano che ha avuto questi disagi decidesse di rivolgersi a un avvocato? Scoppierebbe il finimondo, ma non succede perché vorrebbe dire spendere soldi, aspettare mesi e mesi per la sentenza etc.». E a nessuno conviene rimanere impantanato nei meandri della giustizia italiana.</p>
<p>Problemi reali, quindi, destinati ad aprire una discussione sul reale significato dell&#8217;esercizio del diritto di voto in Italia. Ai cittadini residenti all&#8217;estero lo Stato offre un&#8217;altra possibilità, <span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://ambabidjan.esteri.it/ambasciata_abidjan/fr/ambasciata/news/dall_ambasciata/2020/02/referendum-popolare-del-29-marzo.html">quella del rimborso del volo fino al 75%</a></span>, pensata per facilitare il ritorno in patria per le consultazioni elettorali di chi vive in giro per il mondo. <mark class='mark mark-yellow'>Un volo per la Penisola da uno stato dell&#8217;Africa occidentale costa, però, 1500 euro. Considerando che in Italia ormai si vota una volta all&#8217;anno, la spesa appare piuttosto eccessiva. Un&#8217;opzione, in effetti, ci sarebbe: quella del voto digitale.</mark> Sebbene sia un&#8217;incognita, anche Franca è persuasa che questa possa essere la soluzione: «Io capisco che ci possano essere dei problemi, come d&#8217;altronde è avvenuto in Svizzera, ma dobbiamo seriamente iniziare a ragionarci. Non dico direttamente dal tuo computer, ma magari ci si potrebbe recare in un ufficio consolare ed esprimere il proprio voto in tutta sicurezza lì. Qualcosa comunque deve cambiare».</p>
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		<title>I giovani al voto</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 15:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Broglio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica è a volte inaccessibile. Un linguaggio troppo tecnico e la mancanza di percorsi di educazione civica nelle scuole rendono complicato comprendere chi e cosa votare. Un vuoto colmato ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2766" height="1498" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-18-alle-16.35.05.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Schermata 2020-09-18 alle 16.35.05" /></p><p>La politica è a volte inaccessibile. Un linguaggio troppo tecnico e la mancanza di percorsi di educazione civica nelle scuole rendono complicato comprendere chi e cosa votare. Un vuoto colmato dai giovani stessi, che non rinunciano al voto informato e ad approfondire le dinamiche della realtà che li circonda. Pronti (o quasi) per il voto, con una certezza: l&#8217;importante, per tutti, è essere consapevoli di quale sarà l&#8217;impatto sul futuro.</p>
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		<title>Cosa prevede il taglio dei parlamentari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 15:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Broglio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da mesi si dibatte sulla modifica della Costituzione. Non si tratta di una riforma organica, ma di un quesito che coinvolge solo tre articoli: «Approvate il testo della legge costituzionale ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1426" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/referendum-costituzionale-parlamento.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="referendum-costituzionale-parlamento" /></p><p>Da mesi si dibatte sulla modifica della Costituzione. Non si tratta di una riforma organica, ma di un quesito che coinvolge solo tre articoli: <mark class='mark mark-yellow'>«Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?»</mark>. La scelta è tra il Sì e il No. «Si vota per un referendum popolare confermativo, che non necessita di un quorum: la validità è indifferente alla partecipazione popolare e il risultato è sempre efficace», spiega <mark class='mark mark-yellow'><strong>Davide Zecca, docente di diritto costituzionale all&#8217;università Luigi Bocconi di Milano</strong></mark>. «Se i Sì, cioè i pareri positivi alla revisione, fossero maggiori dei No, la proposta di revisione costituzionale verrebbe approvata e la legge di revisione costituzione entrerebbe in vigore nella legislatura successiva. Ma se i voti favorevoli fossero uguali o inferiori a quelli contrari, la proposta sarebbe respinta».</p>
<div id="attachment_46457" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/PHOTO-2020-09-18-17-35-27.jpg"><img class="wp-image-46457 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/PHOTO-2020-09-18-17-35-27-225x300.jpg" alt="PHOTO-2020-09-18-17-35-27" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Davide Zecca, docente di diritto costituzionale all&#8217;università Luigi Bocconi</p></div>
<p>Promotore della riforma costituzionale il Movimento Cinque Stelle, partito di maggioranza relativa. <a href="http://https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/10/12/19A06354/sg" target="_blank">Un iter di approvazione caratterizzato da forti spaccature</a>, con il voto favorevole ( mantenuto per tutte le votazioni) del partito alleato di Governo nel Conte I, la Lega, e la contrarietà del centro sinistra, all&#8217;opposizione nelle prime tre votazioni. Poi il cambiamento degli equilibri, con la crisi di Governo, il passaggio del Movimento all&#8217;alleanza con il Partito Democratico e gli effetti del mutamento dello schieramento governativo riflessi sulla votazione in Parlamento. «La quarta e ultima deliberazione alla Camera è avvenuta con una maggioranza superiore ai 2/3, proporzione per la quale la Costituzione stessa, all&#8217;art. 138, non consente di convocare il referendum. Non lo stesso si è verificato al Senato, aprendosi dunque quel periodo di tre mesi che consente di chiedere un referendum popolare, strumento in mano alle minoranze parlamentari non d&#8217;accordo con la revisione della Costituzione». La richiesta, firmata da 71 senatori e depositata il 10 gennaio 2020, avrebbe dovuto dare luogo al referendum del 29 marzo. Ma la pandemia ha imposto il rinvio.</p>
<p><strong>Cosa prevede la riforma </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>&#8220;Taglio dei parlamentari&#8221; significa ridurre il numero di deputati e senatori: da 630 a 400 e da 315 a 200</mark>. «Non sempre la Costituzione ha previsto un numero fisso dei membri delle due Camere: la versione originaria del testo costituzionale li commisurava alla popolazione, stabilendo un rapporto di 1 a 80mila per i deputati e 1 a 200mila per i senatori», precisa il professore. È la legge costituzionale 2 del 1963 a cristallizzarne il numero. Ma c&#8217;è di più. «La revisione della Costituzione sottoposta a referendum prevede anche la riduzione di circa un terzo di deputati e senatori eletti all&#8217;estero e modifica il numero minimo di senatori per regione o provincia autonoma: da sette a tre, tranne il caso del Molise e della Valle D&#8217;Aosta, con rispettivamente due e un eletto. Ulteriore modifica è quella dei senatori di nomina presidenziale, una modifica di certo meno significativa e anche meno discussa».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In gioco non ci sono solo numeri e tecnicismi. <mark class='mark mark-yellow'>La riforma determina numerosi effetti secondari, coinvolgendo vari aspetti: dalla finanza pubblica alla rappresentanza, dall&#8217;efficienza del Parlamento alla legge elettorale<mark class='mark mark-yellow'></mark>. «Esiste di certo una ragione di natura economica, determinata dal risparmio che la riduzione del numero dei parlamenti avrebbe sul bilancio pubblico. <mark class='mark mark-yellow'></mark>La quantificazione approssimativa è di circa sessanta milioni di euro all&#8217;anno. Comparati alla spesa pubblica italiana, che supera gli 800mld annui, forse non si tratta di un risparmio significativo. Anche se in valore assoluto di certo lo è</mark>», commenta il professore Zecca. Punto ulteriore è il rapporto esistente tra governo e parlamento e l&#8217;esercizio della funzione legislativa. «È un dato fattuale che una gran parte dell&#8217;attività normativa sia diretta dal governo, che attraverso la decretazione di urgenza o fonti di rango secondario monopolizza l&#8217;azione del parlamento condizionandone i lavori. <mark class='mark mark-yellow'>Chi sostiene il sì, considera che, data questa tendenza ad accentrare l&#8217;agenda legislativa nelle mani del governo, molti parlamentari non servirebbero, svolgendo un ruolo secondario dal punto di vista normativo</mark>». Una visione limitata per chi sostiene il No, e che non considera il ruolo di controllo e ispettivo che il Parlamento svolge. «<mark class='mark mark-yellow'>Pensare al parlamento solo come organo deputato alla produzione legislativa è di certo riduttivo</mark>. Una riduzione  dei parlamenti significherebbe anche una maggiore riduzione del potere di controllo e un allargamento del potere del governo, in senso indiretto».</p>
<div id="attachment_46424" style="width: 707px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-16-alle-14.59.44.png"><img class="wp-image-46424" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-16-alle-14.59.44.png" alt="Schermata 2020-09-16 alle 14.59.44" width="707" height="352" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Di chi è l&#8217;iniziativa delle leggi approvate dal 2008 a oggi</em>, <a href="http://Di%20chi è l'iniziativa delle leggi approvate dal 2008 ad oggi" target="_blank">Openpolis</a></p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Ed è qui che si colloca il concetto di rappresentanza</mark>. «Diminuendo il numero dei parlamenti significherebbe per ciascun deputato e senatore, se la riforma passasse, rappresentare un numero più alto di cittadini rispetto a oggi: da 95mila a 151mila nel primo caso e da 190mila a 300mila nel secondo. Per effetto della riduzione del numero di senatori e dell&#8217;abbassamento del numero minimo di senatori per regione, più della metà delle regioni italiani avrebbero sei o meno senatori». <mark class='mark mark-yellow'>Altro punto riguarda il funzionamento dell&#8217;organo</mark>. Come accade alla Camera, anche al Senato una gran parte del lavoro viene svolta non in Assemblea integrale, ma nelle singoli commissioni e nelle giunte. «È un lavoro istruttorio molto importante. Considerando che ciascun organo ha un certo numero di rappresentanti, che tutti i gruppi devono essere rappresentati in tutte le commissioni e che all&#8217;interno delle commissioni deve essere mantenuto un equilibrio che riproduca la consistenza numerica dei gruppi in aula, ridurre a duecento il numero dei senatori potrebbe creare qualche difficoltà di adattamento e funzionamento del parlamento». E già da ora si parla infatti di una modifica dei regolamenti di Camera e Senato.</p>
<p>«<mark class='mark mark-yellow'>L&#8217;associazione con la legge elettorale attuale, per un terzo maggioritaria &#8211; continua il professore &#8211; rischia di avere un forte effetto selettivo &#8220;ipermaggioritario&#8221;</mark>, che potrebbe consentire a una maggioranza abbastanza coesa sul territorio nazionale di superare, pur ottenendo una percentuale inferiore al 50% dei voti, quel quorum di 2/3 dei seggi richiesto per modificare la costituzione in autonomia e senza possibilità di ricorrere al referendum. Un altro effetto collaterale potrebbe essere l&#8217;indebolimento dell&#8217;incentivo al compromesso che sta alla base dei quorum rafforzati nell&#8217;elezione dei membri della Corte Costituzionale e di quelli laici del CSM, spettanti al Parlamento. Quorum elevati che simboleggiano la necessità di  giungere a un punto di incontro perché si eleggono figure di garanzia». Ma inciderebbe anche sull&#8217;elezione del presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da tre delegati per ciascuna regione (a esclusione della Valle d&#8217;Aosta, che ne ha uno). Una percentuale che passerebbe dal 6% al 9%. E ipotizzando una maggioranza delle regioni guidata da una sola forza politica che guida il Paese, l&#8217;aumentato numero dei delegati inciderebbe in modo significativo nell&#8217;elezione del capo dello Stato.</p>
<p>Se per comprendere la prospettiva nazionale sia necessario riferirsi a come funzioni negli altri Stati Europei, lo spiega il professore. Che suggerisce di procedere con cautela. «Nel paragone possiamo rifarci a forme di governo diverse, come accade in Francia, o a forme di governo affini, come la Spagna e la Gran Bretagna, differenti però nella forma istituzionale. <mark class='mark mark-yellow'>La comparazione è sensata se ci si riferisce alle camere basse degli altri paesi: se la riforma passasse, l&#8217;Italia avrebbe 0,7 rappresentanti per 100mila abitanti, diventando il Paese europeo con il rapporto più basso</mark>. Se invece si vuole considerare anche la camera alta, cioè il senato, vedremmo per esempio che in Francia il numero di senatori è superiore a quello previsto dalla nostra Costituzione e che in Gran Bretagna la Camera dei Lord hanno molti più componenti del Senato italiano. <mark class='mark mark-yellow'>Ragionare sui numeri è senza dubbio corretto, ma solo se è utile per potere affrontare il tema del rapporto numerico tra rappresentanti e rappresentati con maggiore chiarezza</mark>».</p>
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