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	<title>magzine &#187; Qatar</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>In Qatar è iniziata la diciottesima edizione della Coppa d’Asia</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jan 2024 06:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Simbolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Da alcuni anni, i ricchi Paesi del Medio Oriente ospitano le principali competizioni calcistiche per squadre nazionali (in qualche caso, anche di club). È il caso soprattutto dell’Arabia Saudita e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1071" height="692" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Screenshot_20240120_075750_Chrome.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Screenshot_20240120_075750_Chrome" /></p><p>Da alcuni anni, i ricchi Paesi del Medio Oriente ospitano le principali competizioni calcistiche per squadre nazionali (in qualche caso, anche di club). È il caso soprattutto dell’Arabia Saudita e del Qatar. Quest’ultimo, dal 12 gennaio al 10 febbraio 2024, ospita la diciottesima edizione della Coppa d’Asia, il più importante torneo calcistico per squadre nazionali maschili del continente asiatico.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Quest’edizione registra diversi cambiamenti tanto nelle assegnazioni quanto nello svolgimento. <mark class='mark mark-yellow'> Nel giugno 2019, a Parigi, la competizione era stata assegnata alla Cina. Quasi tre anni dopo, a maggio 2022, la Cina ha poi annunciato il proprio ritiro dall’organizzazione a causa delle “circostanze eccezionali” dovute alla pandemia da Covid-19. Pochi mesi dopo, il 17 ottobre 2022, la Confederazione calcistica asiatica, tramite un comunicato ufficiale, ha assegnato l’organizzazione 2023 al Qatar.</mark> Nella stessa occasione, sono state ringraziate Corea del Sud e Indonesia per la candidatura avanzata.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>A un anno dal suo primo mondiale di calcio maschile, il Qatar ospita la Coppa d’Asia per la terza volta, dopo le edizioni del 1988 e il 2011. Lo fa da campione in carica, avendo vinto la competizione nell’ultima edizione, tenutasi nel 2019. Ottenuta l’assegnazione, l’emirato ha ritirato la propria candidatura avanzata in precedenza per ospitare l’edizione 2027, assegnata l’anno scorso all’Arabia Saudita. </span></p>
<p>Altro cambiamento riguarda le date di svolgimento. L’edizione della Coppa d’Asia appena iniziata mantiene la dicitura “Qatar 2023”. <mark class='mark mark-yellow'> Eppure, il torneo è stato posticipato tra gennaio e febbraio del 2024. La motivazione dello slittamento è duplice: da un lato si deve alle proibitive temperature climatiche del Qatar durante la stagione estiva. Dall’altro, la nazionale qatariota ha partecipato come ospite, tra il 25 giugno e il 9 luglio del 2023 alla Gold Cup, la massima competizione continentale per squadre nazionali maschili dell’America Settentrionale e Centrale. </mark></p>
<p>Quest’edizione vanta alcuni primati nella direzione di gara. A settembre 2023 sono stati ufficializzati i 74 ufficiali di gara tra arbitri e relativi assistenti, inclusi anche gli addetti al controllo Var. La tecnologia è presente per la prima volta in tutte le 51 partite della competizione. <mark class='mark mark-yellow'> Tra le novità di questa edizione, la presenza anche di direttrici di gara.  </mark></p>
<p>In Italia, nessuna emittente televisiva ha acquisito i diritti per la trasmissione dell’evento. In compenso, la Coppa d’Asia è fruibile gratuitamente in streaming, collegandosi sul portale online tedesco “One Football”. Oltre alla trasmissione live delle partite, il sito propone statistiche in tempo reale sui singoli incontri ed infografiche aggiornate con le formazioni in campo.</p>
<p>Come nel caso della contemporanea Coppa d’Africa, la competizione non prevede l’interruzione dei maggiori campionati per club internazionali. Per l’Italia, l’unico calciatore coinvolto della Serie A è l’iraniano Serdar Azmoun, in forza alla Roma, che è già andato in gol da subentrato nel match vinto dall’Iran contro la nazionale della Palestina, qualificatasi alla competizione nonostante la guerra che infuria nei suoi territori. Sul versante allenatori, invece, la quota italiana è rappresentata dall’ex c.t. azzurro Roberto Mancini, che siede da qualche mese sulla panchina dell’Arabia Saudita e che ha debuttato nella competizione vincendo 2-1 contro l’Oman. I “figli del deserto”, inoltre, sono tra le nazionali più quotate per la vittoria finale, tra le quali vanno segnalate anche l’Iran, il Giappone e la Corea del Sud, tutte vincenti al debutto. A queste va aggiunte anche l’Australia, <i>outsider </i>geografico affiliato all’Asian Football Confederation dal 2006.</p>
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		<title>Nel nome di Messi: l&#8217;Argentina è campione del Mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2022 21:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Per molti è solo un gioco dove ventidue persone in maglietta e calzoncini inseguono un pallone. Ma in realtà il calcio è un qualcosa che sa regalare emozioni straordinarie. È ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2076" height="1384" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/FkSAp47WYAMq6nV.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="FkSAp47WYAMq6nV" /></p><p>Per molti è solo un gioco dove ventidue persone in maglietta e calzoncini inseguono un pallone. Ma in realtà il calcio è un qualcosa che sa regalare emozioni straordinarie. È uno sport che sa infliggere incredibili delusioni, ma che allo stesso tempo sa ricompensare i suoi uomini simbolo. <mark class='mark mark-yellow'>Come <strong>Lionel Messi</strong> che in Qatar si giocava l’ultima chance per salire sul tetto del mondo e per eguagliare l’altro mito argentino, Diego Armando Maradona. E il cerchio del destino della leggenda di Rosario si è chiuso nel modo più dolce. <strong>L’Argentina</strong>, guidata dalla “Pulga”, è diventata <strong>campione del Mondo</strong> per la terza volta nella storia. E lo ha fatto battendo la <strong>Francia</strong> 7-5 dopo i rigori, al termine di una delle finali più entusiasmanti e pazze di tutti i tempi.</mark> Quello appena terminato è sicuramente uno dei mondiali più controversi mai organizzati, soprattutto per motivi che vanno bel oltre il calcio giocato. Ma oggi chiunque abbia seguito la partita, difficilmente ha potuto rimanere indifferente davanti allo spettacolo andato in scena.</p>
<p>La Francia si presentava alla partita con l’obiettivo di difendere il titolo vinto a Russia 2018, mentre l’Argentina voleva riportare in patria quel titolo che mancava dal 1986. <mark class='mark mark-yellow'>Ma la gara conteneva anche una sfida interna stellare. Quello tra Messi e la stella francese <strong>Kylian Mbappé</strong>. E il risultato di questo duello è stato epico: 3 gol più una rete ai rigori per il fuoriclasse transalpino, 2 gol più un altro nella lotteria dal dischetto per il fenomeno argentino.</mark> In generale la cronaca della partita è un turbinio di emozioni continue. L’Albiceleste parte a razzo, sorprendendo i rivali sul piano del pressing e dell’intensità. Messi guida le danze ma i suoi compagni lo sostengono alla perfezione. A partire da <strong>Angel Di Maria</strong>, che veniva da mesi difficili alla Juventus e che nelle ultime tre gare del Mondiale era partito dalla panchina. Ma nel giorno più importante “El Fideo” non tradisce: si procura il rigore, trasformato poi da Messi, con cui l’Argentina è passata in vantaggio al 23’ del primo tempo e poco più di dieci minuti dopo finalizza un’azione da manuale della sua squadra, superando Lloris con un tocco morbido. 2-0 e Francia completamente frastornata. Mbappé è marcato a vista, <strong>Giroud</strong> è sfinito (e infatti viene sostituito poco prima dell’intervallo) e il resto della squadra è sovrastata dall’energia degli uomini di mister <strong>Scaloni</strong>. E così si continua anche per quasi tutto il secondo tempo.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Una delle partite più belle di ogni epoca. Messi-Mbappé è stato un duello stellare. Ma l&#8217;Argentina corona il sogno anche grazie a Di Maria ed Emiliano Martinez.</span></p>
<p>Ma quando ormai la coppa sembra andare in direzione Buenos Aires, tutto cambia all’improvviso. All’80’ <strong>Kolo Muani</strong> viene steso in area da <strong>Otamendi</strong>: Mbappé batte <strong>Emiliano Martinez</strong> e riapre i giochi. I francesi ci credono e nemmeno un minuto dopo il ventitreenne parigino, servito da Thuram, si inventa una magia al volo che vale il pareggio. L’Albiceleste barcolla, è sotto shock, perché la maledizione Mondiale sembra non avere fine. Ma in ogni caso riesce a portare la contesa ai tempi supplementari. E al 108’ nuovo colpo di scena. Messi si accende di nuovo, serve <strong>Lautaro</strong> che sbaglia davanti a <strong>Lloris</strong>, ma la “Pulce” è lì e da pochi passi non sbaglia: 3-2. Sembra finita, tuttavia le montagne russe di questo match in realtà sono ancora ben in movimento. Al 118’ <strong>Montiel</strong> ferma col braccio un tiro del solito Mbappé: altro penalty, tripletta di Kylian, 3-3. E prima dei rigori, c’è tempo per l’ennesima e più grande sliding door della gara, con Martinez che compie una parata prodigiosa su Muani al 123’. <mark class='mark mark-yellow'>Nella decisiva lotteria dagli undici metri Messi (come Mbappé) è ancora infallibile, ma i veri eroi sono Martinez e Montiel. Il portiere, rivelazione del torneo e già decisivo contro l’Olanda ai quarti di finale, para il tiro di <strong>Coman</strong> e provoca in qualche modo anche l’errore di <strong>Tchouaméni</strong>. Il terzino, che aveva causato il rigore del 3-3, si riscatta e col sinistro regala la coppa all’Argentina.</mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Dopo 36 anni, la Selección può tornare a fare festa. Il tanto agognato Mondiale, che era pure iniziato male con il ko contro l’Arabia all’esordio, è stato raggiunto grazie a un gruppo che è cresciuto partita dopo partita, riuscendo a superare tutti i momenti difficili che si sono presentati.</mark> Tanti gli uomini chiave: dalla già citata sorpresa Emiliano Martinez, alla classe di De Paul e Di Maria, passando per l’enorme talento dei giovani Enzo Fernandez e Julian Alvarez, arrivando ovviamente a Messi. Il 10, accusato per anni di non essere in grado di incidere come ha sempre fatto nei club, è stato finalmente trascinatore anche della sua Nazionale. Mvp del torneo, 7 gol (anche se il titolo di capocannoniere è di Mbappé con 8 reti), 3 assist e una leadership totale. Eppure, più di 800 gol, 7 palloni d’oro, 4 Champions League, 11 Scudetti, 1 Oro olimpico e 1 Coppa America, più altri svariati titoli, erano numeri che lo rendevano già uno dei più grandi fenomeni di questo sport. <mark class='mark mark-yellow'>Fino ad oggi mancava però ancora un gradino: quello per ottenere il riconoscimento totale in patria, quello per raggiungere Maradona. Ma ora il cerchio si è chiuso e Lionel Messi da Rosario ha davvero vinto tutto. Anche con la sua Argentina.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/FkSLZreXoAAoMaw.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-61176" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/FkSLZreXoAAoMaw-300x300.jpg" alt="FkSLZreXoAAoMaw" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>Francia-Marocco, Porta Venezia è tutta un cremisi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 15:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Fisichella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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		<description><![CDATA[«Abbiamo già vinto arrivando in semifinale. Sono felicissima così. Poteva andare meglio, ma sono fiera della mia squadra e della mia nazionale. Forza Marocco sempre e per sempre. Forza Italia!». ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="828" height="461" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/WhatsApp-Image-2022-12-15-at-10.19.01.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp Image 2022-12-15 at 10.19.01" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>«Abbiamo già vinto arrivando in semifinale. Sono felicissima così. Poteva andare meglio, ma sono fiera della mia squadra e della mia nazionale. Forza Marocco sempre e per sempre. Forza Italia!»</mark>. Il rammarico della sconfitta contro la <strong>Francia </strong>nella semifinale di <strong>Qatar 2022</strong> e di una finale mancata con l’Argentina ha solo sfiorato una giovane tifosa: mentre si allontana, sventola la maglietta della squadra e sorride.</p>
<p>Cappellino rosso con tanto di stemma, sciarpa che si intona: <mark class='mark mark-yellow'> nelle notti mondiali magrebine, il quartiere milanese di <strong>Porta Venezia</strong> è tutto un cremisi. </mark> Un collage di bandiere fuoriuscite dalle macchine in corsa, poggiate sui cofani o avvolte sulle spalle della gente. Di cori come: «eeeh oh, auguri a noi, questo è l’inizio e avanti ancora!», cantato a squarciagola dopo la qualificazione agli ottavi e intonato a gran voce anche quando mancava un solo passo per arrivare alla fine.  <mark class='mark mark-yellow'> I goal di <strong>Theo Hernández</strong> e <strong>Kolo Muani</strong> hanno stoppato la corsa alla <strong>Coppa del Mondo</strong>, ma non hanno interrotto la festa. </mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«A noi non importa vincere la Coppa: siamo arrivati ad un punto mai raggiunto da nessun Paese africano. Sono fiero di essere marocchino», dice un ragazzo mentre sventola il bandierone nel post-partita di Francia-Marocco</span></p>
<p>«A noi non importa vincere la Coppa: siamo arrivati ad un punto mai raggiunto da nessun paese africano. Sono fiero di essere marocchino», esclama un ragazzo con il bandierone tra le mani. Se fosse stato bambino, chissà se per muoverlo con energia si sarebbe fatto aiutare da un adulto, come era appena accaduto ad un bimbo su un marciapiede. Un altro piccolo, invece, aveva gli occhi lucidi. I genitori, dotati di drappo marocchino e italiano, hanno cercato di tirarlo un po’ su di morale. <mark class='mark mark-yellow'>Commozione che, dopo la partita, nemmeno <strong>Laila</strong> è riuscita a trattenere. </mark></p>
<p>Trentacinque anni, Laila è in Italia da ventidue e ha la doppia cittadinanza. Prima di entrare al <strong>“Sahara shisha bar”</strong> di via <strong>Panfilo Castaldi </strong>per vedere la partita in una delle varie tv installate, svela che il Mondiale ha risvegliato il suo sangue arabo e marocchino. Secondo lei,  vincere contro i francesi sarebbe stato un gran riscatto per l&#8217;Africa intera. <mark class='mark mark-yellow'> Ogni match disputato è stato l&#8217;occasione per far emergere la cultura del suo Paese: «Del Marocco capisci che c&#8217;è unione e rispetto verso il prossimo, a prescindere da tutto quello che si dice». </mark></p>
<p>Racconta di aver perso il suo dialetto: ogni tanto, quando parla in arabo, qualcuno la paragona ad <strong>Hakimi</strong>, “uno dei giocatori che non lo sa parlare e balbetta come me”. Il calciatore che l’ha colpita è <strong>Ziyech</strong>, che ha scelto la nazionale marocchina pur essendo nato e cresciuto in Olanda. «Questo fa capire che, nonostante ci si integri nel Paese in cui si vive, quando c’è il richiamo, c’è il richiamo. Il sangue è sangue». La quarta generazione della sua famiglia vive a Parigi. <strong>Laila</strong> racconta che, pur essendo nati e cresciuti lì, questi suoi parenti si sentono marocchini. Un francese questo non lo accetta. «C’è dell’astio e lo percepisco con grande dispiacere». Le tensioni avvenute nelle città transalpine ne sono la testimonianza.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Abbiamo vinto tante partite e questo per noi è già tantissimo. Di sicuro siamo amareggiati, ma sarà uno sprone per i prossimi anni», commenta a caldo Loubna al fischio finale, quando il bar è ormai semivuoto</span>.</p>
<p>«Abbiamo vinto tante partite e questo per noi è già tantissimo. Di sicuro siamo amareggiati, ma sarà uno sprone per i prossimi anni». <strong>Loubna</strong> era arrivata prima di Laila e aveva fatto la coda fuori dal locale per riservare i posti. Da piccola, anche lei aveva assaggiato il campo da gioco: quando abitava a Torino, giocava a calcio, ma a 12/13 anni ha dovuto smettere. Mentre attende che il bar sollevi tutta la saracinesca, sottolinea un aspetto importante dell&#8217;incontro che avrebbe seguito, memore della colonizzazione subita: «Per noi non è importante vincere. Se dovessimo vincere, sarebbe solo un piccolo pareggio con loro. <mark class='mark mark-yellow'> Quando sono venuti, i francesi hanno costruito scuole, ospedali e ci hanno insegnato tanto, quindi non possiamo guardare alla colonizzazione come una cosa solo brutta»</mark></p>
<p>Il fumo del narghilè ha offuscato il locale per gran parte dell’evento, quasi a trasformare in illusione quanto stava avvenendo nel rettangolo di gioco. Fino al raddoppio dei <em>Bleus</em> però, nessuno dei presenti ha creduto che il sogno potesse sfumare. La doccia fredda provocata da <strong>Theo Hernández</strong> era arrivata dopo cinque minuti.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«La partita è appena iniziata, non ho paura». Il goal di Theo Hernández non ha scalfito il giovane Jawad, intento a fissare lo schermo e ad osservare i movimenti dei suoi beniamini. </span></p>
<p>«La partita è appena iniziata, non ho paura» Il goal di Theo Hernández non ha scalfito il giovane <strong>Jawad</strong>, intento a fissare lo schermo e ad osservare i movimenti dei suoi beniamini. Il suo approccio rispecchiava quello di tutti i presenti: ad ogni contropiede, era tutto un incitare la squadra. Sperare che la traiettoria della palla, prima o poi, avrebbe bucato i guanti di <strong>Lloris</strong>; osannare giocatori come <strong>Hakimi</strong> e <strong>Ziyech</strong> e premiare qualche intervento provvidenziale, come quello di <strong>Amrabat</strong> al cinquantunesimo. A fine partita scattano gli applausi e si sente un «grazie ragazzi». E via a festeggiare, consapevoli di aver scritto una pagina di storia. <mark class='mark mark-yellow'> L’ultimo atto dei <strong>Leoni dell’Atlante</strong> si è consumato contro la nazione che fu padrona nei quarant’anni di protettorato, che divenne rivale di gioco e che rimarrà degna avversaria. </mark></p>
<p>Ma sono stati proprio loro, i calciatori, i protagonisti che hanno fatto sognare tutti i tifosi marocchini: l’identificazione è stata forte, non solo per le stesse origini, ma anche per i sentimenti e la storia condivisa con i giocatori. “Arrivare in semifinale per una squadra araba e africana e anche berbera, perché molti dei giocatori sono autoctoni, è un grandissimo traguardo”. <strong>Mohamed Amine Bour</strong> è un giovane poeta di ventisei anni. Sui social si descrive così: “Nasco ibrido, tra le valli dell’Atlas e le dune del Sahel”. È marocchino, ma si è trasferito in Italia quando aveva undici anni. <mark class='mark mark-yellow'>“A molti è sembrato strano che nelle precedenti partite i giocatori abbiano festeggiato in campo assieme alle loro madri”</mark> dice Mohamed, conosciuto su Instagram come “Asteerio”. Ha scritto una poesia intitolata <em>Madre: </em><em>“M’hai lasciato la tristezza negli occhi / E la malinconia nel sorriso / E un cuore diviso tra l’ardere e l’ardire / Adirato per cose più grandi da bambino / Ho promesso di renderti la vita migliore / E un figlio promette sempre / Di render migliore la vita alla madre”.</em></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“Ebbene, sono state proprie queste mamme che hanno dovuto distruggersi di lavoro e di fatica, affinché i propri figli realizzassero i loro sogni. È bello sognare e noi lo abbiamo fatto insieme a loro.</mark> Anche mia mamma ha faticato molto e adesso sto realizzando i miei sogni grazie a lei”.  Simbolicamente, i marocchini tutti sono allora arrivati in semifinale e hanno sfiorato l’ultimo scontro mondiale: un sogno che si è avverato e continuerà a pulsare vivo nei cuori di tutte le madri e di tutti i figli del Nord-Africa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Al-Rihla, il pallone tecnologico che rivoluziona il calcio</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2022 09:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fuorigioco semi-automatico]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali di Calcio]]></category>
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		<category><![CDATA[Qatar]]></category>
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		<description><![CDATA[Palloni da calcio ricaricabili e dotati di sensori elettronici: è questa l&#8217;ultima rivoluzionaria novità presentata durante i Mondiali del Qatar 2022. A conferma che la tecnologia è ormai un fattore ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="779" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/277585640_5898249680190830_1841395246845320319_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Fifa.com" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Palloni da calcio ricaricabili e dotati di sensori elettronici: è questa l&#8217;ultima rivoluzionaria novità presentata durante i <strong>Mondiali del Qatar 2022</strong></mark>. A conferma che la tecnologia è ormai un fattore imprescindibile per questo sport. Negli ultimi anni sono stati messi a punto numerosi meccanismi che sfruttano l’intelligenza artificiale mettendola al servizio del calcio: dalla <strong>Goal Line Technology</strong> e dal<strong> Var</strong> (Video Assistant Referee), strumenti fondamentali per diminuire gli errori arbitrali, fino ai vari sistemi che permettono di analizzare le condizioni atletiche dei calciatori.</p>
<p>E <strong>“Al-Rihla”</strong> (in italiano “Il Viaggio”, quasi a simboleggiare la traiettoria) , la palla creata da<strong> Adidas</strong> per Qatar 2022, tra le altre cose contribuisce alla rilevazione del <strong>fuorigioco semi-automatico</strong>, l’ultima regola arbitrale introdotta nel calcio con l’ausilio della tecnologia. <mark class='mark mark-yellow'>All’interno di questo pallone è inserito un particolare sensore, messo a punto dall’azienda informatica <strong><a href="https://kinexon.com/">Kinexon</a></strong>, che è collegato alle dodici telecamere installate intorno ai vari stadi dove si giocano le partite. Queste telecamere, dotate di tecnologia <strong>Hawk-Eye</strong>, a loro volta tracciano i giocatori e il pallone per 50 volte al secondo. Così facendo i dati trasmessi dal pallone si incrociano con quelli elaborati dalle telecamere e in soli 20 secondi si riesce a stabilire con esattezza anche la più millimetrica posizione di fuorigioco.</mark></p>
<p>Oltre a ciò questo sensore permette di stabilire con precisione la velocità e la distanza percorsa della palla e anche <strong>l’autore di un gol</strong> in caso di incertezza. Ad esempio proprio durante questi Mondiali, nella sfida tra Portogallo e Uruguay <mark class='mark mark-yellow'>la tecnologia di “Al-Rihla” ha dimostrato come <strong>Cristiano Ronaldo</strong> non avesse toccato il pallone e che quindi la paternità della prima rete dei lusitani fosse da attribuire a <strong>Bruno Fernandes</strong>.</mark></p>
<p>E c&#8217;è anche una curiosità: <mark class='mark mark-yellow'>oltre alla pompa per gonfiarli da ora servirà anche uno spinotto!</mark> Nelle scorse settimane hanno fatto il giro del web le immagini dei palloni collegati a una presa di corrente. Ma è tutto normale visto che, se utilizzato, <mark class='mark mark-yellow'>l’autonomia del sensore è di <strong>sei ore</strong> e quindi i palloni ogni tot vanno ricaricati al pari di qualsiasi altro oggetto elettronico.</mark></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/Fi52MkfXEAAl3oW.jpg"><img class=" wp-image-60858 aligncenter" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/Fi52MkfXEAAl3oW-225x300.jpg" alt="Fi52MkfXEAAl3oW" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.republicworld.com/sports-news/football-news/what-is-fifas-live-ball-tracking-mechanism-how-does-the-equipment-work-at-world-cup-articleshow.html">Republicworld.com</a></strong></p>
<p>Ogni edizione dei Mondiali, dal <strong>1930</strong> ad oggi ha avuto un proprio pallone, creato di volta in volta dal paese che ospitava la rassegna calcistica. E se negli ultimi anni siamo abituati ad avere a che fare con attrezzi leggeri, sofisticati e ora ipertecnologici ma <mark class='mark mark-yellow'>fino al <strong>1982</strong> l’indimenticabile e spesso… doloroso <strong>pallone di cuoio</strong> è stato il vero re di questo sport.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.fifa.com/fifaplus/it/articles/palloni-coppa-del-mondo-fifa-qatar-2022">Fifa.com</a></strong></p>
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		<title>L’ipocrisia della Fifa e l’arte oratoria di Infantino</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 18:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Longo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Fifa]]></category>
		<category><![CDATA[Infantino]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali]]></category>
		<category><![CDATA[Qatar]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo solo all’inizio, ma quello in Qatar è – come da pronostico – il Mondiale delle contraddizioni, incarnate in prima persona da “colui che tutto move”, Gianni Infantino, il numero ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="400" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/infantino.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gianni Infantino, presidente della Fifa (Associated Press)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Siamo solo all’inizio, ma quello in Qatar è – come da pronostico – il Mondiale delle contraddizioni, incarnate in prima persona da “colui che tutto move”, Gianni Infantino, il numero uno della Fifa.</mark> Mai come in questi anni la federazione mondiale che ha in mano il calcio è stata al centro di polemiche e scandali e se è vero che da un lato l’italo-svizzero sta cercando di ripulirne l’immagine, dall’altro le sue dichiarazioni suonano come dei passi indietro. L’ultima in ordine cronologico è arrivata nella conferenza stampa alla vigilia della cerimonia inaugurale, dove le sue affermazioni – scandite da pause che lasciano spazio a commenti e perplessità – sono sfociate in una sorta di crisi d’identità. “Oggi mi sento qatarino. Oggi mi sento arabo. Oggi mi sento africano. Oggi mi sento gay. Oggi mi sento disabile. Oggi mi sento un lavoratore migrante”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Infantino, presidente Fifa: “Oggi mi sento qatarino. Oggi mi sento arabo. Oggi mi sento africano. Oggi mi sento gay. Oggi mi sento disabile. Oggi mi sento un lavoratore migrante”.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’interrogativo sorge spontaneo: cosa prova chi appartiene davvero a queste categorie? Un punto di domanda che ne nasconde altri mille. Molti dei quali derivanti dalla precedente gestione, quella targata Sepp Blatter, che dal 1998 al 2015 ha arricchito il palmarès della Fifa con episodi di corruzione, favoritismi e tangenti.</mark> Il Mondiale in Qatar è il figlio secondogenito di Blatter &amp; Co. – il fratello maggiore è ovviamente quello organizzato in Russia nel 2018. Due manifestazioni in cui il business e il denaro sono stati messi di gran lunga avanti rispetto alla valorizzazione del calcio giocato e dei diritti umani. E se è vero che il primo grande evento calcistico organizzato nel mondo arabo è frutto di una decisione che appartiene al passato, è vero anche che Infantino porta inevitabilmente con sé i rimasugli e le responsabilità dell’esperienza Blatter, da cui l’attuale presidente non può certo esimersi.</p>
<p>Torniamo quindi alla stretta attualità, quella in cui attraverso una conferenza stampa si cerca di dimenticare il passato. <mark class='mark mark-yellow'>Quel “oggi mi sento gay” è un tentativo di strizzare l’occhio alla comunità Lgbtqia+, i cui diritti vengono quotidianamente calpestati in Qatar e in tantissimi altri Paesi del Medio Oriente. La dichiarazione “riparatrice” di Infantino stona con la decisione presa poche ore più tardi dalla stessa Fifa: chi indossa la fascia da capitano arcobaleno riceverà automaticamente un cartellino giallo.</mark> Un intervento a gamba tesa ai danni di chi aveva già sposato questa iniziativa, come il capitano dell’Inghilterra Harry Kane e quello della Germania Manuel Neuer. E anche in questo caso, è arrivata puntuale la toppa della Fifa: no alla fascia arcobaleno, sì a un fascia più politicamente corretta con la scritta “no discrimination”, che però non basta.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Infantino dice di sapere cosa si prova a essere discriminati, essendo figlio di lavoratori migranti. Dichiarazioni che stonano se accostate ai più di 6mila morti causati dall&#8217;organizzazione di questo Mondiale.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La macrooperazione di sportwashing targata Qatar 2022 riguarda anche i diritti dei lavoratori. Infantino giustifica quel “oggi mi sento un lavoratore migrante” raccontando il suo passato, da bambino trasferitosi in Svizzera con la famiglia e vittima di bullismo per le sue origini italiane. Il paragone non può reggere e non può giustificare le oltre 6mila vittime di questo Mondiale.</mark> Un numero gigantesco di vite strappate via dal vil denaro e dalle mire espansioniste del Qatar, tra stadi e infrastrutture realizzati da zero a spese di chi materialmente li ha costruiti. Al momento dell’assegnazione della Coppa del Mondo al Qatar, l’ex presidente Blatter prometteva migliaia di posti di lavoro e un alto livello di sicurezza. Tutto smentito dalla realtà. <mark class='mark mark-yellow'>E anche qui arriva la consueta sciacquata di mani della Fifa: “Non è colpa nostra, prendetevela con le imprese che hanno in mano i lavori”. Vero, in parte. Perché il contesto qatarino, soprattutto relativo ai lavoratori migranti, era ben noto alla Fifa e al mondo intero già nel 2010, quando venne presa la decisione su chi dovesse ospitare la manifestazione.</mark> Proprio a questo proposito, Infantino ha provato a salvarsi in calcio d’angolo dicendo che “per quello che noi europei abbiamo fatto negli ultimi tremila anni dovremmo scusarci per i prossimi tremila”. Forse qualcuno doveva pensarci prima e forse quel qualcuno doveva essere proprio la Fifa. Ma d’altronde, questo è e resterà il Mondiale delle contraddizioni.</p>
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		<title>Mondiali in Qatar: una prima volta tra morti sul lavoro e diritti negati</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 08:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Pellaco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo de Mayda]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali di Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Qatar]]></category>

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		<description><![CDATA[La Coppa del mondo di Calcio 2022 è alle porte: il fischio d&#8217;inizio è oggi, domenica 20 novembre, con la nazionale padrona di casa, il Qatar, che affronterà l&#8217;Ecuador. Il Mondiale qatarino ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1433" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/qatar2022-deMayda-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tifosi del Qatar durante l&#039;allenamento della nazionale allo stadio Jassim bin Hamad, sede del club Al-Sadd SC che milita nella massima serie del campionato qatariota di calcio (foto Matteo de Mayda)" /></p><p>La <strong>Coppa del mondo di Calcio 2022</strong> è alle porte: il fischio d&#8217;inizio è oggi, domenica 20 novembre, con la nazionale padrona di casa, il <strong>Qatar</strong>, che affronterà l&#8217;Ecuador. Il Mondiale qatarino sarà ricco di prime volte: non era mai accaduto che un Paese arabo e del Golfo ospitasse la rassegna iridata dove la nazionale granata farà il suo debutto. Inoltre, per la prima volta, non si giocherà in estate, ma nei mesi di novembre e dicembre.</p>
<p>Di esordi nel mondo del pallone si sta occupando il fotografo <strong><a href="https://www.instagram.com/demayda/" target="_blank">Matteo de Mayda</a></strong> che dal 2018 ritrae, attraverso i suoi scatti, cultura, società, peculiarità e contraddizioni dei Paesi che calcano per la prima volta i campi delle più importanti competizioni calcistiche internazionali. De Mayda ha raccontato a <em>Magzine.it</em> come si sta preparando il popolo qatarino all&#8217;evento più atteso dai tifosi di tutto il globo.</p>
<p><strong>De Mayda, parliamo del lavoro che ha realizzato in Qatar a poche settimane dall’inizio dei Mondiali.</strong><br />
Si chiama “La prima volta” e fa parte di un progetto a lungo termine che ho iniziato insieme a Cosimo Bizzarri, un mio collega scrittore e giornalista. Puntiamo a raccontare le prime volte di alcune nazionali in competizioni calcistiche: siamo partiti dall’Islanda nel 2018, quando si è qualificata per la prima volta ai Mondiali. Siamo poi andati in Macedonia del Nord, nel 2020, e quest’anno in Qatar, visto che si è qualificato di diritto in quanto Paese ospitante. <mark class='mark mark-yellow'>Il calcio è una sorta di scusa per raccontare altri temi come l’identità di un Paese, la cultura, i diritti dei lavoratori o di genere.</mark> Ogni capitolo ha una funzione indipendente, ma poi il progetto nel suo complesso vorrebbe un giorno diventare qualcos’altro&#8221;.</p>
<p><strong>Per quanto ha potuto vedere sul campo, cosa significa questa Coppa del Mondo per il Qatar?</strong><br />
Quello che si apre è forse tra i Mondiali più problematici della storia. C’è il tema dei diritti dei lavoratori, ma anche dei diritti di genere, perché sia quelli della comunità Lgbtq, sia quelli delle donne non vengono rispettati. C’è anche il tema del cambiamento climatico perché sono i primi Mondiali a disputarsi in inverno, essendo il Qatar un Paese troppo caldo per giocare in estate. <mark class='mark mark-yellow'>Per questo motivo è presente l’aria condizionata sia negli stadi, con il raffreddamento che funziona durante le partite a cielo aperto, sia nelle strade.</mark> In un periodo in cui sia parla tanto di riscaldamento climatico, risparmio energetico e mancanza di risorse, questa scelta fa riflettere.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/uKhcRAFgZ-w" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>Come sta vivendo la popolazione l’arrivo di questo evento così importante e come impatta a livello sociale?</strong><br />
In Islanda e in Macedonia del Nord abbiamo fotografato tifosi che hanno un approccio al tifo anche molto violento e politico. <mark class='mark mark-yellow'>In Qatar è diverso: lì sono tutti ricchi e non vanno allo stadio così volentieri, perché ci sono temperature alte e prima del Mondiale non c’erano grandi stadi. Per cui le persone generalmente guardano le partite a casa dal proprio megaschermo.</mark> In Qatar ci sono 3 milioni di persone, di cui solo 300mila sono qatarini. La popolazione autoctona è veramente minima e la maggior parte degli abitanti sono espatriati da altri Paesi. Ho incontrato dei tifosi, sono andato a un allenamento della nazionale e c’era entusiasmo, c’erano le persone, c’erano donne, uomini e bambini. Nemmeno io sono riuscito a capire bene quanto questa cosa impatti sulla popolazione. C’è da dire che in città sono stati fatti molti lavori, con la costruzione di otto stadi in dieci anni e di una metropolitana per facilitare i collegamenti per chi arriva dall’estero. Infatti, gli stadi distano uno dall’altro circa 20 minuti, ma lì non si usano i mezzi pubblici, si sta sempre in macchina con l’aria condizionata.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Matteo De Mayda: &#8220;Gli operai chiamati a costruire gli stadi sono stati trattati come schiavi: sottopagati e sfruttati&#8221;.</span></p>
<p><strong>Come sono state costruite queste infrastrutture?</strong><br />
Doha, la capitale, è costruita nel deserto e anche gli stadi sono stati appaltati da grossi studi europei di architettura o design. Il tema importante di cui si è parlato in questi anni è che i lavoratori chiamati per costruire questi stadi vengono da Paesi poveri come Bangladesh o Pakistan e sono trattati come schiavi. <mark class='mark mark-yellow'>Nei Paesi del Golfo è consuetudine ritirare a questi lavoratori il passaporto, sottopagarli e farli lavorare tutti i giorni della settimana, sotto il sole, senza nemmeno un giorno libero. Si stima siano più di 6500 le persone decedute costruendo gli stadi.</mark></p>
<div id="attachment_60099" style="width: 500px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/qatar2022-deMayda-2.jpg"><img class="wp-image-60099" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/qatar2022-deMayda-2.jpg" alt="Campo da calcio a cinque ad Al Kharsaah, villaggio del Qatar situato nel comune di Al-Shahaniya, a circa 80 km a Ovest della capitale Doha (foto Matteo de Mayda)" width="500" height="366" /></a><p class="wp-caption-text">Campo da calcio a cinque ad Al Kharsaah, villaggio del Qatar situato nel comune di Al-Shahaniya, a circa 80 km a Ovest della capitale Doha (foto Matteo de Mayda)</p></div>
<p><strong>I qatarini non hanno una forte tradizione calcistica, ma nella vita di tutti i giorni, si gioca davvero a pallone?</strong><br />
Al di là degli stadi del Mondiale, abbiamo provato a cercare qualcosa di più informale, come i campetti di calcio a 5. È stata una ricerca difficile, perché <mark class='mark mark-yellow'>non c’è la cultura del gioco di strada come accade in Italia o nei paesi europei.</mark> In media c’è molta ricchezza e quindi si preferiscono sport più comodi o non praticarli affatto. Ci sono però delle accademie calcistiche, come l’<a href="https://www.aspire.qa/Home" target="_blank">Aspire Academy</a> che è stata progettata per coltivare le promesse che sarebbero arrivate al Mondiale. Questa Academy ha importato vari giocatori da Paesi che sono generalmente e culturalmente più forti, come il Sud America, alcuni Paesi africani e l’Asia. Dopo aver fatto dei provini a bambini tra i 10 e i 13 anni, alcuni vengono selezionati e dopo cinque anni naturalizzati. <mark class='mark mark-yellow'>Oggi la nazionale del Qatar ha il 70 per cento di giocatori non qatarini. La cosa grave è che a questi giocatori, terminato il percorso sportivo, viene ritirato il passaporto qatarino.</mark> È un passaporto temporaneo da utilizzare solo nel periodo in cui si gioca con la Nazionale e bisogna fare delle trasferte. Quando non ce n&#8217;è più bisogno, il passaporto viene ritirato.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Oggi la nazionale del Qatar ha il 70 per cento di giocatori non qatarini a cui viene ritirato il passaporto quando terminano il loro percorso sportivo&#8221;.</span></p>
<p><strong>Può farci un confronto con le altre prime volte?</strong><br />
L’Islanda, nel 2018, è stato il primo Paese al mondo a dichiarare illegale il fatto che le donne prendano uno stipendio inferiore agli uomini pur nello stesso ruolo lavorativo e quindi ci interessava capire come questo si rifletteva nel calcio. La Macedonia del Nord ha partecipato agli Europei pur non facendo parte dell’Unione e al suo interno sono presenti diverse tensioni etniche. Anche in questo caso volevamo capire come un Paese relativamente nuovo si stava costruendo una sua identità e se il calcio potesse avere un ruolo.</p>
<p><strong>Avete in mente di continuare col progetto con altre “prime volte”?</strong><br />
Assolutamente sì, il progetto vorrebbe continuare e aggiornarsi con altri capitoli. Le mete le capiremo nei prossimi mesi tenendoci aperte varie possibilità: il prossimo anno potrebbe toccare a una squadra della Coppa d’Africa, oppure a una nazionale del calcio femminile. Restiamo con le antenne dritte, in attesa della prossima prima volta.</p>
<p><em>(Immagini di Matteo De Mayda, per gentile concessione dell&#8217;autore)</em></p>
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		<title>Se il calcio è stampella della politica: il Qatar si prepara ai mondiali</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2022 22:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali di Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Qatar]]></category>

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		<description><![CDATA[Si presenta come un Paese capace di mediare nei conflitti in Medio Oriente, partner indispensabile per le democrazie occidentali. Ora l&#8217;Emirato ha messo in campo tutta la sua ricchezza per impressionare ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/GettyImages-1194472295-1200x675.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="mondiali di calcio 2022 Qatar" /></p><p>Si presenta come un Paese capace di mediare nei conflitti in Medio Oriente, partner indispensabile per le democrazie occidentali. Ora l&#8217;Emirato ha messo in campo tutta la sua ricchezza per impressionare il mondo. Dalle naturalizzazioni dei calciatori alla costruzione di sette stadi, passando per i diritti negati e le morti sul lavoro. La preparazione dei mondiali in Qatar è iniziata nel 2010 e nulla è stato lasciato al caso. A partire dal 20 novembre, a Doha, in gioco non ci sarà solo la coppa del mondo, ma la reputazione internazionale di un Paese che secondo diverse organizzazioni a tutela dei diritti umani ha deciso di fare dello sportwashing &#8220;una stampella di politica estera&#8221;, come ha spiegato <strong>Amnesty International</strong> a <em>magzine.it</em>.</p>
<p><strong>Non solo gas</strong><br />
Innovazione, idrocarburi, e ricchezza. Il Qatar è un emirato del Vicino Oriente, sul Golfo Persico, ed è uno dei più grandi investitori del mondo. Suddiviso in dieci municipalità, l’emirato è retto dalla monarchia assoluta della famiglia reale Al Thani, che ha sostenuto progetti per sfruttare l’enorme giacimento di gas, principale fonte di ricchezza del Paese. Il Qatar è oggi una delle realtà più dinamiche ed innovative del mondo, oltre a vantare una grande sicurezza interna. La popolazione ha un alto tasso di crescita, dato però non dalla natalità, bensì dal continuo flusso di immigrati che stagionalmente vanno ad offrire manodopera straniera. <mark class='mark mark-yellow'> Il Qatar risulta essere il Paese meno corrotto di tutta l’area mediorientale, ma possiede ancora parecchie criticità dal punto di vista dei diritti umani e della libertà di pensiero: l’esistenza di una monarchia assoluta non permette la possibilità di creare forme di opposizione politica organizzata. </mark>E i numerosi migranti sono oggetto di sfruttamento lavorativo, come denuncino diverse organizzazioni non governative. Inoltre, il Paese non è ancora coperto da una rete ferroviaria.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/radoslaw-prekurat-a-kdjff86zE-unsplash.jpg"><img class="aligncenter wp-image-59965 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/radoslaw-prekurat-a-kdjff86zE-unsplash.jpg" alt="radoslaw-prekurat-a-kdjff86zE-unsplash" width="4237" height="2825" /></a></p>
<p>In Qatar le donne possono votare dal 1999: l’emirato è il primo emirato arabo del Golfo Persico a consentire il diritto di voto femminile in ordine di tempo. Tuttavia, il simbolo più riconosciuto del Paese a livello mondiale è il canale satellitare all-news <em>Al Jazeera</em>: l’emittente ha consentito per la prima volta a commentatori del mondo arabo di confrontarsi in diretta tv. <mark class='mark mark-yellow'> Sulla scena internazionale, il Qatar si è sempre comportato come un Paese neutrale, mediando tra diversi conflitti in Medio Oriente, dal Sudan all’Afghanistan, passando per la Palestina. </mark> La grande ricchezza di gas consente all’emirato di detenere posizioni di vantaggio rispetto alle superpotenze mondiali. Guardando al futuro, il Qatar punta a raggiungere entro il 2030 lo status di nazione &#8220;completamente sviluppata”, garantendo allo stesso tempo un alto tenore di vita agli abitanti. Sembra essere sulla buona strada, considerato che, secondo i dati dell’FMI del 2015, vanta di essere il Paese con il più alto Pil pro-capite al mondo.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il Qatar si presenta come un Paese capace di mediare nei conflitti in Medio Oriente, partner indispensabile per le democrazie occidentali. Ora, con i mondiali di calcio, l&#8217;emirato ha messo in campo tutta la sua ricchezza per impressionare il mondo </span></p>
<p><strong>L’Aspire Academy e il problema delle naturalizzazioni<br />
</strong>Se oggi si parla di Qatar e pallone è impossibile non soffermarsi su naturalizzazioni e doppi passaporti. D’altronde, in un mondo globalizzato come quello dello sport, chi non ne ha almeno uno in squadra scagli la prima pietra. In realtà da quelle parti la naturalizzazione è diventata prassi e costume: dai mondiali di pallamano giocati a Doha con una squadra piena zeppa di campioni spagnoli a quelli di calcio che verranno disputati con 24 giocatori naturalizzati e solo due qatarini in rosa. Poco importa la disciplina, l’importante è primeggiare. Imporsi nel calcio però non è così facile, soprattutto non è facile farlo in tempi così brevi. La soluzione scelta &#8211; e voluta dall&#8217;ex emiro Hamad Al Thani nel 2004 &#8211; si chiama <em>Aspire Academy</em> ed è la fotografia del <em>modus operandi</em> di un Paese che guarda gli altri e cerca di emularli. In origine il progetto Aspire si chiamava <em>Football Dream:</em> già il nome racconta tutto. Una fabbrica del talento ai confini del pallone.</p>
<p>Il lavoro della <em>Aspire Academy</em> è enorme: visiona e recluta giovani di 13 anni in tre continenti e 18 Paesi. In realtà si occupa di vari sport, ma il calcio è senza dubbio il fiore all’occhiello. <mark class='mark mark-yellow'>L’iter di selezione dei ragazzi è sempre lo stesso e negli anni sono stati coinvolti più di 3,5 milioni di aspiranti calciatori sui 12-13 anni: vengono valutati tramite una partita in un campo a 11, poi i migliori passano per Doha e finiscono in Belgio, a Eupen, dove c’è un’altra squadra di proprietà dello sceicco. </mark>E&#8217; il laboratorio in cui il Qatar costruisce il suo futuro calcistico. La storia di tanti giocatori che oggi sono in nazionale parte da lì, grazie a un sistema di naturalizzazione e doppi passaporti che favorisce il processo. L’Academy ha dato loa possibilità di evadere da contesti difficili: questi ragazzi si sono fatti valere e stanno aiutando il Paese ad affermarsi nel mondo del pallone. In sintesi, è un rapporto <em>do ut des</em>. <mark class='mark mark-yellow'> Un altro fattore è l’influenza spagnola: la gestione dell&#8217;Academy per anni è stata affidata a Josep Calamer, ex scout della Masia a Barcellona. </mark>Dalla Catalogna viene anche il c.t. della nazionale, Felix Sanchez, per oltre un decennio allenatore dell’under 16 Blaugrana. È alla guida dello stesso gruppo di ragazzi dal 2014, e non è cambiato nulla, neanche lo staff. Un <em>unicum</em> nel mondo del calcio. A maggior ragione, scendere in campo in un Mondiale contro Messi e Ronaldo per molti di loro conterà di più.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/rhett-lewis-W-6grboBEIY-unsplash.jpg"><img class="aligncenter wp-image-59972 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/rhett-lewis-W-6grboBEIY-unsplash.jpg" alt="rhett-lewis-W-6grboBEIY-unsplash" width="5875" height="3917" /></a></p>
<p><strong>Otto stadi in un’unica città. Il capolavoro architettonico a Doha</strong><br />
È possibile immaginare otto stadi tutti concentrati in un’unica città? Evidentemente sì e quella che sembrava pura utopia è diventata realtà. Per averne la conferma basta chiedere all’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani, che grazie ad alcuni dei migliori architetti e ingegneri in circolazione ha trasformato la capitale Doha in un vero e proprio centro sportivo di dimensioni gigantesche. Un po’ come se a Roma – che ha circa mezzo milione di abitanti in più rispetto alla capitale qatarina – venissero costruiti attorno all’Olimpico altri sette stadi. Qualcosa di impensabile in un Paese come il nostro. A proposito di numeri, sono serviti oltre 200 miliardi di euro per finanziare gli stadi e le infrastrutture del primo Mondiale arabo della storia. Non solo stadi, appunto, ma anche reti autostradali, aeroporti e linee ferroviarie sono state ampliate e ammodernate all’interno di un progetto avviato nel 2008 e denominato Qatar National Vision 2030. <mark class='mark mark-yellow'>L’obiettivo è facilmente intuibile: rendere il Qatar uno dei Paesi più innovativi e all’avanguardia del pianeta. In linea con il progetto, si è deciso di costruire da zero ben sette impianti su otto. </mark>Un’opera mostruosa in termini architettonici ed economici che rende l’idea della quantità di risorse investite dal Qatar per rendere memorabile questa manifestazione.</p>
<p>C’è anche un pizzico di Italia, che non sarà sul campo a giocarsi la coppa ma che ha comunque messo la firma su questi Mondiali. Tra le varie imprese che hanno realizzato le gradinate superiori e la copertura dell’Al Bayt Stadium c’è anche la Cimolai Spa, azienda italiana con sede a Pordenone, che in passato ha contribuito anche alla costruzione del Soccer City di Johannesburg, sede della finale del Mondiale sudafricano nel 2010. <mark class='mark mark-yellow'> Tra gli elementi architettonici più originali e inaspettati spiccano i container, la cui natura industriale è stata declinata in una più strutturale ed estetica. Lo Stadium 974 sarà infatti il primo stadio “trasportabile” al mondo, </mark> costruito proprio con 974 container, in una struttura a incastro che ricorda molto quella dei mattoncini Lego e che come tale può essere smantellata e rimodellata. A pochi chilometri di distanza, ad Al Emadi, sorge una fan zone che mette a disposizione centinaia di camere dedicate ai tifosi, tutte realizzate proprio all’interno di container trasformati in stanze d’albergo. Le polemiche si sono subito infiammate, dato che serviranno 200 dollari per trascorrere una notte all’interno di questi container. Quel che è certo è che il Qatar è riuscito a far diventare realtà un capolavoro architettonico che per molte grandi potenze mondiali resta tuttora un sogno.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/Stadio-Al-Bayt-Qatar-3.jpg"><img class="aligncenter wp-image-59974 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/Stadio-Al-Bayt-Qatar-3.jpg" alt="Stadio Al Bayt Qatar 3" width="4032" height="3024" /></a></p>
<p><strong>Morti sul lavoro</strong><br />
Sono 6500 i lavoratori morti in Qatar nella costruzione delle infrastrutture per i prossimi mondiali di calcio. Lo riporta il <em>Guardian</em> e il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury sottolinea a <em>magzine.it</em> che si tratta di una cifra enorme, soprattutto se confrontata alle stime ufficiali che registrano qualche decina di vittime. <mark class='mark mark-yellow'> “I certificati di morte riportano come causa gli infarti, ma in realtà si tratta di colpi di calore. Si lavora su impalcature con oltre 50 gradi e non vengono fatte autopsie indipendenti”, spiega Noury. Amnesty denuncia condizioni di sfruttamento estremo, </mark> salari non versati, turni di lavoro massacranti e diniego del riposo. La comunità internazionale, però, non ha mosso un dito: “Semplicemente non è pervenuta”, taglia corto il portavoce dell&#8217;organizzazione. Il motivo è semplice: “Lo sport è una stampella della politica estera” e gli Stati del Golfo sono partner strategici sia per l’equilibrio geopolitico dell&#8217;Occidente, sia per l’approvvigionamento degli idrocarburi. Nemmeno la Fifa è intervenuta: “Si è fidata molto del comitato supremo, che è l’organismo che organizza i mondiali. È stata raccontata una versione molto edulcorata della realtà”. Tanto che diverse organizzazioni, tra cui Amnesty, hanno dovuto fare pressione perché venisse istituito un fondo di 440 milioni di dollari per risarcire le famiglie dei lavoratori morti. La richiesta ufficiale risale a maggio, la risposta ancora manca. Lo sfruttamento dei lavoratori in Qatar è diventato noto con i mondiali di calcio, ma alla base c’è un sistema strutturato. Noury spiega che “il lavoratore è vincolato, come proprietà del datore di lavoro”. Nel 2017 è iniziato un processo di riforma parziale, che si è interrotto nel 2020. <mark class='mark mark-yellow'> “Molti imprenditori emettono a proprio piacimento certificati di nulla osta per consentire ai lavoratori di cambiare impiego o lasciare il Paese, ma i lavoratori rimangono di fatto bloccati in Qatar”, </mark> spiega Noury, che evidenzia anche come solo il 2% dei lavoratori abbia aderito ai comitati misti. Si tratta di sindacati gestisti direttamente dai datori di lavoro. Una volta passati i mondiali, il tema dei lavoratori migranti resterà: “Ci saranno i campionati asiatici di calcio nel 2023, poi i giochi asiatici invernali nel 2029 in Arabia Saudita: che condizioni saranno garantite?”</p>
<p><strong>La comunità Lgbtqi+</strong><br />
«L’omosessualità è una malattia mentale, l’omosessualità è haram». Haram, dunque proibito dalla morale e dalla legge islamica. L’ultima dichiarazione che ha scatenato la bufera sui Mondiali di calcio in Qatar è giunta per voce di Khalid Salman, l’ambasciatore di questo campionato che durante un’intervista all’emittente televisiva tedesca Zdf ha detto: «È importante che i gay che arriveranno nel Paese rispettino le nostre regole», aggiungendo che i bambini potrebbero essere influenzati negativamente dai loro comportamenti.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/IMG_8087.jpg"><img class="aligncenter wp-image-59967 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/IMG_8087.jpg" alt="IMG_8087" width="1040" height="693" /></a><br />
La questione dei diritti umani resta un’ombra sui giochi che inizieranno il 20 novembre, e a essere minacciata è anche la comunità Lgbtq+, perché in Qatar l’omosessualità è illegale.<br />
<mark class='mark mark-yellow'>Il codice penale qatariota punisce con la reclusione da uno a tre anni gli atti omosessuali tra maschi adulti e consenzienti e, commenta il portavoce di Amnesty International, </mark> Riccardo Noury, «chi prova a manifestare la propria percepita espressione di genere rischia di essere arrestato dalle forze di pubblica sicurezza». «Il fatto &#8211; prosegue Noury – è che sotto i riflettori potrebbe non accadere nulla, ma dobbiamo chiederci cosa lasceranno in eredità questi mondiali quando l’attenzione non ci sarà più».  Il torneo può essere l’occasione per fare luce sulla violazione delle libertà, ma il rischio è al fischio d’inizio l’operazione di sportwashing riesca a raggiungere gli effetti desiderati.</p>
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