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	<title>magzine &#187; Primarie</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>L’underdog vince: Schlein conquista il Nazareno</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2023 14:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Miniutti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Primarie]]></category>
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		<description><![CDATA[Contro i sondaggi, contro la pioggia, contro il voto degli iscritti: Elly Schlein è la nuova segretaria del Partito Democratico. Una giovane trentasettenne alla guida del principale partito di sinistra ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1440" height="960" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/121542480_351038223011949_5473074236594549201_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elly Schlein ospite ad un incontro con le 6000 Sardine" /></p><p style="font-weight: 400;">Contro i sondaggi, contro la pioggia, contro il voto degli iscritti: <strong>Elly Schlein</strong> è la nuova segretaria del Partito Democratico. <mark class='mark mark-yellow'>Una giovane trentasettenne alla guida del principale partito di sinistra in Italia</mark> che è riuscita a spodestare <strong>Stefano Bonaccini</strong>, colui di cui è stata vice alla regione Emilia-Romagna. Una rivincita non solo personale, ma di un’importante fetta dell’elettorato democratico: Schlein si è proposta di <mark class='mark mark-yellow'>rappresentare i giovani, gli ultimi e le minoranze</mark>, e questi hanno voluto affidarsi a lei.</p>
<p style="font-weight: 400;">Oltre <strong>un milione di votanti</strong>: un risultato deludente se si considera la progressiva perdita di partecipanti alle primarie (nel 2007 erano stati <strong>3,5 milioni</strong>), ma un successo considerando l’astensione record registrata negli ultimi appuntamenti elettorali. Bisogna anche dire che, probabilmente, la giornata di pioggia ha influito sul numero ridotto di partecipanti. Il primo risultato semi-ufficiale è arrivato ieri sera alle 23, quando la deputata Roggiani ha annunciato dalla sede romana del Partito Democratico i dati: <mark class='mark mark-yellow'>all’80% dello spoglio, Schlein in testa con il<strong> 53,8%</strong> dei consensi</mark>. E Bonaccini, da Casalecchio di Reno, riconosce la vittoria dell’avversaria: “Lei è stata più capace di me a dare senso al rinnovamento. Da domani mi metto a disposizione, sono pronto a dare una mano, ma non chiedo ruoli per me”.</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it">Una bella giornata di partecipazione per il Partito Democratico.</p>
<p>Ho chiamato Elly e lo ho fatto le mie congratulazioni: gli elettori le hanno democraticamente assegnato la vittoria e adesso si apre una nova stagione per il Pd (1/2) <a href="https://t.co/frRRh4JniF">pic.twitter.com/frRRh4JniF</a></p>
<p>— Stefano Bonaccini (@sbonaccini) <a href="https://twitter.com/sbonaccini/status/1629980184563576833?ref_src=twsrc%5Etfw">February 26, 2023</a></p></blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Elly Schlein eletta contro le previsioni: i sondaggi davano Bonaccini vincitore, soprattutto dopo il risultato ottenuto nei circoli</span>L’elezione popolare di Schlein ha ribaltato le previsioni: <mark class='mark mark-yellow'>quasi tutti i sondaggi di questi ultimi mesi davano il presidente dell’Emilia-Romagna come vincitore</mark>. Questo scenario sembrava essere confermato pure dal voto nei <strong>circoli</strong>, che aveva visto Bonaccini al primo posto con il <strong>52,9%</strong> e Schlein dietro di 18 punti. Alle primarie di ieri, quindi, arrivava da sfavorita. Ma la <mark class='mark mark-yellow'>variabile degli elettori e dei simpatizzanti attirati dalla novità</mark> non era stata presa in considerazione da molti. Infatti, <mark class='mark mark-yellow'>Schlein rappresenta quell’ala della sinistra che si era allontanata in questi anni dal PD</mark> perché non si riconosceva più negli obiettivi e nelle posizioni del partito. La stessa neo-segretaria si era allontanata in dissenso per le politiche di <strong>Renzi</strong> e ha ripreso la tessera del PD solo due mesi fa. <mark class='mark mark-yellow'>E ora sembra che quelle pecore smarrite abbiano ritrovato il proprio pastore. Anzi, la propria <strong>pastora</strong></mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Schlein ha vinto perché rappresenta la “voglia di sinistra” che aleggia da diversi anni in quella fascia di elettorato. Inoltre, è sia <strong>giovane</strong> che <strong>donna</strong>, una ventata di aria fresca in un partito spesso criticato per le sue battaglie femministe solo di facciata e per la sua dirigenza “gerontocratica”. Non a caso la campagna elettorale della giovane bolognese ha puntato molto sul cambio della “<strong>Nomenklatura</strong>”, sull’intenzione di lasciarsi alle spalle tutte quei politici che negli ultimi anni hanno modellato il PD a loro piacimento. Adesso, <mark class='mark mark-yellow'>per la prima volta nella storia della Repubblica due donne sono al capo dei principali partiti in Parlamento: Schlein del Partito Democratico, Meloni di Fratelli d’Italia</mark>. “Saremo un problema per il governo di Giorgia Meloni” ha detto la neoeletta nel primo discorso dalla sede del suo comitato.</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it">Elly Schlein &#8220;saremo un bel problema per il governo di Giorgia Meloni. Da oggi noi daremo un contributo a organizzare l&#8217;opposizione in Parlamento e in tutto il Paese. A difesa di quell&#8217;Italia che fa più fatica, a difesa di quei poveri che il governo colpisce e non vuole vedere&#8221; <a href="https://t.co/He1JE3Vy9b">pic.twitter.com/He1JE3Vy9b</a></p>
<p>— Local Team (@localteamtv) <a href="https://twitter.com/localteamtv/status/1629985165022830594?ref_src=twsrc%5Etfw">February 26, 2023</a></p></blockquote>
<p><script src="https://platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<p style="font-weight: 400;">Ora, la sfida principale della neosegretaria sarà quella delle <strong>alleanze</strong>. Da un lato trova il sostegno di Giuseppe <strong>Conte</strong>, anche se la paura del leader del MoVimento è che Schlein possa saccheggiare parte dell’elettorato pentastellato. Dall’altro, Carlo <strong>Calenda</strong> prende le distanze, accusando PD e M5S di attaccarsi a “posizioni populiste radicali”. <mark class='mark mark-yellow'>Sembrerebbe quindi in discussione la possibilità di riproporre la strategia del campo largo ai prossimi appuntamenti elettorali</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Almeno sulla carta, Elly Schlein sembra essere il motore del cambiamento per il Partito Democratico. La <strong>sfida alle correnti</strong> e l’imposizione di una linea forte su diritti e lavoro saranno il <em>leit motiv</em> della nuova segreteria. Sarà una svolta gattopardiana o il PD avrà veramente una nuova anima?</p>
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		<title>In Nevada un nuovo capitolo delle primarie</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Feb 2020 21:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Bernie Sanderds]]></category>
		<category><![CDATA[donald trump]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
		<category><![CDATA[Elizabeth Warren]]></category>
		<category><![CDATA[Medicare for All]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Bloomberg]]></category>
		<category><![CDATA[Nevada]]></category>
		<category><![CDATA[Primarie]]></category>

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		<description><![CDATA[Nonostante una pausa elettorale durata più di dieci giorni, la campagna per le primarie presidenziali dei democratici continua ad animare il dibattito negli Stati Uniti. Oggi gli elettori tornano a ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/02/GettyImages_1201952028.0.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="GettyImages_1201952028.0" /></p><p>Nonostante una pausa elettorale durata più di dieci giorni, la campagna per le primarie presidenziali dei democratici continua ad animare il dibattito negli Stati Uniti. <mark class='mark mark-yellow'>Oggi gli elettori tornano a votare in Nevada, uno degli Stati che meglio rappresenta le tante sfaccettature all’interno dell’universo americano</mark>; emblematico in tal senso il volantino pubblicato dalla <strong>Culinary Workers Union</strong>, il sindacato dei cuochi, in cui veniva sconsigliato, a oltre 130mila persone fra membri della <em>union</em> e dei loro familiari, di votare per Elizabeth Warren e soprattutto per <strong>Bernie Sanders</strong>, il candidato a oggi favorito nei sondaggi. Il perché è presto detto: si tratta di due politici che, fra i principali punti in programma, hanno quello del <strong>Medicare for All</strong>, cioè una sanità pubblica che abolirebbe di fatto la Culinary Healthcare di cui godono a oggi gli iscritti alla CWU; e, come evidenzia Marco Sioli, professore di American history and politics presso l’Università di Milano, <mark class='mark mark-yellow'>“è storicamente provato che, nel momento in cui riesci ad avere un’assicurazione sanitaria privata legata al lavoro, ti chiedi come si possa garantirla a tutti”</mark>. Quella che negli anni la CWU è riuscita a negoziare è infatti un tipo di copertura sanitaria dai più reputata eccellente, con costi molto ridotti per i propri lavoratori. “Sono d’accordo con la <em>union</em> – commenta John Rowe, professore di Health policy alla Columbia University – quando sostengono che Medicare for All garantirebbe ai propri membri una minore copertura sanitaria a dei costi maggiori”.</p>
<div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/1434334"><script src="https://public.flourish.studio/resources/embed.js"></script></div>
<p>Un sindacato, quello della CWU, peraltro composto a maggioranza da latino-americani – e che rappresentano a loro volta una porzione importante dell’elettorato dem in Nevada – ovvero quelli più lontani da candidati moderati e in ascesa come <strong>Buttigieg</strong> e <strong>Bloomberg</strong>. A tal proposito, giovedì si è tenuto un nuovo dibattito, che ha visto la presenza, per la prima volta, proprio di Bloomberg; il quale non ne è uscito benissimo, subendo soprattutto gli attacchi di Warren, che l’ha incalzato sugli svariati accordi di riservatezza con cui il miliardario ha chiuso molte accuse di discriminazioni di genere all’interno delle sue aziende; <mark class='mark mark-yellow'>un’inversione di tendenza per la senatrice del Massachusetts, tanto da risultare al momento seconda nei sondaggi nel Nevada, con il 16% </mark> secondo <em>RealClearPolitics</em>. “Bloomberg rappresenta non pochi problemi fra i democratici, per via del suo passato repubblicano – sottolinea Raffaella Baritono, che insegna Storia e politica degli Stati Uniti all’Università di Bologna – e questo può rinvigorire di certo l’appoggio della parte più progressista nei confronti di Warren, specie per quella fetta di elettorato che si rende conto che Sanders non sarebbe il candidato vincente in caso di elezioni generali”.</p>
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