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	<title>magzine &#187; poesia</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Alda Merini: la poetessa dei Navigli</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 20:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sofia Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Alda Merini]]></category>
		<category><![CDATA[Navigli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[“Alda è la poeta della gioia, è la poeta dell’ironia, della libertà e della diversità”. Donatella  Massimilla, regista e drammaturga e dirigente artistica del CETEC (Cento Europeo Teatro e Carcere) – ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="750" height="414" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/IMG_0001.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG_0001" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>“Alda è la poeta della gioia, è la poeta dell’ironia, della libertà e della diversità”.</mark> <strong>Donatella  Massimilla</strong>, regista e drammaturga e dirigente artistica del CETEC (Cento Europeo Teatro e Carcere) – <strong>Spazio Alda Merini</strong>, ricorda una delle poetesse italiane più conosciute. Siamo all’interno di una piccola casa con il giardino e in ogni angolo si trova lei, la Merini: i suoi aforismi su pezzetti di carta che penzolano dal soffitto, rossetti rossi, macchine da scrivere, un pianoforte, mozziconi di sigaretta per terra. Un disordinato accumulo di oggetti. “Abbiamo ricreato la scena quotidiana che viveva Alda. Tutto ciò che amava abbiamo cercato di riprodurlo qui”. Donatella si guarda attorno. “Mi piace stare in questo spazio. Trasmette la leggerezza della sua anima”. <mark class='mark mark-yellow'>In via Magolfa 30, accanto a una panchina rosso fuoco con sopra un famoso aforisma della poetessa <em>Non sono una donna addomesticabile </em>e un murales che raffigura Alda con un calamaio in mano, esiste uno spazio tutto dedicato all’artista.</mark> Accanto al campanello appare una superfice in vetro. Sopra c’è scritto, con un pennarello rosso “A casa di Alda”. All’interno dell’appartamento sono tanti i vetri dipinti, tutti con il rosso, per ricreare l’effetto del suo amato rossetto e per ricordare che Alda Merini scriveva sulle pareti della sua abitazione: numeri di telefono, scritte, disegni.</p>
<div id="attachment_65106" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-65106 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/IMG_9611-300x168.jpg" alt="Donatella Massimilla e Gilberta Crispino alla manifestazione in memoria di Alda Merini" width="300" height="168" /><p class="wp-caption-text">Donatella Massimilla e Gilberta Crispino alla manifestazione in memoria di Alda Merini</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Una giornata particolare, il 21 marzo, data che celebra l’inizio della primavera, la giornata internazionale della poesia e il compleanno di Alda Merini: la poetessa dei Navigli, conosciuta così proprio perché viveva in questa zona di Milano.</mark> A lei è stato dedicato un ponte che collega le due passeggiate del Naviglio Grande. “In molti pensano che lo Spazio Alda Merini sia la sua vera casa. Ma, in realtà, in questo edificio si trovava una delle sue tabaccherie di fiducia”, Donatella Massimilla ride quando ci svela questo fatto curioso che in pochi conoscono.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>“In molti pensano che lo Spazio Alda Merini sia la sua vera casa. Ma in realtà, in questo edificio si trovava una delle sue tabaccherie di fiducia”, racconta Donatella Massimilla.</span></p>
<p>Per celebrare il compleanno della poetessa, Donatella, l’attrice <strong>Gilberta Crispino</strong> e l’artista tedesca <strong>Antje Stehn</strong> hanno ideato una parata silenziosa insieme a ventun poeti, amici di Alda. Una camminata dal Ponte Alda Merini, Ripa di Porta Ticinese 37, fino alla Casa Museo. Antje Stehn ha indossato uno zaino particolare, fatto di tante bustine da tè. L’opera si chiama <em>Rucksack a Global Poetry Patchwork</em> e coinvolge più di duecentocinquanta poeti internazionali con lo scopo di accrescere il valore della vicinanza. Dopo la parata, all’interno della Casa Museo è stato proiettato un video con quattordici poeti che donano la traduzione della poesia simbolo di Alda Merini nelle loro corrispettive madrelingue: <em>Sono nata il ventuno a primavera/ ma non sapevo che nascere folle,/ aprire le zolle/ potesse scatenar tempesta./ Così Proserpina lieve/ vede piovere sulle erbe,/ sui grossi frumenti gentili/ e piange sempre la sera./ Forse è la sua preghiera. </em>È poi seguito uno spettacolo teatrale <em>Ridevamo come matte</em>, un’anteprima nazionale che intreccia la vita di Alda Merini e della sua biografa Luisella Veroli (presente al debutto). Una narrazione che punta alla leggerezza, alla poesia e all’amicizia fra donne.</p>
<div id="attachment_65110" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-65110 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/IMG_9672-300x168.jpg" alt="Gli amici dello Spazio Alda Merini nel giardino della Casa Museo" width="300" height="168" /><p class="wp-caption-text">Gli amici dello Spazio Alda Merini nel giardino della Casa Museo</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“Alda ha scritto poesie di una bellezza incredibile. Magici sono anche i piccoli haiku che sono stati riscoperti recentemente, quelli che lei dettava ai suoi amici al telefono, durante l’ultimo periodo della sua vita”.</mark> Donatella Massimilla ha un sogno che affida ai giovani: “Spero che le nuove generazioni traducano i suoi testi. Alda non vinse un premio Nobel. Dario Fo la candidò due volte. Probabilmente lo fece perché era poco tradotta e voleva farla conoscere”. Donatella schiude un sorriso, si mette il rossetto e posa la sigaretta che ha avuto in mano per tutto il tempo durante l’intervista. Alda Merini è lì con lei.</p>
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		<title>&#8220;La poesia è di tutti&#8221;: una collana per riscoprire il bello</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 20:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Galiè]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Università Cattolica]]></category>

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		<description><![CDATA[Una selezione di 25 poeti in altrettanti volumi, essenziali, piccoli e colorati, con copertine illustrate. Dalle poesie d’amore di Pablo Neruda all’ironia di Wislawa Szymborska, dai classici dell’Otto e Novecento ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-22-at-19.01.11.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Poesia" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Una selezione di 25 poeti in altrettanti volumi, essenziali, piccoli e colorati, con copertine illustrate. Dalle poesie d’amore di Pablo Neruda all’ironia di Wislawa Szymborska, dai classici dell’Otto e Novecento a due autori viventi di livello internazionale come l’afroamericano Jericho Brown e il vietnamita Ocean Vuong.</mark>Un appuntamento settimanale con la poesia per ricordare che appartiene a tutti noi: proprio in occasione della Giornata Unesco dedicata ai versi, il <em>Corriere della Sera</em> ha scelto di lanciare la sua nuova collana, <em>La poesia è di tutti.</em></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Un appuntamento settimanale con la poesia per ricordare che appartiene a tutti noi: proprio in occasione della Giornata Unesco dedicata ai versi, il <em>Corriere della Sera</em> ha scelto di lanciare la sua nuova collana, “La poesia è di tutti”</span></p>
<p>L’iniziativa nasce dall’intento del quotidiano di consolidare il suo status di istituzione culturale nel Paese: lo fa già con <em>La Lettura</em>, storica rivista tornata nel 2011 in seguito allo stop del dopoguerra, in cui la critica svolge il fondamentale compito di mediazione tra la complessità dei componimenti poetici e un pubblico che ha bisogno di comprenderli appieno.<mark class='mark mark-yellow'>Tra le notizie che minacciano di distruggere il nostro equilibrio, questa collana fornisce ai lettori un altro appiglio per evadere dallo shock provocato dalla quotidianità</mark>. “La poesia serve proprio ad allontanarci da una sensazione di spavento per fare spazio allo stupore – esordisce <strong>Barbara Stefanelli, vicedirettrice vicaria del <em>Corriere</em></strong>, nell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano, partner del progetto –, uno stato di meraviglia che ci fa riaprire verso il bello e permette anche di cogliere il dolore degli altri. Il messaggio – aggiunge – è che la poesia può entrare nelle nostre vite così come un libretto entra nelle nostre tasche, aiutandoci ad attraversare la confusione fino a raggiungere un cortile interno in cui si fa pace con la realtà”.</p>
<p>Mettere la poesia al servizio di tutti evita che rimanga imprigionata negli ambienti intellettuali, che si tratti soltanto sulle antologie del liceo e che continui ad apparire come una stella irraggiungibile. “Ai più sfugge la contemporaneità della poesia e, inoltre, c’è una poesia contemporanea che necessita di maggiore comprensione”, ammonisce <strong>Franco Anelli, rettore dell’ateneo</strong>.<mark class='mark mark-yellow'>In un’epoca in cui le forme classiche della comunicazione sono messe alla prova dalle tecnologie, bisogna coltivare la creatività: “Le macchine possono essere in grado di riprodurre lo stile, ma non riescono a essere creative. Nell’uso del linguaggio e nella sua capacità di evocazione la poesia raggiunge i massimi livelli di creatività, e riprendere in mano certi testi è una grande opportunità di arricchimento”</mark>. Durante la serata, la contemporaneità è stata rappresentata da <strong>Filippo Capobianco, campione italiano di <em>poetry slam</em></strong>, un’arte performativa praticata in pubblico che associa scrittura e recitazione. Studente di fisica ventiquattrenne, Capobianco ammette che “come nella poesia, anche nelle formule c’è una certa ricerca dell’eleganza, perché i fisici aspirano a una bellezza universale da raggiungere con meno simboli possibile”.</p>
<p>La poesia può farsi leggere e ascoltare da chiunque lo desideri, anche se l’autore sembra rivolgersi a qualcuno o qualcos’altro: Montale invoca Clizia, Leopardi dà del tu alla luna.<mark class='mark mark-yellow'>“Tutte le cose sono interrogabili, ma i destinatari siamo sempre noi. Il poeta non è nulla se non c’è un interlocutore a condividere la sua insania, come Sancho Panza rende reali le fantasticherie di Don Chisciotte”</mark>, spiega <strong>Daniele Piccini, curatore della collana</strong>. Per lui, il linguaggio della poesia “ha una temperatura più alta del normale e, come il vetro, si lavora a caldo”. Per <strong>il docente e scrittore Giuseppe Lupo</strong>, invece, “gli uomini parlano due lingue: una quando siamo in giacca e cravatta e una quando siamo ancora in pigiama. Proprio quest’ultima ha il potenziale per diventare letteratura perché, per quanto aggrovigliata, è quella più autentica”.</p>
<p>Poiché la poesia non è altro che parole in musica, la chiusura è stata affidata al <strong>pianista Stefano Bollani e all’attrice Valentina Cenni</strong>. I due, in un’esibizione piano e voce, hanno proposto alcuni brani del repertorio dei <em>Cantacronache</em>, un collettivo che, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha aperto la strada al cantautorato italiano, da Tenco a De André.<mark class='mark mark-yellow'>Nel suo discorso durante la cerimonia per il ritiro del premio Nobel, Eugenio Montale definì l’attività poetica “un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo; una malattia endemica e incurabile”. Ma che, quando accolta e non respinta, ci può aiutare a guarire</mark>.</p>
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		<title>Poesia: al centro dell&#8217;uomo, ai margini dell&#8217;editoria</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 21:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cucchi]]></category>
		<category><![CDATA[Interno Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Magrelli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Wole Soyinka]]></category>

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		<description><![CDATA[«La poesia racconta la complessità dell’umano, di quelli che sono i conflitti e i drammi dell’essere uomini. E questo è il motivo per cui ancora oggi da millenni si continua ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4032" height="3024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/poesia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="poesia" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>«La poesia racconta la complessità dell’umano, di quelli che sono i conflitti e i drammi dell’essere uomini. E questo è il motivo per cui ancora oggi da millenni si continua a fare poesia». Ed è questa anche la ragione che giustifica l’esistenza di una giornata mondiale che la ricorda e celebra.</mark> Non solo quella studiata sui manuali, che risuona nell’eco delle voci dei grandi autori del passato, ma quella presente e viva che oggi alimenta e vivifica il panorama letterario italiano. «Nella nostra prima e storica collana, <strong>Interno Libri</strong>, dal 2016 accogliamo e pubblichiamo poeti italiani contemporanei: alcuni hanno un curriculum consolidato, altri pubblicano con noi per la prima volta – <strong>Andrea Cati</strong>, fondatore di <strong>Interno Poesia</strong>, racconta il lavoro di scoperta che muove la sua casa editrice –. L’anno scorso abbiamo pubblicato <em>Defrost</em> di <strong>Diletta D’angelo</strong>, un’opera che era stata selezionata tra diversi manoscritti attraverso il Premio Ritratti di Poesia di Roma. Ma oltre a lei ci sono molti altri giovani: penso a <strong>Giulia Martini</strong>, <strong>Demetrio Marra</strong>, <strong>Dimitri Milleri</strong>. Come diceva <strong>Piero Gobetti</strong> all’inizio del Novecento, noi lavoriamo per scoprire autori alla prima opera. E in Italia questi autori non sono pochi».</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra i riferimenti che ne hanno guidato la formazione e le letture, ricorda anche <strong>Vanni Scheiwiller</strong> che, con la casa editrice <strong>All’Insegna del Pesce d’Oro</strong>, ha fatto la storia della piccola editoria pubblicando grandi autori. «In una delle sue lettere rispose ad una signora scrivendo: <mark class='mark mark-yellow'>“ogni giorno ringrazio Iddio per non essere un editore né obiettivo, né impegnato, né giusto: pubblico solo i libri che mi piace leggere e pubblicare”. Questo è ciò che cerco di fare nel mio lavoro».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Andrea Cati, fondatore della casa editrice &#8220;Interno Poesia&#8221;: «Immagino la casa editrice come una sorta di ideogramma cinese, per cui ogni autore va a colmare una casella con il proprio stile, tematica e sfumature: vogliamo essere editori plurali e far convivere una piccola società letteraria, che ospiti voci anche molti distanti tra loro».</span></p>
<p style="font-weight: 400;">«Immagino la casa editrice come una sorta di ideogramma cinese, per cui ogni autore va a colmare una casella con il proprio stile, tematica e sfumature. <mark class='mark mark-yellow'>Non siamo uno spazio “militante” e circoscritto a determinate aree, ma editori plurali: vogliamo far convivere una piccola società letteraria che ospiti voci anche molto distanti tra loro».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Per il poeta <strong>Valerio Magrelli</strong> la definizione più autentica di questo genere letterario risiede proprio nella sua «biodiversità. <mark class='mark mark-yellow'>Nella poesia c’è dentro tutto: il lamento, lo strazio, il divertimento, il non-sense, le capriole. La poesia rispecchia l’uomo e tutto quello che è uomo si ritrova nei versi».</mark> L’arco della sua attività poetica, che si protrae dall’esordio del 1980 sino ad oggi, permette di ripercorrere l’evoluzione e i cambiamenti dello scenario letterario: al maggior numero di collane di poesia presenti all’epoca si contrappone adesso una diffusione più ampia e a livello nazionale. Il dibattito è fecondo anche grazie all’opera dei social media, che diventano megafono per gli interventi di studiosi e critici. «Non rimpiango i tempi passati, però oggi è venuto meno lo spirito di famiglia culturale: <mark class='mark mark-yellow'>non c’è più società letteraria, c’è un mercato letterario che riguarda la narrativa, ormai ridotta alle serie tv – spiega Magrelli –. In questo senso la poesia è al riparo, perché “fa di necessità virtù”: siccome non interessa a nessuno finge di essere casta».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Un segnale di speranza è quello che muove dalle numerose manifestazioni librarie che riscuotono un significativo successo di pubblico: Magrelli ricorda la tre giorni nazionale di Roma del giugno ’75 come il momento che ha innescato la rinascita della poesia. Da lì, «un rivolo: ogni incontro è vivo, pieno di curiosità, partecipe e questa è forse la vera e grande conquista».</p>
<p style="font-weight: 400;">«L’importante è che chi intende scrivere sappia anche leggere molto bene: chi ama la poesia deve innanzitutto amare quella che è già stata scritta e quindi dedicarsi alla lettura degli autori. Chi non lo fa evidentemente ama più se stesso della parola e questo non aiuta ad essere un poeta – <strong>Maurizio Cucchi</strong>, scuola milanese, appartiene alla generazione dei poeti nati all’indomani della guerra –. <mark class='mark mark-yellow'>Il problema maggiore oggi secondo me è l’abbassamento della nostra magnifica lingua, che non è più creata dai parlanti, ma riprodotta passivamente attraverso gli stereotipi cattivi di un certo tipo di linguaggio della comunicazione.</mark> Quando ero giovane, il mio maestro <strong>Giovanni Raboni</strong>, esortava ad introdurre il parlato: i letterati dovrebbero impegnarsi nel compiere un’operazione sociale indispensabile a servizio della nostra lingua».</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Lettore e autore di poesia costituiscono un binomio identitario inscindibile: non è possibile essere l’uno senza essere inevitabilmente anche l’altro.</mark> I poeti sono al tempo stesso i primi lettori di poesia, cui si affiancano gli appassionati di letteratura: un pubblico che rimane comunque «inferiore rispetto a quello che potrebbe», sostiene Cucchi. Andrea Cati delinea un identikit del lettore dettagliato, che restituisce <mark class='mark mark-yellow'>un prototipo ben definito: non un lettore, ma una lettrice, mediamente tra i 25 e i 35 anni, residente in una città del Nord e iscritta all’università.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>«Vorrei che la società si rendesse conto del valore della poesia: ciascuno dovrebbe essere indotto a seguire questa magnifica avventura della lingua», sostiene il poeta Valerio Magrelli.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">«Vorrei che la società si rendesse conto del valore della poesia: ciascuno dovrebbe essere indotto a seguire questa magnifica avventura della lingua – continua Magrelli –. I temi che tratta, infatti, ci coinvolgono tutti all’interno del sociale e del mondo. E, in questo, tutto cambia e nulla cambia: siamo tutti dei prodotti storici, modellati dal contesto in cui ci troviamo». Cambiano i tempi e così l’ispirazione e così la poesia: <mark class='mark mark-yellow'>«La poesia fa quello che vuole. Può parlare di ragazzetti che fanno i tuffi al fiume, come <strong>Sandro Penna</strong>; può parlare di etica civile, come <strong>Neruda</strong>; può parlare di una ferramenta</mark> – concorda Magrelli –. In questo sono contro le avanguardie che pubblicano manifesti e sollevano le tavole della legge: ti insegnano cosa devi fare e, per me, quella è la morte della poesia».</p>
<p style="font-weight: 400;">Una giornata mondiale dedicata ai versi, guida lo sguardo verso le zone marginali del panorama letterario laddove la poesia, Cenerentola delle arti e dell’editoria, è da sempre confinata e invita a superare le frontiere nazionali. <mark class='mark mark-yellow'><em>Interno Poesia</em> dedica il 30% delle sue pubblicazioni alla produzione straniera, classica e contemporanea, che merita uno spazio e favorisce la mescolanza di lingue e culture.</mark> «Se negli Stati Uniti chiedete a qualcuno cos’è la poesia straniera lui ti risponderà “cosa significa straniero?”. Nel mercato americano circa il 98% della produzione letteraria è autoctona: è orrendo questo specchiarsi in se stessi e non uscire mai da sè».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Liberare la metrica per liberare la società: l&#8217;apertura poetica nel mondo arabo</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Un tentativo verso l’apertura è quello compiuto da <strong>Silvia Moresi</strong>, docente di Cultura e letteratura araba all’Istituto di Alti Studi SSML Carlo Bo di Bari, che attraverso la rivista <em>Arabpop</em> cerca di promuovere la conoscenza del mondo arabo, diffondendo le testimonianze dei suoi poeti, vecchi e contemporanei. «A differenza dell’Italia, in cui la poesia si accompagna ad una lettura quasi elitaria, nell’universo arabo costituisce invece un’espressione popolare e trasversale sia ai ceti che alle fasce di età». <mark class='mark mark-yellow'>In questi Paesi la poesia è l’espressione di un desiderio di liberazione, che si manifesta anche a livello strutturale: dalla gabbia delle rigide regole della <em>qasida</em>, a metà del secolo scorso, la poesia si è liberata e aperta ad un processo di sperimentazione.</mark> I versi si sono mescolati alla musica e alle immagini, dando vita ai <em>videoclip poem</em>. L’arabo classico, da sempre lingua della letteratura, oggi si miscela all’<em>ʿammya </em>dei diversi Paesi: «questo accade per esempio in un bel progetto della poetessa libanese <strong>Zeina Hashem Beck</strong>, che ha creato i “duetti”, componimenti formati da due poesie, una in arabo e l’altra in inglese, i cui versi si alternano e che esistono indipendentemente ma anche in relazione tra loro. Chi comprende entrambe le lingue può ascoltare così anche un terzo esito, che nasce dall’intreccio dei due idiomi». <mark class='mark mark-yellow'>«La vera poesia sfocia da una pulsione improvvisa, da un dolore, da una passione, e può diventare motore di cambiamento, prima personale e poi sociale».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Arte e politica: mondi opposti e complementari nell&#8217;opera di Wole Soyinka</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La concezione di una poesia intersecata nella realtà politica e sociale appartiene anche a <strong>Wole Soyinka</strong>, nigeriano yoruba, una delle voci più potenti dell’Africa e primo premio Nobel africano per la letteratura nel 1986. A curarne l’opera in Italia è stata <strong>Alessandra Di Maio</strong>, a cui in dialogo l’autore ha confidato la sua tendenza ad «intervenire attivamente, in ambito letterario e politico, con la stessa misura di indignazione e di impegno, a favore di tutte le vittime delle atrocità che colpiscono i nostri simili, non importa dove avvengano». <mark class='mark mark-yellow'>«Arte e politica sono complementari, si contraddicono, si ostacolano, si esasperano a vicenda, si fanno i dispetti e si serbano rancore. Si soffocano, si sabotano, ognuna delle due complicando le rivendicazioni e il senso di immediatezza dell’altra, entrambe contendendosi il primato, con la presunzione di essere la più urgente. Trasformano tutto il mio essere in una zona di guerra».<mark class='mark mark-yellow'></mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Per Magrelli, «insieme all’anno della poesia bisognerebbe ricordare anche quello della traduzione, perché non esiste una poesia italiana che non abbia conosciuto <strong>Goethe</strong>, o Mandel&#8217;štam, o Celan, o Shakespeare, o Donne. Quindi <mark class='mark mark-yellow'></mark>poesia vuol dire anche conoscenza dell’altro e l’unico ponte è la traduzione, costruito dal traduttore-pontefice».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>I poeti non dormono la notte: ventiquattr&#8217;ore di poesia</title>
		<link>http://www.magzine.it/i-poeti-non-dormono-la-notte-ventiquattrore-di-poesia/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2023 06:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia Beni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poeti]]></category>
		<category><![CDATA[slam poetry]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Elfo Puccini]]></category>

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		<description><![CDATA[Un piccolo palco immerso in una luce soffusa. Poeti di ogni età si danno il cambio. La poesia piace e così cade il pregiudizio: i versi sono ricercati anche alle ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3520" height="1980" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/IMG_7848.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il palco del Teatro Elfo Puccini" /></p><p>Un piccolo palco immerso in una luce soffusa. Poeti di ogni età si danno il cambio. <mark class='mark mark-yellow'>La poesia piace e così cade il pregiudizio: i versi sono ricercati anche alle tre di notte e alle sette del mattino. “I poeti non dormono la notte”: il titolo di questo incontro particolare.</mark> Per ventiquattr’ore la poesia recitata a voce alta rapisce il Teatro Elfo Puccini, che è sempre stato abbastanza capiente per tutta la durata dell’evento: dalle nove di sera di domenica 19 fino alle nove di sera esatte del giorno dopo. Tra il pubblico molti i giovani. Si soddisfa qualsiasi gusto poetico: poesie d’amore, poesie sugli animali, pezzi recitati da noti artisti – come le poetesse <strong>Patrizia Valduga</strong> e <strong>Vivian Lamarque</strong> – spazio anche a quelli emergenti e ai movimenti di nicchia, come la poesia performativa. <mark class='mark mark-yellow'>In totale, gli artisti ad essersi esibiti sono stati più di centonovanta. Un susseguirsi di voci, mai fastidioso, ma sempre incalzante e dolce.</mark> Patrizia Valduga si commuove, mentre finisce di recitare un pezzo della sua poesia da <em>Corsia degli incurabili</em>: “fammi annegare, amore, nel tuo amore d’azzurro e oro”. Il pubblico tace sospeso in una dimensione metafisica: un piccolo palco scatena la magia.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“Io scrivo ancorandomi a un dettaglio di realtà che per qualche motivo per me assume un certo significato altro”.</mark> <strong>Leonardo Ceccucci</strong> è un ventiseienne umbro e compone poesie fin da quando è piccolo, più coscienziosamente lo fa da cinque anni. “Spesso ho segnato versi di getto. Solo dopo ho capito che potevo costruirci su un ragionamento”. Ha appena finito di recitare le sue poesie sul palco dell’Elfo. Prima di esibirsi ha ringraziato il pubblico per averlo applaudito sulla fiducia. Leonardo è un poeta esordiente; ha pubblicato qualche anno il suo primo libro intitolato <em>Ulivo migratore</em>. “Ad esempio, mi è capitato di assistere a una scena reale che mi ha trasmesso calore e ho voluto trasportarla e fissarla su carta: mentre tornavo a casa mia in Umbria da Montpellier ho visto una famiglia salire sull’autobus”. La poesia si chiama &#8220;Orecchino Nero&#8221;.</p>
<div id="attachment_63364" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-63364 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/IMG_7834-300x168.jpg" alt="Fonte: Lavinia Beni" width="300" height="168" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Lavinia Beni</p></div>
<p>“Quando mi esibisco è il mio modo per poter dire quello che veramente penso e provo durante la giornata e poterlo dire senza tutti quei limiti che il dialogo quotidiano ci impone”. <strong>Martina Lauretta</strong> ha ventiquattro anni e pratica la <strong>slam poetry</strong>, ovvero la poesia performativa, insieme al suo amico <strong>Filippo Capobianco</strong>, della sua stessa età. <mark class='mark mark-yellow'>La slam poetry nasce negli anni Ottanta a Chicago, in un locale che si chiama Green Mill, grazie al poeta Marc Kelly Smith. “Questo poeta”, racconta Filippo, “aveva il desiderio di far tornare la poesia a una dimensione più popolare, più vicina al pubblico”.</mark> La slam poetry è una competizione con tre regole: recitare solo testi propri, nessun oggetto di scena o no costume o musica di accompagnamento e massimo tre minuti di tempo. Solo corpo e voce. A decidere chi vince è il pubblico: una giuria di cinque persone scelte a caso che votano da uno a dieci usando le dita o una lavagnetta. “Cosa significa votare la poesia? Niente”, spiega Filippo, “tra queste cinque persone ci potrebbe essere il massimo esperto di poesia e una persona che invece non ha mai letto una poesia. Si vota, quindi, quello che si sente. E questo rende tutto molto più comprensibile e vicino”. Dopo l’iniziativa di Marc Kelly Smith il movimento si è spanto in tutto il mondo. <mark class='mark mark-yellow'>In Italia è stato portato negli anni Duemila dal poeta Lello Voce e nel 2013 si è costituita la LIPS (Lega Italiana Poetry Slam).</mark>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>“Quando scrivo, è come se avessi bisogno di mettere in ordine ciò che per me è aggrovigliato. Districo su pagina”. Martina Lauretta, poetessa performativa.</span></p>
<p>Martina ha cercato di fondere gli studi teatrali con la poesia, attività che l’ha accompagnata da sempre. Ha conosciuto la poesia performativa attraverso questa esprime se stessa. “Quando scrivo, è come se avessi bisogno di mettere in ordine ciò che per me è aggrovigliato. Districo su pagina”. Filippo Capobianco è campione Slam Poetry 2022. Ci racconta cosa prova quando sale sul palco: “Quando mi esibisco mi sento a casa, perché è una dimensione (quella del palco e del pubblico) in cui mi riconosco. E ogni volta che mi connetto con questa realtà mi sento parte di un movimento più ampio”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>“Quando mi esibisco mi sento a casa, perché è una dimensione in cui mi riconosco. E ogni volta che mi connetto con questa realtà mi sento parte di un movimento più ampio”, Filippo Capobianco, vincitore Slam Poetry 2022.</span></p>
<p>Pubblico e palco: la poesia performativa cerca di recuperare la forma orale originale della poesia, riportarla nei luoghi in cui si è sempre sviluppata, cioè in mezzo alle persone. “La slam poetry non è un genere di poesia, è un modo di fare poesia. È un laboratorio a cielo aperto”, dichiara Filippo. Martina conclude: “È un sottobosco tutto da aprire. Solo così si scopre il mondo che c’è dietro”. I poeti non dormono la notte è stato il ritornello che ha accompagnato tutte e le ventiquattro ore di ininterrotta poesia. E i poeti non hanno dormito, ma a prendere sonno non sono stati nemmeno gli spettatori. Il pubblico ha vissuto un sogno costruito tra voci e un piccolo palco di legno.</p>
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		<title>Sessant&#8217;anni dalla morte di Sylvia Plath: una poetessa poliedrica</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2023 17:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia Beni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sylvia Plath]]></category>

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		<description><![CDATA[“Sylvia scavava sempre più a fondo dentro se stessa. Voleva la verità e si metteva faccia a faccia anche con i suoi pensieri più torbidi, più bui. Ma era proprio ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="650" height="417" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/La-Capanna-del-Silenzio.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: La Campana del Silenzio" /></p><p>“Sylvia scavava sempre più a fondo dentro se stessa. Voleva la verità e si metteva faccia a faccia anche con i suoi pensieri più torbidi, più bui. Ma era proprio quella la parte più vera: la parte più scomoda. E lei voleva continuare a scavare e a far emergere la verità, bella o brutta che fosse”. Approfondire dentro il proprio sé, secondo <strong>Donatella Marcatajo</strong>, giovane pittrice e traduttrice, è stata un’azione fondamentale che caratterizza la natura di Sylvia Plath. Ogni volta si accede a uno strato sempre più profondo e si conosce qualcosa di nuovo. Forse è per questo che in lei convivevano mille sfaccettature ed <mark class='mark mark-yellow'>è bene non cercare di ingabbiarla in determinate etichette, come “la poetessa suicida” o la “poetessa depressa”.</mark> Donatella, che ha tradotto in italiano un libro sulla Plath, scritto da Dave Haslam e intitolato <em>La Mia Seconda Casa – Sylvia Plath a Parigi</em>, scardina gli stereotipi che gravano su di lei: <mark class='mark mark-yellow'>“Lei non era solo quello. È innegabile la depressione e il suicidio, ma lei era molto di più”. Oggi sono sessant’anni che la Plath è scomparsa: era l’11 febbraio del 1963</mark> quando Sylvia decise di togliersi la vita, infilando la testa nel forno della cucina, dopo aver sigillato la stanza dei suoi bambini con cura. Muore per avvelenamento da gas, a soli trent’anni, un mese dopo aver pubblicato il suo romanzo che l’ha resa celebre: <em>La campana di vetro</em>. Anche <strong>Antonella Anedda</strong>, poetessa e saggista italiana, spiega che è bene andare oltre il suo trascorso: “Troppo spesso si confonde l’opera con la sua autobiografia”. L’Anedda ci tiene a descriverla attraverso le espressioni di Amelia Rosselli, poetessa e traduttrice dei testi di Sylvia Plath, anch’essa morta suicida lo stesso giorno della Plath: l’11 febbraio 1996. “Mi piace ricordarla con le parole di Rosselli. Lei diceva che la forza di una poesia va letta a prescindere da quello che è stato il destino della sua autrice”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>“<em>Sylvia scavava sempre più a fondo dentro se stessa. Voleva la verità e si metteva faccia a faccia anche con i suoi pensieri più torbidi, più bui. Ma era proprio quella la parte più vera: la parte più scomoda. E lei voleva continuare a scavare e a far emergere la verità, bella o brutta che fosse</em>”. Donatella Marcatajo racconta la poetessa.</span></p>
<p>L’esistenza di Sylvia è stata piena. Nata a Boston il 27 ottobre 1932, spesso aveva avuto un rapporto ambivalente con ciò che la circondava: con la madre Aurelia e con la sua stessa identità di mamma. <mark class='mark mark-yellow'>Un sentimento ambivalente anche nella relazione con i figli e con la sessualità. In lotta con le convenzioni dell’epoca, secondo cui la donna americana degli anni Cinquanta doveva essere una perfetta casalinga e moglie.</mark> Nella sua opera autobiografica <em>Diari</em> scrive: “Ma anche le donne hanno delle voglie. Perché devono essere relegate al ruolo di depositarie delle emozioni, custodi dei bambini, nutrici dell’anima, del corpo e dell’orgoglio dell’uomo?”. Donatella sta scrivendo una tesi proprio sul rapporto che la Plath aveva con la gravidanza e la maternità: “Lei amava molto i suoi figli. Dentro di lei, però, c’era un conflitto. Quel conflitto nato dalle forzature sociali, amplificato dal tradimento e dall’abbandono del marito Ted Hughes”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Dai <em>Diari</em> della Plath: “<em>Ma anche le donne hanno delle voglie. Perché devono essere relegate al ruolo di depositarie delle emozioni, custodi dei bambini, nutrici dell’anima, del corpo e dell’orgoglio dell’uomo?</em>”.</span></p>
<p>Anche il matrimonio con Ted è complesso. Racconta Donatella: “Le cose andavano molto bene tra loro due fino alla nascita della prima figlia. Un amore anche anticonvenzionale per l’epoca: si dividevano i compiti e la giornata per occuparsi dei figli e della scrittura”. Ted Hughes è stato uno scrittore e un poeta famoso. Entrambi nutrivano stima intellettuale e letterale nei confronti dell’altro. “Poi è avvenuto il tradimento, poco dopo la nascita del secondo bambino”. <mark class='mark mark-yellow'>Tuttavia, nonostante la stima artistica che Ted aveva nei confronti della moglie, il marito decise di rendere pubbliche le sue opere censurando le parti che non gli piacevano.</mark> “Da un certo punto di vista è stato Ted che ha diffuso la sua opera, però l’ha rimaneggiata. Ha toccato la sua ultima raccolta di poesie – <em>Ariel</em> – che lei aveva già terminato. Sylvia era pronta per la stampa. Poi è morta e Ted ha inserito dei poemi che lei aveva scritto nell’ultimo periodo prima di suicidarsi. Ha stravolto tutto il concept che aveva dato Sylvia ed è come se l’avesse fatta passare per la poetessa suicida”. L’ultima poesia della raccolta <em>Ariel</em>, infatti, è “Orlo” o “Limite” (ci sono diverse traduzioni del titolo), pezzo che lei ha scritto proprio quando si trovava al limite dei suoi giorni.</p>
<div id="attachment_62805" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img class="size-medium wp-image-62805" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/ilLibraio.it_-300x164.jpeg" alt="Fonte: ilLibraio.it" width="300" height="164" /><p class="wp-caption-text">Fonte: ilLibraio.it</p></div>
<p>Anche nei <em>Diari</em> si vede l’operazione di Ted: “Sembra che abbia cercato di imbavagliarla anche lì, soprattutto quando parla della sua libertà sessuale e dei rapporti che aveva intrattenuto con gli altri ragazzi prima di lui”.</p>
<p>I <em>Diari </em>contengono tutti i pensieri della Plath. Raccontano anche della sua depressione e ad un certo punto si trasformano in una sorta di diario terapeutico, momento che coincide con la sua psicoterapia. <mark class='mark mark-yellow'>Sylvia aveva già provato a suicidarsi. “Il suo gesto mi è sembrato sempre stridente con il periodo storico della sua vita che stava vivendo. Le volte che aveva tentato di morire combaciano con momenti specifici: quando aveva già superato delle fasi cupe e aveva varie porte aperte.</mark> Nel 1953 era una studentessa modello, tante l’avrebbero invidiata. Aveva raggiunto l’apice della sua carriera. Forse era proprio questo il problema: forse non riusciva a reggere l’apice, le aspettative e il successo. Nonostante lei avesse combattuto per tutta la sua vita per ottenere quell’apice”. Donatella Marcatajo crede che anche quando è riuscita a togliersi la vita il momento più cupo era già passato. “Stava vivendo un periodo di rivalsa, un nuovo inizio. Aveva appena concluso <em>Ariel</em>, raccolta in cui credeva molto, tanto da appellarla come l’opera che l’avrebbe fatta conoscere al mondo. Anche con Ted, secondo alcune testimonianze, il rapporto si era riappacificato e lui voleva tornare con lei”.</p>
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<div id="attachment_62807" style="width: 225px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-62807 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/IMG_7105-225x300.jpg" alt="Fonte: Lavinia Beni" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Lavinia Beni</p></div>
<p>Dal punto di vista letterario ci ha lasciato una grande eredità. Secondo la poetessa Antonella Anedda: “Il suo lavoro è stato anche ironico e scardinante sul linguaggio”. Una riscrittura della scrittura, un continuo processo creativo. “Scriveva in un modo celebrale”, Donatella si sente vicina alla Plath anche per come elaborava la realtà e ci tiene a liberarla da un’ulteriore etichetta che le è stata assegnata, quella della poetessa confessionale: “Secondo il mio parere e anche il parere di alcuni critici, <mark class='mark mark-yellow'>lei è qualcosa di unico e non fa parte strettamente della poesia confessionale. Paragonandola ad Anne Sexton o a Robert Lowell (i due esponenti principali del movimento) lei non scrive la poesia di getto, come fanno loro.</mark> Il suo modo di scrivere è studiato, c’è una forte simbologia dietro e non è facile capirla alla prima lettura. Lavorava e rielaborava continuamente le sue poesie”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>”<em>È importante ricordare Sylvia Plath. Spesso, coloro che incappano in lei lo fanno perché trovano una forma di conforto nelle sue parole. Si sentono compresi e riescono a superare i momenti bui della vita</em>”. Donatella Marcatajo spiega perché è importante divulgare la sua opera.</span></p>
<p>È importante ricordare e divulgare l’opera di Sylvia Plath. “Spesso, tutti coloro che si avvicinano ai testi di Sylvia lo fanno perché trovano una forma di conforto nelle sue parole; si sentono compresi. Anche io mi sono sentita così, in un periodo buio della mia vita. Lei mi ha aiutato molto. Perciò penso che sia importante parlare della sua letteratura, così le persone possono ritrovarsi nei suoi discorsi. È anche un modo per uscire dall’oscurità. Ecco uno dei motivi per cui tengo a diffonderla qui in Italia”. Donatella ha aperto tre anni fa una pagina Instagram (“Sylvia Plath Italy”). L’altro sogno della traduttrice e pittrice è che Sylvia venga liberata dalle gabbie-etichette che le sono state cucite addosso. <mark class='mark mark-yellow'>La Plath era molto di più e “più la si rilegge, più si scava dentro di lei (come lei stessa faceva) e più si riesce a intravedere quel suo piccolo angolo che aveva a che fare con la sua personalità” che era poliedrica e tendeva alla libertà e all’autodeterminazione.</mark></p>
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<div id="attachment_62808" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-62808 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/IMG_7103-1024x768.jpg" alt="Fonte: Lavinia Beni" width="1024" height="768" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Lavinia Beni</p></div>
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		<title>Poesia al Salone, mai più Cenerentola dell&#8217;editoria</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2022 19:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poeta]]></category>
		<category><![CDATA[Salone del Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni festival ha la sua Cenerentola. Al Salone del Libro di Torino questo ruolo spetta alla poesia. Dei quasi 1500 incontri previsti in programma, infatti, una minima parte sono quelli ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4032" height="3024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/foto-5.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="foto 5" /></p><p style="font-weight: 400;">Ogni festival ha la sua Cenerentola. Al Salone del Libro di Torino questo ruolo spetta alla poesia. Dei quasi 1500 incontri previsti in programma, infatti, una minima parte sono quelli dedicati a questo genere letterario. E, nella maggior parte dei casi, adibiti nelle sale meno capienti. “Il problema non è il Salone, il problema è il fatto che non c’è un’esposizione mediatica della poesia  – riflette il giovane poeta esordiente <strong>Demetrio Marra</strong> – . La gente viene qui allo stand di <strong>Industria &amp; Letteratura</strong> e non conosce nessuno di questi nomi, mentre il motivo per cui le persone vengono al Salone è proprio il piacere del riconoscimento: vedere l’autore che ti ha permesso di emozionarti con il suo libro provoca una sensazione di pura gioia. Per i poeti non è così, perché non abbiamo spazio.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>L&#8217;editore di Pietre Vive, Antonio Lillo: “La poesia è sottodimensionata a livello generale e gli editori seri che la diffondono in Italia sono pochi, circa una decina.”</span> <mark class='mark mark-yellow'>La “sottorappresentazione” poetica alla più importante manifestazione italiana dell’editoria non è altro che specchio della realtà stessa, fotografia coerente delle proporzioni del mercato.</mark> “Nello scenario italiano prevalgono altri generi letterari – conferma il poeta ed editore di <strong>Pietre</strong> <strong>Vive</strong>,<strong> Antonio Lillo</strong> –. La poesia è sottodimensionata a livello generale e gli editori seri che la diffondono in Italia sono pochi, circa una decina.”</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa decina, tuttavia, al Salone c’è. E, un po&#8217; come tutte le cose essenziali invisibili agli occhi, anche nella ristrettezza dello spazio sa emanare il profumo della propria ricchezza. <mark class='mark mark-yellow'>Da <strong>Interno Poesia</strong> a <strong>Interlinea</strong>, da <strong>Marcos Y Marcos</strong> a <strong>Ensemble</strong>, da <strong>Le Mezzelane</strong> a <strong>Pietre Vive</strong>: l’intento comune della partecipazione alla rassegna torinese è la possibilità dell’incontro, del dialogo, dell’intessere relazioni. Il Salone è un cantiere aperto, da cui scaturiscono contatti per il tempo che verrà: non soltanto con i lettori, ma anche con traduttori, critici letterari, giovani autori intenzionati a proporre opere e progetti inediti.</mark> “Un poeta dal Salone deve imparare, perché l’unico grande difetto della poesia è che crede di poter restare fuori dal mercato. C’è questa illusione che il poeta sia legittimato a stare nella sua alcova. Invece dovremmo girare, capire la gente, chiederci cosa potremmo imparare da un’esperienza di alta comunità come questa e dialogare di più con il pubblico”, chiosa Marra.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>La poesia spesso viene percepita come qualcosa di difficile e distante dalla pancia delle persone e dal loro cuore. “Quest’idea nasce molte volte dalla scuola, magari da professori che non la amano e la trattano come un mero strumento mnemonico piuttosto che un’immersione nella realtà”, spiega <strong>Andrea Cati</strong>, fondatore della casa editrice Interno Poesia. E invece la poesia è realtà, oltre che arte. E il suo compito è quello di intrattenere e divertire, raccontando il mondo di oggi: l’attualità, la politica, la cronaca.</mark>Le raccolte poetiche di <strong>Alice Serrao</strong>, <strong>Antonio Lillo</strong>, <strong>Lucianna Argentino</strong>, presentate in occasione dell’incontro “La diversità delle voci, l’unicità della poesia”, nascono proprio da lì. Da una cattedra scolastica che diventa punto di osservazione sui ragazzi, dal malessere di una giornata in tempo di pandemia, da un episodio di cronaca dietro al quale si cela la storia di un essere umano che diventa spunto di riflessione anche per la propria.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>La realtà deve entrare con prepotenza nella poesia: lo diceva uno dei più grandi poeti novecenteschi, <strong>T.S. Eliot</strong>. Lo ribadisce oggi la sua traduttrice <strong>Rossella Pretto</strong>: “Eliot sosteneva che non ci deve essere troppo di personale in poesia, ma un’impersonalità tale da poter comunicare oltre i tempi”. La sensibilità dell’autore deve limitarsi a mediare le immagini della realtà: il poeta è colui che distilla messaggi.</mark> Anche se non sono in molti a leggerli: le vendite di un libro di poesia si attestano in media intorno alle 500 copie, la metà di quelle contate per la prosa. Oltre a chi la scrive, a leggere poesia è un pubblico di nicchia, fatto di critici e universitari specializzati nel settore. Interno Poesia è in grado di fornire un identikit piuttosto preciso del lettore-prototipo: “siamo seguiti per il 70% da un uditorio femminile, di età compresa tra i 20 e i 40 anni. In gran parte con un’istruzione superiore. Proveniente soprattutto dal Nord e, in particolare, dalle città”. L’intento che già si sta muovendo è però quello di oltrepassare le frontiere del lettore classico e sconfinare oltre i luoghi abituali in cui si fa poesia, adeguandosi ai tempi e a nuove forme poetiche, come lo <em>slam poetry o l’instant poetry</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Nicola Crocetti sulla poesia dice: “Sono state date migliaia e migliaia di definizioni diverse. Segno che non ce n’è una valida per tutti. Io penso semplicemente che la poesia sia una forma di artigianato che usa come strumento le parole, con le quali gli esseri umani cercano di dar forma ai propri sentimenti per comunicarli e farne dono agli altri.”</span>“Poesie da spiaggia” è il titolo della recente raccolta curata da <strong>Jovanotti</strong> insieme a <strong>Nicola Crocetti</strong>. Nell’introduzione il cantante chiede all’editore che cosa, secondo lui, sia la poesia. Risposta: “Sono state date migliaia e migliaia di definizioni diverse. Segno che non ce n’è una valida per tutti. Io penso semplicemente che sia una forma di artigianato che usa come strumento le parole, con le quali gli esseri umani cercano di dar forma ai propri sentimenti per comunicarli e farne dono agli altri.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>E tra le voci che la rappresentano al Salone, a cui abbiamo chiesto una definizione, la poesia è</mark>: “Scrivere di ciò che si vive.” “Ciò che da ritmo.”“Né “sole, cuore amore”, né “andiamo a capo strano”. La poesia è un ritratto della realtà”. “Un’interruzione dalla performance angosciante della vita. Qualcosa che non comunica niente e non serve a niente. E proprio per questo sopravvive, sempre.” “Qualcosa che legge chi ama la vita, la natura, le persone. E chi vuole emozionarsi”. Ce n&#8217;è per tutti  gusti e per capire che la poesia non può ridursi a cenerentola dell&#8217;editoria.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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