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	<title>magzine &#187; podcasting</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Il futuro del giornalismo in un podcast</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Apr 2023 07:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Scotto Di Mase]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Fake news]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
		<category><![CDATA[podcasting]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni l’attività di podcasting è cresciuta vertiginosamente. Oggi, sono più di 400 milioni le persone che ascoltano podcast quotidianamente; una crescita che, secondo gli esperti, aumenterà esponenzialmente negli ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="208" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/podcast.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="podcast" /></p><p>Negli ultimi anni l’attività di <strong>podcasting</strong> è cresciuta vertiginosamente. Oggi, sono più di 400 milioni le persone che ascoltano podcast quotidianamente; una crescita che, secondo gli esperti, aumenterà esponenzialmente negli anni a venire. Ma come sono esplosi sul web? Alcuni, grazie ai social media, guadagnando gran parte del loro seguito mediante brevi clip pubblicate su Tiktok o Instagram. Altri, invece, sono stati resi famosi grazie all’ampio seguito ottenuto attraverso i resoconti su notizie di attualità, complice l’affidabilità di alcune redazioni giornalistiche.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Grazie alla loro popolarità, i podcast oggi possono essere un mezzo efficace per contrastare la disinformazione dilagante nei media e nei social media.</mark><br />
In una recente sessione dell&#8217;<strong>ICFJ Empowering the Truth Global </strong>Summit, l&#8217;ICFJ ha parlato con <strong>Amit Varma</strong>, scrittore, editorialista e conduttore del podcast settimanale “<strong>The Seen and The Unseen</strong>”, sul ruolo che il podcasting può svolgere nel rendere un reportage più credibile e affidabile.</p>
<p>Varma ha anche offerto alcuni spunti e suggerimenti per diventare un buon podcaster: amplificare la veridicità delle notizie, raccontare storie coinvolgenti in maniera semplice e puntare all’engagement del pubblico. Si sa, nel corso del tempo uno dei problemi principali del giornalismo è stato il principio di veridicità delle notizie. <mark class='mark mark-yellow'> “La nostra conoscenza del mondo è incompleta, per questo la nostra mente tenta di riempire gli spazi vuoti diventando vulnerabili alla disinformazione” </mark> ha spiegato Varma.</p>
<p><strong>Puntare sulla veridicità delle notizie<br />
</strong>Le cosiddette fake news sono sempre state presenti, ma oggi più che mai, i principali nemici sono la tecnologia e i social media. L’attività di fact-checking da sola non può far fronte alla grande vastità di disinformazione che circola sul web.</p>
<p><strong>Narrare storie coinvolgenti</strong><br />
È importante che i podcaster utilizzino tecniche di narrazione pratiche e coinvolgenti per accattivare più ascoltatori possibili. Trattandosi di un formato audio, la struttura della narrazione risulta fondamentale: bisogna promuovere un ambiente intimo, trattare con rispetto gli ospiti e puntare sulla visualizzazione di scene e personaggi.</p>
<p><strong>Coinvolgere il pubblico</strong><br />
Bisogna attirare il pubblico di ascolto tenendo presente la quantità di distrazione quotidiana: la maggior parte degli ascoltatori ascolta i podcast mentre viaggia in auto o si allena in palestra. Varma, inoltre, ha parlato della “teoria dei mille veri fan” per spiegare che non è necessario avere un grande seguito per avere successo. Bensì, è utile sviluppare una relazione diretta con almeno mille ascoltatori fedeli che finanzieranno in modo sostenibile il progetto.</p>
<p style="text-align: center;">Per saperne di più, continua a leggere su:<a href="http://https://ijnet.org/en/story/how-use-podcasting-amplify-credible-reporting"> Ijnet.org</a></p>
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		<title>Chora, la company che produce podcast e insegna a farli</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2022 04:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Chora]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
		<category><![CDATA[podcasting]]></category>

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		<description><![CDATA[Chora è una podcast company italiana. Nasce nel 2020, su iniziativa di Guido Brera, Mario Gianani, Roberto Zanco e Mario Calabresi. Tra le tante persone che svolgono quel lavoro fondamentale, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="500" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/francesca-milano.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="francesca milano" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong>Chora</strong> è una podcast company italiana. Nasce nel 2020, su iniziativa di <strong>Guido Brera</strong>, <strong>Mario Gianani</strong>, <strong>Roberto Zanco</strong> e <strong>Mario Calabresi</strong>. Tra le tante persone che svolgono quel lavoro fondamentale, anche se spesso inosservato, c’è <strong>Francesca Milano</strong>, responsabile dei podcast giornalistici.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’intento di Chora è quello di “dare voce a una vasta gamma di narrative autentiche, attraverso un’unione non convenzionale di formati”. Come si realizza, questo, nel concreto?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Quando si parla di formati si intende il fatto che noi facciamo da un lato informazione, ma dall’altro anche fiction. Ci sono molti tipi di podcast: editoriali, narrativi, ispirati a storie vere… Poi ci sono i podcast fatti per i brand, che usano la struttura narrativa per comunicare valori e storie legate ai marchi. Noi non facciamo podcast su un prodotto. Il nostro marchio di fabbrica è raccontare storie.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Si è da poco conclusa la prima edizione di “Chora Academy”: com’è nata e in cosa consiste questa iniziativa?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Chora Academy è la scuola che insegna a fare podcast, nei suoi molteplici aspetti. &#8220;C&#8217;era tanto interesse per il mondo del podcast, ma non altrettante persone che insegnassero a produrli&#8221; spiega Francesca Milano.</span> È nata perché ci siamo accorti che c’era un grande interesse attorno al mondo dei podcast. Questa curiosità non era accompagnata però da adeguati canali di formazione. Così abbiamo pensato di restituire un po&#8217; di affetto riscontrato in questi due anni di esistenza di Chora da parte del pubblico offrendo un corso gratuito. L’abbiamo fatto con lo spirito di voler aprire le porte di Chora e introdurre le persone nel nostro mondo, mostrando loro come avviene la realizzazione di un podcast nei suoi molteplici aspetti. Abbiamo ricevuto più di 4mila domande; all’inizio avevamo pensato di prendere cento persone, poi abbiamo aumentato il numero a 300. <mark class='mark mark-yellow'>Il corso è stato messo a disposizione online: i partecipanti seguivano le lezioni su tanti temi: come si fa un podcast, come si scrive una storia, come si sonorizza. Un podcast, infatti, non è solo scrittura, ma anche musica e suono. Volevamo tracciare una sorta di excursus da quando nasce l’idea a quando il prodotto viene pubblicato.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’intento di questa scuola era quindi quello di accrescere i contenuti e chi li produce. Pensa che il loro aumento sia proporzionale a quello degli ascoltatori?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il numero di podcast in Italia sta crescendo, ma stanno crescendo anche gli ascoltatori. È una crescita che va di pari passo. <mark class='mark mark-yellow'>Adesso deve aumentare anche la qualità dei podcast, che all’inizio erano soprattutto amatoriali. Più facciamo prodotti di valore, più il mercato si amplierà. La semplicità del mezzo non deve trarre in inganno: sembra una semplice registrazione vocale, ma in realtà è molto di più e richiede un grande lavoro.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come raggiungere la qualità?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Con un lavoro di squadra. <mark class='mark mark-yellow'>Il podcast non è opera da singoli: ci vogliono più menti che, insieme, non solo trovano la storia giusta, ma anche il modo di raccontarla. Servono professionalità tecniche, come il sound designer, che si occupano di cose che il giornalista non può fare. Per farli ascoltare c’è poi bisogno di comunicazione e a questo ruolo adempie il social media manager.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Qual è il segreto per fare podcast di successo?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Un podcast deve basarsi su un’idea originale. Non solo nel senso del contenuto, ma anche del punto di vista, che deve essere il più possibile intimo. Il podcaster deve sempre domandarsi: “Ha senso che quella storia la racconti io?”. Perché l’ascoltatore, per fidarsi della voce di chi racconta, deve sentirlo coinvolto in quella storia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Esiste un contenuto privilegiato per i podcast?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Francesca Milano: &#8220;Generare abitudine nell&#8217;ascoltare rende più facile creare una community attorno ad un podcast.&#8221;</span> Sicuramente quelli di informazione godono di un privilegio perché sono più frequenti: escono ogni giorno e in questo modo entrano a far parte della quotidianità dell’ascoltatore. <mark class='mark mark-yellow'>Generare abitudine nell’ascoltare rende più facile creare una community attorno a quel podcast.</mark> Un podcast che si basa su cinque puntate fa più fatica ad emergere, perché non ha il tempo di nascere e consolidarsi che è già finito. La costanza invece garantisce maggiori possibilità. Io credo moltissimo nella fiction: penso che si debba investire sulla narrazione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>È questa la direzione verso cui tende il futuro del podcasting?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Credo che sotto questo aspetto la strada sia promettente, perché tutti noi abbiamo sempre meno tempo di leggere e guardare la tv. Invece il podcast si concilia anche con i momenti in cui la persona è impegnata in altro. <mark class='mark mark-yellow'>Questo non significa che il podcast sostituirà i libri: quando avrai tempo per leggere, seduto in poltrona e goderti un bel libro, leggerai. Quel tempo non ce lo ruberà nessuno. Però, il podcast è come se, in ogni momento della giornata, ci accompagnasse con un racconto audio. Un po&#8217; come le vecchie storie che da bambini ci raccontavano i nostri genitori.</mark></p>
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		<title>Luci e ombre di Clubhouse, come il ritorno della voce sbanca sui social</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 06:58:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Barbieri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un invito che ti conduce in un nuovo mondo, fatto di persone che si mettono in gioco tramite la loro voce. È Clubhouse, il nuovo social network che tira una ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/clubhouse.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Clubhouse" /></p><p>Un invito che ti conduce in un nuovo mondo, fatto di persone che si mettono in gioco tramite la loro <strong>voce</strong>.</p>
<p>È <strong>Clubhouse</strong>, il nuovo social network che tira una riga e si differenzia perché non esistono canoni di bellezza e post a cui mettere mi piace ma, al contrario, è importante parlare e mettere in primo piano le proprie opinioni da condividere con altre migliaia di utenti. Nell’era del <strong>podcasting</strong>, dove alzare il volume fa scoprire nuove realtà e la ‘social radio’ inizia a fare capolino tra i nuovi settori della comunicazione, il network è subito diventato di tendenza e sono partiti dibattiti di varia natura nelle varie stanze (le cosiddette <i>room</i>), con famosi imprenditori, investitori, artisti, personaggi famosi e comunità differenti.</p>
<p>Come si fa a interagire? Bisogna “alzare la mano”, ovvero cliccare sul pulsante della mano in basso a destra, come in una vera e propria conferenza fatta di moderatori, dove il principio fondante è l’educazione e la moderazione del talk. Il proprietario della stanza può decidere se accettare il tuo intervento all’interno della discussione o rifiutare. Se il proprietario o i moderatori accettano, un utente può letteralmente parlare ad una platea di persone, pronte ad ascoltarlo. È facile individuare eventi in cui si discute di <b>revenge porn</b>, dove sceneggiatori ed esperti chiacchierano di come stia cambiando la <b>scrittura delle serie tv</b> e, visto il momento, di <b>passaporto vaccinale e di crisi di governo</b>.</p>
<p>Come tutte le grandi realtà, al suo interno è giusto evidenziare le sue luci e ombre. La piattaforma nasce nella Silicon Valley da <strong>Paul Davison</strong> e <strong>Rohan Seth</strong> ed è stata lanciata in America a maggio 2020 dalla <strong>Alpha Exploration Co</strong>. In pochi mesi contava più di 600.000 utenti registrati, ma ancora adesso il social è solo per coloro che utilizzano un dispositivo iOS ed è in fase di sviluppo la versione per i sistemi Android (non contando la questione dell’invito, una trovata di marketing che a breve dovrebbe essere rimossa). Una restrizione che taglia fuori una buona parte di fruitori, creando per il momento una legione ‘elitaria’ che conosce dall’interno l’applicazione.</p>
<p>Non solo: Clubhouse è diventato in breve tempo un enorme miniera d’oro per chi colleziona <b>voci e stati d’animo, in poche parole </b>informazioni di profilazione, rispetto alla quale chi deve proteggere la privacy dell’utente esige maggiore chiarezza. Per questo il Garante della privacy italiano è stato tra i primi a muoversi, mandando una lettera all’azienda, per far luce sulla questione del materiale sensibile. Si chiede di chiarire prima di tutto della conservazione dei dati e i termini entro i quali è prevista la <b>cancellazione delle tracce audio temporaneamente conservate</b> dall’azienda. Problemi che devono essere posti sul tavolo quando si parla di <b>indagini giudiziarie</b> e di estrapolazione di <b>dati biometrici. </b></p>
<p>In Cina per esempio <strong>è stata bloccata in poco tempo dal governo di Pechino</strong>, in quanto molti fruitori avevano incominciato a usarlo per parlare di temi normalmente censurati sui media e sui social cinesi. Anche per i giornalisti è diventata un&#8217;opportunità di confronto, come se fosse ancora possibile discutere senza scontrarsi, in un mondo cinese polarizzato e tormentato da correnti ideologiche e dai rancori accumulati attraverso la repressione e i conflitti. Una parentesi di libertà d’espressione che alcuni erano disposti a pagare <strong>70 dollari</strong> a invito.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le dinamiche sono molteplici e in costante evoluzione. A volte serve sperimentare e avere il proprio sguardo per indagare al meglio un fenomeno di questo tipo e proprio per questo abbiamo intervistato <strong>Nicoletta Vittadini</strong>, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell&#8217;Università Cattolica, che fin da subito ha testato il social network del momento.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Quando ha deciso di iscriversi a Clubhouse e perché?</b></p>
<p>Ho deciso di iscrivermi a Clubhouse perché da studiosa dei social media sono sempre attenta allo sviluppo di nuove piattaforme, perciò ho deciso di provarlo appena ho saputo della sua esistenza. In particolare, Clubhouse ha attratto la mia curiosità perché tenta una strada alternativa al linguaggio mainstream, come per esempio il video.</p>
<p><b>Testando la piattaforma e le room al suo interno, che cosa ne pensa del funzionamento di questo nuovo social?</b></p>
<p>Al di là dell&#8217;indiscussa novità di porre al centro l&#8217;oralità al posto della scrittura e della comunicazione audiovisiva, l&#8217;elemento che mi sembra più interessante di Clubhouse è la particolare declinazione della socialità. In Clubhouse, perché una room esista, deve riuscire ad aggregare un gruppo di persone attorno a un tema di interesse e a creare la disponibilità ad ascoltare uno o più esperti o uno o più brillanti conversatori. All&#8217;interno di questo modello, ovviamente,  tutti possono intervenire e dialogare. In sintesi, non si entra in Clubhouse per mettersi a parlare da soli (a pubblicare post su di sé per intenderci), ma si entra per ascoltare o parlare con altri, ad altri di qualcosa che ci interessa e ci accomuna, ma quasi mai di sè. Mi sembra un elemento di indiscussa novità rispetto alla logica del following, della friendship e mi sembra interessante anche l&#8217;uscita dalla logica io-centrata di molte piattaforme.</p>
<p><b>Secondo la sua esperienza nel settore, perché in questo momento si è sentita l’esigenza di creare una rete che funzioni grazie alla voce? Quale valore aggiunto può dare la piattaforma nel mondo della comunicazione?</b></p>
<p>Clubhouse &#8211; come piattaforma legata alla voce &#8211; non nasce come un fiore nel deserto. La voce sta conquistando uno spazio progressivamente sempre più importante nel sistema dei media digitali. Basta pensare ad alcuni fenomeni contemporanei e in crescita: il mercato degli audiolibri, l&#8217;ascolto di podcast, le interfacce vocali, gli smart speaker (il cui uso come strumento di intrattenimento è cresciuto nell&#8217;ultimo anno) e così via. Per non citare la sempre viva comunicazione radiofonica. Quindi un social network basato sulla voce è in sintonia con l&#8217;evoluzione delle interfacce e dei dispositivi digitali e con una rinnovata centralità del linguaggio naturale nella comunicazione.</p>
<p><b>Dopo l’entusiasmo iniziale scaturito dagli inviti si è parlato di alcuni problemi di privacy che questo social potrebbe avere, soprattutto per la registrazione delle conversazioni, e del fatto che è una versione beta e lascia fuori una fetta di utenti con il sistema Android. Che miglioramenti si potrebbero fare per renderlo più efficace?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>Clubhouse è una piattaforma in fase di sviluppo che &#8211; per quanto dichiarato sinora dai suoi fondatori &#8211; non resterà legata al sistema operativo IOS per sempre, così come non proporrà per sempre il meccanismo ad inviti. Si tratta di due tratti provvisori che sono stati presentati come funzionali a contenere l&#8217;esplosione di utenti fino allo sviluppo ottimale della piattaforma. Rispetto alla privacy dobbiamo considerare che l&#8217;utilizzo di qualsiasi piattaforma social implica la cessione di alcuni dati personali, così come molte altre pratiche della nostra vita quotidiana che ormai è caratterizzata pienamente da una economia delle piattaforme fondata sulla capitalizzazione dei dati degli utenti. Per quanto riguarda specificamente Clubhouse credo che dobbiamo distinguere due temi: la conformità al GDPR che non è ancora perfezionata (passaggio che andrà fatto se la app vuole svilupparsi in Europa) e la vulnerabilità della app rispetto ad accessi dall&#8217;esterno che possiamo immaginare sarà affrontata con attenzione nelle prossime fasi di sviluppo della piattaforma.</p>
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