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	<title>magzine &#187; Papa Francesco</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>MONSIGNOR BATURI: &#8220;Papa Francesco ci insegna a non avere paura della malattia&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 03:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei dodici anni di pontificato, monsignor Giuseppe Baturi è stato a stretto contatto con papa Francesco. Nel 2019, il Pontefice l’ha nominato arcivescovo metropolita di Cagliari; tre anni dopo, invece, l’ha ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="755" height="491" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/00251_19012023-755x491.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="(Foto Siciliani - Gennari/SIR)" /></p><p>Nei dodici anni di pontificato, <strong>monsignor Giuseppe Baturi</strong> è stato a stretto contatto con <strong>papa Francesco</strong>. Nel 2019, il Pontefice l’ha nominato <a href="https://www.chiesadicagliari.it/arcivescovo/giuseppe-baturi/"><strong>arcivescovo metropolita di Cagliari</strong></a>; tre anni dopo, invece, l’ha scelto come <a href="https://www.chiesacattolica.it/annuario-cei/vescovo/14450/s-e-r-mons-giuseppe-andrea-salvatore-baturi/"><strong>segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)</strong></a>. L’ultima volta che si sono incontrati è stata il <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2024/september/documents/20240930-custodi-del-bello.html"><strong>30 settembre</strong></a>: nella Sala Clementina del palazzo Apostolico, monsignor Baturi – insieme a una delegazione proveniente dalla Sardegna – ha partecipato all’udienza col Santo Padre. Per la sua salute, monsignor Baturi ha presieduto un momento di preghiera al duomo di Cagliari. Una preghiera che si è estesa a ogni angolo del mondo. Ma, in queste settimane di preoccupazione e incertezza, hanno proliferato <a href="https://x.com/KalchikRev/status/1894056309277737096?ref=nl-huff-a-occ">congetture</a> e <a href="https://x.com/FatherAltman/status/1893399156783210566?ref=nl-huff-a-occ">menzogne</a> sulle condizioni del Vescovo di Roma.</p>
<p>«Come tanti, provo un sentimento di partecipazione emotiva, pietà nell’affetto e nella preghiera, nei suoi confronti. Andando in giro nelle parrocchie si nota un riferimento al papa in termini affettivamente intensi, come uomo di famiglia, padre, nonno che sta male. Questo mi ha colpito, e significa che è entrato nel panorama spirituale e affettivo di tanti italiani e pellegrini. Per noi, però, c’è qualcosa in più: il legame che ci stringe al Santo Padre non è semplicemente una dimostrazione di affetto, ma è l’affermazione della comunione cattolica che attorno a Pietro ha bisogno della fede, che si alimenta della carità e della speranza. Man mano che i giorni scorrono, pregando e facendo pregare, ho capito che la sofferenza, la debolezza, la fragilità sono parte della testimonianza di Cristo e dell’impegno di Pietro, che deve confermare nella fede i discepoli del Signore anche nella fragilità della malattia e nella vulnerabilità di stare dove non si vorrebbe».</p>
<p><strong>Secondo lei, papa Francesco come trascorrendo questa lunga degenza?</strong></p>
<p>«In questo periodo non ho parlato col Santo Padre, ma credo la stia vivendo con la consapevolezza di dover seguire Gesù, immedesimandosi con lui, come forma di testimonianza per la Chiesa dell’amore di Dio e del valore della vita. È trasparente sulla sua condizione di salute, su ciò che è successo e sulle difficoltà durante la giornata. Lo fa davanti a tutti perché la malattia vissuta con amore fa parte del ministero di Pietro. Attraverso la comunicazione quotidiana sul suo lavoro, testimonia che la vita è una responsabilità e che i momenti di malattia vanno vissuti per un impegno. Il papa è uomo immerso nella preghiera e nella contemplazione e – non vorrei dire qualcosa d’inaccettabile – nella serena meditazione sul mistero della morte come passaggio all’eternità. La vera felicità è quella che ha bisogno del Dio eterno e della vita eterna».</p>
<p><strong>Eccellenza, i fedeli fanno sentire la loro vicinanza al papa. Oltre alla fede, quali sono i motivi che li legano a lui?</strong></p>
<p>«La franchezza, la schiettezza e il modo di fare i conti con la vita del Santo Padre lo rendono vicino a loro. Lo considerano uno di famiglia che affronta le vicende personali senza vergognarsi dei propri limiti, come testimonia il farsi vedere sulla carrozzina, l&#8217;ammettere di non respirare bene, dire che è il momento di andare via. Pregando per lui, in fondo, anche noi stiamo affrontando le nostre fragilità e debolezze. E, non a caso, le nostre preghiere sono destinate non solo al Santo Padre, ma anche anche agli infermi, ai medici, ai curanti. Come dicevano i padri della Chiesa, allo stesso tempo Cristo è il medico delle anime e dei corpi, ossia il buon samaritano, e il paziente verso cui si piegano i curanti».</p>
<p><strong>Il Santo Padre sta “normalizzando” la malattia. È un altro modo per ribadire il lato più umano della Chiesa?</strong></p>
<p>«La Chiesa è una realtà di uomini, investita dalla grazia dello Spirito Santo. Normalmente, il modo in cui Dio approccia l’uomo e si offre alla sua libertà è attraverso altri uomini. E quest’ultimi portano il tesoro della fede in vasi di creta. In questo senso, Pietro è colui che, investito di una missione, deve consumare tutta la sua vita. Ma ha paura &#8211; è istintivo &#8211; e ama Gesù. Tra gli apostoli può predicare il Vangelo in quanto lui è perdonato e si è riconciliato con i suoi limiti. In una cultura secondo la quale il successo è misurato dall’efficienza, dal divismo e dalla perfezione, il papa è un uomo malato che ama la vita e gli altri, e indica la necessità di amare tutti. È l’esempio che la grazia si afferma non nonostante l’aspetto umano, ma grazie e dentro la dimensione umana. Così, aiuta gli uomini a riconciliarsi con la propria umanità, mostra la grandezza della fede e dell’umano, aiutandoci ad amarlo un po’ di più nelle contraddizioni, nel limite, nella malattia».</p>
<p><strong>Eccellenza, le dicerie, le speculazioni e le falsità sulla salute del Papa quali sentimenti le suscitano?</strong></p>
<p>«È un modo per sprecare un grande mistero e un’enorme testimonianza, riducendoli a calcoli politici, giochi, schieramenti. Penso si debba salvare il più possibile la dignità umana e cristiana di quello che sta avvenendo, sganciandola da ogni calcolo o previsione e accogliendola così com’è. Tanto più che il papa mostra il coraggio della verità, non ha paura della verità, né di dire la collocazione temporale dei suoi affanni».</p>
<p><strong> Si è riparlato delle possibili dimissioni del pontefice. È uno scenario plausibile?</strong></p>
<p>«Dobbiamo stare attenti perché chi ha aperto la porta a questa possibilità, papa Benedetto XVI, ha spiegato di aver assunto quella decisione dopo aver pregato e con la consapevolezza delle responsabilità che assumeva davanti a Dio e alla Chiesa. È la logica di una coscienza che sta davanti a Dio e alla propria responsabilità umana. Qui bisogna fermarsi e accogliere in silenzio. Non si può strattonare la coscienza di un uomo di fede davanti a Dio, collocandolo dentro previsioni o auspici personali. Decide il papa, solo lui. E noi siamo con lui a pregare, sostenere e ad accogliere la sua testimonianza. Introdurre logiche diverse significa non ascoltare e sciupare una grande esperienza che stiamo vivendo in questi giorni».</p>
<p><strong>Qual è la sua risposta a chi sostiene che la Chiesa non sia guidata dal suo pastore?</strong></p>
<p>«È un’affermazione preconcetta, che non risponde alla verità. Papa Francesco è lucido, ben orientato e collaborativo e, quindi, è consapevole di sé, del proprio ruolo nella Chiesa e di ciò che questa sta vivendo. Se la Chiesa è la comunità dei fedeli che guardano a Cristo come Signore, non si può dire che in questi giorni non abbia avuto una guida: l’ha avuta e, in questo momento, è al Gemelli che aiuta tutti a pregare e guardare Cristo nostro Signore. Ed è anche una tesi che non fa i conti col cristianesimo. San Paolo, quando è stato in catene, ha detto che non poteva andare presso le sue comunità, ma lo muoveva la preoccupazione per la Chiesa. Le sue catene non gli impedivano di rendere testimonianza a Cristo e guidare le chiese».</p>
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		<title>Guerra e pace: le due facce del Congo</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2023 07:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Longo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[Padre Albanese]]></category>
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		<description><![CDATA[“L&#8217;Africa è il cuore nevralgico del mondo, e il Congo è il cuore del cuore”. Le parole della drammaturga statunitense Eve Ensler riassumono l’essenza di un Paese che le deve ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="750" height="422" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/congo.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Getty Images" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>“L&#8217;Africa è il cuore nevralgico del mondo, e il Congo è il cuore del cuore”.</mark> Le parole della drammaturga statunitense Eve Ensler riassumono l’essenza di un Paese che le deve molto. Fu lei a creare la cosiddetta “Città della Gioia” a Bukavu, per dare sostegno alle donne congolesi vittime di abusi sessuali. E chissà se questa volta “saranno (proprio) le donne congolesi a curare quel cuore”, come auspicava allora Ensler. A distanza di vent’anni dall’inizio di quel progetto, il Congo è ancora un cuore ferito, che continua a battere su due frequenze diverse: da un lato, il battito lento e pieno di speranza, alla continua ricerca della pace, dall’altro quello veloce e incessante della guerra.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il Congo oggi è un cuore ferito che continua a battere su due frequenze diverse: da un lato, il battito lento e pieno di speranza, alla continua ricerca della pace, in attesa della visita di papa Francesco. Dall’altro, quello veloce e incessante della guerra e degli attacchi, l&#8217;ultimo dei quali in una chiesa di Kasindi, per mano dell&#8217;Isis</span></p>
<p>In questi giorni, un nuovo episodio di violenza ha riportato il Congo in prima pagina sui media internazionali. <mark class='mark mark-yellow'>Una bomba è esplosa in una chiesa pentecostale nella città di Kasindi, causando 17 morti e diversi feriti. Il feroce attacco è stato rivendicato dall’Isis, ormai saldamente presente in questi territori. La tragedia è avvenuta nella regione del Nord Kivu, al confine con l’Uganda. Due anni fa, sempre in quelle zone, nella città di Goma, era stato ucciso l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e proprio a Goma è stata cancellata la messa che Papa Francesco avrebbe dovuto celebrare nei prossimi giorni.</mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Troppi i rischi in quelle aree, ma la missione di pace di Bergoglio passerà comunque dal Congo, nel suo viaggio africano programmato dal 31 gennaio al 5 febbraio.</mark> Questa sarà l&#8217;occasione, almeno per i media italiani,  per riportare l&#8217;attenzione sulla complessa situazione politica e sociale in cui è immerso il Paese. Come ricorda padre Giulio Albanese, missionario comboniano esperto di questioni africane e già fondatore dell&#8217;agenzia di stampa Misna, “lì la guerra va avanti da vent’anni ma non è mai stata mediatizzata”.</p>
<p>La guerra parte dalla corsa ai giacimenti minerari che pullulano nel Nord Kivu e fanno gola agli Stati confinanti e non solo. In Congo, infatti, oltre al petrolio, all’oro e ai diamanti, è presente un enorme quantità di coltan, una lega di columbio e tantanio che viene utilizzata negli strumenti tecnologici di tutto il mondo per ottimizzare il loro consumo energetico.</p>
<p>La lotta per le materie prime, nella quale sono coinvolte le più grandi multinazionali mondiali, alimenta la ferocia di decine di bande armate nelle, stando alle stime delle Nazioni Unite, militerebbero circa 20mila persone, tra cui moltissimi giovani. <mark class='mark mark-yellow'>“Tanti ragazzi che vivono nelle baraccopoli – spiega padre Albanese – vengono risucchiati dalla malavita organizzata per andare alla ricerca di denaro. Questo è il risultato delle disuguaglianze sociali che generano violenze anche nei confronti dei cristiani”.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Padre Giulio Albanese, missionario comboniano: &#8220;Si parla poco del Congo, un Paese vittima della corsa alle materie prime e delle bande armate. Se viene data alle fiamme una moschea nessuno ne parla ma se viene bruciata una chiesa tutte le agenzie del mondo ne parlano&#8221;.</span></p>
<p>Le chiese, infatti, vengono considerate il simbolo della ricchezza occidentale e per questo diventano l’obiettivo principale dei gruppi armati. Un obiettivo che viene colpito anche in funzione mediatica. “Se viene data alle fiamme una moschea nessuno ne parla ma se viene bruciata una chiesa tutte le agenzie del mondo ne parlano”. La religione viene quindi strumentalizzata e diventa arma di distruzione di massa in mano agli estremisti.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>In molti casi, i gruppi armati diventano a loro volta uno strumento di controllo esercitato dai potenti per avere il predominio sui territori congolesi e sulle materie prime, come il cobalto. “Dietro le quinte – conclude padre Albanese – si celano interessi legati a compagnie straniere e a nazioni che si qualificano come democratiche e avanzate, ma che causano guerra e violenza”.</mark> Tra queste la Svizzera, il Lussemburgo, gli Emirati Arabi Uniti, la Cina.</p>
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		<title>Congo: tra il viaggio del Papa e l&#8217;omicidio Attanasio</title>
		<link>http://www.magzine.it/congo-tra-il-viaggio-del-papa-e-lomicidio-attanasio/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 18:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[antonella napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
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		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Due nazioni, tre città, otto discorsi, tre omelie, incontri con autorità civili ed ecclesiali, giovani, sfollati, vittime di violenza. Questo sarebbe dovuto essere il programma del viaggio di papa Francesco ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="702" height="459" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/papa-francesco-africa-702x459.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="papa-francesco-africa-702x459" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Due nazioni, tre città, otto discorsi, tre omelie, incontri con autorità civili ed ecclesiali, giovani, sfollati, vittime di violenza. Questo sarebbe dovuto essere il programma del <strong>viaggio di papa Francesco in Congo e Sud Sudan</strong>, tra il 2 e il 7 luglio, un ritorno in Africa quasi tre anni dopo l’ultima volta.</mark> Il pontefice ha però dovuto annullare il viaggio a causa delle sue precarie condizioni di salute. Questo è stato il motivo ufficiale, ma secondo <strong>Matteo Giusti</strong>, giornalista esperto di Africa, «è mancata un po’ di comunicazione perché da poco più di un mese è scoppiata nuovamente la guerra nella parte Orientale del Congo. Una milizia ribelle di etnia Tutsi ha cominciato ad attaccare postazioni e basi militari dell’esercito nazionale congolese strappando villaggi ai cittadini. La zona è fortemente insicura e secondo me è mancata un’analisi approfondita del posto».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il viaggio di papa Francesco potrebbe essere collegato, forse non esplicitamente, ad un altro avvenimento: l’omicidio di Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo</span></p>
<p>Il papa aveva organizzato questo viaggio da diverso tempo, ma era stato rimandato più volte a causa della pandemia. <strong>Antonella Napoli</strong>, direttrice di <em>Focus on Africa</em>, sostiene che Bergoglio «aveva annunciato più volte l’intenzione di andare nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan a portare una parola che potesse in qualche modo favorire il processo di pacificazione nei due paesi, portare un messaggio di vicinanza e far sentire meno solo il continente africano. <mark class='mark mark-yellow'>Ci sono comunità forti, sia cristiane sia cattoliche, e una forte presenza missionaria». Preti e suore che decidono di raggiungere zone difficili dell’Africa per aiutare la popolazione locale. Una di loro è <strong>suor Luisa Gariboldi</strong>, missionaria in Congo per quasi trent’anni</mark>. La sua prima missione è iniziata nel 1991 nella provincia del Kivu, l’ultima, a Goma, è finita il 30 ottobre 2020. Si è sempre occupata della catechesi e dell’insegnamento della religione nelle scuole locali: «Da quando sono arrivata, in Congo c’è sempre stata una difficoltà nella formazione scolastica, lo Stato ha cominciato a non essere più in grado di sostenere e di retribuire adeguatamente le insegnanti. C’è una forte crisi nella formazione scolastica di base». Le famiglie hanno in media cinque figli, ma c’è un alto tasso di abbandono della scuola perché mancano le risorse economiche. Spesso vanno avanti uno o due figli: prendendo il diploma possono poi far studiare i fratelli più piccoli. Una situazione molto difficile in cui la povertà e il degrado stanno di anno in anno aumentando. Suor Luisa racconta che in un contesto simile <mark class='mark mark-yellow'>«ad emergere sono i ricchi, i padroni, mentre i poveri diventano sempre più poveri. Mancano anche i bisogni elementari delle persone. Dopo anni lì non ti arrischi più a chiedere a qualcuno come stai e cosa hai mangiato perché è da stupidi. Vedi bambini sporchi perché la mamma non ha trovato niente e non li può lavare»</mark>.</p>
<p>Il viaggio di papa Francesco potrebbe essere collegato, forse non esplicitamente, ad un altro avvenimento: l’omicidio di <strong>Luca Attanasio</strong>, ambasciatore italiano in Congo, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo. L’intento del pontefice di aiutare a risolvere una vicenda che, a più di un anno di distanza, ha ancora molti punti oscuri, potrebbe essere solo un’ipotesi ma, secondo Matteo Giusti, <mark class='mark mark-yellow'>«quando il papa organizza qualcosa, vi è sempre dietro una riflessione. Visto che ha incontrato la famiglia dell’ambasciatore, credo che durante il suo viaggio pastorale avrebbe potuto fare anche un piccolo passo per riattivare l’attenzione dei media e cercare di spingere la Repubblica Democratica del Congo a collaborare»</mark>. Un’ipotesi sostenuta anche da Antonella Napoli: «Non è un caso che Francesco avrebbe dovuto celebrare messa a Rutshuru, una località a pochi chilometri da dove è avvenuto l’agguato».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Non è un caso che Francesco avrebbe dovuto celebrare messa a Rutshuru, una località a pochi chilometri da dove è avvenuto l’agguato»</span></p>
<p>È però difficile prevedere quanto il viaggio di Bergoglio avrebbe potuto aiutare nella prosecuzione delle indagini. «C’è sempre stata molta reticenza a parlare dell’omicidio del nostro ambasciatore» spiega Matteo Giusti. «I nostri carabinieri, i Ros, che dovrebbero andare lì a svolgere le indagini, non riescono ad ottenere il permesso del Governo del Congo». Inoltre, come ricorda il giornalista, sono state aperte ben tre inchieste: le autorità di Kinshasa hanno incolpato una milizia che opera nella foresta, le Nazioni Unite hanno raccolto le prove in appena una settimana e la magistratura di Roma deve affrontare non solo le resistenze dei congolesi, ma anche dell’Onu. «Il World Food Programme avrebbe dovuto garantire la sicurezza di Attanasio e i suoi membri possono chiedere l’immunità diplomatica. La magistratura italiana non riesce ad incriminarli».</p>
<p>Antonella Napoli rincara la dose, sottolineando la <mark class='mark mark-yellow'>completa mancanza di chiarezza delle autorità congolesi: «Da parte loro, non c’è mai stata piena collaborazione. Anche gli arresti che hanno compiuto sono stati definiti, da analisti e conoscitori del Congo, solo dei capri espiatori, agnelli sacrificali da utilizzare in conferenza stampa».</mark></p>
<p>Manca, dunque, la volontà di Kinshasa di scoprire la verità, perché potrebbe rivelarsi un vaso di Pandora. In una vicenda come questa, in cui rimangono ancora tante ombre e dubbi sulle responsabilità del governo locale e delle istituzioni internazionali, <mark class='mark mark-yellow'>il viaggio del papa avrebbe potuto aiutare a costruire un ponte tra Roma e il Congo, una collaborazione che, fino ad ora, è mancata, lasciando la famiglia di Luca Attanasio senza risposte.</mark></p>
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		<title>Papa e von der Leyen: stop alla guerra &#8211; Le quattro notizie del giorno</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2022 14:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[cgil]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[ursula von der leyen]]></category>

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		<description><![CDATA[Papa Francesco riceve Ursula von der Leyen: &#8220;Comune impegno per porre fine alla guerra&#8221; Il Papa ha ricevuto in udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, la Presidente della Commissione Europea Ursula ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="844" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844" /></p><p><strong>Papa Francesco riceve Ursula von der Leyen: &#8220;Comune impegno per porre fine alla guerra&#8221;</strong></p>
<p>Il Papa ha ricevuto in udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, la quale si è successivamente incontrata con il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati.<br />
La von der Leyen aveva incontrato il Pontefice il 22 maggio 2021, parlando allora delle drammatiche conseguenze della pandemia, del tema dei migranti e la crisi climatica.<br />
<mark class='mark mark-yellow'> Il tema dell’incontro di oggi, invece, è stato &#8216;far cessare al più presto la guerra in Ucraina&#8217;. </mark> Durante l&#8217;incontro il Pontefice si è soffermato sui problemi umanitari e alimentari che questo conflitto sta creando.<br />
&#8220;Nel corso dei cordiali colloqui in Segreteria di Stato, ci si è soffermati sulle buone relazioni bilaterali e sul comune impegno ad adoperarsi per porre fine alla guerra in Ucraina, dedicando particolare attenzione agli aspetti umanitari e alle conseguenze alimentari del protrarsi del conflitto&#8221;, riferisce la Santa Sede.<br />
&#8220;Sono veramente lieta di aver incontrato di nuovo Sua Santità a Roma&#8221;, scrive sui social von der Leyen. <mark class='mark mark-yellow'> &#8220;Siamo con coloro che soffrono per le distruzioni che sta subendo l&#8217;Ucraina. Questa guerra deve finire riportando la pace in Europa&#8221;. </mark><br />
Durante l’udienza la presidente della Commissione Ue ha parlato con Papa Francesco anche delle conclusioni della Conferenza sul futuro dell’Europa e delle sue conseguenze sui futuri assetti dell’Unione, nonché di clima e architettura sostenibile.</p>
<p>(Giovanni Corzani)</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Condannati a morte tre combattenti stranieri a Donetsk. Lavrov: “Processati in base alle leggi della Dpr”</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“La condanna a morte dei tre mercenari è stata presa in base alle leggi della Repubblica popolare di Donetsk e non si deve interferire con il suo sistema giudiziario”. Sono queste le parole del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, in merito alla condanna a morte in primo grado inflitta dalla Dpr ai tre uomini che hanno combattuto con la legione straniera in Ucraina. <mark class='mark mark-yellow'>I tre sono i britannici Shaun Pinner e Aiden Aslin e il marocchino Saadoun Brahim, accusati dai filorussi di aver partecipato al conflitto come “mercenari” delle forze armate ucraine.</mark> A dare la notizia è stata l’agenzia di stampa russa Tass, la quale ha sottolineato come secondo le leggi della Repubblica popolare del Donetsk ai tre spetterà la fucilazione. Tuonano le famiglie dei due ex militari britannici, definendo il processo “uno show condotto in violazione della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra”. <mark class='mark mark-yellow'>Il governo di Boris Johnson ha espresso la sua preoccupazione in merito alla condanna inflitta dalla Repubblica autoproclamata filorussa: “abbiamo ripetutamente detto che sono prigionieri di guerra – ha dichiarato il portavoce di Downing Street &#8211; che non vanno strumentalizzati a scopi politici e che hanno il diritto all’immunità in base alla Convenzione di Ginevra”.</mark> La ministra degli Esteri del governo Johnson, Liz Truss, ha condannato la sentenza di morte inflitta ai due ex militari additati come mercenari: “sono prigionieri di guerra, imputati in un processo farsa che non ha assolutamente alcuna legittimità. I miei pensieri sono per loro e le loro famiglie, continueremo a fare tutto ciò che possiamo per sostenerli”.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Lorenzo Aprile)</p>
<p><strong>Cgil, aumenta il gap salariale tra Italia e altri paesi dell’Unione</strong></p>
<p>&#8220;Quando in Europa salari e occupazione diminuiscono, in Italia calano di più, quando invece aumentano in Italia crescono meno&#8221;. La fotografia del gap salariale tra Roma e gli altri paesi europei è raccontata da questa frase di Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione di Vittorio della Cgil. Il report di quest’anno descrive un aumento del divario. <mark class='mark mark-yellow'> In Italia, in media, il salario lordo annuale è di 29.400 euro, in Europa di 37.400 euro. </mark> Lo stacco è ancora più significativo se si prende in considerazione la Germania, dove la media si attesta oltre i 44.000 euro annui: merito anche del salario minimo, che il governo di Berlino ha alzato a 12 euro l’ora.<br />
Una delle motivazioni del gap, secondo Fammoni, è la presenza di “5,2 milioni di lavoratori dipendenti (26,7%) che nella dichiarazione dei redditi del 2021 denunciano meno di 10 mila euro annui”. Così la media viene spinta verso il basso, tanto che “se nessun dipendente ricevesse un salario annuo inferiore a tale cifra si otterrebbe immediatamente un recupero significativo rispetto alle medie salariali di altri Paesi”, argomenta il presidente.<br />
<mark class='mark mark-yellow'> Per migliorare l’economia del Paese e il tenore di vita dei lavoratori, bisogna combattere il precariato e investire sul lavoro di qualità. Tuttavia, il precariato è “da anni in costante crescita con il record dei contratti a tempo determinato”, </mark> spiega Francesca Re David, segretaria confederale del sindacato.<br />
Rispetto al 2020 si registra una crescita di 1500 euro lordi l’anno, ma il livello dei salari rimane inferiore a quello pre-pandemia.</p>
<p>(Giorgio Colombo)</p>
<p><strong>Duplice femminicidio di Vicenza, Zlatan Vasiljevic ha beneficiato di uno sconto di pena</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> “Prognosi favorevole circa la futura astensione dalla commissione di altri reati”: per questo Zlatan Vasiljevic, presunto autore del duplice femminicidio di Vicenza, ha potuto beneficiare di uno sconto di pena e della sospensione condizionale. </mark> A stabilirlo la Corte d’Appello di Venezia, in seguito a un percorso svolto da Vasiljevic presso il centro Ares di Bassano del Grappa. Secondo i giudici, “la valutazione finale è positiva, evidenziandosi una condizione di astinenza iniziata almeno un anno prima, senza ausilio di terapia farmacologica”.<br />
<mark class='mark mark-yellow'> Una lettera di avvertimento trovata nella casella posta di Lidia Miljkovic tre giorni prima che venisse uccisa prefigurava una situazione meno rassicurante. “Stai attenta”, queste le parole che si leggono sul foglio. </mark> Il testo riporta anche il suggerimento di “non andare in giro”: rimane sconosciuta l’autrice, che si è firmata come amica della vittima.<br />
Intanto le indagini degli investigatori portano a ipotizzare che Vasiljevic abbia ammazzato prima la compagna Gabriela Serrano e in un secondo momento l’ex Lidia Miljkovic. Al momento del ritrovamento dei cadaveri, sono accorsi sul posto anche gli artificieri: Paolo Sartori, questore di Vicenza, spiega che si temeva che nel veicolo ci fosse dell’esplosivo.<br />
Vasiljevic nel 2019 era stato arrestato per aver picchiato la partner: ora la ministra della giustizia Marta Cartabia chiede di procedere con ulteriori accertamenti e approfondimenti.</p>
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