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	<title>magzine &#187; pace</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>RESISTERE, ESISTERE: STORIE DI CHI DICE NO AL CONFLITTO</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 07:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenia Durastante]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[movimento non violento]]></category>
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		<description><![CDATA[“Io non sono pacifista, io sono contro la guerra”. Questa era la provocazione di Gino Strada, un uomo che stando accanto agli ultimi ha fatto della sua vita vita un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="684" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/WhatsApp-Image-2023-02-23-at-14.54.49.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Vatican News" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>“Io non sono pacifista, io sono contro la guerra”.</mark> Questa era la provocazione di Gino Strada, un uomo che stando accanto agli ultimi ha fatto della sua vita vita un percorso di pace, e oggi più di prima essere contro la guerra non significa prendere le parti dell’uno o dell’altro, ma difendere questo ideale.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Ben prima del 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, i movimenti pacifisti dei due Paesi si impegnavano a rinnegare le logiche delle armi e della violenza, ma con lo scoppio del conflitto il diritto delle persone di scegliere una resistenza non violenta è venuto meno.</mark> «È difficile calcolare con precisione quanti siano gli obiettori di coscienza russi – riferisce <strong>Massimo Valpiana</strong>, presidente del <strong>Movimento Nonviolento</strong>, una delle principali associazioni italiane che promuove la non violenza -. Lavoriamo sulle stime perché l’informazione è sottoposta a controlli molto stringenti». In Ucraina i numeri sono più precisi, continua Valpiana: «Sappiamo che, fino a febbraio 2022, quindi finché la legge sull’obiezione di coscienza era in vigore, le domande di obiezione erano state circa cinquemila».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«È difficile calcolare con precisione quanti siano gli obiettori di coscienza russi – riferisce Massimo Valpiana del Movimento Nonviolento -. Lavoriamo sulle stime perché l’informazione è sottoposta a controlli molto stringenti».</span></p>
<p>Le voci dei giovani che non vogliono andare a combattere e scelgono la resistenza civile sono tante e diverse sia in Russia che in Ucraina, ma la strada per loro si fa sempre più dura. In entrambi i casi, <mark class='mark mark-yellow'>l’obiezione di coscienza è ammessa solo per motivi religiosi e il processo per ottenere l’esenzione è lungo, complicato e non sempre raggiungibile.</mark></p>
<p>In Russia, la legge che consente di chiedere l’esonero dal servizio militare non è ancora stata sospesa; pacifisti e attivisti organizzano incontri sui canali Telegram per affiancare i giovani nel reclutamento ma per fare questa scelta occorre una buona dose di determinazione oltre che di scolarizzazione. <mark class='mark mark-yellow'>«Le associazioni consigliano di rendere pubblica la pratica prima di inoltrarla al comandante del distretto militare, perché molto spesso accade che venga cestinata e che di essa non rimanga alcuna traccia».</mark></p>
<p><strong>Taras Andrushko</strong> è un volontario del <strong>Movimento degli obiettori di coscienza russi:</strong> è nato in Siberia da una famiglia ucraina ma ora vive in Germania. <mark class='mark mark-yellow'>«Con la nostra azione cerchiamo di sostenere le persone che non vogliono arruolarsi per far capire loro le procedure da seguire, per compilare i documenti e perché la burocrazia non è semplice: molto spesso mancano le informazioni.</mark> Scriviamo articoli per sensibilizzare la popolazione sul tema, organizziamo incontri e raccolte fondi. Spesso le persone non sanno che esiste la possibilità di evitare l’arruolamento, ma anche se non abbiamo dei numeri ufficiali, già prima della chiamata alle armi in centinaia si sono rivolti a noi per chiedere aiuto».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Spesso le persone non sanno che esiste la possibilità di evitare l’arruolamento:  anche se non abbiamo dei numeri ufficiali, già prima della chiamata alle armi, in centinaia si sono rivolti a noi per chiedere aiuto», riferisce Taras Andrushko, volontario del Movimento degli obiettori di coscienza russi.</span></p>
<p>Poiché la legge sull’obiezione di coscienza è formalmente in vigore, il rischio non è di essere accusati di tradimento. La repressione scatta per motivi di propaganda: infatti, <mark class='mark mark-yellow'>«dal febbraio 2022 &#8211; riporta Valpiana – le autorità russe hanno aperto più di 230 procedimenti penali contro i cittadini che si sono opposti alla cosiddetta “operazione speciale” in Ucraina.</mark> La maggior parte di questi casi di repressione sono stati avviati a seguito di post sui social network, distribuzione di stampa clandestina o persino per aver applicato adesivi contro la guerra su superfici fisse. Tutte queste sono azioni non violente classificate come reati».</p>
<p>La questione è diversa in Ucraina dove vige la legge marziale: qui la mobilitazione e il reclutamento avvengono in modo diffuso e, a partire dal gennaio 2023, si è aggiunto l’inasprimento delle pene per i soldati che disobbediscono o che disertano la guerra. «La nuova normativa – continua Valpiana – cancella tutte le esenzioni finora previste. Ora l’arruolamento riguarda anche coloro che non hanno svolto il servizio militare. <mark class='mark mark-yellow'>È sufficiente un addestramento di due mesi per essere considerati pronti a combattere</mark> e, anche se i processi a carico degli obiettori di coscienza sono limitati, ci troviamo di fronte a casi esemplari».</p>
<p>È la storia di <strong>Ruslan Kotsaba</strong>, giornalista pacifista e obiettore di coscienza ucraino, arrestato per posizioni antimilitariste e accusato di alto tradimento, che oggi rischia fino a quindici anni di carcere. Già in passato Ruslan aveva subito violenze e minacce per le sue posizioni contro la guerra in Donbass; ora ha ottenuto protezione umanitaria negli Stati Uniti e da New York segue un processo che continua a svolgersi in contumacia, ma nessuno sa quello che potrà accadere dopo la scadenza del permesso di ventiquattro mesi. «Come Movimento Nonviolento stiamo lavorando affinché l’Europa gli riconosca lo status di rifugiato politico, perché possa riavvicinarsi alla sua famiglia senza il timore di subire le ripercussioni che incontrerebbe nel suo Paese», riferisce Maurizio Valpiana.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L&#8217;intendo dei movimenti, in questo caso, è sottolineare la negazione di un diritto, perché il Ministero della difesa ucraino ha ribadito che la legge sulla mobilitazione generale non ammette alcun servizio alternativo a quello militare: o le armi o le sbarre. L’unica libertà possibile, conclude Valpiana, è nell&#8217;ammettere che esiste una terza via. Per questo è ammirevole &#8211; e va sostenuto &#8211; il coraggio di chi continua a dire: “Io sono contro la guerra”.</mark></p>
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		<title>L&#8217;asse Ucraina-Italia: quanto pesa il business delle armi</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 07:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[«Non è possibile sapere le cifre reali sulle forniture d’armi all’Ucraina. L’Italia ha una lunga tradizione nel mantenere il segreto militare e di non far trapelare quasi nulla di tutto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="680" height="380" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/image.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Samp-T: il sistema missilistico difensivo che l&#039;Italia ha inviato all&#039;Ucraina" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>«Non è possibile sapere le cifre reali sulle forniture d’armi all’Ucraina. L’Italia ha una lunga tradizione nel mantenere il segreto militare e di non far trapelare quasi nulla di tutto ciò che è relativo alla Difesa. E ciò si scontra col concetto di Paese democratico su cui si fonda».</mark> Lo afferma <strong>Maurizio Simoncelli</strong>, vicepresidente e cofondatore dell&#8217;Istituto di Ricerche Internazionali<strong> Archivio Disarmo-IRIAD</strong>. Eppure, uno dei principali quesiti che gli italiani si pongono in relazione alla guerra in corso in Ucraina è proprio questo: quali sono le cifre reali relative agli aiuti che il nostro Paese ha fornito a Kiev in questo primo anno di conflitto con la Russia?</p>
<p>I dati più aggiornati sono quelli elaborati pochi giorni fa dal <strong>Kiel Institute</strong> for the World Economy che ha aggiornato fino al 15 gennaio il proprio report <a href="https://www.ifw-kiel.de/topics/war-against-ukraine/ukraine-support-tracker/?cookieLevel=not-set">“Ukraine Support Tracker”</a>. Secondo questa analisi, solo di aiuti militari, l’Italia ha fornito all’Ucraina armi e munizioni per circa <strong>700 milioni</strong> di dollari.</p>
<div id="attachment_63504" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/Immagine-2023-02-23-163115.png"><img class="size-medium wp-image-63504" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/Immagine-2023-02-23-163115-300x286.png" alt="Fonte: Ukraine Support Tracker, Kiel Institute" width="300" height="286" /></a><p class="wp-caption-text">Fonte: Ukraine Support Tracker, Kiel Institute</p></div>
<p>A questa cifra vanno sommate le spese legate ai supporti economici e umanitari: si giunge così a un totale di 1 miliardo di dollari. Ma in realtà il supporto militare dell’Italia dovrebbe avere un costo di molto superiore. «É stato stabilito da poco l’invio di un sesto pacchetto di armi per l’Ucraina che, preso singolarmente, dovrebbe ammontare a qualche miliardo di euro. E inoltre non è possibile sapere nel dettaglio quali tipologie di armi saranno spedite. Dovrebbero esserci, ad esempio, i <strong>missili terra-aria Samp-T</strong> di fabbricazione italo-francese dal costo di <strong>750 milioni</strong> di euro cadauno», spiega Simoncelli.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«L&#8217;European Peace Facility è uno strumento che dovrebbe coprire il 50% dei fondi che l’Italia dà all’Ucraina e dovrebbe facilitare la pace. Ma questo fondo non risolve il problema della mancanza di una politica di Difesa europea, che presupporrebbe una scelta comune sulla produzione di armamenti», spiega Maurizio Simoncelli di Archivio Disarmo.</span></p>
<p>Queste cifre importanti non possono essere sostenute dall&#8217;Italia in modo autonomia. E, infatti, l’Unione Europea sostiene le spese militari dei propri Paesi membri con <strong>l’European Peace Facility</strong> un fondo che &#8211; come specifica ancora Simoncelli &#8211; «dovrebbe coprire il 50% dei fondi che l’Italia dà all’Ucraina e dovrebbe servire, secondo le politiche previste dall’Unione Europea, a facilitare la pace». Ma questo “strumento” in realtà porta con sé una serie di contraddizioni a partire dal fatto che la facilitazione della pace vuole essere raggiunta con l’aumento della produzione di armamenti nell’Unione Europea. Inoltre <mark class='mark mark-yellow'>«questo fondo non risolve il problema della mancanza di una politica di Difesa europea, che presupporrebbe un unico esercito europeo e un unico filone comune per quanto riguarda la produzione di armamenti. Ognuno, invece, costruisce per conto proprio, ognuno spende quanto reputa giusto e, per questo, i Paesi membri dell’Ue, pur essendo alleati, non hanno armamenti allo stesso livello».</mark></p>
<p>A questo discorso si lega inevitabilmente il dibattito sull’aumento al <strong>2% del Pil</strong>, della spesa militare dell’Italia, deciso dal governo Draghi nel marzo del 2022: alcuni partiti politici e parte dei cittadini sembrano essere contrari. Ma, secondo la lettura offerta dal professor Simoncelli, l’aumento della spesa militare sembra far parte di un processo quasi inevitabile e che va oltre il conflitto tra Ucraina e Russia. <mark class='mark mark-yellow'>«In tutto il mondo l’aumento della spesa militare è in costante crescita verso l’alto da almeno 25 anni. I dati, forniti dal <a href="https://www.sipri.org/databases/milex">Sipri</a> ci dicono che è almeno dal 1998, quindi tre anni prima degli attacchi terroristici alle Torri Gemelle, che la spese militari dell’Italia e di tutto il mondo sono aumentate. Inoltre, la spesa militare mondiale complessiva dichiarata nel 1988 era di 1500 miliardi di dollari. Nel 2021 questa spesa è salita a 2100 miliardi.</mark></p>
<div id="attachment_63505" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/Immagine-2023-02-23-163502.png"><img class="size-medium wp-image-63505" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/Immagine-2023-02-23-163502-300x124.png" alt="Fonte: Sipri" width="300" height="124" /></a><p class="wp-caption-text">Fonte: Sipri</p></div>
<p>Quindi c’è stata una crescita del <strong>33%</strong>. E questa crescita continua è in atto da molto prima dell’inizio del conflitto in Ucraina. Per quanto riguarda i Paesi occidentali c’è anche da considerare anche il fatto che nell’ultimo decennio i membri di Nato ed Unione Europea hanno iniziato a vedere la Cina come un potenziale futuro nemico. Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha quindi solamente accelerato questo processo di aumento della spesa militare singola e complessiva».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Più si producono munizioni, più si guadagna. Basti vedere come, appena è scoppiata la guerra in Ucraina, le azioni delle aziende che producono armi sono andate in crescendo nelle borse mondiali», specifica Simoncelli.</span></p>
<p>E l’aumento della spesa militare è strettamente correlato alla sempre più grande influenza esercitata dalle lobby delle armi. «Più si producono munizioni, più si guadagna: basti vedere ccome, appena è scoppiata la guerra in Ucraina, le azioni delle aziende che producono armi sono andate in crescendo nelle borse mondiali». «È ormai evidente che il conflitto in Ucraina si sia trasformato da guerra lampo a guerra di logoramento con numerose vittime militari e civili. E, nonostante ciò, l’invio di armi continua a crescere, senza che all’orizzonte si vedano possibili spiragli per arrivare ad una pace».</p>
<p><strong>Barbara Gallo</strong>, ricercatrice dell’Archivio Disarmo-IRIAD, è un&#8217;esperta di armi nucleari. Sottolinea come, anche per tipologia, l&#8217;invio di armi all&#8217;Ucraina in quest&#8217;anno di guerra è molto ricco: «Nel dicembre 2022 il governo italiano si è impegnato a portare le spese militari al 2% del PIL entro il <strong>2028</strong>: c’è un trend di crescita della spesa militare in Italia. L’impegno militare sostenuto dall’Italia in Ucraina è importante, e la lista delle armi inviate è lunga. Nonostante non sappiamo con precisione i numeri, siamo tuttavia venuti a conoscenza del fatto che l’Italia ha inviato cingolati da trasporto per le truppe, veicoli tattici leggeri, carri armati, munizioni e kit di sopravvivenza».</p>
<p>Complice la scarsità di armamenti estremamente tecnologici, l’Italia si è sempre limitata a offrire al governo di Kiev armi di tipo esclusivamente difensivo e al momento non sembra esserci la volontà di mandare strumenti d’attacco: <mark class='mark mark-yellow'>«A dicembre 2022 è stata approvata una mozione con cui il governo italiano si è impegnato a inviare nuove armi in Ucraina, tra queste i missili Aspide che non erano mai stati inviati prima, batterie complete di radar, cannoni, sistemi di difesa aerea, e missili terra-aria Samp T, importanti perché si tratta di missili di produzione italo-francese e ad alta tecnologia. Al momento sono state inviate armi difensive e per ora sembra escluso l’invio di aerei da combattimento Eurofighter o di F35, che costituiscono la punta di diamante dell’aeronautica militare italiana»</mark>, specifica Gallo.</p>
<div id="attachment_63507" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/aspide-4.0031-scaled.jpg"><img class="size-medium wp-image-63507" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/aspide-4.0031-scaled-300x199.jpg" alt="Missile Aspide: un'altra delle armi inviate a Kiev dal governo italiano" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Missile Aspide: un&#8217;altra delle armi inviate a Kiev dal governo italiano</p></div>
<p>E nonostante il sesto pacchetto di aiuti militari sia stato appena varato dal governo italiano si ragiona già sul possibile settimo invio di armamenti. Nel nuovo possibile decreto ci potrebbero essere anche i droni: con il loro ingresso le dinamiche del conflitto potrebbero cambiare. «Non sarebbe la prima volta che una guerra si combatte con i droni: sono stati usati in Yemen e in Azerbaigian. <mark class='mark mark-yellow'>I droni usati militarmente provocano enormi danni collaterali: migliaia di civili vengono uccisi da queste armi che hanno preso il sopravvento nella guerra al terrorismo. Queste armi cambieranno radicalmente la dinamica delle guerre e dal 2023 saranno prerogativa anche del settore militare italiano. L’Italia sta investendo in modo significativo sulla produzione di droni. Dal 2021 al 2030 verranno investiti circa 2,3 miliardi di euro ed entro la fine del 2023 l’Italia entrerà tra i Paesi che hanno i droni da combattimento a pieno regime, perché per ora li abbiamo avuti solo militari ma di osservazione».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«L&#8217;impatto umanitario di una guerra nucleare sarebbe devastante. Il New Start è l’unico trattato bilaterale tutt’ora esistente tra Stati Uniti e Russia e il ritiro della Russia è estremamente pericoloso: con la fine di questo trattato l’Occidente non saprà più nulla sull’arsenale nucleare strategico russo», dice Barbara Gallo, ricercatrice di Archivio Disarmo.</span></p>
<p>Infine, anche se meno strettamente collegata alla spesa militare italiana, non si può non affrontare il tema del pericolo nell&#8217;utilizzo di armi nucleari. Nei giorni scorsi il presidente Vladimir Putin ha annunciato la sospensione della partecipazione russa al trattato <strong>New START</strong> (Strategic Arms Reduction Treaty) che ha l’obiettivo di monitorare i reciproci armamenti nucleari. «Le armi nucleari tattiche sono meno potenti di quelle strategiche ma il punto è che, in ogni caso, l’impatto umanitario sarebbe devastante. Il New Start è l’unico trattato bilaterale tutt’ora esistente tra Stati Uniti e Russia e il ritiro della Russia è estremamente pericoloso. Con la fine di questo trattato, l’Occidente non saprà più nulla sull’arsenale nucleare strategico russo», conclude Barbara Gallo.</p>
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		<title>Ucraina: la pace è ancora lontana</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2022 06:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo entrati nel decimo mese di conflitto in Ucraina, ma della pace ancora nessuna avvisaglia. I tentativi diplomatici dei primi mesi sono cessati e, al dialogo diretto, hanno sostituito reciproche ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="691" height="453" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/pace-in-ucraina.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: RaiNews24" /></p><p style="font-weight: 400;">Siamo entrati nel decimo mese di conflitto in <strong>Ucraina</strong>, ma della pace ancora nessuna avvisaglia. <mark class='mark mark-yellow'>I tentativi diplomatici dei primi mesi sono cessati e, al dialogo diretto, hanno sostituito reciproche accuse di boicottare qualunque possibilità di intesa. Le posizioni dei due fronti rimangono lontane: ai russi, che rivendicano il controllo delle quattro province di <strong>Lugansk</strong>, <strong>Donetsk</strong>, <strong>Zaporizhzhia</strong> e <strong>Kherson</strong> ai loro confini naturali, replicano gli ucraini pretendendo il ritiro dai territori occupati dal 2014 in poi.</mark> A questa aggiungono altre due condizioni: l’accettazione da parte di <strong>Mosca</strong> di mettere a processo i responsabili di crimini di guerra e riparazioni ai danni causati dal conflitto. <span class='quote quote-left header-font'>È scattato il decimo mese di guerra in Ucraina e le posizioni dei due fronti rimangono distanti. &#8220;In questo momento prevale ancora la logica della forza e la questione è aperta&#8221; &#8211; Lorenzo Cremonesi.</span> «Siamo su due pianeti completamente diversi. Non c’è nessun piano che ci faccia pensare che ci possa essere un negoziato» – è lapidario <strong>Lorenzo Cremonesi</strong>, inviato a<strong> Kiev</strong> del Corriere della Sera, nel suo giudizio sugli imminenti risvolti della guerra. – «In questo momento prevale ancora la logica della forza. È tutta una questione aperta e dipende sì, da quanto gli occidentali siano disposti a sostenere gli ucraini, ma anche da quanto i russi siano pronti a sostenere l’offensiva militare degli avversari. <mark class='mark mark-yellow'>Se vince Putin vince la logica della guerra</mark>».</p>
<p style="font-weight: 400;">Un segnale di voler fermare i combattimenti è anche la condizione a cui, durante il vertice di giovedì alla Casa Bianca, <strong>Biden</strong> si è dichiarato disposto ad incontrare Putin. <mark class='mark mark-yellow'>Ma la pace non è solo assenza di conflitto armato. «Noi definiamo la pace in un concetto positivo, intendendola come presenza e percorso creativo di strutturazione di una società giusta e inclusiva»</mark> – spiega <strong>Francesco Vignarca</strong> della <strong>Rete Italiana Pace e Disarmo</strong> – «La nostra posizione si fonda sul principio di voler realizzare la pace, e non vincere una guerra. Non crediamo che la soluzione del conflitto possa essere armata, ma debba arrivare da altri percorsi». <span class='quote quote-left header-font'>La pace non è solo assenza di conflitto armato e per ottenerla serve lavorare, nel tempo, a fianco dei popoli e delle comunità. È questa l&#8217;idea di Francesco Vignarca, membro della Rete Italiana Pace e Disarmo.</span> L’associazione persegue questo scopo attraverso un intervento a 360 gradi, che unisce lato umanitario, politico e presenza sul posto. Sin dallo scoppio del conflitto opera ai confini dell’Ucraina, fornendo aiuto e accoglienza ai circa 6 milioni di profughi usciti dal Paese, mettendoli nelle condizioni di pensare a un eventuale rientro futuro. Grazie alle cosiddette “carovane di pace” hanno raggiunto le città più colpite, portando aiuti e dissalatori per garantire l’accesso all’acqua potabile.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>«I conflitti del passato dimostrano che il flusso di armi dall’esterno ha sempre e solo due effetti: un’escalation verticale, per cui la lotta si intensifica, e un’escalation orizzontale, cioè vengono attirati nello scontro altri attori che prima non erano coinvolti»</mark> – continua Vignarca – «È stato di recente pubblicato un report che riporta oltre 230 casi di resistenza non violenta in Ucraina che hanno fermato gli attacchi russi. Però nessuno investe fondi in questo tipo di interventi non armati».</p>
<p style="font-weight: 400;">«Da un punto di vista politico, le posizioni delle due parti sono assolutamente contrastanti», commenta <strong>Lorenzo Riggi</strong>, coordinatore del desk Russia e spazio post-sovietico di <strong>Geopolitica.info</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«Non credo che la pace sia nel novero delle cose, almeno non nei prossimi mesi, a meno di un collasso generale delle forze russe al fronte che, però, ad oggi non sembra evidente».</mark> Inoltre, Kiev in questo momento si trova in una posizione di forza. Negli ultimi mesi, gli ucraini hanno ottenuto vittorie importanti e lo stesso <strong>Zelensky</strong>, malgrado le sue affermazioni su possibilità di dialogo con Mosca, ha dichiarato più volte che la guerra si concluderà in Crimea. <mark class='mark mark-yellow'>«Credo che si arriverà ad un accordo quando ci sarà un effettivo stallo militare, quando sarà impossibile per entrambi ottenere successi significativi sul campo senza perdite assolutamente devastanti»</mark>, continua l’analista, sottolineando anche il fatto che, nell’ultimo periodo, vi era il sentore che gli <strong>Stati Uniti</strong> avessero rallentato l’avanzata delle truppe di Kiev nei territori occupati, per evitare escalation pericolose.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Non credo che la pace sia nel novero delle cose, almeno nei prossimi mesi. Penso che si arriverà ad un accordo quando ci sarà un effettivo stallo militare&#8221; &#8211; Lorenzo Riggi di Geopolitica.info.</span> <mark class='mark mark-yellow'>Il conflitto, comunque, non sembra prossimo a concludersi. La Russia controlla ancora ampie porzioni di territorio e continua a premere su <strong>Bakhmut</strong>, punto chiave delle difese ucraine nel Donbass. Inoltre, da alcune settimane ha iniziato a bombardare le infrastrutture strategiche del Paese, nella speranza di piegare il popolo e costringere il governo di Kiev a sedersi al tavolo delle trattative.</mark> Questa strategia, però, secondo Lorenzo Riggi, non avrà gli effetti sperati da Mosca: «La storia ci ha dimostrato che ogni volta che una potenza in conflitto ha fatto ricorso a questo metodo, per fiaccare il morale del nemico, esso non si è mai rivelato realmente efficace. Certo, può rallentare il dispositivo militare ucraino, costretto a spostare costantemente le difese anti-missile e anti-drone e controllare ciò che succede a centinaia di chilometri dal fronte, ma non penso che possa portare l’opinione pubblica a chiedere la pace». «Questa strategia può causare rallentamenti e disservizi», conclude l’analista. «Ma è un sacrificio che la popolazione ucraina è disposta a fare».</p>
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		<title>Il &#8220;Cuore selvaggio&#8221; del Salone del Libro batte per l&#8217;Ucraina</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2022 08:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Christian Valla]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4032" height="3024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG-9640.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto di Christian Valla" /></p><p>“Pensare la pace durante un raid aereo”. Virginia Woolf aveva raccolto in pochissime parole quella spinta che tiene a galla, quell’alito di vita durante i tempi più bui. Davanti all’ingiustizia e alla devastazione della guerra, al grido dei morti e di chi ne soffrirà le conseguenze. Ispirandosi alle sue riflessioni <mark class='mark mark-yellow'>nasce al Salone del Libro di Torino uno spazio fisico dove ci si può confrontare, sfogarsi e approfondire diverse tematiche chiamato “Casa della Pace”. Uno stand accogliente di dibattito e condivisione di esperienze di guerra e di pace, per capire e affrontare con più consapevolezza la realtà instabile che stiamo vivendo, segnata profondamente dal conflitto in Ucraina,</mark> baricentro degli equilibri mondiali. Lo spazio, che in queste giornate del Salone ha accolto giornalisti, scrittori, inviati sugli scenari di conflitto e analisti geopolitici, si presenta con una libreria tematica a cura del consorzio Colti.</p>
<p>Le Ong e le associazioni del terzo settore hanno portato le loro iniziative di solidarietà, sul territorio e non. Pensare la pace significa tenere insieme le fratture del presente. <mark class='mark mark-yellow'>Su questi confini, di violenza e orrore come ci raccontano le notizie terribili che arrivano da Kiev, dal Donbass, da Bucha e da Irpin, si muoveranno gli inviati di guerra invitati sul palco, che hanno raccontato ancora una volta i loro reportage.</mark> Annalisa Camilli e Francesca Mannocchi: la prima a confronto con Rossana de Michele sul suo podcast “Da Kiev”, la seconda in dialogo con il direttore Massimo Giannini.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Rashmi Petrini, volontaria: “Abbiamo raccolto molti libri in lingua ucraina, inglese e russa ma anche silent books, i libri con sole immagini per poi donarli ai bambini&#8221;</span>&#8221;</p>
<p>Abbiamo raccolto molti libri in lingua ucraina, inglese e russa ma anche silent books, libri con sole immagini  per donarli ai bambini e contemporaneamente stiamo raccogliendo anche libri in italiano da donare poi in carcere, negli ospedali e nelle biblioteche”, così ci ha raccontato le attività della Casa della Pace Rashmi Petrini, volontaria del Sermig, il servizio missionario dei giovani che combatte contro le ingiustizie sociali. Molto soddisfatto si dice anche Maurizio Bovo, Presidente del Consorzio Librerie Torinesi Indipendenti che sottolinea come la Casa della Pace sia prima di tutto il luogo di ritrovo delle associazioni che stanno collaborando con l’Ucraina per aiutare i profughi. “Parallelamente abbiamo realizzato questa libreria – continua Bovo – a tema pace dove sono presenti volumi di letteratura ucraina, russa e libri per bambini che affrontano proprio l’argomento della pace. Il pubblico ha risposto molto bene portando molti libri che poi saranno donati ai bambini ucraini”.</p>
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