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	<title>magzine &#187; Nato</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>DIFESA COMUNE EUROPEA: UNA DISCUSSIONE LUNGA (QUASI) UN SECOLO</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 06:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marco Castellini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[«Dopo la caduta del Muro di Berlino, l&#8217;Ue pensava di &#8220;essere circondata da un anello di amici&#8221;, ma si è ritrovata &#8220;circondata da un anello di incendi e di instabilità». ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2800" height="1200" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/04/difesa-europea.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="difesa europea" /></p><p><a href="https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/borrell-guerra-in-ue_2H56Iw9Hps8L7gPRCkUdoh"><strong>«Dopo la caduta del Muro di Berlino, l&#8217;Ue pensava di &#8220;essere circondata da un anello di amici&#8221;, ma si è ritrovata &#8220;circondata da un anello di incendi e di instabilità».</strong></a> Le parole pronunciate dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea Borrell suonano come un monito. Di fronte alle sfide di un sistema globale che appare sempre più imprevedibile, l’Europa è tornata ad interrogarsi su come poter creare una difesa comune per garantire la propria sicurezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un primo tentativo: la CED</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La creazione di una <strong>Comunità Europea di Difesa (CED)</strong> era nei piani degli Stati del vecchio continente già dopo la Seconda Guerra Mondiale</mark>. Le tensioni della Guerra Fredda e la minaccia di una possibile invasione sovietica avevano portato gli Stati a pensare che fosse vitale creare un Europa sempre più unita, e di pari passo con l’integrazione economica anche quella di difesa doveva essere uno degli strumenti per raggiungere questo obiettivo. Un piano in tal senso fu elaborato da Jean Monnet, ideatore del Piano Schumann che già aveva portato alla costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. <mark class='mark mark-yellow'>Il Trattato istitutivo della CED verrà firmato il 27 maggio 1952 a Parigi, ma non entrerà mai in vigore a causa della mancata ratifica da parte della Francia</mark> che, coinvolta nel frattempo nella guerra d’Indocina, dopo la morte di Stalin non vedeva più nella CED una priorità.</p>
<p>Nel frattempo la protezione dell’ombrello nucleare americano aveva portato gli Stati a concentrarsi sull’integrazione economica, mentre il progetto di una difesa comune ha attraversato ulteriori fasi di sviluppo senza mai giungere ad una soluzione definitiva. <mark class='mark mark-yellow'>In ogni caso, una tappa significativa di questo sviluppo fu l’introduzione della <strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM:mutual_defence">clausola della difesa reciproca</a></strong>, introdotta con il <strong>Trattato di Lisbona nel 2009</strong></mark>, la quale prevedeva che qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso in conformità dell’articolo <a href="https://www.comitatoatlantico.it/documenti/carta-delle-nazioni-unite-art-51-53/">51 della Carta delle Nazioni Unite</a>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>L&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina e la crescente sfiducia verso la Nato hanno reso sempre più forte la necessità di una Comunità Europea di Difesa</span></p>
<p><strong>Perché è necessaria una Difesa Europea?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nel contesto di oggi la questione della sicurezza è tornata a farsi sentire alla luce dell’invasione russa dell’Ucraina</mark>. Basti pensare che la Danimarca ha esteso la coscrizione obbligatoria alle donne, provvedimento che entrerà in vigore nel 2026, mentre Finlandia e Svezia, per tradizione neutrali, hanno fatto il loro ingresso nell’Alleanza Atlantica.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Ma non è solo la percezione del “pericolo russo” che ha spinto l’Europa a riproporre il tema della Difesa Comune. Se è vero che le alleanze si fondano sulla fiducia, quella nei confronti dell’alleato americano sembra essere venuta meno, <a href="https://edition.cnn.com/2024/02/10/politics/trump-russia-nato/index.html">specialmente in caso di una nuova presidenza Trump</a>, </mark>portando a dubitare che la NATO sia davvero disposta a difendere l’Europa da un eventuale attacco russo: «E’ lo stesso discorso di quando alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale ci si chiedeva se fosse il caso di andare a morire per Danzica. In questo caso crollerebbe <a href="https://www.nato.int/cps/fr/natohq/official_texts_17120.htm?selectedLocale=it"><strong>l’articolo 5 della NATO</strong></a> e dunque l’alleanza stessa, lasciando l’Europa in balia della Russia. Una difesa Europea oggi è un&#8217;urgenza straordinaria per poter garantire la nostra sicurezza, specie perché i singoli Stati nazionali non sono più in grado di farlo da soli», afferma il <strong>direttore di <a href="https://euractiv.it/"><em>Euractiv.it </em></a>Roberto Castaldi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gli ostacoli da superare</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nonostante le tensioni internazionali e la sfiducia della Nato sembrino aver reso evidente l’importanza di costituire una difesa europea autonoma, alcuni dei fattori che ne hanno ostacolato la costituzione sono da ricercarsi proprio nell’Unione stessa</mark>. Secondo <strong>Maurizio Boni, già generale di corpo d’armata dell’Esercito, giornalista pubblicista e opinionista di <a href="https://www.analisidifesa.it/">Analisi Difesa</a></strong>: «Dopo il secondo conflitto mondiale, se è stata relativamente più facile l’integrazione economica, molto più difficile è stato fissare una politica estera e di difesa comune, specie a causa del protagonismo di alcuni Stati, specialmente quelli più importanti storicamente nello sviluppo dell’UE, che vogliono imporre la loro visione. Un caso lampante è la Francia che non ha mai nascosto il suo desiderio di porsi come guida militare dell’Europa».</p>
<p>Le parole del generale sembrano essere confermate da un aneddoto, risalente al 1958, che narra che durante un colloquio con il giornalista Indro Montanelli, l’ambasciatore italiano Pietro Quaroni e il presidente francese Charles de Gaulle, quest’ultimo avrebbe affermato: <a href="https://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-12-05/01.spm">«Signori, la Francia, per diventare la Francia, ha speso sei secoli di Storia e di sangue, e sessanta Re. E ora dovrebbe contentarsi di ridiventare un pezzo d&#8217;Europa e basta?»</a>.</p>
<p>Ma se nel suo protagonismo Parigi può vantarsi di essere la maggior potenza militare continentale, dotata di un arsenale atomico e forte di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, qualunque stato dell’UE potrebbe rivelarsi un ostacolo alla creazione della Comunità di Difesa, indipendentemente dal suo peso militare. Sul tema della politica di sicurezza comune vige il principio dell’unanimità, cioè tutti gli Stati europei devono dare il loro assenso perché qualsiasi decisione possa essere presa «il principio di unanimità rischia in questo senso di diventare una “dittatura della minoranza” in grado di bloccare qualunque decisione. Bisognerebbe avere invece un sistema istituzionale che, votando a maggioranza, permetta di avere un governo europeo responsabile della politica estera e di difesa», commenta il direttore Castaldi.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Un altro problema sta invece nella modellazione di questa comunità di difesa. Essa dovrà essere costituita, <a href="https://www.linkiesta.it/2021/01/difesa-europea-politica-sicurezza/">come proposto tempo addietro dalla SPD tedesca</a>, da militari europei in senso stretto oppure da contingenti nazionali impiegati sotto la bandiera Ue?</mark> Nel primo caso, come ci spiega il <strong>professore Andrea Locatelli, docente di Studi Strategici all’Università Cattolica di Milano, </strong>«non avrebbe molto senso come cosa perché rischierebbe di produrre dei doppioni. Sarebbe come dire che un soldato italiano diventa un soldato europeo mentre un altro resta semplicemente italiano. Ha più senso per esempio che le forze armate nazionali siano impiegate all’interno di missioni europee con una chiara catena di comando temporanea, e terminata la missione, queste tornino ad essere forze armate nazionali».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una Comunità indipendente o sotto l’egida della NATO?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Mentre ci si interroga sul tipo di struttura che una Difesa europea dovrebbe avere, altro punto di discussione riguarda i rapporti che questa dovrebbe avere con l’Alleanza atlantica</mark>. Da un lato, gli Stati Uniti hanno da sempre invitato gli alleati del Vecchio Continente a impegnarsi maggiormente per la propria sicurezza, ma dall’altro lato. la creazione di un esercito europeo completamente indipendente dalla Nato pare alquanto improbabile, mentre sembra essere più in voga l’idea di una difesa europea in seno alla stessa Alleanza atlantica. Secondo il Generale Boni, «gli Stati Uniti vorrebbero un’Europa forte ma non troppo, un’Europa in grado di provvedere alla propria difesa ma che allo stesso tempo non contrasti con i loro interessi. Bisogna poi considerare il fatto che molti Stati europei fanno parte della Nato e una difesa completamente estranea potrebbe creare molte complicazioni perché i soldati di quella stessa Comunità farebbero parte allo stesso tempo dell’Alleanza atlantica».</p>
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		<title>Il Trump-pensiero sulla NATO mette l&#8217;Europa di fronte a una scelta</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 20:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[L’avvertimento è decollato da Conway ed è atterrato a Bruxelles. Sotto forma di aneddoto, dal palco in cui ha tenuto un comizio elettorale in South Carolina, Donald Trump l’ha recapitato ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1164" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/Michel-Stoltenberg-von-der-Leyen-©-NATO-2023-2048x1164.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Michel-Stoltenberg-von-der-Leyen-©-NATO-2023-2048x1164" /></p><p>L’avvertimento è decollato da Conway ed è atterrato a Bruxelles. Sotto forma di aneddoto, dal palco in cui ha tenuto un <a href="https://www.nytimes.com/2024/02/11/world/europe/trump-nato-analysis.html">comizio elettorale in South Carolina</a>, <strong>Donald Trump</strong> l’ha recapitato ai quartier generale della <strong>NATO</strong> e dell’<strong>Unione Europea</strong>. «Signore, se non paghiamo e veniamo attaccati dalla Russia, lei ci proteggerà?», gli avrebbe domandato, sentendosi tra le mire di <strong>Vladimir Putin</strong>, un capo di stato o di governo di un «grande Paese», presumibilmente, aderente al <strong>Patto Atlantico</strong> e bagnato dal mar Baltico. La sua replica sarebbe stata: «No, non vi proteggerò. Anzi, li incoraggerei a fare quello che diavolo vogliono. Dovete pagare».</p>
<p><strong>Trump vs Nato</strong></p>
<p>Il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti ha inscenato una conversazione per ribadire l’intenzione di frantumare i legami con l’<strong>Alleanza atlantica</strong> &#8211; che sta preparando il suo settantacinquesimo compleanno (4 aprile) &#8211; e l’Unione Europea, se rientrerà alla <strong>Casa Bianca</strong>. Se si concretizzasse, come desidera dalla sua<a href="https://www.cbsnews.com/news/trump-nato-past-comments/"> prima campagna elettorale per le elezioni presidenziali (2016</a>), ricadrebbe sui rapporti con gli Stati del blocco occidentale, inclusi i 27 appartenenti all’UE, che sarebbe sprovvisto dell’<em>ombrello nucleare</em> di Washington. Li contesta &#8211; in alcuni casi a ragione &#8211; di non contribuire alla spesa per la difesa con il <strong>2% del Prodotto Interno Lordo (PIL)</strong>, che &#8211; secondo le stime &#8211; l’anno scorso è aumentata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="min-height: 335px;"><script src="https://datawrapper.dwcdn.net/53v2k/embed.js?v=3" defer="defer" type="text/javascript" charset="utf-8"></script><noscript><img src="http://magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/full.png" alt="Il grafico riporta della spesa per la difesa, in dollari statunitensi, dei membri della NATO dal 2014 al 2023. I dati per il 2022 e il 2023 sono stime. Gli aggregati dal 2017 in poi includono il Montenegro, dal 2020 in poi comprende la Macedonia del Nord, dal 2023 include la Finlandia." /></noscript></div>
<p>Al momento, solo 11 su 31 sono in linea con l’obiettivo del 2%, come è stato stabilito nel <a href="https://www.politico.eu/article/only-11-nato-allies-set-to-reach-spending-target-new-data-shows/">vertice dell’organizzazione, a Newport, nel 2014</a>; i restanti, con scadenze differenti, dovranno raggiungerlo. Entro il 2025, la <strong>Francia</strong>; tre anni più tardi, l’<strong>Italia</strong>. The Donald, in più, sostiene che il comportamento dei membri della NATO stia costando «un sacco di soldi» alla Nazione per proteggerli, che è seconda per la spesa in rapporto al PIL, alle spalle della <strong>Polonia</strong>.  </p>
<div style="min-height: 696px;"><script src="https://datawrapper.dwcdn.net/dH06h/embed.js?v=1" defer="defer" type="text/javascript" charset="utf-8"></script><noscript><img src="http://magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/76_full.png" alt="Il grafico riporta la spesa per la difesa in rapporto al PIL dei 31 paesi membri della NATO. I dati utilizzati sono stime." /></noscript></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sua opinione sull’impegno statunitense nell’Alleanza atlantica e sui legami con l’Unione Europea, <a href="https://globalaffairs.org/research/public-opinion-survey/americans-continue-see-benefits-us-alliances">che cozza con quella dei suoi concittadini</a>, non è riducibile solo alla questione economica. Lo spiega, a <em>Magzine</em>, <strong>David Bachman</strong>, professore della Scuola di Studi Internazionali “Henry M. Jackson” dell’Università di Washington: «Trump vede la NATO potenzialmente trascinare gli Stati Uniti in una guerra con la Russia. Ha una vena isolazionista, e non vuole vederle il Paese sfruttato, dal suo punto di vista. La sua “strategia” è avere la massima libertà d’azione per stringere accordi con gli altri, in particolare con i leader autoritari che, si presume, possano richiedere l’approvazione parlamentare o congressuale delle azioni esecutive in modi diversi dai sistemi politici democratici».</p>
<p>Alla presidenza, e al comando del personale militare più vasto al servizio della NATO (<strong>1,35 milioni</strong>) schierato anche in Italia, Trump dovrebbe affrontare un ostacolo che gli impedirebbe di concretizzare la sua aspirazione, come è accaduto nel suo primo mandato (2017-2021): «Ha già fatto i conti con molte resistenze nella sua scorsa amministrazione all’idea di lasciare l’Alleanza atlantica. Questa volta, tuttavia, ha promesso di mettere solo persone “leali”. Ma il Congresso ha approvato una legge secondo la quale dovrebbe ottenere la sua approvazione per abbandonarla. Sebbene ci sia il caso della Corte Suprema, Goldwater contro Carter (1979, <em>ndr</em>), che ha stabilito che il Presidente ha il diritto di ritirare il Paese dai trattati», ricorda Bachman.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="min-height: 1222px;"><script src="https://datawrapper.dwcdn.net/FMj4u/embed.js?v=2" defer="defer" type="text/javascript" charset="utf-8"></script><noscript><img src="http://magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/49_full.png" alt="Il grafico riporta il numero di personale militare di ogni membro della NATO nel 2023. I dati sono stime." /></noscript></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’assist all’Unione Europea</strong></p>
<p>A Bruxelles, il progetto del 45° Presidente degli Stati Uniti è noto. Nel quadriennio in cui l’UE si è dovuta misurare con l’inquilino della Casa Bianca, che l’ha inserita nella<a href="https://www.theguardian.com/us-news/video/2018/jul/15/donald-trump-calls-the-eu-a-foe-video"> lista dei «nemici»</a>, le collisioni sono state continue, soprattutto, nel settore commerciale. Questa volta, però, la contesa potrebbe non essere il conto delle esportazioni e delle importazioni, bensì la collaborazione sulla sicurezza e la difesa. I <a href="https://www.nytimes.com/2018/05/31/us/politics/trump-aluminum-steel-tariffs.html">dazi</a>, dunque, non sarebbero la soluzione.</p>
<p>Le parole di Trump hanno rispolverato un proposito nell’agenda dei 27: l’<strong>esercito europeo</strong>. È discusso, dal 2013, nell’ambito dell’«autonomia strategica europea» e, nei giorni scorsi, è riapparso nelle dichiarazioni e nei <em>tweet</em> dei rappresentanti sia delle istituzioni comunitarie, come <a href="https://www.politico.eu/article/donald-trump-nato-threat-denounced-across-europe/"><strong>Charles Michel</strong> </a>(presidente del Consiglio europeo), sia dei governi nazionali, tra i quali <a href="https://www.reuters.com/world/europe/italian-foreign-minister-calls-formation-eu-army-2024-01-07/"><strong>Antonio Tajani</strong></a> (ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale). Incoraggiati, oltreché dal proseguo del conflitto tra l’<strong>Ucraina</strong> &#8211; finanziata e armata &#8211; e la <strong>Russia</strong> che ha comportato <a href="https://eda.europa.eu/news-and-events/news/2023/11/30/record-high-european-defence-spending-boosted-by-procurement-of-new-equipment">l’incremento record della spesa militare nell’UE</a> (+6%, 240 miliardi), dallo scenario in cui le oltre 65mila truppe a stelle e strisce &#8211; <a href="https://www.militarytimes.com/news/your-military/2022/12/30/new-in-2023-us-troops-in-europe-to-continue-deployments-training/">se sono aggiunte 20mila dall’invasione russa</a> &#8211;  fossero ritirate dall’Europa.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560"><p>
The Transatlantic Alliance has underpinned the security and the prosperity of Americans, Canadians and Europeans for 75 years.</p>
<p>Reckless statements on <a href="https://twitter.com/hashtag/NATO?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#NATO</a>’s security and Art 5 solidarity serve only Putin’s interest.</p>
<p>They do not bring more security or peace to the world.</p>
<p>On…</p>
<p>— Charles Michel (@CharlesMichel) <a href="https://twitter.com/CharlesMichel/status/1756663534279106584?ref_src=twsrc%5Etfw">February 11, 2024</a>
</p></blockquote>
<p><script src="https://platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<p>«L’esercito europeo è un progetto indispensabile. La difesa europea serve a restituire una sovranità ai cittadini. All’inizio sarà duale, con una piccola forza europea e una capacità di coordinamento delle forze militari nazionali. Permetterà l’aumento della capacità di difesa, la possibilità di contribuire alla stabilizzazione dell’area di vicinato e l’impatto positivo sull’innovazione industriale. Potrà essere la gamba europea della NATO, trasformando l’Alleanza atlantica in una “equal partnership” che permetterebbe di rafforzare l’Europa e l’Occidente di fronte alle sfide attuali», sottolinea, a <em>Magzine</em>,<strong> Roberto Castaldi</strong>, politologo e direttore di CesUE ed EURACTIV Italia.</p>
<p>Al completo, l’esercito europeo potrebbe schierare <a href="https://www.washingtonpost.com/outlook/2022/05/18/european-union-army-ukraine/">1,3 milioni di militari (1,4 sono quelli statunitensi)</a>, ma sta incontrando delle <a href="https://www.defensenews.com/global/europe/2024/02/05/eu-member-countries-push-back-on-italys-call-for-european-army/">opposizioni</a>. Le hanno espresse, per esempio, i ministeri della Difesa spagnolo («L’idea è irrealistica o insostenibile nel prossimo futuro») e danese («La difesa rimane una questione di sovranità nazionale»). E le conferma Castaldi: «Le resistenze sono di varia natura. C’è chi teme di indebolire la NATO e chi di dover “cedere” la sovranità nazionale sulla difesa. Ma la difesa europea non comporta conseguenze negative strutturali, solo costi di aggiustamento. E le difese nazionali sono inutili e uno spreco perché gli Stati dell’UE insieme hanno la seconda spesa militare mondiale, senza alcuna capacità di deterrenza, e spendono circa il 35% degli Stati Uniti con una capacità del 10%».</p>
<p>La minaccia di Trump potrebbe trasformarsi in una condanna o in un’opportunità per l’Unione Europea.</p>
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		<title>Turchia-Svezia, dispute diplomatiche per un posto nella Nato</title>
		<link>http://www.magzine.it/turchia-svezia-dispute-diplomatiche-per-un-posto-nella-nato/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 20:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nato]]></category>
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		<description><![CDATA[“Brucerò una copia del Corano ogni settimana, fino a quando la Svezia non entrerà a far parte della Nato”. Sono queste le parole di Rasmus Paludan, politico e attivista dell’estrema ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="960" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/foto-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte foto: Reuters" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>“Brucerò una copia del Corano ogni settimana, fino a quando la Svezia non entrerà a far parte della Nato”</mark>. Sono queste le parole di <strong>Rasmus Paludan</strong>, politico e attivista dell’estrema destra svedese che ha già dato fuoco a due copie del libro sacro islamico: la prima davanti all’ambasciata turca di Stoccolma, la seconda davanti a quella di Copenaghen. Un’azione che ha scatenato l’ira del mondo musulmano. <mark class='mark mark-yellow'>Alla base del gesto c’è una critica alla <strong>Turchia</strong>, l’unico Paese che si oppone all’ingresso della <strong>Svezia</strong> nella <strong>Nato</strong>. Questa protesta rischia di costare a Stoccolma il via libera di Ankara per entrare nell’Alleanza atlantica.</mark> Il Presidente turco <strong>Erdogan</strong> lo ha confermato: “Non avremo più nessuna tolleranza verso i responsabili di quanto accaduto davanti alle nostre ambasciate, anche rispetto al loro ingresso nell&#8217;Alleanza atlantica. I membri di queste organizzazioni terroristiche sono liberi di girare per le vostre strade. Ora voi non vi potete aspettare la nostra approvazione per la vostra adesione alla Nato”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La Turchia è l&#8217;unico Paese che si oppone all&#8217;ingresso della Svezia nella Nato. Ankara accusa Stoccolma di proteggere i membri del PKK </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il braccio di ferro tra i due Paesi continua da mesi. La Turchia sostiene che la Svezia protegga i membri del <strong>PKK</strong>, ospitandoli nel proprio territorio. Il PKK è il partito dei lavoratori del Kurdistan, ritenuto da Ankara un’organizzazione terroristica, composta da curdi, e nata in Turchia a fine anni Settanta. Lo scorso giugno i <strong>ministri degli Esteri </strong>di<strong> Finlandia, Svezia </strong>e<strong> Turchia</strong> hanno firmato un memorandum d’intesa</mark>, in cui Ankara ha garantito ai due Paesi scandinavi il sostegno al loro ingresso nella Nato ma, in risposta, ha chiesto la cessazione dell’embargo sugli armamenti e l’estradizione da Svezia e Finlandia di diversi curdi, accusati di essere simpatizzanti o militanti di movimenti curdi classificati come “terroristi” dai turchi, come nel caso del PKK. A dicembre è stato estradato uno dei suoi membri, condannato in patria a sei anni di carcere, che era fuggito in Svezia nel 2015: alla fine la sua richiesta di asilo è stata respinta e l’uomo è stato riportato in Turchia.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La Turchia si trova in una posizione strategica, a metà tra Europa e Medio Oriente. Da anni ambisce a entrare nell’<strong>Unione europea</strong>, ma non sta facendo abbastanza per diventarne effettivamente un membro.</mark> Nell’ultimo anno sta provando a svolgere il ruolo di mediatore per la guerra in Ucraina, dato che il presidente turco Erdogan è in buoni rapporti con Putin. Ankara ha stretto accordi con l’Ue soprattutto per quanto riguarda i flussi migratori. Non sono però mancate le tensioni.</p>
<p>Le attività illegali di esplorazione energetica e di trivellazione nel bacino del Mediterraneo orientale hanno creato preoccupazione, oltre alle varie violazioni dello spazio aereo della Grecia e delle acque territoriali di competenza greca e cipriota. Il <strong>Parlamento europeo</strong> ha condannato le azioni della Turchia nella zona economica esclusiva della <strong>Grecia</strong> e di <strong>Cipro</strong>. Il territorio settentrionale dell’isola è infatti occupato dalla Turchia dal 1974 ed è riconosciuto solo da loro. Inoltre, in seguito alla scoperta delle riserve di gas naturale nel Mediterraneo orientale, Ankara ha utilizzato il proprio esercito per entrare illegalmente nelle acque territoriali e nello spazio aereo dei paesi vicini, portando avanti le operazioni di trivellazione.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La Turchia si trova in una posizione strategica, a metà tra Europa e Medio Oriente. Da anni ambisce a entrare nell’Unione europea. Ora sta provando a fare da mediatore per la guerra in Ucraina </span></p>
<p>Con <strong>Nicolò Rascaglia</strong>, ricercatore di <em>Geopolitica.info</em>, abbiamo analizzato la situazione della disputa tra Turchia e Svezia sul possibile ingresso del Paese scandinavo all’interno della Nato.</p>
<p><strong>Come mai la Turchia si oppone all’ingresso della Svezia nella Nato? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il problema principale tra i due Paesi riguarda la questione curda.</mark> La Turchia accusa la Svezia di ospitare al suo interno una serie di membri accusati da Ankara di essere parte del PKK. Ankara e Stoccolma hanno firmato alcuni mesi fa, insieme alla Finlandia, un memorandum in cui la Svezia si impegnava a combattere la presenza di miliziani del PKK all’interno dei propri confini e ad estradarli in Turchia. Questo in cambio dell’assenso turco ad accettare la Svezia all’interno della Nato.</p>
<p><strong>Cosa è cambiato da questo accordo? </strong></p>
<p>Negli ultimi mesi sono nati nuovi problemi, in particolare la decisione della corte svedese di limitare o addirittura bloccare alcune estradizioni, come nel caso di Bülent Keneş, giornalista turco rifugiato da anni in Svezia: per Ankara è un membro del PKK. Negli ultimi giorni c’è stato poi un altro episodio che ha alimentato le tensioni: il Corano bruciato davanti all’ambasciata turca a Stoccolma. Il gesto ha fatto tornare nel dibattito pubblico turco il tema dell’islamofobia. Il Presidente della Turchia Erdogan ne ha approfittato per ribadire nuovamente la sua contrarietà all’ingresso della Svezia nella Nato.</p>
<p><strong>La Turchia rischia di minare la stabilità occidentale? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Oggi la Turchia si trova in una situazione particolarmente complicata perché da un lato è un membro Nato, il che comporta una serie di accordi con l’Occidente, dall’altro invece ha dovuto reinventare il proprio ruolo a livello internazionale, iniziando a dialogare con la Russia.</mark> La reticenza turca nei confronti della Svezia è un tassello che rischia di minare la stabilità della Nato. Certo è che Ankara, osservando anche la sua posizione geografica, deve necessariamente dialogare con Mosca per questioni di stabilità economica e politica. Erdogan, in questo momento, sta provando a destreggiarsi tra l’appartenenza alla Nato, di cui è membro storico, e il mantenimento di buone relazioni con la Russia.</p>
<p><strong>Cosa vuole ottenere la Turchia? </strong></p>
<p>Probabilmente una serie di vantaggi economici e finanziari, soprattutto da parte degli Stati Uniti. <mark class='mark mark-yellow'>Il fatto che la Turchia abbia l’ultima voce in capitolo sull’ingresso della Svezia nella Nato apre una serie di possibilità per Ankara.</mark> Per prima cosa, la possibilità di modernizzare il proprio arsenale e la propria aviazione. Qualche anno fa sono stati espulsi dal programma F35 degli Usa perché avevano accettato di acquistare e schierare il sistema missilistico russo S400. Questa decisione ha lasciato la Turchia con un vuoto per quanto riguarda l’approvvigionamento tecnologico: dare l’assenso all’ingresso svedese nella Nato potrebbe essere una pedina di scambio in una trattativa per l’acquisto di F16 o F35, utili a modernizzare la flotta turca. <mark class='mark mark-yellow'>Tra l’altro la Turchia sta cercando di stringere accordi militari con altri Paesi membri dell’Alleanza atlantica come il Regno Unito</mark>, provando a superare l’impasse con gli Stati Uniti. Ci sono, però, molti senatori americani che si oppongono alla decisione di inviare armi o stringere accordi militari con Ankara, che sta avendo un’involuzione sempre più orientata all’autoritarismo.</p>
<p><strong>Quanto è probabile l’ingresso della Svezia nella Nato? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Finché il Parlamento turco si dirà contrario, difficilmente la Svezia potrà entrare. È molto più facile un assenso nei confronti della Finlandia, che ha fatto domanda insieme alla Svezia. Qualora Erdogan dovesse perdere le elezioni del prossimo maggio, allora si potrebbero aprire nuove possibilità perché la situazione diplomatica potrebbe cambiare. L’impressione è che Stoccolma prima o poi diventerà un membro Nato, gli Stati Uniti potrebbero fare pressioni, cedendo magari su alcuni dossier.</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Missili in Polonia, la voce di chi è al confine: &#8220;Non era previsto&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 18:51:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[polonia]]></category>
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		<description><![CDATA[C’è altissima tensione nelle ultime ore tra Nato e Russia. La caduta di alcuni missili in territorio polacco, avvenuta la sera di ieri, martedì 15 novembre, ha provocato la morte ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="457" height="256" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/311bda511252ceefb87abfeee8d64f9c.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="missili Polonia" /></p><p>C’è altissima tensione nelle ultime ore tra Nato e Russia. La caduta di alcuni missili in territorio polacco, avvenuta la sera di ieri, martedì 15 novembre, ha provocato la morte di due persone nel villaggio di <strong>Przewodów</strong>, a 12 chilometri dal confine ucraino. <mark class='mark mark-yellow'>L’ipotesi più accreditata e credibile è che si sia trattato di un missile di Kiev, uno sfortunato incidente che ha subito messo in allerta i paesi dell&#8217;Alleanza Atlantica. </mark> Se quanto detto nelle ultime ore &#8211; e cioè che la caduta dei missili non sarebbe attribuita alla Russia &#8211; si attenuerebbe il pericolo di un escalation.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Gli analisti non si aspettano ripercussioni dalla Nato. Mentre le indagini proseguono, chi vive in Polonia invita i governi e l&#8217;opinione pubblica europei ad attendere notizie ufficiali prima di pronunciarsi</span></p>
<p>La Polonia non ha motivi effettivi né di azionare l’articolo 4 della Nato (che prevede consultazioni tra gli alleati in caso di possibile minaccia), né tantomeno l’articolo 5 che vincola una reazione anche militare di tutti gli alleati a difesa del Paese aggredito” spiega a <em>magzine.it</em> <strong>Luca Sebastiani</strong>, giornalista e analista di <em>Geopolitica.info</em>. “Bisognerà vedere come reagisce la Polonia, salvo sorprese, non ci dovrebbero essere possibili ripercussioni. È un incidente dovuto alla contraerea ucraina scatenato dai bombardamenti russi, incidenti che i vari Paesi confinanti temono fin dall’inizio della guerra”.</p>
<p>E&#8217; un pensiero condiviso anche dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg che, a termine del Consiglio Atlantico, ha escluso ogni responsabilità ucraina nell’attacco. <mark class='mark mark-yellow'> “La Nato è preparata a incidenti come questi, a mantenere il controllo e a reagire in modo fermo, calmo e risoluto, prevenendo l’escalation”. Quanto accaduto ieri, quindi, ha reso ancora più complesso il quadro politico tra i vari leader presenti al <strong>G20 di Bali</strong>. </mark> Mentre Mosca nega il suo coinvolgimento e il presidente ucraino Vladymir Zelensky parla di &#8220;un attacco alla sicurezza collettiva&#8221;, il premier <strong>Giorgia Meloni</strong> dichiara di aver avuto un “brusco risveglio”, seguito poi da una riunione con gli Alleati. “L’ipotesi che sulla Polonia sia caduto un missile dell’antiaerea ucraina non cambia la sostanza. La responsabilità di quello che è accaduto è tutta russa e con gli alleati abbiamo condannato gli attacchi missilistici di Mosca”, ha dichiarato in conferenza stampa al termine del G20.</p>
<p><strong>Jedrzej Skrzypczak</strong>, direttore della scuola di giornalismo di Poznan, contattato da <em>magzine.it,</em> ha invitato alla prudenza fin dalle prime ore dopo il presunto incidente. “Dobbiamo aspettare notizie ufficiali e certe”, ha subito messo in guardia. Per <strong>Vladyslav Zinichenko</strong>, dottorando all&#8217;Università di Poznan in Polonia e originario di Kiev, la notizia di stanotte &#8220;è quasi la normalità&#8221; in Polonia. Vivere in un territorio al confine con l&#8217;Ucraina e avere la propria famiglia nel Paese costringe a tenere un livello di attenzione alto rispetto a quanto succede a pochi chilometri di distanza. La possibilità che ci siano allarmi aerei o incidenti al confine è stata normalizzata: <mark class='mark mark-yellow'> &#8220;Qui in Polonia, già negli scorsi giorni, c&#8217;era abbastanza preoccupazione&#8221;, aggiunge. Poi <strong>Zinichenko </strong>spiega che in pochi erano davvero pronti a immaginarsi un attacco diretto, adesso. </mark> &#8220;Non penso che nessuno qui si aspettasse questo perché, se fosse stato fatto di proposito, sarebbe stato attivato l&#8217;articolo 5 della Nato che prevede il mutuo soccorso militare tra gli alleati&#8221;. <mark class='mark mark-yellow'>Intanto, Kiev chiede &#8220;l&#8217;accesso immediato al luogo&#8221; e si dice pronta ad avviare indagini congiunte su quanto accaduto.</mark></p>
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		<title>Draghi da Mattarella. Obbligatori pagamenti col Pos &#8211; Le notizie del giorno</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 21:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Miniutti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
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		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[pos]]></category>

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		<description><![CDATA[Draghi sale al Colle per riferire sui vertici, ma la maggioranza litiga. A causa delle tensioni attualmente in corso tra alcune forze politiche della maggioranza di governo, l’incontro di questa ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="684" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/24473150210_09b61ed1ed_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Flickr" /></p><p><strong>Draghi sale al Colle per riferire sui vertici, ma la maggioranza litiga.</strong></p>
<p>A causa delle tensioni attualmente in corso tra alcune forze politiche della maggioranza di governo, l’incontro di questa mattina tra il premier Mario Draghi e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva scatenato qualche preoccupazione. Tuttavia, i temi del colloquio non hanno toccato quello della salute dell’esecutivo, ma &#8211; a quanto si apprende da fonti interne al Quirinale &#8211; è stata l’occasione per il capo di governo per fare il punto con Mattarella sui più recenti appuntamenti internazionali a cui l’Italia ha partecipato, come i vertici del G7 e della NATO.<br />
Se sullo sfondo peggiora la spaccatura all’interno del MoVimento, dall’altra parte la Lega passa all’attacco. In particolare, è il segretario del Carroccio Matteo Salvini che parla di “continue provocazioni di Pd e 5Stelle” in riferimento alla presentazione da parte di questi di due proposte parlamentari: l’introduzione dello Ius Scholae e la legalizzazione della cannabis. I toni e i contenuti dell’intervista rilasciata dal ‘Capitano’ al Corriere della Sera sono molto duri: “Siamo stati fin qui molto responsabili […]. Non possiamo però accettare una forzatura che rischia di danneggiare l&#8217;Italia e gli italiani”. Sono parole che risuonano come una minaccia: ritirate le proposte, o il governo crolla.</p>
<p>(Andrea Miniutti)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La norma entra in vigore: mai più rifiuti ai pagamenti elettronici.</strong></p>
<p>Da oggi i pagamenti elettronici, siano essi di somme ingenti o micropagamenti, sono obbligatori nei negozi. Qualora un commerciante, artigiano o professionista non accettasse le carte di credito e di debito con il Pos, incapperebbe in una multa: l’importo minimo è di 30 euro, a cui si aggiunge il 4% del valore della transazione rifiutata. L’obbligo esiste dal 2014 ma fino ad ora le sanzioni non erano mai entrate in vigore. Chi ha il dispositivo fuoriuso è escluso dall’ammenda.<br />
La lotta all’evasione fiscale percorre quindi la strada della tracciabilità dei pagamenti, ma c’è chi non approva: per Confesercenti, si tratta di un “provvedimento inopportuno e iniquo per le imprese più piccole” che hanno un costo della moneta elettronica elevato in particolare sulle transazioni di importo ridotto. Confcommercio invece crede che un incentivo ai pagamenti elettronici possa arrivare non dalle sanzioni, ma dalla “riduzione delle commissioni e dei costi a carico di consumatori e imprese”. Propone di potenziare il credito d&#8217;imposta sulle commissioni pagate dall&#8217;esercente e di introdurre la gratuità per i micropagamenti.<br />
Tra i lavoratori coinvolti dalla norma vi sono i tabaccai, che chiedono di essere esonerati dalle nuove regole. L’Associazione italiana tabaccai (Assotabaccai) ha dichiarato che &#8220;La lotta all&#8217;evasione fiscale, tramite l&#8217;obbligo di accettazione di pagamenti con carta e bancomat, è un controsenso nel caso delle tabaccherie che sono, infatti, concessionarie dello Stato&#8221;.</p>
<p>(Sara Fisichella)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Svezia e Finlandia nella NATO, ma secondo le condizioni della Turchia.</strong></p>
<p>Svezia e Finlandia entreranno nella Nato. Durante il vertice dell’alleanza nordatlantica a Madrid, in programma in questi giorni, i ministri degli Esteri di Turchia, Svezia e Finlandia hanno firmato un memorandum che permetterà ai due Paesi scandinavi l’ingresso nella Nato. L’ostacolo maggiore era rappresentato dalla posizione del presidente turco Erdogan, il quale aveva posto un veto all’ingresso dei due Paesi. Il motivo principale è da ricercare nella presenza in Svezia e Finlandia di esponenti del Pkk, il partito dei lavoratori curdo responsabile di diversi attacchi terroristici in Turchia. Ora le persone ricercate sul suolo svedese e finlandese verranno estradate. Inoltre, il divieto sull’esportazione di armi verso la Turchia da parte di Svezia e Finlandia sarà abolito. L’accordo rappresenta una vittoria per Erdogan, che riesce a raggiungere diplomaticamente i propri fini anti-curdi. Secondo il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, “Il memorandum firmato risponde alle preoccupazioni della Turchia sulla lotta al terrorismo e l&#8217;esportazione di armi”. I due Paesi scandinavi abbandonano quindi le loro posizioni neutrali, a causa dei continui attacchi da parte russa in Ucraina. I tempi per l’adesione saranno stabiliti dai “parlamenti dei 30 paesi membri che dovranno ratificarla” conclude Stoltenberg.</p>
<p>(Bianca Terzoni)</p>
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		<title>Guerra Russia-Ucraina, scontro anche in rete</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2022 15:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Buonarosa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo al terzo mese di guerra e le maggiori città dell&#8217;Est Ucraina sono assediate dalla morsa Russa. I missili cadono sui centri abitati e sui palazzi del potere. Mentre i ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1447" height="752" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/hacker-attack.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="hacker attack" /></p><p>Siamo al terzo mese di guerra e le maggiori città dell&#8217;Est Ucraina sono assediate dalla morsa Russa. I missili cadono sui centri abitati e sui palazzi del potere. Mentre i civili sono in fuga o imprigionati i soldati ucraini lottano con le armi che arrivano dall&#8217;estero. Scene ordinarie di guerra. <mark class='mark mark-yellow'>Ma un&#8217;altra battaglia si sta combattendo tra Kiev e Mosca, ed è tutta informatica.</mark> Ad essere coinvolto è anche il blocco cosiddetto occidentale: Unione Europea e Nato sono in prima linea nella difesa informatica, non solo di Kiev, ma dell&#8217;intero blocco atlantico.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Tra Kiev e Mosca si combatte anche una battaglia informatica: secondo il primo rapporto quadrimestrale 2022 dell&#8217;Avast c&#8217;è stato un incremento del 50% degli attacchi informatici verso Ucraina, Russia e Bielorussia </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Secondo il primo rapporto quadrimestrale 2022 dell&#8217;<strong>Avast,</strong> una delle più grandi aziende informatiche del mondo, fornitrice di antivirus e servizi alle aziende, c&#8217;è stato un <strong>incremento degli attacchi</strong> informatici verso Ucraina, Russia e Bielorussia intorno al <strong>50%</strong>.</mark> Il bersagli sono le infrastrutture civili e militari che dipendono dalla rete informatica: ospedali, caserme, centrali elettriche, banche dati, sistemi di comunicazione. I <strong>gruppi</strong> che operano dietro le tastiere sono per la maggior parte privati che collaborano con i governi centrali: <strong>Gamaredon e Conti</strong>, ad esempio, sono entrambi <strong>russi</strong> e fidati sostenitori del governo di Mosca. <mark class='mark mark-yellow'> Ma a livello istituzionale Unione Eurpea e Nato stanno mettendo sul banco tutte le loro competenze per fronteggiare le incursioni: «In questo <strong>gli attacchi informatici russi all&#8217;Estonia nel 2007 furono uno spartiacque</strong>: da quel momento l&#8217;Unione e la Nato si armarono istituendo degli enti per combattere gli attacchi», racconta Andrea Locatelli, docente di Relazioni Internazionali dell&#8217;Universita Cattolica.</mark> Il risultato del confronto tra Bruxelles e gli alleati è stata la creazione del <strong>CCDCOE (Cooperative cyber Defence Centre of Excellence), una istituzione intergovernativa</strong> che ogni anno organizza i <strong>Locked Shield</strong>, iniziativa congiunta tra forze militari e istituti per la difesa cibernetica.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per Andrea Locatelli, docente di Relazioni internazionali, «parlare oggi di guerra ibrida è un po&#8217; insensato perché si è superata la soglia della violenza sul terreno e la guerra informatica non è minimamente paragonabile al passato»</span></p>
<p>La recente guerra in Ucraina ha creato un&#8217;occasione in più per rafforzare la rete di protezione: è stato attivato, per la prima volta in un contesto operativo, un team per le risposte rapide agli attacchi cyber in Ucraina, <mark class='mark mark-yellow'>il <strong>Cyber rapid response teams and mutual assistance in cyber security (Crrts)</strong>, coordinato dalla Lituania, che agisce nell’ambito di un progetto Pesco (cooperazione strutturata permanente nel quadro della politica di sicurezza e di difesa Ue) proprio per assicurare una risposta unitaria agli incidenti informatici.</mark>Nel gruppo sono stati inseriti cinque paesi, oltre alla Lituania: Estonia, Polonia, Olanda, Croazia e Romania. «Non è un caso che questi paesi siano proprio quelli più vicini al confine perché sono quelli più esposti a livello infrastrutturale &#8211; ribadisce Locatelli &#8211; ma bisogna considerare il fatto che gli attacchi informatici superano le barriere spaziali. Inoltre, c&#8217;è anche un altro fattore che va oltre la prossimità geografica: questi Paesi hanno una grande competenza informatica».</p>
<p>Tutti questi centri operano con due protocolli di protezione: il primo è il <em>downsback </em>che così si definisce<em> </em>quando un sistema è in grado di funzionare anche dopo un attacco, usando un&#8217;infrastruttura che supplisce alle mancanze del primo. Ad esempio, se manca la corrente, un generatore la fornisce di risposta. Il secondo protocollo è il <em>downsforward</em>: il sistema non funziona e deve essere in grado di funzionare meglio di prima anticipando gli attacchi successivi.<br />
<mark class='mark mark-yellow'>Unione Europea e Nato stanno inoltre collaborando affinché l&#8217;Ucraina entri a far parte degli istituti di sicurezza informatici: il Parlamento europeo ha chiesto, con la risoluzione del primo marzo, un esame urgente della candidatura dell’Ucraina al CCDCOE e, poco dopo, il comitato direttivo dell&#8217;ente ha accolto la richiesta. «L&#8217;<strong>Ucraina</strong> potrebbe portare una <strong>preziosa conoscenza di diversi avversari</strong> all&#8217;interno del dominio informatico da utilizzare per la ricerca, le esercitazioni e l&#8217;addestramento&#8221;, sottolinea il colonnello <strong>Jaak Tarien</strong>, direttore del Centro.</mark></p>
<p>«Parlare oggi di guerra ibrida è un po&#8217; insensato perché si è superata la soglia della violenza sul terreno e la guerra informatica non è minimamente paragonabile al rest &#8211; conclude Locatelli &#8211; ma dobbiamo prepararci al peggio per operare al meglio». Curiosamente, sono le stesse parole come Teresa Payton, consulente della sicurezza informatica della Casa Bianca.</p>
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		<title>Finlandia e Svezia nella Nato, la Turchia frena</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2022 09:07:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Fisichella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[La neutralità ad Helsinki e Stoccolma potrebbe non essere più di casa e l’ingresso nella Nato si avvicina sempre di più. In Svezia si attende l’esito della riunione straordinaria convocata per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/52001819843_ddc30eaae8_k.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Flickr
Autore: Anne Sjöholm / valtioneuvoston kanslia" /></p><p>La neutralità ad <strong>Helsinki</strong> e <strong>Stoccolma</strong> potrebbe non essere più di casa e l’ingresso nella <strong>Nato</strong> si avvicina sempre di più. In <strong>Svezia</strong> si attende l’esito della riunione straordinaria convocata per oggi, 16 maggio, che dovrebbe deciderne il destino. In <strong>Finlandia</strong>, dopo il comunicato stampa del primo ministro <strong>Sanna Marin</strong> e del presidente <strong>Sauli Niinistö</strong> del 12 maggio che parla di domanda di adesione da porre “senza indugio”, il cammino sembra già tracciato e si aspetta l’approvazione del Parlamento. E&#8217; una presa di posizione netta da parte del governo e appoggiata dai finlandesi ma che infastidisce Mosca da un parte con Putin che definisce la scelta potenziale &#8220;un errore&#8221; e che, rispetto alla Nato, ha visto il freno della Turchia, perplessa a causa delle posizioni favorevoli di Finlandia e Turchia verso il PKK, il partito curdo turco definito da Ankara &#8220;terrorista&#8221;.</p>
<p><strong>Massimo De Leonardis</strong>, <strong>docente di Storia dei trattati e politica internazionale all&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</strong>, evidenzia come i finnici sostengano la nuova direzione intrapresa dai piani alti alla luce degli avvenimenti in <strong>Ucraina</strong>. <mark class='mark mark-yellow'> “Prima dell’invasione russa dell’Ucraina solo circa il 26% dell’opinione pubblica era favorevole all’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica. Sembra che questa percentuale sia salita intorno al 70/75%”. </mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Secondo il docente di Storia dei trattati politici Massimo De Leonardis, &#8220;prima dell’invasione russa dell’Ucraina solo circa il 26% dell’opinione pubblica era favorevole all’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica. Sembra che questa percentuale sia salita intorno al 70/75%&#8221;. </span></p>
<p>Per i finnici, l’intenzione di allinearsi ha già avuto la prima ripercussione: lo stop alle forniture elettriche da parte della Russia a partire dal 14 maggio. <strong>Rao Nordic Oy</strong>, la compagnia di proprietà della società con sede a Mosca <strong>InterRao</strong>, sostiene di non aver ricevuto quanto pattuito per importare l’energia russa sul suolo finlandese. Il fabbisogno del Paese scandinavo è coperto dalla Russia solo per il dieci per cento. Una lacuna che ritiene di poter colmare con l’aiuto della <strong>Svezia</strong> e con le proprie centrali che produrrebbero di più.</p>
<p>Nel concreto, la risposta della Federazione russa è arrivata quindi attraverso una limitazione di tipo economico: il <strong>Cremlino</strong> non ha reagito dal punto di vista militare. Con un riferimento storico, il professor <strong>De Leonardis</strong> respinge l’ipotesi di una vera e propria aggressione russa alla Finlandia: <mark class='mark mark-yellow'> “Naturalmente si spera che si resti nel campo del dispiegamento di nuovi sistemi d’arma vicino al confine finlandese e che non si vada ovviamente oltre </mark>. Nel 1939 l’<strong>Unione Sovietica</strong> aveva attaccato la <strong>Finlandia</strong>. La cosiddetta <strong>Guerra d’inverno</strong> durò circa due mesi. L’Urss trovò molto filo da torcere da parte della Finlandia che aveva e che ha tutt’oggi un ottimo esercito”.</p>
<p><strong>De Leonardis</strong> sostiene che, data l’attuale situazione, Stoccolma potrebbe seguire i passi della vicina di casa. “Il caso della <strong>Svezia</strong> è storicamente molto diverso. Nel Seicento e nel Settecento è stata tra i principali nemici dell’allora Russia zarista. Dopo l’epoca napoleonica, dopo il 1815, ha adottato una politica di neutralità che ha mantenuto fino ad oggi”.</p>
<p>Per il ricercatore<strong> </strong>in <strong>Storia delle Relazioni Internazionali dell</strong>&#8216;<strong>Università Cattolica </strong><strong>Davide Borsani, <em>Associate Research Fellow </em>dell&#8217;Ispi </strong>“gli svedesi, nel momento in cui vedono nell’Alleanza Atlantica sia la Norvegia che la Finlandia, resterebbero l’unico Paese fuori da essa. E a quel punto sarebbero inclini a seguire tutta la Scandinavia con i rischi che questo comporta, anzitutto sul lungo periodo”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per il ricercatore Davide Borsani &#8220;gli svedesi nel momento in cui vedono nell’Alleanza Atlantica sia la Norvegia che la Finlandia, resterebbero l’unico Paese fuori. E a quel punto sarebbero inclini a seguire tutta la Scandinavia con i rischi che questo comporta anzitutto nel lungo periodo&#8221; </span></p>
<p><strong>Borsani</strong> ritiene che <strong>Finlandia</strong> e <strong>Svezia</strong> hanno davanti un processo breve: “I due Paesi hanno già una forma di integrazione con la <strong>Nato</strong>, ad esempio erano membri di alcuni partenariati, quindi c’è già un livello di interoperabilità dal punto di vista militare con i Paesi dell’Alleanza. <mark class='mark mark-yellow'>Sono due democrazie consolidate con valori liberali, un’identità democratica anche questa consolidata e quindi dal punto di vista politico non pongono alcun tipo di problemi&#8221;. </mark></p>
<p>Le richieste di adesione alla Nato dei due angoli di Scandinavia sembrano avvicinarsi sempre di più e <strong>De Leonardis</strong> spiega che i parametri per entrare nell’Alleanza Atlantica non sono particolarmente stringenti. “Tra i criteri principali vi è il controllo delle forze armate da parte del potere politico e il non avere contenziosi territoriali con Paesi vicini. Negli anni Novanta l’Ungheria aveva un contenzioso riguardo alla Transilvania con la Romania che è stato risolto attraverso un trattato tra le due nazioni prima che gli ungheresi potessero aderire nel 1999. Questo spiega anche perché l’adesione dell’Ucraina, a prescindere da ogni altra considerazione, è estremamente difficile”.</p>
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		<title>Tra tregua e conflitto, parola alle esperte</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 10:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Farina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
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		<description><![CDATA[Il conflitto in Ucraina rappresenta soprattutto una guerra della disinformazione. Dopo Instagram, Facebook e Twitter, la Russia ha deciso di uscire da internet mondiale entro l’11 marzo facendo affidamento solo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1342" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/UKRAINE-1-superJumbo.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="UKRAINE-1-superJumbo" /></p><p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Il conflitto in Ucraina rappresenta soprattutto una guerra della disinformazione. </mark>Dopo Instagram, Facebook e Twitter, la Russia ha deciso di uscire da internet mondiale entro l’11 marzo facendo affidamento solo alla propria rete di Stato, RuNet, oscurando le notizie degli attacchi a circa 140 milioni di cittadini russi. Quindi mai come prima d’ora informare e rimanere informati sono due azioni fondamentali. <strong>Luciana Grosso e Micol Flammini</strong>, giornaliste de <em>Il Foglio, </em>sono indicate tra le esperte da seguire sui canali social<em>. </em></span> Al di là delle sfumature e dei punti di vista divergenti che abbiamo raccolto, di due cose sono certe entrambe: non sarebbe il caso di portare avanti questa guerra perché, se accadesse, diventerebbe nucleare. E che, comunque vada, l&#8217;Ucraina ne pagherà il prezzo più alto.</p>
<p><b>Micol Flammini, di fronte alle votazioni Onu, come è cambiata la situazione?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io sono rimasta sorpresa da due cose.<mark class='mark mark-yellow'>La prima è il fatto che la Serbia non si è schierata e rimango sorpresa perché sappiamo che sono due Paesi che sono abituati ad avere un rapporto di grande vicinanza, che è anche uno dei motivi per cui fatica a entrare nell’Ue. La seconda è che nemmeno Cuba, che storicamente è sempre stata vicina alla Russia, ha detto di essere dalla parte di Mosca</mark>. Era prevedibile che un Paese come la Cina si astenesse, dato che già dai mesi precedenti ha avuto una grande influenza in questo conflitto: ricordiamo quando Putin è andato all’apertura dei Giochi di Pechino; ricordiamo quando è stato fatto sapere alla Russia che si preferiva che non ci fosse alcun attacco durante la tregua olimpica. In teoria lo siamo ancora. Comunque è interessante notare, al di là dei vari schieramenti, come la Russia stia cercando di ricucire i suoi rapporti. Sa che quello più forte tra tutti i Paesi internazionali e che può essere dalla sua parte è la Cina in questo momento. Allo stesso tempo ha cercato di corteggiare le repubbliche dell’Asia centrale: il Kazakistan, il Turkmenistan, l’Uzbekistan, che storicamente appartengono alla sfera di Mosca. Tuttavia c’è stata una dimostrazione di freddezza, quasi come se l’isolamento della Russia stia aumentando, che è la carta che noi abbiamo giocato, soprattutto per quanto riguarda l’isolamento economico. </span></p>
<p><b>Luciana Grosso, Lei si occupa soprattutto di Stati Uniti. Qual è il loro gioco?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Essendo uno dei Paesi leader della Nato,<mark class='mark mark-yellow'>il loro interesse rimane quello di mantenere integri i territori che ne fanno parte. Quindi, finché nessuno tocca i territori della Nato &#8211; che finiscono con la Polonia, la Romania e vanno giù fino alla Turchia &#8211; gli Stati Uniti non si vedono coinvolti fisicamente in questa guerra</mark>. D’altra parte, sanno che una guerra così vicina ai confini, per giunta condotta dal nemico storico che è la Russia, evidentemente è un pericolo. <mark class='mark mark-yellow'>Già mesi fa avevano dato l’allarme di una possibile aggressione nei confronti dell’Ucraina e avevano iniziato a inviare truppe, mezzi e fondi sui confini orientali della Nato perché prevedevano che da un momento all’altro la situazione sarebbe degenerata.</mark> Noi non sappiamo cosa ha in mente di fare Putin qualora dovesse prendere l’intera Ucraina. Non sappiamo se vuole veramente estendere il conflitto con l’intenzione di ricondurre sotto il controllo russo anche dei Paesi che oggi sono all’interno della Nato, cioè Estonia, Lituania e Lettonia.</span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per Flammini e Grosso de <em>Il Foglio </em>non sarebbe il caso di portare avanti questa guerra: nessuno esclude che potrebbe diventare nucleare</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>L’Ucraina ha firmato i documenti per chiedere di entrare ufficialmente nell’Unione Europea. La richiesta può concretizzarsi nel breve tempo o è improbabile?</b></p>
<p><b>M.: </b><span style="font-weight: 400;">È improbabile. I Paesi fondatori, quelli più cauti, dicono che in questo momento non si può concedere all’Ucraina un iter accelerato rispetto a quello solito. Probabilmente dovrà sottoporsi alla prassi normale come stanno facendo anche altri Stati, come l’Albania, la Serbia. </span></p>
<p><b>L.:</b><span style="font-weight: 400;"> Già dal 2013-14, l’Ucraina aveva chiesto di poter far parte dell’Ue e della Nato. Il fatto aveva causato la prima guerra e portato la Russia a controllare la Crimea. Ora l’ipotesi che l’Ucraina entri in breve appare improbabile per diverse ragioni. <mark class='mark mark-yellow'>La prima è che né l’Ue né la Nato accettano al loro interno dei Paesi instabili e oggi l’Ucraina lo è decisamente.</mark> In secondo luogo, ci sono diversi altri Stati in coda da anni per poter entrare nell’Ue e che non possono essere sorpassati. Infine, la risoluzione che Zelensky ha firmato con il Parlamento europeo non è vincolante per riconoscersi come candidato.</span></p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>“Qualora la guerra diventi mondiale, sarà nucleare”.</b></p>
<p><b>M.: </b><span style="font-weight: 400;"> È molto difficile perché si entra nel campo dell’imprevedibilità. È ovvio che alzare la posta parlando di una minaccia nucleare ha l’obiettivo di arrivare ai negoziati con la pistola sul tavolo, che è la pistola più potente che loro possano avere in questo momento.</span></p>
<p><b>L.:</b><mark class='mark mark-yellow'><span style="font-weight: 400;">Einstein diceva che non sapeva come si sarebbe combattuta la terza guerra mondiale, ma sapeva che la quarta si sarebbe combattuta con la clava. E quindi credo che quello che dice Lavrov sia vero</mark>. E&#8217; evidente che se si dovesse arrivare a uno scontro Russia-Nato, che è stato il terrore del secolo scorso, si avrebbe uno scontro nucleare. Tuttavia da quando Putin ha cominciato a parlare esplicitamente di nucleare nessuno ha ancora risposto perché si vuole evitare a tutti i costi qualsiasi mossa che possa essere interpretata come una provocazione e che possa innescare un’escalation di conseguenze catastrofiche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Le sanzioni dell’Unione Europea e degli Stati Uniti colpiscono soprattutto gli oligarchi russi e i loro investimenti. Potrebbero arrivare a fermare Putin con un golpe?</b></p>
<p><b>M.: </b><mark class='mark mark-yellow'><span style="font-weight: 400;">Putin ha fatto una cosa molto furba: ha diviso il potere economico da quello politico. Ha stretto un patto con gli oligarchi assicurando che da un certo momento in poi non avrebbe toccato le loro ricchezze e loro non si sarebbero mai dovuti intromettere nella politica.</mark> Colpire l’élite finanziaria era il senso stesso di queste sanzioni: fare pressione su Putin attraverso gli uomini che dopo di lui contano di più in Russia. È anche quello che da molti anni gli oppositori russi chiedevano. Lo stesso Alexei Navalny chiedeva di sanzionare gli oligarchi per colpire davvero il Cremlino. Ma ancora non si sa se possano avere un ruolo così importante perché finora questa pressione non ha portato a grandi risultati. O per lo meno è chiaro che ci siano degli elementi che fanno pensare che la Russia stia trattenendo le sue forze perché se avesse voluto avrebbe già potuto bombardare Kyiv e distruggerla. Non essere arrivato ancora a un attacco completo nei confronti della capitale fa pensare che ci sia un lavoro diplomatico o dei negoziati dietro che non per forza è visibile.</span></p>
<p><b>L.: </b><span style="font-weight: 400;">Premesso che non ne abbiamo la minima idea perché nessuno di noi ci ha che fare, credo che<mark class='mark mark-yellow'>l’ipotesi che l’oligarchia russa possa congiurare per ribaltare Putin sia assolutamente improbabile</mark> perché mi sembra veramente difficile anche solo sognarsi di ribaltare Putin ora. Magari fra qualche mese, fra qualche anno, forse.</span></p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Sul lungo periodo, abbiamo davanti una tregua o l&#8217;intensificarsi del conflitto?</b></p>
<p><b>M.: </b><mark class='mark mark-yellow'><span style="font-weight: 400;">L’isolamento della Russia può portare a due reazioni: o Putin torna sui suoi passi spinta proprio dall’élite finanziaria oppure potrebbe reagire in modo ancor più violento</mark>. A pagarne rimane comunque l’Ucraina, per il momento.</span></p>
<p><b>L.:</b><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Quello che può succedere è che qualcuno lo possa convincere a sospendere questa guerra in modo che le sanzioni vengano sospese e che in qualche modo, seppur in un regime di reciproca ostilità, si riapra il dialogo con l’Occidente</mark>. La cordialità più o meno sincera che c’è stata negli ultimi decenni con l’Occidente e la Russia non ci sarà mai più. Ma è anche vero che esistono dei legami economici molto forti che nel giro di una settimana sono saltati. E quindi può essere che chi ha grandi interessi spinga per la conclusione il più rapido possibile della guerra.</span></p>
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