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	<title>magzine &#187; modellidibusiness</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Reveal: la verità non si svela mai da sola</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 11:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Selena Frasson]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’agosto del 2012 il CIR Centre for Investigative Reporting annuncia il lancio de I Files, un nuovo progetto web per reportage d’inchiesta pubblicati su un profilo YouTube dedicato. La scelta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="975" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/reveal-image.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Reveal.it" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Nell’agosto del 2012 il <a style="color: #000000;" href="https://gijn.org/member/center-for-investigative-reporting-us/" target="_blank">CIR Centre for Investigative Reporting</a> annuncia il lancio</span><span style="color: #333333;"> de <em>I Files, un nuovo progetto</em> web per reportage d’inchiesta pubblicati su un profilo YouTube dedicato.</span></span></mark></p>
<p>La scelta di questo canale non fu casuale: lo scopo era quello di far conoscere tematiche articolate e complesse al pubblico di massa e di diffondere, attraverso la medesima piattaforma, lavori investigativi realizzati da grandi testate internazionali come il <em>New York Times</em>, <em>Al Jazeera</em> e la <em>BBC</em>, ma anche da strutture non profit come il Pulitzer Centre On Crisis Reporting.</p>
<p>Poco tempo dopo il suo lancio<span style="color: #333333;">, <mark class='mark mark-yellow'>si decise di cambiare nome al canale, ribattezzato <a style="color: #333333;" href="https://revealnews.org/" target="_blank"><em>Reveal</em></a> poiché, come scrivono nel loro motto, “la verità non si svela mai da sola”</mark>.</span> Nel corso degli anni il team di <em>Reveal</em> si è occupato di diversi temi, dalla discriminazione razziale alla violenza di genere, dal neofascismo alle migrazioni, ai disastri ambientali.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per rispondere alla crescente richiesta di un <span style="color: #333333;">giornalismo</span> investigativo diffuso attraverso l’audio e trasformare l’inchiesta da genere di nicchia a categoria in grado di attrarre l’interesse di un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo, <mark class='mark mark-yellow'></mark>nel <span style="color: #333333;">2013 </span>il CIR ha declinato <em>Reveal</em> anche in forma di <a href="https://revealnews.org/episodes/" target="_blank">programma radiofonico</a> disponibile anche sotto forma di podcast.</mark></p>
<p>Alla base del lavoro vi è una ferrea convinzione: <mark class='mark mark-yellow'>il giornalismo deve continuare ad essere “il cane da guardia della democrazia”</mark> e il sistema informativo non deve essere solo riformato, bensì occorre ricostruirlo dalle fondamenta per puntare sulla qualità e sull’analisi piuttosto che sulla quantità.</p>
<p>«Sono i cambiamenti che le storie riescono a produrre a determinare la misura del nostro successo – sostengono i fondatori –. A guidare la missione sono tre obiettivi essenziali: garantire al nostro pubblico accuratezza e completezza delle notizie; collaborare con le realtà locali nell’ottica della cooperazione; accompagnare il pubblico in un percorso di consapevolezza e acquisizione dello spirito critico».<br />
Per riuscire nell&#8217;intento, <mark class='mark mark-yellow'><em>Reveal</em> cerca di proporre prodotti che possano dare spazio a diverse voci, prospettive ed esperienze poiché «solo facendo questo potremo riflettere le spinte che muovono la nostra società e fornire risposte che ci aiutino a comprendere il mondo in cui viviamo»</mark>.</p>
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		<title>A volte ritornano: newsletter che passione</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 16:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Farina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<description><![CDATA[Può sembrare paradossale, ma funziona. In un mondo sovraccarico di informazioni, dove spesso vince l’immediatezza dei social sull’anacronismo del giornale cartaceo, la velocità sulla qualità, si è distinto un nuovo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1897" height="973" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/The-Skimm.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="&quot;The Skimm&quot;, nata nel 2012, è stato il primo esempio di newsletter digitale." /></p><p>Può sembrare paradossale, ma funziona. <mark class='mark mark-yellow'>In un mondo sovraccarico di informazioni, dove spesso vince l’immediatezza dei social sull’anacronismo del giornale cartaceo, la velocità sulla qualità, si è distinto un nuovo strumento ancora più efficace ed efficiente: la newsletter.</mark> Si tratta di un messaggio di posta elettronica di carattere informativo che aggiorna gli iscritti – indicati anche come <em>community </em>– con promozioni e novità del sito web in questione, se ha finalità di marketing, o con le ultime notizie di attualità, se è utilizzata a scopo giornalistico. Per spiegare il successo che sta vivendo ormai da dieci anni, il noto editorialista del <em>New York Times</em> Carr David <a href="https://www.nytimes.com/2014/06/30/business/media/for-email-a-death-greatly-exaggerated.html?_r=0%20" target="_blank">scriveva nel 2015</a>: «Newsletters are clicking because readers have grown tired of the endless stream of information on the internet, and having something finite and recognizable show up in your inbox can impose order on all that chaos». [<mark class='mark mark-yellow'>«Le newsletter funzionano perché i lettori sono ormai stanchi del flusso senza fine di informazioni su internet e avere qualcosa di finito e riconoscibile nella tua casella di posta può imporre un ordine a questo caos»</mark>, ndr.]
<p>In effetti è così. Dopo aver mal sopportato lo spam che invadeva indesiderato le caselle di posta e abusato del flusso di contenuti pubblicati sui social network negli ultimi due anni di pandemia, la rete è sovraccarica di informazioni disparate, caotiche e ingestibili. Lo stesso vale per il cervello degli utenti: di fronte alla quantità ingente di dati che riceve ogni giorno e nella difficoltà di distinguerli e filtrarli, la mente dell’essere umano, ormai piena ed esausta, trova conforto in un luogo finito e familiare.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Carr scriveva: «Le newsletter funzionano perché i lettori sono ormai stanchi del flusso senza fine di informazioni su internet e avere qualcosa di finito e riconoscibile nella tua casella di posta può imporre un ordine a questo caos».</span></p>
<p>Il modello delle newsletter è sempre lo stesso: gratuite o a pagamento, sono semplici da leggere perché il tono è informale e sono periodiche perché vengono consegnate sempre lo stesso giorno con continuità. <mark class='mark mark-yellow'>Si crea un appuntamento fisso a cui il lettore fedele e appassionato non rinuncia perché, se soddisfatto della propria scelta, individua il valore aggiunto nei modi e nelle forme con cui vengono trattate certe tematiche.</mark> In base a come sono organizzate, le newsletter si occupano di un argomento specifico oppure raggruppano link ritenuti importanti dall’autore o, ancora, riassumono una serie di articoli dello stesso genere.</p>
<p>Nonostante si pensi alla newsletter come a uno strumento nuovo e all’avanguardia, non è la prima volta che questa gioca un ruolo determinante quando si vive in un&#8217;epoca sovraccarica di notizie. <mark class='mark mark-yellow'>Nel Seicento gli informatori residenti a Londra compilavano a mano dei bollettini, chiamati proprio “news letters”, cioè “lettere di notizie”, per aggiornare la popolazione su ciò che succedeva in ambito politico.</mark> Nel secolo successivo, in pieno Illuminismo, di fronte alla quantità di informazioni che venivano diffuse in modo confuso dai giornali, il barone Friedrich Melchior Von Grimm inviava al proprio pubblico di lettori, tra i quali contava a<span style="color: #000000;">nche Diderot e Rousseau, brevi aggiornamenti di cultura, attualità, curiosità, gossip o ag</span>gregava pezzi scritti da altri in un unico articolo. Per tornare ai giorni nostri, il primo esempio di newsletter digitale è <a href="https://www.theskimm.com/" target="_blank"><em>The Skimm</em></a>, diffusa nel 2012 da Danielle Weisberg e Carly Zakin, due ex giornaliste di <em>CBS News</em>. L’idea, nata come un semplice riassunto di notizie destinate a essere di facile lettura, nel giro di soli quattro anni ha raggiunto quattro milioni di iscritti e oggi è diventata una vera società di media. <mark class='mark mark-yellow'>Un esempio simile, che ha raggiunto il successo in tempi brevi, è <a href="https://www.dacostaacosta.net/" target="_blank"><em>Da Costa a Costa</em></a>, un progetto giornalistico sulla politica e sulla cultura degli Stati Uniti curato dal blogger Francesco Costa.</mark> Si tratta del primo caso italiano di newsletter combinata al podcast che, attraverso le donazioni dei suoi iscritti, ha permesso vicedrettore de <em>Il Post </em>di recarsi più volte negli Usa per studiare la popolazione, raccogliere il materiale e restituire notizie complete e affidabili.</p>
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		<title>TikTok al servizio del giornalismo: l’esempio del Washington Post</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 15:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Buonarosa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2018 l’amministratore delegato del New York Times Mark Thompson disse che il giornale cartaceo sarebbe sparito dalle edicole nel giro di vent&#8217;anni. A distanza di quattro anni da quella ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1335" height="790" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/07/tiktok.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="tiktok" /></p><p><span style="color: #000000;">Nel 2018 l’amministratore delegato del <em>New York Times</em> <a style="color: #000000;" href="https://www.rainews.it/archivio-rainews/media/amministratore-delegato-del-New-York-Times-NYT-Mark-Thompson-carta-stampata-dieci-anni-vita-d75a20e1-cba7-4c7d-b3a3-96a6ff96ddaa.html#foto-1" target="_blank"><strong>Mark Thompson</strong></a> disse che<strong> il giornale cartaceo sarebbe sparito dalle edicole</strong> nel giro di vent&#8217;anni. A distanza di quattro anni </span>da quella previsione la realtà sembra dargli ragione, ma l’informazione si sta spostando inevitabilmente su altri canali. <mark class='mark mark-yellow'>Facebook, Instagram e, soprattutto, Tik Tok sembrano essere i nuovi vettori della news: luoghi dove informare, commentare, discutere e, perché no, divertire.</mark></p>
<p><strong>Facebook </strong>e<strong> Instagram </strong>sono ancora le piattaforme più sfruttate dalle testate giornalistiche, ma con il passare del tempo stanno esaurendo la loro spinta propulsiva a favore di <strong>Tik Tok</strong>, che per i giornali rimane, invece, un mondo quasi inesplorato. <strong>Il</strong> <strong>social cinese conta più di un miliardo di iscritti</strong> e la maggior parte di questi sono giovani sotto i 30 anni, ovvero proprio quel pubblico che i giornali di tutto il mondo stanno perdendo.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Le prima testata internazionale a credere nella comunicazione di TikTok è stato il <em>Washington Post</em></mark>, che ha aperto il proprio canale nel 2019 ed è, oggi, il medium più seguito al mondo sulla piattaforma, dove conta <span style="color: #000000;">un milione e 400mila followers</span>. Nei mesi successivi molti altri hanno seguito questa tendenza e ora anche <em>The Guardian</em>, <em>Time</em>, <em>The Atlantic</em>, <em>The Telegraph</em> vi stanno investendo tempo e risorse. <mark class='mark mark-yellow'>Anche l’Italia sta partecipando a questa rivoluzione: in particolare con <em>La Repubblica</em> e<em> Il Sole 24 Ore</em>, gli unici due giornali che nel nostro Paese fanno informazione su TikTok.</mark></p>
<p>Ma come si può fare informazione con dei brevi video di 35 secondi? Il paradigma del <em>Washington Post</em> ci aiuta a rispondere. <strong>Le parole chiave sono tre: affezione, puntualità e chiarezza</strong>. La prima è, forse, la più importante: il giornale sta investendo molto tempo su TikTok, alla quale ha dedicato <strong>uno staff di quattro giornalisti</strong>. Sono tutti giovani sotto i 30 anni, che compaiono in video per creare un rapporto più stretto con l’utente e mettersi, di fatto, al servizio dei giovani.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Lo scopo del <em>Washington Post</em> rimane, comunque, quello di <strong>dare notizie puntuali e aggornate</strong> ai propri lettori, anche se il formato cambia. Così ogni giorno, attraverso lo stile divertente della piattaforma, lo staff sceglie e divulga le due notizie più importanti dal panorama nazionale e internazionale.</mark></p>
<p>Infine, <strong>la chiarezza</strong>: la spiegazione dell&#8217;attualità è precisa, senza fronzoli e, soprattutto, riassume i punti nevralgici delle questioni trattate. Le tre parole chiave riassumono questo nuovo modo di fare informazione con i video su un canale, che, pur non potendo definirsi completo, offre<strong> spunti che inducono ad approfondire</strong> <strong>la notizia</strong> sullo stesso giornale o su altre testate. Ed è forse questa la vera chiave per un futuro dell&#8217;informazione a portata dei giovani.</p>
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