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	<title>magzine &#187; migrazioni</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Dalla crisi economica all&#8217;odio razziale: perché si fugge dalla Tunisia</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 04:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Selena Frasson]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Il dossier immigrazione è uno dei più discussi nell’agenda politica italiana, e a preoccupare nelle ultime settimane è stato soprattutto il “caso Tunisia”, con il moltiplicarsi delle partenze verso Lampedusa. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="410" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/000576AC-migranti.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="000576AC-migranti" /></p><p style="font-weight: 400;">Il dossier immigrazione è uno dei più discussi nell’agenda politica italiana, e a preoccupare nelle ultime settimane è stato soprattutto il <strong>“caso Tunisia”</strong>, con il moltiplicarsi delle partenze verso Lampedusa. “Oggi abbiamo un enorme problema legato alla stabilità e al possibile default del Paese”, segnalava la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferendosi alla grave crisi economica e politica che sta attraversando la Tunisia. Lo ha detto all’esito della due giorni del Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles la settimana scorsa, un vertice in cui, su insistenza dell’Italia, si è tornati a parlare di immigrazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">A mancare nel dibattito, però, potrebbe essere anche in questo caso la complessità: <mark class='mark mark-yellow'> “In Italia si è fatta subito una facile correlazione tra l’aumento delle partenze dalla Tunisia e la crisi economica. In realtà – precisa <strong>Arianna Poletti</strong>,<strong> giornalista freelance</strong> che vive e lavora in Tunisia, occupandosi di Maghreb per la stampa italiana e francofona &#8211; , pur essendoci sempre stata una connessione tra i due aspetti, questa volta il fenomeno migratorio non è dovuto immediatamente alla grave inflazione”</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>“Molto spesso, a finire nella rete dei trafficanti – commenta <strong>Paola Pace dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM)</strong>, a partire sono persone che potrebbero partire regolarmente, per esempio attraverso la procedura del ricongiungimento familiare. Solo che i tempi sono molto lunghi e i processi complicati e in tanti casi mancano informazioni”</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma quello che è successo nelle ultime settimane è che a partire sono tanti subsahariani: un fenomeno dovuto al peggioramento delle loro condizioni di vita. Il <strong>21 febbraio scorso</strong>, durante una riunione del Consiglio di sicurezza, il <strong>presidente della Repubblica Kais Saied</strong> ha pronunciato parole feroci, accusando la popolazione subshariana presente sul territorio di “violenza, crimini e atti inaccettabili” e ha parlato di <strong>“un piano criminale per cambiare la composizione demografica, per la sostituzione etnica della Tunisia”</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le conseguenze non si sono fatte attendere. “A partire da quel momento – racconta Poletti &#8211; si è scatenata un’ondata di aggressioni ai danni delle persone di colore che vivono in Tunisia e, nel corso del tempo, la situazione si è fatta sempre più tesa: i subsahariani sono stati accusati di rubare il lavoro alla popolazione locale; si sono verificati veri e propri rastrellamenti, attacchi fisici e intimidazioni soprattutto nei quartieri popolari, dove le condizioni di vita sono più difficili. Tante persone hanno perso il lavoro e la casa. L’insieme di questi fattori ha accelerato la fuga: essere neri in Tunisia oggi è molto pericoloso”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Le partenze dalla Tunisia, dunque, sono in molti casi obbligate, e alla questione degli abusi e degli attacchi rivolti alla comunità subsahariana, si sommano le notizie relative ad arresti che riguardano attivisti, giornalisti ed esponenti politici</mark>: “La Tunisia è sempre stato un Paese attraversato da un grande fermento, quando qualcosa non funziona si scende in piazza per protestare, ma da un po&#8217; di tempo il clima è diverso”. Le manifestazioni non si annullano da un giorno all’altro, perché<strong> la repressione del dissenso è qualcosa che si costruisce lentamente</strong>: “Quello che succede qui è che gradualmente si è iniziato a percepire l’aumento dei controlli. Le persone continuano a scendere in piazza ma, rispetto a prima, i limiti sono più stringenti, e molto spesso le accuse che vengono rivolte a chi organizza le proteste non sono chiare, si tratta di contestazioni sommarie”. <mark class='mark mark-yellow'>La lista di coloro che vogliono lasciare la Tunisia si allunga, le persone non si sentono più al sicuro e alla paura si sommano l’incertezza e la precarietà di un Paese che assiste al peggioramento della situazione economica e politica senza riuscire a scorgere una via d’uscita</mark>, dato che il governo non ha intrapreso alcuna azione significativa per risolvere la crisi e si prepara a varare nuove misure di austerità per garantirsi un nuovo prestito dal Fondo Monetario Internazionale. “Un tunisino, se ha la fortuna di avere un lavoro stabile, guadagna in media circa 600 dinari che sono 200 euro e oggi un chilo di patate costa 2 euro”, osserva Arianna Poletti, facendo riferimento all’aumento della speculazione, con la conseguente impennata dei prezzi di prima necessità che nel frattempo scompaiono dagli scaffali del supermercato.</p>
<p style="font-weight: 400;">I riflettori sono accesi e, conclude Paola Pace, <mark class='mark mark-yellow'></mark> “la comunità internazionale sta iniziando a capire che la questione migratoria non è un problema, ma un fenomeno da affrontare con un approccio strutturale condiviso. Le difficoltà possono essere affrontate, si possono creare canali di transito regolari e semplificare le procedure, dipende tutto dalla volontà” <mark class='mark mark-yellow'></mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Migrare per il calcio: il sogno spezzato di Fatim</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 05:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Gambia]]></category>
		<category><![CDATA[Mariangela Maturi]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Il calcio fa sognare. Dietro a un pallone ci sono storie di vita e di speranza. Come quella di Fatim, una giovane ragazza del Gambia scappata dalla sua Africa per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="715" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2022-02-11-at-2.45.33-PM.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp-Image-2022-02-11-at-2.45.33-PM" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Il calcio fa sognare. Dietro a un pallone ci sono storie di vita e di speranza. Come quella di <strong>Fatim</strong>, una giovane ragazza del Gambia scappata dalla sua Africa per cercare un futuro migliore in Europa.</mark> Un futuro che purtroppo non ha mai raggiunto perché il barcone su cui viaggiava non ha mai toccato le coste dell’Italia. Il calcio le ha permesso di scoprire il mondo, di vedere cosa c’è fuori dal suo Paese. La giornalista e docente <strong>Mariangela Maturi, </strong>autrice di progetti di giornalismo sulle donne nello sport che hanno dato vita a produzioni per BBC e Al Jazeera English, ha raccolto la sua storia, l’ha raccontata e ha ripercorso il suo viaggio dal Gambia alla Libia nel suo libro, edito da San Paolo, “<em>Solo un passo per spiccare il volo. Storia di Fatim: il sogno spezzato di una promessa del calcio</em>”.</p>
<p><strong>Com’è nato questo libro? </strong></p>
<p>L&#8217;idea parte da un progetto più ampio che ho fatto con due colleghe. Avevamo avuto un finanziamento dallo European Centre e ci occupavamo di calcio femminile in giro per il mondo. L’intento era raccontare le contraddizioni e gli stereotipi che ci sono attorno a questo mondo. Siamo andate in vari Paesi: Danimarca, Brasile e Gambia. La nazione africana l’abbiamo scelta per la storia di Fatim perché ritengo sia emblematica. <mark class='mark mark-yellow'>La sua è una storia non solo di calcio, ma di migrazioni e purtroppo anche di dolore. Abbiamo quindi visitato il Gambia dove la sua famiglia e le sue amiche hanno ricostruito la sua storia. Noi abbiamo poi cercato di ricostruire il percorso che ha fatto per scappare dal suo Paese.</mark></p>
<p><strong>Qual è la storia di questa ragazza? </strong></p>
<p>Fatim era appassionata di calcio. Suo fratello ci ha detto che, per esempio, usciva di casa in abiti tradizionali, ma sotto aveva sempre nascosta la divisa e i pantaloncini, pronta a giocare da un momento all’altro. Trova posto in una squadra locale in cui lei inizia ad allenarsi. Il campo in realtà è uno spiazzo nel mezzo della città ed è pazzesco perché durante la partita passano ogni tanto delle macchine e loro si devono fermare. Poi succede un piccolo miracolo: <mark class='mark mark-yellow'>queste ragazze riescono a qualificarsi ai mondiali under 17 in Azerbaijan. Questo risultato consente loro di viaggiare e uscire dal Gambia. È un sogno, Fatim si trova in un vero stadio a giocare una vera partita.</mark></p>
<p><strong>E poi cosa è successo? </strong></p>
<p>Quando torna in Gambia la situazione è sempre la solita e lei soffre, nonostante la sua famiglia assecondasse la sua passione per il calcio. Tutto questo, però, non le basta e decide di partire per l’Europa per poter realizzare il suo sogno: diventare una calciatrice. <mark class='mark mark-yellow'>Fa tutto di nascosto, non dice nulla a nessuno. Dal Gambia si sposta in Senegal e fa tutto il percorso che la porta fino alla Libia</mark>, un’esperienza devastante. Nella nostra ricostruzione piano piano si perdono sempre di più le sue tracce, come spesso accade in questi casi. Con la sua famiglia ci sono solo dei contatti molto veloci. Io e le mie colleghe siamo riuscite a trovare una testimonianza fondamentale: un ragazzo l’ha vista partire dalla Libia su un barcone che è poi naufragato, senza mai raggiungere l’Europa.</p>
<p><strong>Questa storia risale al 2016, uno degli anni di picco delle migrazioni, e sembra più che mai attuale dopo quanto successo nelle ultime settimane. </strong></p>
<p>Questa è solo una delle tante storie, lo dico sempre. Sentirla e raccontarla nei luoghi in cui è successa è molto diverso rispetto a leggerla su un quotidiano. Solo così possiamo capire quanto sono vicine a noi perché sono fatte di sogni, desideri, volontà e anche purtroppo di disgrazia e sfortuna.</p>
<p><strong>Come è riuscita a ricostruire tutta la vicenda?  </strong></p>
<p>È stato essenziale andare in Gambia. Lì abbiamo parlato con tutti quelli che hanno avuto contatti con lei prima della partenza. Infatti metà del libro è ambientato in Gambia, dove si racconta la sua vita prima di partire, mentre l’altra metà è dedicata al viaggio. <mark class='mark mark-yellow'>Suo fratello è stata la persona che più di tutti ci ha aiutato e ci ha spiegato i momenti in cui lui ha avuto la percezione che sarebbe potuta partire, ma a cui non ha dato abbastanza peso</mark>. Una volta lei e una sua amica gli hanno chiesto un aiuto per scappare, ma lui ha risposto ad entrambe che erano matte e pensava non l’avrebbero mai fatto. Quando gli hanno detto che Fatim era sparita, se ne sono accorti perché lei non stava andando agli allenamenti e nella sua squadra sono molto rigorose. Notano che le sue scarpette sono rimaste al campo e allora iniziano ad allertarsi.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il calcio fa sognare. Dietro a un pallone ci sono storie di vita e di speranza. Come quella di Fatim, una giovane ragazza del Gambia scappata dalla sua Africa per cercare un futuro migliore in Europa. Un futuro che purtroppo non ha mai raggiunto perché il barcone su cui viaggiava non ha mai toccato le coste dell’Italia </span></p>
<p><strong>A quel punto cosa è successo? </strong></p>
<p>In Gambia abbiamo scoperto che solo una ragazza sapeva sarebbero partite di nascosto ed è l’unica che le ha salutate. Fatim infatti è partita con una sua amica che però non giocava a calcio. Questa giovane gambiana ci ha aiutato a capire i suoi spostamenti e la rotta che aveva fatto. In Libia c’è stato un contatto con la sorella perché le avevano rubato il cellulare e le hanno chiesto dei soldi. Poi sempre lì c’è stato il contatto con il ragazzo che ci ha aiutato a ricostruire i momenti finali.</p>
<p><strong>Com’è stato l’incontro con amici e familiari? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Molto toccante e secondo me è una delle cose più delicate del giornalismo. Quando si ha a che fare con certe storie bisogna ricordarsi che si toccano le vite e i sentimenti più intimi e profondi delle persone, per cui vanno trattati con estrema delicatezza.</mark> Non bisogna dimenticare che stiamo chiedendo a queste persone di aprire il proprio cuore e raccontare una delle cose più dolorose della loro vita: in quel momento bisogna dimostrare di saper fare il proprio lavoro. È poi importante verificare tutto ciò che viene raccontato, non basta esercitare una certa sensibilità, ma bisogna anche essere certi di quello che si scrive.</p>
<p><strong>Come mai ha scelto il titolo “Solo un passo per spiccare il volo”? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Siamo partiti dal fatto che lei giocava in porta. Il portiere salta ed è come se spiccasse il volo. Allo stesso tempo però volevamo dare l’illusione che bastasse un passo in avanti per poter spiccare il volo anche nella vita, anche se purtroppo non basta solo quello</mark>. Un altro punto importante è il coraggio: volevo mettere in luce la sua voglia di emergere, di fare quello che voleva davvero, un tentativo fortissimo di cercare una vita migliore.</p>
<p><strong>Visto che ha visitato il Paese, ci può raccontare com’è il Gambia? </strong></p>
<p>Al momento non è in guerra, ma ha avuto comunque delle tensioni politiche e ha un sistema politico molto complesso. Il popolo gambiano è stato estremamente accogliente, Moltissimi giovani abbandonano il Paese per cercare un futuro migliore. Per esempio, il ragazzo che ha conosciuto Fatim in Libia ci ha raccontato che quello non era il primo tentativo di raggiungere l’Europa e che l’avrebbe rifatto ancora, pur di dare un futuro ai suoi figli.</p>
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