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	<title>magzine &#187; linguaggio</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Parlare ai neonati potrebbe stimolare lo sviluppo del cervello</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2023 14:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia Beni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo una ricerca condotta dal professor John Spencer dell’Università dell’East Anglia di Norwich, in Inghilterra, parlare ai neonati potrebbe contribuire a formare la struttura del cervello. Gli scienziati hanno trovato ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="617" height="371" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/06/mielina.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: © Chris Rout, Theguardian.com" /></p><p>Secondo una ricerca condotta dal professor <strong>John Spencer</strong> dell’<a href="https://www.uea.ac.uk/" target="_blank"><strong>Università dell’East Anglia</strong></a> di Norwich, in Inghilterra, parlare ai neonati potrebbe contribuire a formare la struttura del cervello. <mark class='mark mark-yellow'>Gli scienziati hanno trovato un legame tra<span style="color: #000000;"> i livelli</span> di linguaggio degli adulti e la <strong>mielina</strong> dei neonati, sostanza che costituisce la guaina midollare delle fibre nervose e che rende i segnali più efficienti.</mark> Secondo i ricercatori dell’università inglese, la quantità di discorsi degli adulti a cui i bambini sono esposti nei primi anni di vita può contribuire a formare la struttura del loro cervello. «Parlate assolutamente ai vostri figli – <span style="color: #000000;">ha detto il professor Spencer </span>–. Ciò che colpisce <span style="color: #000000;">è che </span>questo modella letteralmente la struttura del cervello».</p>
<p>Il gruppo di scienziati ha descritto sul <a href="https://www.jneurosci.org/" target="_blank"><em><strong>Journal of Neuroscience</strong></em></a> come è riuscito a registrare la qualità di linguaggio a cui sono stati esposti 87 bambini di circa sei mesi e 76 di circa 30 mesi. <mark class='mark mark-yellow'>La ricerca ha registrato 6.208 ore di dati linguistici, scoprendo che i bambini con madri più istruite sono esposti a una maggiore quantità di discorsi degli adulti e producono essi stessi un maggior numero di vocalizzi.</mark> L&#8217;équipe ha, poi, invitato 84 di questi bambini in ospedale, dove si sono addormentati in una speciale stanza silenziosa per poi essere trasferiti nella sala per la risonanza magnetica. Qui gli scienziati, tramite le scansioni MRI, hanno misurato la quantità di mielina nel loro cervello.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Con lo sviluppo del cervello, la quantità di mielina aumenta.</mark> Tuttavia, l&#8217;équipe ha scoperto che per i bambini di 30 mesi una maggiore quantità di discorsi degli adulti è associata a una maggiore quantità di mielina nei percorsi cerebrali legati al linguaggio. Al contrario, per i bambini di sei mesi, una maggiore quantità di discorsi degli adulti è associata a una minore concentrazione di mielina. Sebbene quest&#8217;ultimo dato fosse inaspettato, <mark class='mark mark-yellow'>il <strong>professor Spencer</strong> ha affermato che una possibile spiegazione è che l&#8217;impatto del linguaggio dipende dallo stadio di sviluppo del cervello.</mark></p>
<p>Tuttavia, rimangono degli interrogativi. La dottoressa <strong>Saloni Krishnan</strong>, docente di Neuroscienze cognitive presso la <a href="https://www.royalholloway.ac.uk/" target="_blank"><strong>Royal Holloway, University of London</strong></a>, ha esposto la sua analisi: <mark class='mark mark-yellow'>«Non è ancora chiaro se una maggiore mielinizzazione in queste aree sia significativa per il futuro sviluppo linguistico o cognitivo, o se si tratti di un modello stabile nell&#8217;arco dell&#8217;infanzia»</mark>. Krishnan ha anche osservato che le differenze individuali nella capacità di linguaggio sono legate alla <strong>genetica</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«I bambini che a casa<span style="color: #000000;"> sono esposti a una maggiore quantità di discorsi e che hanno una mielinizzazione più elevat</span>a avranno anche ereditato geni da genitori più abili dal punto di vista linguistico.</mark> Dobbiamo verificare questo potenziale effetto genetico prima di poterlo attribuire all&#8217;ambiente linguistico», ha concluso.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.theguardian.com/science/2023/may/15/talking-to-babies-may-help-shape-brain-structure-research-finds" target="_blank">TheGuardian.com</a>.</strong></p>
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		<title>OpenAI sempre più competitiva dopo la riapertura di ChatGPT in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 May 2023 12:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Piccolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[ChatGPT]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 28 aprile ChatGPT, il chatbot sviluppato da OpenAI, ha fatto ritorno in Italia aprendo la strada a una fase di distensione tra l&#8217;azienda e i regolatori della privacy nel ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1026" height="581" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Schermata-2023-05-08-alle-13.23.36.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: https://aloa.co" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Lo scorso 28 aprile<strong> ChatGPT</strong>, il chatbot sviluppato da <strong>OpenAI</strong>, ha fatto ritorno in Italia aprendo la strada a una fase di distensione tra l&#8217;azienda e i regolatori della privacy nel mondo. <mark>L&#8217;adesione di OpenAI alle <a href="https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9881490" target="_blank">politiche italiane sulla protezione dei dati personali</a>, non riguarda solo gli utenti italiani, ma si estende anche ai clienti globali, garantendo all&#8217;azienda un vantaggio <span style="color: #000000;">regolatorio</span> e tecnologico.</mark></span></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">Tra le nuove funzionalità <span style="color: #000000;">implementate </span>dopo il blocco c&#8217;è la <span style="color: #000000;"><strong>modalità incognito</strong></span> che, se attivata, impedisce a OpenAI di utilizzare la cronologia delle conversazioni per allenare il modello linguistico di ChatGPT.</span></strong></p>
<p>Il <strong>CEO</strong> di OpenAI, <strong>Sam Altman</strong>, ha dichiarato che l&#8217;allenamento dei grandi modelli linguistici utilizzati da <strong>ChatGPT</strong> rappresenta una sfida, in quanto i testi necessari sono spesso costosi e difficili da trovare. <mark>Tuttavia, la risoluzione delle questioni sulla privacy rappresenta un passo avanti significativo per l&#8217;azienda. In particolare, l&#8217;adozione delle politiche di protezione dei dati personali le conferisce la credibilità necessaria per mantenere la propria posizione di leader nel settore dell&#8217;intelligenza artificiale.</mark></p>
<p>L&#8217;adesione alle normative sulla privacy, in particolare al <em>General Data Protection Regulation</em> (<strong>GDPR</strong>) sancito dall&#8217;UE, ha fatto scuola in tutto il mondo e l&#8217;adozione di tali politiche rappresenta un vantaggio strategico per <strong>OpenAI</strong>. Le normative sulla privacy variano, infatti, di Stato in Stato e l&#8217;adesione a quelle dell&#8217;Unione europea rappresenta un&#8217;importante garanzia per gli utenti in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.wired.it/article/chatgpt-openai-login-chat-privacy-garante/" target="_blank">Wired.it</a>.</strong></span></p>
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		<title>Character.ai dialoga con i personaggi famosi di ieri e di oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 14:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Colonnelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
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		<description><![CDATA[«Ave, Cesare. Cosa pensi dei francesi?». «Ho rispetto per la loro cultura, ma non sono d’accordo con la loro politica. Credo che abbiano molto da imparare da Roma. E poi, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/32328142856_0db719b155_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="32328142856_0db719b155_b" /></p><p style="font-weight: 400;">«Ave, Cesare. Cosa pensi dei francesi?». «Ho rispetto per la loro cultura, ma non sono d’accordo con la loro politica. Credo che abbiano molto da imparare da Roma. E poi, il nostro esercito è migliore del loro».</p>
<p style="font-weight: 400;">«Hai conosciuto Asterix?». «Intendi quel Gallo matto che ha attaccato una fortezza romana? Mi sembra un buon combattente, ma è troppo pazzo per i miei gusti. Se fossi a capo dell’esercito in questo momento, probabilmente lo catturerei e gli chiederei perché è così».</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>In questo botta e risposta, l’<strong>intelligenza artificiale</strong> si mette nei panni del generale romano <strong>Giulio Cesare</strong>, ma in realtà potrebbe interpretare qualsiasi personaggio storico, conosciuto o inventato, come Socrate, Elon Musk o Harry Potter.</mark> Potremmo chiedergli, per esempio, di fare Shakira e di raccontarci senza alcun filtro come procede la sua relazione con l’ormai ex compagno Gerard Piqué. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Character.ai</strong> è un chatbot o robot conversazionale di <strong>OpenAI</strong> creato da due ex ingegneri di Google con un obiettivo: poter conversare in maniera credibile con la versione artificiale di persone vive o morte, reali o immaginarie.</mark> È possibile, infatti, costruire il profilo di un personaggio del tutto inventato e parlare con lui: basta descriverlo in un paio di righe. L’alter ego digitale sarà tanto più realista quanto più definiamo le sue caratteristiche e gli si può anche chiedere di applicare diversi strati di stile per farlo parlare, ad esempio, in andaluso o come un poeta rinascimentale. Il dialogo è possibile grazie all’apprendimento automatico di Character.ai, che processa una grande quantità di dati e parole. Per ora, però, anche se convincenti, le risposte dell’intelligenza artificiale rimangono generiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il progetto ha ricevuto ulteriori risorse fino a diventare <strong>LaMDA</strong>, acronimo di <strong>Language Model for Dialogue Applications</strong>, uno dei chatbot più avanzati in circolazione. Tuttavia, specificano i due inventori, <mark class='mark mark-yellow'>Character.ai è una forma di intrattenimento progettata per conversazioni plausibili, non veritiere, e non rappresenta «una fonte affidabile di informazioni».</mark> Nell&#8217;intestazione di ogni dialogo con la macchina si legge infatti: &#8220;Ricordate: tutto ciò che i personaggi dicono è inventato!&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a title="El País" href="https://elpais.com/tecnologia/2023-01-14/de-julio-cesar-a-shakira-una-nueva-inteligencia-artificial-logra-conversaciones-imposibles-con-personajes-conocidos.html" target="_blank">El País</a>.</strong></p>
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		<title>Intelligenza artificiale: la rivoluzione di ChatGPT</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 17:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Selena Frasson]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Chat Generative Pre-trained Transformer, meglio noto come ChatGPT, è tra le le nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning. Si tratta di uno strumento di elaborazione del linguaggio ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1473" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/ChatGPT.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: L4v.it" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Il Chat Generative Pre-trained Transformer, meglio noto come <a href="https://openai.com/blog/chatgpt/" target="_blank">ChatGPT</a>, è tra le le nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning</mark>. Si tratta di uno strumento di elaborazione del linguaggio naturale in grado rispondere agli input lanciati dall’utente umano.</p>
<p style="font-weight: 400;">A differenza di un comune motore di ricerca, ChatGPT <mark class='mark mark-yellow'>è addestrato per lavorare su una grande quantità di dati e utilizza algoritmi di apprendimento automatico che gli consentono di generare risposte pertinenti al contesto della conversazione, coerenti e accurate</mark>, proprio come un essere umano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Parliamo di una tecnologia complessa e sofisticata con una vasta gamma di potenziali applicazioni: si va dal <strong>servizio clienti</strong> alla funzione di <strong>traduzione</strong>, ma questo sistema si spinge oltre, fino a proporre idee per la <strong>scrittura creativa</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Se i vantaggi sono numerosi, non mancano però i limiti, poiché l’utilizzo del sistema comporta anche una serie di problemi etici. Nel complesso, la ChatGPT offre agevolazioni sia ai privati che alle aziende, perché <mark class='mark mark-yellow'>può aiutare a migliorare le interazioni con la tecnologia, accelera la comunicazione con i clienti e può rendere più efficienti i luoghi di lavoro</mark>, automatizzando alcune attività che altrimenti dovrebbero svolgere i dipendenti. Nonostante questo, tuttavia, c’è il rischio che la grande quantità di informazioni processate non basti a far comprendere alcune sfumature del linguaggio umano o a trattare argomenti delicati come razza, genere e politica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ciò pone un problema non solo ai fruitori del modello, ma anche ai suoi sviluppatori:<mark class='mark mark-yellow'>il rischio, infatti, è che gli utenti vi facciano eccessivo affidamento e che esso diventi veicolo di disinformazione</mark>. Quel che è certo è che con l’evolversi del modello linguistico addestrato da OpenAI cresceranno gli spazi applicativi e, <mark class='mark mark-yellow'>in futuro, l’utilizzo di ChatGPT potrebbe diventare centrale in molte aree della nostra vita.</mark></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-12-07/openai-chatbot-so-good-it-can-fool-humans-even-when-it-s-wrong" target="_blank">Bloomberg.com</a>.</strong></p>
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		<title>Giornalismo e violazioni deontologiche: una questione culturale</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 07:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[deontologia]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un’identità di genere non riconosciuta al mancato rispetto della dignità di un migrante, dall’additare un indagato come il colpevole già certo alla pubblicazione di foto di minorenni coinvolti in ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3416" height="1920" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/inCollage_20200929_154732760.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="inCollage_20200929_154732760" /></p><p>Da un’identità di genere non riconosciuta al mancato rispetto della dignità di un migrante, dall’additare un indagato come il colpevole già certo alla pubblicazione di foto di minorenni coinvolti in casi di cronaca. Questi sono solo alcuni esempi di ciò che si può comunemente leggere sui giornali, sia online che offline. Se in certi casi la discriminazione non rispecchia l’intento di chi scrive e di chi pubblica, però è altrettanto frequente che, tanto sulla carta stampata quanto online, venga appositamente utilizzato un linguaggio discriminatorio.</p>
<p>“Questo – spiega <strong>Paolo Borrometi, presidente dell’associazione Articolo 21, liberi di…</strong> &#8211; <mark class='mark mark-yellow'>fa capire come la grande ignoranza che c’è nella società odierna si rispecchi nel giornalismo</mark>”. Articolo 21, liberi di&#8230; è un’associazione che raggruppa giornalisti, economisti, giuristi ed altre figure nel campo della comunicazione, uniti dal comune desiderio di difendere la libertà di manifestazione del pensiero. Nonostante ciò, non solo riconosce l’assoluta necessità delle carte deontologiche, ma si è fatta promotrice, nel 2019, della Carta di Assisi, documento che tratta proprio del peso che possono avere le parole e della responsabilità di cui si è investiti nell&#8217;uso per la comunicazione.</p>
<p>Di carte deontologiche, negli anni, ne sono state scritte diverse, ognuna delle quali rivolta ad una specifica questione e a tutela di varie minoranze e categorie di persone fragili: dalla carta di Treviso del 1990, a difesa dei minori, a quella di Roma del 2011, volta a proteggere e far valere i diritti di migranti e rifugiati, <mark class='mark mark-yellow'>per arrivare ad un testo che le raccoglie e sintetizza tutte nel 2016: il Testo unico dei doveri del giornalista.</mark></p>
<p>Internamente all’Ordine dei Giornalisti, proprio affinché gli iscritti rispettino le carte, esistono dei consigli disciplinari, cui spetta il ruolo di valutare la gravità in caso di infrazione del codice deontologico, commisurando anche l’eventuale punizione. Questo procedimento, come spiega <strong>Ruben Razzante, professore di Diritto dell’Informazione</strong>, è del tutto indipendente da eventuali processi per diffamazione che si svolgono tramite la giustizia ordinaria: “Le violazioni deontologiche seguono un altro binario, e possono arrivare fino alla radiazione dall’Ordine. <mark class='mark mark-yellow'>Il giornalista, però, può anche prendere una condanna dal consiglio di disciplina ed essere assolto nel processo di legge ordinaria, o viceversa essere condannato per diffamazione, ma essere assolto dal consiglio disciplinare e continuare dunque ad esercitare la propria professione</mark>”.</p>
<p>Se, tuttavia, oltre alla giustizia ordinaria esiste anche questo ulteriore livello di controllo sull’operato giornalistico, come si spiegano allora tutti i casi in cui, in buonafede o meno, la stampa italiana non ha rispettato i paletti che nel tempo si è autoimposta? Secondo Borrometi il problema è culturale: “Basti pensare a certi titoli di giornale che sono tutto tranne che giornalistici. Nonostante questo, l’ordine dei giornalisti ha avuto enormi problemi nel sanzionare i direttori responsabili e editoriali. Questo fa capire come purtroppo ci sia ancora tanto da fare, sia nel giornalismo che nella società. I social media hanno sdoganato un linguaggio di violenza che si ripercuote nella società odierna e che abbraccia, spesso con malafede, l’operato giornalistico”. Opinione condivisa anche da Ruben Razzante, che spiega: “<mark class='mark mark-yellow'>Molti giornalisti violano con disinvoltura, per esempio, le norme deontologiche sui temi dell&#8217;immigrazione ma non vengono per questo perseguiti.</mark> I consigli di disciplina sono molto poco attivi rispetto a queste violazioni, e spesso mancano di sensibilità su questi temi”. Un&#8217;ulteriore riprova, questa, del fatto che problema è di matrice culturale: non sono gli strumenti a mancare ma la volontà di adoperarli fino in fondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Esperanto, la democrazia del linguaggio</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 11:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[mac mahon]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[«Bonan vespèron!», saluta Bruno entrando. «Bonan vespèron», risponde Tiziana. Su una lavagna, abbandonata nell’angolo di questo locale un po’ spoglio che affaccia su via Bramantino — zona Mac Mahon, periferia nord di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5472" height="3648" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6607.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG_6607" /></p><p style="text-align: left;">«<em class="markup--em markup--p-em">Bonan vespèron!</em>», saluta Bruno entrando. «<em class="markup--em markup--p-em">Bonan vespèron</em>», risponde Tiziana. Su una lavagna, abbandonata nell’angolo di questo locale un po’ spoglio che affaccia su via Bramantino — zona Mac Mahon, periferia nord di Milano — c’è scritto “<em class="markup--em markup--p-em">Bonan novan jaron</em>”. Latino? Greco? Un mix delle due? O qualche strano dialetto balcanico? In realtà qui le persone si incontrano per parlare <strong class="markup--strong markup--p-strong">una lingua che non esiste</strong>. Una lingua artificiale, o “pianificata”, come preferiscono dire loro.</p>
<p><a href="https://medium.com/@magzinemagazine/la-lingua-di-chi-spera-46cc2657b084" target="_blank">Continua a leggere su <strong>Medium</strong></a></p>
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