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	<title>magzine &#187; libreria</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Fahrenheit 451: a Campo de’ Fiori la cultura resiste con i libri di Catia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2022 21:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Bufoli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 1989 Catia Gabrielli gestisce Fahrenheit 451, libreria indipendente specializzata in arte e spettacolo, nella piazza romana di Campo de’ Fiori. La volontà di Catia, di formazione storica dell’arte, di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="980" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/WhatsApp-Image-2022-02-07-at-13.02.42.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp Image 2022-02-07 at 13.02.42" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'> Dal 1989 Catia Gabrielli gestisce Fahrenheit 451, libreria indipendente specializzata in arte e spettacolo, nella piazza romana di Campo de’ Fiori. </mark>La volontà di Catia, di formazione storica dell’arte, di trasformare la passione per i libri in professione risale al 1975, anno in cui la madre le regala <em>La storia</em> di Elsa Morante. Il nome della libreria rinvia all’omonimo romanzo distopico di Ray Bradbury e al potere salvifico e sovversivo che hanno i libri, «l’arma – secondo Catia – della conoscenza e del pensiero libero».</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/WhatsApp-Image-2022-02-07-at-13.03.23-1.jpeg"><img class="aligncenter wp-image-52789 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/WhatsApp-Image-2022-02-07-at-13.03.23-1-300x281.jpeg" alt="WhatsApp Image 2022-02-07 at 13.03.23 (1)" width="300" height="281" /></a></p>
<p>Fahrenheit 451 è uno degli ultimi testimoni, assieme al Cinema Farnese, alla norcineria e alla salsamenteria, della vivacità di Campo de’ Fiori, quando con lo storico mercato rionale era «un microcosmo di negozi, tintorie, laboratori di pasta all’uovo fatta a mano, ora sparito». I numerosi pub presenti hanno trasformato la piazza in un “non-luogo”, in cui bere a poco e bivaccare sotto lo sguardo severo di Giordano Bruno. Avere una libreria indipendente qui non è facile: le persone sono attratte dalla movida della piazza ed entrano nella libreria solo per telefonare o parlare in tranquillità. Catia è riuscita comunque a instaurare un rapporto di fiducia con molti clienti.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Catia, proprietaria di Fahrenheit 451:«Con il mestiere di libraio non smetti mai di scoprire e imparare. Credo che posti come questi salveranno la situazione di degrado di Roma e questo mi dà la forza per resistere: mi dà tigna, ribellione, passione»</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> La libreria è l’«anti supermercato per eccellenza», in cui con pazienza trovare libri che hanno una sola copia e non seguono l’andamento del mercato. </mark> Superato l’ingresso, in cui si trovano le ultime uscite, il vero cuore è la seconda sala, quella che contiene libri di arte, cinema, fotografia, e che ospita incontri culturali. Catia svolge con passione un mestiere precario economicamente ma in cui «non smetti mai di scoprire e imparare»: con il servizio di ricerca di libri non più stampati e non richiesti dal mercato, come <em>Maledetta benedetta</em> di Marcello Morante, fratello di Elsa, continua a scoprire libri, proprio grazie alle richieste dei lettori.</p>
<p>I clienti abituali hanno a loro volta aiutato Catia con iniziative di solidarietà, come il crowdfunding del 2017 o i piccoli anticipi spediti durante i mesi del lockdown. Le difficoltà, già portate dalla concorrenza delle grandi catene e dall’e-commerce, sono aumentate con la pandemia che ha tenuto chiusa la libreria fino ad aprile 2020 e che ha spinto Catia a ricorrere a <em>Bookdealer</em>, la prima piattaforma di e-commerce delle librerie indipendenti. A continuare durante i mesi della pandemia anche le iniziative di solidarietà come “Un libro per Beirut”, con la destinazione delle vendite di <em>Beirut Nocturne</em> all’Arab Center of Architecture per la ricostruzione del porto, e gli incontri culturali diffusi con dirette Facebook, a cominciare da “A riveder le stelle” in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante, letto in varie lingue grazie al progetto “La du monde” della coreografa francese Ghislaine Avan.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Fahrenheit 451 vive di incontri e, con l’attesa di riportarli in presenza, si appoggia al canale digitale: prossimo passo sarà l’apertura di un sito web, per dare consigli ai lettori e permettere di acquistare online. </mark> Nonostante le difficoltà, la libreria continua a sfidare, con la sua vetrina singola e silenziosa, i pub della piazza, ricordando, ai piedi della statua di Giordano Bruno, il potere salvifico della cultura.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fior Di Fiaba, il lieto fine di una libreria indipendente</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2020 14:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono le dieci di un martedì di fine autunno. Soffia un vento freddo, ostile, che morde la pelle del viso nonostante per uscire ci si bardi di cappello, sciarpa e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1700" height="1026" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/12/Libreria_interno.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libreria_interno" /></p><p>Sono le dieci di un martedì di fine autunno. Soffia un vento freddo, ostile, che morde la pelle del viso nonostante per uscire ci si bardi di cappello, sciarpa e guanti. All’angolo della strada, otto persone fanno la fila davanti all’ufficio postale: non possono entrare tutte insieme, creerebbero assembramento. C’è qualcun altro, però, che cattura la nostra attenzione; qualcuno che è appena spuntato alla fine del lungo viale alberato alla nostra sinistra.</p>
<p>Con un lieve scampanellio, arriva la protagonista della giornata. <strong>Marika Motta, giovane libraia indipendente</strong>, balza giù dalla bicicletta, si scosta i capelli dal viso arrossato dal vento e in tutta fretta alza la saracinesca del suo piccolo mondo a misura di bambino. Si scusa per il ritardo – “stamattina i miei figli hanno fatto più capricci del solito” – e ci fa entrare nel locale. Il tempo di accendere le luci ed è subito pronta a iniziare una nuova giornata di lavoro.</p>
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				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-left aesop-image-component-caption-center" style="width:300px;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/12/LIbreria-e-clienti_2.jpg" title="Una mamma entra in libreria con i suoi due bimbi, incuriositi dalle copertine colorate">
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							Una mamma entra in libreria con i suoi due bimbi, incuriositi dalle copertine colorate
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<p><strong>FiorDiFiaba è una libreria dedicata esclusivamente a bimbi della fascia 0-10 anni ed è nata poco più di dodici mesi fa, il 19 ottobre 2019</strong>. La signora Marika ci spiega che nutriva da molto l’idea di aprire un’attività tutta sua, ma che è stato possibile realizzare questo sogno solo aderendo a un bando di concorso indetto dal comune di Milano a sostegno dell’imprenditoria femminile e della riqualificazione delle periferie della città. «Si poteva partecipare con qualsiasi tipo di progetto e io ho pensato proprio a una libreria per bambini che fosse anche spazio per eventi – ci racconta, specificando che quest’ultima intuizione non è stata casuale –. Ho lavorato per quattordici anni nell’ambito di eventi culturali e non. Mi piaceva e mi ha dato tantissimo: mi ha insegnato a interagire con qualsiasi tipo di persona e a gestire più situazioni e problemi in contemporanea. È un lavoro divertente che però a lungo andare non mi dava più niente». Le sue aspirazioni erano altre fin dai tempi dell’università; è stata studentessa della Cattolica di Milano e si è laureata in Lettere moderne. Avrebbe voluto lavorare nel sociale, ma per un periodo la sua vita ha preso un’altra strada. Oggi, invece, è sul sentiero che sente più giusto per sé: «Il mio desiderio di fare qualcos’altro è esploso quando sono diventata mamma. Dopo la seconda gravidanza, ho capito che avrei voluto lavorare con i bimbi e per le famiglie. A questo ho unito la mia passione per i libri, così ho pensato di aprire una libreria che fosse anche spazio di aggregazione».</p>
<p><strong>C’è un motivo particolare che l’ha spinta a scegliere il quartiere di Giambellino come base per questo suo nuovo inizio?</strong> «L’area era tra quelle contemplate nel bando di concorso e mi sembrava adeguata perché <mark class='mark mark-yellow'>è un terreno fertile: l’idea è di coinvolgere non solo i bimbi delle famiglie che conoscono i libri, ma anche e soprattutto i piccoli che magari provengono da contesti caratterizzati da povertà educativa</mark>», sorride, confermando poi che il riscontro degli abitanti della zona «È stato molto positivo. Ho creato degli appuntamenti fissi: letture ad alta voce, laboratori per coinvolgere ancora di più i bambini, incontri con gli autori. Avevo perfino avviato dei corsi mamma-bambino, collaborando con le scuole e organizzando feste di compleanno».</p>
<p>Di colpo il tono della sua voce cambia. Quelle che ha elencato sono tutte attività che per il momento è stata costretta a sospendere a causa del Covid-19. Come accaduto ai lavoratori di tutto il mondo, <strong>la pandemia ha sconvolto la sua quotidianità, obbligandola a trasformare in <em>smart working</em> un mestiere che si può svolgere solo in presenza</strong>. Eppure la signora Marika non si è abbattuta, anzi: <mark class='mark mark-yellow'>«In un primo momento sono rimasta in contatto con i miei clienti solo via mail – ci racconta, e prosegue –. Verso Pasqua ho aderito all’iniziativa <em>LibriDaAsporto</em>, che consentiva alle piccole librerie indipendenti di spedire a domicilio. Gli editori hanno creato un fondo che avrebbe consentito di coprire le spese di spedizione, per cui il cliente ordinava e la libreria poteva recapitare gli ordini a costo zero».</mark></p>
<p><strong>L’asporto è un’attività che prosegue ancora adesso e probabilmente resterà una peculiarità del suo modo di lavorare anche quando la pandemia sarà terminata</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«Non mi affido a un corriere, vado di persona a consegnare gli ordini</mark>», specifica. Dietro la mascherin, è facile indovinare un sorriso stanco. Sospira e continua:«Non guido e mi affido al mio compagno. È lui che mi accompagna di casa in casa per recapitare i libri. <mark class='mark mark-yellow'>Per il momento preferisco occuparmene in questo modo, perché ne approfitto per tenere saldo il rapporto con i clienti.</mark> In futuro, chissà? Se gli ordini dovessero aumentare, sarò costretta a chiamare un corriere per affidare a lui il tutto». Le chiediamo se il suo servizio di asporto fai-da-te copre tutta Milano, ma scuote la testa: «Mi limito al quartiere. L’intera città sarebbe impossibile».</p>
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				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-left aesop-image-component-caption-center" style="width:300px;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/12/LIbreria-e-clienti.jpg" title="Marika Motta (a sinistra) consiglia alcuni libri a una cliente nell'ambito dell'iniziativa #IoLeggoPerché">
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							Marika Motta (a sinistra) consiglia alcuni libri a una cliente nell'ambito dell'iniziativa #IoLeggoPerché
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<p><strong>Ciò che le è mancato di più durante il lockdown primaverile è stato proprio il contatto diretto con i clienti</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«In librerie come questa, chi viene resta anche una o due ore a sfogliare i testi e a parlare con il libraio, instaurando una relazione personale. Molti mi chiedono un consiglio per affrontare anche problemi o aspetti della loro vita e mi sento investita di una grande responsabilità sotto questo punto di vista»</mark>, dice la signora Marika. <strong>Ora che si è adattata alla nuova normalità, sta cementificando i rapporti già nati e ne sta creando di nuovi, come testimonia la gravosità del periodo prenatalizio. Il suo cellulare squilla di continuo</strong>, stressato dalle chiamate di clienti che domandano se i libri ordinati sono arrivati, se può mettere da parte un testo che poi sarà ritirato di persona, se le è possibile passare a consegnare alle 19 e non alle 18… Sembra di essere in trincea. Un buon segno per la ripresa degli affari e, soprattutto, una prova dell’affetto e della stima che la comunità di Giambellino prova nei confronti di questa giovane imprenditrice madre di due bimbi di cinque e tre anni. Il suo pensiero va proprio ai figli: «Quelli passati sono stati mesi abbastanza impegnativi. È stato difficile cercare di spiegare ai bambini il motivo per cui non si poteva uscire né andare a scuola. Inizialmente l’hanno presa abbastanza bene perché per loro era una novità restare tutto il giorno a casa con mamma e papà, che comunque dovevano lavorare. Con il tempo, però, mi sono resa conto di quanto avessero sofferto». Le domandiamo come sta gestendo oggi i rapporti con i piccoli, che hanno trascorso ancora una volta a casa quest’ultimo mese di confinamento: «All’inizio, dopo l’allentamento del 4 maggio, ho riaperto part-time sia perché non riuscivo a organizzarmi con i bambini sia perché il passaggio dei clienti era estremamente ridotto. Adesso faccio orario completo, con pausa dalle 13 alle 16.30; ai bimbi pensa il papà, che è in <em>smart working</em> da fine febbraio».</p>
<p><strong>Se c’è una differenza rispetto alla quarantena della scorsa primavera, quella è la possibilità, per le librerie, di restare aperte. Il decreto del 3 novembre ha infatti inserito per la prima volta i libri tra i beni essenziali</strong>. Un cambio di paradigma importante per la cultura italiana, accolto con entusiasmo dalla signora Marika: <mark class='mark mark-yellow'>«Sono essenziali per l’anima – afferma con decisione –. Ti consentono di viaggiare con l’immaginazione, di rifugiarti in mondi che ti portano lontano dalla quotidianità; ti fanno vivere altre vite. Se poi pensiamo più in concreto, aiutano tantissimo a passare il tempo in casa con i bambini. Invece di metterli davanti alla televisione o a un cellulare, fargli leggere un libro è importante e si può approfittare di questo momento proprio per consolidare questa abitudine».</mark></p>
<p>Sebbene gli eventi che aveva in programma siano momentaneamente congelati o dirottati online – come nel caso delle conversazioni con gli autori dei testi o di piccoli convegni dedicati al mondo dell’apprendimento per i più piccoli – la libreria sta riprendendo il suo ritmo, facendo della fantasia il principale strumento di evasione dal momento ancora un po’ grigio che tutti stiamo attraversando. È forse questo il <strong>motivo per cui ha scelto il nome FiorDiFiaba per il locale</strong>? In realtà, ci spiega, la ragione è un’altra: «Molte strade del quartiere hanno nomi di fiori. La mia attività è in via dei Biancospini, per cui ho cercato di trovare un nome che fosse legato a questa particolarità della zona». Poi aggiunge: <mark class='mark mark-yellow'>«Nella mia mente il concetto di fiore rimanda ai bambini, le cui menti sono dei fiori da coltivare. Il libro è uno strumento per farlo ed è esso stesso un fiore, un simbolo di vita nella periferia».</mark></p>
<p>Salutiamo la signora Marika e ci chiudiamo alle spalle la porta a vetri della libreria. Fuori il vento continua a soffiare impetuoso, ma sembra non scalfire in alcun modo la calda atmosfera che si respira oltre la soglia del locale. <strong>FiorDiFiaba ha il suo lieto fine dopo mesi difficili e resta una storia così bella che sarebbe un piacere per tutti conoscerla e lasciarsi ispirare dalla sua grande resilienza</strong>.</p>
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