<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; #letteratura</title>
	<atom:link href="http://www.magzine.it/tag/letteratura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 23:44:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>Bookmag &#124; Tre romanzi di Andrea Camilleri per capire il fascismo</title>
		<link>http://www.magzine.it/bookmag-tre-romanzi-di-andrea-camilleri-per-capire-il-fascismo/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/bookmag-tre-romanzi-di-andrea-camilleri-per-capire-il-fascismo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2024 11:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Simbolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[andrea Camilleri]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=72994</guid>
		<description><![CDATA[Andrea Camilleri è stato tra gli scrittori italiani di maggior successo, noto soprattutto al grande pubblico – italiano ed internazionale – per la serie di romanzi gialli con protagonista il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1073" height="740" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/04/Screenshot_20240426_130310_Chrome.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Screenshot_20240426_130310_Chrome" /></p><p><strong>Andrea Camilleri</strong> è stato tra gli scrittori italiani di maggior successo, noto soprattutto al grande pubblico – italiano ed internazionale – per la serie di romanzi gialli con protagonista il commissario Salvo <strong>Montalbano</strong>. Tuttavia, lo scrittore nato a Porto Empedocle nel 1925, è stato molto di più che un romanziere o giallista di successo, avendo all’attivo anche produzioni poetiche, teatrali, radiotelevisive, saggi e articoli di giornale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Tra le righe della finzione romanzesca, Camilleri si serve della letteratura per raccontare ai propri lettori il fascismo, i fascisti e relative esperienze collaterali – come ad esempio la propaganda o il colonialismo nel continente africano – invitando ad una riflessione o ad una presa di posizione su una cruciale pagina storica del nostro Paese e su cui ancora oggi non c’è unanime valutazione. <span class="Apple-converted-space"></mark></span></p>
<p>Nella sua ricca e poliedrica attività intellettuale – oggi in buona parte accessibile anche grazie all&#8217;encomiabile lavoro del <a href="http://https://www.vigata.org"><em>Camilleri Fans Club, </em>consultabile online</a> – <mark class='mark mark-yellow'>Andrea Camilleri ha avuto modo in più occasioni di confrontarsi col <strong>fascismo</strong>, periodo che ne ha segnato l’infanzia e l’adolescenza, essendo nato e cresciuto durante il <i>Ventennio</i>. Un confronto avvenuto anche all’interno di alcuni suoi romanzi – che rientrano in un filone che tanto lo scrittore quanto la critica sono soliti indicare come <i>storici – </i>in cui il fascismo non si limita alla funzione di ambientazione storica.</mark> Si tratta di opere in cui Camilleri<i> </i>induce il lettore alla riflessione, attraverso le dinamiche della trama e l’azione dei personaggi che vi prendono parte, senza tralasciare il ricorso ad armi tipiche della sua scrittura, come l’ironia beffarda, la riproduzione di carte e documenti, l’indagine poliziesca. Si propongono qui i tre romanzi più rappresentativi.</p>
<p><i><strong>La presa di Macallè</strong> (2003)</i></p>
<p>Camilleri è già diventato un acclamato e studiato “caso” letterario quando, all’inizio del nuovo millennio, decide per la prima volta di ambientare un romanzo storico nella “sua” <strong>Vigàta</strong> di piena epoca fascista. Gli anni di riferimento, come suggerisce il titolo, sono quelli del 1935-36, in cui <strong>Mussolini</strong> riempie le piazze, le scuole, le chiese e le case degli italiani per esaltare la spedizione coloniale in Abissinia, il cui acme fu proprio l’assalto alla roccaforte di Macallè. All’impresa patriottica vorrebbe partecipare anche il piccolo Michelino Sterlini, bambino di sei anni protagonista del romanzo e che Camilleri, suscitando (amare) risate ma soprattutto grande scandalo nei suoi lettori e in parte della critica, elegge a metafora vivente dell’ostentato virilismo di quegli anni, dotandolo di organi genitali sproporzionati. <mark class='mark mark-yellow'> Il romanzo racconta l’infanzia del bambino, stravolta a partire dalla famiglia, istituzione cardine della propaganda di quegli anni: entrambi i genitori, che plasmano l’educazione del figlio sulla rigorosa obbedienza a Gesù e al Duce, sono in realtà degli impenitenti traditori, trascinati – non meno di altri personaggi – nella spire di una sessualità volutamente torbida e violenta in cui per via del priapesco dono di natura, finisce anche l’innocente bambino, abusato sia a livello psicologico che fisico. </mark> Michilino viene puntualmente ingannato anche dagli altri “mentori” che incontra sul suo percorso: la cugina Marietta, il sacerdote donnaiolo patre Burruano, il maestro fascista Olimpio Gorgerino. Michilino finisce così, armato di moschetto da balilla, per costruirsi e per vivere in un universo tutto suo, in cui tutto diventa lecito e immune dal pericolo di compiere peccato. Anche ammazzare un altro bambino soltanto perché figlio di comunista, non uomo ma animale alla stessa stregua dei <i>bissini</i>, <i>feroci e sarbaggi, </i>in base a quanto insegnano in casa, in chiesa e nella pantomima celebrativa della presa di Macallè, che viene inscenata da Michelino e i suoi coetanei all’interno del romanzo. Sedotto e abbandonato, come l’Italia del tempo, Michelino viene profanato al punto tale da non avere più una coscienza critica, incapace di distinguere cosa è reale e cosa non lo è, in un delirio progressivo in cui l’ideale <i>enfant prodige </i>modellato dalla cultura fascista finisce per distruggere ed autodistruggersi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong><i>Privo di titolo </i></strong>(2005)<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La riflessione sulle storture del regime mussoliniano all’interno della narrativa di Andrea Camilleri continua anche in  <em>Privo di titolo</em> la cui gestazione è molto più impegnativa e precedente anche a <i>Macallè</i>, come riferì Camilleri in alcuni libri-intervista scritti a quattro mano con Marcello Sorgi e Saverio Lodato. Anche in questo caso, dato il tema trattato, l’accoglienza non fu delle migliori, al punto tale che ne scaturirono polemiche preventive &#8211; e si potrebbe aggiungere anche prevenute &#8211; ancor prima della pubblicazione. <mark class='mark mark-yellow'> Camilleri attinge a libri di storia locale per<span class="Apple-converted-space"> </span>intrecciare, rielaborandole in maniera narrativa, due storie accadute nella Sicilia fascista: la morte del giovane militante Luigino Gattuso, avvenuta a Caltanissetta nel 1921 e l’episodio della (non) fondazione di Mussolinia, successivo di circa un decennio e che prevedeva, nel progetto, la realizzazione – pompata e approvata dal Duce in persona – di una fastosa città-giardino nelle vicinanze di Caltagirone, nella Sicilia centro-orientale. </mark> Col piglio inquisitorio tipico del miglior Montalbano, il narratore Camilleri porta il suo lettore a smascherare complicità e traccheggi di fascisti, istituzioni e autorità locali – mentre evolvono da membri di un movimento a uomini di regime – per insabbiare la verità relativa alla morte del militante Lillino Grattuso. Anche col ricorso a prove suppletive che provengono da incartamenti vari e tecniche cinematografiche, il romanzo tende a demolire dalle fondamenta l’edificio propagandistico del “martire fascista”, costruito mettendo alla gogna morale e giuridica un innocente muratore di simpatie comuniste, vittima di un pestaggio concordato. Il lettore viene così instradato verso una sciasciana divaricazione della verità, tra quella ufficiale e quella reale, che nel romanzo si concretizza nel parallelo episodio di Mussolinia, peraltro presente anni prima in alcune pagine dell’amico e mentore di Racalmuto. «Non è un martire fascista il ragazzo, non c’è Mussolinia. Ma tutte e due le cose non esistenti sono esistite a lungo in quel mondo a un tempo stesso reale e irreale che è stato il fascismo»<i>,</i> dichiarò Camilleri pochi anni dopo a Gianni Bonina.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><em><strong>Il nipote del Negus</strong></em> (2010)<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Già in <i>Privo di titolo</i>, proprio nelle pagine dedicate alla farsesca cerimonia di fondazione della città fantasma, Camilleri aveva assunto un registro<span class="Apple-converted-space"> </span>narrativo tragicomico, fino al punto da rendere macchiette alcuni personaggi, tra cui anche il Duce in persona. Questa aperta messa in ridicolo delle autorità fasciste locali e nazionali trova luogo anche ne <i>Il nipote del Negus</i>, laddove Camilleri torna ad ispirarsi a pagine di storia siciliana di epoca fascista secondo cui nell’isola soggiornò per alcuni anni un nipote dell’imperatore etiope Hailé Selassié e che nel romanzo è riadattato come giovane principe Ghrane Sollassié Mbssa. <mark class='mark mark-yellow'> Il suo arrivo a Vigàta viene colto dal duce come l’occasione propizia per una “lungimirante” operazione di politica estera nel Corno d’Africa, da condurre proprio attraverso un’autentica strumentalizzazione del ragazzo dal sangue blu, che «benché Principe, è pur sempre un negro», come dice uno dei personaggi rappresentanti del regime. </mark> Servito e riverito senza badare a spese – oltre che a minacce, soprusi e ritorsioni varie – il giovane finisce per spassarsela e diventare artefice di una sagace contro-beffa che demistifica e deride le autorità fasciste senza che ciò avvenga mai in maniera diretta, perché quanto accade lo si apprende da verbali, pagine di giornali, lettere private e incartamenti vari che non lasciano spazio a sequenze di carattere narrativo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/bookmag-tre-romanzi-di-andrea-camilleri-per-capire-il-fascismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Essere italiani: 150 anni fa, oggi, al centro, ai margini</title>
		<link>http://www.magzine.it/essere-italiani-150-anni-fa-oggi-al-centro-ai-margini/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/essere-italiani-150-anni-fa-oggi-al-centro-ai-margini/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 18:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[margini]]></category>
		<category><![CDATA[metropoli]]></category>
		<category><![CDATA[unità d'italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=64690</guid>
		<description><![CDATA[Sentieri metropolitani non è soltanto il titolo di una delle opere dell’autore italiano Gianni Biondillo, ma una sintesi perfetta della prospettiva con cui guarda alle metropoli: non partendo dal centro, attrattivo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="1000" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/hands-i.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Lee Jeffries" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'><strong><em>Sentieri metropolitani</em></strong> non è soltanto il titolo di una delle opere dell’autore italiano <strong>Gianni Biondillo</strong>, ma una sintesi perfetta della prospettiva con cui guarda alle metropoli: non partendo dal centro, attrattivo e apprezzabile per i più, ma dai luoghi dimenticati dei margini e delle periferie.</mark> La sua inversione di rotta vuole dimostrare che anche lì risiedono persone e storie che sono parte integrante di un tutto. Con lui abbiamo fatto alcune riflessioni sul valore che una ricorrenza come l’<strong>Unità d’Italia</strong> può ricoprire ancora oggi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Qual è stata la scintilla dell’italianità che ha portato al processo di unificazione nazionale?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Gli italiani di centocinquant’anni fa non erano quelli di oggi. Eravamo un popolo che è stato unito in maniera abbastanza artificiale, ma comunque spinto da una classe sociale che credeva in questa nazione. Un popolo che parlava lingue diverse, che aveva atteggiamenti eterogenei, abitudini differenti, storie locali variegate, ma anche un senso di appartenenza geografico. Da lì, gradualmente, è iniziata la formazione della nostra identità. <mark class='mark mark-yellow'>Ancora oggi per certi aspetti siamo in formazione e questo non è per forza qualcosa di negativo: non esiste un’identità statica, le identità sono sempre mobili.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come si è evoluto il senso di appartenenza italiano da quel 17 marzo 1861?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Da allora è trascorso più di un secolo e mezzo, durante il quale abbiamo attraversato due guerre mondiali, versando il sangue di moltissimi ragazzi. C’è stato il ventennio, con l’interruzione della crescita democratica che ha causato e con tutti i luoghi comuni che ancora oggi non riusciamo a toglierci di dosso. C’è stato però anche un desiderio di rivalsa, di emancipazione suscitato dalla Resistenza. Abbiamo una Costituzione che si dichiara anti-fascista e che, tra i suoi articoli, si impegna nella difesa del paesaggio. Sono tanti piccoli e grandi elementi che creano la nostra identità attuale, che tra venti/trent’anni sarà ancora diversa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Io sono figlio dell’immigrazione che dal Sud Italia è arrivata a Milano e anche questa è stata una grande svolta epocale. I fenomeni migratori di oggi stanno creando nuovi italiani. <mark class='mark mark-yellow'>Quindi non credo che esista un elemento che ci caratterizzi come tali, non credo nella pastasciutta o nella pizza: non penso che sia quello che ci rende italiani. È questo patto sociale, che viene rinnovato tutti i giorni e spesso dimenticato, a renderci italiani o meno.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>«Quello che io cerco di raccontare è che tutto il territorio è interessante e dobbiamo smettere di pensare che esista una gerarchia di valori che confina alcune zone ai margini. Ogni quartiere ha una sua memoria, che deve essere riconosciuta e raccontata», racconta Gianni Biondillo.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come esprime l’italianità all’interno della sua produzione letteraria?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Io evidenzio non il centro della città, ma le sue periferie: questo per dimostrare che non sono luoghi lontani, ma che godono della stessa dignità di essere raccontati. Sono stanco dell’idea che soltanto dal centro vengano propagati i pensieri, in modo un po&#8217; paternalistico. <mark class='mark mark-yellow'>L’idea di nazione può sorgere da una realtà metropolitana, in un quartiere di periferia o in uno ultra-popolare, in una zona multietnica. L’Italia è sempre stata così: un Paese multi-centrico, fatto di tante piccole patrie, ciascuna con la sua propria dignità.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Quello che io cerco di raccontare è che tutto il territorio è interessante e dobbiamo smettere di pensare che esista una gerarchia di valori che confina alcune zone ai margini. Ogni quartiere ha una sua memoria, che deve essere riconosciuta e raccontata.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Su cosa fonda lei il suo senso di appartenenza a questo Paese?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Se c’è una cosa che fa di noi gli italiani è che siamo un popolo bastardo. Sono passati tutti da qui, da tremila anni a questa parte. Non esiste l’italiano a livello di DNA, esiste un italiano a livello di cultura. È un continuo impastare storie, invasioni, arrivi, approdi, dai normanni ai longobardi, agli arabi. <mark class='mark mark-yellow'>Questa multietnicità, questo essere meticci è la nostra caratteristica e la nostra forza. Se riuscissimo a fare i conti con il nostro meticciato, capiremmo il nostro talento.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Solo di recente il panorama letterario italiano sta dimostrando dei segnali di apertura verso un altro tipo di letteratura, che è il frutto dell’apporto culturale della migrazione. Questo implica una perdita della nostra italianità?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">No, è una normale evoluzione. È inevitabile che accada: gli immigrati vivono con noi, mandano i figli nelle nostre scuole, studiano Dante e Manzoni e si esprimono con questa lingua. Ed è giusto che sia così. È una linfa vitale che può rinvigorire un Paese sempre più anziano e destinato a deperire. <mark class='mark mark-yellow'>C’è un’idea di identità come qualcosa di statuario e bloccato, di tetragono, un cubo di pietra inviolabile con tutti gli spigoli vivi. Invece l’identità è una pasta di pane molle, che va continuamente modellata nelle forme che preferiamo.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/essere-italiani-150-anni-fa-oggi-al-centro-ai-margini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Karima 2G e la sua storia di corpi, linguaggi, pensieri</title>
		<link>http://www.magzine.it/karima-2g-e-la-sua-storia-di-corpi-linguaggi-pensieri/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/karima-2g-e-la-sua-storia-di-corpi-linguaggi-pensieri/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 05:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Book Pride]]></category>
		<category><![CDATA[corpo nero]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=64461</guid>
		<description><![CDATA[«Quando ho ottenuto la cittadinanza italiana non ero felice e quel giorno non me la sentivo di festeggiare. Proprio mentre stavo giurando sulla Costituzione, mentre pronunciavo la mia promessa di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4032" height="3024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/book-pride-copia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="book pride copia" /></p><p style="font-weight: 400;">«Quando ho ottenuto la cittadinanza italiana non ero felice e quel giorno non me la sentivo di festeggiare. Proprio mentre stavo giurando sulla Costituzione, mentre pronunciavo la mia promessa di fedeltà al Paese in cui sono nata, un funzionario mi ha chiesto: “Capisci quello che sto dicendo?”. In quel momento sono stata investita da un’umiliazione profonda e ho pensato che non avrei mai potuto essere italiana fino in fondo».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anna Maria Gehnyei</strong>, anche nota come <strong>Karima 2G</strong>, è una cantante e autrice di origine liberiana e nata a Roma. La sua è una delle voci che hanno animato questa edizione di <strong>Book Pride 2023</strong>, contribuendo a realizzarne l’intento di «rimarcare che <mark class='mark mark-yellow'>tutto ciò che avviene su questo pianeta riguarda ognuno di noi; che l’altro, il diverso, è solo un’altra parte del noi; che nessun luogo è davvero lontano».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">I quattro percorsi – <strong>Mappe</strong>, <strong>Rifugi</strong>, <strong>Fughe</strong> e <strong>Visioni</strong> – che permettono di orientarsi nella cartina geografica della Fiera invitano infatti a volgere lo sguardo laddove pochi si soffermano e a «sognare quello che ancora non è possibile vedere». Karima 2G ha fatto invece di una di queste mete, trascurate e dimenticate, l’oggetto e il titolo del suo romanzo: <strong><em>Il corpo nero</em></strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>«La scrittura è stata per me una terapia, attraverso la quale ho imparato ad accettare la bellezza della mia diversità e dare voce a tutti quelli che hanno vissuto una storia simile alla mia», racconta Karima 2G a Book Pride 2023.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">«Sin da subito ho sentito che questo corpo era diverso dagli altri corpi – racconta l’autrice –. <mark class='mark mark-yellow'>Mi ponevo delle domande che cambiavano con l’età e si facevano sempre più forti. Domande che mi hanno portata a prendere coscienza della mia fisicità, di come viene vista dagli altri e anche di come tu stesso la vuoi vedere; dell’annullamento cui spesso viene sottoposta, del trauma dell’oggettificazione, della sua riduzione a codice che cancella il senso di identità».</mark> Le parole di Karima sono la prova del valore terapeutico di una scrittura che favorisce la scoperta di sé, l’attraversamento del dolore e il superamento dei blocchi che ne derivano. Il risultato è il racconto di una storia personale che è anche universale: la stessa dei propri antenati, dei propri genitori, dei propri fratelli, di chi «ha vissuto un’esperienza simile ma non ha avuto il coraggio di scriverla».</p>
<div id="attachment_64463" style="width: 4032px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/karima-2g-copia.jpg"><img class="size-full wp-image-64463" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/karima-2g-copia.jpg" alt="Karima 2G in dialogo con la giornalista Sarah Kamsu e la scrittrice Mirfet Piccolo a Book Pride 2023." width="4032" height="3024" /></a><p class="wp-caption-text">Karima 2G in dialogo con la giornalista Sarah Kamsu e la scrittrice Mirfet Piccolo a Book Pride 2023.</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'><em>Il corpo nero</em> è un libro che narra ciò che non si sa dei ragazzi italiani di origine straniera, quelli che vengono definiti “di seconda generazione”, ponendo a confronto due “<em>mindset</em>” che, alla diversità del pensare in italiano e in liberiano, accostano anche un diverso linguaggio corporeo.</mark> «In un capitolo, per esempio, racconto il mio primo ciclo mestruale: qualcosa che qui è un tabù, in alcuni villaggi africani viene invece celebrato come un rito, perché è qualcosa di veramente importante. Questo ci fa capire come, pur stando in Italia, esista un mondo di pensieri, linguaggi, corpi che ci circonda e che assume tutta un’altra forma».</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Una fiera dell’editoria indipendente che da spazio alla letteratura afro-americana è segnale di un’apertura: quella di saper riconoscere e accettare il cambiamento di società multietniche che risentono dell’apporto culturale dei figli della migrazione.</mark> «Negli <strong>Stati Uniti</strong> c’è molta ricerca e molto interesse in questo senso. Adesso però qualcosa si sta muovendo anche in Italia, soprattutto da parte delle nuove generazioni – Karima crede nel pensiero degli studenti e spesso li incontra –. Mi chiedono scusa, mi dicono che adesso che hanno conosciuto la mia storia faranno qualcosa per cambiare le cose, mi ringraziano. Questo è il potere della letteratura».</p>
<p style="font-weight: 400;">«Per molto tempo ho vissuto con un profondo senso di colpa: per essere nata in Italia, per essere nera, perché i miei genitori hanno subito tutto quello che hanno subito. <mark class='mark mark-yellow'>Adesso ho imparato a riconoscere la bellezza della mia diversità e penso che probabilmente questa vita, come l’ho vissuta, era già scritta così prima che io nascessi, quindi perché sentirmi in colpa?».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/karima-2g-e-la-sua-storia-di-corpi-linguaggi-pensieri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dal romanzo al riscatto sociale, a Book Pride c&#8217;è anche la musica</title>
		<link>http://www.magzine.it/dal-romanzo-al-riscatto-sociale-a-book-pride-ce-anche-la-musica/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/dal-romanzo-al-riscatto-sociale-a-book-pride-ce-anche-la-musica/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2023 21:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Galiè]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Book Pride]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=64431</guid>
		<description><![CDATA[Nel senso antico e primitivo del termine, la musica non era una scienza particolare, ma comprendeva tutto ciò che si riferiva alle Muse: la danza, la poesia, ogni arte atta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-12-at-12.01.06.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Book Pride" /></p><p>Nel senso antico e primitivo del termine, la musica non era una scienza particolare, ma comprendeva tutto ciò che si riferiva alle Muse: la danza, la poesia, ogni arte atta a svegliare l’idea di cosa gradevole e bene ordinata. <mark class='mark mark-yellow'>Un intenso rapporto tra letteratura e musica è dunque sempre esistito, intensificandosi dal secolo scorso con la nascita di generi musicali più popolari. I punti di incontro tra queste due arti sono sempre di più e <strong>Book Pride</strong>, appuntamento per tutta l’editoria indipendente, ne ha rimarcato il connubio, mostrando le differenti modalità con cui la musica ispira e influenza la letteratura al giorno d’oggi.</mark></p>
<p><strong>Nicola H. Cosentino</strong> è uno scrittore, critico e collaboratore del Corriere della Sera. Poco più che trentenne, ha sviluppato l’amore per le parole grazie ai dischi che ascoltava passivamente negli interminabili viaggi nella macchina dei genitori, più che dai libri letti da ragazzo. <mark class='mark mark-yellow'>Per lui, la musica è l’unica passione serena e priva di conflitti d’interessi e, nel suo ultimo romanzo <em>Le tracce fantasma</em>, per la prima volta si confronta con il tema anche a livello professionale. Lo fa nella maniera forse più classica, raccontando la storia di un ex chitarrista diventato un affermato critico musicale, diviso tra l’amore per due donne e l’invidia per il successo di quello che era il suo migliore amico.</mark> Tra sacrifici, sogni infranti e reminiscenze del passato, la musica del passato e del presente è protagonista della narrazione, ma a stupire è soprattutto la componente psicologica dei personaggi descritti, come sottolineato dallo <em>special guest</em> dell’evento, il cantautore <strong>Omar Pedrini</strong>, che in più tratti nel libro ha riconosciuto sé stesso e, in particolare, momenti della sua esperienza personale quando era il leader dei Timoria.</p>
<p>Scrivere di musica, così come comporre e suonare, non è tuttavia un’attività esclusivamente maschile, sebbene gli uomini abbiano sempre tenuto lo scettro senza mai cederlo. <mark class='mark mark-yellow'>L’antologia <em>Un lavoro da donne. Saggi sulla musica</em> ribalta la prospettiva attraverso sedici racconti intimi e privati, scritti da altrettante musiciste, produttrici, giornaliste e narratrici che raccontano la musica che le ha plasmate e salvate. Una raccolta che apre gli occhi su numerosi bias cognitivi, simbolo di una parità di genere non ancora raggiunta appieno:</mark> dall’esplorazione della voce di <strong>Linda Sharrock</strong>, unica per la sua complessità, attraverso un linguaggio tecnico e quasi sorprendentemente ingegneristico, alle feroci recensioni ricevute in carriera da <strong>Ella Fitzgerald</strong>, bistrattata per il suo peso o per il sudore – il più distinguibile ma, solo per le donne, disdicevole elemento della fatica – che le macchiava l’abito o le arricciava i capelli.</p>
<p>Musica è salvezza anche per i giovani detenuti descritti dal rapper <strong>Kento</strong> nel suo diario di bordo <em>Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile</em>. Da dodici anni, l’artista svolge laboratori di scrittura rap in alcuni dei diciassette penitenziari per minori in Italia, dove insegna a scrivere strofe e ritornelli a quelli che con ironia e affetto chiama i suoi “ragazzacci”. Per l’abbondanza di tempo a disposizione, il carcere è sempre stato un luogo fertile per la produzione artistica: così, i giovani si confrontano con il più democratico dei generi, perché per rappare non serve sapere né suonare uno strumento, né leggere la musica. <mark class='mark mark-yellow'>Bastano una cassa e un computer con le basi per permettere ai ragazzi di dare espressione alla loro creatività repressa. La maggior parte di loro ha desideri semplici come un lavoro, una famiglia e dei figli, segno di una normalità che nel breve arco della loro vita non hanno mai avuto: ecco perché ogni aneddoto raccontato, per quanto divertente, nasconde sempre un amaro contraltare.</mark> Nelle frequenti riflessioni che spezzano la narrazione, Kento punta il dito contro il classismo della società italiana con la speranza ultima che, fra qualche anno, superata l’epoca dei penitenziari con una nuova legge Basaglia, il suo libro serva solo a ricordare la disumanità nel rinchiudere un quindicenne in carcere.</p>
<p>La promozione di un libro non è uno strumento indispensabile per gli eventi di Book Pride, come dimostrano alcuni dialoghi in cui alcuni musicisti parlano del loro rapporto con la lettura. Per la fiera dell’editoria indipendente, dunque, sono altrettanto efficaci le testimonianze di artisti che non appartengono alle major discografiche, considerando che, per un cantautore, ciò che colpisce attraverso le righe è differente da quello che attira, per esempio, un critico o un romanziere. Dalla carriera da self-publisher di <strong>Dente</strong>, che da adolescente distribuiva i suoi racconti brevi in cerca di recensioni positive, alla storia del girovago <strong>Giorgio Poi</strong>, che ha avvertito la necessità di comporre in lingua italiana solo dopo avere lasciato il Paese a vent’anni. Se “nessun luogo è lontano” – questo lo slogan della settima edizione di Book Pride –, talvolta, come ammoniva lo scrittore Henry James, la distanza aiuta a comprendere meglio l’oggetto della propria attenzione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/dal-romanzo-al-riscatto-sociale-a-book-pride-ce-anche-la-musica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Oltre la guerra: il rapporto tra Russia e Ucraina in letteratura</title>
		<link>http://www.magzine.it/oltre-la-guerra-il-rapporto-tra-russia-e-ucraina-in-letteratura/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/oltre-la-guerra-il-rapporto-tra-russia-e-ucraina-in-letteratura/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 08:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=63091</guid>
		<description><![CDATA[«In Russia la letteratura è sempre stata centrale, fino a vent’anni fa almeno. Quando dovevo trasferirmi dalla periferia al centro di Mosca, la mia insegnante di russo mi disse che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1060" height="598" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/lett-russa.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="lett russa" /></p><p style="font-weight: 400;">«In Russia la letteratura è sempre stata centrale, fino a vent’anni fa almeno. Quando dovevo trasferirmi dalla periferia al centro di Mosca, la mia insegnante di russo mi disse che la mia stanza era in una casa celebre, la stessa su cui <strong>Trifonov</strong> aveva scritto un romanzo, <em>La casa sul lungo fiume</em>, che io non avevo letto. Quando le chiesi se lei lo avesse fatto, mi rispose: ‘Per forza, era proibito’». <mark class='mark mark-yellow'>Per <strong>Paolo Nori</strong>, giornalista e docente di letteratura russa allo Iulm di Milano, la Russia è come una seconda patria.</mark> Fin dal 1993, quando si è trasferito per studiarne <strong>Lermontov</strong>, <strong>Puskin</strong> e gli autori simbolo. <mark class='mark mark-yellow'>Attraverso il suo sguardo è possibile osservare la guerra che da ormai un anno imperversa in Ucraina da un’altra prospettiva: quella della cultura, che ha radici profonde e contaminate.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La guerra sta cambiando la narrazione letteraria?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Ostrovskij</strong>, negli anni ’20 del 1900, diceva che i colori della bandiera dell’arte non possono mai riflettere quelli della bandiera dello Stato. <mark class='mark mark-yellow'>Ci sono molti scrittori russi contemporanei che non riconoscono “l’operazione militare speciale” di <strong>Putin</strong> e che sono usciti dalla Russia.</mark> Per esempio, <strong>Bykov</strong> e <strong>Sorokin</strong>, avversato da Putin e dai suoi sostenitori. Nei primi anni Duemila, i suoi romanzi venivano bruciati davanti alle librerie dal gruppo filo-putiniano “Quelli che camminano insieme” perché tacciati di pornografia. Questo gesto li ha fatti salire in cima alle classifiche. Alcuni scrittori non riconoscono questa guerra, come <strong>Akunin</strong>, che ha raccontato la sua progressiva presa di coscienza sui meccanismi della propaganda. Altri invece continuano a sostenerla. È il caso di <strong>Prilepin</strong>, che da otto anni chiede apertamente l’intervento in Donbass.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Per lo studioso di letteratura russa Paolo Nori, «vietare la letteratura russa non significa rinnegare il nazionalismo, ma privare le persone della possibilità di comprendere, attraverso i libri, meccanismi più profondi».</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quali sono i legami tra letteratura russa e ucraina?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non è univoca come situazione. Già all’inizio degli anni ’90 <strong>Solgenitsin</strong> scrisse una bellissima lettera, indirizzata a un dissidente ucraino, in cui si legge: “è bene che voi abbiate abbattuto le statue di <strong>Lenin</strong>, ma perché continuate a tenere la Crimea, che è russa e ve l’ha regalata l’Urss? Perché pretendete che sia vostro il Donbass, che è russo?”. Qualche anno dopo il dissidente Solgenitsin si preoccupava delle condizioni dei russofoni in Donbass e interveniva pubblicamente perché lo Stato russo facesse qualcosa. La commistione tra i due popoli ha in realtà radici profonde: già <strong>Tolstoj</strong> in un suo romanzo del 1912, parlando della guerra nel Caucaso, da russo si immedesimò nel punto di vista dei ceceni e nel loro odio anti-russo. Da lettore, 100 anni dopo, condivido ancora lo stesso ribrezzo. Per questo, <mark class='mark mark-yellow'>penso che vietare la letteratura russa non significhi rinnegare il nazionalismo, ma piuttosto impedire alle persone di capire meccanismi più profondi.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>«La commistione tra la letteratura russa e quella ucraina ha radici profonde e rispecchia quella tra i due popoli: molti dei grandi scrittori russi sono nati in Ucraina» spiega Nori.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come viene percepita ora la letteratura ucraina in Russia?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Io sono stato in Russia in luglio e i libri ucraini si possono comprare tranquillamente. <mark class='mark mark-yellow'>È normale che Kiev, che ha bisogno di affermare una lingua nazionale, guardi con timore all’ “avversaria” russa, ma la letteratura russa non deve temere quella ucraina. Molti dei grandi scrittori russi sono nati in Ucraina, come <strong>Gogol</strong> e <strong>Bulgakov</strong>.</mark> Entrambi sono considerati autori straordinari in Russia. Gogol è un pazzo benedetto, un genio, un inventore, è il “fratello minore” di Puskin. Sono straordinari i suoi racconti ambientati in Ucraina, pieni di dialoghi, ed è bellissima la lingua russa che usa Gogol. Bulgakov, anche se nasce a Kiev, viene da una famiglia russofona. Nel suo romanzo <em>La guardia bianca</em> fa dire al protagonista delle cose orribili sulla lingua ucraina. Per questa commistione che ha radici profonde sono stupefatto dell’odio che oggi viene riversato contro alcuni autori russi: Puskin, per esempio, è il poeta della comprensione, dell’intelligenza, di cui il governo russo aveva paura. Mi pare privo di senso prendersela con lui e con Dostoevskij.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La letteratura può rappresentare oggi uno strumento di pace?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In questi ultimi 20 anni la letteratura ha perso molto del suo potere, i russi leggono meno. Credo che per rimediare a questa situazione orribile ci vorranno del tempo e degli sforzi. E la cosa che più mi dispiace è che non c’è nessuno che va nella direzione di una riappacificazione. <mark class='mark mark-yellow'>Ricordo spesso la mia insegnante di russo, che era ucraina, e provo commozione a sentire testimonianze come “Sono cittadino russo, ma nato in Ucraina. Mia mamma e mia sorella vivono a Kiev. Un giorno mi sono svegliato con lo Stato a cui appartengo che bombarda il luogo in cui è mia mamma”.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/oltre-la-guerra-il-rapporto-tra-russia-e-ucraina-in-letteratura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Piccoli gesti e grande storia nel racconto di Igiaba Scego</title>
		<link>http://www.magzine.it/piccoli-gesti-e-grande-storia-nel-racconto-di-igiaba-scego/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/piccoli-gesti-e-grande-storia-nel-racconto-di-igiaba-scego/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2023 09:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Igiaba Scego]]></category>
		<category><![CDATA[Somalia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=63241</guid>
		<description><![CDATA[«Essere di origine somala è un po&#8217; come essere di origine siriana o yemenita: ti porti dietro una guerra infinita. Le guerre non terminano veramente nella data che viene riportata ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1638" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/Igiaba-Scego2-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Igiaba-Scego2-scaled" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>«Essere di origine somala è un po&#8217; come essere di origine siriana o yemenita: ti porti dietro una guerra infinita. Le guerre non terminano veramente nella data che viene riportata sui libri, ma si trascinano eternamente».</mark> <strong>Igiaba Scego</strong> è una scrittrice italo-somala – o meglio, romano-somala, perché Roma è per lei luogo di nascita e casa – e proprio questa sua condizione di “<em>in between</em>” tra due radici e Paesi è stato il bagliore che ha avviato il suo rapporto con la scrittura.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ne <strong><em>La mia casa è dove sono </em></strong>raccontava la sua identità; oggi, a tredici anni di distanza, lo sguardo si amplia per abbracciare la famiglia, il Paese d’origine dei suoi genitori e la guerra civile che nel 1991 l’ha travolto. <mark class='mark mark-yellow'>Questo passaggio dal particolare al generale che, dal micro-cosmo della storia famigliare si eleva a dipinto di un popolo, si sviluppa nelle pagine di <strong><em>Cassandra a Mogadiscio</em></strong>, opera presentata dall’autrice alla <strong>libreria Verso</strong> di Milano</mark>. Una figura della mitologia greca accostata alla capitale somala. La linea sottile che giustifica la connessione si trova nelle ultime parole che sigillano il libro: «e naturalmente ringrazio <strong>Cassandra</strong>, che aveva ragione su tutto. Perché la storia può toglierci la casa, ma mai la voce; può accecare i nostri occhi, ma mai spegnere la memoria». Cassandra è l’evocazione della città di Troia e di quelle che, sulla sua scia, sono morte; Cassandra è <strong>Kabul</strong>, <strong>Baghdad</strong>, <strong>Dresda</strong>, <strong>Aleppo</strong>, <strong>Mogadiscio</strong>; <mark class='mark mark-yellow'>Cassandra è l’esigenza della memoria, che la guerra tende a cancellare e che invece è necessario tramandare.</mark></p>
<div id="attachment_63252" style="width: 4032px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/igiaba.jpg"><img class="size-full wp-image-63252" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/igiaba.jpg" alt="L'autrice Igiaba Scego in dialogo con Gabriella Grasso e Alessandra Carati durante la presentazione di Cassandra a Mogadiscio alla libreria Verso di Milano. " width="4032" height="3024" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;autrice Igiaba Scego in dialogo con Gabriella Grasso e Alessandra Carati durante la presentazione di Cassandra a Mogadiscio alla libreria Verso di Milano.</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>«La guerra può essere raccontata soltanto a frammenti, come delle schegge di memoria, perché nei conflitti non ci sono un inizio o una fine reali: in Somalia, come in Siria e in Yemen, si trascinano eternamente»: Igiaba Scego racconta così il suo ultimo libro, <em>Cassandra a Mogadiscio</em>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">«Con la guerra si perdono tante cose, come gli archivi famigliari, che sono lo scrigno dei nostri ricordi. Volevo mostrare la quotidianità di una famiglia diasporica e raccontare quello che non si vede – rivela l’autrice –. <strong>Toni Morrison</strong> diceva: “se c’è un libro che vorresti leggere, ma non è ancora stato scritto, allora devi scriverlo tu”. Le devo moltissimo, perché lei ha insegnato a noi autori neri come raccontarci, soprattutto quando arrivi da un canone letterario in cui il tuo corpo non c’è». <mark class='mark mark-yellow'>La fisicità, nelle pagine del libro, è elemento costitutivo e permette di comprendere al di là della mente.</mark> <strong>Alessandra Carati</strong>, anche lei narratrice di guerra, ha riconosciuto proprio in questo aspetto il grande potere di un romanzo «tenero, delicato ed estremamente umano. Al suo interno ci sono atmosfere domestiche e relazioni famigliari di ogni grado: madre-figlia, cugino-cugina, fratello-sorella, nonno-nipote… è come se fosse un grande caleidoscopio famigliare». Al tempo stesso però c’è la grande storia, l’italianità che si affianca all’essere di seconda generazione, il passato di un paese colonizzato che si mescola a quello del suo colonizzatore, delineando un ritratto della società variegata e amalgamata di oggi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa commistione di realtà e contrasti determina la struttura frammentaria e circolare del libro: <mark class='mark mark-yellow'>«la guerra può essere raccontata soltanto così, a frammenti, come delle schegge di memoria senza un inizio o una fine reali, perché una fine ancora non c’è</mark> – spiega Scego –. Le guerre si trasformano: iniziano per un motivo, ma poi nel corso del tempo diventano altro e traducono il loro caos in un malessere interiore per chi le vive. In <strong>Somalia</strong>, il conflitto era iniziato per cacciare un dittatore, poi è diventato un contrasto clanico, intrecciato con interessi europei, armi e terrorismo. Generano lacerazione e abitudine alla mostruosità, e questo non fa bene alle persone. Quello che volevo descrivere è l’esperienza di essere reduci di guerra in modo differente, perché siamo un po&#8217; tutti dei sopravvissuti: la scrittura è cura e permette di mettere a fuoco meglio».</p>
<p style="font-weight: 400;">Delineato sotto forma di lettera indirizzata alla nipote, il libro conserva al suo interno molti termini somali: così la commistione linguistica diventa mezzo di espressione della doppia identità dell’autrice. «L’italiano in Somalia arriva come lingua coloniale ed egemone e poi negli anni ’50-’60 ha subito una risignificazione. Volevo in qualche modo tracciare una genealogia di questo idioma di grandi uomini e donne».</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Il libro di Igiaba Scego è un intreccio di piccoli gesti e grande storia; un omaggio ad un padre amato e un testamento futuro ad una nipote cittadina del mondo; un punto di congiunzione per una famiglia sbriciolata dalla migrazione, che rimane unita nella diversità dei suoi destini.</mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/piccoli-gesti-e-grande-storia-nel-racconto-di-igiaba-scego/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se Twitter mette a rischio le sue comunità letterarie</title>
		<link>http://www.magzine.it/se-twitter-mette-a-rischio-le-sue-comunita-letterarie/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/se-twitter-mette-a-rischio-le-sue-comunita-letterarie/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 15:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[#lettori]]></category>
		<category><![CDATA[book twitter]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=62295</guid>
		<description><![CDATA[Il 28 ottobre 2022 Elon Musk ha ufficialmente preso le redini di Twitter, causando, nei mesi seguenti, una vasta emorragia di utenti che hanno scelto di approdare su altri social ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/index-twitter-1674762193.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Illustrazione di Sarah Kim. Fonte: Esquire.com." /></p><p>Il 28 ottobre 2022 Elon Musk ha ufficialmente preso le redini di Twitter, causando, nei mesi seguenti, una vasta emorragia di utenti che hanno scelto di approdare su altri social come Mastodon, Post e Hive. <mark class='mark mark-yellow'>Molte comunità nate su Twitter hanno cominciato a chiedersi quali sarebbero state le loro condizioni in futuro: tra queste anche “Book Twitter”, formata da autori, editori, librai e agenti letterari. Scrittori come John Green, ad esempio, hanno deciso di lasciare definitivamente il loro account e il timore è che in molti lo seguiranno.</mark></p>
<p>Le parole dell’autrice Paulette Perhach sono, in questo senso, molto significative: «Sembra come se il castello che abbiamo costruito stia venendo spazzato via dai capricci di un uomo milionario». Ma per arrivare veramente a capire il cuore della questione è necessario fare un passo indietro su quale sia stato il ruolo di “Book Twitter”, e di comunità affini, in questi anni.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per molti autori l’interazione con gli altri utenti su Twitter è stato come prendere parte a un gruppo di scrittura; non solo, hanno avuto la possibilità di raggiungere i lettori, interagire con loro, ascoltare le loro opinioni e gioire dei complimenti ricevuti. Tantissime le testimonianze in questo senso, come quella della scrittrice Meredith Jaeger</mark>, autrice di tre romanzi pubblicati con le note case editrici Penguin Random House, HarperCollins, Simon &amp; Schuster, Macmillan, Hachette: «Le relazioni che ho creato su Twitter durante le discussioni sono l’unica ragione per cui oggi pubblico libri. Ci incoraggiamo l’un l’altro a non mollare. […] Parliamo della nostra vita professionale e personale; alcune di queste persone non le ho mai incontrate, eppure mi capiscono come nessuno».</p>
<p style="text-align: left;">Non parliamo solo di una rete di relazioni professionali. Twitter ha permesso, infatti, a moltissimi autori di entrare in contatto con editori e agenti letterari: un metodo non tradizionale, che però risulta molto efficace. La vita di David Loeb, ad esempio, si è incrociata con quella di Eric Smith dell’agenzia P.S. Literary proprio grazie a Twitter: l’autore aveva vinto un contest con in palio un colloquio con Smith, ma la lista d’attesa era molto lunga. Grazie a Twitter, però, Loeb è riuscito ad accorciare i tempi: <mark class='mark mark-yellow'>«Senza Twitter, Eric e io non ci saremmo mai connessi, anche se siamo vicini di casa. Dopo anni di re-tweet, like e commenti, ora lui è ufficialmente il mio agente letterario. Un sogno che diventa realtà».</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.esquire.com/entertainment/books/a42638589/book-twitter-end/" target="_blank">Esquire.com</a>.<br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/se-twitter-mette-a-rischio-le-sue-comunita-letterarie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La complessità della &#8220;vita ibrida&#8221;</title>
		<link>http://www.magzine.it/la-complessita-della-vita-ibrida/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/la-complessita-della-vita-ibrida/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 06:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sofia Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[BCM22]]></category>
		<category><![CDATA[BookCity]]></category>
		<category><![CDATA[Museo di Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Dal Verme]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=60144</guid>
		<description><![CDATA[Il mondo sta diventando un luogo sempre più complesso. Con la pandemia abbiamo imparato il significato del termine inglese smartworking. Il lavoro si divide ormai tra attività online e offline. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/PHOTO-2022-11-16-21-07-261.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="PHOTO-2022-11-16-21-07-26" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Il mondo sta diventando un luogo sempre più complesso.</mark> Con la pandemia abbiamo imparato il significato del termine inglese smartworking. Il lavoro si divide ormai tra attività online e offline. Nel vocabolario sono entrare anche altre espressioni come il genderfluid. Una persona può in qualsiasi momento identificarsi come maschio, femmina, neutra o un’altra identità non binaria. Infine, con la globalizzazione le culture sono entrate sempre più in contatto tra loro, a volte mescolandosi e arricchendosi, mentre in altre circostanze hanno perso parte della propria unicità.</p>
<p style="font-weight: 400;">La realtà in cui viviamo è sempre più ibrida. Per questo motivo <mark class='mark mark-yellow'>il titolo dell’undicesima edizione di BookCity è “La vita ibrida”</mark>. Un concetto attuale e difficile da comprendere, che è stato approfondito in tutte le sue forme nella serata d’inaugurazione e nell’evento di chiusura della kermesse. «La vita è fatta di convivenze altalenanti, diversità, conflitti – afferma <strong>Piergaetano Marchetti, presidente dell’Associazione BookCity</strong> –. Il vero e il falso si combinano e ne scaturiscono nuovi mondi ed espressioni. Una comprensione dell’ibrido che libera dalle costrizioni e dal pensiero dominante. Un simbolo di libertà».</p>
<p style="font-weight: 400;">Il teatro Dal Verme ha fatto da sfondo al dibattito letterario tra <strong>il vincitore del premio Strega 2021 Emanuele Trevi e lo scrittore norvegese Karl Ove Knausgård</strong>, che ha ricevuto il sigillo della città di Milano consegnato dal sindaco Giuseppe Sala. «La letteratura è magica – spiega Knausgård – perché leggere è un’attività che si svolge in solitudine, ma allo stesso tempo può trasformarsi come questa sera. Siamo qui tutti insieme per parlare di libri. È proprio questa la magia».</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>La letteratura è magica, perché leggere è un’attività che si svolge in solitudine, ma allo stesso tempo può trasformarsi come questa sera. Siamo qui tutti insieme per parlare di libri. È proprio questa la magia</span></p>
<p style="font-weight: 400;">L’evento è stato un’occasione per presentare l’ultimo libro dell’autore norvegese “La stella del mattino”. Un romanzo con nove protagonisti che parlano tutti in prima persona. <mark class='mark mark-yellow'>«Che cosa significa utilizzare la prima persona, se quel personaggio non sei tu? Scrivo per il piacere della scoperta, cambiando il mio stile. Nelle voci delle figure che compaiono nel romanzo, a volte sono io che parlo e altre volte no»</mark> racconta Knausgård. Passare da un’identità all’altra pur rimanendo sé stessi. L’ibrido torna anche nel <strong>monologo “Hybrida” di Melania Mazzucco vincitrice del premio Strega nel 2003</strong>. «La prima cosa che mi veniva in mente con la parola ibrida era la mitologia. Gli ibridi come il centauro o le arpie erano talmente diffusi nell’immaginario greco e latino, che le persone credevano nella loro esistenza. Nel nostro lessico indica l’unione di enti eterogenei. È un sinonimo di mescolanza e incrocio. In passato il termine ibrido veniva utilizzato per definire qualcosa di innaturale o con sangue misto» dice Mazzucco. Ma “La vita ibrida” è in realtà più presente nella nostra quotidianità di quanto crediamo. «Oggi mangiamo pomodori, peperoni, fragole e cipolle. Sono tutti degli ibridi – prosegue Mazzucco –. In base a delle ricerche il 10% delle specie animali e il 25% delle piante sono ibridi naturali. Anche l’aria e l’acqua sono impure. Siamo intersezioni, incroci e storie. Sappiamo sempre da dove veniamo, ma non sappiamo dove andremo e cosa saremo».</p>
<p style="font-weight: 400;">L’ibrido è presente anche in tutti gli ambiti della scienza. La tecnologia, lo spazio e la medicina. Settori che sono protagonisti nelle esposizioni del Museo della Scienza e della Tecnologia. Un luogo che ha ospitato l’ultimo evento di BookCity dal titolo <mark class='mark mark-yellow'>“La vita ibrida. Il valore della scienza”. Tre scienziati con la conduzione della <strong>giornalista scientifica Barbara Gallavotti</strong> hanno discusso sull’importanza dell’ibrido nelle proprie materie di competenza.</mark> «Siamo tutti un po’ ibridi. Per questo motivo essere ibridi è una cosa spontanea – dice <strong>Amalia Ercoli Finzi, ingegnere aeronautico</strong> –. Un esempio può essere la matematica, che pervade tutte le scienze. È quella materia che fornisce lo strumento primo per ottenere grandi risultati». Il continuo progresso e sviluppo della tecnologia, può realizzarsi grazie all’ibridazione degli strumenti. «Più le macchine sono ibride, più sono facili da usare e più sono funzionali – spiega <strong>Giorgio Metta direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia</strong> –. L’ibridazione ci consente di essere dove non siamo: nei posti pericolosi per l’uomo possiamo utilizzare una macchina che viene controllata da remoto». Nella serata conclusiva si ricorda quanto l’intreccio di materie, ambiti e settori sia fondamentale per accrescere la propria conoscenza.  <mark class='mark mark-yellow'>«All’ingresso del museo abbiamo messo la scritta “Scienza è cultura” – racconta <strong>Fiorenzo Galli direttore del Museo della Scienza</strong> –. Il sapere scientifico è fondamentale, ma abbiamo bisogno di una scienza articolata con valori umanistici, altrimenti non possiamo guardare al futuro.</mark> Alla complessità del mondo in cui viviamo abbiamo deciso di rispondere con un progetto culturale come BookCity».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/la-complessita-della-vita-ibrida/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Capria ci lascia La Capria</title>
		<link>http://www.magzine.it/la-capria-ci-lascia-la-capria/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/la-capria-ci-lascia-la-capria/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 10:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Fisichella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[La Capria]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=59426</guid>
		<description><![CDATA[“La Capria ci lascia La Capria: ha davvero meritato non solo il titolo di maestro, ma anche quello di scrittore. Quest’ultima è una qualifica che andrebbe veramente assegnata con il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="300" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/raffaele_la_capria_yt_2022-640x300.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="raffaele_la_capria_yt_2022-640x300" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'> “<strong>La Capria</strong> ci lascia <strong>La Capria</strong>: ha davvero meritato non solo il titolo di maestro, ma anche quello di scrittore. </mark> Quest’ultima è una qualifica che andrebbe veramente assegnata con il bilancino, facendo delle scelte estremamente ponderate. Uno scrittore è qualcuno che riesce a creare non soltanto una propria scrittura, delle storie, ma veramente una propria letteratura. <mark class='mark mark-yellow'> Ci lascia una letteratura che è sua e soltanto sua e che è fatta del suo immaginario, del suo lessico, dei suoi temi”. </mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;La Capria ci lascia La Capria. Ci lascia una letteratura che è sua e soltanto sua e che è fatta del suo immaginario, del suo lessico, dei suoi temi &#8221; dice il giornalista Simone Gambacorta. </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Nel riassumere l’eredità di <strong>Raffaele La Capria</strong>, scomparso il 27 giugno a pochi mesi dai cento anni, il giornalista <strong>Simone Gambacorta</strong> lascia trasparire l’essenza di un autore che ha scritto tanto e vissuto ancora di più </mark>. Al di là del romanzo sperimentale <em>Ferito a morte</em> che gli valse il premio <strong>Strega</strong> nel 1961, ha deciso di far diventare vissuto ed esperienze materia di racconto. <mark class='mark mark-yellow'> Ed ecco che l’autore napoletano coniuga la propria vita all’essere scrittore, ai luoghi, agli amici di quegli anni e a quelli scomparsi. In questo modo, imbastisce un’indagine su delle relazioni che diviene un&#8217;indagine su se stesso. </mark></p>
<p>Il critico letterario ricorda che <strong>La Capria</strong> diceva che il se stesso che scrive non si sa poi fino a che punto combaci con il se stesso che vive e con quello che realmente ha vissuto. &#8220;L&#8217;autobiografia è stata per La Capria una straordinaria possibilità di racconto&#8221;. <mark class='mark mark-yellow'> Qualche anno fa, <strong>Gambacorta</strong> ha recensito il libro <em>Confidenziale. Lettere dagli amici</em>. Oggi ritiene che <strong>La Capria</strong> abbia attribuito all’amicizia un valore decisivo, fondamentale e determinante </mark>. Un sentimento declinato in varie forme: l’affetto per i vecchi amici scrittori che aveva conosciuto e con cui aveva collaborato, ma anche quello per il cane <strong>Guappo</strong> a cui ha dedicato delle pagine. E poi, il legame con i luoghi: Gambacorta pensa a <strong>Capri</strong>, la città in cui ora La Capria riposa nel <strong>Cimitero degli artisti</strong> accanto alla moglie <strong>Ilaria Occhini</strong> e ricorda il mare in cui da nuotatore amava tuffarsi. Dei tuffi c’è molto nel titolo di una delle sue opere, <em>Letteratura e salti mortali</em>.</p>
<p>Il concetto di salto mortale riemerge quando si parla di ricerca: &#8220;Era sempre piegato in un’inclinazione che è frutto di una ricerca. <mark class='mark mark-yellow'> Non intendiamo solo quella del <strong>La Capria</strong> più sperimentale di <em>Ferito a morte</em>, ma parliamo anche di colui che riesce nel raffinatissimo salto mortale di essere sempre estremamente sottile, estremamente raffinato laddove sembra essere più semplice&#8221;. </mark></p>
<p>Nomina <strong>Napoli</strong> e la incorona “capitale immaginativa” dello scrittore, che qui era nato 99 anni fa. &#8220;Nel 1961, quando <em>Ferito a morte</em> vince il Premio Strega, la Napoli che emerge è quella che lui chiama la foresta vergine e la città che ti addormenta o ti ferisce a morte. <mark class='mark mark-yellow'> Una città splendida e pericolosa che in qualche modo fagocita i suoi figli. Ti incanta con la sua straordinaria bellezza, con le sue straordinarie capacità seduttive, ma va anche nutrita contestualmente&#8221;. </mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Nel 1961, quando <em>Ferito a morte</em> vince il Premio Strega, la Napoli che emerge è quella che lui chiama la foresta vergine e la città che ti addormenta o ti ferisce a morte. Una città splendida e pericolosa che in qualche modo fagocita i suoi figli. Ti incanta con la sua straordinaria bellezza, con le sue straordinarie capacità seduttive, ma va anche nutrita contestualmente&#8221;</span></p>
<p>Il territorio di cui parla <strong>La Capria</strong> nella raccolta di racconti <em>Napolitan graffiti</em>, pubblicata nel 1998. Il posto in cui da giovane ha aderito con amici alla rivista <em>Sud</em>, il tentativo definito da <strong>Gambacorta</strong> di &#8220;aprirsi a una letteratura europea, a una letteratura di grande respiro, a sfondare il muro claustrale di un provincialismo culturale che era un po’ endemico alla nostra realtà, ma soprattutto anche per uscire dalle strettoie di una condizione storica che era di ripartenza, di riapertura. <mark class='mark mark-yellow'> <em>Sud</em> nasce a <strong>Napoli</strong> ma si apre all’<strong>Europa</strong>, si apre al mondo.&#8221; </mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Visione binoculare, con cui &#8220;riflettere come presenze critiche su quello che si è e sui luoghi a cui si appartiene&#8221;. Sguardo &#8220;più grandangolare possibile, quanto più capace di incorporare una complessità di visione e di irrorare se stesso di impulsi, stimoli, modelli, non riconducibili ad un bagaglio semplicemente a portata di mano&#8221;. </mark></p>
<p>Campania a parte, <strong>La Capria</strong> dal 1950 viveva nella Capitale. “<strong>Roma</strong> sarà sempre anch’essa una presenza nelle sue pagine, però è come se, secondo me, gli abbia dato una sorta di giusta distanza per analizzare <strong>Napoli</strong>. Quest&#8217;ultima è la città che lo scrittore, come ha osservato di recente il docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università Cattolica <strong>Giuseppe Lupo</strong>, ha raccontato in un modo diverso al di là degli stereotipi, al di là del folklore. Lui si è posto in un modo assolutamente originale”.</p>
<p>“Forse ho scritto sempre lo stesso libro”, diceva di sé <strong>Raffaele La Capria</strong>. <mark class='mark mark-yellow'> La citazione di Gambacorta suggerisce cosa ci si deve aspettare quando si legge un’opera di uno dei letterati più importanti del Novecento: &#8220;una parte di un mondo coerente, che trova in Napoli il proprio baricentro portante&#8221;. </mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/la-capria-ci-lascia-la-capria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non solo audiolibri: Spotify lancia il suo primo “bookcast”</title>
		<link>http://www.magzine.it/non-solo-audiolibri-spotify-lancia-il-suo-primo-bookcast/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/non-solo-audiolibri-spotify-lancia-il-suo-primo-bookcast/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Apr 2022 15:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Miniutti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[audiolibri]]></category>
		<category><![CDATA[bookcast]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[spotify]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=56104</guid>
		<description><![CDATA[Una nuova frontiera dell’audiolibro unisce la lettura del testo a note aggiuntive e colonne sonore. I bookcast non sono una novità, ma l’ultimo annuncio di Spotify li riporta all’attenzione di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="778" height="493" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/Spotify-bookcast.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Findyoursounds.com" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Una nuova frontiera dell’<strong>audiolibro</strong> unisce la lettura del testo a note aggiuntive e colonne sonore. I bookcast non sono una novità, ma l’ultimo annuncio di Spotify li riporta all’attenzione di molti:</mark> la piattaforma produrrà, infatti, il bookcast di <em>Run, Rose, Run</em>, <span data-contrast="none"><span data-ccp-parastyle="Normal (Web)">la storia di una donna che desidera diventare musicista, ma che nasconde un tremendo segreto che rischia di rovinare il suo sogno.</span></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-contrast="none"><span data-ccp-parastyle="Normal (Web)">Il nuovo format fonde la narrazione audio dello scrittore americano <strong>James Patterson</strong> e le canzoni, le musiche e gli elementi sonori originali registrati dalla</span></span> star statunitense di musica country <strong>Dolly Parton</strong>. La collaborazione ha dato vita a un prodotto in dieci puntate, fruibile gratuitamente solo su Spotify, che dà nuova vita al capolavoro thriller di Patterson. La novità non è solo il romanzo-podcast in sé: <mark class='mark mark-yellow'>quella composta da Dolly Parton è la prima colonna sonora creata espressamente per un bookcast, iniziativa che segna un altro passo avanti nell’evoluzione degli audiolibri.</mark></p>
<p><iframe style="border-radius: 12px;" src="https://open.spotify.com/embed/show/7IOdlQXAaRFmTtqF3pi1OK?utm_source=generator" width="100%" height="232" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="font-weight: 400;">Un<span data-contrast="none"><span data-ccp-parastyle="Normal (Web)"><span class="normaltextrun">  </span><b><span data-ccp-charstyle="Strong">bookcast </span></b><span data-ccp-charstyle="Strong">non è altro che</span></span><span data-ccp-parastyle="Normal (Web)"> la </span><span data-ccp-parastyle="Normal (Web)">versione</span><span data-ccp-parastyle="Normal (Web)"> estesa e arricchita del libro in formato audio</span><span data-ccp-parastyle="Normal (Web)"> e aggiunge quindi informazioni extra alla lettura. </span></span>L’idea di unire i libri a delle note audio è nata in ambito accademico, da studenti che si scambiavano commenti vocali a spiegazione dei capitoli e dei testi studiati, ma si è presto evoluta attraverso progetti ambiziosi e innovativi <span data-contrast="none"><span data-ccp-parastyle="Normal (Web)"><span class="normaltextrun">per approfondire diversi aspetti di un libro, di un audiolibro o di un ebook, esterni alla lettura stessa</span></span></span>. <mark class='mark mark-yellow'>Uno di questi è <em>The Bookcast Club</em>, un aggregatore di vere e proprie chiacchierate sui libri nato nel 2017 dall&#8217;idea di due amiche con il fine di simulare i club del libro, ma in versione digitale.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Questa evoluzione degli audiolibri ha dato vita a nuove forme di content creator, i quali hanno il merito di provare a far avvicinare e appassionare le nuove generazioni alla lettura: i <strong>booktuber</strong>, che sfruttano la piattaforma YouTube, e i <strong>booktoker</strong>, che pubblicano i loro video su TikTok.</mark> Anche in radio esistono tentativi analoghi, come nel caso dei giornalisti spagnoli di <em>RTVE</em> che su <em>Radio3</em> discutono dei grandi classici della letteratura con linguaggi e modalità di lettura più moderni.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere sul <a href="https://www.giornaledellalibreria.it/news-innovazione-spotify-lancia-il-suo-primo-bookcast-con-james-patterson-e-dolly-parton-4872.html" target="_blank">Giornale della Libreria</a>.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/non-solo-audiolibri-spotify-lancia-il-suo-primo-bookcast/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/18 queries in 0.012 seconds using disk
Object Caching 1384/1564 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-18 09:02:39 by W3 Total Cache -->