<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; Kurdistan</title>
	<atom:link href="http://www.magzine.it/tag/kurdistan/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 23:44:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>Nasce “Onde&#8221;, il podcast targato Magzine &amp; Mondo e Missione sui giovani che cambiano il mondo</title>
		<link>http://www.magzine.it/nasce-onde-il-podcast-targato-magzine-mondo-e-missione-sui-giovani-che-cambiano-il-mondo/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/nasce-onde-il-podcast-targato-magzine-mondo-e-missione-sui-giovani-che-cambiano-il-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 06:43:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mirea D Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Donne vita libertà]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Maysoon Majidi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=79321</guid>
		<description><![CDATA[È online la prima puntata di Onde. Giovani che cambiano il mondo, un podcast a cura di Mondo e Missione e Magzine, testata della Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/Progetto-senza-titolo1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Progetto senza titolo(1)" /></p><p>È online la prima puntata di <em><strong>Onde. Giovani che cambiano il mondo</strong></em>, <a href="https://www.spreaker.com/podcast/onde-giovani-che-cambiano-il-mondo--6565501">un podcast a cura di<em> Mondo e Missione</em> e <em>Magzine</em></a>, testata della Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano. In <em>Onde</em> raccontiamo chi sono i giovani protagonisti della società civile mondiale: attivisti, scienziati, filosofi, imprenditori, meditori di pace. Tutti questi giovani credono e lottano per un futuro migliore. Con molti ideali ma, soprattutto, con l&#8217;ottimismo della volontà.</p>
<p>La protagonista della prima puntata è <strong>Maysoon Majidi, regista e attivista curdo-iraniana </strong>di 29 anni. Come il vento che sferza la superficie del mare e alimenta la tempesta, così Maysoon e i giovani della sua generazione hanno preso parte al <strong>movimento di protesta</strong> che, a ondate, negli ultimi anni ha <strong>destabilizzato l&#8217;Iran</strong>. Incarcerata nel suo Paese per aver difeso i propri diritti, è stata costretta a fuggire in cerca di una terra sicura. Nonostante la distanza, però, Maysoon non ha mai smesso di combattere per il suo popolo. E non avrebbe mai potuto immaginare cosa le sarebbe accaduto una volta sbarcata qui in Italia.</p>
<h3 style="text-align: center;"><a href="https://www.spreaker.com/episode/maysoon-majidi-dall-iran-all-italia-il-mio-sogno-di-liberta-di-simone-cesati-e-mirea-d-alessandro--64982657">Potete ascoltare la prima puntata e scoprire la sua storia su Spotify e sui canali Spreaker di Mondo e Missione e di Magzine.</a></h3>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/nasce-onde-il-podcast-targato-magzine-mondo-e-missione-sui-giovani-che-cambiano-il-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tra Siria e Iraq, curdi nel mirino di Ankara</title>
		<link>http://www.magzine.it/curdi-tra-siria-e-iraq-nel-mirino-di-ankara/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/curdi-tra-siria-e-iraq-nel-mirino-di-ankara/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Nov 2022 09:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[siria]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=60393</guid>
		<description><![CDATA[Sono due i “problemi” della comunicazione condotta dai media occidentali. Il primo è la tendenza a raccontare un Paese soltanto in concomitanza di grandi eventi catastrofici. Il secondo è di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="371" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/raid-turchi-siria.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="raid turchi siria" /></p><p style="font-weight: 400;">Sono due i “problemi” della comunicazione condotta dai media occidentali. Il primo è la tendenza a raccontare un Paese soltanto in concomitanza di grandi eventi catastrofici. Il secondo è di farlo con il filtro della propria ottica eurocentrica ed orientalista. Il caso della <strong>Turchia</strong> è esemplificativo, da entrambi i punti di vista. <mark class='mark mark-yellow'>Da quando, per effetto dell’attentato che il 13 novembre scorso ha scosso le strade di <strong>Istanbul</strong>, si sono intensificati i raid turchi nel nord della <strong>Siria</strong> e nel <strong>Kurdistan iracheno</strong>, anche i nostri canali di informazione hanno ricominciato a prestare attenzione a questo attore. E non più soltanto nel suo ruolo di mediatore nel più vicino, e dunque importante, conflitto russo-ucraino.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">In realtà, gli attentati organizzati o messi in atto da diverse formazioni armate sono stati una costante in Turchia negli ultimi sette anni. «Il concetto del conflitto armato e del terrorismo sono molto dolenti e attuali in Turchia, rappresentano due ferite aperte» – a parlare è il giornalista <strong>Murat Cinar</strong>, autore del libro <em>Undici storie di resistenza, undici anni della Turchia</em> – <mark class='mark mark-yellow'>«Da più di quarant’anni il Paese è in conflitto con la formazione armata del Pkk. A cui si lega anche quella dell’Ypg, da noi occidentali battezzata come salvatrice nella lotta contro l’Isis. Sono realtà eroiche per noi, ma terroristiche per <strong>Ankara</strong>.</mark> Si tratta di situazioni complesse, ma questi sono i fatti e, che ci piaccia o no, dobbiamo imparare ad accettarli e comprenderli cambiando il nostro paradigma».</p>
<div id="attachment_60395" style="width: 1242px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/Murat-Cinar.jpg"><img class="wp-image-60395 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/Murat-Cinar.jpg" alt="" width="1242" height="652" /></a><p class="wp-caption-text">Il giornalista Murat Cinar alla Gariwo Netweek, organizzata al Milano Luiss Hub, nella settimana dal 21 al 25 novembre.</p></div>
<p style="font-weight: 400;">Siria e Turchia sono separate da un confine di 900 chilometri. <span class='quote quote-left header-font'>Inflazione alle stelle e crisi economica hanno accentuato il dissenso interno verso la presenza dei rifugiati siriani, facendo calare il consenso a Erdogan. Che in vista delle elezioni del giugno 2023 si presenta in una situazione di debolezza. Da qui l&#8217;obiettivo &#8220;politico&#8221; di rimpatriarli in parti della Siria &#8220;liberata&#8221;.</span> <mark class='mark mark-yellow'>In Turchia vivono oggi circa 4 milioni di rifugiati siriani, in condizioni estremamente precarie. Una classe operaia di basso stipendio e grande invisibilità, che crea però una forte concorrenza per la manodopera locale e, attraverso lo stereotipo famoso anche in Europa del “ci rubano il lavoro”, sfocia spesso in linciaggi fisici e politici.</mark> Il tasso di dissenso nei loro confronti è elevatissimo e fa guadagnare punti all’opposizione. «Questo influirà anche sull’agenda politica di <strong>Erdogan</strong> in vista delle elezioni del giugno 2023: uno dei progetti del regime è infatti quello di rimpatriare i siriani nelle zone “liberate” della Siria. Penso che fino a quando questo rimpatrio capillare non sarà risolto la Turchia non si ritirerà dal territorio siriano» prosegue Cinar.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un’altra presenza che non sembra destinata ad esaurirsi è quella degli <strong>USA</strong>, che, attraverso la Nato, rappresenta per la Turchia l’intoccabilità. La loro pedina sulla scacchiera geopolitica è strategica per l’Alleanza Atlantica, in quanto garanzia su un territorio siriano occupato anche da Russia e Iran. «Washington e Ankara condividono un grande progetto politico e militare da più di sessant’anni. Sebbene poco rilevanti dal punto di vista numerico (contano circa 1000 soldati), la loro presenza è molto pragmatica e non si concluderà».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Mosca</strong>, da parte sua, continua ad essere un attore fondamentale nella regione. «Anche con la guerra in Ucraina, mantiene uomini, infrastrutture ed intelligence sul territorio», spiega <strong>Chiara Cruciati</strong> del <em>Manifesto</em>. «Ha la forza di intervenire. L’operazione in corso era pianificata già da giugno di quest’anno e la Russia l’ha fermata, assieme a Stati Uniti e Iran. Se Mosca non avesse dato il via libera, non ci sarebbero stati attacchi». <mark class='mark mark-yellow'>Secondo la giornalista, gli obiettivi del Cremlino sono i medesimi del 2015, quando ha deciso di intervenire nella guerra civile siriana: libero accesso al Mediterraneo e controllo radicato sul governo di Damasco.</mark> «Di fronte a questo fine ultimo, la Russia si muove con i soggetti che si trova davanti. La Turchia non è affidabile, ma è indubbiamente presente» continua Chiara Cruciati. E proprio da Mosca dipende la direzione che prenderà questa operazione. Il fatto che Ankara stia bombardando contemporaneamente le zone settentrionali di Iraq e Siria è, nell’opinione della giornalista, segnale di «un’operazione di più ampio respiro e di lungo periodo». «Dagli anni novanta, le montagne del nord dell’Iraq sono diventate la base militare ed ideologica del Pkk, il partito dei lavoratori curdo. Lì ci sono le operazioni di guerriglia e i vertici dell’organizzazione», sottolinea la giornalista. «Grazie al rapporto molto stretto con il governo regionale del Kurdistan iracheno, la Turchia ha potuto installarvi delle basi permanenti e radicare la sua presenza nel Paese».</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>È difficile stabilire se assisteremo ad un&#8217;offensiva di terra dell&#8217;esercito di Ankara. Occupazione del Rojava e fine delle esperienze democratiche della regione sono gli obiettivi di Erdogan. Ma se i bombardamenti sono insufficienti allo scopo, un&#8217;invasione vera e propria potrebbe essere difficoltosa.</span> Per quanto riguarda l’evoluzione delle operazioni militari, è difficile stabilire se e quando assisteremo ad un’offensiva di terra dell’esercito di Ankara. <mark class='mark mark-yellow'>Gli obiettivi di Erdogan sono l’occupazione, permanente o con una serie di basi militari, del Rojava e la fine delle esperienze di confederazioni democratiche della regione, ma per raggiungerli non basta una campagna di bombardamenti. Un’invasione vera e propria, però, potrebbe incontrare serie difficoltà.</mark> «Lo abbiamo visto l’ultima volta ad aprile di quest’anno, la guerriglia curda è riuscita a fermarlo», ricorda Chiara Cruciati. «Darà inizio all’offensiva solo quando sarà certo di poterlo fare senza correre troppi rischi». «Anche lo Ypg/Ypj si aspetta un’invasione, ma solo a determinate condizioni», conclude poi la giornalista. «Ovvero l’oggettivo via libera americano e che essa avvenga in territori già svuotati da popolazione civile e unità di autodifesa».</p>
<p style="font-weight: 400;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/curdi-tra-siria-e-iraq-nel-mirino-di-ankara/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Kurdistan iracheno a tre anni dal referendum</title>
		<link>http://www.magzine.it/il-kurdistan-iracheno-a-tre-anni-dal-referendum/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/il-kurdistan-iracheno-a-tre-anni-dal-referendum/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 07:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Barzani]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=46580</guid>
		<description><![CDATA[Esattamente tre anni fa, il 25 settembre 2017, si teneva nel Kurdistan iracheno un referendum per l’indipendenza della regione, autonoma ma formalmente parte dello Stato iracheno. Le votazioni hanno visto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="651" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/4cb1c1528f33011e19e6bb678daa877c.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="4cb1c1528f33011e19e6bb678daa877c" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Esattamente tre anni fa, il 25 settembre 2017, si teneva nel Kurdistan iracheno un referendum per l’indipendenza della regione, autonoma ma formalmente parte dello Stato iracheno.</mark> Le votazioni hanno visto il sì trionfare, con il quasi il 93% di sì. Per i curdi iracheni, che ancora oggi vivono divisi dai confini di Siria, Turchia, Iraq e Iran, questo risultato rappresentava una luce di speranza: un Kurdistan iracheno indipendente, pur non tanto esteso quanto la reale estensione dei territori a maggioranza curda, avrebbe potuto difendere gli interessi di tutti i curdi a livello internazionale, ma nulla di ciò è mai avvenuto. Abbiamo parlato di quest’occasione mancata e dell’attuale situazione che la comunità curda sta vivendo con <strong>Shorsh Surme, giornalista curdo iracheno</strong>, già responsabile culturale e presidente della Comunità curda in Italia.</p>
<p><strong> </strong><strong>Il referendum parlava di indipendenza, ma al momento sembra uno scenario ancora molto lontano. Cosa è successo?</strong></p>
<p>L’idea alla base del referendum era uscire dalla logica del trattato Sykes-Picot, con cui nel 1916 Francia e Inghilterra hanno tracciato i confini mediorientali senza curarsi del popolo curdo. <mark class='mark mark-yellow'>La speranza era che ci potesse essere un appoggio da parte dell’Occidente visti anche gli sforzi bellici dei curdi contro l’Isis in Iraq.</mark> In un altro caso d’indipendentismo di recente memoria, quello del Kosovo, il riconoscimento da parte di tutti gli stati europei, esclusi Grecia e Serbia, arrivò nel giro di 48 ore. Nel caso del Kurdistan, invece, non è mai arrivato.</p>
<p><strong>In questi tre anni sono stati fatti dei passi avanti nelle trattative tra il Kurdistan iracheno ed il governo centrale? Quali interessi trattengono il governo di Baghdad dal concedere maggiore autonomia alla regione autonoma curda?</strong></p>
<p>La trattativa è in corso, ma è un processo molto lungo e complicato. Il primo ministro iracheno Mustafa Al-Kadhimi si è recentemente recato in Kurdistan proprio per portare avanti la trattativa. <mark class='mark mark-yellow'>Il punto critico riguarda un articolo della costituzione irachena, il 140, che restituirebbe ai curdi le zone arabizzate e tolte al Kurdistan, tra cui la città di Kirkuk, ricca di petrolio.</mark> Se applicato, sarebbe di enorme aiuto dal punto di vista economico al Kurdistan, che potrebbe vendere il petrolio estratto sul proprio territorio e dare una percentuale al governo centrale iracheno, mentre al momento accade il contrario. <mark class='mark mark-yellow'>Il problema nel trattare con Baghdad è anche che negli ultimi anni il governo è diventato politicamente dipendente dall’Iran, ostile ai curdi tanto quanto la Turchia di Erdogan.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La popolazione vorrebbe che venissero tagliati i legami con Baghdad che spesso non manda i soldi al governo regionale. Il Coronavirus complica molto la situazione, perché non si può più protestare in piazza come si poteva fare in precedenza.</span></p>
<p><strong>Proprio parlando di Erdogan, come è recepito dalla comunità curda l’atteggiamento conciliante di Nechirvan Barzani, presidente del Kurdistan iracheno, nei confronti del leader turco?</strong></p>
<p>Il fatto è di natura non politica ma economica. <mark class='mark mark-yellow'>Erdogan investe molto denaro nel Kurdistan iracheno, la cui sopravvivenza, in assenza di alleati vicini e di appoggio internazionale, è difficile.</mark> D’altro canto, tuttavia, con il pretesto di attaccare le basi del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, i bombardamenti di Ankara contro il Kurdistan iracheno continuano. Questo crea una dolorosa divisione tra tutta la comunità curda, ed in particolare tra il PKK ed il Partito Democratico del Kurdistan, di cui Barzani è esponente.</p>
<p><strong>In questa situazione già molto complessa si inserisce ora anche l’emergenza Coronavirus. Quanto la pandemia ha frenato le battaglie sociali dei curdi, ora che non è più possibile attuare proteste di piazza?</strong></p>
<p>Questo è un aspetto abbastanza problematico. Quando in Italia si era nel pieno della pandemia, le televisioni curde mi interpellavano pensando che il Covid non sarebbe mai arrivato in Kurdistan. Adesso invece lì la situazione è abbastanza drammatica, anche perché non ci sono le condizioni sanitarie adeguate, e i focolai sono tanti. <mark class='mark mark-yellow'>Il malcontento, da quando c’è un governo e un parlamento regionale curdo, non è mai mancato, perché c’è sempre più squilibrio economico, e la popolazione vorrebbe che venissero tagliati i legami con Baghdad, che spesso non manda i soldi al governo regionale.</mark> Questo virus complica molto la situazione, perché non si può più protestare come si poteva fare in precedenza. Inoltre, a differenza che in Italia, in Kurdistan sono soprattutto i giovani che stanno morendo, tanto che l’OMS ha mandato una delegazione per indagare su questo fatto. La gente ne è consapevole, e anche questo fattore frena molto le proteste.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/il-kurdistan-iracheno-a-tre-anni-dal-referendum/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/13 queries in 0.010 seconds using disk
Object Caching 680/747 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-18 02:13:56 by W3 Total Cache -->