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	<title>magzine &#187; informazione</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Lighthouse Reports, il futuro è nel giornalismo &#8220;lento&#8221; e collaborativo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 09:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Curci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[#giornalismoinvestigativo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giornalismo è in continua evoluzione, in spasmodica ricerca di nuove forme di comunicazione libere e indipendenti. E tra queste realtà c’è la redazione investigativa non profit di Lighthouse Reports ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3935" height="2993" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/04/pexels-suzy-hazelwood-3604571.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pexels-suzy-hazelwood-3604571" /></p><p>Il giornalismo è in continua evoluzione, in spasmodica ricerca di nuove forme di comunicazione libere e indipendenti. E tra queste realtà c’è la redazione investigativa non profit di <em><strong>Lighthouse Reports</strong></em> che, dal 2019, affronta e analizza la complessità del mondo, mettendo da parte i pregiudizi e i bias che permeano la società. Dalla crisi climatica, alle migrazioni, fino ai grandi conflitti che attanagliano il mondo: sono tanti i temi che chi collabora con Lighthouse sonda, alla ricerca di quel sommerso in grado di fornire una nuova chiave di lettura dei fatti. <mark class='mark mark-yellow'>Questo progetto può essere inteso come uno spazio d’incontro in cui giornalisti <em>freelance</em> e media riconosciuti a livello globale collaborano per dare vita a un nuovo tipo di informazione che sia al passo con il presente e con una moderna schiera di lettori sempre più attenti e partecipativi.</mark></p>
<p>«Se ognuno di noi potesse avere una testimonianza imparziale di ciò che accade in certi luoghi, il mondo ora sarebbe un posto migliore – racconta <strong>Klaas van Dijken</strong>, direttore di Lighthouse Reports – . Si tratta, però, di un’utopia: per questo cerco di diventare io un mezzo per raccontare ciò che avviene in determinate aree. Il nostro lavoro può fare la differenza». Sudan, Siria e Yemen: questi sono solo alcuni dei luoghi finiti sotto la lente d’ingrandimento del giornalista. Un ideale, quello di Klaas van Dijken, supportato da <strong>Daniel Howden</strong>, collega e <em>managing director</em> di <em>Lighthouse Reports</em>: <mark class='mark mark-yellow'>«Il giornalismo investigativo ha un chiaro obiettivo: svelare le verità nascoste alla collettività. Questo tipo di informazione ha un cugino: il giornalismo esplicativo. È fondamentale scoprire i fatti, ma anche far capire ai lettori ciò che accade».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Quando nel 2019 è nato il nostro progetto eravamo in tre, ora siamo in 30. Per noi è ancora fondamentale essere indipendenti», spiega Klaas van Dijken, direttore di <em>Lighthouse Reports</em></span></p>
<p>Howden, con il supporto dei suoi colleghi, ha messo un punto definitivo a una delle peggiori tragedie avvenute in Messico: l’incendio del 2023 in cui sono morte 40 persone nel centro di detenzione per migranti a <strong>Ciudad Juárez</strong>. Un’indagine che ha dato una risposta ai parenti delle vittime, smentendo le versioni ufficiali rilasciate dalle istituzioni. In questo caso, la redazione ha collaborato con <em>La Verdad</em> in <strong>Messico</strong> e con <em>El Paso Matters</em> negli <strong>Stati Uniti</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Un progetto, quello del gruppo, che ha richiesto l’analisi di oltre 16 ore di filmati provenienti dall’interno del centro e l’utilizzo di preziosi materiali audio inediti.</mark> La ricerca della squadra, però, non si è fermata qui: utilizzando queste fonti, infatti, sono riusciti a creare un modello 3D della struttura per ricostruire in maniera precisa e dettagliata le dinamiche dell’accaduto e che cosa non ha funzionato.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«La guerra civile in Costa d’Avorio, il disastro della centrale nucleare di Fukushima e il Watergate greco: sono tante le vicende che mi hanno colpito», racconta Daniel Howden, <em>managing director</em> di <em>Lighthouse Reports</em></span></p>
<p><em>Lighthouse Reports</em> si discosta profondamente dalle logiche dell’informazione di stampo generalista: si tratta, infatti, di un prodotto giornalistico che non punta a battere la concorrenza arrivando per primi, ma che necessita tempo, costanza e tanta pazienza. <mark class='mark mark-yellow'>«Le nostre indagini, a partire dalla loro ideazione fino alla loro pubblicazione, richiedono dai quattro agli otto mesi. La nostra ricerca più lunga, però, è durata quasi due anni», racconta Daniel Howden.</mark> Quello di <em>Lighthouse Reports</em> è un tipo di giornalismo lento che mira al cuore della notizia, dipanando la matassa che rende un tema invisibile ai più. E garantire un equilibrio tra media differenti che collaborano è sicuramente una delle parti più complesse del lavoro: «Quando funziona è pazzesco, ma far cooperare professionisti differenti non è semplice: ogni giornalista ha i propri obiettivi e la propria storia», spiega Klaas van Dijken.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il rischio di subire <strong>minacce</strong> quando si valicano i confini del non detto è dietro l’angolo.</mark> E le intimidazioni assumono sfumature differenti in base alle tracce che si stanno seguendo: «Molte volte sono degli <strong>avvertimenti</strong> comunicati da terze parti: mi hanno consigliato caldamente di smettere di indagare o evitare di cercare informazioni in determinati luoghi – spiega Daniel Howden. In passato, soprattutto nelle aree di guerra, ho ricevuto <strong>minacce “fisiche”</strong>. A diversi membri della redazione, invece, sono stati inviati <strong>messaggi anonimi sui social</strong>».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il ruolo della Grecia nel naufragio di Pylos e gli algoritmi illegali utilizzati dai Paesi Bassi per valutare chi richiede il visto: queste sono solo alcune delle indagini svolte da <em>Lighthouse Reports</em></span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Le difficoltà per Lighthouse Reports riguardano anche la capacità di sostenersi economicamente.</mark> La squadra è formata da <strong>trenta giornalisti</strong> che hanno scelto di rinunciare alle sovvenzioni statali con un chiaro obiettivo: garantirsi la completa indipendenza dalle istituzioni e diventare un simbolo di trasparenza e affidabilità per i lettori. In un momento storico in cui la fiducia nei confronti del giornalismo <em>mainstream</em> sta vivendo una battuta d’arresto, una rinuncia di questo tipo può attrarre gli utenti più diffidenti. Lighthouse si finanzia con le donazioni e per questo, spiega Daniel Howden, «la raccolta fondi è un’attività imprescindibile per il sostentamento di <em>Lighthouse Reports</em>». Dal 2019 questa redazione può essere definita un valido esperimento per creare un nuovo modello di giornalismo in cui le capacità, le culture e gli obiettivi di giornalisti differenti s’intrecciano per offrire nuove forme di lettura degli eventi agli utenti. Il futuro di <em>Lighthouse Report</em> è un’incognita, ma di una cosa Daniel Howden è certo: <mark class='mark mark-yellow'>«Vogliamo rendere le nostre risorse sempre più accessibili ai giornalisti che indagano sulle storie più complesse e che lavorano nelle aree più difficili del mondo».</mark></p>
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		<title>Inaugurata a Torino la Casa dei giornalisti: ospiterà dibattiti sui temi dell&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Fri, 05 May 2023 18:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[Giornata mondiale Libertà di Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 3 maggio si è celebrata la Giornata mondiale della libertà di stampa e l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte insieme all’Associazione Stampa Subalpina hanno scelto questa data simbolica per l’inaugurazione ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="835" height="497" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/ultima.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="ultima" /></p><p>Mercoledì 3 maggio si è celebrata la<strong> Giornata mondiale della libertà di stampa</strong> e l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte insieme all’Associazione Stampa Subalpina hanno scelto questa data simbolica per l’inaugurazione della <a href="https://casadeigiornalisti.it" target="_blank">Casa dei Giornalisti</a> a <strong>Torino</strong>, che si è tenuta a Palazzo Ceriana Mayneri, sede del Circolo della stampa torinese dal 1957. La Casa dei Giornalisti è <strong>diretta dal presidente dell’OdG Piemonte, Stefano Tallia</strong> ed è <mark class='mark mark-yellow'>un luogo virtuale dove i padroni di casa sono notizie e dibattiti. L’obiettivo di questo progetto è quello di stimolare un confronto sano sui temi legati all’informazione, fondamentali per la democrazia del Paese intero.</mark> Con l&#8217;occasione è stata, inoltre, conferita la tessera d’iscrizione <em>ad honorem</em> a <strong>Sepideh Gholian</strong>, la giornalista iraniana arrestata nel 2019 per aver denunciato gli abusi e le storture del regime e divenuta, per questo, un simbolo della lotta per la democrazia e i diritti civili.</p>
<p>All’inaugurazione <a href="http://www.ucsi.it/news/professione/13984-la-nuova-casa-dei-giornalisti-dell-ordine-del-piemonte.html" target="_blank">erano presenti</a> il presidente della Regione <strong>Alberto Cirio</strong> e il sindaco di Torino <strong>Stefano Lorusso</strong>. Il primo cittadino ha sottolineato che <mark class='mark mark-yellow'>«i giornalisti non devono mai avere paura a dire la verità. La stampa può fare tanto, può fare tutto purché al centro del suo agire ci sia sempre la notizia vera»</mark>. «Come istituzioni siamo a fianco dei giornalisti, con i quali da sempre collaboriamo in modo aperto e nel nuovo Palazzo della Regione ci sarà anche un&#8217;area a loro dedicata <span class="ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">—</span></span> ha aggiunto il governatore <span class="ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">—</span></span>. <mark class='mark mark-yellow'>I giornalisti ci sono sempre, ricordo durante il Covid, quando la città era un deserto e ovunque c&#8217;erano problemi, ovunque c&#8217;erano i giornalisti a fare il loro lavoro».</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.primaonline.it/2023/05/03/378701/nasce-a-torino-la-casa-dei-giornalisti/" target="_blank">Primaonline.it</a>.<br />
</strong></p>
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		<title>La sfiducia nei media statunitensi può essere un bene per la democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Mar 2023 17:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Fisichella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piovono critiche sui media statunitensi. Tuttavia, secondo il professore associato di Comunicazione e giornalismo dell’Università del Maine Michael J. Socolow, un misurato scetticismo può essere segnale di salute democratica. Per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/man-watching-tv-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: PublicDomainPictures.net" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Piovono critiche sui media statunitensi.</mark> Tuttavia, secondo il professore associato di Comunicazione e giornalismo dell’Università del Maine <strong>Michael J. Socolow</strong>, un misurato scetticismo può essere segnale di salute democratica. <mark class='mark mark-yellow'>Per il professore, inoltre, la critica dei media rappresenta una componente essenziale dell’alfabetizzazione mediatica e di una democrazia vivace.</mark></p>
<p>Il dibattito aperto sull’etica del giornalismo segnala anche una governance sana, che se da una parte potrebbe amplificare la polarizzazione, dall’altra facilita lo scambio di opinioni differenti e incoraggia analisi critiche della realtà.</p>
<p><strong>Socolow</strong> cita un <a href="https://www.niemanlab.org/2023/02/half-of-americans-think-most-national-news-orgs-intend-to-mislead-or-misinform-the-public/?relatedstory" target="_blank">sondaggio</a> dello scorso febbraio condotto dall’azienda Gallup e dalla Knight Foundation, che dimostrava che <mark class='mark mark-yellow'>solo il 26% degli americani ha un’opinione favorevole dei media.</mark> Gli americani dalle più disparate idee politiche hanno in comune un crescente disprezzo verso il giornalismo, non importa quanto esso sia accurato, verificato, professionale o etico.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Tra le cause della diffidenza, il professor Socolow individua gli attacchi dei politici ai media</mark>: di recente, il governatore della Florida <strong>Ron DeSantis</strong>, papabile avversario di <strong>Donald Trump</strong> alle primarie repubblicane in vista delle elezioni presidenziali del 2024, ha attaccato «i media di sinistra» per aver raccontato «bugie» e diffuso «una bufala» sulle <span style="color: #000000;">sue </span>politiche.</p>
<p>Altri fattori che hanno eroso la credibilità e la reputazione pubblica dei giornalisti sono stati le indagini del Congresso, le cause civili e gli scandali che hanno rivelato comportamenti non etici e non professionali anche all’interno dei giornali più rispettati.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Un altro motivo della sfiducia nella capacità dei mezzi di informazione di adempiere alle proprie responsabilità costituzionalmente protette è il cosiddetto inganno intenzionale.</mark> Esso si verifica quando si è consapevoli di mentire, pubblicando o trasmettendo una cosa non vera e spacciandola per un fatto realmente accaduto. L’espediente del <strong><span style="color: #000000;">sensazionalismo</span></strong> è stato utilizzato da alcuni giornalisti per far progredire la loro carriera e attrarre una fetta più grande di pubblico: fenomeno non estraneo anche a testate prestigiose come il <em>New York Times</em>, <em>Fox News</em> e <em>NBC News</em>.</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Continua a leggere su <a href="https://www.niemanlab.org/2023/03/dont-trust-the-news-media-that-may-be-a-good-thing/" target="_blank">NiemanLab.org</a>.</strong></p>
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		<title>TikTok sarà il nuovo Google?</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 17:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Christian Valla]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando Larry Page e Sergey Brin resero pubblico Google Search, nel 1997, Google ha dominato stabilmente il mercato dei motori di ricerca al punto che “googlare” è diventato sinonimo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1094" height="498" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-09-alle-16.59.15.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Morning Consult e Repubblica.it" /></p><p>Da quando Larry Page e Sergey Brin resero pubblico <strong>Google Search</strong>, nel 1997, Google ha dominato stabilmente il mercato dei motori di ricerca al punto che “googlare” è diventato sinonimo di “fare una ricerca online”. Quello che però emerge da un <a href="https://morningconsult.com/2023/02/21/tiktok-is-becoming-google-for-gen-z/" target="_blank">sondaggio</a> condotto dalla società di consulenza statunitense <strong>Morning Consult</strong> dal 3 al 5<strong> febbraio 2023</strong> – su un campione rappresentativo di poco più di 2mila adulti americani –, ci sottopone una realtà ben diversa: <mark class='mark mark-yellow'>circa il 14% dei componenti della Generazione Z, che hanno meno di 20 anni, se vuole informarsi su un fatto di cronaca inizia la ricerca su TikTok, cosa che fa solo l’1% dei cosiddetti &#8220;boomer&#8221;, di età superiore ai 60 anni, e in generale il 2% di tutti gli altri gruppi anagrafici presi in considerazione.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Se su risposte a domande fattuali come “Chi è stato il primo presidente della Repubblica italiana?” o “Quando è nata l’attuale fidanzata di Leonardo DiCaprio?” <strong>Google</strong> rimane imbattibile, <strong>TikTok</strong> mette in difficoltà <span style="color: #000000;">più che altro</span> il panorama dei <strong>blog</strong>, in cui il lettore è costretto a leggere interi paragrafi di contenuti poco rilevanti prima di arrivare alla ricetta che vuole provare, o ai consigli di viaggio che stava cercando e quello dei video di YouTube che impiegano moltissimo tempo prima di mostrare, per esempio, come aggiustare un lavandino.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel momento in cui si cercano contenuti meno leggeri, come quelli che hanno a che fare con la politica, la salute o l’attualità, la questione si fa, però, più complessa. <mark class='mark mark-yellow'>Secondo il <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2022" target="_blank"><em><strong>Digital News Report 2022</strong></em></a> stilato dal <strong>Reuters Institute</strong> dell’Università di Oxford, che ogni anno offre un’analisi dettagliata dello stato del giornalismo a livello mondiale, TikTok sta diventando molto rapidamente anche una fonte di informazione, soprattutto per le persone tra i 18 e i 24 anni.</mark> E <strong>Francesca Tripodi</strong>, professoressa di Scienze dell’Informazione presso l’Università del North Carolina a Chapel Hill, è convinta che questa tendenza potrebbe esporre un numero crescente di persone alla <strong>disinformazione</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo la professoressa siamo, comunque, molto lontani dal momento in cui TikTok diventerà la sola fonte di informazione per le persone. «<strong>Google</strong> sta cercando di rendere la ricerca più umana e di offrire alle persone un modo per porre domande più facilmente.<strong> TikTok</strong> offre, invece, una libreria di contenuti infiniti, consultabile senza limiti, su quasi tutti gli argomenti».</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2023/03/03/news/si_tiktok_sta_diventando_il_google_della_gen_z_lo_dimostrano_i_numeri-390329054/" target="_blank">Repubblica.it</a>.</strong></p>
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		<title>Zeta, l&#8217;informazione a misura di una generazione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2022 16:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Fisichella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Zeta non è solo un nome e un logo nero su sfondo giallo, è anche un target. Identifica il pubblico a cui uno studente universitario romano avrebbe voluto rivolgersi quando ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="718" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/WhatsApp-Image-2022-06-29-at-21.53.03.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp Image 2022-06-29 at 21.53.03" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'><a href="https://www.siamozeta.com/?doing_wp_cron=1656539325.3795380592346191406250" target="_blank"><strong>Zeta</strong></a> non è solo un nome e un logo nero su sfondo giallo, è anche un target.</mark> Identifica il pubblico a cui uno studente universitario romano avrebbe voluto rivolgersi quando ha deciso di fare informazione a misura di <strong>Generazione Z</strong>, la fascia d’età che comprende chi è nato tra il 1997 e il 2012. Radunate idee e persone tra ex compagni di liceo e nuove conoscenze universitarie, il progetto prende ufficialmente il via nell&#8217;ottobre 2020. <mark class='mark mark-yellow'>L’avvio di una redazione itinerante che pianifica contenuti immediati e futuri ha una chat WhatsApp colma di notifiche per confrontarsi ed è quasi sempre immersa in quello a cui si dedica.</mark></p>
<p>Il team ha un&#8217;attività intensa anche su <a href="https://twitter.com/siamozeta" target="_blank"><strong>Twitter</strong></a>, ma la vera forza di <strong>Zeta</strong> è la pagina <a href="https://www.instagram.com/siamozeta/" target="_blank"><strong>Instagram</strong></a>, che conta <strong>più di 11mila followers</strong>: <mark class='mark mark-yellow'>ogni giorno un utente può cliccare sulla lente di ingrandimento, cercare <strong>@siamozeta</strong> e vedere stories che sintetizzano i fatti del giorno e post su argomenti di attualità.</mark> Il feed che compare ha assunto, nel tempo, una propria fisionomia: nelle grafiche, che forniscono informazioni aggiuntive rispetto al copy dei post, predominano sempre gli stessi font con i due colori caratteristici, il giallo e il nero. In questo modo, l&#8217;identità del progetto è immediatamente riconoscibile.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Come scritto nella <a href="https://www.instagram.com/stories/highlights/17910541322234549/" target="_blank">presentazione</a> pubblicata come storia in evidenza sul loro profilo Instagram, <strong>Zeta</strong> è nata per aiutare i giovani, e non solo, a capire meglio ciò che succede e per cercare di intuire il futuro di cui la Generazione Z sarà protagonista.</mark> Il futuro, ma anche il presente, con un <strong>post</strong> che indica dove scappare per soffrire meno la sessione degli esami universitari o un <strong>reel</strong> che utilizza l’ironia per spiegare la crisi idrica e comincia con il bagnare le piante senza badare al consumo di acqua.</p>
<div id="attachment_59385" style="width: 296px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Screenshot_20220629_080552_com.instagram.android-1.jpg"><img class="wp-image-59385 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Screenshot_20220629_080552_com.instagram.android-1-296x300.jpg" alt="Fonte: Instagram Zeta" width="296" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Fonte: Instagram Zeta</p></div>
<p>Metterci la faccia per spiegare un argomento di attualità per i redattori di <strong>Zeta</strong> è routine – come in “5 curiosità per scoprire il Ramadan” pubblicato all&#8217;inizio di aprile 2022 – ma <mark class='mark mark-yellow'>non è escluso che coinvolgano persone esterne alla pagina che, con la loro esperienza, possono aiutare a far comprendere meglio certi temi:</mark> ecco perché per la <strong>Giornata Mondiale dell’Endometriosi</strong>, ad esempio, hanno scelto di far raccontare la propria esperienza ad <strong>Erika</strong>, proprietaria della pagina <strong>@endo.metriosi</strong>.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Non solo video, ma anche audio: la dimensione <strong>Zeta</strong> si è arricchita di ben tre podcast: <strong><em>Il Posto Fisso</em></strong>, <em>Prospettive</em> e <em>ZeTalk</em></mark>. Il primo parla del mondo del lavoro dal punto di vista dei giovani, delle loro aspettative e aspirazioni e di temi come lo sfruttamento, la parità salariale, la condizione femminile e l&#8217;innovazione. Ogni episodio di <em><strong>Prospettive</strong></em> racconta in quindici minuti cosa aspettarsi dal mese che verrà, quali saranno gli argomenti di cui si sentirà parlare e quali scenari potrebbero verificarsi. <em><strong>ZeTalk</strong></em> racchiude tutte le dirette di Instagram realizzate con gli ospiti più vari, da <strong>Diego Bianchi</strong> di <em>Propaganda Live</em> allo storico <strong>Carlo Greppi</strong>, passando per il docente di Filosofia e Storia <strong>Matteo Saudino</strong> &#8220;<strong>BarbaSophia&#8221;</strong>.</p>
<div id="attachment_59422" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Screenshot_20220630_073457.jpg"><img class="wp-image-59422 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Screenshot_20220630_073457-300x296.jpg" alt="Fonte: Instagram Zeta" width="300" height="296" /></a><p class="wp-caption-text">Fonte: Instagram Zeta</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Seguire <strong>Zeta</strong> vuol dire essere a conoscenza delle rubriche ideate sulle storie:</mark> <em><strong>Se non lo sai… sallo! (opportunità per i giovani) </strong></em>segnala stage e opportunità lavorative. <em><strong>A te la parola</strong></em> raccoglie l’opinione della Generazione Z attraverso i sondaggi.<em> <strong>TeloraccontaZ</strong></em> suggerisce tre articoli segnalati dalla redazione durante la settimana.</p>
<p>Il pianeta <strong>Zeta</strong> prende vita online, ma alcuni dei suoi redattori si stanno facendo conoscere dal vivo con l&#8217;iniziativa <strong><em>Zeta Incontra</em></strong>:<strong> </strong>sono già stati ospiti al <strong>liceo</strong> <strong>Giulio Cesare</strong> <strong>di</strong> <strong>Roma, </strong>all&#8217;<strong>Università di Siena</strong> e in onda su <strong>Roma Tre Radio</strong> per presentare il proprio progetto, distribuire sticker come &#8220;Se non conosci un boomer, il boomer sei tu&#8221; e chiacchierare con i ragazzi sul mondo dell’informazione. <mark class='mark mark-yellow'>Un universo che <strong>Zeta</strong> sta conquistando a poco a poco, diventando un punto di riferimento sui social per un&#8217;intera generazione.</mark></p>
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		<title>Journalism 360, hub internazionale di giornalismo immersivo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 18:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Bilanzuoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo immersivo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Journalism 360 è un’iniziativa che nasce nel 2016 grazie alla collaborazione tra l’Online News Association (ONA) e la Knight Foundation. Il progetto coinvolge una rete globale di organizzazioni giornalistiche, giornalisti ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="746" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/1ZnbgcdP3ny_32tPXXmewLg.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="1*ZnbgcdP3ny_32tPXXmewLg" /></p><p><a href="https://journalists.org/programs/journalism-360/" target="_blank"><strong>Journalism 360</strong></a> è un’iniziativa che nasce <a href="https://medium.com/journalism360/introducing-journalism-360-d58b9e72e2e" target="_blank">nel 2016</a> grazie alla collaborazione tra l’Online News Association (ONA) e la Knight Foundation. <mark class='mark mark-yellow'>Il progetto coinvolge una rete globale di organizzazioni giornalistiche, giornalisti freelance, esperti di tecnologia ed educatori la cui missione è accelerare la comprensione e la produzione di nuove forme di giornalismo immersivo e la cui sfida è investire in nuove tecnologie e progetti innovativi. </mark></p>
<p>L’<a href="https://journalists.org/" target="_blank"><strong>Online News Association</strong></a>, la più grande associazione di giornalismo digitale del mondo, include giornalisti, esperti di tecnologia, dirigenti, studenti, educatori e altri professionisti dei media digitali con la missione di ispirare e sostenere l&#8217;innovazione e l&#8217;eccellenza nel giornalismo digitale. L’ONA, quindi, si trova in una posizione unica per comprendere le esigenze dei giornalisti e contribuire a produrre eventi e una formazione giornalistica immersiva.</p>
<p>La <a href="https://knightfoundation.org/" target="_blank">Knight Foundation</a>, invece, fondata dai fratelli John e James Knight, è composta da investitori che sostengono una democrazia più efficiente, finanziando la libertà di espressione e il giornalismo, le arti e la cultura nella comunità, la ricerca nei settori dei media e della democrazia. <mark class='mark mark-yellow'> Secondo i fondatori, una comunità ben informata può determinare al meglio i propri interessi ed è essenziale per una democrazia ben funzionante e rappresentativa.</mark> Perseguendo queste convinzioni, i fratelli Knight hanno costruito una delle più grandi aziende americane di giornali del XX secolo: «Definiamo l&#8217;eccellenza giornalistica come la ricerca completa, accurata e contestuale della verità, sia attraverso la segnalazione sia attraverso il commento. Crediamo che tale giornalismo tenga conto dei potenti, ispiri l&#8217;impegno civico e rifletta la diversità della comunità servita», hanno dichiarato.</p>
<p>Negli ultimi anni vi è un costante aumento del numero di giornalisti che sperimentano una narrazione immersiva per raccontare storie importanti in modi nuovi e Journalism 360 punta a fornire workshop di formazione e a stimolare un dialogo continuo tra giornalisti ed esperti di tecnologia. <mark class='mark mark-yellow'>L’idea di base è che lo storytelling immersivo potrebbe aiutare a ricostruire la fiducia dei lettori nel giornalismo e il giornalismo immersivo è un campo vergine, dunque ideale per le sperimentazioni.</mark> Spesso ci si chiede quali strumenti usare, come costruire una squadra, perché una storia potrebbe essere migliore se realizzata in un formato coinvolgente. Redattori e caporedattori hanno bisogno di un posto dove possano condividere idee nuove e confrontarsi, così Journalism 360 punta ad aiutare le organizzazioni giornalistiche e i creatori di contenuti ad esplorare tutte le forme di narrazione immersiva: video a 360 gradi, realtà aumentata, realtà virtuale e realtà mista.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Tra il 2018 e il 2020, inoltre, Journalism 360 ha organizzato tre conferenze internazionali a cadenza annuale incentrate sulle pratiche di redazione e sulle innovazioni del giornalismo, lanciando anche una sfida aperta a chiunque sia impegnato a sperimentare con media immersivi, organizzazioni giornalistiche e università di tutto il mondo.</mark> I partecipanti erano invitati a presentare idee che utilizzassero lo storytelling immersivo per scoprire nuovi modi per coinvolgere il pubblico e far progredire il campo del giornalismo.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>  <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/vr-and-journalism1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-59410" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/vr-and-journalism1-300x200.jpg" alt="vr-and-journalism" width="300" height="200" /></a>  </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L&#8217;ultima conferenza, tenutasi nel 2020, ha visto 12 progetti vincitori, guidati da creatori di tutto il mondo:</mark></p>
<ul>
<li>“<b>An End-to-End Guide for Photogrammetry with Mobile Devices”</b>, promossa dal team di ricerca e sviluppo del <em>New York Times</em>. Il progetto intende insegnare ai fotografi come scattare foto di telefoni cellulari, elaborarle e fornire modelli 3D di alta qualità utilizzando un flusso di lavoro semplice e accessibile.</li>
</ul>
<ul>
<li><b>“Expanding the Circle: Black Women in XR” </b>della Cronkite School of Journalism, che fa capo alla Arizona State University. Il numero di donne nere che lavorano nel giornalismo immersivo è basso e questo progetto mira a farlo crescere: formare professori neri per insegnare la tecnologia e, quindi, contribuire a modellarla estendendo questa conoscenza alla comunità nera presso istituzioni con un numero elevato di studenti di colore.</li>
</ul>
<ul>
<li>“<b>AR For Everyone! Experiencing Augmented Reality News Stories in the Browser”</b> del Brown Institute for Media Innovation. Il progetto esplora e documenta come sviluppare e incorporare elementi AR basati su browser e senza marcatori negli articoli di notizie, insieme a elementi di testo e mappatura.</li>
</ul>
<ul>
<li>“<b>Youth Citizen Journalists Sharing Experiences of Covid-19 in Rural South Africa” </b>di Cinema Sunshine. L’obiettivo è responsabilizzare i giovani delle comunità rurali con gli strumenti e la formazione per utilizzare la potenza dei media a 360° per coprire l&#8217;impatto socio-economico a lungo termine del Covid-19.</li>
</ul>
<ul>
<li><b>“A VR Project with <em>The New Yorker</em>”</b> di Sam Wolson. Questo progetto 360 VR utilizza un&#8217;architettura digitale ricostruttiva e un&#8217;animazione ad acquerello disegnata a mano per dare vita a uno spazio altrimenti inaccessibile.</li>
</ul>
<ul>
<li><b>“WebAR Producer Training Series” </b>di Yahoo Notizie. Il giornalista senior di Yahoo News XR Henry Keyser ha ideato un video-corso, suddiviso in dieci sezioni, pensato per imparare a diventare un narratore XR.</li>
</ul>
<ul>
<li><b>“In memoriam: an augmented reality experience to mourn and honor N.J.’s Covid-19 victims”</b> di NJ Advance Media: un vasto memoriale virtuale in un parco del New Jersey aiuta i lettori a riunirsi in sicurezza per commemorare le vittime del Coronavirus.</li>
</ul>
<ul>
<li>“<b>The Racial Divide: How I-81 Ripped Apart Syracuse’s Community Fabric” </b>della S.I. Newhouse School of Public Communications, che fa capo alla Syracuse University. Utilizza media immersivi come foto a 360°, modelli 3D e fotogrammetria per aiutare i residenti di Syracuse a visualizzare il passato, il presente e il futuro della terra occupata dal cavalcavia I-81, un tempo quartiere abitato da neri ed ebrei.</li>
</ul>
<ul>
<li><b></b>“<b>The Spatial Podcast Project”</b>, progetto indipendente per la produzione e la distribuzione di audio spaziale narrativo.</li>
</ul>
<ul>
<li>“<b>Magic in the Desert”</b> della Wild Wimmins Film: è un coinvolgente viaggio VR/MR che ripercorre il tentativo dell&#8217;Argentina di formare la propria identità nazionale basandosi sullo sterminio delle popolazioni indigene.</li>
</ul>
<ul>
<li>“<b>Historias Inmersas: cero no es un numero para empezar”</b>, progetto indipendente che immagina la città colombiana di Medellín come città immersiva VR/AR.</li>
</ul>
<ul>
<li>“<b>Project SHELL”</b>: è un progetto VR interattivo che esplora gli splendidi ambienti della Florida meridionale, nonché le minacce ambientali e i pericoli per la fauna selvatica, dalla prospettiva unica delle tartarughe marine.</li>
</ul>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Chiunque può entrare a far parte della community Journalism 360.</mark> E per favorire i rapporti e il netwoking tra i professionisti di tutto il mondo, ONA e Knight Foundation hanno creato un <a href="https://www.facebook.com/groups/journalism360/" target="_blank">gruppo Facebook</a>, un <a href="https://twitter.com/journalism_360" target="_blank">account Twitter</a> e una newsletter dedicati per garantire un aggiornamento costante sulle iniziative e i nuovi progetti in cantiere.</p>
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		<title>Reveal: la verità non si svela mai da sola</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 11:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Selena Frasson]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’agosto del 2012 il CIR Centre for Investigative Reporting annuncia il lancio de I Files, un nuovo progetto web per reportage d’inchiesta pubblicati su un profilo YouTube dedicato. La scelta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="975" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/reveal-image.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Reveal.it" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Nell’agosto del 2012 il <a style="color: #000000;" href="https://gijn.org/member/center-for-investigative-reporting-us/" target="_blank">CIR Centre for Investigative Reporting</a> annuncia il lancio</span><span style="color: #333333;"> de <em>I Files, un nuovo progetto</em> web per reportage d’inchiesta pubblicati su un profilo YouTube dedicato.</span></span></mark></p>
<p>La scelta di questo canale non fu casuale: lo scopo era quello di far conoscere tematiche articolate e complesse al pubblico di massa e di diffondere, attraverso la medesima piattaforma, lavori investigativi realizzati da grandi testate internazionali come il <em>New York Times</em>, <em>Al Jazeera</em> e la <em>BBC</em>, ma anche da strutture non profit come il Pulitzer Centre On Crisis Reporting.</p>
<p>Poco tempo dopo il suo lancio<span style="color: #333333;">, <mark class='mark mark-yellow'>si decise di cambiare nome al canale, ribattezzato <a style="color: #333333;" href="https://revealnews.org/" target="_blank"><em>Reveal</em></a> poiché, come scrivono nel loro motto, “la verità non si svela mai da sola”</mark>.</span> Nel corso degli anni il team di <em>Reveal</em> si è occupato di diversi temi, dalla discriminazione razziale alla violenza di genere, dal neofascismo alle migrazioni, ai disastri ambientali.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per rispondere alla crescente richiesta di un <span style="color: #333333;">giornalismo</span> investigativo diffuso attraverso l’audio e trasformare l’inchiesta da genere di nicchia a categoria in grado di attrarre l’interesse di un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo, <mark class='mark mark-yellow'></mark>nel <span style="color: #333333;">2013 </span>il CIR ha declinato <em>Reveal</em> anche in forma di <a href="https://revealnews.org/episodes/" target="_blank">programma radiofonico</a> disponibile anche sotto forma di podcast.</mark></p>
<p>Alla base del lavoro vi è una ferrea convinzione: <mark class='mark mark-yellow'>il giornalismo deve continuare ad essere “il cane da guardia della democrazia”</mark> e il sistema informativo non deve essere solo riformato, bensì occorre ricostruirlo dalle fondamenta per puntare sulla qualità e sull’analisi piuttosto che sulla quantità.</p>
<p>«Sono i cambiamenti che le storie riescono a produrre a determinare la misura del nostro successo – sostengono i fondatori –. A guidare la missione sono tre obiettivi essenziali: garantire al nostro pubblico accuratezza e completezza delle notizie; collaborare con le realtà locali nell’ottica della cooperazione; accompagnare il pubblico in un percorso di consapevolezza e acquisizione dello spirito critico».<br />
Per riuscire nell&#8217;intento, <mark class='mark mark-yellow'><em>Reveal</em> cerca di proporre prodotti che possano dare spazio a diverse voci, prospettive ed esperienze poiché «solo facendo questo potremo riflettere le spinte che muovono la nostra società e fornire risposte che ci aiutino a comprendere il mondo in cui viviamo»</mark>.</p>
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		<title>TikTok al servizio del giornalismo: l’esempio del Washington Post</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 15:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Buonarosa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[#comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 2018 l’amministratore delegato del New York Times Mark Thompson disse che il giornale cartaceo sarebbe sparito dalle edicole nel giro di vent&#8217;anni. A distanza di quattro anni da quella ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1335" height="790" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/07/tiktok.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="tiktok" /></p><p><span style="color: #000000;">Nel 2018 l’amministratore delegato del <em>New York Times</em> <a style="color: #000000;" href="https://www.rainews.it/archivio-rainews/media/amministratore-delegato-del-New-York-Times-NYT-Mark-Thompson-carta-stampata-dieci-anni-vita-d75a20e1-cba7-4c7d-b3a3-96a6ff96ddaa.html#foto-1" target="_blank"><strong>Mark Thompson</strong></a> disse che<strong> il giornale cartaceo sarebbe sparito dalle edicole</strong> nel giro di vent&#8217;anni. A distanza di quattro anni </span>da quella previsione la realtà sembra dargli ragione, ma l’informazione si sta spostando inevitabilmente su altri canali. <mark class='mark mark-yellow'>Facebook, Instagram e, soprattutto, Tik Tok sembrano essere i nuovi vettori della news: luoghi dove informare, commentare, discutere e, perché no, divertire.</mark></p>
<p><strong>Facebook </strong>e<strong> Instagram </strong>sono ancora le piattaforme più sfruttate dalle testate giornalistiche, ma con il passare del tempo stanno esaurendo la loro spinta propulsiva a favore di <strong>Tik Tok</strong>, che per i giornali rimane, invece, un mondo quasi inesplorato. <strong>Il</strong> <strong>social cinese conta più di un miliardo di iscritti</strong> e la maggior parte di questi sono giovani sotto i 30 anni, ovvero proprio quel pubblico che i giornali di tutto il mondo stanno perdendo.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Le prima testata internazionale a credere nella comunicazione di TikTok è stato il <em>Washington Post</em></mark>, che ha aperto il proprio canale nel 2019 ed è, oggi, il medium più seguito al mondo sulla piattaforma, dove conta <span style="color: #000000;">un milione e 400mila followers</span>. Nei mesi successivi molti altri hanno seguito questa tendenza e ora anche <em>The Guardian</em>, <em>Time</em>, <em>The Atlantic</em>, <em>The Telegraph</em> vi stanno investendo tempo e risorse. <mark class='mark mark-yellow'>Anche l’Italia sta partecipando a questa rivoluzione: in particolare con <em>La Repubblica</em> e<em> Il Sole 24 Ore</em>, gli unici due giornali che nel nostro Paese fanno informazione su TikTok.</mark></p>
<p>Ma come si può fare informazione con dei brevi video di 35 secondi? Il paradigma del <em>Washington Post</em> ci aiuta a rispondere. <strong>Le parole chiave sono tre: affezione, puntualità e chiarezza</strong>. La prima è, forse, la più importante: il giornale sta investendo molto tempo su TikTok, alla quale ha dedicato <strong>uno staff di quattro giornalisti</strong>. Sono tutti giovani sotto i 30 anni, che compaiono in video per creare un rapporto più stretto con l’utente e mettersi, di fatto, al servizio dei giovani.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Lo scopo del <em>Washington Post</em> rimane, comunque, quello di <strong>dare notizie puntuali e aggornate</strong> ai propri lettori, anche se il formato cambia. Così ogni giorno, attraverso lo stile divertente della piattaforma, lo staff sceglie e divulga le due notizie più importanti dal panorama nazionale e internazionale.</mark></p>
<p>Infine, <strong>la chiarezza</strong>: la spiegazione dell&#8217;attualità è precisa, senza fronzoli e, soprattutto, riassume i punti nevralgici delle questioni trattate. Le tre parole chiave riassumono questo nuovo modo di fare informazione con i video su un canale, che, pur non potendo definirsi completo, offre<strong> spunti che inducono ad approfondire</strong> <strong>la notizia</strong> sullo stesso giornale o su altre testate. Ed è forse questa la vera chiave per un futuro dell&#8217;informazione a portata dei giovani.</p>
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		<title>Rivoluzione per Will Media, acquisita da Chora</title>
		<link>http://www.magzine.it/rivoluzione-per-will-media-acquisita-da-chora/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2022 18:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Selena Frasson]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l’acquisizione, annunciata oggi, della media company Will Media da parte della società specializzata in podcast Chora Media, nasce il primo polo italiano dell&#8217;informazione nativa digitale audio e video. Dopo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="983" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Chora-Will.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nella foto i fondatori di Chora Media. Da sinistra: Guido Brera, Mario Gianani e Mario Calabresi. Fonte: Primaonline.it" /></p><p>Con l’acquisizione, annunciata oggi, della media company <strong>Will</strong> <strong>Media</strong> da parte della società specializzata in podcast <strong>Chora Media</strong>, <mark class='mark mark-yellow'>nasce il primo polo italiano dell&#8217;informazione nativa digitale audio e video</mark>. Dopo l’ufficializzazione della fusione tra le due community, che insieme contano due milioni di persone e oltre tre milioni di ascolti medi mensili, inizia dunque una nuova avventura all’insegna del progresso, anche se le due società continueranno a essere fedeli al proprio progetto editoriale. <mark class='mark mark-yellow'>“L’audio è la grande novità di questi ultimi due anni – afferma Mario Calabresi, CEO di Chora – e in pochi mesi in Italia l&#8217;ascolto dei podcast è completamente esploso.</mark> Siamo stati capaci di intercettare questa richiesta di innovazione e cambiamento e vogliamo continuare a crescere e a sperimentare. Abbiamo scelto Will perché la riteniamo la realtà più dinamica, fresca e innovativa del mondo social&#8221;.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’intenzione dei nuovi proprietari è<span style="color: #000000;"> di puntare al target di 30enni, vero patrimonio di Will, e di </span>consolidarsi come <strong>editori cross-platform</strong>, spaziando dall’intrattenimento all’informazione per soddisfare le esigenze delle diverse realtà che devono comunicare in questa fase di cambiamento profondo della società.</mark></p>
<p>Il nuovo assetto dovrebbe consentire, a sua volta, a Will di imprimere una svolta nello sviluppo della propria proposta commerciale. Le novità riguarderanno anche il team, che attualmente coinvolge 35 giovani professionisti con un’età media intorno ai 27 anni, di cui il 60% sono donne. Il prossimo anno le assunzioni potrebbero raddoppiare.</p>
<p>Mario Calabresi entrerà a far parte del Cda di Will Media, mentre Alessandro Tommasi, tra i fondatori di Will, parteciperà a quello di Chora, pur rimanendo alla guida della media company nata nel gennaio del 2020. <mark class='mark mark-yellow'>“Questa operazione – dice Tommasi – ci permetterà di continuare il lavoro di spiegazione e di accompagnamento dei nostri utenti attraverso la complessità del tempo che viviamo”.</mark> E conclude: «Il mondo dei media è messo alla prova dal digitale, ma anche dalle abitudini dei più giovani, per questo il suo percorso di consolidamento è inevitabile e positivo per utenti ed operatori del settore».</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.giornaledibrescia.it/italia-ed-estero/chora-media-compra-will-primo-polo-informazione-nativa-digitale-1.3735921" target="_blank">Il Giornale di Brescia</a>.</strong></p>
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		<title>Breaking Italy: lo show d&#8217;informazione su YouTube</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 17:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenia Durastante]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 2011 Alessandro Masala, nato a Cagliari nel 1984, decide di approdare su YouTube con il canale Breaking Italy dedicato a temi di attualità, politica e cronaca italiana e internazionale. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1350" height="656" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/alessandro-masala.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nella foto: Alessandro Masala" /></p><p class="western" lang="en-US" align="left">Nel 2011 <strong>Alessandro Masala</strong>, nato a Cagliari nel 1984, decide di approdare su <strong>YouTube</strong> con il canale <a href="https://www.youtube.com/user/breakingitaly" target="_blank"><em><strong>Breaking Italy</strong></em></a> dedicato a temi di attualità, politica e cronaca italiana e internazionale. <mark class='mark mark-yellow'><em>Breaking Italy</em> è una sorta di show giornaliero d&#8217;informazione condotto dallo stesso Masala, che prevede la pubblicazione di<span style="color: #000000;"> un video al giorno, dal lunedì al giovedì</span>.</mark> La peculiarità di ogni puntata, che dura dai 20 ai 25 minuti, risiede nell&#8217;importanza dei dettagli: utilizzando un linguaggio informale e giovanile, Masala spiega gli eventi della settimana e si concentra su due o tre notizie per volta, per dare una visione a 360 gradi delle notizie. I video sono semplici, come il linguaggio, e le poche grafiche, molto colorate, aiutano lo spettatore a seguire con attenzione.</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">Alessandro Masala non è un giornalista e ci tiene a sottolinearlo: si è avvicinato al mondo dell’informazione come fosse un editore. Grazie al <span style="color: #000000;">successo</span> della sua iniziativa, <mark class='mark mark-yellow'>Masala, conosciuto su Instagram come <a href="https://www.instagram.com/shooterhatesyou/" target="_blank"><em>@shooterhatesyou</em></a> (o <em>S. h. y</em>), è diventato molto popolare su YouTube: il suo canale conta oggi 752mila iscritti, con un pubblico in costante crescita.</mark></p>
<div id="attachment_58520" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/post-insta-bi.jpg"><img class="size-medium wp-image-58520" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/post-insta-bi-300x270.jpg" alt="Fonte Instagram: @breakingitaly " width="300" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Fonte: Instagram @breakingitaly</p></div>
<p class="western" lang="en-US" align="left">All’appuntamento quotidiano con i video si affianca una programmazione variegata che prosegue anche nel fine settimana. <mark class='mark mark-yellow'>Il venerdì alle 19 Masala conduce una <strong>diretta</strong> della durata di un’ora contemporaneamente sulle piattaforme Twitch e YouTube, nella quale interagisce direttamente con il pubblico.</mark> La live gli permette di rispondere alle domande che gli vengono poste e di indirizzare i followers verso altri siti, link o quotidiani per approfondire maggiormente le notizie che spiega nei video.</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">Sui profili <strong>Instagram</strong> e <strong>Facebook </strong>della sua pagina posta quotidianamente notizie comprese in grafiche da quattro o cinque pagine l&#8217;una. La prima immagine, su sfondo blu, riporta titolo e sottotitolo della news e una fotografia inerente al tema; nelle schermate successive approfondisce l&#8217;argomento.</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">Un altro format ricorrente nella pagina YouTube è <a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLTpckNPL1z56Reg3jnfcV6jcPAWebf5Fq" target="_blank"><strong><em>Breaking Italy Podcast</em></strong></a>. Nato due anni fa, è alla sua seconda edizione e <mark class='mark mark-yellow'>la sua particolarità è che viene registrato una volta al mese al <strong>Teatro Franco Parenti</strong> <strong>di Milano</strong>. Qui Alessandro Masala conduce delle interviste in presenza di ospiti davanti al suo pubblico:</mark> un modo innovativo di fare informazione per capire il mondo che ci circonda attraverso l&#8217;esperienza di personalità del mondo politico, scientifico, musicale, dello spettacolo e non solo.</p>
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