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	<title>magzine &#187; fakenews</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Una comunità di reporter investigativi contro la disinformazione</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 15:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Arcai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 2023 l’informazione corre veloce. Complici più di tutto i social media e i motori di ricerca, che con un click possono aprire un mondo. A volte falso e disinformato, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="750" height="400" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/vh.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="vh" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Nel 2023 l’informazione corre veloce. Complici più di tutto i social media e i motori di ricerca, che con un click possono aprire un mondo. A volte falso e disinformato, a volte puntuale e veritiero. <mark class='mark mark-yellow'>La disinformazione è un problema serio e lo sanno bene i giornalisti minacciati, imprigionati o assassinati. Così, per la prima volta, una comunità internazionale di reporter investigativi ha deciso di far luce su un business che fa molta paura: quello dei mercenari della disinformazione.</mark> </span>L’indagine<a href="https://forbiddenstories.org/case/story-killers/" target="_blank"><b> #StoryKillers</b></a> parte dall’assassinio della giornalista <b>Gauri Lankesh,</b><i> </i>che aveva denunciato le “fabbriche di bugie” nell’India centrale. A partire dallo scorso anno, più di 100 giornalisti di 30 media in tutto il mondo, coordinati dall’organizzazione <b><i><a href="https://forbiddenstories.org/" target="_blank" rel="noopener">Forbidden Stories</a></i></b>, hanno continuato il lavoro di indagine sulla disinformazione globale.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spesso questa minaccia, diffusa in tutto il mondo, è invisibile, ma, grazie al <a href="https://www.oii.ox.ac.uk/news-events/news/social-media-manipulation-by-political-actors-now-an-industrial-scale-problem-prevalent-in-over-80-countries-annual-oxford-report/" target="_blank">Rapporto dell’</a></span><a href="https://www.oii.ox.ac.uk/news-events/news/social-media-manipulation-by-political-actors-now-an-industrial-scale-problem-prevalent-in-over-80-countries-annual-oxford-report/" target="_blank"><i><span style="font-weight: 400;">Oxford Internet Institute</span></i></a><span style="font-weight: 400;">, nel 2021 oltre 80 Paesi hanno fatto ricorso alle campagne di manipolazione sui social media. Tra i media partner di #StoryKillers ci sonopiccole e grandi testate, tra cui alcune molto note come <i><a href="https://www.theguardian.com/" target="_blank" rel="noopener">The Guardian</a>, </i><a href="https://www.lemonde.fr/" target="_blank" rel="noopener"><i>Le Monde</i></a>, <i><a href="https://www.washingtonpost.com/" target="_blank" rel="noopener">The Washington Post</a>, <a href="https://www.spiegel.de/" target="_blank" rel="noopener">Der Spiegel</a>, <a href="https://elpais.com/" target="_blank" rel="noopener">El País</a> e <a href="https://irpi.eu/" target="_blank" rel="noopener">IRPI</a>.</i></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una delle aziende individuate dai reporter è </span><a href="https://eliminalia.com/it/" target="_blank"><span style="font-weight: 400;">Eliminalia</span></a><span style="font-weight: 400;">, che cerca di cancellare contenuti indesiderati per conto di terzi. La sede principale è in Spagna, ma conta uffici in diverse parti del mondo e ogni ufficio ha il compito di far sparire ciò che non è gradito ai propri clienti. Quando si fa una ricerca su Google, i primi link che si leggono sono quelli capaci di fare più visualizzazioni, ed è proprio contro l’algoritmo di quei link che lavora il team di </span><span style="font-weight: 400;">Eliminalia</span><span style="font-weight: 400;">. Inizia con l&#8217;inivare delle mail intimidatorie da indirizzi come </span><a href="mailto:egal-abuse.eu@pec.it"><span style="font-weight: 400;">egal-abuse.eu@pec.it</span></a><span style="font-weight: 400;"> o </span><a href="mailto:italy@abuse-report.eu"><span style="font-weight: 400;">italy@abuse-report.eu</span></a><span style="font-weight: 400;">, per poi passare all’attacco chiedendo direttamente a Google di rimuovere il link e, se Google ci casca, il gioco è fatto. Rimettere un contenuto online, infatti, è un procedimento complesso e il nuovo link finirebbe comunque per essere indicizzato nelle seconde o terze pagine di Google, dunque Eliminalia l&#8217;avrebbe vinta comunque. <mark class='mark mark-yellow'>Nel 2022 sono state depositate 1.4 milioni di richieste di rimozione di 5.3 milioni di link.</mark> La maggior parte, per fortuna, non andate a buon fine.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'></span>Quando le email non bastano, però, entrano in campo le fake news. L&#8217;indagine #StoryKillers ha dimostrato anche che Eliminalia ha prodotto oltre 3mila articoli falsi, raccolti su 600 siti web, collegati a 48 nomi di clienti.<span style="font-weight: 400;"></mark> </span>Per salire di posizione nelle pagine di Google, occorre condividere la notizia su forum e blog. Google, infatti, prende in considerazione il numero di volte in cui quel link è stato incluso in altri siti web, secondo la logica del cosiddetto &#8220;backlink&#8221;. <mark class='mark mark-yellow'>Eliminalia crea, così, backlink verso siti web fasulli per aumentare il traffico.</mark> Rimuovere un singolo link costa tra i 200 e 2mila euro, pagati da clienti anche italiani, e questo dà la misura del giro d&#8217;affari dell&#8217;azienda, attiva sul web dal 2013.</p>
<p><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.lasvolta.it/6397/disinformazione-chi-cancella-le-notizie-scomode-dal-web" target="_blank">Lasvolta.it.</a></strong></p>
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