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	<title>magzine &#187; Fake news</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>INTELLIGENZA ARTIFICIALE (DE)GENERATIVA: DAL DEEPFAKE AL DEEPNUDE</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Dec 2024 18:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Simbolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è bastato l’AI Act a risolvere tutti i problemi derivanti da un uso improprio dell’intelligenza artificiale. Anzi, a quasi un anno dall’approvazione del regolamento dell’Unione europea sull’AI, il numero ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2980" height="1216" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/12/deepfake_newslab_esempio.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Uno degli esempi più classici di Deepfake in rete: Jim Carrey &quot;sostituisce&quot; Jack Nicholson in &quot;Shining&quot;. Fonte: https://youtu.be/AeRofGJ17Sk?si=g_voqrz_U927wavp" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Non è bastato l’<strong>AI Act</strong> a risolvere tutti i problemi derivanti da un uso improprio dell’<strong>intelligenza artificiale</strong>. Anzi, a quasi un anno dall’approvazione del </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:L_202401689"><span style="font-weight: 400;">regolamento dell’Unione europea sull’AI</span></a><span style="font-weight: 400;">, il numero di casi di violazione della privacy e creazione di deepfake è addirittura aumentato. A tal punto che parlare del 2024 anche come anno del <strong>deepfake</strong> non sarebbe un’eresia. Dalla voce di </span><a href="https://factcheck.afp.com/doc.afp.com.34EF34Q?s=09"><span style="font-weight: 400;">Taylor Swift clonata</span></a><span style="font-weight: 400;"> per </span><span style="font-weight: 400;">promuovere una inesistente campagna di giveaway di set di pentole, al ben più agghiacciante caso dei chatbot in grado di impersonificare Giulia Cecchettin e Filippo Turetta sotto forma di avatar con cui poter interagire. Gli esempi, purtroppo, sarebbero tanti… </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'> Oggi, grazie ad app e programmi che sfruttano l’intelligenza artificiale, chiunque è in grado di creare immagini manipolate così verosimili da trarre in inganno centinaia, migliaia, persino milioni di persone che ogni giorno vi si imbattono sui social. </mark><br />
I principali approcci utilizzati dai creatori di deepfake sono tre: </span></p>
<ol>
<li><span style="font-weight: 400;">     </span><b>Audio deepfakes</b><span style="font-weight: 400;">: la voce di una persona viene clonata ed utilizzata per creare nuovi dialoghi</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">     </span><b>Lip syncing</b><span style="font-weight: 400;">: una registrazione vocale viene sincronizzata con i movimenti delle labbra di un video</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">     </span><a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=12&amp;v=oxXpB9pSETo&amp;embeds_referring_euri=https%3A%2F%2Fwww.roberto-serra.com%2F&amp;source_ve_path=Mjg2NjQsMjg2NjY"><span style="font-weight: 400;">Source video deepfakes</span></a><span style="font-weight: 400;">: ad un video originale vengono sovrapposte le caratteristiche del volto e del corpo di un’altra persona</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;"> «</span><i><span style="font-weight: 400;">Deepfake</span></i><span style="font-weight: 400;"> è già una parola di per sé con connotazione negativa. Alla lettera, significa “falso profondo”, cioè una falsificazione indistinguibile dal reale», spiega a </span><i><span style="font-weight: 400;">Magzine </span></i><span style="font-weight: 400;"><strong>Alessandro Curioni</strong>, esperto di cybersicurezza e docente di “Sicurezza dell’informazione” all’Università Cattolica del Sacro Cuore.</span><span style="font-weight: 400;"> «</span><span style="font-weight: 400;">Di solito – prosegue l’esperto – si utilizza un “campione” di una persona, fatto di immagini, video e messaggi vocali e, dalla combinazione tra l’intelligenza artificiale e più o meno sofisticati programmi di editing, </span><a href="https://www.youtube.com/watch?v=HG_NZpkttXE"><span style="font-weight: 400;">viene realizzato un clone di quella persona</span></a><span style="font-weight: 400;"> che però dice o fa cose che questa persona non ha mai detto o fatto». </span><span style="font-weight: 400;">Una tendenza in rapida ascesa, tanto pericolosa quanto difficile da controllare. Secondo </span><a href="https://sitecore.vargroup.com/-/media/Project/Var-Group-Tenant/Yarix/PDF/2024_Y-REPORT_Online-ITA.pdf"><span style="font-weight: 400;">Yarix</span></a><span style="font-weight: 400;">, società che si occupa di sicurezza informatica, <mark class='mark mark-yellow'> gli incidenti informatici legati ai deepfake hanno visto un preoccupante aumento del 300% nel 2023.</mark> Un’arma subdola, capace in molti casi di distruggere delle vite. Anche perché ancora non conosciuta – e riconosciuta – da tutti.</span></p>
<h2><b>Un fenomeno ancora poco conosciuto</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'> Secondo una recente indagine di </span><a href="https://www.previti.it/storage/app/media/Slides/Evento%20Deepfake_25Sept24.pdf"><span style="font-weight: 400;">Ipsos</span></a><span style="font-weight: 400;">, il 46% degli italiani non ha mai sentito parlare di deepfake, mentre il 24% ne ha sentito parlare ma ha dubbi in merito. Solo il 30% sa realmente di cosa si tratta. Ma chi lo conosce ne ha anche paura. </mark> Il 78% delle persone prese in esame nell’indagine si è detto preoccupato per le conseguenze che questo fenomeno comporta. A spaventare è soprattutto la passività delle persone, l’impunità di chi li crea e la crisi dei criteri per distinguere realtà e finzione. Per il 46%, inoltre, i deepfake aumentano il rischio di disinformazione. Ma come contrastare questa minaccia? Secondo l’indagine, le persone vedrebbero favorevolmente l’impiego di regole più chiare e di pene più severe, oltre che una maggiore sensibilizzazione sul tema. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni, a sostegno delle vittime di deepfake e delle sue degenerazioni, come il </span><strong><i>deepnude</i></strong><span style="font-weight: 400;">, sono nate anche apposite associazioni che offrono consulenza e varie forme di supporto. Tra queste, l’italiana </span><strong><i>PermessoNegato</i></strong><span style="font-weight: 400;">, la prima in Europa ad offrire questo tipo di supporto, come spiega <strong>Noemi Tentori</strong>, membro interno ed esperta di sicurezza informatica: «L’associazione non-profit PermessoNegato nasce a fine 2019, subito dopo l’introduzione del reato di “diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti” nel nostro Codice Penale, con lo scopo di offrire supporto alle vittime di tale condotta. </span><span style="font-weight: 400;">Abbiamo un approccio multidisciplinare: forniamo supporto tecnologico, psicologico e legale alle vittime, garantendone l’anonimato. Crediamo molto anche nella diffusione della cultura del consenso e dell’educazione digitale, per cui investiamo nella formazione, che svolgiamo prevalentemente nelle scuole, e nella divulgazione, che attuiamo attraverso i nostri social network». </span></p>
<h2><b>Reazione a catena: dal deepfake al deepnude</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">In questa </span><i><span style="font-weight: 400;">terra di nessuno</span></i><span style="font-weight: 400;"> che è il mondo virtuale, in cui tutti ormai viviamo ma a cui l’AI Act non è ancora riuscito a dare dei chiari paletti, la situazione rischia di sfuggire di mano. I settori in cui i deepfake trovano oggi applicazione sono tanti: dalla satira alla disinformazione politica per influenzare l&#8217;opinione pubblica e, in alcuni casi, anche le elezioni; dalle frodi finanziarie al cyberbullismo. </span><span style="font-weight: 400;">In Italia, specie sui social, ne girano anche alcuni abbastanza riconoscibili – un esempio su tutti, quelli col volto di Gerry Scotti – che hanno manifeste e dichiarate finalità comiche, spesso con il consenso e l&#8217;autorizzazione dei diretti interessati. «Oggi il deepfake è un po’ alla portata di tutti e può essere divertente, almeno fino a quando è dichiarato che sia un deepfake e finché non è offensivo o diventa manipolazione della realtà», precisa il professor Curioni.</span> <span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Fino all’ultima, pericolosissima, deriva: il </span><b>deepnude</b><span style="font-weight: 400;">. Ovvero, la manipolazione di immagini e video di nudo. Quindi fake porn. Un fenomeno di violenza digitale che, per effetto domino, dà inevitabilmente il “</span><i><span style="font-weight: 400;">la</span></i><span style="font-weight: 400;">” anche ad altri fenomeni altrettanto pericolosi, come il <em><strong>revenge porn</strong></em> e il<em><strong> sextortion</strong></em> (estorsione sessuale). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il termine </span><i><span style="font-weight: 400;">deepnude</span></i><span style="font-weight: 400;"> nasce nel 2020 dall’omonimo </span><i><span style="font-weight: 400;">bot</span></i><span style="font-weight: 400;"> dell’applicazione Telegram che permetteva di manipolare le foto e “spogliare” le persone. Ovviamente a loro insaputa. </span><a href="https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9470722"><span style="font-weight: 400;">Il Garante della privacy aprì un’istruttoria nei confronti dell’azienda</span></a><span style="font-weight: 400;">, poiché <mark class='mark mark-yellow'>«l</span><span style="font-weight: 400;">e gravi lesioni alla dignità e alla privacy </span><span style="font-weight: 400;"></mark></span><span style="font-weight: 400;"> a cui l’uso di un software simile espone le persone, soprattutto se minori, sono evidenti, considerati anche il rischio che tali immagini vengano usate a fini estorsivi o di revenge porn e tenuto conto dei danni irreparabili a cui potrebbe portare una incontrollata circolazione delle immagini, fino a forme di vera e propria </span><i><span style="font-weight: 400;">viralizzazione</span></i><span style="font-weight: 400;">. La facilità d’uso di questo programma rende, peraltro, potenzialmente vittime di deep fake chiunque abbia una foto sul web». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Ma il problema non è stato ancora risolto. Una recente </span><a href="https://www.wired.it/article/telegram-deepfake-bot-nudi/"><span style="font-weight: 400;">indagine di Wired</span></a><span style="font-weight: 400;"> parla dell’esistenza di almeno 50 bot capaci poter generare foto e video <em>deepnudes</em>. Secondo i dati raccolti, sarebbero circa 4 milioni gli utenti mensili che su Telegram utilizzano questi software. «Il problema è di carattere generale», chiarisce Curioni: «Se il bot viene segnalato, smette di generare i contenuti ma i video, proprio come le immagini, se sono stati scaricati o salvati, restano sulla rete». <mark class='mark mark-yellow'> </span><span style="font-weight: 400;">«Gli abusi sessuali digitali, come il revenge porn, la sextortion, la diffusione non consensuale di immagini intime, possono avere conseguenze psicologiche devastanti. Questi atti rappresentano una forma di violenza che mina profondamente l’autostima, la fiducia negli altri e il senso di sicurezza personale, generando traumi simili a quelli causati dagli abusi sessuali fisici», spiega la psicologa Ilaria Lavarini di </span><i><span style="font-weight: 400;">PermessoNegato. </span></i><span style="font-weight: 400;"></mark> </span><span style="font-weight: 400;">Paura, ansia, attacchi di panico, depressione, persino incubi notturni sono alcune delle drammatiche conseguenze che le vittime possono soffrire. Ma all’elenco si aggiungono anche altre forme di traumi che complicano le relazioni sociali con gli altri, come la paura del giudizio esterno, tanto da parte di cari e familiari, quanto di conoscenti e colleghi di lavoro: «Il danno alla reputazione, reale o percepito, può influenzare profondamente la percezione di sé, portando a un senso di alienazione dalla propria vita. Nei casi più gravi, le vittime possono ricorrere a comportamenti autolesionistici come forma di sfogo per il dolore emotivo o di punizione per il senso di colpa», prosegue la terapeuta. «Il<em> revenge porn</em>, in particolare, è associato a un alto rischio suicidario, dato l’impatto devastante sulla reputazione e sull’identità personale». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ricorrere ad uno psicologo può essere decisivo in queste situazioni: «La gestione delle conseguenze psicologiche degli abusi sessuali digitali richiede un approccio personalizzato e multidimensionale, che affronti non solo il trauma emotivo nel presente ma anche nel futuro. </span><i><span style="font-weight: 400;">PermessoNegato</span></i><span style="font-weight: 400;"> offre supporto psicologico gratuito attraverso la collaborazione di partner esterni, che permettono alla vittima di usufruire di 3 colloqui gratuiti e la possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia a tariffe agevolate», conclude Lavarini.</span></p>
<h2><b>Urgono soluzioni</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Le attuali misure sembrano ancora insufficienti a contrastare il fenomeno. <mark class='mark mark-yellow'> </span><span style="font-weight: 400;">Un </span><a href="https://www.washingtonpost.com/technology/2023/11/05/ai-deepfake-porn-teens-women-impact/"><span style="font-weight: 400;">report del Washington Post</span></a><span style="font-weight: 400;"> dimostra che il numero di video pornografici deepfake caricati sul web nel 2023 è aumentato del 54% rispetto all’anno precedente. </mark> «​​Dal punto di vista istituzionale ritengo che il problema sia stato affrontato normativamente con l’introduzione di norme apposite che, <mark class='mark mark-yellow'> nel prevedere nuove ipotesi di reato – </span><a href="https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-iii/sezione-iii/art612ter.html"><span style="font-weight: 400;">(art. 612 tre c.p.</span></a><span style="font-weight: 400;">) oppure sanzionando condotte prima non contemplate (art. 600 quater 1 c.p.) – hanno fornito una risposta al problema di tipo meramente sanzionatorio, ma non hanno affrontato il problema in maniera organica, con interventi volti a prevenire il fenomeno». </mark> A parlare è l’avvocato </span><b>Angelo Osvaldo Rovegno</b><span style="font-weight: 400;">, altro associato di </span><i><span style="font-weight: 400;">PermessoNegato, </span></i><span style="font-weight: 400;">che</span> <span style="font-weight: 400;">ci aiuta a capire come questi crimini informatici possono essere puniti dalla legge italiana: «Il deepfake – che nel campo di nostro interesse si sostanzia in deepnude – trova esplicita disciplina normativa nel campo della pedopornografia minorile con l&#8217;</span><i><span style="font-weight: 400;">art. 600 quater 1 c.p</span></i><span style="font-weight: 400;">, che a sua volta estende la disciplina relativa agli </span><i><span style="font-weight: 400;">art. 600 ter</span></i><span style="font-weight: 400;"> (“Pornografia minorile”) e </span><i><span style="font-weight: 400;">600 quater</span></i><span style="font-weight: 400;"> (“Detenzione o accesso a materiale pornografico”). Tutto ciò vale anche alle ipotesi nelle quali “… il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse […]. Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali”».<br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’avvocato fa dunque un’importante distinzione sia in base all’età delle vittime che in base al crimine commesso: «Nel caso di </span><i><span style="font-weight: 400;">deepnude</span></i><span style="font-weight: 400;"> che coinvolga maggiorenni invece, non esiste una specifica norma incriminatrice, ma si può fare riferimento, in base alla circostanze di fatto, ad una fattispecie di reato già esistente nel nostro ordinamento, ovvero il reato di diffamazione (art. 595 c.p.). Se parliamo di </span><i><span style="font-weight: 400;">revenge porn</span></i><span style="font-weight: 400;">, che per lungo tempo ha avuto tutela giuridica all’interno della fattispecie del reato di diffamazione, dal luglio 2019 – con la legge 69/2019 – ha trovato specifica previsione con l’introduzione dell’art. 612 ter c.p. che ha normato una nuova ed autonome fattispecie di reato (</span><i><span style="font-weight: 400;">Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti</span></i><span style="font-weight: 400;">) con regime sanzionatorio maggiormente punitivo rispetto a quello previsto dal precedente art.595 c.p.».</span></p>
<h2><b>Scenari futuri</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;"> L’</span><b>AI Act</b><span style="font-weight: 400;">, la nuova legge dell’Unione Europea sull’intelligenza artificiale in vigore dallo scorso agosto, prevede che ogni contenuto generato dall’AI sia chiaramente etichettato come tale, per garantire trasparenza agli utenti. Ma non autorizza in ogni caso la creazione di deepnudes. Anche gli </span><b>Stati Uniti </b><span style="font-weight: 400;">hanno provato a dare una risposta concreta al problema: a luglio è stata presentata una proposta di legge, il </span><a href="https://www.commerce.senate.gov/2024/7/cantwell-blackburn-heinrich-introduce-legislation-to-combat-ai-deepfakes-put-journalists-artists-songwriters-back-in-control-of-their-content"><span style="font-weight: 400;">COPIED Act</span></a><span style="font-weight: 400;">, che impone ai produttori di deepfake gli stessi obblighi previsti dall’AI Act ed introduce pene e sanzioni per chi non rispetta la normativa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sempre a luglio, </span><a href="https://blog.google/products/search/google-search-explicit-deep-fake-content-update/"><span style="font-weight: 400;">Google ha annunciato un aggiornamento al suo algoritmo di ricerca</span></a><span style="font-weight: 400;">, </span><span style="font-weight: 400;">riducendo l’esposizione ai contenuti manipolati del 70% e promuovendo le fonti affidabili. L’espansione “</span><i><span style="font-weight: 400;">About this image</span></i><span style="font-weight: 400;">” su Google Lens, inoltre, permette agli utenti di verificare l’autenticità delle immagini, identificando rapidamente i contenuti manipolati. Intanto, di fronte all’assenza di una risposta rapida, concreta e, per quanto possibile, univoca da parte delle istituzioni, giornali ed utenti del web provano ad attrezzarsi con i pochi strumenti a propria disposizione. </span><a href="https://www.theguardian.com/technology/article/2024/jul/01/seven-signs-deepfake-artificial-intelligence-videos-photographs"><span style="font-weight: 400;">La dettagliatissima guida del Guardian per riconoscere i deepfake</span></a><span style="font-weight: 400;"> ne è un perfetto esempio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'> «In via precauzionale, per tutelarsi da eventuali </span><i><span style="font-weight: 400;">deepnude</span></i><span style="font-weight: 400;">, consigliamo di essere altrettanto prudenti nella “vita online”, così come lo siamo in quella “reale”» suggerisce Noemi Tentori. </mark> «Ad esempio, invitiamo a condividere contenuti privati solo con persone davvero degne della vostra fiducia, e a rivedere le impostazioni privacy dei vostri profili social per evitare che chiunque abbia accesso alle vostre foto ed ai vostri video».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Il deepfake vocale è il più difficile da riconoscere: più che il modo in cui lo dice, bisogna considerare quello che l’eventuale clone dice, per esempio se sono cose che non ci aspetteremmo da quella persona», avverte ancora Alessandro Curioni. Quanto ai deepfake &#8220;visuali&#8221;, il professore spiega: «Spesso sono un po’ più imperfetti e possono essere riconosciuti se vanno un po’ a scatti, perché in teoria l’interazione dovrebbe avvenire in tempo reale».  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E proprio l’esperto, infine, ci spiega come il mondo dell’intelligenza artificiale non è affatto chiuso o soltanto pericoloso. <mark class='mark mark-yellow'> La stessa I.A., infatti, può diventare un prezioso alleato per la lotta contro l’uso (de)generativo di chatbot e intelligenze artificiali: </mark>«Attraverso un sistema chiamato G.A.N. (Generative adversarial network, </span><i><span style="font-weight: 400;">ndr</span></i><span style="font-weight: 400;">) è possibile addestrare un I.A. a riconoscere un deepfake: in questo modo, le intelligenze artificiali interagiscono e si istruiscono una con l’altra. Questo perché l’uomo ha una vista sintetica, mentre la loro, se di “vista” vogliamo parlare, è analitica, capace di analizzare pixel per pixel», conclude il docente. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Una possibilità che ci conferma la sempreverde questione del dual-use di ogni creazione umana: il problema non è tanto lo strumento in sé, quanto l’uso che se ne fa.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bot e fake news: così Israele cerca di distruggere l&#8217;UNRWA</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 12:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Garbin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Sarà impossibile vincere la guerra se non distruggiamo l’UNRWA, e questa distruzione deve iniziare immediatamente». Così un ricercatore israeliano ha dichiarato alla Knesset, il parlamento israeliano, come l&#8217;eliminazione dell’Agenzia delle Nazioni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1320" height="880" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/04/UNRWA-Palestinian-Flag-1320x880.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: jns.org" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>«Sarà impossibile vincere la guerra se non distruggiamo l’UNRWA, e questa distruzione deve iniziare immediatamente»<mark class='mark mark-yellow'></mark>. Così un ricercatore israeliano ha dichiarato alla Knesset, il parlamento israeliano, come l&#8217;eliminazione dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi sia un passaggio necessario per la vittoria della guerra. Da tempo, infatti, l’agenzia Onu è presa di mira dagli organi di informazione israeliani: l’accusa sarebbe quella di avere legami, diretti o indiretti, con il gruppo di resistenza palestinese di Hamas e di essere pertanto coinvolta nell’attacco terroristico del 7 ottobre. Insinuazioni che hanno indotto molti dei Paesi sostenitori a interrompere temporaneamente i loro finanziamenti a favore dell&#8217;ente.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;UNRWA è stata creata nel <strong>1949</strong> per far fronte al contesto conseguente alla <em><strong>Nakba,</strong></em> quando più di 700mila palestinesi sono stati costretti da gruppi paramilitari sionisti a un esodo forzato dalle loro case per liberare il territorio e poter istituire lo Stato di Israele. Il suo scopo principale, come suggerito dallo stesso nome, è il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi e la realizzazione del loro diritto a tornare in patria. Questo progetto trova forte opposizione nel governo israeliano che, al contrario, mira a un&#8217;espulsione permanente dei profughi per poter continuare la sua occupazione del territorio.</p>
<p style="font-weight: 400;">In risposta a queste accuse, l’Agenzia Onu ha deciso di sospendere alcuni suoi dipendenti e avviare un’indagine interna, ma ha anche sottolineato come Israele non abbia fornito alcuna prova sostanziale delle sue tesi. Secondo quanto dichiarato dal portavoce dell’organizzazione, le uniche dichiarazioni di collusione con Hamas proverrebbero da alcuni funzionari delle Nazioni Unite, che avrebbero rilasciato queste affermazioni durante la detenzione israeliana perché sottoposti a tortura.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sul punto si sono concentrate le attività del gruppo israeliano di controllo della disinformazione <em><strong>Fake Reporter</strong>,</em> i cui risultati sono stati poi resi noti dal quotidiano israeliano <em><strong>Haaretz</strong>. </em>Secondo quanto emerso, l’operazione di contrasto all’UNRWA sarebbe parte di un ampio progetto di propaganda israeliano detto <strong>“Hasbara”,</strong> volto a plasmare l’opinione pubblica globale. La narrazione contraria all’UNRWA sarebbe stata sostenuta da portali di informazione creati appositamente e  condivisa, poi, da migliaia di account social falsi, nonché da influencer pro-Israele incaricati di amplificarne la diffusione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>La narrazione contraria all’UNRWA sarebbe stata sostenuta da portali di informazione creati appositamente e poi condivisa da migliaia di account social falsi, nonché da influencer pro-Israele incaricati di amplificarne la diffusione</span></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel dettaglio, le tre fonti create specificamente per la propaganda anti UNRWA sarebbero: l&#8217;<em><strong>UnFold Magazine</strong></em>, che si presenta come fonte primaria di news da Israele; la<em><strong> Non-Agenda</strong></em>, che si mostra come una testata imparziale di notizie israeliane; la <em><strong>Moral Alliace</strong></em>, un’organizzazione apartitica celebrativa dei valori del mondo occidentale. Queste pagine vantano sulle varie piattaforme Facebook, Instagram e X un totale di 44.000 followers, ma la maggioranza sono fake. Sempre secondo <em>Harretz,</em> Israele avrebbe anche adottato un sistema tecnologico in grado di destinare contenuti parametrati al tipo e all’età degli utenti dei social per disincentivare la narrazione pro-palestinese nell’opinione pubblica. L’azione sarebbe avvenuta con l’utilizzo di bot per bombardare i social di articoli fortemente critici dell’UNRWA e sostenitori della sua abolizione. Tra questi pezzi ha avuto particolare diffusione un testo del <em>Wall Street Journal</em>, che però si è poi rivelato esser stato scritto con l’aiuto di un soldato israeliano in formazione e sulla base esclusivamente di affermazioni non comprovate.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’emergere di tutti questi elementi non fa che aggravare la situazione di scarsa credibilità in cui versa Israele, che è ormai percepito da larga parte dell’opinione pubblica come carnefice di un genocidio più che come semplice vittima di un attacco. Sarà quindi interessante vedere che strategia adotterà e se deciderà di implementare i progetti di disinformazione per cambiare la narrativa che si sta diffondendo. Del resto, con la diffusione di internet e dei social media, la guerra si è trasferita su un ulteriore piano rispetto al semplice campo di battaglia: quello della comunicazione. <mark class='mark mark-yellow'></mark>Da quando i mezzi tecnologici di informazione e i social hanno raggiunto una così larga scala si cerca in ogni modo di veicolare informazioni, spesso anche false, che possano plasmare l’opinione pubblica a proprio favore</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Da quando i mezzi di comunicazione tecnologici e i social hanno raggiunto una così larga diffusione il conflitto si è spostato anche sul piano dell&#8217;informazione</span> Avere la maggioranza della popolazione a proprio favore può essere un grande strumento politico, che può orientare scelte importanti per il destino dei conflitti: le decisioni dei vari Stati in merito a come prendere parte o meno ai vari sconti tengono sempre conto di quale sia l&#8217;opinione pubblica sul punto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Qui l&#8217;articolo completo di <em>Haaretz: <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2024-03-19/ty-article-magazine/.premium/israeli-influence-op-targets-u-s-lawmakers-on-hamas-unrwa/0000018e-5098-d282-a19f-7dd95cc70000">https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2024-03-19/ty-article-magazine/.premium/israeli-influence-op-targets-u-s-lawmakers-on-hamas-unrwa/0000018e-5098-d282-a19f-7dd95cc70000</a></em></p>
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		<title>Il futuro del giornalismo in un podcast</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Apr 2023 07:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Scotto Di Mase]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Fake news]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
		<category><![CDATA[podcasting]]></category>
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		<category><![CDATA[Technology]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni l’attività di podcasting è cresciuta vertiginosamente. Oggi, sono più di 400 milioni le persone che ascoltano podcast quotidianamente; una crescita che, secondo gli esperti, aumenterà esponenzialmente negli ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="208" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/podcast.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="podcast" /></p><p>Negli ultimi anni l’attività di <strong>podcasting</strong> è cresciuta vertiginosamente. Oggi, sono più di 400 milioni le persone che ascoltano podcast quotidianamente; una crescita che, secondo gli esperti, aumenterà esponenzialmente negli anni a venire. Ma come sono esplosi sul web? Alcuni, grazie ai social media, guadagnando gran parte del loro seguito mediante brevi clip pubblicate su Tiktok o Instagram. Altri, invece, sono stati resi famosi grazie all’ampio seguito ottenuto attraverso i resoconti su notizie di attualità, complice l’affidabilità di alcune redazioni giornalistiche.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Grazie alla loro popolarità, i podcast oggi possono essere un mezzo efficace per contrastare la disinformazione dilagante nei media e nei social media.</mark><br />
In una recente sessione dell&#8217;<strong>ICFJ Empowering the Truth Global </strong>Summit, l&#8217;ICFJ ha parlato con <strong>Amit Varma</strong>, scrittore, editorialista e conduttore del podcast settimanale “<strong>The Seen and The Unseen</strong>”, sul ruolo che il podcasting può svolgere nel rendere un reportage più credibile e affidabile.</p>
<p>Varma ha anche offerto alcuni spunti e suggerimenti per diventare un buon podcaster: amplificare la veridicità delle notizie, raccontare storie coinvolgenti in maniera semplice e puntare all’engagement del pubblico. Si sa, nel corso del tempo uno dei problemi principali del giornalismo è stato il principio di veridicità delle notizie. <mark class='mark mark-yellow'> “La nostra conoscenza del mondo è incompleta, per questo la nostra mente tenta di riempire gli spazi vuoti diventando vulnerabili alla disinformazione” </mark> ha spiegato Varma.</p>
<p><strong>Puntare sulla veridicità delle notizie<br />
</strong>Le cosiddette fake news sono sempre state presenti, ma oggi più che mai, i principali nemici sono la tecnologia e i social media. L’attività di fact-checking da sola non può far fronte alla grande vastità di disinformazione che circola sul web.</p>
<p><strong>Narrare storie coinvolgenti</strong><br />
È importante che i podcaster utilizzino tecniche di narrazione pratiche e coinvolgenti per accattivare più ascoltatori possibili. Trattandosi di un formato audio, la struttura della narrazione risulta fondamentale: bisogna promuovere un ambiente intimo, trattare con rispetto gli ospiti e puntare sulla visualizzazione di scene e personaggi.</p>
<p><strong>Coinvolgere il pubblico</strong><br />
Bisogna attirare il pubblico di ascolto tenendo presente la quantità di distrazione quotidiana: la maggior parte degli ascoltatori ascolta i podcast mentre viaggia in auto o si allena in palestra. Varma, inoltre, ha parlato della “teoria dei mille veri fan” per spiegare che non è necessario avere un grande seguito per avere successo. Bensì, è utile sviluppare una relazione diretta con almeno mille ascoltatori fedeli che finanzieranno in modo sostenibile il progetto.</p>
<p style="text-align: center;">Per saperne di più, continua a leggere su:<a href="http://https://ijnet.org/en/story/how-use-podcasting-amplify-credible-reporting"> Ijnet.org</a></p>
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		<title>La disinformazione russa ora passa da Telegram e TikTok</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 16:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Piccolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fake news]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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		<description><![CDATA[All’interno dei conflitti armati, il cyberspazio e le piattaforme social stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante per diffondere false informazioni. Durante il conflitto in Ucraina, il Cremlino ha da ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="719" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/TelegramUkraine.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Time.com" /></p><p><span style="font-weight: 400;">All’interno dei conflitti armati, il cyberspazio e le piattaforme <strong>social</strong> stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante per diffondere false informazioni. <mark>Durante il conflitto in Ucraina, il Cremlino ha da subito fatto leva sui social media per utilizzarli come strumento di <strong>propaganda</strong>.</mark> Ma le sanzioni occidentali hanno posto un primo freno alle notizie false, limitando l’utilizzo in <strong>Russia</strong> delle principali piattaforme americane, come Google e Meta, e riuscendo, così, a ridurre la capacità del Cremlino di raggiungere un vasto pubblico.</span></p>
<p>A questa decisione il Goveno russo ha risposto oscurando del tutto i social network americani e, in un primo momento, ha veicolato la propria comunicazione solo attraverso canali più tradizionali, come televisioni e giornali. Negli ultimi sei mesi, però, c’è stato un cambiamento nelle tattiche di <strong>disinformazione</strong> russe. <mark>Senza i megafoni di <strong>Facebook</strong>, <strong>YouTube</strong> e <strong>Twitter</strong>, Mosca ha cambiato marcia per concentrarsi su <strong>Telegram</strong> come canale principale per individuare un pubblico di nicchia suscettibile ai suoi messaggi nazionalistici.</mark></p>
<p>Così<strong> Telegram</strong> è diventato, in qualche modo, un vero e proprio campo di battaglia. La piattaforma, che in un primo momento le autorità russe avevano cercato di vietare, alla fine è stata sfruttata a proprio favore del <strong>Cremlino</strong>. L&#8217;incapacità di Telegram di condurre quasi tutte le moderazioni dei contenuti, infatti, combinata con la facilità con cui gli utenti possono condividere video sulla piattaforma, lo ha reso un canale efficace per diffondere i messaggi propagandistici.</p>
<p>Lo stesso vale per un altro social media molto in voga. <mark>In un solo mese, <strong>TikTok</strong> è passato dall’essere considerato una seria minaccia al sostegno nazionale verso la guerra a diventare un altro possibile canale per la propaganda di Stato.</mark> Per rispettare la nuova legge sulle notizie false voluta da Putin e rimanere attivo nel Paese, la società cinese ha pensato di vietare tutti i contenuti stranieri in Russia, lasciando perciò campo libero alla <strong>propaganda</strong> di Mosca. Ciò ha portato alla creazione di una “bolla social” all’interno della quale i contenuti a favore della guerra sono tornati a crescere, diventando spesso virali.</p>
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		<title>Cina e Russia: il futuro della disinformazione</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 16:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Filippo Jacopo Carpani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<description><![CDATA[Cina e Russia, legate da un’amicizia “senza limiti” siglata all&#8217;inizio di febbraio 2022 e ora impegnate rispettivamente con la gestione del Covid-19 e con la guerra in Ucraina, sono gli ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1880" height="1160" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/Vladimir_Putin_and_Xi_Jinping_2019-06-05_31.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Wikimedia Commons" /></p><p>Cina e Russia, legate da un’<span style="color: #000000;">amicizia “senza limiti”</span> siglata all&#8217;inizio di febbraio 2022 e ora impegnate rispettivamente con la gestione del Covid-19 e con la guerra in Ucraina, sono gli <mark class='mark mark-yellow'>«attori statali più capaci di sfruttare le campagne di disinformazione come strumento di politica estera», assieme all’Iran.</mark> Lo afferma il <a href="https://thesoufancenter.org/" target="_blank"><strong>Soufan Center</strong></a>, che ha anche citato <mark class='mark mark-yellow'>l’aumento nel numero di Paesi che cercano di acquisire sofisticate capacità di disinformazione e quanto questi sfruttino sempre di più le tecnologie emergenti al fine di manipolare le informazioni.</mark></p>
<p>Sempre secondo il Centro, fondato dall&#8217;esperto di sicurezza nazionale e di antiterrorismo <strong><span style="color: #000000;">Ali Soufan</span></strong>, nel 2022 la Cina ha concentrato le sue campagne di disinformazione su tematiche interne, come il Covid-19, la regione dello <span style="color: #000000;">Xinjiang</span> e Taiwan, ma <mark class='mark mark-yellow'>gli attori sostenuti o allineati al Partito comunista cinese hanno amplificato la narrazione del Cremlino su diversi temi</mark>, come le fake news sui biolaboratori segreti in Ucraina e le accuse agli Stati Uniti di aver causato sia la crisi alimentare globale sia il sabotaggio del Nord Stream. <mark class='mark mark-yellow'>Una campagna, come la definisce l’ambasciatrice Usa presso la Nato Julianne Smith, volta a «denigrare gli Stati Uniti, l’Alleanza atlantica e l’Occidente».</mark></p>
<p>Nel 2023 le autorità del mondo democratico dovranno prestare molta attenzione all’innovazione tecnologica e alle possibilità che essa può dare alle autocrazie di aggirare i tentativi di limitare la loro disinformazione. Il Soufan Center cita il bando dell’Unione europea riguardo ai media statali russi, come <em>Russia Today</em> e <em>Sputnik</em>, e il conseguente blocco, da parte di Meta, di <mark class='mark mark-yellow'>una rete di disinformazione che diffondeva propaganda pro &#8211; Cremlino sull’invasione dell’Ucraina e che operava attraverso account falsi sui social network e siti web di fake news<em>.</em></mark> Secondo gli esperti, l’innovazione tecnologica può favorire campagne di disinformazione più rapide e sofisticate. In particolare, <mark class='mark mark-yellow'>strumenti alimentati dall’intelligenza artificiale, come ChatGPT e OpenAI, potrebbero essere utilizzati per generare articoli, post e informazioni testuali molto rapidamente e con un margine di errore minore rispetto agli esseri umani.</mark></p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://formiche.net/2023/01/trend-2023-disinformazione-soufan-center/" target="_blank">Formiche.net</a>.</strong></p>
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		<title>L&#8217;app di Journalism Trust Initiative contro la disinformazione</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 11:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Arcai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
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		<category><![CDATA[news]]></category>
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		<description><![CDATA[Un progetto finanziato dalla Commissione Europea che promette di innalzare la fiducia dei lettori verso il giornalismo: questo è l&#8217;obiettivo del Journalism Trust Initiative, che rende il fact checking una ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"> Un progetto finanziato dalla Commissione Europea che <mark class='mark mark-yellow'>promette di innalzare la fiducia dei lettori verso il giornalismo:</mark> questo è l&#8217;obiettivo del <a href="https://www.youtube.com/watch?v=sr2XF17NoSo" target="_blank"><strong>Journalism Trust Initiative</strong></a>, che rende il <strong>fact checking</strong> una certificazione internazionale e guida le aziende giornalistiche verso l&#8217;autodeterminazione e la consapevolezza di informare in modo giusto e bilanciato. Il progetto, nato nel 2019, è stato <a href="https://youtu.be/umx_k3LVnCE" target="_blank">presentato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia</a> solo nel 2022<span style="color: #000000;"> a causa della pandemia</span><span style="color: #000000;">.</span></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">La <strong>Journalism Trust Initiative</strong> è <span style="color: #000000;">supportata</span> dall’<strong>ITCapp</strong>, <mark class='mark mark-yellow'>un percorso scandito da tre prove fondamentali: il <strong>Check</strong>, che permette all’azienda di rendersi conto del suo impatto sulle notizie; lo <strong>Show</strong>, che rende il pubblico partecipe delle scelte che sono state fatte nella ricerca degli eventi e della loro elaborazione testuale; e il <strong>Glow</strong>, la certificazione dorata vera e propria, che consiste in un attestato di presa di coscienza riconosciuta dalla Journalism Trust Initiative.</mark></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Alla testata viene prima richiesto di effettuare un&#8217;autovalutazione tramite l&#8217;applicazione web, che consiste in una verifica interna della conformità allo <strong>standard JTI</strong>. L<span style="color: #000000;">&#8216;azienda </span>può, quindi, scegliere di diffondere i risultati di questa autovalutazione e di pubblicarli in un <strong>rapporto di trasparenza</strong>. Infine, nell&#8217;ambito di una <span style="color: #000000;">valutazione</span> indipendente, viene effettuato un audit esterno da parte di un organismo di certificazione riconosciuto. Dopo aver superato con successo i tre passaggi, il supporto verrà certificato e riceverà l&#8217;etichetta JTI.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>La fiducia del pubblico nell&#8217;informazione è essenziale. Tuttavia, con l&#8217;aumento della disinformazione, rischia di andare perduta. Rendere disponibili queste regole alle società di media di tutto il mondo fornirà un forte contrappeso alle notizie false di cui il pubblico è inondato.</mark></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Al centro di questo strumento c&#8217;è l&#8217;<strong>autovalutazione</strong>, che consente alle società editrici di controllare, migliorare e promuovere la qualità delle loro pratiche giornalistiche. <mark class='mark mark-yellow'>L&#8217;obiettivo è costruire un ecosistema informativo più sano, in cui sarà possibile identificare e premiare la pratica del giornalismo affidabile ripristinando la fiducia del pubblico nel giornalismo in generale.</mark></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;"><span style="color: #000000;">Lo standard JTI </span>si basa su un elenco di criteri, redatto da <strong>Reporters senza frontiere</strong> in collaborazione con oltre 130 organizzazioni e individui che rappresentano il settore dei media, il mondo accademico, gli organismi di regolamentazione e di autoregolamentazione, le società tecnologiche e gli attori dello sviluppo dei media. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Originariamente pubblicato dal <strong>Comitato Europeo per la Standardizzazione</strong>, questo standard è ora disponibile come applicazione web interattiva. Il lancio dell&#8217;applicazione Internet JTI è stato preceduto da una fase pilota a cui hanno preso parte quasi 50 media per effettuare test completi dello strumento. Questi includono <em>CBC/Radio-Canada</em>, <em>France Télévisions</em> e la svizzera <em>SRG-SSR</em>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un antidoto contro la disinformazione</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Lo sviluppo dell&#8217;ITC è una risposta diretta alla diffusione virale della disinformazione osservata negli ultimi anni. Secondo l&#8217;<strong>Edelman Trust Barometer 2020</strong>, non meno del 74% degli utenti di Internet afferma di essere preoccupato per la disinformazione sui social network e il 64% si rivolge alle organizzazioni dei media per informazioni affidabili. <mark class='mark mark-yellow'>Dimostrare la qualità delle loro pratiche giornalistiche consente, quindi, alle società di media non solo di soddisfare le aspettative del pubblico, ma anche di raggiungere un numero maggiore di persone e di sviluppare le proprie fonti di guadagno.</mark> Per fare ciò, l&#8217;ITC ora offre loro uno strumento digitale unico, grazie al quale possono anche ottenere un audit indipendente basato sulla propria autovalutazione per ricevere l&#8217;<strong>&#8220;etichetta JTI&#8221;</strong> a garanzia della loro conformità all&#8217;omonimo standard.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Rafforzare le testate e rassicurare il pubblico</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Per combattere la disinformazione e ripulire lo spazio informativo, il pubblico, ma anche le aziende, in particolare inserzionisti e distributori, devono essere in grado di distinguere tra fonti di informazione affidabili e fonti dubbie. JTI fa questa distinzione attraverso un meccanismo trasparente, prescrittivo e leggibile da una macchina, in modo che gli utenti possano sapere immediatamente se un supporto è affidabile: un&#8217;opportunità per le società editrici che possono così dimostrare la propria professionalità e la qualità del proprio lavoro.</span></p>
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		<title>La propaganda russa dilaga sul web e distorce la realtà</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 20:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Bufoli]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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		<description><![CDATA[Le fake news scendono in campo nel conflitto tra Russia e Ucraina. Il centro di monitoraggio della disinformazione NewsGuard, con sede a New York, ha individuato 123 siti di informazioni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="400" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/Guerra-russia-ucrainaIlvaloreitaliano.it_.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Ilvaloreitaliano.it" /></p><p>Le fake news scendono in campo nel conflitto tra Russia e Ucraina. <mark class='mark mark-yellow'>Il centro di monitoraggio della disinformazione <strong>NewsGuard</strong>, con sede a New York, ha individuato 123 siti di informazioni false e un numero sempre crescente di narrazioni distorte, incentrate su una versione dei fatti favorevole a Putin e create per giustificare l’aggressione all’Ucraina.</mark> I principali canali di diffusione sono i social network e le piattaforme digitali: da Facebook a Twitter, da YouTube fino a TikTok, sono sempre più rumorose le casse di risonanza della disinformazione.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Oltre alle piattaforme digitali, le bufale stanno circolando anche sui principali canali di informazione del Cremlino come <strong>RT</strong>, <strong>TASS</strong> e <strong>Sputnik News</strong>, ma anche su siti non ufficialmente finanziati dal governo.</mark> Un&#8217;informazione di stampo propagandistico e sempre più inquinata, che NewsGuard sta cercando di smascherare e ripulire.</p>
<p>Secondo le fake news più diffuse, l’Ucraina si sarebbe macchiata di un genocidio perpetrato ai danni degli abitanti di lingua russa del Donbass, la regione orientale del Paese in cui sono presenti separatisti filo-russi. Un’altra narrazione falsa riporta la notizia di sabotatori di lingua polacca che avrebbero bombardato un impianto di trattamento di acque reflue nel Donbass, come dimostrerebbe un video girato a Horlivka il 18 febbraio 2022. A dimostrarne la falsità e il fatto che fossero stati aggiunti persino rumori di esplosioni, estrapolati da un video del 2010, è stata l’analisi dei metadati condotta dai giornalisti investigativi di <strong>Bellingcat</strong>, gli stessi che hanno smascherato la notizia del presunto bombardamento ucraino su un asilo del Lugansk il 17 febbraio 2022.</p>
<p>La propaganda russa ha diffuso anche la versione dei fatti secondo cui Mosca non starebbe prendendo di mira infrastrutture civili, ma solo obiettivi militari: a denunciare la fake news è stata <strong>Amnesty International</strong>, che ha mostrato come siano stati bombardati anche ospedali nelle città di Vuhledar, Kharkiv e Uman.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Dalle accuse di nazismo a quelle di essere balìa dell’Occidente, di ospitare laboratori americani di armi biologiche e una base militare Nato ad Odessa, molte sono state e continuano ad essere le narrazioni false da parte russa che cercano di diffondere un’immagine erronea dell’Ucraina, con l&#8217;obiettivo di giustificare un&#8217;aggressione senza precedenti.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.newsguardtech.com/it/special-reports/centro-di-monitoraggio-della-disinformazione-sul-conflitto-russia-ucraina-oltre-100-siti-pro-putin-e-le-10-false-narrazioni-piu-diffuse/" target="_blank">Newsguardtech.com</a>.</strong></p>
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		<title>Nasce la task force europea contro la disinformazione</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 16:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Arcai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[fact-checking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake news]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Osservatorio Europeo dei Media Digitali (EDMO) riunisce fact-checkers, esperti di alfabetizzazione mediatica e ricercatori accademici per comprendere e analizzare il fenomeno della disinformazione, in collaborazione con gli editori di media, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="474" height="203" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/OIP.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="OIP" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>L’<strong>Osservatorio Europeo dei Media Digitali</strong> <strong>(<a href="https://edmo.eu/edmo-at-a-glance/" target="_blank">EDMO</a>)</strong> riunisce fact-checkers, esperti di alfabetizzazione mediatica e ricercatori accademici per comprendere e analizzare il fenomeno della disinformazione</mark>, in collaborazione con gli editori di media, le piattaforme online e i professionisti dell&#8217;alfabetizzazione mediatica.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">All&#8217;interno di questo importante progetto il <strong>4 marzo 2022</strong>, pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, <mark class='mark mark-yellow'>è nata una nuova task force a livello europeo impegnata attivamente contro la disinformazione in guerra.</mark> Il metodo segue fasi ben precise: si raccolgono, catalogano e condividono informazioni verificate, si analizzano e si indagano narrazioni sospette e campagne di informazione nell’area europea e balcanica, si avviano iniziative specifiche di alfabetizzazione mediatica. </span>“Identificare e capire rapidamente le tendenze della disinformazione in questa crisi aiuta a promuovere la resilienza sociale e a informare chi ha il compito di prendere decisioni”: queste le parole di <strong>Claire Wardle</strong>, presidente della task force.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">I membri, che collaboreranno con gli hub EDMO nazionali e regionali e con i media online di tutta Europa, hanno già pubblicato un <a href="https://edmo.eu/2022/02/28/war-in-ukraine-the-fact-checked-disinformation-detected-in-the-eu/" target="_blank">elenco</a> di articoli, aggiornato quotidianamente, verificati attraverso il metodo del <strong>fact-checking</strong> (letteralmente &#8220;la verifica dei fatti&#8221;), l’analisi grafica e le indagini riguardanti la guerra tra Russia e Ucraina. Le notizie false sono catalogate in base alla data, al luogo di pubblicazione e all&#8217;argomento, collegate ognuna ad un sito che mostra il lavoro di investigazione adottato per arrivare a scardinare la stessa notizia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Le notizie così smascherate, oltre ad informare il comune cittadino, intendono anche aiutare i responsabili politici, compresa la Commissione europea, a capire il fenomeno della disinformazione e a contribuire a un processo decisionale basato sull’evidenza dei fatti nel conflitto in Ucraina.</mark><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><b>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://edmo.eu/2022/03/04/ledmo-establishes-a-taskforce-on-disinformation-about-the-war-in-ukraine/" target="_blank">EDMO</a>.</b></p>
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		<title>La battaglia sulla misinformation</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 10:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bianca Terzoni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fake news]]></category>
		<category><![CDATA[infowar]]></category>
		<category><![CDATA[propaganda]]></category>

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		<description><![CDATA[L’escalation tra Russia e Ucraina ha fatto sì che le fake news si diffondessero ancora più velocemente, alimentando la confusione nella narrazione del conflitto. La disinformazione mira principalmente a distrarre, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1300" height="866" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/fake-news.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="fake-news" /></p><p>L’escalation tra Russia e Ucraina ha fatto sì che le fake news si diffondessero ancora più velocemente, alimentando la confusione nella narrazione del conflitto.</p>
<p>La <mark class='mark mark-yellow'>disinformazione mira principalmente a distrarre, confondere, manipolare e alimentare discordie, ed è motivata da fini economici e politici</mark>. È una tecnica tipica di <a href="https://theconversation.com/fake-viral-footage-is-spreading-alongside-the-real-horror-in-ukraine-here-are-5-ways-to-spot-it-177921" target="_blank">nazioni polarizzate</a>, dove la propaganda cerca di coprire i problemi economici e sociali all’interno del Paese.</p>
<p>In particolare, il Cremlino adotta la <mark class='mark mark-yellow'>tecnica dell’infowar, che prevede una ripetizione costante e l’inondazione del contenuto</mark>, in modo tale che si diffonda e contamini il flusso di informazioni in più lingue. A livello nazionale ci sono i principali media russi, finanziati dal governo centrale. Con il passare degli anni i media di Stato hanno affinato la tecnica e i metodi per portare avanti una narrazione a loro più congeniale.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>I video sono lo strumento più efficace di propaganda per il loro effetto persuasivo e catalizzatore</mark>. Dall’inizio del conflitto sono circolati molti video fake: alcuni appartenevano a precedenti conflitti in altre parti del mondo, altri erano tratti da un videogame. Questi video sono stati ripostati non solo sui social media, ma anche da emittenti televisive nazionali.</p>
<p>Per combattere la disinformazione, Facebook ha creato uno &#8220;Special Operations Center&#8221;, per rimuovere i contenuti sospetti o che violano gli standard della Community, mentre Twitter ha condiviso dei consigli su come utilizzare il social al meglio nelle zone di conflitto. <mark class='mark mark-yellow'>Sul tema del bunking si stanno adoperando anche consorzi internazionali o europei, come <a href="https://www.lighthousereports.nl/">Lighthouse Report</a> e <a href="https://www.bellingcat.com" target="_blank">Bellingcat.com</a>, gruppi di giornalismo investigativo in open source specializzato in fact-checking</mark>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://edition.cnn.com/2022/02/26/politics/fake-ukraine-videos-fact-check/index.html" target="_blank">CNN</a>.</strong></p>
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		<title>Russia-Ucraina, niente guerra (per ora) ma si intensificano gli attacchi hacker</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 17:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Fake news]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hacker]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[“Credo che fino a quando Putin non avrà la certezza che l’Ucraina non entrerà mai nella Nato questa situazione non si risolverà”. Ad affermarlo èMarta Ottaviani, giornalista e scrittrice, autrice ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/istockphoto-1327877491-612x612.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="istockphoto-1327877491-612x612" /></p><p>“Credo che fino a quando Putin non avrà la certezza che l’Ucraina non entrerà mai nella Nato questa situazione non si risolverà”. Ad affermarlo è<mark class='mark mark-yellow'>Marta Ottaviani, giornalista e scrittrice, autrice del libro <em>Brigate russe &#8211; la guerra occulta del Cremlino tra troll e hacker</em>, appena pubblicato da Ledizioni</mark>. Un libro in cui si spiega cosa siano i troll e i bot russi e quale strategia nascondano questi attacchi informatici. Fa parte della cosiddetta ‘Dottrina Gerasimov’, che prende il nome dal Generale che l’ha teorizzata, ed è il punto di partenza della guerra non convenzionale che vede come strumenti principali internet, le nuove tecnologie e i social network. Una guerra occulta, che si combatte anche in tempo di pace e che ha, fra i suoi obiettivi, la manipolazione dell’opinione pubblica e l’uso dell’informazione come arma a largo spettro.<mark class='mark mark-yellow'>In questo libro Marta Ottaviani illustra come Mosca sia riuscita a influenzare alcuni grandi conflitti e appuntamenti internazionali attraverso attacchi hacker ai danni di molti Paesi europei e legioni di troll al soldo del Cremlino, che operano per accrescere la popolarità di Putin e screditare gli oppositori</mark>. L&#8217;obiettivo è quello di far filtrare la versione dei fatti russa, ribaltando la realtà. La giornalista italiana, esperta di Turchia ed Est-Europa e Russia, soprattutto per il quotidiano <em>Avvenire</em>, è attualmente a Mosca per seguire da vicino le strategie adottate dal presidente russo Vladimir Putin sulla potenziale guerra con l&#8217;Ucraina.</p>
<p><strong>Marta Ottaviani, che aria si respira a Mosca in questi giorni? Com’è percepita la tensione?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La tensione non si sente. Si sente la volontà della Russia di mettere le cose in chiaro e di sedersi ai tavoli diplomatici, certa che le sue richieste verranno prese in considerazione.</mark></p>
<p><strong>Quali sono le richieste della Russia?</strong></p>
<p>Avere l’Ucraina fuori dalla Nato in modo ufficiale. Ovvero chiede, soprattutto agli Stati Uniti, l’impegno a non fare entrare l’Ucraina nella Nato e, probabilmente, chiederà il riconoscimento internazionale della Crimea. Quest’ultimo è un argomento che a Putin interessa meno, perché la Crimea se l’è già presa, di fatto. Avere l’Ucraina fuori dalla Nato è però la condizione per ritirare tutte le truppe dal confine.</p>
<p><strong>Putin dice che non invaderà l’Ucraina: è credibile? </strong></p>
<p>Per il momento l’intervento non c’è stato e credo che non ci sarà. <mark class='mark mark-yellow'>Ma non è detto, i soldati sul confine ci sono ancora, e il presidente russo sta aspettando un gesto concreto da parte della comunità internazionale per ritirarli.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Marta Ottaviani, autrice del libro <em>Brigate russe:</em> &#8220;Per il momento l’intervento militare non c’è stato e credo che non ci sarà. Maggiore attenzione merita la guerra informatica tra troll e hacker già in atto da anni</span></p>
<p><strong><strong><strong>Secondo alcune fonti le truppe russe si stanno ammassando in altri punti al confine, non c&#8217;è un abbandono. Putin sta aspettando un gesto concreto per ritirarli. </strong></strong>Alcune truppe russe sono state ritirate, a quanto emerge. </strong></p>
<p>C’è stato un arretramento, questo è certo. Secondo alcune fonti, però, si stanno ammassando in altri punti del confine. E&#8217; una situazione decisamente in divenire.</p>
<p><strong>In questo periodo sono aumentati anche gli attacchi hacker della Russia verso l’Ucraina?</strong></p>
<p>Gli attacchi hacker ai danni dell’Ucraina sono ricorrenti: è chiaro che in questo periodo si sono intensificati, come si sono intensificati anche gli allarmi di pacchi bomba: tutte cose per far crescere il senso di insicurezza all’interno della popolazione. È chiaro che hanno un impatto mediatico minore rispetto a 150mila soldati appostati al confine.</p>
<p><strong>Dopo anni di diffidenza tra Russia e Ucraina, perché proprio adesso nasce questo grande allarme?</strong></p>
<p>L’ammassamento delle truppe è iniziato da febbraio, un mese dopo l’elezione del presidente americano Joe Biden. Vladimir Putin ha iniziato lentamente, ma progressivamente, ad ammassare truppe. A giugno c’è stato un incontro tra i due presidenti, ma lui ha continuato a posizionare soldati. <mark class='mark mark-yellow'>Questo è un messaggio per Joe Biden: Putin sta testando la volontà del presidente americano e probabilmente la capacità di Washington di reagire a una guerra non lineare.</mark></p>
<p><strong>E qual è la posizione degli storici nemici della Russia, gli Stati Uniti? Sono impreparati, al momento?</strong></p>
<p>Mi sembra che si siano fatti cogliere con le mani nel sacco. Gli Stati Uniti dal 2016 sicuramente hanno subìto la guerra non lineare russa: i tentativi di destabilizzazione delle elezioni americane del 2016 e 2020 parlano abbastanza chiaro. Hanno lasciato a Putin la conduzione del gioco e il fatto che non abbia ancora ritirato le truppe significa che comunque il presidente russo non si fida degli Stati Uniti.</p>
<p><strong>Mentre le ripercussioni per l’Europa e l’Italia quali sono? Perché questa crisi interessa anche a noi?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Noi siamo legati all&#8217;Ucraina e alla regione per motivi energetici. In più, avere una destabilizzazione così forte alle porte dell’Europa non è per niente una bella prospettiva.</mark> Anche perché i rapporti della Russia con diversi Stati europei sono molto forti, e in questo momento l&#8217;Europa non riesce a portare avanti una politica estera coesa e compatta.</p>
<p><strong> </strong></p>
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