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	<title>magzine &#187; Esercito europeo</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>DIFESA COMUNE EUROPEA: UNA DISCUSSIONE LUNGA (QUASI) UN SECOLO</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 06:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marco Castellini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
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		<description><![CDATA[«Dopo la caduta del Muro di Berlino, l&#8217;Ue pensava di &#8220;essere circondata da un anello di amici&#8221;, ma si è ritrovata &#8220;circondata da un anello di incendi e di instabilità». ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2800" height="1200" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/04/difesa-europea.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="difesa europea" /></p><p><a href="https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/borrell-guerra-in-ue_2H56Iw9Hps8L7gPRCkUdoh"><strong>«Dopo la caduta del Muro di Berlino, l&#8217;Ue pensava di &#8220;essere circondata da un anello di amici&#8221;, ma si è ritrovata &#8220;circondata da un anello di incendi e di instabilità».</strong></a> Le parole pronunciate dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea Borrell suonano come un monito. Di fronte alle sfide di un sistema globale che appare sempre più imprevedibile, l’Europa è tornata ad interrogarsi su come poter creare una difesa comune per garantire la propria sicurezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un primo tentativo: la CED</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La creazione di una <strong>Comunità Europea di Difesa (CED)</strong> era nei piani degli Stati del vecchio continente già dopo la Seconda Guerra Mondiale</mark>. Le tensioni della Guerra Fredda e la minaccia di una possibile invasione sovietica avevano portato gli Stati a pensare che fosse vitale creare un Europa sempre più unita, e di pari passo con l’integrazione economica anche quella di difesa doveva essere uno degli strumenti per raggiungere questo obiettivo. Un piano in tal senso fu elaborato da Jean Monnet, ideatore del Piano Schumann che già aveva portato alla costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. <mark class='mark mark-yellow'>Il Trattato istitutivo della CED verrà firmato il 27 maggio 1952 a Parigi, ma non entrerà mai in vigore a causa della mancata ratifica da parte della Francia</mark> che, coinvolta nel frattempo nella guerra d’Indocina, dopo la morte di Stalin non vedeva più nella CED una priorità.</p>
<p>Nel frattempo la protezione dell’ombrello nucleare americano aveva portato gli Stati a concentrarsi sull’integrazione economica, mentre il progetto di una difesa comune ha attraversato ulteriori fasi di sviluppo senza mai giungere ad una soluzione definitiva. <mark class='mark mark-yellow'>In ogni caso, una tappa significativa di questo sviluppo fu l’introduzione della <strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM:mutual_defence">clausola della difesa reciproca</a></strong>, introdotta con il <strong>Trattato di Lisbona nel 2009</strong></mark>, la quale prevedeva che qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso in conformità dell’articolo <a href="https://www.comitatoatlantico.it/documenti/carta-delle-nazioni-unite-art-51-53/">51 della Carta delle Nazioni Unite</a>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>L&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina e la crescente sfiducia verso la Nato hanno reso sempre più forte la necessità di una Comunità Europea di Difesa</span></p>
<p><strong>Perché è necessaria una Difesa Europea?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nel contesto di oggi la questione della sicurezza è tornata a farsi sentire alla luce dell’invasione russa dell’Ucraina</mark>. Basti pensare che la Danimarca ha esteso la coscrizione obbligatoria alle donne, provvedimento che entrerà in vigore nel 2026, mentre Finlandia e Svezia, per tradizione neutrali, hanno fatto il loro ingresso nell’Alleanza Atlantica.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Ma non è solo la percezione del “pericolo russo” che ha spinto l’Europa a riproporre il tema della Difesa Comune. Se è vero che le alleanze si fondano sulla fiducia, quella nei confronti dell’alleato americano sembra essere venuta meno, <a href="https://edition.cnn.com/2024/02/10/politics/trump-russia-nato/index.html">specialmente in caso di una nuova presidenza Trump</a>, </mark>portando a dubitare che la NATO sia davvero disposta a difendere l’Europa da un eventuale attacco russo: «E’ lo stesso discorso di quando alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale ci si chiedeva se fosse il caso di andare a morire per Danzica. In questo caso crollerebbe <a href="https://www.nato.int/cps/fr/natohq/official_texts_17120.htm?selectedLocale=it"><strong>l’articolo 5 della NATO</strong></a> e dunque l’alleanza stessa, lasciando l’Europa in balia della Russia. Una difesa Europea oggi è un&#8217;urgenza straordinaria per poter garantire la nostra sicurezza, specie perché i singoli Stati nazionali non sono più in grado di farlo da soli», afferma il <strong>direttore di <a href="https://euractiv.it/"><em>Euractiv.it </em></a>Roberto Castaldi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gli ostacoli da superare</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nonostante le tensioni internazionali e la sfiducia della Nato sembrino aver reso evidente l’importanza di costituire una difesa europea autonoma, alcuni dei fattori che ne hanno ostacolato la costituzione sono da ricercarsi proprio nell’Unione stessa</mark>. Secondo <strong>Maurizio Boni, già generale di corpo d’armata dell’Esercito, giornalista pubblicista e opinionista di <a href="https://www.analisidifesa.it/">Analisi Difesa</a></strong>: «Dopo il secondo conflitto mondiale, se è stata relativamente più facile l’integrazione economica, molto più difficile è stato fissare una politica estera e di difesa comune, specie a causa del protagonismo di alcuni Stati, specialmente quelli più importanti storicamente nello sviluppo dell’UE, che vogliono imporre la loro visione. Un caso lampante è la Francia che non ha mai nascosto il suo desiderio di porsi come guida militare dell’Europa».</p>
<p>Le parole del generale sembrano essere confermate da un aneddoto, risalente al 1958, che narra che durante un colloquio con il giornalista Indro Montanelli, l’ambasciatore italiano Pietro Quaroni e il presidente francese Charles de Gaulle, quest’ultimo avrebbe affermato: <a href="https://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-12-05/01.spm">«Signori, la Francia, per diventare la Francia, ha speso sei secoli di Storia e di sangue, e sessanta Re. E ora dovrebbe contentarsi di ridiventare un pezzo d&#8217;Europa e basta?»</a>.</p>
<p>Ma se nel suo protagonismo Parigi può vantarsi di essere la maggior potenza militare continentale, dotata di un arsenale atomico e forte di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, qualunque stato dell’UE potrebbe rivelarsi un ostacolo alla creazione della Comunità di Difesa, indipendentemente dal suo peso militare. Sul tema della politica di sicurezza comune vige il principio dell’unanimità, cioè tutti gli Stati europei devono dare il loro assenso perché qualsiasi decisione possa essere presa «il principio di unanimità rischia in questo senso di diventare una “dittatura della minoranza” in grado di bloccare qualunque decisione. Bisognerebbe avere invece un sistema istituzionale che, votando a maggioranza, permetta di avere un governo europeo responsabile della politica estera e di difesa», commenta il direttore Castaldi.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Un altro problema sta invece nella modellazione di questa comunità di difesa. Essa dovrà essere costituita, <a href="https://www.linkiesta.it/2021/01/difesa-europea-politica-sicurezza/">come proposto tempo addietro dalla SPD tedesca</a>, da militari europei in senso stretto oppure da contingenti nazionali impiegati sotto la bandiera Ue?</mark> Nel primo caso, come ci spiega il <strong>professore Andrea Locatelli, docente di Studi Strategici all’Università Cattolica di Milano, </strong>«non avrebbe molto senso come cosa perché rischierebbe di produrre dei doppioni. Sarebbe come dire che un soldato italiano diventa un soldato europeo mentre un altro resta semplicemente italiano. Ha più senso per esempio che le forze armate nazionali siano impiegate all’interno di missioni europee con una chiara catena di comando temporanea, e terminata la missione, queste tornino ad essere forze armate nazionali».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una Comunità indipendente o sotto l’egida della NATO?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Mentre ci si interroga sul tipo di struttura che una Difesa europea dovrebbe avere, altro punto di discussione riguarda i rapporti che questa dovrebbe avere con l’Alleanza atlantica</mark>. Da un lato, gli Stati Uniti hanno da sempre invitato gli alleati del Vecchio Continente a impegnarsi maggiormente per la propria sicurezza, ma dall’altro lato. la creazione di un esercito europeo completamente indipendente dalla Nato pare alquanto improbabile, mentre sembra essere più in voga l’idea di una difesa europea in seno alla stessa Alleanza atlantica. Secondo il Generale Boni, «gli Stati Uniti vorrebbero un’Europa forte ma non troppo, un’Europa in grado di provvedere alla propria difesa ma che allo stesso tempo non contrasti con i loro interessi. Bisogna poi considerare il fatto che molti Stati europei fanno parte della Nato e una difesa completamente estranea potrebbe creare molte complicazioni perché i soldati di quella stessa Comunità farebbero parte allo stesso tempo dell’Alleanza atlantica».</p>
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		<title>Il Trump-pensiero sulla NATO mette l&#8217;Europa di fronte a una scelta</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 20:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[L’avvertimento è decollato da Conway ed è atterrato a Bruxelles. Sotto forma di aneddoto, dal palco in cui ha tenuto un comizio elettorale in South Carolina, Donald Trump l’ha recapitato ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1164" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/Michel-Stoltenberg-von-der-Leyen-©-NATO-2023-2048x1164.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Michel-Stoltenberg-von-der-Leyen-©-NATO-2023-2048x1164" /></p><p>L’avvertimento è decollato da Conway ed è atterrato a Bruxelles. Sotto forma di aneddoto, dal palco in cui ha tenuto un <a href="https://www.nytimes.com/2024/02/11/world/europe/trump-nato-analysis.html">comizio elettorale in South Carolina</a>, <strong>Donald Trump</strong> l’ha recapitato ai quartier generale della <strong>NATO</strong> e dell’<strong>Unione Europea</strong>. «Signore, se non paghiamo e veniamo attaccati dalla Russia, lei ci proteggerà?», gli avrebbe domandato, sentendosi tra le mire di <strong>Vladimir Putin</strong>, un capo di stato o di governo di un «grande Paese», presumibilmente, aderente al <strong>Patto Atlantico</strong> e bagnato dal mar Baltico. La sua replica sarebbe stata: «No, non vi proteggerò. Anzi, li incoraggerei a fare quello che diavolo vogliono. Dovete pagare».</p>
<p><strong>Trump vs Nato</strong></p>
<p>Il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti ha inscenato una conversazione per ribadire l’intenzione di frantumare i legami con l’<strong>Alleanza atlantica</strong> &#8211; che sta preparando il suo settantacinquesimo compleanno (4 aprile) &#8211; e l’Unione Europea, se rientrerà alla <strong>Casa Bianca</strong>. Se si concretizzasse, come desidera dalla sua<a href="https://www.cbsnews.com/news/trump-nato-past-comments/"> prima campagna elettorale per le elezioni presidenziali (2016</a>), ricadrebbe sui rapporti con gli Stati del blocco occidentale, inclusi i 27 appartenenti all’UE, che sarebbe sprovvisto dell’<em>ombrello nucleare</em> di Washington. Li contesta &#8211; in alcuni casi a ragione &#8211; di non contribuire alla spesa per la difesa con il <strong>2% del Prodotto Interno Lordo (PIL)</strong>, che &#8211; secondo le stime &#8211; l’anno scorso è aumentata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="min-height: 335px;"><script src="https://datawrapper.dwcdn.net/53v2k/embed.js?v=3" defer="defer" type="text/javascript" charset="utf-8"></script><noscript><img src="http://magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/full.png" alt="Il grafico riporta della spesa per la difesa, in dollari statunitensi, dei membri della NATO dal 2014 al 2023. I dati per il 2022 e il 2023 sono stime. Gli aggregati dal 2017 in poi includono il Montenegro, dal 2020 in poi comprende la Macedonia del Nord, dal 2023 include la Finlandia." /></noscript></div>
<p>Al momento, solo 11 su 31 sono in linea con l’obiettivo del 2%, come è stato stabilito nel <a href="https://www.politico.eu/article/only-11-nato-allies-set-to-reach-spending-target-new-data-shows/">vertice dell’organizzazione, a Newport, nel 2014</a>; i restanti, con scadenze differenti, dovranno raggiungerlo. Entro il 2025, la <strong>Francia</strong>; tre anni più tardi, l’<strong>Italia</strong>. The Donald, in più, sostiene che il comportamento dei membri della NATO stia costando «un sacco di soldi» alla Nazione per proteggerli, che è seconda per la spesa in rapporto al PIL, alle spalle della <strong>Polonia</strong>.  </p>
<div style="min-height: 696px;"><script src="https://datawrapper.dwcdn.net/dH06h/embed.js?v=1" defer="defer" type="text/javascript" charset="utf-8"></script><noscript><img src="http://magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/76_full.png" alt="Il grafico riporta la spesa per la difesa in rapporto al PIL dei 31 paesi membri della NATO. I dati utilizzati sono stime." /></noscript></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sua opinione sull’impegno statunitense nell’Alleanza atlantica e sui legami con l’Unione Europea, <a href="https://globalaffairs.org/research/public-opinion-survey/americans-continue-see-benefits-us-alliances">che cozza con quella dei suoi concittadini</a>, non è riducibile solo alla questione economica. Lo spiega, a <em>Magzine</em>, <strong>David Bachman</strong>, professore della Scuola di Studi Internazionali “Henry M. Jackson” dell’Università di Washington: «Trump vede la NATO potenzialmente trascinare gli Stati Uniti in una guerra con la Russia. Ha una vena isolazionista, e non vuole vederle il Paese sfruttato, dal suo punto di vista. La sua “strategia” è avere la massima libertà d’azione per stringere accordi con gli altri, in particolare con i leader autoritari che, si presume, possano richiedere l’approvazione parlamentare o congressuale delle azioni esecutive in modi diversi dai sistemi politici democratici».</p>
<p>Alla presidenza, e al comando del personale militare più vasto al servizio della NATO (<strong>1,35 milioni</strong>) schierato anche in Italia, Trump dovrebbe affrontare un ostacolo che gli impedirebbe di concretizzare la sua aspirazione, come è accaduto nel suo primo mandato (2017-2021): «Ha già fatto i conti con molte resistenze nella sua scorsa amministrazione all’idea di lasciare l’Alleanza atlantica. Questa volta, tuttavia, ha promesso di mettere solo persone “leali”. Ma il Congresso ha approvato una legge secondo la quale dovrebbe ottenere la sua approvazione per abbandonarla. Sebbene ci sia il caso della Corte Suprema, Goldwater contro Carter (1979, <em>ndr</em>), che ha stabilito che il Presidente ha il diritto di ritirare il Paese dai trattati», ricorda Bachman.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="min-height: 1222px;"><script src="https://datawrapper.dwcdn.net/FMj4u/embed.js?v=2" defer="defer" type="text/javascript" charset="utf-8"></script><noscript><img src="http://magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/49_full.png" alt="Il grafico riporta il numero di personale militare di ogni membro della NATO nel 2023. I dati sono stime." /></noscript></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’assist all’Unione Europea</strong></p>
<p>A Bruxelles, il progetto del 45° Presidente degli Stati Uniti è noto. Nel quadriennio in cui l’UE si è dovuta misurare con l’inquilino della Casa Bianca, che l’ha inserita nella<a href="https://www.theguardian.com/us-news/video/2018/jul/15/donald-trump-calls-the-eu-a-foe-video"> lista dei «nemici»</a>, le collisioni sono state continue, soprattutto, nel settore commerciale. Questa volta, però, la contesa potrebbe non essere il conto delle esportazioni e delle importazioni, bensì la collaborazione sulla sicurezza e la difesa. I <a href="https://www.nytimes.com/2018/05/31/us/politics/trump-aluminum-steel-tariffs.html">dazi</a>, dunque, non sarebbero la soluzione.</p>
<p>Le parole di Trump hanno rispolverato un proposito nell’agenda dei 27: l’<strong>esercito europeo</strong>. È discusso, dal 2013, nell’ambito dell’«autonomia strategica europea» e, nei giorni scorsi, è riapparso nelle dichiarazioni e nei <em>tweet</em> dei rappresentanti sia delle istituzioni comunitarie, come <a href="https://www.politico.eu/article/donald-trump-nato-threat-denounced-across-europe/"><strong>Charles Michel</strong> </a>(presidente del Consiglio europeo), sia dei governi nazionali, tra i quali <a href="https://www.reuters.com/world/europe/italian-foreign-minister-calls-formation-eu-army-2024-01-07/"><strong>Antonio Tajani</strong></a> (ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale). Incoraggiati, oltreché dal proseguo del conflitto tra l’<strong>Ucraina</strong> &#8211; finanziata e armata &#8211; e la <strong>Russia</strong> che ha comportato <a href="https://eda.europa.eu/news-and-events/news/2023/11/30/record-high-european-defence-spending-boosted-by-procurement-of-new-equipment">l’incremento record della spesa militare nell’UE</a> (+6%, 240 miliardi), dallo scenario in cui le oltre 65mila truppe a stelle e strisce &#8211; <a href="https://www.militarytimes.com/news/your-military/2022/12/30/new-in-2023-us-troops-in-europe-to-continue-deployments-training/">se sono aggiunte 20mila dall’invasione russa</a> &#8211;  fossero ritirate dall’Europa.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560"><p>
The Transatlantic Alliance has underpinned the security and the prosperity of Americans, Canadians and Europeans for 75 years.</p>
<p>Reckless statements on <a href="https://twitter.com/hashtag/NATO?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#NATO</a>’s security and Art 5 solidarity serve only Putin’s interest.</p>
<p>They do not bring more security or peace to the world.</p>
<p>On…</p>
<p>— Charles Michel (@CharlesMichel) <a href="https://twitter.com/CharlesMichel/status/1756663534279106584?ref_src=twsrc%5Etfw">February 11, 2024</a>
</p></blockquote>
<p><script src="https://platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<p>«L’esercito europeo è un progetto indispensabile. La difesa europea serve a restituire una sovranità ai cittadini. All’inizio sarà duale, con una piccola forza europea e una capacità di coordinamento delle forze militari nazionali. Permetterà l’aumento della capacità di difesa, la possibilità di contribuire alla stabilizzazione dell’area di vicinato e l’impatto positivo sull’innovazione industriale. Potrà essere la gamba europea della NATO, trasformando l’Alleanza atlantica in una “equal partnership” che permetterebbe di rafforzare l’Europa e l’Occidente di fronte alle sfide attuali», sottolinea, a <em>Magzine</em>,<strong> Roberto Castaldi</strong>, politologo e direttore di CesUE ed EURACTIV Italia.</p>
<p>Al completo, l’esercito europeo potrebbe schierare <a href="https://www.washingtonpost.com/outlook/2022/05/18/european-union-army-ukraine/">1,3 milioni di militari (1,4 sono quelli statunitensi)</a>, ma sta incontrando delle <a href="https://www.defensenews.com/global/europe/2024/02/05/eu-member-countries-push-back-on-italys-call-for-european-army/">opposizioni</a>. Le hanno espresse, per esempio, i ministeri della Difesa spagnolo («L’idea è irrealistica o insostenibile nel prossimo futuro») e danese («La difesa rimane una questione di sovranità nazionale»). E le conferma Castaldi: «Le resistenze sono di varia natura. C’è chi teme di indebolire la NATO e chi di dover “cedere” la sovranità nazionale sulla difesa. Ma la difesa europea non comporta conseguenze negative strutturali, solo costi di aggiustamento. E le difese nazionali sono inutili e uno spreco perché gli Stati dell’UE insieme hanno la seconda spesa militare mondiale, senza alcuna capacità di deterrenza, e spendono circa il 35% degli Stati Uniti con una capacità del 10%».</p>
<p>La minaccia di Trump potrebbe trasformarsi in una condanna o in un’opportunità per l’Unione Europea.</p>
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