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	<title>magzine &#187; #emergenza</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Milano, via col vento: tre feriti gravi e danni in città</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 16:47:17 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[Alberi caduti, impalcature e cornicioni danneggiati, tegole pericolanti. Ma, soprattutto, tre feriti e centinaia di chiamate a Vigili del fuoco e Protezione Civile dalle 11 del mattino fino a stasera. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="960" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/Emergenza-vento-Milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Strada bloccata in Viale S. Gimignano, a Milano." /></p><p>Alberi caduti, impalcature e cornicioni danneggiati, tegole pericolanti. Ma, soprattutto, tre feriti e centinaia di chiamate a Vigili del fuoco e Protezione Civile dalle 11 del mattino fino a stasera. Secondo Pamela Torchiarulo dell&#8217;Osservatorio Meteorologico Milano Duomo, la causa è da ricercarsi in un &#8220;intenso episodio di vento foehn, anche se è raro che sia così forte&#8221;. La velocità nel centro di Milano è stata infatti di 63 chilometri all&#8217;ora, con raffiche che hanno raggiunto i 75: valori molto alti per il centro abitato.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Centinaia le chiamate ai Vigili del Fuoco: dichiarata allerta in città per un foehn che viaggia a circa cento chilometri orari e arriva da Nord</span></p>
<p>A Rho, il crollo di un albero in Piazza della Libertà ha travolto e ferito un uomo di 64 anni e una donna di 66. L&#8217;uomo, ricoverato al Niguarda, ha riportato uno schiacciamento addominale e ferite alla gamba e a una spalla; la donna è stata portata in codice verde all&#8217;Ospedale di Rho.<mark class='mark mark-yellow'>Sono invece gravi le condizioni di un agricoltore di 76 anni di Settala, zona Est di Milano, dopo che questa mattina due alberi gli sono caduti addosso mentre potava delle piante</mark>.</p>
<p>A Segrate, il vento ha divelto le lamiere del tetto di un asilo, senza però danni alla scolaresca. Secondo i carabinieri del comando locale &#8220;c&#8217;era vento forte, le maestre avevano paura e hanno detto ai genitori di andare a prendere i propri figli&#8221;.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per precauzione, il Comune di Milano e quello di Monza hanno deciso di chiudere gli accessi ai parchi pubblici, invitando le persone a “non utilizzare le aree alberate non recintate per l’intera giornata”.</mark> Anche un pezzo della copertura a vetro del tetto della Stazione Centrale di Milano si è staccato a causa del forte vento, oltre al parafulmine del torrione di Santo Spirito del Castello Sforzesco. Nel complesso, non sono stati registrati danni alla viabilità ferroviaria sul lungo periodo, a parte un primo momento di blocco.</p>
<p>I vigili del fuoco sono inoltre intervenuti sul tetto del Palazzo di Giustizia, dopo che forti raffiche hanno sollevato alcune parti di rivestimento rendendole pericolanti. Andrea Zaccone, dirigente della protezione civile in Regione Lombardia, spiega che &#8220;i volontari della protezione civile sono intervenuti in maniera intensiva, aiutando a tagliare rami e a sistemare le piante cadute. Inoltre sono stati impegnati pesantemente in un incendio nella zona di Solbiate, dove sono intervenuti con elicotteri&#8221;. Tuttavia &#8220;le segnalazioni sono state numerose ma non di gravissima entità,fatta eccezione per  l&#8217;incidente in Stazione Centrale&#8221;.</p>
<p class="yiv4458148881MsoNormal">E&#8217; stata sospesa l&#8217;attività vaccinale all&#8217;hub di Trenno per salvaguardare l&#8217;incolumità dei pazienti e del personale sanitario. Le vaccinazioni riprenderanno a partire dalla giornata di mercoledì. Sono invece ancora in corso gli accertamenti sulle cause di un incidente sul lavoro, questa mattina, a Cornaredo, dove un operaio di un cantiere è stato trovato a terra. Non si esclude che la caduta sia stata causata dal vento che, sempre secondo Pamela Torchiarulo dell&#8217;Osservatorio Meteorologico Milano Duomo, dovrebbe “concludersi entro metà pomeriggio”.</p>
<p><strong>Danni alla Stazione Centrale</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Un certo numero di lamiere in plastica si sono staccate dal tetto della Stazione Centrale a causa del vento</mark> ma le forze dell’ordine sono intervenute immediatamente per risolvere i possibili disagi, circoscrivendo l’area di interesse al terzo piano con le transenne. A quel punto, gli operatori di Reti Ferroviarie Italiane  hanno diretto il flusso dei passeggeri all’unico varco rimasto aperto davanti alle due scale mobili che fungono da entrata e uscita ai binari.<mark class='mark mark-yellow'>Gli agenti dell’Italpol hanno confermato che non ci sono stati feriti né particolari problemi: “Entro lunedì notte la stazione riaprirà totalmente”</mark>. In realtà, in Stazione Centrale, la vita sembra non essersi mai fermata.<mark class='mark mark-yellow'>Stando alle informazioni fornite dal personale di Italo e di TreNord, non sono stati registrati ritardi nelle linee ferroviarie che collegano Milano alle altre città. Le persone che lavorano nei bar e nei ristoranti all’interno della stazione non si erano nemmeno rese conto del cambio di flusso organizzato dalle forze dell’ordine</mark>. Anche intorno alla stazione, non ci sono danni particolarmente visibili: a distanza di poche ore dall’accaduto, le bandiere del palazzo del Consiglio Regione Lombardia che erano cadute, sono state sistemate. Non è rimasta alcuna traccia delle forti raffiche di vento che le aveva fatte volare via in mattinata.</p>
<p><strong>Un asilo scoperchiato a Segrate</strong></p>
<p>Vento, disagio e preoccupazione hanno fatto banco a Segrate, nella periferia Est di Milano, quando il vento ha iniziato a soffiare forte.<mark class='mark mark-yellow'>Al punto che è stato evacuato l’asilo dell’Istituto Comprensivo Statale Rosanna Galbusera. Le forti raffiche hanno divelto il tetto della struttura costringendo il personale e i bambini a lasciare la scuola</mark>. Come comunicato dai Carabinieri, le maestre, prese dal panico, hanno deciso di comune accordo di avvisare i genitori e sospendere le attività didattiche. Non ci sono stati né feriti né vittime, nonostante la violenza del vento che ha raggiunto i 101 chilometri orari, il dato più alto riscontrato in tutta la provincia lombarda. I vigili del fuoco e la polizia locale sono intervenuti e hanno messo in sicurezza l’edificio, adesso isolato e circondato dai nastri per evitare rischi ulteriori.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nelle zone limitrofe non si sono registrati particolari disagi, anche se nelle vie del quartiere di San Felice è facile imbattersi in rami e sterpaglie cadute sull’asfalto</mark>. Nella zona, da stamattina, si sono prodigati numerosi operai per verificare lo stato delle piante dopo la raffica di vento ed intervenire per rimuovere eventuali ostacoli. Tra questi c’è<mark class='mark mark-yellow'>Massimo, giardiniere di un’osteria che si affaccia sul lago Malaspina. Qui le folate non hanno provocato danni agli edifici, ma hanno rovesciato vasi e sedie. “Quando c’è così tanto vento le piante vanno in atrofia – spiega – e il peso consistente delle chiome le fa cadere a terra</mark>. Le radici non riescono a fare presa sul suolo che è troppo secco poiché non piove da dicembre”. Massimo descrive la mattinata concitata e racconta anche di un suo collega che è stato chiamato nella vicina cittadina di San Bovio per rimuovere un tronco caduto nel cortile di un condominio.</p>
<p><strong>Milano Ovest in ginocchio, danni nel quartiere ebraico</strong></p>
<p>“<em>Eppure il vento soffia ancora</em>”, cantava Pierangelo Bertoli, e alla periferia Ovest di Milano, nel quartiere ebraico, vicino piazza delle Bande Nere, pare abbia soffiato più del giusto.<mark class='mark mark-yellow'>Viale San Gimignano è bloccato da una pattuglia della Guardia di Finanza: le auto non passano. Passano a piedi solo i curiosi mentre gli operai cercano di fare a pezzi un albero enorme, caduto in mezzo alla strada intorno a mezzogiorno. Il traffico si è bloccato. Fortunatamente non c’è stato alcun ferito perché al momento dell’incidente non passavano né pedoni né macchine</mark>. La pianta ha comunque travolto alcune auto: due sono rimaste schiacciate sotto al suo peso, mentre altre sono state scheggiate dai rami. Una di queste appartiene a Lilli Levi, titolare di un negozio Kosher che si trova proprio davanti al punto in cui è caduto l’albero. “Il vento era fortissimo, ho sentito un forte botto e un clacson che suonava all’impazzata. Sono uscita dal negozio pensando ad un incidente, invece mi sono trovata davanti una pianta sradicata”, dichiara la donna. L’albero a terra è uno dei più grandi della via, gli altri sono rimasti ben piantati al terreno.<mark class='mark mark-yellow'>“È un miracolo che nessuno sia stato ferito. E pensare che qui in Viale San Gimignano ci sono anche due scuole, poteva andare decisamente peggio” conclude Lilli</mark>.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Visto che non piove da parecchi mesi, il terreno è secco: probabilmente anche per questo motivo la pianta si è staccata dal suolo nonostante fosse ancorata a una base di cemento</mark>. Dato che eventi estremi come quello di oggi sono sempre più frequenti, ci si chiede se non sia il caso di intervenire  sul verde pubblico per evitare, in futuro, che altri alberi possano staccarsi dal terreno e possano ferire i passanti o distruggere auto in sosta, come è accaduto oggi.</p>
<p><strong>Dalla zona Fiera Milano a Rho, tanti danni e un ferito grave</strong></p>
<p>In un primo momento, si vede solo qualche bicicletta o qualche motorino rovesciati a terra, ma è subito fuori la stazione di Rho, in piazza Libertà, che si è verificato l’incidente più grande.<mark class='mark mark-yellow'>Un albero si è spezzato ed è crollato in mezzo alla strada. Una farmacia si trova proprio davanti la stazione, ed è lì che il primo testimone, il farmacista Giancarlo L., ricostruisce la vicenda</mark>. Racconta che “si è sentito un gran tonfo all’improvviso, e la corteccia si è come spezzata. Fortunatamente all’angolo della strada c’erano i Carabinieri che sono subito accorsi, perché una signora è rimasta ferita”. Continua dicendo che la signora era stesa a terra e lamentava male al ginocchio. Successivamente sono arrivate polizia ed ambulanza sul posto. Giancarlo conclude, dicendo: “Nel giro di mezz’ora l’albero è stato segato e la circolazione era libera.<mark class='mark mark-yellow'>Tuttavia, il disagio più grande per noi non è stata la circolazione interrotta, ma la mancanza di corrente nel corso della mattinata</mark>”.</p>
<p>Poco distante si trova il bar della signora Giuliana Crivelli e di sua sorella. Quest’ultima è stata testimone dell’accaduto e ha inviato foto in tempo reale alla sorella. La stessa Giuliana ha avuto difficoltà a raggiungere il suo bar a causa di un altro albero in mezzo alla strada, in via Pace: “Spero non ci siano stati altri danni”.<mark class='mark mark-yellow'>Nessuno dei due testimoni sapeva dell’uomo gravemente ferito dalla caduta dell’albero in piazza, anche se entrambi speravano stesse bene</mark>.</p>
<p>Fuori dal centro di Rho, anche via Settembrini è stata oggetto di caduta di alberi. Tuttavia, arrivando all’Ospedale Casati, situato lungo la strada, nessuno sembrava sapere niente. Segno che i disagi erano stati limitati e il forte vento non aveva creato altri danni.<mark class='mark mark-yellow'>Tutto sommato, la giornata si è conclusa positivamente. Rimane solo, per dirla con le parole della signora Giovanna, seduta in chiesa alla ricerca di un posto silenzioso, “un leggero nervosismo causato da questo forte vento”</mark>.</p>
<p><strong>I soccorsi: testimonianze dagli ospedali Niguarda e San Raffaele</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>È stato ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano l’uomo di 69 anni che, insieme ad un’altra donna, è stato colpito dall&#8217;albero caduto a Rho. Secondo le informazioni del 118, i due si trovavano in piazza della Libertà al momento dell’incidente</mark>; trasportato in codice rosso, il 69enne ha riportato gravi traumi all’addome, alle gambe e alla spalla, mentre la donna è arrivata in pronto soccorso a Rho in codice verde. Secondo il vigilante di turno del Niguarda, ci sarebbe anche un altro paziente attualmente ricoverato in ospedale a causa di un incidente provocato del forte vento di questa mattina.</p>
<p>I segni del maltempo sono evidenti non solo all’interno del pronto soccorso, dove ogni mezz’ora il pavimento viene ripulito da foglie e rami trasportati dalle folate, ma anche nelle zone circostanti l’ospedale: in via Graziano Imperatore, a soli dieci minuti a piedi dal Niguarda, il vento ha spazzato tegole dai tetti e cartelli stradali.<mark class='mark mark-yellow'>Un tassista questa mattina si è rifugiato a casa dopo aver visto macchine colpite da alberi e annunci pubblicitari caduti: “Quando ho sentito le forti raffiche di vento – racconta – ho accompagnato l’ultimo cliente e sono tornato a casa per evitare danni e disagi”</mark>.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Anche l’Ospedale San Raffaele di Milano ha ricoverato un 76enne rimasto ferito a Settala, in località Cascina Baialupa, in seguito a un incidente causato del forte vento</mark>. L’uomo, un agricoltore, stava togliendo del fogliame in una strada in aperta campagna, quando è stato colpito da alcuni alberi che sono stati sradicati dalle raffiche di vento.  E&#8217; stato estratto solo grazie all’arrivo dei Vigili del fuoco. Ricoverato in codice rosso, e ha riportato una frattura al piede e un trauma cranico ma non sembrerebbe in pericolo di vita. All’interno dell’Ospedale il riserbo è massimo: l’ufficio stampa non rilascia dichiarazioni e non fa trapelare informazioni sule condizioni dell&#8217;uomo o su altri feriti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong><a href="https://public.flourish.studio/visualisation/8634410/">Guarda qui l&#8217;infografica con i dettagli sul numero degli incidenti del milanese e la loro geolocalizzazione</a></strong></h3>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-52867 alignleft" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/Screen-Shot-2022-02-07-at-18.49.55-300x194.png" alt="Screen Shot 2022-02-07 at 18.49.55" width="300" height="194" /></p>
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		<title>Auto bianche in zona rossa: vivere da tassista al tempo del Covid</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2020 10:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Magistro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/taxi-1184799_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="taxi-1184799_1920" /></p><p>«Ho iniziato con mio papà nel 2015, è lui che mi ha trasmesso la passione per questo lavoro. Lo scorso aprile ho comprato una licenza e una macchina tutta mia e poco dopo è successo quello che è successo e mi sono trovato in forte difficoltà».<mark class='mark mark-yellow'> <strong>Massimiliano Racanati</strong>, classe ‘93, è un giovane tassista del Nord Milano che, come i suoi circa 21mila colleghi in tutta Italia, sta pagando un prezzo molto caro per le chiusure anti-Covid, vivendo la crisi economica in modo indiretto, ma non per questo meno rilevante.</mark></p>
<p>Prima che il virus cambiasse le sue abitudini lavorative, Massimiliano usciva di casa alle 7:00 e tornava alle 17:00, un turno che, in media, gli garantiva dalle 15 alle 20 corse al giorno. Ora queste si sono ridotte a tre o quattro, e a volte si tratta di percorsi molto brevi che gli consentono di guadagnare in tutto circa 20 euro, la stessa somma necessaria per la manutenzione giornaliera del suo taxi fermo. La chiusura di uffici, bar, ristoranti e alberghi ha portato a un annullamento quasi totale delle chiamate. <mark class='mark mark-yellow'>Ora il lavoro si è spostato principalmente negli ospedali, mentre i luoghi che un tempo erano i più movimentati e ambiti per i tassisti milanesi- dalla Stazione di Milano Centrale all’aeroporto di Linate- si sono trasformati in un posteggio fisso dove le auto bianche rimangono ferme ore e ore prima di ricevere una chiamata. </mark>«La difficoltà nostra in questo periodo è proprio il fatto di dover girare tanto a vuoto per trovare un posteggio. Con il coprifuoco e le chiusure notturne, i colleghi che un tempo lavoravano di notte sono costretti a lavorare di giorno. Così, i quasi 5mila tassisti in tutta la città si ritrovano sovraffollati nelle ore diurne».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Una giornata con Massimiliano Recanati, tassista, tra file interminabili ai parcheggi e procedure di pulizia dell&#8217;auto: &#8220;La pandemia per noi è stata un disastro, ma qui a Milano stiamo cercando di reinventarci&#8221;</span></p>
<p>Ma la crisi delle auto bianche è prima di tutto economica. <mark class='mark mark-yellow'>Con il <strong>Decreto Ristori</strong> varato a ottobre, il governo ha stanziato per tassisti e titolari di noleggio con conducente un indennizzo pari al 100% di quanto avevano ottenuto con il <strong>Decreto Rilancio</strong>, nell’aprile scorso. Il 21 novembre il consiglio dei Ministri ha approvato il <strong>Decreto Ristori ter</strong> che vedrà lo stanziamento di nuovi aiuti anti-crisi pari ad un totale di circa 2 miliardi.</mark> <mark class='mark mark-yellow'>«Tuttavia- mi confida Massimiliano- queste misure non bastano. I soldi promessi dal Governo sono arrivati, ma come li ho visti entrare, li vedrò uscire a fine mese».</mark> È proprio questo il motivo che, dopo l&#8217;introduzione di nuove misure restrittive anti-contagio, ha spinto migliaia di tassisti- da Napoli a Catania, fino a Genova, Torino e Milano- a scendere in piazza a protestare. <mark class='mark mark-yellow'>Hanno incrociato le braccia per chiedere, tra le altre misure, uno sgravio totale dei pagamenti INPS per il 2020, la sospensione del mutuo per l’acquisto dell’auto e l’allargamento della platea di beneficiari per l’utilizzo del “bonus taxi”.</mark> Questi ultimi sono stati introdotti con il <strong>Decreto Agosto</strong> e prevedono un rimborso del 50% della corsa per persone svantaggiate o con problemi di salute. Anche il Comune di Milano ha rilasciato dei voucher per le corse in taxi, ma «parlando con qualche collega, mi sono accorto che nessuno di noi sa bene come funzionano: se sia il cliente a ricevere soldi dal comune che li ha rilasciati, se siamo noi a dover chiedere il rimborso in comune&#8230;È tutto molto confusionario. A me, per esempio, non è mai capitato di caricare in auto qualcuno che volesse usufruirne. Questo mostra quanto poco sia stata pubblicizzata questa iniziativa».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’autogestione dei tassisti passa anche dalle misure protettive individuali, come le mascherine, i pannelli in plexiglass e i prodotti igienizzanti.</mark> A tal proposito non c’è stata una vera e propria normativa comune da seguire, tutto è lasciato al buonsenso, ma soprattutto al portafoglio del singolo. «Ogni volta che un cliente scende dall’auto igienizziamo portiere, sedili e maniglie con i prodotti che ci siamo procurati. Ognuno si arrangia come può per riuscire a lavorare il più possibile».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Non ci sono, però, solo aspetti negativi. I tassisti durante il primo <em>lockdown</em> si sono saputi reinventare.</mark> Nel comune di Milano sono state organizzate diverse iniziative tra cui <a href="https://www.comune.milano.it/web/milanoaiuta"><strong>Milano Aiuta</strong></a>, che ha occupato numerosi taxi nella distribuzione di medicinali e nella consegna della spesa nelle case dei cittadini più fragili. «Io, ad esempio, ho aderito al progetto <strong><a href="https://www.comune.cormano.mi.it/it/news/coronavirus-arriva-taxi-amico-servizio-gratuito-per">Taxi Amico</a><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/Taxi-Amico.jpg"><img class="alignright wp-image-48516 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/Taxi-Amico-300x225.jpg" alt="Taxi Amico" width="328" height="246" /></a> </strong>all’interno del mio comune, a Cormano. Accompagnavo gratuitamente, insieme ad altri tassisti cormanesi, coloro che avevano bisogno di recarsi in ospedale. Ho conosciuto persone del mio paese che ancora non conoscevo, poter parlare con loro è stato molto stimolante, soprattutto considerato il periodo difficile che stavamo vivendo».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>In effetti, quello del tassista è prima di tutto un vero e proprio lavoro sociale.</mark> Ma le distanze cui il virus ci obbliga a sottostare lo stanno modificando? Massimiliano mi rassicura: <mark class='mark mark-yellow'>«L’unico lato positivo è che adesso si caricano meno persone che devono spostarsi da un ufficio all’altro- che durante il tragitto si mettono a fare lavori al computer o al telefono, isolandosi- e si caricano invece più persone, spesso anziane, che devono andare in ospedale o hanno bisogno di un passaggio breve, ma che hanno più voglia di parlare e di confidarsi.</mark> Quando ti capita quella corsa in cui carichi quella persona che riesce a tirarti su il morale, ti fa anche piacere. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Il taxi per alcuni è solo un mezzo per spostarsi, ma per altri no. Ed è proprio questo il bello del nostro lavoro</strong>».</mark></p>
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		<title>Corrente &#8220;No Mask&#8221;, chi ha ragione e chi ha torto</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 06:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Castagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[Anidride Carbonica]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza sanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Frisari]]></category>
		<category><![CDATA[Mascherina]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
		<category><![CDATA[Medici Senza Frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[No Mask]]></category>
		<category><![CDATA[No vax]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/leonardo-frisari-1280x720.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="leonardo-frisari-1280x720" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Il fenomeno <strong>“No Mask”</strong> si è diffuso da ormai un paio di mesi e può essere considerato, per modalità, una derivazione della già conosciuta corrente “No vax”. Il pensiero &#8220;critico&#8221;, in questo caso, riguarda l’uso della mascherina come strumento di protezione contro il Covid-19</mark>. Ma la scelta del &#8220;movimento&#8221; è un comportamento che si basa su ragioni fondate oppure nasce dal desiderio di contestare le regole imposte durante il lockdown dai governi? Quanto c&#8217;è di vero nelle tesi scientifiche che i &#8220;No Mask&#8221; portano a loro sostegno?</p>
<p>Abbiamo sentito un esperto in materia che si occupa sia di divulgazione scientifica sia di attività sul territorio:<mark class='mark mark-yellow'>il dottor <strong>Leonardo Frisari</strong>, medico specialista in Emergenze Umanitarie e Operatore Umanitario attivo di <strong>Medici senza Frontiere</strong>.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/leonardo-frisari-msf-7.jpg"><img class="alignnone wp-image-45996 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/leonardo-frisari-msf-7.jpg" alt="leonardo frisari msf (7)" width="1000" height="563" /></a></p>
<p><strong>Cosa ne pensa della critica alla mascherina come strumento di protezione? </strong></p>
<p>Io direi che l’uso della mascherina è necessario, soprattutto in questo periodo di emergenza e fino a quando le dinamiche di diffusione e di contagio non si chiariscono per bene.<mark class='mark mark-yellow'>C’è da dire che la cosa più importante in realtà, prima dell’uso della mascherina, è il rispetto delle norme igieniche che noi come paese civilizzato e avanzato avremmo dovuto già assumere come consuetudine, indipendentemente dal Coronavirus.</mark> Particolarmente quando ci sono dei dubbi e infezioni, le misure di protezione sono assolutamente necessarie, in luoghi pubblici ancora di più perché sono posti che non vengono disinfettati adeguatamente.<mark class='mark mark-yellow'>La mascherina quindi va portata con criterio: quando si sta all’aperto, quando si guida in macchina da soli e quando si va in bicicletta non ha sostanzialmente senso utilizzarla.</mark> C’è però differenza tra l’uso della mascherina e l’uso di una qualsiasi mascherina: quella di tessuto equivale a non avere nessun tipo di mascherina perché queste mascherine si “imbevono” delle goccioline che potrebbero essere infette e non hanno nessuna valenza medica.</p>
<p><strong>Nella comunità scientifica ci sono dei dubbi presenti a riguardo? Qualcuno ha avanzato possibili conseguenze derivanti dall’uso di questo strumento?</strong></p>
<p>Non credo e non ne ho sentito parlare:<mark class='mark mark-yellow'>noi siamo consapevoli che l’uso della mascherina è senza dubbio necessario perché siamo abituati per primi ad usarla quando lavoriamo.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Prima di pensare quindi che la mascherina sia una presa di posizione politica, prima di pensare che ci si possa rilassare per via di un calo di contagi, e ancor prima di pensare che la mascherina possa portare caldo durante l’estate, dobbiamo pensare che un virus a queste cose non ci pensa.</span></p>
<p><strong>Quale è secondo lei il modo giusto di comunicare e avvicinare le persone sull’uso di questi strumenti? Ci sono stati degli errori? </strong></p>
<p>Io credo che uno degli errori che ci sia stato all’interno della comunità scientifica è stato quello di assicurare una protezione associata all’uso.<mark class='mark mark-yellow'>Bisognava invece spiegare che la mascherina serve per evitare soprattutto la diffusione di goccioline, saliva quando si starnutisce o tossisce per evitare la dispersione nell’aria</mark>. Chi, munito di mascherina, si trova vicino ad una persona che non la porta e tossisce non è direttamente protetto, e il distanziamento è consigliato anche per questo motivo. Se chi tossisce o starnutisce non ha la mascherina, l’interlocutore non è protetto adeguatamente.<mark class='mark mark-yellow'>L’informazione è stata quindi un “mostly true”, e non del tutto corretta.</mark></p>
<p><strong>Cosa ne pensa dell’uso dei guanti? </strong></p>
<p>I guanti sono sensati se si usano esclusivamente per una ed una sola operazione,<mark class='mark mark-yellow'>utilizzare i guanti per toccare un oggetto e poi subito dopo toccarne un altro rende la superfice dei guanti già a rischio: è molto più consigliato lavarsi le mani frequentemente.</mark></p>
<p><strong>Perché quindi esistono delle persone che sostengono che con la mascherina si respiri troppa anidride carbonica? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>E&#8217; una affermazione che non ha nessuna base medica e logica.</mark> Probabilmente qualcuno pensa che, poiché l’anidride carbonica viene buttata fuori quando si respira, nella fase dell’espirazione, invece di disperdersi nell’ambiente, la si reintroduca nel proprio organismo. Ma è impossibile anche perché la quantità dell’anidride carbonica che si respira è veramente insignificante. Forse la manipolazione che è stata fatta dell’uso della mascherina è che questo strumento è stato non correttamente collegato alle buste di plastica dove c’è scritto di “tenere le buste fuori dalla portata dei bambini”, semplicemente perché i bambini tendono a metterle in testa e c’è il rischio che questi non abbiano un ricambio di ossigeno, ma respirino solo anidride carbonica che è tossica e portano all’asfissia, ma ovviamente la plastica è diversa dal materiale della mascherina. Tra l’altro noi chirurghi molte volte, durante un intervento, trascorriamo quattro, sei o sette ore, ma nessuno di noi è morto&#8230;</p>
<p><strong>Lei che è stato a contatto con delle realtà meno fortunate dell’Italia, che si è recato in Yemen, Siria, Iraq e in altri Paesi dove il Coronavirus colpisce Paesi già disastrate, ha notato dello scetticismo su queste misure di protezione?</strong></p>
<p>Più che scetticismo, queste persone vengono messe di fronte ad una cruda realtà: spesso in questi posti c’è la guerra quindi loro sanno in che situazioni vivono. Non sono scettici, speravano come noi che non fosse nulla di grave anche a seguito delle previsioni sulla bassa diffusione del virus nelle zone calde, poi confutate.<mark class='mark mark-yellow'>Mi verrebbe poi da dire che “piove sul bagnato”, perché in Paesi dove c’è la guerra mancano già le strutture di base.</mark>Noi di <em>Medici senza Frontiere, </em>quando ci rechiamo in quei Paesi, siamo l’unica realtà sanitaria esistente: infatti esistono persone che camminano giorni interi per venire da noi. Si aggiungono poi la mancanza di acqua, la carenza di medici e le strutture sanitarie molto poco specializzate: mancano proprio i presidi sanitari più semplici. La consapevolezza e la preoccupazione è quella di non essere in grado di poter affrontare questa situazione.</p>
<p><strong>Ad emergenza finita, con l’arrivo del vaccino, dovremo continuare a mantenere la mascherina?</strong></p>
<p>Sento delle opinioni molto ottimistiche riguardo a questo vaccino, ma un vaccino ha tempistiche molto lunghe spesso non per intenzionalità ma perché vanno verificati fattori molto importanti.<mark class='mark mark-yellow'>Io mi auguro che non ci impongano la mascherina fino a quando non ci impongano il vaccino anche perché sembra che, da fonti autorevoli,  non necessariamente si arriverà all&#8217;uso di un vaccino.</mark> Non si sa quindi se questo vaccino verrà fuori o meno: io credo che la cosa ragionevole e sensata per permettere alla gente di avere più fiducia sia quella di rispettare le norme igieniche.</p>
<p><strong>Pensa che ci sia un business delle mascherine?</strong></p>
<p>Tutte le volte che c’è un evento grave, vengono a mancare certi prodotti indispensabili. C’è gente che, questo è risaputo, si arricchisce in questi momenti, attraverso diversi sistemi dal contrabbando al rialzo dei prezzi. C’è ovviamente chi ha speculato e ha fatto business sulle mascherine, sono arrivati degli aerei e dei carichi di attrezzature che poi non si sapeva che fine facessero, ci sono persone che hanno pagato le mascherine a dei prezzi esorbitanti. Succede se non c’è un controllo, anche gli Stati non hanno controllato adeguatamente. Sono in contatto con infermieri sparsi nel mondo che mi hanno raccontato che non hanno avuto questo problema, e tutti, tutti quanti hanno avuto gli strumenti adeguati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Prima di pensare quindi che la mascherina sia una presa di posizione politica, prima di pensare che ci si possa rilassare per via di un calo di contagi, e ancor prima di pensare che la mascherina possa portare caldo durante l’estate, dobbiamo pensare che un virus a queste cose non ci pensa.</mark></p>
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		<title>Rai Radio Kids: dove il servizio pubblico incontra i più piccoli</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 05:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Magistro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#armandotraverso]]></category>
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		<description><![CDATA[«Diamoci del tu, però, perché io sono giovane nell’anima» esordisce così Armando Traverso, una delle voci più amate della radio e volto conosciutissimo di Rai YOYO. In effetti, è così, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1419" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/armando_traverso_lallo_lella_dj_crud-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="armando_traverso_lallo_lella_dj_crud-scaled" /></p><p>«<strong>Diamoci del tu, però, perché io sono giovane nell’anima</strong>» esordisce così <strong>Armando Traverso</strong>, una delle voci più amate della radio e volto conosciutissimo di Rai YOYO. In effetti, è così, ci sa proprio fare e in un batter d’occhio la sua voce mi incanta e mi fa tornare un po’ bambina, trasformando la nostra intervista in un racconto piacevole da ascoltare.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Armando, insieme a <strong>Giorgia De Cristofaro</strong>, è autore e conduttore di Rai Radio Kids, il canale radiofonico che ogni giorno, dalle 8:00 alle 21:45, offre svago, informazione e divertimento ai più piccoli.</mark>  L’emergenza sanitaria ha colpito tutti e anche la programmazione del canale si è dovuta ridimensionare, accettando la sfida di dare vita ad un nuovo programma interamente prodotto in <em>smart working</em>: <strong>Diario Kids</strong>. Si tratta di una mini-striscia quotidiana in onda ogni giorno dalle 10:30 alle 14:30, che si propone di dare voce ai piccoli ascoltatori che in questo momento si trovano obbligati all’interno delle mura di casa. Un’occasione per renderli protagonisti e dare sfogo alla loro fantasia, spesso soffocata dagli impegni quotidiani, ora lontani. «Sono proprio i bambini, tramite i genitori, a mandarci i contenuti per messaggio: c’è chi ci racconta come passa le giornate, chi canta in compagnia di mamma e papà e chi condivide storie o barzellette. I racconti dei bambini, insieme alla mia introduzione e chiusura e agli interventi dei pupazzi protagonisti, <em>Lallo il cavallo</em> (<strong>Piero Marcelli</strong>), <em>Lella la pecorella</em> (<strong>Barbara Cinquatti</strong>) e <em>DJ</em> (<strong>Giovanni Bussi</strong>), vengono assemblate da remoto grazie al prezioso lavoro di <strong>Annalina Ferrante</strong>, regista del programma».</p>
<p>Una routine di lavoro notevolmente cambiata, ma al contempo molto impegnativa che vede autori, produttori e registi dare forma ad un prodotto che rispecchi il più possibile lo standard di qualità che il pubblico si aspetta, direttamente dalle scrivanie delle proprie case.<mark class='mark mark-yellow'> «Ciò che si può fare è supplire all’emergenza: la qualità che si avrebbe in un centro di registrazione è ben diversa da quella che otteniamo registrando dalle nostre abitazioni, ma cerchiamo di dare priorità al contenuto».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Armando Traverso: «In questo momento difficile abbiamo dovuto parlare di lutto: molti bambini hanno perso i nonni e non hanno potuto salutarli. In questo caso ci siamo avvalsi della competenza di uno psicoterapeuta. Lo sforzo comune è stato trovare un linguaggio che aiutasse il bambino a rielaborare»</span></p>
<p><strong>Il contenuto, infatti, sta al primo posto. Rai Radio Kids è vero e proprio servizio pubblico per i bambini, che si sa, sono sempre alla ricerca di risposte, spesso più avidamente degli adulti.</strong> Come spiegare loro la situazione di emergenza attuale? «La cosa fondamentale è trovare il modo giusto per parlare ai bambini. Ciò significa farlo con semplicità e grande chiarezza, senza rinunciare a concetti più complicati. Questo è in realtà il grande segreto dei bravi divulgatori: rendere tutto accessibile senza rinunciare a concetti complessi e situazioni particolari. In questo momento difficile abbiamo dovuto parlare di lutto: molti bambini hanno perso i nonni e non hanno potuto salutarli. In questo caso ci siamo avvalsi della competenza di uno psicoterapeuta o di uno psicologo. Lo sforzo comune è stato quello di trovare un linguaggio che il bambino potesse comprendere e rielaborare».<mark class='mark mark-yellow'> Uno sforzo comune, quello del team di Rai Radio Kids, nel trovare il giusto linguaggio, distinguendo la semplicità dalla banalità</mark> . «<strong>I bambini non sono i cittadini di domani, ma di oggi </strong>- afferma fieramente Armando -<strong> e noi vogliamo dare loro tutti gli strumenti utili per leggere la realtà</strong>».</p>
<p>La vera sfida sta nel mantenere la loro attenzione alta. Catturare un bambino attraverso il solo senso dell’udito è molto difficile e alla mia domanda su come si faccia, Armando risponde così: «Chiudi gli occhi e immaginati una foresta intricatissima dove chiome, alberi, foglie e rami non lasciano passare neanche un raggio di sole. Per una strana combinazione, un filo di vento fa entrare un fascio di luce attraverso i rami e questo colpisce la testa di un drago che improvvisamente apre gli occhi. Com’è la foresta? Com’è il drago? Ciascuno di noi si immagina la sua foresta e il suo drago.<mark class='mark mark-yellow'> <strong>È qui che sta la forza del racconto e, di conseguenza, quella della radio: ti permette di immaginare e creare una storia. Il segreto è saper evocare</strong></mark> ».</p>
<p>L’essere costretti a non uscire di casa può far riscoprire vecchie passioni e trovare il tempo per coltivarne di nuove. Non si sa mai che, dopo questo periodo di quarantena, nascano nuovi piccoli appassionati di radio.<mark class='mark mark-yellow'> «La platea degli ascoltatori è aumentata del 20% in questi giorni, un’occasione d’oro per potersi fare ascoltare, un’occasione da non sciupare se si producono contenuti interessanti.</mark>  Se gli ascoltatori rimarranno fidelizzati, dipende dalla qualità del prodotto. Io ho grandi speranze che questo accada, da quando Rai Radio Kids è nata, credo che stia facendo un ottimo lavoro».</p>
<p>Buoni risultati possono essere raggiunti, anche lavorando a distanza, solo a patto che ci sia grande collaborazione. Rai Radio Kids ne è un esempio, lo si capisce dalle parole di Armando che ci tiene a ringraziare i suoi colleghi a uno a uno: «Oltre a chi ti ho già citato, ci tengo a parlarti anche di Michela Carrara, Isabella Carboni, Lorenzo Tozzi, Marco Di Buono, Andrea Calabretta e infine il nostro dirigente che mi piace definire giovane e illuminato, Marco Lanzarone. <strong>Le cose si fanno in squadra e questa è proprio una grande e bella squadra</strong>». Delle parole semplici, che arrivano dritte al cuore, a dimostrazione che alla fine il confine tra bambini e adulti non è poi così definito.</p>
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		<title>Tra Coronavirus e Brexit: le paure di un giovane italiano a Southampton</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 14:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Maccarrone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[«Sacrificare migliaia di vite umane nel nome del mercato e del business? A me sembra una follia». Pietro, venticinquenne siciliano nato alle pendici dell’Etna, vive da quattro anni a Southampton, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="512" height="341" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/A8006174-F8EF-4260-8974-DD861F1713B2_4_5005_c.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="A8006174-F8EF-4260-8974-DD861F1713B2_4_5005_c" /></p><p>«Sacrificare migliaia di vite umane nel nome del mercato e del business? A me sembra una follia». Pietro, venticinquenne siciliano nato alle pendici dell’Etna, vive da quattro anni a Southampton, moderna città portuale del Sud Est del Regno Unito. Rimane basito una volta ascoltate le parole del premier britannico, l’eccentrico conservatore Boris Johnson, sulla strategia che il Regno Unito adotterà contro il coronavirus. <mark class='mark mark-yellow'>«Molte famiglie perderanno i loro cari» aveva detto Johnson in un discorso alla nazione il 12 marzo, prospettando quindi uno scenario da immunità di gregge. Pietro inorridisce per il cinismo con il quale Johnson si appresta ad affrontare l’emergenza; ma ha anche timore che la strategia britannica possa risultare fatale per le persone come lui. </mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Qui nessuno rispetta le distanze di sicurezza, nessun inglese porta la mascherina, solo i cinesi prendono qualche precauzione&#8221; </span>Poco meno di tre anni fa, infatti, i dottori gli hanno diagnosticato la sclerosi multipla. La malattia autoimmune lo espone maggiormente all’aggressività del nuovo coronavirus, poiché questo determina conseguenze più gravi sui pazienti immunodepressi. La scelta di Johnson — anche se parzialmente ritrattata, dato che il premier ha chiesto ai cittadini ultrasettantenni di mettersi in quarantena e ha preannunciato la chiusura di bar e ristoranti — rende, quindi, Pietro più vulnerabile. E questo senso di impotenza lo accompagna ogni giorno: quando va a fare la spesa o quando si reca al centro commerciale, dove lavora come commesso per due famose catene produttive.</p>
<p>«Non solo mi sento vulnerabile, ma anche frustrato, perché, per quanto possa prendere tutte le precauzioni, non posso controllare le altre persone che ogni giorno affollano le strade e il centro commerciale» dice il giovane catanese, che ammette di essere ossessionato dalla pulizia e dall’ordine anche in assenza di emergenza sanitaria. Poi, lanciando un allarme sulle difficoltà degli abitanti del Regno Unito nel recepire la gravità della situazione, aggiunge: <mark class='mark mark-yellow'>«Qui nessuno rispetta le distanze di sicurezza, nessun inglese porta la mascherina, solo i cinesi prendono qualche precauzione. Inoltre, c’è molta disinformazione: l’inglese medio crede che questa sia solo un’influenza e che le misure restrittive non servirebbero a nulla».</mark> L’unica differenza sono i supermercati con molti scaffali vuoti. Segno che un po’ di paura, tra il popolo britannico, serpeggia.</p>
<div id="attachment_42347" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/6B8BB983-E120-4B92-B99B-F82D547E98DD.jpeg"><img class="size-medium wp-image-42347" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/6B8BB983-E120-4B92-B99B-F82D547E98DD-300x225.jpeg" alt="Nessuna restrizione. Nelle vie di Southampton si circola liberamente e senza mascherina" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Nessuna restrizione. Nelle vie di Southampton si circola liberamente e senza mascherina</p></div>
<p>Per Pietro una soluzione sarebbe quella di tornare in Sicilia e sperare che la quarantena nazionale messa in atto dal governo italiano possa difenderlo dal virus. Lui, però, comprensibilmente, non ne vuole sapere di lasciare Southampton. Dopo quattro anni nella città distante due ore a sud di Londra, infatti, ha raggiunto un’importante stabilità: un lavoro, degli amici, una ragazza. «Se dovessi tornare in Italia — afferma turbato, mentre prepara la cena per la sua fidanzata che sta tornando dal lavoro — non potrei più pagare le bollette, perderei due lavori e con l’affitto sarebbe un disastro».</p>
<p>Interrogativi che Pietro, così come molti immigrati presenti nel Regno Unito, si pone anche in relazione alle dinamiche sociali che si scateneranno una volta ultimata la Brexit. Chiedere il <em>pre-settled status</em> (trasferire la residenza dall’Italia al Regno Unito), infatti, non gli converrebbe: in questo modo perderebbe il diritto alla sanità gratuita in Italia. E, nella sua condizione, significherebbe rinunciare a delle cure indispensabili. «In Italia le impegnative, le risonanze, gli appuntamenti dal dottore non li pago. Qualora dovessi registrarmi come residente qui a Southampton — continua Pietro — dovrei pagare tutto e non ce la farei economicamente, perché, ad esempio, un pacco di interferone, che dura due settimane, costa 1500 euro».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>A Southampton il primo paziente positivo al Coronavirus è morto. È un sessantanovenne con patologie pregresse</span><mark class='mark mark-yellow'>Brexit e coronavirus, quindi, s’intrecciano. Diventano due temi che entrano precipitosamente nella vita di molti giovani emigrati nel Regno Unito.</mark> Pietro non si fida dell’indifferenza degli inglesi: «Mentre loro sottovalutano il problema — conclude lasciando trasparire un po’ d’ansia — i morti da Covid-19 in giro per il mondo continuano a salire». A Southampton, intanto, il primo paziente risultato positivo al Covid-19 è morto. Si tratta di un uomo di 69 anni con patologie pregresse. Inoltre, altre tre persone hanno contratto il virus nella città della contea dell&#8217;Hampshire; ma i numeri, probabilmente, sono destinati a salire.</p>
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		<title>Quando lo studio si fa digitale</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 10:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Magistro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="530" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Studio-digitale.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Studio digitale" /></p><p>Con il decreto “Io resto a casa” la campanella dell’intervallo sarà destinata a non suonare fino al 3 aprile in tutta Italia. Lezioni e interrogazioni, però, non si fermano: professori e studenti, infatti, porteranno avanti il programma scolastico online. Ne abbiamo parlato con <strong>Beatrice Giglio</strong>, rappresentante degli studenti dell’istituto C.E. Gadda di Paderno Dugnano nonché maturanda, per sapere più da vicino come l’emergenza sanitaria abbia cambiato la vita degli studenti italiani.</p>
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		<title>Vita in codice rosso</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 10:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Magistro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="828" height="440" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/IMG_2276.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG_2276" /></p><p>L’emergenza Coronavirus nel Nord Italia si è tramutata in una vera e propria emergenza posti letto. Secondo gli ultimi dati ufficiali, il 38% dei pazienti infetti viene ricoverato, il 10% dei casi, invece, è costretto alla terapia intensiva.<mark class='mark mark-yellow'>Quando domenica 1 marzo è scattato l’SOS dagli ospedali delle zone rosse, il sistema ospedaliero lombardo si è fatto trovare pronto, reinventando le proprie aree per aumentare i posti letto, giorno dopo giorno.</mark> Ne abbiamo parlato con <em>Isabella Fontana</em>, caposala del reparto di terapia intensiva generale dell’ospedale Niguarda di Milano.</p>
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