<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; elezioni</title>
	<atom:link href="http://www.magzine.it/tag/elezioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 05:18:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>Elezioni in Germania, vince Merz con i Cdu, esulta l&#8217;Afd e crollano i democratici</title>
		<link>http://www.magzine.it/elezioni-in-germania-vince-merz-con-i-cdu-esulta-lafd-e-crollano-i-democratici/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/elezioni-in-germania-vince-merz-con-i-cdu-esulta-lafd-e-crollano-i-democratici/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 15:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Bundestag]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[friedrick merz]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Merz]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=78639</guid>
		<description><![CDATA[Archiviato il weekend elettorale in Germania, è l&#8217;ora di fare un bilancio. I risultati elettorali ufficiali, pubblicati online dalla Bundeswahlleiterin, ovvero la commissione federale elettorale tedesca, ha confermato a grandi linee i ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/bundestag.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Deutscher Bundestag" /></p><p>Archiviato il weekend elettorale in Germania, è l&#8217;ora di fare un bilancio. I risultati elettorali ufficiali, pubblicati online dalla <em>Bundeswahlleiterin</em>, ovvero la commissione federale elettorale tedesca, ha confermato a grandi linee i dati dei primi exit poll. Ad aggiudicarsi la &#8220;vittoria&#8221;, se così si può definire, è <strong>l&#8217;Unione Cdu-Csu</strong> guidata da <strong>Friedrich Merz</strong>, di area democristiana di centro-destra, con il 28,6% dei voti. Definitivo invece il crollo dei socialdemocratici dell&#8217;Spd, che dopo i tre anni di Cancelleria del leader Olaf Scholz, chiude le votazioni con il 16,4%, più di un terzo dei voti in meno rispetto alle scorse elezioni del 2021.</p>
<p>Raddoppio dei punti per l&#8217;estrema destra di Afd, che passa dal 10,4% del 2021 al 20,8%, si afferma come medaglia d&#8217;argento sul podio, e decreta il <a href="https://www.ilpost.it/2025/02/23/afd-miglior-risultato-germania/?homepagePosition=1" target="_blank">miglior risultato elettorale dell&#8217;estrema destra dal Secondo dopoguerra a oggi</a>. Esclusi dall&#8217;equazione i liberali di Fdp e la sinistra di Bsw, che non raggiungono la soglia dei 5 punti per ottenere i seggi nel <em>Bundestag</em>, rimane da capire come si definiranno le coalizioni tra i gruppi per formare una maggioranza. Un dato, sicuramente, può essere interpretato positivamente: <strong>l’affluenza ha raggiunto l&#8217;84%</strong>, punteggio record dal 1990, quando ci fu la riunificazione tedesca.</p>
<h2>Verso la <em>Grosse Koalition</em></h2>
<p>Sarà appunto la futura coalizione di governo a definire quale sarà il nuovo Cancelliere. Se Cdu-Csu (208 seggi) e l&#8217;Alternativa per la Germania (152 seggi) si alleassero, otterrebbero la <strong>maggioranza assoluta</strong> al Parlamento di Berlino. Si tratta, tuttavia, di uno scenario improbabile, che Merz ha già ripetutamente escluso in campagna elettorale, nonostante il recente avvicinamento alle posizioni di AfD sull’immigrazione <a href="https://www.ilpost.it/2025/01/30/merkel-critica-merz-voto-afd/" target="_blank">criticato dall’ex Cancelliera Angela Merkel</a>. Anzi, Merz lo ha ancora ribadito in conferenza stampa alla Konrad Adenauer Haus, dopo la chiusura dei seggi: «Afd ha preso esattamente il doppio dei voti dell’ultima volta e questo è l’ultimo segnale d’allerta ai partiti del centro». Merz annuncia, inoltre, l&#8217;intenzione di collaborare con gli altri partiti con dei seggi: «Abbiamo avuto un mandato chiaro, costruiremo una Grosse Koalition. I colloqui inizieranno nei prossimi giorni». La volontà, secondo quanto dichiarato, sarebbe di parlare prioritariamente con la Spd.</p>
<p>Tra le cause del <strong>crollo dell&#8217;Spd</strong>, oltre a un trend negativo che si conferma <a href="https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/elezioni-in-germania-perche-crollano-i-vecchi-partiti/c8eaf863-a200-4d36-9514-07888978exlk.shtml?refresh_ce" target="_blank">dagli anni Novanta</a>, c&#8217;è probabilmente la forte impopolarità dell&#8217;ex Cancelliere Scholz, dovuta alla forte crisi in cui è caduta la Germania mentre era al governo. E proprio su questi temi si basano, in parte, le trattative su una possibile coalizione tra centro e democratici: se Merz vorrà rilanciare l&#8217;economia e far tornare sui binari la Locomotiva d&#8217;Europa, dovrà prendere in considerazione una riduzione almeno parziale dello stato sociale, un conto potenzialmente molto salato per la popolarità dell&#8217;Spd. Altri temi di possibile discordia sono l&#8217;immigrazione, al centro del dibattito elettorale, e il riarmo per il conflitto in Ucraina: se da un lato l&#8217;appoggio dei democratici è abbastanza sicuro, esistono all&#8217;interno del partito alcune voci in aperto sostegno alla Russia e a Putin</p>
<p>A sostenere in modo più lineare le posizioni di Merz sulla politica estera ci sarebbero <strong>i Verdi,</strong> terza grande variabile nel gioco delle alleanze. Nonostante una flessione rispetto al 14,8% delle precedenti elezioni, il <strong>Partito ambientalista di Robert Habeck</strong> — che pare aver dichiarato dopo le elezioni le sue <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/02/24/habeck-lascio-la-guida-dei-verdi_e2347672-d0c1-4611-a2b5-c0bfd1971060.html">dimissioni</a> dalla guida del partito — è riuscito a mantenere un sostegno piuttosto solido tra gli elettori, registrando l’11,6% dei consensi. Con una diminuzione di soli 3 punti percentuale infatti, quella dei Verdi è la perdita più contenuta tra i membri dell’ex coalizione di governo “semaforo” (SPD, Verdi, FDP) guidata da Scholz.</p>
<h2>Lo spauracchio dell&#8217;Afd, all&#8217;indomani delle proteste, e l&#8217;ascesa di Die Linke</h2>
<p>Nei giorni precedenti al voto, si sono svolti grandi raduni e <a href="https://www.magzine.it/lopposizione-giovanile-ad-afd-il-grido-della-memoria-nelle-piazze-tedesche/">manifestazioni</a> nelle principali città della Repubblica federale. Protagonisti i giovani, che hanno portato nelle strade il loro dissenso nei confronti dell&#8217;ultradestra e dei suoi piani di remigrazione. Da Friburgo a Lipsia, da Berlino a Monaco di Baviera e da Hannover fino a Lippenstadt, i calendari di gennaio e febbraio sono stati costellati da decine di cortei e presidi senza distinzioni né confini tra i vecchi est e ovest.</p>
<p>Ciò accade come una forma di risposta alla <a href="https://www.magzine.it/elezioni-politiche-in-germania-in-ascesa-le-estreme-destre/">rinnovato interesse</a> nei confronti del partito guidato da <strong>Alice Weidel e Tino Chrupalla</strong>. Certo, rimane il fatto che Björn Höcke, membro del <em>Landtag</em> della Turingia, ha fatto scandalo dopo aver definito il Memoriale dell’Olocausto di Berlino <strong>«il monumento della vergogna»</strong>. E resta anche l&#8217;espulsione dell&#8217;Afd dal gruppo <strong>Identità e Democrazia</strong> al Parlamento Europeo per le <a class="ext-link" href="https://www.repubblica.it/esteri/2024/05/17/news/candidato_elezioni_europee_afd_maximilian_krah_estrema_destra-423009349/" target="_blank" rel="external nofollow" data-wpel-target="_blank">dichiarazioni</a> sul nazismo. Nonostante questi fattori, l&#8217;immagine ripulita e la crescente popolarità è resa anche dall&#8217;ottimo risultato elettorale, specialmente nei Paesi della parte est della Germania.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, nella zona più a sinistra dell&#8217;assemblea parlamentare, un altro partito ha raccolto una piccola vittoria. Si tratta di un risultato sicuramente minore rispetto al ai partiti sul podio, ma comunque sorprendente: si tratta di <strong>Die Linke</strong>, afferente al partito della <strong>Sinistra europea</strong>. Nonostante la perdita di consensi nell’ex Germania dell’Est a favore di AfD, il partito dei <strong>socialisti democratici</strong> è riuscito a cavalcare l&#8217;onda della crescente impopolarità dei moderati e ad ampliare il proprio bacino elettorale, raggiungendo quasi il raddoppio dei punti percentuali rispetto al 2021. Quello che in molti definivano <strong>un partito</strong> <strong>in coma</strong> è riuscito così a ribaltare le aspettative grazie forse alla giovane età dei due leader Heidi Reichinnek e Jan van Aken e alla loro popolarità sui social network, in particolare su Tik Tok.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/elezioni-in-germania-vince-merz-con-i-cdu-esulta-lafd-e-crollano-i-democratici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elezioni politiche in Germania: in ascesa l&#8217;estrema destra</title>
		<link>http://www.magzine.it/elezioni-politiche-in-germania-in-ascesa-le-estreme-destre/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/elezioni-politiche-in-germania-in-ascesa-le-estreme-destre/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 19:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Afd]]></category>
		<category><![CDATA[Bundestag]]></category>
		<category><![CDATA[Cancelleria]]></category>
		<category><![CDATA[CDU]]></category>
		<category><![CDATA[CSU]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[estrema destra]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Merz]]></category>
		<category><![CDATA[Scholz]]></category>
		<category><![CDATA[Weidel]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=78513</guid>
		<description><![CDATA[La Locomotiva d’Europa è fuoristrada. E, da due mesi, è priva dell’autista. Chi dovrà riportarla in carreggiata si scoprirà la sera del 23 febbraio. Alla chiusura delle urne – che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2340" height="1318" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/ballotbox.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="© picture alliance/dpa | Hauke-Christian Dittrich" /></p><p><span style="font-weight: 400;">La Locomotiva d’Europa è fuoristrada. E, da due mesi, è priva dell’autista. Chi dovrà riportarla in carreggiata si scoprirà la sera del </span><b>23 febbraio</b><span style="font-weight: 400;">. Alla chiusura delle urne – che si sarebbero dovute riaprire in settembre, allo scioglimento naturale del </span><b>Bundestag </b><span style="font-weight: 400;">– la </span><b>Germania </b><span style="font-weight: 400;">avrà una leadership rinnovata. Sarà chiamata a rivitalizzare l’economia tedesca, a ricalibrare la politica commerciale per ammortizzare i danni degli eventuali dazi statunitensi e la politica industriale anche per arginare la concorrenza cinese, e affrontare l’immigrazione irregolare.</span></p>
<p><b>Le difficoltà</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cartina di tornasole della complessità che vive la prima potenza economica dell’Unione Europea sono gli eventi più recenti: la crisi del </span><a href="https://www.politico.eu/article/germany-far-right-new-target-union-voters-volkswagen-cars-automobile/"><span style="font-weight: 400;">Gruppo Volkswagen</span></a><span style="font-weight: 400;">, </span><a href="https://www.dw.com/en/germany-knife-attack-in-solingen-heats-up-election-campaign/a-70058372"><span style="font-weight: 400;">gli assassinii</span></a><span style="font-weight: 400;"> perpetrati da un cittadino siriano a Solingen e la </span><a href="https://www.euronews.com/my-europe/2025/01/13/how-fake-news-about-the-magdeburg-attack-is-spreading-ahead-of-the-german-elections"><span style="font-weight: 400;">strage natalizia</span></a><span style="font-weight: 400;"> a Magdeburgo da parte di un saudita, che scaldano gli animi e sui quali ruota la campagna elettorale. L’</span><a href="https://www.theguardian.com/world/2025/feb/13/there-is-fear-of-what-lies-ahead-germans-divided-as-snap-election-looms"><span style="font-weight: 400;">immigrazione</span></a><span style="font-weight: 400;"> ha fagocitato il dibattito tanto tra i leader dei quattro partiti principali, lo testimonia </span><a href="https://www.spiegel.de/politik/deutschland/tv-quadrell-vier-erkenntnisse-aus-der-viererdebatte-a-9f73119c-9fdf-41ce-99da-7425255a2db8"><span style="font-weight: 400;">il “Quadrell”</span></a><span style="font-weight: 400;"> svoltosi domenica scorsa, quanto nell’opinione pubblica.</span></p>
<div id="attachment_78562" style="width: 1920px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/1920x1080_cmsv2_c6d04633-d247-58e4-a386-bac296483e69-8925320.jpg"><img class="size-full wp-image-78562" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/1920x1080_cmsv2_c6d04633-d247-58e4-a386-bac296483e69-8925320.jpg" alt="I mercatini di Natale di Magdeburgo, Germania. AP Photo/Ebrahim Noroozi" width="1920" height="1080" /></a><p class="wp-caption-text">I mercatini di Natale di Magdeburgo, Germania. AP Photo/Ebrahim Noroozi</p></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo conferma, a </span><i><span style="font-weight: 400;">Magzine</span></i><span style="font-weight: 400;">, </span><strong><a href="https://zzf-potsdam.de/en/institution/people/staff/ned-richardson-little">Ned Richardson-Little</a></strong><span style="font-weight: 400;">, ricercatore del Leibniz Centre for Contemporary History di Potsdam (ZZF): «Le principali preoccupazioni della popolazione riguardavano il tenore di vita, compresi il reddito e gli alloggi, il futuro dell’economia industriale, il declino delle infrastrutture, la guerra in Ucraina e il cambiamento climatico. La maggior parte di questi argomenti, però, è stata soppiantata dal dibattito sull’immigrazione. Il tema è stato dapprima guidato dall’estrema destra di AfD e ripreso dai cristiano-democratici, che ne hanno fatto un punto centrale della loro campagna elettorale». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le altre forze politiche hanno tentato di ampliare la lista delle questioni sulle quali incentrare il confronto e, quindi, sulle quali contendersi i voti degli elettori tedeschi. Ogni sforzo, però, è stato vano: «La SPD ha puntato sulla prosperità della classe media, soffermandosi sui salari e sulle pensioni. Mentre i Verdi si sono concentrati sugli investimenti nelle infrastrutture e nelle energie rinnovabili per sostituire i combustibili fossili provenienti dalla Russia. Ma i dossier sono rimasti secondari nei dibattiti e nella copertura mediatica», prosegue Richardson-Little.</span></p>
<p><b>Gli sfidanti</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ridestare la Germania non spetterà alla guida socialdemocratica </span><b>(SPD)</b><span style="font-weight: 400;"> di </span><a href="https://www.bundesregierung.de/breg-en/federal-government/olaf-scholz-1989326"><b>Olaf Scholz</b></a><span style="font-weight: 400;">, che – dopo tre anni alla Cancelleria – è stato </span><a href="https://www.bbc.com/news/articles/ckg36pp6dpyo"><span style="font-weight: 400;">sfiduciato dal Parlamento</span></a><span style="font-weight: 400;"> e ha visto sgretolare la “coalizione semaforo” composta insieme al </span><b>Partito Liberale Democratico (FDP)</b><span style="font-weight: 400;"> e ai </span><b>Verdi </b><span style="font-weight: 400;">in dicembre per i disaccordi sulla legge finanziaria. Tenendo d’occhio </span><a href="https://www.politico.eu/europe-poll-of-polls/germany/"><span style="font-weight: 400;">i sondaggi</span></a><span style="font-weight: 400;">, che accreditano come prima forza il suo partito in coppia col gemello bavarese </span><b>(CSU)</b><span style="font-weight: 400;">, il cancelliere dovrebbe essere </span><a href="https://www.theguardian.com/world/2024/dec/10/who-is-friedrich-merz-germany-next-chancellor-scholz-merkel"><b>Friedrich Merz</b></a><span style="font-weight: 400;">. Il presidente dell’</span><b>Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU)</b><span style="font-weight: 400;"> è  a capo di un’alleanza che svetta nelle rilevazioni col 29 percento, ma dovrebbe essere insufficiente per governare e, dunque, lo costringerebbe a chiedere il sostegno alla SPD (17 percento) o ai Verdi (13).</span></p>
<div id="attachment_78567" style="width: 1200px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/1739781010-GettyImages-2199391646.jpg"><img class="size-full wp-image-78567" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/1739781010-GettyImages-2199391646.jpg" alt="Da sinistra: Olaf Scholz (SPD), Robert Habeck (Verdi), Friedrich Merz (CDU) e Alice Weidel (AfD) al dibattito per le elezioni tedesche del 23 febbraio 2025 (Kay Nietfeld-Pool/Getty Images)" width="1200" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Da sinistra: Olaf Scholz (SPD), Robert Habeck (Verdi), Friedrich Merz (CDU) e Alice Weidel (AfD) al dibattito per le elezioni tedesche del 23 febbraio 2025 (Kay Nietfeld-Pool/Getty Images)</p></div>
<p><span style="font-weight: 400;">«La CDU si sta dirigendo verso la vittoria, ma è messa in pericolo dal suo leader, spesso impulsivo e portato a drammatici confronti politici con i possibili futuri partner di coalizione. In più, rendendo l’immigrazione il tema principe delle elezioni, ha convalidato il programma dell’estrema destra. Dall’altra parte, la SPD sta andando incontro al suo peggior risultato da un secolo a questa parte. Il “suo” cancelliere, Scholz, è sembrato inefficace e indeciso nell’affrontare le sfide economiche e le crisi di politica estera degli ultimi anni. Infine, i Verdi sono visti come troppo progressisti sul clima da parte del centro ed eccessivamente neoliberali e disposti a scendere a compromessi sui propri valori da gran parte della sinistra», sostiene Richardson-Little.</span></p>
<p><b>L’ascesa dell’AfD</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alle spalle del tandem democristiano, a quota 21 percento, c’è l’</span><b>Alternativa per la Germania (AfD)</b><span style="font-weight: 400;">. Capeggiata da </span><b>Alice Weidel</b><span style="font-weight: 400;">, </span><a href="https://www.euronews.com/my-europe/2025/01/11/germanys-afd-party-nominates-alice-weidel-as-its-candidate-for-chancellor"><span style="font-weight: 400;">la candidata alla Cancelleria</span></a><span style="font-weight: 400;">, e </span><b>Tino Chrupalla</b><span style="font-weight: 400;">, erode il consenso della CDU/CSU (3 percento da novembre) e prosegue la sua crescita che la porterà a superare il 10,81 percento del 2021 e gli 83 seggi attuali in Parlamento. Per Richardson-Little, «l’AfD continua a portare avanti un’agenda nazionalista, revisionista e anti-migranti </span>e a chiedere di allineare la Germania con la Russia. La sensazione diffusa è che la paralisi dell’attuale governo abbia favorito il messaggio anti-sistema dell’AfD, rinforzato dall’attenzione della CDU per l’immigrazione».</p>
<div id="attachment_78564" style="width: 1536px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/9e90ada4-7dff-4fd9-931a-d8300ecb2270.jpeg"><img class="size-full wp-image-78564" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/9e90ada4-7dff-4fd9-931a-d8300ecb2270.jpeg" alt="Il congresso federale dell'AfD nomina Weidel come candidata alla cancelleria.   dpa-Bildfunk/Sebastian Kahnert" width="1536" height="864" /></a><p class="wp-caption-text">Il congresso federale dell&#8217;AfD nomina Weidel come candidata alla cancelleria.<br />dpa-Bildfunk/Sebastian Kahnert</p></div>
<p><span style="font-weight: 400;">L’avanzamento nei sondaggi testimonia che l’immagine del partito è, di fatto, ripulita e presentabile sia </span><a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2024/09/20/7-facts-about-germanys-afd-party/"><span style="font-weight: 400;">in patria</span></a><span style="font-weight: 400;">, a dispetto anche delle ultime marce di protesta in varie città, sia </span><a href="https://www.politico.eu/article/angela-merkel-elon-musk-far-right-afd-germany-election/"><span style="font-weight: 400;">all’estero</span></a><span style="font-weight: 400;">, benché a ridosso delle elezioni europee </span><a href="https://www.eunews.it/en/2024/05/23/eu-parliaments-identity-and-democracy-group-expels-afd/"><span style="font-weight: 400;">sia stato espulso</span></a><span style="font-weight: 400;"> dal gruppo Identità e Democrazia al Parlamento Europeo per </span><a href="https://www.repubblica.it/esteri/2024/05/17/news/candidato_elezioni_europee_afd_maximilian_krah_estrema_destra-423009349/"><span style="font-weight: 400;">le dichiarazioni</span></a><span style="font-weight: 400;"> sul nazismo. A conferma di ciò, soprattutto, c’è l’impatto che l’AfD ha avuto al Bundestag nelle ultime settimane. Insieme alla CDU e alla FDP, ha votato una </span><a href="https://www.politico.eu/article/alternative-for-germany-afd-ban-debate-far-right-german-election/"><span style="font-weight: 400;">riforma di legge sulle richieste d’asilo</span></a><span style="font-weight: 400;"> che, però, è stata bocciata per pochi voti. Ma ha fatto scricchiolare il </span><a href="https://www.politico.eu/article/german-elections-pro-friedrich-merz-leadership-vote-afd-industry-strength/"><b>“cordone sanitario” (</b><b><i>Brandmauer</i></b><b>)</b></a><span style="font-weight: 400;">, che si fonda sull’esclusione da ogni cooperazione dell’estrema destra con i partiti tradizionali. </span></p>
<p><b>Le origini dell’estrema destra</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il “cordone sanitario” regge e, per ora, sembra essere l’unica garanzia per evitare di avere al governo l’AfD. Nelle sue opere, il filosofo Giambattista Vico proponeva una visione ciclica della storia, sottolineando il rischio che alcuni eventi potessero ripetersi. Ed ecco riemergere i fantasmi del passato: slogan come </span><b>«Heil Hitler»</b><span style="font-weight: 400;"> non sembrano più così lontani. I candidati dell’estrema destra, come </span><a href="https://www.lemonde.fr/m-le-mag/article/2024/09/04/qui-est-bjorn-hocke-leader-de-l-extreme-droite-allemande_6303959_4500055.html?utm"><b>Björn Höcke</b></a><span style="font-weight: 400;">, definiscono il Memoriale dell’Olocausto di Berlino</span><b> «il monumento della vergogna»</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<div id="attachment_78565" style="width: 1160px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/230519145116-01-afd.jpg"><img class="size-full wp-image-78565" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/230519145116-01-afd.jpg" alt="Le persone protestano contro l'aumento del costo della vita in una manifestazione organizzata dall'AfD a Berlino l'8 ottobre 2022. Omer Messinger/Getty Images" width="1160" height="653" /></a><p class="wp-caption-text">Le persone protestano contro l&#8217;aumento del costo della vita in una manifestazione organizzata dall&#8217;AfD a Berlino l&#8217;8 ottobre 2022. Omer Messinger/Getty Images</p></div>
<p><span style="font-weight: 400;">L’AfD nasce nel 2013, ma alle </span><a href="https://www.bundeswahlleiterin.de/en/info/presse/mitteilungen/bundestagswahl-2013/2013-09-23-vorlaeufiges-amtliches-ergebnis-der-bundestagswahl-2013.html?utm_"><span style="font-weight: 400;">elezioni federali del 22 settembre</span></a><span style="font-weight: 400;"> ottiene il</span> 4,7 percento <span style="font-weight: 400;">dei voti, senza superare la soglia di sbarramento per entrare nel Bundestag. Ma, al secondo tentativo, centra l’obiettivo: da terzo partito più votato (12,6 per cento), sbarca nel Parlamento tedesco e occupa </span>94<span style="font-weight: 400;"> seggi. Nel giro di un decennio, tanto è cambiato: la locomotiva tedesca – che un tempo trainava l’economia europea – a causa della pandemia di COVID-19 e dello scoppio del conflitto in Ucraina ha subìto una netta decelerazione, causata dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia. I livelli di disoccupazione, così come l’inflazione, hanno registrato cifre sempre più preoccupanti, generando danni ingenti alla manifattura tedesca. «I sondaggi danno l’AfD al 21 percento perché una larga fetta di cittadini vuole che sia tutelato l’interesse nazionale. Le proposte che criticano la Banca Centrale Europea e i tentativi di salvataggio dei paesi in difficoltà attecchiscono maggiormente rispetto al passato», sottolinea a </span><i><span style="font-weight: 400;">Magzine </span></i><a href="https://www.unisalento.it/scheda-utente/-/people/ubaldo.villanilubelli"><b>Ubaldo Villani-Lubelli</b></a><span style="font-weight: 400;">, docente di Istituzioni politiche tedesche all’Università del Salento</span>.</p>
<p><b>Il vocabolario dell’AfD</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il programma elettorale del partito sfrutta abilmente l’</span><b>euroscetticismo</b><span style="font-weight: 400;"> e il tema che continua a dividere gli elettori: l’</span><b>immigrazione</b><span style="font-weight: 400;">. La questione esplode nel 2015, quando la cancelliera </span><b>Angela Merkel</b> <a href="https://www.ilpost.it/2020/08/31/integrazione-migranti-germania/"><span style="font-weight: 400;">accoglie a </span><b>un milione</b><span style="font-weight: 400;"> di rifugiati siriani</span></a><span style="font-weight: 400;">. Da allora, l’equilibrio sociale del Paese è messo a dura prova. Gli attentati che si sono susseguiti alimentano paure e insoddisfazione nei confronti delle politiche di accoglienza. L’ultimo episodio risale al </span><a href="https://www.rsi.ch/info/mondo/Auto-sulla-folla-a-Monaco-di-Baviera-una-trentina-di-feriti--2590257.html?utm_"><b>13 febbraio</b></a><span style="font-weight: 400;">: durante una manifestazione del sindacato Ver.di, l’auto guidata da un cittadino di origine afghana travolge la folla, uccide una donna e ferisce 30 persone. Questo clima rafforza la percezione di una “islamizzazione” in corso, facendo crescere il malcontento e fornendo all’AfD terreno fertile per raccogliere consensi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al centro della sua strategia c’è, infatti, uno slogan potente e controverso: <strong>“remigration” (remigrazione)</strong>. Si fonda sul raggiungimento di un obiettivo: rispedire nei paesi di origine i profughi che, pur avendo un regolare permesso di soggiorno, rifiutano di integrarsi nella cultura teutonica. Ed è stato promosso stampando e diffondendo </span><a href="https://www.theguardian.com/world/2025/jan/14/german-police-investigate-afd-flyers-resembling-plane-tickets-for-immigrants"><span style="font-weight: 400;">finti biglietti aerei</span></a><span style="font-weight: 400;"> per espellere gli «immigrati illegali» e trasferirli in un «paese sicuro». Un messaggio forte e divisivo, capace di trasformare il partito in un’inarrestabile macchina di voti, come testimoniano i risultati elettorali degli ultimi mesi. A settembre, ha ottenuto una </span><a href="https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/turingia-sassonia-voto-100.html?utm_"><span style="font-weight: 400;">vittoria storica in Turingia</span></a><span style="font-weight: 400;">, diventando la prima forza politica col </span>32,8 percento<span style="font-weight: 400;"> dei voti. L’estrema destra non centrava un successo dalla Seconda Guerra Mondiale.</span></p>
<div id="attachment_78566" style="width: 1368px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/TicketVS-700x340.jpg"><img class="size-full wp-image-78566" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/TicketVS-700x340.jpg" alt="Il volantino “carta d’imbarco”. (AfD)" width="1368" height="912" /></a><p class="wp-caption-text">Il volantino “carta d’imbarco”. (AfD)</p></div>
<p><span style="font-weight: 400;">È arrivata a un punto percentuale dalla CDU, invece, in Sassonia, dove è stato fondato il movimento di estrema destra “Separatisti della Sassonia” insieme a cui</span> <a href="https://www.reuters.com/world/europe/germany-arrests-eight-suspected-members-right-wing-group-plotting-revolt-2024-11-05/"><b>tre militanti del partito</b></a><span style="font-weight: 400;"> si sarebbero addestrati per compiere un golpe neonazista e, per questa accusa, sono stati arrestati ed espulsi. Mentre nel </span><a href="https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2024/09/23/germania-spd-vince-regionali-brandeburgo"><span style="font-weight: 400;">Brandeburgo ha totalizzato il </span>29,4 percento</a><span style="font-weight: 400;">, piazzandosi appena dietro la SPD. «Questi risultati sono inequivocabili. È vero, sono stati ottenuti nelle roccaforti, i Länder orientali, ma un partito che </span><a href="https://www.spiegel.de/politik/deutschland/bundestagswahl-2025-union-baut-in-ard-umfrage-vorsprung-aus-linke-bei-sechs-prozent-a-33905f75-2bad-4c4e-a77a-ac85e8660c96?utm_"><span style="font-weight: 400;">sfiora il 20 percento</span></a><span style="font-weight: 400;"> è una realtà su base nazionale», sottolinea Villani-Lubelli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’AfD non risparmia critiche neppure in politica estera, puntando il dito contro la <strong>NATO</strong>. Il co-leader del partito, Chrupalla, ha lanciato un messaggio chiaro: la Germania dovrebbe riconsiderare la </span><a href="https://www.thetimes.com/world/europe/article/germany-should-pull-out-of-nato-says-leader-of-far-right-afd-579dnl9j0?utm_"><span style="font-weight: 400;">propria permanenza nell&#8217;Alleanza Atlantica</span></a><span style="font-weight: 400;">, se questa continuerà a essere guidata dagli interessi degli Stati Uniti, senza garantire una reale difesa che rispetti gli interessi di tutti gli stati europei. Ma gli attacchi dell’estrema destra non finiscono qui. Il partito si è detto scettico riguardo al sostegno militare che la Germania fornisce all’Ucraina nel conflitto con la Russia, considerandolo un dispendio di risorse che non risponde agli interessi nazionali tedeschi.</span></p>
<p><b>La frangia giovanile </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sullo sfondo c’è una generazione che sembra aver dimenticato l’importanza della tutela dei valori democratici che il nazismo ha oscurato per più di un decennio. La Z, quella dei ragazzi nati tra il 1995 e il 2010. «In Germania la memoria del periodo nazista comincia a indebolirsi. Questo significa che, per una parte dell’elettorato, certe dichiarazioni non risultano più così scandalose. Questa leggerezza rischia di rimettere in discussione i valori fondanti sui quali è stata la democrazia», osserva Villani-Lubelli. Nel frattempo, la radicalizzazione dell’ala giovanile dell’AfD,<strong> Junge Alternative</strong>, è cresciuta in maniera esponenziale, tanto da causare fratture anche nel partito stesso.</span></p>
<div id="attachment_78561" style="width: 1920px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/junge-alternative-afd-102-1920x1080.jpg"><img class="size-full wp-image-78561" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/junge-alternative-afd-102-1920x1080.jpg" alt="Stand della Junge Alternative nella campagna elettorale dell'AfD in Brandeburgo: la JA è organizzata come associazione e può agire in modo relativamente indipendente dall'AfD. (picture alliance / dpa / Frank Hammerschmidt)" width="1920" height="1080" /></a><p class="wp-caption-text">Stand della Junge Alternative nella campagna elettorale dell&#8217;AfD in Brandeburgo: la JA è organizzata come associazione e può agire in modo relativamente indipendente dall&#8217;AfD. (picture alliance / dpa / Frank Hammerschmidt)</p></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2023, l</span><b>’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione</b><span style="font-weight: 400;"> (BfV) ha classificato il movimento come </span><a href="https://www.ilpost.it/2024/12/19/lorganizzazione-giovanile-di-afd-e-troppo-estrema-anche-per-afd/?utm_source=chatgpt.com"><b>un’organizzazione estremista di destra</b></a><span style="font-weight: 400;">, considerandolo una minaccia per gli equilibri interni della Germania. Sottoposta alla sorveglianza dei servizi segreti, la leadership dell’AfD ha annunciato l’intenzione di sciogliere la sezione giovanile. La direttiva entrerà in vigore il </span><a href="https://www.bild.de/politik/inland/afd-will-die-junge-alternative-aufloesen-jugendorganisation-ist-zu-radikal-674e1b1405eeae7508013c16?utm"><b>31 marzo</b></a><span style="font-weight: 400;">. Che sia una mossa per “bonificare” le proprie fila dagli elementi più oltranzisti, portatori di slogan e idee xenofobe, antisemite ed euroscettiche, lo dirà solo il tempo. Per ora, il partito vola sulle ali nei sondaggi e punta a consolidarsi non solo in alcune regioni, ma su tutto il territorio nazionale.</span></p>
<p><b>La Germania futura</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A poche ore dall’apertura delle urne, le ipotesi sulla formazione del governo sono tante: </span>«Si prospetta un processo difficile, poiché la CDU ha già dichiarato di non voler lavorare con i Verdi, che sostiene siano troppo radicali, né con l’AfD, in quanto troppo di destra. Rimane una sola alternativa: una “Grande coalizione” con i socialdemocratici, ma Merz e altri hanno ventilato la possibilità di provare a formare un governo di minoranza con coalizioni fluttuanti formate per ogni atto legislativo. Questo non è mai stato tentato nella politica tedesca e va contro le forti tradizioni di collaborazione tra partiti», conclude Richardson-Little.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/elezioni-politiche-in-germania-in-ascesa-le-estreme-destre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Europee 2024 &#124; IN GERMANIA L’ESTREMA DESTRA FA PROSELITI</title>
		<link>http://www.magzine.it/elezioni-2024-in-germania-lestrema-destra-fa-proseliti/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/elezioni-2024-in-germania-lestrema-destra-fa-proseliti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2024 22:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Curci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Afd]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=74553</guid>
		<description><![CDATA[Occhi puntati sulle elezioni europee in Germania, dove a guadagnare terreno è il gruppo di estrema destra Alternative für Deutschland. Domenica 9 giugno gli elettori si recheranno alle urne per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="6000" height="3670" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/06/pexels-ingo-109629.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pexels-ingo-109629" /></p><p>Occhi puntati sulle elezioni europee in <strong>Germania</strong>, dove a guadagnare terreno è il gruppo di estrema destra <strong><em>Alternative für Deutschland</em></strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Domenica 9 giugno gli elettori si recheranno alle urne per scegliere quale partito li rappresenterà al Parlamento europeo.</mark> Un voto, quello nel Paese, influenzato dai temi che più animano la tribuna politica tedesca: dalle migrazioni alla difesa, fino alla crisi climatica. E a giocarsi il tutto e per tutto sono tre grandi blocchi: la coalizione formata dal partito socialdemocratico, liberali e verdi, la destra di stampo cattolico della <strong><em>Christlich Demokratische Union Deutschlands</em></strong> e della <strong><em>Christlich-Soziale Union</em> </strong>e, infine, il già citato <em>Alternative für Deutschland</em>. Ed è proprio la campagna elettorale di quest’ultimo partito a chiudersi nel sangue: lo scorso 5 giugno un candidato del gruppo alle elezioni locali di <strong>Mannheim</strong> è stato ferito con un coltello da un uomo affetto da disturbi psichici. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il 25enne stava danneggiando alcuni manifesti elettorali quando è stato avvicinato dal politico che ha poi colpito.</p>
<p>L’ascesa dell’Afd procede a ritmo costante, nonostante le ultime vicissitudini con protagonista proprio il capolista alle europee <strong>Maximilian Krah</strong>. Tra le accuse di aver stretto legami con <strong>Cina</strong> e <strong>Russia</strong> e le sue ultime <strong>dichiarazioni di matrice nazista</strong>, l’Afd resta uno dei partiti più <em>chiacchierati</em> – e al tempo capaci di attrare elettori – del Paese. <mark class='mark mark-yellow'>Se da una parte la crescita dell&#8217;estrema destra tedesca è ormai evidente, dall’altra è impossibile ignorare la perdita di consensi da parte del Partito Socialdemocratico.</mark> «È probabile che alle europee i tedeschi non votino per la coalizione: una sorta di punizione per le ultime scelte dei socialdemocratici – spiega <strong>Susanne Fengler</strong>, docente dell’Eric-Brost Institut für internationalen Journalismus –. I conservatori e l’Afd potrebbero ottenere decisamente più preferenze».</p>
<p>Sono tanti gli errori commessi dall&#8217;Spd tedesco: a partire da una comunicazione inefficiente e poco accattivante fino alle politiche rivolte a favorire prettamente uno spicchio di elettori ben delineato, quello dei pensionati. «I socialdemocratici perdono tanti voti e lo fanno molto velocemente: è un partito che non parla la lingua dei giovani», spiega Fengler. Le nuove generazioni, però, sono interessate alla politica, vogliono esserne parte attiva e ritagliarsi un proprio spazio nel mondo: «Sono alla ricerca di figure che rappresentino i loro ideali, ciò in cui credono. Molti ragazzi votano i partiti che prendono a cuore le tematiche <em>green</em>, ma anche i liberali. Ci sono anche giovani, soprattutto maschi provenienti dalle aree rurali, che votano <em>Alternative für Deutschland</em>», aggiunge la professoressa.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>E tra i temi che hanno infiammato la campagna elettorale non poteva mancare la gestione dei flussi migratori.</mark>Una questione divisiva e polarizzante che da tempo spacca in due l’elettorato dell’intera Unione europea. «Qui gli approcci sono di vario tipo: da una parte abbiamo l’Afd che si pone l’obiettivo assurdo di <em>ripulire la Germania dagli stranieri</em>. Un’aspirazione che, se raggiunta, provocherebbe gravi danni all’economia del Paese, dato che abbiamo bisogno di migranti – racconta Fengler –. Dall’altra abbiamo la restante fetta di partiti che ha preso alla leggera la questione, scegliendo di non affrontare di petto temi come l’<strong>immigrazione</strong> o il <strong>radicalismo islamico</strong>. Tutti fattori che influenzano una società che, ancora oggi, si aspetta di ricevere una risposta, o meglio una spiegazione, dalla classe politica».</p>
<p>Nelle ultime settimane i giornali del Paese hanno iniziato a produrre contenuti sulle elezioni, per fornire ai tedeschi le giuste coordinate per votare con consapevolezza, conoscendo in maniera completa i programmi elettorali e la storia dei partiti da cui vorranno farsi rappresentare. In Germania l’informazione ha assolto al proprio dovere, ma a farsi da parte, sfuggendo alle domande più stringenti e spinose, sono stati proprio i politici tedeschi: «Sono rimasti a distanza dai media che, in questo preciso momento storico vogliono vederci chiaro su temi come <strong>la guerra in Ucraina</strong> – spiega Susanne Fengler –. Questa è stata, a mio avviso, una vera occasione persa per confrontarsi e trovare un punto di contatto con l’elettorato».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/elezioni-2024-in-germania-lestrema-destra-fa-proseliti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Al Salone del Libro si parla di elezioni e di chi non viene rappresentato in democrazia</title>
		<link>http://www.magzine.it/al-salone-del-libro-si-parla-di-elezioni/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/al-salone-del-libro-si-parla-di-elezioni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 11:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[Salone del Libro]]></category>
		<category><![CDATA[salone del libro 2024]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=73594</guid>
		<description><![CDATA[Secondo un&#8217;importante analisi pubblicata sul settimanale The Economist verso la fine dell&#8217;anno scorso, il 2024 è da considerarsi il più grande anno elettorale della storia. In base ai calcoli, tra i ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="852" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/salone-libro-torino-GettyImages-1398842725.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turin Book Fair 2022" /></p><p>Secondo un&#8217;importante analisi pubblicata sul settimanale <a href="https://beta.economist.com/interactive/the-world-ahead/2023/11/13/2024-is-the-biggest-election-year-in-history" target="_blank">The Economist</a> verso la fine dell&#8217;anno scorso, <mark class='mark mark-yellow'>il 2024 è da considerarsi il più grande anno elettorale della storia.</mark> In base ai calcoli, tra i 76 Paesi in cui sono previste le elezioni, nel corso dell&#8217;anno verranno chiamate alle urne complessivamente più di quattro miliardi di persone, circa la metà della popolazione mondiale. Anche in Italia è facile percepire l&#8217;importanza del voto in questi mesi, tra le regionali — già concluse in Sardegna, Abruzzo e Basilicata, mentre non ancora avviate in Piemonte e Umbria — e le <a href="https://www.magzine.it/un-mese-al-voto-viaggio-verso-le-elezioni-europee/" target="_blank">imminenti elezioni del parlamento europeo</a>.</p>
<p>Per chi studia e analizza lo scenario politico odierno, ogni appuntamento elettorale è un&#8217;occasione per riflettere sul funzionamento del più importante strumento democratico che abbiamo. Con un astensionismo così elevato, si possono considerare valide le elezioni da un punto di vista democratico? E se non sono valide, si può ancora parlare di democrazia? Ne hanno parlato durante <mark class='mark mark-yellow'>la prima giornata del Salone del Libro di Torino</mark> <strong>Valentina Pazè</strong>, professoressa di filosofia politica all&#8217;Università di Torino, e <strong>Nadia Urbinati</strong>, professoressa di teoria politica alla Columbia University di New York.</p>
<h2>Chi sono i &#8220;non rappresentati&#8221;?</h2>
<p>La presentazione del libro <strong>&#8220;I non rappresentati. Esclusi, arrabbiati, disillusi&#8221;</strong> di Pazè inizia con un dato recente ma significativo: alle elezioni regionali in Abruzzo hanno votato il 52% degli aventi diritto al voto, record negativo storico per la regione. Alcuni analisti inoltre credono che i dati di affluenza per le europee non saranno molto diversi. «Spesso metaforicamente diciamo che il primo partito è il partito del non voto. Questo partito però non è omogeneo, c&#8217;è di tutto al suo interno. È anche difficile fare ricerca su questo gruppo, perché chi si astiene spesso si astiene anche dallo spiegarci perché non vota» afferma la docente. <mark class='mark mark-yellow'>«Un dato però ce l&#8217;abbiamo: in Italia ma non solo, secondo diverse ricerche, a non votare sono in particolare i più poveri, i meno istruiti, i più &#8220;marginali&#8221;».</mark></p>
<p>Come mai questo legame tra classe sociale e astensionismo? Ci da&#8217; una spiegazione la professoressa Nadia Urbinati: «<mark class='mark mark-yellow'>C&#8217;è una correlazione tra forza sociale e forza politica.</mark> Oggi va a votare chi ha già una buona posizione sociale, come per esempio chi è già ingranato nell&#8217;organizzazione del lavoro. Se pensiamo invece ai più poveri, ai lavoratori precari, ai rider e a tutte le categorie più a disagio ci rendiamo conto che sono soli e isolati. Allo stesso tempo, secondo diversi studi, le organizzazioni sociali — come i sindacati, ma anche i quartieri o la Chiesa — un tempo punto di riferimento per queste persone, stanno decadendo. Il cittadino solo diventa quindi un&#8217;unità tra milioni, e ha la percezione di non avere nessun potere di cambiare le cose. Anche perché i partiti non dialogano con il singolo individuo, ma fanno riferimento a gruppi di interesse». Infine, per Urbinati: <mark class='mark mark-yellow'>«la democrazia di oggi è la democrazia di chi ha una stabilità sociale ed economica».</mark></p>
<h2>Democrazia rappresentativa e maggioritaria</h2>
<p>Nel saggio si riflette anche su altre categorie di persone che non votano. Si può pensare, per esempio, a chi non ha accesso al voto, come le persone straniere, oppure anche a chi si rifiuta di votare, come forma di protesta contro un sistema politico ed elettorale che non è rappresentativo. <mark class='mark mark-yellow'>«Si considera democratica la rappresentanza quando pensiamo, per esempio, a un parlamento che effettivamente rispecchia le posizioni di tutta la cittadinanza, soprattutto se eletto con un sistema elettorale proporzionale»,</mark> afferma la professoressa Pazè.</p>
<p>Questo sistema si oppone, secondo la filosofia politica, alla democrazia maggioritaria, dove la rappresentanza delle parti viene sacrificata per trovare una maggioranza solida, con l&#8217;obiettivo di dare stabilità politica al governo. Questo sistema però è ritenuto da molti fintamente democratico: <mark class='mark mark-yellow'>«Una singola persona non può mai rappresentarci tutti, anche se dice di farlo. Un singolo individuo può essere rappresentativo solo in senso simbolico, come quando Donald Trump dice &#8220;<em>me, the people</em>&#8220;, ovvero &#8220;io, il popolo&#8221;. [&#8230;] Siamo in una fase di crisi dei partiti e della politica, e tendiamo quindi ad andare verso forme di rappresentanza simbolica che di per sé non hanno nulla di democratico».</mark></p>
<p>Questo tema, all&#8217;apparenza molto astratto e che viene dibattuto da ormai molto tempo, in realtà ha importanti elementi di attualità: <mark class='mark mark-yellow'>la riforma del premierato</mark>, ad oggi ancora sotto forma di disegno di legge costituzionale e approdato di recente in Senato, si propone infatti di attribuire maggiori poteri al presidente del Consiglio e di introdurre la sua elezione diretta, seguendo quindi un modello maggioritario di democrazia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/al-salone-del-libro-si-parla-di-elezioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Andrea, italiano a Taiwan durante le elezioni</title>
		<link>http://www.magzine.it/andrea-medico-a-taichung-io-italiano-a-taiwan-durante-le-elezioni/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/andrea-medico-a-taichung-io-italiano-a-taiwan-durante-le-elezioni/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 23:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra Gori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[taiwan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=68497</guid>
		<description><![CDATA[Lo scorso 13 gennaio, Taiwan ha eletto il suo nuovo presidente. Il piccolo stato asiatico, la cui autonomia è soltanto parzialmente riconosciuta dalla cosiddetta Cina popolare o continentale, ha scelto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1326" height="876" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-18-01-24-06.25.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine 18-01-24 - 06.25" /></p><p>Lo scorso 13 gennaio, Taiwan ha eletto il suo nuovo presidente. Il piccolo stato asiatico, la cui autonomia è soltanto parzialmente riconosciuta dalla cosiddetta <em>Cina popolare </em>o<em> continentale</em>, ha scelto <strong>William Lai,</strong> pseudonimo anglofono del più complesso Lai Ching-te. Classe 1959, medico prestato alla politica tra le file del <strong>Partito Progressista Democratico (PPD)</strong> e vice della presidente uscente Tsai ing-wen, <mark class='mark mark-yellow'>Lai è stato eletto dai progressisti con un convinto <strong>40% dei voti</strong>, nel corso di una giornata elettorale che lo ha visto battere il Kuomintang nazionalista di Huo Yu-Ih e il giovane Partito Popolare (TTP) del poliziotto Ko Wen-je, costituito nel 2019.</mark></p>
<p>In quella giornata convulsa, ancor più per un Paese dallo status ambiguo come Taiwan, l’atmosfera di attesa l’ha respirata anche <strong>Andrea Filippi, 30 anni,</strong> medico milanese da qualche settimana a<strong> Taichung</strong>. È la terza città del Paese dopo Taipei e Kaohsiung, localizzata <a href="https://www.google.it/maps/place/Taichung,+Distretto+Nord,+Taichung,+Taiwan/@24.3415478,120.2062876,9.05z/data=!4m6!3m5!1s0x34693d65575df2d1:0x8dd494fb51747b0a!8m2!3d24.1631651!4d120.6746691!16s%2Fg%2F11cjtznkvw?entry=ttu">nella regione centro-occidentale dell&#8217;isola</a> principale e raggiungibile in meno di un&#8217;ora con l’alta velocità. Andrea, che si trova lì per svolgere un tirocinio in Chirurgia plastica ricostruttiva al China Medical University Hospital, non è uno dei 750 expat italiani censiti dalla Farnesina. Ma quelle ore non le dimenticherà.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-18-01-24-06.25.jpeg"><img class="alignnone  wp-image-68498" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-18-01-24-06.25-300x198.jpeg" alt="Immagine 18-01-24 - 06.25" width="504" height="332" /></a><img class="alignnone  wp-image-68501" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-20-01-24-02.42-167x300.jpeg" alt="Immagine 20-01-24 - 02.42" width="185" height="332" /></p>
<p><i>I festeggiamenti nelle strade dopo la vittoria di Lai (The New York Times). A destra, Andrea Filippi sotto l&#8217;avveniristica Torre 101 di Taipei</i></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Nei 18mila seggi in cui i taiwanesi hanno espresso la propria preferenza, però, i sondaggi preelettorali, che davano il 32% degli aventi diritto al voto favorevoli al mantenimento dello <em>status quo</em>, non hanno sbagliato e il PPD di Lai ha ottenuto il terzo mandato consecutivo dal 2016.</span></p>
<p><strong>Il 13 gennaio</strong></p>
<p>«Con i colleghi europei chiedevamo informazioni e novità al personale dell’ospedale. Tutti dicevano che avrebbero votato, senza però mai sbilanciarsi sul candidato scelto», inizia a raccontare, ricordando lo spaesamento del primo impatto con la realtà locale. Se in tutto il mondo le elezioni non sono mai un appuntamento qualsiasi, nell’arcipelago asiatico di 150 isole e isolotti, da sempre rivendicato dalla Cina, l’evento diventa una faccenda delicata. <mark class='mark mark-yellow'>Proprio il Dragone, quel giorno, ha tentato di scoraggiare la vittoria autonomista, schierando <strong>sei navi militari e otto jet</strong> intorno al perimetro dei suoi territori</mark>, con il chiaro intento di spingere i cittadini a un voto cauto. <mark class='mark mark-yellow'>Nei 18mila seggi in cui i taiwanesi hanno espresso la propria preferenza, però, i sondaggi preelettorali, che davano il 32% degli aventi diritto al voto favorevoli al mantenimento dello <em>status quo</em>, non hanno sbagliato e il PPD di Lai ha ottenuto il terzo mandato consecutivo dal 2016.</mark> Un fatto inedito nella storia del Paese, abituato a vivere in una situazione ibrida sospesa tra indipendenza e spinte riunificatrici cominciata alla fine degli anni ’40 del secolo scorso. Scoperta dai portoghesi, colonizzata dagli olandesi e poi dai giapponesi, dal 1949 l’ex Formosa è autonoma <em>de facto</em> ma rimane ufficialmente sotto il controllo della Repubblica Popolare cinese, che la definisce “<b>regione di Taiwan</b>”, considerandola una provincia, parte del medesimo orizzonte ideologico-culturale. In quell’anno, i nazionalisti del Kuomintang (o KMT) di <strong>Chiang Kai-Shek</strong> persero la lunga guerra civile con il Partito Comunista di<strong> Mao Zedong</strong> nel continente e si ritirarono a Taipei eleggendo l&#8217;isola a proprio feudo. La dominarono per decenni come Repubblica di Cina, coltivando l&#8217;ambizione di riconquistare il potere nella madrepatria ma continuando comunque a mantenere stretti legami con il governo pechinese, fino alla democratizzazione degli anni &#8217;90. Oggi, TTP, nuova forza politica centrista fondata per coinvolgere anche i più giovani, ne condivide la volontà di apertura al dialogo col gigante asiatico.</p>
<p>«Il modo in cui la Cina risponderà alle scelte fatte dagli elettori di Taiwan sarà un test della possibilità di poter gestire le tensioni fra Washington e Pechino o del procedere verso un ulteriore scontro, o anche un conflitto», aveva dichiarato il presidente cinese XI Jinping nel tradizionale <a href="https://www.youtube.com/watch?v=TEd3CtcL1pU">messaggio di Capodanno alla nazione</a>, definendo le vicine elezioni taiwanesi “una scelta tra guerra e pace”. <mark class='mark mark-yellow'>E nel pomeriggio del 9 gennaio, la tensione aveva raggiunto il picco quando un satellite partito dalla regione dello Sichuan aveva sorvolato i cieli di Taiwan, allertando la Difesa e facendo impazzire i cellulari di 23 milioni di cittadini</mark>, a cui era arrivato un allarme di possibile attacco missilistico. Tra i cellulari che hanno squillato quel giorno c’era anche quello di Andrea: «All’inizio mi sono spaventato ma poi l’ho presa quasi sul ridere<em>», </em>commenta. Dopo le schermaglie, però, il 13 gennaio l’atmosfera era tranquilla compassata come solo i taiwanesi, avvezzi a vivere tra libertà e minaccia costante, sanno essere. E non è sfuggita nemmeno a chi lì ci ha appena messo piede. Andrea: <mark class='mark mark-yellow'>«Sono qui da poco tempo, ma quella mattina mi sono accorto che il clima era stranamente tranquillo. Solo qualche comizio qua e là e piccoli cortei da trenta persone armate di megafono»</mark>. Le sue parole restituiscono la cronaca di una giornata quasi surreale, trascorsa fra le corsie dell’ospedale e i banchi di<em> street food</em> disseminati un po’ ovunque, a scoprire un Paese nell&#8217;ora della verità: «Mentre i taiwanesi erano alle urne, io ho passeggiato per dodici chilometri in giro per la città, da solo. La sera ho incontrato dei colleghi, mi hanno detto che avevano votato e che erano soddisfatti della vittoria dei progressisti. Tra l’altro, erano contenti fosse un medico come loro e come me»<em>.</em></p>
<p>Quella giornata surreale ha visto il candidato vincitore del PPD <strong>attestarsi al primo posto con il 40,2%,</strong> contro il diretto contendente del Kmt, <a href="https://edition.cnn.com/2024/01/13/asia/taiwan-presidential-election-results-intl-hnk/index.html">che si è fermato al 33,49%</a> consensi e il magro<a href="https://edition.cnn.com/2024/01/13/asia/taiwan-presidential-election-results-intl-hnk/index.html"> 26,,45% del TTP. </a>«Abbiamo resistito alle pressioni esterne», ha detto Lai, riferendosi alle intimidazioni cinesi. A trionfare è stata però la partecipazione elettorale dei taiwanesi, con l’affluenza alle urne che ha registrato il dato record del 70,6% degli aventi diritto: circa 19 milioni di cittadini.</p>
<p><strong><img class="alignnone  wp-image-68500" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/WhatsApp-Image-2024-01-16-at-10.47.18-300x128.jpeg" alt="WhatsApp Image 2024-01-16 at 10.47.18" width="534" height="228" /></strong></p>
<p><em>La notifica di allerta missile arrivata sui cellulari di Taiwan lo scorso 9 gennaio</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il nuovo presidente</strong></p>
<p>L’ascesa politica di William Lai si intreccia, come spesso accade, con un vissuto personale difficile. Nefrologo, studi ad Harvard, è partito dal basso, dalla tragedia di un padre minatore, morto nel crollo di una galleria, quando lui era ancora piccolo. È sceso in campo nel 1999, come deputato allo Yuan legislativo (il parlamento taiwanese) e nel 2010 è diventato sindaco di Tainan, facendo della cittadina nel Sud-Ovest indipendentista del Paese la sua roccaforte politica. Nel 2017 la svolta, con la nomina a primo ministro sotto la presidenza di Tsai-ing-wen, sua predecessora, permessa anche dai voti della sua Tainan. Da qui attingerà per scegliere i suoi ministri. Infine, la vicepresidenza dal 2020 al 2024.</p>
<p>William Lai ha voluto commentare il risultato ringraziando il suo popolo<em> «</em>per aver scritto un nuovo capitolo nella nostra democrazia», esprimendo la volontà di salvaguardare il Paese «dalle continue minacce e intimidazioni da parte della Cina», e promettendo la ricerca di una dialettica pacifica con Pechino. <mark class='mark mark-yellow'> A minacciare i suoi propositi e turbare una vittoria annunciata c’è tuttavia la mancanza di una maggioranza parlamentare </mark>. Il PPD stavolta l’ha persa, ritrovandosi con un seggio in meno rispetto ai nazionalisti del KMT, che non l’hanno comunque ottenuta. E se è vero che tra i due litiganti il terzo gode, una situazione simile potrebbe giovare al TPP, forza giovane penalizzata alle urne ma vincitrice di otto seggi su 113, che beneficia del diritto di veto sui provvedimenti e cerca i giusti accordi per fare il grande salto. <mark class='mark mark-yellow'>Il 20 maggio prossimo, Lai si insedierà ufficialmente</mark> ed è quasi scontato che non farà cenno al<strong> Consenso, l’accordo stipulato nel</strong> 1992 tra i rappresentanti del Kuomintang e il Partito comunista cinese per regolare i rapporti Cina-Taiwan secondo la filosofia &#8220;<strong>Una Cina, due sistemi&#8221;</strong>, <a href="https://english.president.gov.tw/News/5621">rigettato da Tsai Ing-wen nel 2019.</a> Lo stesso citato, invece, da Xi nel suo discorso.</p>
<p><strong><img class="alignnone  wp-image-68499" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagine-18-01-24-06.251-300x204.jpeg" alt="Immagine 18-01-24 - 06.25" width="512" height="348" /></strong></p>
<p><em>Il neoeletto presidente William Lai (The New York Times)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La reazione della Cina e i rapporti con gli Usa</strong></p>
<p>Una volta certa la vittoria autonomista, il disappunto di Pechino non si è fatto attendere. Il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan del governo cinese, Chen Binhua, ha sfruttato il mancato raggiungimento della maggioranza da parte del partito democratico progressista per parlare di «risultati che non rispecchierebbero il volere delle persone», ricordando che il voto anti Cina di Taipei «non impedirà un’inevitabile riunificazione». <mark class='mark mark-yellow'>Riunificazione che il Dragone intenderebbe  concretizzare<strong> nel 2049, in occasione del centenario della nascita della Repubblica popolare</strong>.</mark> Il ministero degli Esteri taiwanese ha reagito invitando il gigante asiatico a «rispettare i risultati delle elezioni, rinunciando alla sua oppressione contro il Paese».</p>
<p>Alla prevedibile stizza di Xi si è contrapposto il plauso dell’<strong>Unione Europea</strong> che, pur non riconoscendo formalmente la Cina nazionalista come Stato, ha lodato l’ampia partecipazione della popolazione al voto e la vittoria democratica. «I nostri sistemi di governo sono basati sul rispetto dei principi democratici, dello stato di diritto e dei diritti umani», ha comunicato la UE in una nota, indirizzata a William Lai. E, poco dopo, sono arrivate anche le <strong>congratulazioni</strong> <strong>del segretario di Stato americano Anthony Blinken</strong> che, nel corso di una telefonata al neoeletto presidente, ha definito Taiwan «una democrazia forte». I complimenti degli Stati Uniti sono stati ancora meno graditi alle autorità cinesi, infastidite dai seppur sporadici incontri tra Usa e Taiwan; come la visita informale di domenica scorsa dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Haley e dell’ex vicesegretario di Stato James Steinberg, per gli incontri postelettorali con Lai e con la presidente uscente Ing-wen. La Cina ha dichiarato di «opporsi a qualsiasi interazione ufficiale con i taiwanesi», spingendo l’<em>American Institute in Taiwan</em> (che aveva collaborato all’organizzazione dell’incontro) a presentare la visita come viaggio «a titolo privato». A mettere una pezza per tentare di preservare i fragili equilibri raggiunti nel corso dell&#8217;<a href="https://www.washingtonpost.com/world/2023/11/15/xi-biden-meet-china-united-states-global-world-order/">ultimo incontro con Xi alla Casa Bianca, lo scorso 15 novembre</a>, ci ha pensato<strong> Joe Biden,</strong> che ha espresso il sostegno americano al neopresidente definendo il rapporto con Taiwan «solido come la roccia e basato su principi bipartisan» e ribadendo al contempo che <mark class='mark mark-yellow'>«gli Stati Uniti non sostengono l’indipendenza del Paese, che non hanno mai riconosciuto come stato indipendente, ma neppure annesso alla Cina»</mark>. Del resto, l&#8217;isola costituisce un nodo critico dei rapporti tra Usa e Cina sin dai tempi della guerra fredda: gli americani la considerano ambiguamente un partner commerciale e sono pronti a difenderne la sicurezza, pur avendola disconosciuta come entità statale indipendente nel 1979 in favore della Repubblica popolare cinese. Otto anni prima, la Repubblica di Cina era stata sostituita da quest&#8217;ultima come rappresentante ufficiale della Cina alle Nazioni Unite, perdendo la legittimità internazionale.</p>
<p>L’arcipelago asiatico è, di fatto, un grande<strong> limbo</strong>, che può esistere solo nella forma ibrida in cui è nato, per tutelare le simmetrie mondiali e la sua stessa sopravvivenza. Gode di una costituzione e un&#8217;identità, di elezioni democratiche e politiche amministrativo-doganali proprie, eppure la sua sovranità è riconosciuta soltanto da una manciata di Paesi nel mondo (tra cui Belize, Guatemala, Paraguay e Haiti). In questo scenario, però, “l’isola che non c’è” conta su una ricchezza strategica: <strong>i microchip</strong>. L’oro del ventunesimo secolo potrebbe permettere a Taiwan di arginare il rischio di eventuali rappresaglie cinesi in vista dell’insediamento e farsi valere: minacciando di aumentare i prezzi delle microcomponenti elettroniche, oggi indispensabili alla tecnologia civile e militare – dagli smartphone all’industria bellica &#8211; anche nella Repubblica popolare, e di rallentarne la produzione. Con il colosso Tmsc, Taiwan detiene insieme alla coreana Samsung il 70% del mercato dei circuiti integrati. Fondamentali per il consolidamento del potere, i semiconduttori sono un altro tema cruciale nella partita tra Cina e Stati Uniti; quest’ultimi, una volta leader nel settore, hanno ceduto il passo ai rivali asiatici ma nel 2019, l’amministrazione Trump ha avviato una nuova strategia di investimenti per tornare ai livelli produttivi di un tempo e prevalere sul mercato orientale. Nel 2022, la successiva presidenza Biden ha poi promulgato il <em><a href="https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/biden-firma-chip-act-investiamo-semiconduttori-usa/AEgwZKsB">Chips and Science Act</a> </em>(che prevede lo stanziamento di 52 miliardi per l&#8217;industria dei microchip e sgravi fiscali alle aziende), consapevole che anche la stessa Cina necessita del contributo occidentale per produrre circuiti di una certa qualità.</p>
<p><strong>Pillole di società taiwanese</strong></p>
<p>La società taiwanese è influenzata dalla sua condizione di incertezza nello scacchiere geopolitico globale, in bilico tra due universi. L’influsso cinese si avverte maggiormente nell’isolamento linguistico della regione, che si registra anche nelle fasce di popolazione più acculturate: «<strong>Taiwan è un altro mondo.</strong> Solo in pochi parlano inglese, quasi tutti non conoscono altro che il cinese. A Taipei qualcuno si trova, ma qui a Taichung nessuno capisce gli stranieri, tendono a risponderti in cinese e spesso si vergognano di non poter comunicare», rivela in proposito Andrea. Poi continua, pensando alla struttura in cui si trova a lavorare: «È uno stato forse un po’ arretrato ma ci sono comunque grattacieli e belle macchine. Non si può certo definirlo un Paese di serie b<em>»</em>. La struttura è un palazzo di venticinque piani che mostra il lato più avanzato dello Stato, dove a curarsi vanno anche malesi e cinesi, sfruttando i benefici offerti da un <strong>sistema</strong> <strong>sanitario universale basato sul modello </strong><em><strong>single-payer</strong>.</em> <mark class='mark mark-yellow'>L’accesso è garantito a tutta la popolazione da un ente pubblico attraverso un sistema di <strong>assicurazione nazionale (NHI)</strong>, basato su un’assistenza capillare che arriva a coprire il 99% della popolazione e costi ragionevoli.</mark></p>
<p>Infine, non dimentica di snocciolare qualche aspetto inedito della sua professione: «La mia disciplina, la chirurgia plastica, è piuttosto complicata e qui l’approccio è diverso rispetto all’Italia: meno basato sull’estetica e più sul recupero delle funzionalità, soprattutto nel settore dei tumori testa-collo di cui io mi occupo. In altre parole, se da noi si punta a far uscire il paziente di casa senza che se ne vergogni, qui l’importante è recuperare la capacità di fare le cose più semplici, come mangiare. Non mi sento di dire che la sanità locale sia più avanti di quella italiana, anzi forse è il contrario. Ma è diversa e i medici come me che vengono qui hanno tanto da poter imparare», conclude.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/andrea-medico-a-taichung-io-italiano-a-taiwan-durante-le-elezioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;IA si intromette nelle elezioni turche: &#8220;è solo l&#8217;inizio&#8221;</title>
		<link>http://www.magzine.it/lia-si-intromette-nelle-elezioni-turche-e-solo-linizio/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/lia-si-intromette-nelle-elezioni-turche-e-solo-linizio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 May 2023 10:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia Beni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritto all'informazione]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=66756</guid>
		<description><![CDATA[Secondo gli esperti di intelligenza artificiale, i contenuti ingannevoli generati dalla stessa potrebbero influenzare i cittadini turchi nel momento delle elezioni.Due settimane fa è stato diffuso un video in cui ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="870" height="489" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Turchia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nella foto: il candidato alle presidenziali turche Kemal Kilicdaroglu. Fonte: Al-Monitor" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Secondo gli esperti di intelligenza artificiale, i contenuti ingannevoli generati dalla stessa potrebbero influenzare i cittadini turchi nel momento delle elezioni.</mark>Due settimane fa è stato diffuso un video in cui <strong>Kemal Kilicdaroglu</strong>, il principale sfidante del presidente <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> alle elezioni presidenziali dello scorso 14 maggio, parlava perfettamente inglese. «Anche la pupilla dei miei occhi parla inglese. Ti prometto, nonno, che ti faremo presidente», ha commentato un utente di Twitter condividendo il video del candidato 74enne. Qualche giorno dopo, però, il sito web indipendente turco di fact-checking <a href="https://teyit.org/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><em>Teyit.org</em></span></a> ha rivelato che il video era stato generata dall’IA.</p>
<p>A rivelarlo è stato il primo utente di Twitter, <strong>@ytc06</strong>, che ha condiviso il video: «Sperimento con l&#8217;intelligenza artificiale per conoscere nuove funzionalità. Ho creato la voce di Kemal Kilicdaroglu con l&#8217;AI e l&#8217;ho usata per una versione inglese del suo discorso di candidatura». Secondo lo specialista di deepfake <strong>Henry Ajder</strong>, il recente boom di accesso agli strumenti di intelligenza artificiale sta alimentando questo tipo di situazioni. Le prossime votazioni presidenziali e parlamentari turche potrebbero porre fine ai 20 anni di governo di Erdogan e modificare il panorama politico del Paese. Si tratta, inoltre, di una delle prime elezioni importanti che hanno a che fare con un&#8217;intelligenza artificiale così avanzata. <mark class='mark mark-yellow'>«Se si riesce a diffondere discorsi sofisticati e dalle caratteristiche molto umane su reti di grandi dimensioni e account non autentici attraverso un&#8217;unica narrazione, questo potrebbe ovviamente giocare un ruolo nel prendere il controllo di un&#8217;intera sfera di influenza», ha detto Ajder.</mark></span></p>
<p>Un altro candidato alle presidenziali, <strong>Muharrem Ince</strong>, si è ritirato dalla corsa giovedì scorso dopo la pubblicazione di un presunto filmato a sfondo sessuale che, a suo dire, era un deepfake. «Quello che ho visto negli ultimi 45 giorni non l&#8217;ho mai visto», ha affermato Ince nel suo discorso di dimissioni. «Hanno messo il mio volto su un video preso da un sito web porno israeliano», ha aggiunto, incolpando i giornalisti e i pubblici ministeri del Paese per non averlo protetto dalla &#8220;furia della calunnia&#8221;».</p>
<p>L&#8217;esperto turco di intelligenza artificiale <strong>Cem Say</strong> teme tattiche ancora più aggressive: <mark class='mark mark-yellow'>«I deepfake potrebbero essere usati il giorno delle elezioni con l&#8217;obiettivo di scoraggiare le persone dal recarsi alle urne o di influenzare la loro decisione»,</mark> ha detto, aggiungendo che questo non lascerebbe «tempo per le verifiche». In Turchia il 90% dei media nazionali è sotto il controllo del governo, secondo il gruppo per la libertà di stampa <em>Reporter senza frontiere (RSF)</em>. Questo, insieme alla promulgazione della legge dell&#8217;ottobre 2022 che punta a limitare la &#8220;disinformazione&#8221;, per usare le parole del governo turco, fa sì che in Turchia siano pochissimi gli organi di informazione impegnati a smascherare i deepfake.</p>
<p style="text-align: center;"><strong> Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.euronews.com/next/2023/05/12/ai-content-deepfakes-meddling-in-turkey-elections-experts-warn-its-just-the-beginning" target="_blank">Euronews.com</a>.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/lia-si-intromette-nelle-elezioni-turche-e-solo-linizio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La giornalista turca Ece Temelkuran: «Ricomporre il proprio Paese è possibile se ci si crede»</title>
		<link>http://www.magzine.it/la-giornalista-turca-ece-temelkuran-ricomporre-il-proprio-paese-e-possibile-se-ci-si-crede/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/la-giornalista-turca-ece-temelkuran-ricomporre-il-proprio-paese-e-possibile-se-ci-si-crede/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 May 2023 15:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Fisichella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Ece Temelkuran]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=66631</guid>
		<description><![CDATA[Che storia, quella della Turchia. Dopo 21 anni di solo Erdoğan, la popolazione ha la possibilità di spodestarlo e affidare le sorti del Paese al &#8220;Gandhi turco&#8221; Kemal Kılıçdaroğlu. La giornalista ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3398" height="2329" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-Ece-Temelkuran-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="foto Ece Temelkuran (2)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Che storia, quella della <strong>Turchia</strong>.</mark> Dopo 21 anni di solo <strong>Erdoğan</strong>, la popolazione ha la possibilità di spodestarlo e affidare le sorti del Paese al &#8220;Gandhi turco&#8221; <strong>Kemal Kılıçdaroğlu</strong>.</p>
<p>La giornalista e attivista turca <strong>Ece Temelkuran</strong> – licenziata nel 2012 da <em>Habertürk</em>, la testata in cui era editorialista, per aver scritto degli articoli critici contro il governo –  scalpita, non vede l’ora di recarsi alle urne e di scoprire i risultati delle elezioni di domenica 14 maggio.<mark class='mark mark-yellow'>La sua trepidazione traspare tutta mentre pronuncia il discorso d’apertura del festival <strong>&#8220;Che storia!&#8221;</strong> della <strong>Fondazione Giangiacomo Feltrinelli</strong>, curato dalla giornalista e autrice <strong>Laura Silvia Battaglia</strong>.</mark></p>
<p>Anche se i sondaggi danno per favorito il leader dell’opposizione, non abbassa la guardia e non cede al pensiero che tutto sia già scritto:<mark class='mark mark-yellow'>«I leader sono delle persone senza limiti, quindi non possiamo calcolare realmente quello che succederà».</mark> Quello che è accaduto ed è incancellabile è la perdita completa della verità, della fiducia nel genere umano, «L’essere stati paralizzati a causa del male dei seguaci di <strong>Erdoğan</strong>».</p>
<p>Loda il titolo della rassegna e nel suo intervento ne ricalca il sottotitolo, <strong>&#8220;Percorsi, ritratti, scoperte per una storia tutta da vivere&#8221;</strong>.<mark class='mark mark-yellow'>Il percorso tracciato riprende il nome del suo libro, <em>Come sfasciare un paese in sette mosse</em>: un fenomeno globale, perché può succedere in <strong>Turchia</strong> e ovunque.</mark> Il ritratto fatto è quello di <strong>Erdoğan</strong>, un esempio di leader autoritario che ha assunto il potere e ha modellato il proprio regime in pochi passaggi: «Si è associato con le masse oppresse ed è diventato l’unica verità: metà nazione non può essere convinta da alcun tipo di verità e di fatto». «La sua maestria – aggiunge la giornalista – è stata usare la politica delle emozioni per raccontare una grande storia».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> La giornalista e attivista Ece Temelkuran ha scritto <em>Come sfasciare un paese in sette mosse.</em> Una strategia utilizzata da Erdoğan, che «si è associato con le masse oppresse ed è diventato l’unica verità: metà nazione non può essere convinta da alcun tipo di verità e di fatto. La sua maestria è stata usare la politica delle emozioni per raccontare una grande storia».</span> <strong> </strong></p>
<p>La politica delle emozioni sembra essere l’asso nella manica dei regimi autoritari, da lei definiti confusionari e variopinti. Racconta che oggi giungono al potere come una forma di intrattenimento e sono molto spettacolarizzati:<mark class='mark mark-yellow'>«I leader autoritari, i leader con delle inclinazioni fasciste avviano le emozioni delle persone. Non parlano di fatti, non promettono realmente niente di vero, non hanno un programma politico: raccontano una grande storia».</mark></p>
<p>L’altra parola chiave di questo festival è &#8220;scoperta&#8221;.<mark class='mark mark-yellow'>La scoperta racchiusa nelle parole di <strong>Ece Temelkuran</strong> sta nel comprendere che oggi le persone non hanno la priorità di conoscere la verità:</mark> «Vogliamo credere che la verità sia una, che prevalga e che le persone ne abbiano bisogno. E se questo non fosse vero? A quel punto cosa faremmo? La politica di oggi, i regimi autoritari odierni ogni giorno costantemente ci dimostrano che la verità non è importante, non è unica. E a volte le persone non vogliono sentirla». Cita l’esempio di chi è convinto che la Terra sia piatta e non cambierebbe idea nemmeno osservandone la sfericità da una navicella: la sfida per chi li contesta è dimostrare di far capire che sapere è meglio che credere.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La politica di oggi, i regimi autoritari odierni ogni giorno costantemente ci dimostrano che la verità non è importante, non è unica. E a volte le persone non vogliono sentirla». Ece Temelkuran illustra la tendenza del 21esimo secolo.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nei regimi autoritari la verità non è univoca, ma «può essere moltiplicata, bandita e modificata in modo molto semplice».</mark> I leader quindi non si fanno problemi a mentire: il pudore resta solo a chi capisce il loro gioco, mentre loro non lo provano mai: «Se si liberano del senso di pudore e vergogna e mentono, a quel punto tutti i seguaci crederanno che sia normale e che la perdita di vergogna sia uno strumento politico».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'><strong>Ece Temelkuran</strong> racconta di come le persone non si fidino più degli altri e non credano più alle storie, in se stessi e nel genere umano.</mark> Una tendenza cominciata con la visione del neoliberalismo, nato negli anni Settanta: «Secondo questa nuova percezione dominante siamo egoisti, egocentrici. Siamo degli esseri fondamentalmente bastardi, non facciamo niente l’uno per l’altro. Non ci sacrifichiamo e non sacrifichiamo niente per gli altri. Siamo competitivi e siamo degli idioti. Combattiamo e litighiamo gli uni con gli altri. Credo che ciò abbia distrutto la fiducia nel genere umano ed è per questo che credo non si vogliano raccontare più le storie, non almeno nel modo così appassionato come fanno i fascisti».</p>
<p>Coniugare fatti e pathos è la soluzione prospettata dalla giornalista per creare una narrazione altrettanto convincente: «Credere è un meccanismo interessante: non ha bisogno di prove, ha bisogno di miracoli. La fiducia in Dio è proprio questo: non si vogliono prove, ma si chiedono miracoli». Il trucco sarà creare dei miracoli attraverso la politica e iniziare a crederci.<mark class='mark mark-yellow'> «Da lì possiamo scrivere una bellissima storia politica che andrà dritta ai cuori delle persone. Quando i fatti non sono sufficienti, abbiamo bisogno di una grande storia per raccontare la verità».</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/la-giornalista-turca-ece-temelkuran-ricomporre-il-proprio-paese-e-possibile-se-ci-si-crede/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amministrative 2022, banco di prova per le politiche</title>
		<link>http://www.magzine.it/amministrative-2022-banco-di-prova-per-le-politiche/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/amministrative-2022-banco-di-prova-per-le-politiche/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 09:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Miniutti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=59330</guid>
		<description><![CDATA[Una volta Palmiro Togliatti, interrompendo una riunione alla sede di via Botteghe Scure del PCI, disse a Pietro Secchia: “E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/generico-ottobre-2021-108797.large_.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Arci" /></p><p style="font-weight: 400;">Una volta Palmiro Togliatti, interrompendo una riunione alla sede di via Botteghe Scure del PCI, disse a Pietro Secchia: “E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?”. Ecco, forse quella frase aveva un che di vero, e quello che è successo a Verona ne è stata la dimostrazione. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Risultati sorprendenti per il &#8220;campo largo&#8221; a Catanzaro, Parma e Verona, ma la coalizione di centrodestra ne esce vincitrice, anche se di poco</span>Il fine settimana appena concluso ha scombussolato (nuovamente) gli equilibri politici parziali che si erano andati a instaurare nell’ultimo periodo. Nonostante molti esperti avessero previsto un quasi <em>en plein</em> della coalizione di centro-destra (Forza Italia – Lega – Fratelli d’Italia) a queste elezioni amministrative, pronostico parzialmente confermato dai risultati del primo turno,<mark class='mark mark-yellow'> i ballottaggi hanno ribaltato totalmente il risultato incassato due settimane fa</mark>. Il “campo largo” di Letta, che prende sotto al suo arco dal Movimento 5 Stelle ad alcune formazioni centriste, ha incassato 7 capoluoghi sui 14 che sono andati al secondo turno. Ma i risultati più sorprendenti sono stati senza dubbio quelli ottenuti a Catanzaro, Parma e soprattutto, Verona. Nel capoluogo calabrese era da undici anni che il centrosinistra non otteneva lo scranno da sindaco, mentre a Parma la sinistra non governava dal 1998: da quell’anno prima l’era berlusconiana, poi quella a cinque stelle. <mark class='mark mark-yellow'>Ma il vero risultato che nessuno si aspettava è arrivato dalla città di Romeo e Giulietta, dove Damiano Tommasi – noto ex calciatore della Roma – ha superato di pochi punti l’avversario Sboarina</mark>. Emblematica la sconfitta della destra in una delle sue roccaforti, governata per vent’anni, che apre grandi discussioni all’interno della coalizione. Infatti, <mark class='mark mark-yellow'>causa principale della sconfitta è stata la proprio rottura tra le formazioni alleate</mark>, le quali hanno preferito candidarsi in due schieramenti prima, poi non si sono sostenute al ballottaggio.</p>
<div id="attachment_59331" style="width: 1015px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/twitter_610b078b6f2042a9a98a1f7a908c2228.jpeg"><img class="wp-image-59331 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/twitter_610b078b6f2042a9a98a1f7a908c2228-1015x1024.jpeg" alt="Elaborazione e raccolta dati YouTrend" width="1015" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Elaborazione e raccolta dati YouTrend</p></div>
<p style="font-weight: 400;">Tuttavia, se da una parte il Partito Democratico festeggia, queste elezioni hanno confermato alcune tendenze nazionali. Innanzitutto, che <mark class='mark mark-yellow'>il centrodestra, se corre unito, vince molto</mark>. Lo dimostrano i risultati ottenuti nei comuni maggiori, dove la coalizione “tricefala” ha vinto di tre punti il medagliere di questa tornata elettorale. Dall’altra parte, <mark class='mark mark-yellow'>in quelle zone dove il M5S ha ancora un peso significativo in termini di voti, il “campo largo” ottiene ottimi risultati</mark>, anche se si inizia a dubitare della tenuta di una simile alleanza dopo lo strappo di Di Maio dal resto del MoVimento. Infine, che <mark class='mark mark-yellow'>il polo centrista non è riuscito ad incidere seriamente nei risultati</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">A poco meno di un anno dalle prossime elezioni politiche – sempre considerando che si arrivi fino al termine della legislatura in corso – si iniziano a delineare ulteriormente i confini di quelli che saranno gli schieramenti. Ma alcune domande continuano ad emergere: quanto (e se) reggerà il “campo largo”? Il centrodestra rimarrà unito nonostante i malumori interni? E il “terzo polo liberale”, sostenuto dai partiti di centro, sarà una realtà consolidata? Di risposte, però, ancora non ce ne sono.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/amministrative-2022-banco-di-prova-per-le-politiche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Macron al bivio in cerca di una maggioranza</title>
		<link>http://www.magzine.it/macron-al-bivio-in-cerca-di-una-maggioranza/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/macron-al-bivio-in-cerca-di-una-maggioranza/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2022 06:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Fisichella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Macron]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=59267</guid>
		<description><![CDATA[“In teoria Macron è il più stabile di tutti, in pratica abbiamo visto che le cose non stanno proprio così”. L’instabilità politica provocata dalle elezioni legislative che hanno tolto al ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1332" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/elezioni-legislative-francia2022.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Official campaign posters of French presidential election candidates are displayed at France Affichage Plus dispatch hub in Mitry-Mory" /></p><p>“In teoria Macron è il più stabile di tutti, in pratica abbiamo visto che le cose non stanno proprio così”. <mark class='mark mark-yellow'>L’instabilità politica provocata dalle elezioni legislative che hanno tolto al presidente francese la maggioranza assoluta nella nuova Assemblea Nazionale, potrebbe riflettersi sugli equilibri europei.</mark> Per Francesco Maselli, corrispondente in Italia del quotidiano francese <a href="https://www.lopinion.fr/">l’Opinion</a>, tutto dipende da quello che succederà nelle prossime settimane: “È possibile che la situazione interna lo costringa ad essere un po’ più democratico e anche a cercare qualche compromesso, ma non ne comprometta la credibilità all’estero perché alcune cose si riusciranno a fare anche se con fatica. Se invece il Paese dovesse essere paralizzato e non fosse possibile portare a termine una serie di riforme importanti – come quella delle pensioni e il problema di finanziamento del debito pubblico francese – con la crisi economica alle porte la leadership europea di Macron sarebbe molto intaccata.”</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Lo scenario più probabile è che Macron decida di fare un governo di minoranza e cercare i voti legge per legge&#8221;</span></p>
<p>Sul fronte interno, il capo dell’Eliseo ha escluso un governo di unità nazionale. I 245 seggi su 577 ottenuti dalla sua coalizione &#8220;Ensemble!&#8221; rendono difficile governare, ma non impossibile. Maselli delinea due scenari possibili: «Il primo e più probabile è che Macron decida di fare un governo di minoranza; una cosa possibile in Francia, dove il governo non ha bisogno della fiducia per cominciare a lavorare. Può essere sfiduciato, però in questo caso tutte le opposizioni dovrebbero mettersi d’accordo e votare lo stesso testo e non è scontato. Lui invece può andare avanti e cercare i voti legge per legge. Un’altra possibilità, più remota, è fare un accordo di governo con uno dei gruppi parlamentari. Per adesso, tutti gli hanno detto che non sono disponibili, quindi è un’ipotesi difficile”.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>A erodere il consenso del capo dell’Eliseo sono stati: a sinistra, l’alleanza Nupes di Jean-Luc Mélenchon, rappresentata da 131 deputati e, a destra, il Rassemblement National di Marine Le Pen, che con 89 seggi (nel 2017 erano solo otto) ha più che decuplicato la sua presenza in Parlamento.</mark> Ma cosa ha spinto i francesi a ridurre le distanze con le opposizioni? “Marine Le Pen ha fatto tutta la campagna elettorale sul potere d’acquisto, sul rimettere i soldi in tasca ai francesi, soprattutto a quelli che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese o che si sentono un po’ dimenticati da Parigi – spiega Maselli –. E la Francia che vota da sempre per il &#8220;Rassemblement National&#8221; è proprio quella dei piccoli commercianti e imprenditori, delle casalinghe e della piccola borghesia”. Dall’altra parte, anche Mélenchon ha puntato la sua campagna elettorale sul potere d’acquisto «promettendo un salario minimo più alto. Ha battuto molto sui diritti dei lavoratori e sul fatto che le risorse si possano prendere ai più ricchi. Il programma fiscale di Mélenchon è molto duro con le persone che guadagnano di più: prevede una tassazione del cento per cento per chi ha un reddito superiore a 13 milioni di euro”. Tutto questo ha contribuito a convincere i francesi a un voto alternativo.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Ha votato poco più del 47 per cento dei francesi: &#8220;Alle legislative evidentemente la partita era considerata come importante, ma non vitale, un po’ scontata e relativamente rilevante&#8221;.</span></p>
<p>A pesare sui risultati è stato anche un forte astensionismo. <mark class='mark mark-yellow'>Poco più del 47 per cento degli elettori si è recato alle urne. Tuttavia, il giornalista sottolinea che i francesi sono soliti decidere se andare al voto a seconda dell’importanza che accordano all’appuntamento elettorale:</mark> “Quando ci sono state le presidenziali, alla fine i francesi sono andati a votare. C’è stata astensione e non è stata quella più alta di tutta la storia della Quinta Repubblica. Già questo ci fa capire che ci sono degli alti e bassi perché comunque la sfida era percepita come capitale per il loro futuro. Alle legislative invece evidentemente la partita era considerata come importante, ma non vitale, un po’ scontata e relativamente rilevante. Questo lo vediamo per esempio nel risultato del &#8220;Rassemblement National&#8221;: quando l’elezione è importante suscita un rigetto e una mobilitazione degli elettori contro i candidati che possono vincere. Questa volta non è successo perché non hanno percepito come una minaccia il fatto che la destra potesse avere un deputato in più o in meno”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/macron-al-bivio-in-cerca-di-una-maggioranza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elezioni in Francia e l&#8217;appello di Zelensky all&#8217;Italia &#8211; Le quattro notizie del giorno</title>
		<link>http://www.magzine.it/elezioni-in-francia-e-lappello-di-zelensky-allitalia-le-quattro-notizie-del-giorno/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/elezioni-in-francia-e-lappello-di-zelensky-allitalia-le-quattro-notizie-del-giorno/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 03:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[M5s]]></category>
		<category><![CDATA[Macron]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=59013</guid>
		<description><![CDATA[Francia: Macron perde la maggioranza. Rieletto all’Eliseo meno di due mesi fa, il presidente francese Emmanuel Macron non potrà più contare sulla maggioranza assoluta in Parlamento. Per il presidente è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/France_election_thumbnail-8bhqri.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="France_election_thumbnail-8bhqri" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong>Francia: Macron perde la maggioranza.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Rieletto all’Eliseo meno di due mesi fa, il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> non potrà più contare sulla maggioranza assoluta in Parlamento. Per il presidente è stata una sconfitta al di là di ogni previsione: al ritorno dalla sua prima visita nell’Ucraina in guerra, Macron aveva chiesto al popolo francese una maggioranza “forte e chiara” per una “Francia davvero europea”. <mark class='mark mark-yellow'>Il Parlamento francese esce invece dalle urne con gli equilibri sconvolti. Macron e la sua coalizione <em>Ensemble</em> sono lontanissimi dalla maggioranza assoluta necessaria per governare: 289 seggi. Nel primo mandato il presidente aveva 341 deputati che oggi oscillano fra 210 e 230.</mark> Ad emergere come principale forza di opposizione, con 170-190 seggi, è stata l’alleanza di sinistra <em>Nupes</em> guidata dal tribuno <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>. Ma c’è stato un risultato storico anche per il <em>Rassemblement National</em> di <strong>Marine Le Pen</strong> che è salito a 80-95 seggi, rispetto agli otto attuali. Il presidente del Consiglio francese <strong>Elisabeth Borne</strong>, poche ore dopo l’annuncio dei primi risultati, ha parlato dall’Hotel de Matignon: “È una situazione inedita che rappresenta un rischio per il nostro Paese viste le sfide che dobbiamo affrontare sia sul piano nazionale che internazionale”, ha detto. La Borne ha poi lanciato un appello all’unità per “costruire una maggioranza d’azione per lo Stato francese”, senza escludere la possibilità di raggiungere dei “compromessi”.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Aurora Ricciarelli)</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Ucraina, 117^ giorno di guerra in Ucraina: le parole di Zelensky all&#8217;Italia.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>“Per favore sosteneteci. Muoversi verso l’Unione Europea per noi è un fattore unificante e ricevere lo status di candidato ci rafforzerebbe. L’Ucraina ha bisogno di aiuto: rifornimenti, alimenti, armi ed equipaggiamenti moderni.” È questa la richiesta che il presidente ucraino <strong>Zelensky</strong> ha mosso oggi all’Italia,</mark> intervenendo in video-collegamento al Global Policy Forum dell’Ispi in corso a Milano. Segnali positivi in questo senso sembrano provenire anche dall’Ungheria e dagli USA, entrambi favorevoli alla concessione della candidatura. Ai cittadini del suo Paese il presidente ha invece registrato un video, durante il viaggio di rientro da Lysychansk, promettendo loro un ritorno alla normalità e la riconquista dei propri territori: “La Russia non ha abbastanza missili per piegare la voglia di vivere degli ucraini”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non trapela invece la stessa fiducia dalle parole del segretario generale dell’Alleanza Atlantica <strong>Stoltenberg</strong> che, di fronte ai quattro fronti su cui ancora proseguono i combattimenti, prevede una guerra che “potrebbe durare anni”. Nel frattempo, <mark class='mark mark-yellow'>il Parlamento ucraino ha approvato un disegno di legge che vieta l’importazione di libri e giornali russi, bielorussi o delle repubbliche separatiste del Donbass e limita musica, concerti e film di autori del Paese ostile.</mark> Si tratta di un provvedimento che rischia però di rivoltarsi contro l’Ucraina stessa, offrendo all’opinione pubblica di Mosca un motivo per giustificare l’invasione a difesa delle popolazioni russe e incrementando il consenso a Putin.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Ludovica Rossi)</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>M5s si divide sulla questione armi, sfiduciato Di Maio.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La tensione interna al Movimento 5 Stelle è alta da giorni e il ministro <strong>Di Maio</strong> rischia l’espulsione. Il pomo della discordia, che ha portato ieri sera ad una riunione notturna emergenziale del Consiglio nazionale del movimento, riguarda l’invio delle armi in Ucraina. Infatti <mark class='mark mark-yellow'>la bozza redatta da alcuni senatori pentastellati che chiedeva lo stop dell’invio di altre armi a Kiev, è stata duramente criticata da Luigi Di Maio, che aveva spiegato: &#8220;Quel testo ci disallinea dall&#8217;alleanza della Nato e dell&#8217;Ue&#8221; e &#8220;se ci disallineiamo dalla Nato mettiamo a repentaglio la sicurezza dell&#8217;Italia&#8221;.</mark> La riunione, sospesa a tarda notte, è proseguita oggi ma l’espulsione del ministro è rimasta congelata. Questa mattina poi si è tenuta una riunione da remoto dei componenti del M5s delle commissioni parlamentari con i vertici pentastellati per definire la linea da portare al vertice tra governo e maggioranza, in vista del voto di domani al Senato sulle comunicazioni del presidente del Consiglio <strong>Mario Draghi</strong> alla vigilia del Consiglio europeo. Da quanto è emerso il Movimento continuerà nella mediazione con il resto della maggioranza sulla risoluzione unitaria, senza creare problemi. Chiederanno però “un più pieno e costante coinvolgimento del Parlamento riguardo le linee di indirizzo politico che verranno perseguite dal governo ai consessi europei e internazionali”. Dunque, nessun riferimento alle armi, ma a una de-escalation militare e alla centralità del Parlamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Riccardo Piccolo)</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Allarme siccità: il governo è pronto a valutare misure per far fronte all&#8217;emergenza.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il fiume Po ha raggiunto i livelli più bassi da oltre settanta anni. Quella trascorsa è stata la sesta primavera più calda di sempre e le previsioni future continuano a non promettere nulla di buono. <mark class='mark mark-yellow'>A preoccupare maggiormente gli italiani è la riduzione delle rese di produzione delle coltivazioni in campo come il grano che quest’anno ha segnato un calo del 15%.</mark> In una situazione così drammatica le regioni chiedono aiuto al governo sollecitando un intervento rapido per fronteggiare l’emergenza climatica. Nei mesi scorsi sono state Veneto, Lombardia e Piemonte le prime regioni a lanciare l’allarme ma la situazione ora resta critica anche al Centro-Sud. È prevista questa settimana una riunione con l’esecutivo che da giorni tiene sotto osservazione il dossier siccità. Si tratta di una situazione grave che il ministro delle Politiche agricole <strong>Stefano Patuanelli</strong> definisce &#8220;inevitabile&#8221;. <mark class='mark mark-yellow'>Molti comuni e acquedotti hanno deciso di intervenire a riguardo decretando la chiusura dei rubinetti nelle ore notturne.</mark> Mentre in Friuli di Venezia Giulia è atteso nei prossimi giorni un decreto per razionare l’acqua in ambito privato, agricolo e industriale.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Melissa Scotto Di Mase)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/elezioni-in-francia-e-lappello-di-zelensky-allitalia-le-quattro-notizie-del-giorno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/13 queries in 0.006 seconds using disk
Object Caching 1411/1534 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-17 09:06:50 by W3 Total Cache -->