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	<title>magzine &#187; diversità</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Sky Inclusion Days: artisti e giornalisti in dialogo su diversità e inclusione</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2024 10:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Simbolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[Il &#8220;Museo della Tecnologia e della Scienza&#8221; di Milano ha ospitato la seconda edizione degli Sky Inclusion Days. Quest&#8217;anno è stato scelto come sottotitolo dell&#8217;evento  “La diversità ci rende unici”. Nel corso della giornata, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4083" height="3062" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/image000011.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="foto di Mirea d&#039;Alessandro" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Il &#8220;Museo della Tecnologia e della Scienza&#8221; di<strong> Milano</strong> ha ospitato la seconda edizione degli <strong><em>Sky</em></strong></span><i><span style="font-weight: 400;"><strong><em> I</em>nclusion Days</strong>. </span></i><span style="font-weight: 400;">Q</span><span style="font-weight: 400;">uest&#8217;anno è stato scelto come sottotitolo dell&#8217;evento </span><span style="font-weight: 400;"> “La diversità ci rende unici”. <mark class='mark mark-yellow'> Nel corso della giornata, storie di diversità ma anche iniziative e soprattutto messaggi di inclusione sono stati portati sul palco da una serie di ospiti che hanno dialogato con alcuni giornalisti e condiviso le proprie esperienze con una platea aperta soprattutto a studenti di scuole di vario ordine e grado, parti integranti dell&#8217;iniziativa con una serie di progetti a loro dedicati. </mark> «La promozione dell&#8217;inclusione, in tutte le sue declinazioni, fa parte dei valori di riferimento di Sky», racconta Francesco Canini, Responsabile Stakeholders Engagement per Sky Italia. «Il nostro impegno quotidiano è fare cultura su questi temi, affrontandoli con concretezza ma allo stesso tempo con leggerezza, con l&#8217;obiettivo di far sentire tutti parte di una comunità».<br />
</span></p>
<p>Tra gli interventi, numerosi quelli provenienti da personalità cinematografiche e teatrali.  <strong>Vittoria Schisano</strong> – attrice che ha intrapreso in passato un percorso di transizione sessuale – ha condiviso la propria esperienza fatta soprattutto di sfida e lotta contro i pregiudizi, raccontata in passato attraverso le pagine del suo <em>La Vittoria che nessuno sa </em>e, a breve, con una serie tv che la vedrà protagonista e che «presenta la transessualità come caratteristica di una persona piuttosto che come elemento di differenza». <b>Barbara Alberti</b><span style="font-weight: 400;"> ha denunciato invece una «situazione pessima per la considerazione e condizione femminile in Italia», aspetti che ha di recente affrontato nel suo libro </span><i><span style="font-weight: 400;">Tremate,tremate. Le streghe son tornate, </span></i><span style="font-weight: 400;">pubblicato nel marzo scorso ma anche nella sceneggiatura de </span><i><span style="font-weight: 400;">Il vangelo secondo Maria, </span></i><span style="font-weight: 400;">in uscita nelle sale in questi giorni. «Tutti hanno dei messaggi per le nuove generazioni. Ecco, io non ne ho», ha detto rivolgendosi alla vasta platea di giovani studenti</span><i><span style="font-weight: 400;">, </span></i><span style="font-weight: 400;">ricordando che «l’inclusione è fatta di azioni, non di chiacchiere o di censure del linguaggio». </span>Scrittura letteraria e cinematografica si sono incrociate anche nella carriera di <b style="font-weight: bold;">Chiara Francini, </b><span style="font-weight: 400;">che dopo la lettura di un estratto dal suo </span><i style="font-weight: bold;"><span style="font-weight: 400;">Forte e chiara</span></i><span style="font-weight: 400;"> – sulla bellezza della diversità –  è ritornata sul monologo sulla (non) maternità presentato a Sanremo 2023: «Ho voluto portare una riflessione, un mio pensiero che sarei stata disposta a difendere fino alla morte. Penso sia stato un atto sincero, non coraggioso. Per me essere donna è un’altalena continua, complessa e dolorosa ma è la nostra natura. Su di noi pesa sempre il pensiero del “restituire la vita” facendo un figlio e del senso di colpa se non lo si fa. Quindi credo che parlarne possa essere educativo e condividere questo argomento è anche un modo di “restituirsi la vita”». </span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/inclusion-days-3.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-73924" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/inclusion-days-3-1024x768.jpeg" alt="inclusion days 3" width="1024" height="768" /></a></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">Un panel è stato dedicato all’importanza delle parole nell’ambito della comunicazione e delle relazioni sociali, anche all’interno delle aziende.  In questo contesto, è stato illustrato il progetto Dubby, un vocabolario interattivo di uso interno a Sky, concepito  come «dizionario dell’inclusione» per suggerire le parole giuste e inclusive in specifici contesti. Il dibattito relativo alla scelta e all’uso delle parole ha coinvolto, con toni più soft, anche la comicità irriverente della <strong>Gialappa’s Band</strong>, oggi rappresentata da Giorgio Gherarducci e Marco Santin: «Noi ci diamo poche regole. Quando riusciamo, cerchiamo di fare battute su tutto, contando anche su una certa intelligenza del nostro pubblico. Se ci mettessimo a calcolare cosa possiamo e non possiamo dire, il nostro programma non avrebbe senso di esistere».  </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">La giornata ha visto anche alcune performance di <em>stand-up comedy</em>. <strong>Yoko Yamada</strong> ha proposto un monologo a proposito di comicità ai tempi del linguaggio politicamente corretto, tentando di interrogare ChatGPT sulla possibilità di fare battute politicamente corrette. <strong>Nathan Kiboba</strong>, invece, ha portato sul palco pregiudizi sociali e luoghi comuni ancora diffusi nella società verso le persone di pelle scura. Anche <strong>Pablo Trincia</strong> ha condiviso col pubblico la propria idea di inclusione: «Per me lavorare in maniera inclusiva significa, nel racconto di una storia, considerare e presentare il punto di vista di tutti, anche dei più scomodi, anche da chi sta dall’altra parte, quella brutta della storia. Non si tratta di giudicare, ma di far capire, una cosa molto difficile, specie quando ci si macchia di colpe orrende, oggi complicata a maggior ragione dai social, perché ti prendi dei rischi, ti esponi a critiche. Ma è un’operazione necessaria per rendere un racconto completo».</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/inclusion-days-trincia.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-73922" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/inclusion-days-trincia-1024x768.jpeg" alt="inclusion days trincia" width="1024" height="768" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sul palco degli <i>Inclusion days </i>si è dato spazio anche alla situazione relativa al riconoscimento dei diritti civili in Italia. Da un report dell&#8217;associazione <em>EDGE, </em></span><span style="font-weight: 400;">è emerso che in quei territori dove vengono riconosciuti i diritti civili aumentano la ricchezza e lo sviluppo economico-sociale. «Più diritti, più benessere», ha commentato <strong>Lucia Urciuoli</strong>, presidente di <em>EDGE</em>, che ha poi ribadito come in Italia, a livello micro e macro-territoriale, persistano ancora notevoli differenze nel riconoscimento di tali diritti. La questione è stata poi associata anche al tema, ormai di grande attualità, dell’intelligenza artificiale: «Si tratta di macchine che l’uomo dovrà addestrare, quindi se gli trasmetteremo tutti i nostri pregiudizi, loro li memorizzeranno e diffonderanno ancora di più, grazie alla superiore capacità di calcolo computazionale. Il momento per fare la differenza non è dopo, ma adesso, impartendo a queste macchine un’idea di inclusione e non di esclusione». </span><span style="font-weight: 400;">Gli effetti benefici dell’inclusione in ambito territoriale sono stati ribaditi anche da <strong>Chris Richmond Nzy,</strong> fondatore nel 2017 di </span><i><span style="font-weight: 400;">Mygrants,</span></i><span style="font-weight: 400;"> impresa no-profit che si occupa di migliorare (e accelerare) i processi di inclusione dei migranti nel mondo del lavoro attraverso piattaforme che mettono in correlazione le loro competenze con quanto richiesto dalle aziende italiane: «L’Italia può trarre grande beneficio dai migranti e dalle loro competenze a medio e lungo termine, a maggior ragione con i problemi attuali di denatalità e fuga dei giovani», ha spiegato l’analista. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’inclusione in ambito lavorativo è stata affrontata anche in relazione alla possibilità – non così diffusa in Italia – di far lavorare i detenuti delle carceri per conto di aziende esterne. Un esperimento in tal senso è stato condotto dalla stessa Sky, che attraverso un progetto nato nel 2022 in sinergia con il carcere di Opera, impiega alcuni detenuti nella rigenerazione di decoder e cavi satellitari guasti. «Un’occasione anche per cambiare la vita di queste persone, per far imparare loro un mestiere e dar loro un reddito per mantenersi», ha spiegato <strong>Silvio di Gregorio</strong>, direttore dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria del Carcere di Opera, ricordando anche i benefici che da iniziative del genere possono derivare alle aziende, ad esempio in termini di sgravi fiscali e di manodopera richiesta. Il giurista </span><b>Gherardo Colombo</b><span style="font-weight: 400;"> ha ricordato in proposito come «un detenuto che lavora aiuta la società ad essere più sicura, che lo diventa non minacciando la pena, ma prospettando alle persone detenute prospettive di vita diverse, come il lavoro o la possibilità di ricevere formazione».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli </span><i><span style="font-weight: 400;">Inclusion Days </span></i><span style="font-weight: 400;">hanno aperto anche al</span><span style="font-weight: 400;"> tema delle disabilità, non soltanto di natura fisica. «Oltre i pregiudizi, c’è ancora un modo pietistico di raccontare la disabilità e chi la vive», ha detto <strong>Francesca Vecchioni</strong> della </span><i><span style="font-weight: 400;">Fondazione Diversity</span></i><span style="font-weight: 400;">, che ha voluto ricordare come in Italia, nel mondo del lavoro e della formazione, non esista ancora un’accessibilità diffusa, oltre al fatto che «spesso non si guarda alla competenza ma alla problematica delle persone con disabilità». Vecchioni ha dialogato con l’autrice <strong>Marina Cuollo,</strong> che ha ribadito a sua volta la possibilità e necessità «di lavorare sui </span><i><span style="font-weight: 400;">bias </span></i><span style="font-weight: 400;">per scardinare credenze e pregiudizi che ci portiamo dietro per abituarci ad un nuovo tipo di dialogo con le persone affette da disabilità». </span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/inclusion-days-lauro.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-73923" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/inclusion-days-lauro-1024x536.jpeg" alt="inclusion days lauro" width="1024" height="536" /></a></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">La riflessione sull&#8217;inclusione, infine, è passata anche dalla scena musicale. <strong>Dalia Gaberscick</strong>, figlia del cantautore Giorgio Gaber, ha ricordato come il padre fosse «precursore dell’inclusività» e attento nei confronti delle persone anche attraverso la fortuna formula del teatro-canzone. «Era già sensibile a determinati temi prima ancora che si radunassero sotto l’etichetta “Inclusione”: pensiamo a canzoni come “Libertà è partecipazione”». Gaberscick inoltre si è soffermata anche sulla malattia giovanile del padre, colpito dalla poliomielite che, se da un lato lo ha reso più vicino anche al tema della disabilità, dall’altro lo ha avvicinato al suono della chitarra, dando il la alla sua attività musicale.<br />
Intervistato dalla giornalista Vera Spadini, <strong>Achille Lauro</strong> ha concluso il fitto </span><i><span style="font-weight: 400;">parterre </span></i><span style="font-weight: 400;">di ospiti, alternando alle proprie riflessioni un’esibizione <em>unplugged</em> insieme al chitarrista Riccardo Castelli: «Mi piace andare dove non sono mai stato, stupire me stesso e fare qualcosa di diverso. Cerco di non essere condizionato dal giudizio delle persone, per quanto ritengo che il confronto sia sempre positivo». Prima di trascinare il pubblico sulle note di </span><i><span style="font-weight: 400;">Marilù </span></i><span style="font-weight: 400;">e </span><i><span style="font-weight: 400;">Bam bam Twist</span></i><span style="font-weight: 400;">, l’artista ha lanciato un messaggio: «Per me libertà è scegliere chi vogliamo essere e come vogliamo osare essere noi stessi, a maggior ragione oggi».</span></strong></p>
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		<title>CINEDECAMERON XI: LA DIVERSITÀ</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2020 04:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra D'Ippolito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[American History X]]></category>
		<category><![CDATA[Cinedecameron]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 18 maggio le nostre città hanno ripreso vita e abbiamo iniziato a riassaporare la bellezza della (quasi) normalità. Con cautela, ci siamo rimpossessati dei parchi e dei nostri spazi, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="800" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/The-Help.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="The Help" /></p><p>Dal 18 maggio le nostre città hanno ripreso vita e abbiamo iniziato a riassaporare la bellezza della (quasi) normalità. Con cautela, ci siamo rimpossessati dei parchi e dei nostri spazi, ma qualcosa intorno a noi è cambiato. Con la mascherina siamo tutti uguali.<mark class='mark mark-yellow'>In questo nuovo appuntamento del Cinedecameron vogliamo farvi riflettere su quanto la diversità abbia influito, spesso, sui nostri comportamenti. Differenze culturali, generazionali, di genere e di classe vi accompagneranno nei ricordi della vostra vita.</mark> Ma cosa succederà quando tutto questo sarà finito e non saremo più uguali? «La nostra capacità di raggiungere l’unità nella diversità sarà allo stesso tempo la bellezza e il banco di prova della nostra civiltà». Con questa frase di Gandhi vi auguriamo una buona visione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ALESSANDRA D’IPPOLITO CONSIGLIA: EDWARD MANI DI FORBICE</strong></p>
<p>La storia di un Frankeinstein moderno raccontata con un velo di malinconia e dolcezza. La solitudine e l’inadeguatezza si fondono nell’esistenza di Edward, un ragazzo diverso da tutti, che Tim Burton riesce a rappresentare magistralmente anche attraverso le tonalità contrastanti della sua cupa carnagione e del colore brillante degli altri. Agli occhi dei cittadini il personaggio interpretato dallo straordinario Johnny Depp appare un mostro pericoloso, incompreso e preso di mira. Tutto per Edward sarà la prima volta: l’amore, l’amicizia, la paura e la delusione. L’unico modo per mettersi al sicuro dalla società che non lo accetta sarà tornare da dove è venuto e far sentire la sua presenza come neve che imbianca la città nel periodo di Natale.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play, YouTube e Disney+</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: GREEN BOOK</strong></p>
<p>Un buddy movie, piacione e adatto per accontentare i gusti di tutti, con una confezione vintage, edificante e rassicurante. Ma anche molto di più: il ritratto di un&#8217;America omofoba, in perenne contrasto sociale e razziale, utilizzando archetipi classici come il viaggio on the road e l&#8217;atmosfera natalizia per riflettere sulle differenze e sui punti d&#8217;incontro tra uomini all&#8217;apparenza lontani. Mahershala Ali e Viggo Mortensen sono grandiosi, i dialoghi sono effervescenti e il tono non è mai retorico e didattico ma garbato e accattivante. E il finale in famiglia, tra Frank Capra e Un biglietto in due, commuove e rientra nella miglior tradizione della commedia popolare.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: GRAN TORINO</strong></p>
<p>Detroit, Michigan. Nel quartiere multietnico di Highland Park, una Ford Gran Torino del ’72 diviene il centro attorno al quale si dipanano le vicende dell’anziano reduce della Guerra di Corea Walt Kowalski e del giovane asiatico Thao. Per il primo mostri interiori da esorcizzare e una malattia da combattere; per il secondo un futuro di criminalità da cui sfuggire. Clint Eastwood ci regala una storia di violenze perpetuate da parenti incapaci di amare e anime diffidenti del diverso. La comune condizione di esiliati dalla propria famiglia e gang di appartenenza unirà i due protagonisti in un legame saldo e autentico. E nella cupa e grigia periferia americana, giustizia sarà fatta in nome della vera amicizia.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play, YouTube, Infinity e Amazon Prime</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>MARIANNA MANCINI CONSIGLIA: AMERICAN HISTORY X</strong></p>
<p>Derek Vinyard è uno skinhead macchiatosi di due omicidi e appena uscito dal carcere. Ripudiate le teorie neonaziste che lo hanno reso un criminale, cerca di evitare che &#8211; per emulazione &#8211; il fratello minore Danny faccia la stessa fine. Il susseguirsi senza sosta di violenze efferate descrive l’America degli anni ’90, profondamente lacerata da tensioni sociali e pervasa da razzismo. I flashback in bianco e nero accentuano l’esasperata follia di menti accecate da odio e disprezzo, scritturate per un film liberamente tratto da una storia vera. Impossibile restare indifferenti ad una pellicola che costringe a riflettere. Solo Sweenie preside della scuola afroamericano cercherà di aiutare i due ragazzi a sfuggire da un destino ormai segnato. «L’unico modo per pacificarsi è darsi da fare», ma talvolta, può non essere abbastanza.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play e YouTube</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: THE HELP</strong></p>
<p>Mississippi, 1963. Bianchi e neri sono severamente separati e svolgono mansioni ben precise a cui non si può sfuggire. Se sei una donna nera, sei destinata a fare la cameriera per una famiglia di bianchi. Devi stare zitta davanti alle loro maniere brusche, agli insulti, ai loro occhi che esprimono ingratitudine e disgusto nonostante tu cresca i loro figli. Ed è proprio grazie a una bambina ormai adulta (Emma Stone) che tredici cameriere nere denunciano il razzismo che avvelena lo stato raccogliendo e pubblicando in forma anonima le loro storie.</p>
<p>Con tinte pastello e spunti comici, il film ci ricorda che le differenze di colore e di classe si possono superare solo con l’ascolto reciproco e mettendo da parte i pregiudizi.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play e YouTube</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>CLAUDIO ROSA CONSIGLIA: HUNTERS</strong></p>
<p>La linea sottilissima che divide il bene ed il male, fino ad arrivare in quel punto in cui, inevitabilmente, tutto si mescola e si ridefinisce. Fin dove arriva l’etica troviamo le risposte, poi invece solo dubbi ed angosce. È tutto questo Hunters, un continuo rincorrersi tra domande esistenziali e crude verità difficili da digerire. Parla di redenzione, di rivalsa, di rivincita. Parla di un gruppo di ebrei che vuole fermare il quarto Reich. La partita però si gioca su un altro tavolo, con regole diverse, quelle dei nazisti. E allora perché i buoni devono fare sempre la cosa giusta? Ogni tanto possono anche sbagliare, e permettersi di dire che “la miglior vendetta, è la vendetta”.</p>
<p><strong>Disponibile su: Amazon Prime Video</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: </strong><strong>È</strong><strong> ARRIVATA MIA FIGLIA</strong></p>
<p>Il più banale degli errori che i figli commettono è l’essere troppo severi con i propri genitori. Se ne evidenziano le mancanze, ignorando certi contesti in cui queste sottrazioni, di beni o valori, si sono verificate. <em>È arrivata mia figlia </em>tratteggia la quotidianità di una donna, una governante di mezza età, che ha sacrificato la propria vita a una famiglia estranea, pur di dare il minimo indispensabile alla sua, di famiglia, e alla figlia in particolare; che a diciott’anni la raggiunge, per spiccare il volo verso una maturità monca però di quello che la madre non le ha potuto dare, e amplificato poi dalla presenza della ricca famiglia estranea, in un continuo ribaltamento fra agiatezze superflue, ma essenziali, e affetti lontani ma stretti.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FRANCESCO CASTAGNA CONSIGLIA: COSA DIR</strong><strong>À</strong><strong> LA GENTE</strong></p>
<p>La storia di Nisha? Un racconto profondo, di una ragazza di 16 anni non riesce a vivere la propria adolescenza come vorrebbe, perché i valori della propria famiglia glielo impediscono. Questa storia è sua ma anche di chi vede il film, fatto in maniera magistrale da trasmettere tutte le emozioni, le paure e i tormenti che vive la ragazza di origini pakistane, che solo fuori di casa riesce ad essere una normale ragazza norvegese. Dopo averla scoperta di notte nella sua stanza con un ragazzo della sua comitiva, la famiglia prende seri provvedimenti costringendola ad affrontare un viaggio verso il Pakistan. Il pesante sistema di tradizioni e regole investe ogni componente della famiglia, tormentata dalla paura della vergogna e del giudizio pubblico.</p>
<p><strong>Disponibile su Chili</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: L’APPARTAMENTO SPAGNOLO</strong></p>
<p>Dai tempi del Grand Tour, il viaggio è un’opportunità sia di studio che di crescita personale. Quella cui appartiene chi scrive è stata definita anche “generazione Erasmus”, dal nome dello scambio formativo che ha marchiato tanti nati a partire dalla fine del secolo scorso. Un universo di esperienze, amori e sani inciampi che è stato però in parte trascurato dal cinema. A 18 anni dall’uscita, <em>L’appartamento spagnolo</em> rimane di fatto il film che meglio racconta quel microcosmo fatto di incontri avvenuti in spazi franchi. Nella pellicola si incrociano francesi, italiani, spagnoli e belgi senza che nessuno prevarichi sull’altro, senza che lo stereotipo faccia mai cadere tutto nella farsa. C’erano un francese, una inglese, qualche spagnolo e una belga ma non è una barzelletta né solo un film: era la realtà ed era una realtà bellissima per molti di noi.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>MATTIA GIANGASPERO CONSIGLIA: SPLIT</strong></p>
<p><em>Split</em> è programmatico fin dal suo titolo: il &#8220;frazionamento&#8221;. Tra le tante personalità che albergano in Kevin protagonista del film, sono tre quelle che risultano essere attive. Il dodicenne Hedwig, la feroce signora Patricia e il maniaco-ossessivo Dennis; ruoli che portano ad una scelta coraggiosa e allo stesso tempo improvvisa: rapire tre giovani ragazze. Se tre sono le diverse personalità preponderanti in Kevin, anche la struttura narrativa si sviluppa su un triplice percorso: il primo, all&#8217;interno della prigione con il confronto tra Kevin e le ragazze; la seconda linea narrativa con il dialogo tra il protagonista e la psichiatra; e il terzo nel ricordo dell&#8217;infanzia di Casey, una delle bambine rapite.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix, Google Play e YouTube</strong></p>
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