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	<title>magzine &#187; #delmonte</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>ORFANI DI FEMMINCIDIO: STORIE DI BAMBINI INVISIBILI</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Dec 2024 15:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Curci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#delmonte]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando i riflettori della cronaca si spengono e i casi di femminicidio finiscono nell’oblio, restano solo i parenti delle vittime a spazzare i cocci di intere vite spezzate. E tra ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5472" height="3648" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/12/pexels-lucaspezeta-6817304.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pexels-lucaspezeta-6817304" /></p><p><strong><span style="font-weight: 400;">Quando i riflettori della cronaca si spengono e <strong>i casi di femminicidio finiscono nell’oblio</strong>, restano solo i parenti delle vittime a spazzare i cocci di intere vite spezzate. E tra questi, in molti casi, ci sono bambini che hanno visto il loro nucleo familiare sgretolarsi sotto i loro occhi. Frammenti di abbracci e baci materni si trasformano in ricordi sbiaditi, mescolandosi alle violenze di cui per anni sono stati spettatori forzati. <mark class='mark mark-yellow'>Li chiamano “orfani speciali”. Minori che hanno perso tutto, abbandonati dalle famiglie e dalle istituzioni e che, da un giorno all’altro, si trovano a dover ricominciare la propria vita da zero, con un bagaglio emotivo carico di traumi e sofferenza.</mark></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">«</span><span style="font-weight: 400;"><strong>Ai tempi non esisteva ancora la parola femmincidio</strong>. Non c’era nessuna tutela per le donne vittime di violenza, figuriamoci per noi orfani. Sono stato invisibile per trent&#8217;anni</span><span style="font-weight: 400;">»</span><span style="font-weight: 400;">, racconta a </span><i><span style="font-weight: 400;">Magzine </span></i><span style="font-weight: 400;"><strong>Giuseppe Delmonte, figlio di Olga Granà, assassinata a colpi d’ascia</strong> dal marito nel 1997 nel varesotto. Oggi Delmonte ha 46 anni, lavora come strumentista di sala operatoria ed è presidente di Olga, un’associazione nata per contrastare il fenomeno della violenza di genere. </span><span style="font-weight: 400;">«</span><span style="font-weight: 400;">Le istituzioni mi hanno abbandonato ben prima che mio padre commettesse l’omicidio: ero solo tra l’indifferenza della gente che percepiva <strong>la violenza come una vergogna da nascondere</strong> tra le mura di casa e lo ero anche quando mia madre chiedeva aiuto alle forze dell’ordine e nessuno interveniva</span><span style="font-weight: 400;">»</span><span style="font-weight: 400;">. La maggior parte degli orfani ha vissuto per anni in contesti in cui maltrattamenti e sopraffazioni sono diventati un appuntamento fisso nella loro quotidianità e un terzo di loro ha assistito all’omicidio della madre. Trascorsi di vita difficili, da maneggiare con cura e cautela </span><i><span style="font-weight: 400;">come vasi di porcellana</span></i><span style="font-weight: 400;">; molti giovani, infatti, soffrono di disturbi alimentari, di insonnia, faticano a intessere delle relazioni con i loro coetanei e necessitano di un supporto emotivo e psicologico per diventare parte attiva del tessuto sociale. </span><span style="font-weight: 400;">«Si parla di bambini speciali proprio perché sono i loro bisogni a essere speciali – spiega Delmonte –. Da adulto ho intrapreso un percorso di psicoterapia, ma l’ho dovuto pagare a mie spese. Il benessere psicofisico è ancora un privilegio nella nostra società»</span><span style="font-weight: 400;">. Un viaggio introspettivo, quello del 46enne, che gli ha dato <strong>la forza di incontrare suo padre, condannato all’ergastolo</strong>: </span><span style="font-weight: 400;">«Sono andato a trovarlo in carcere dopo 22 anni: l’ho fatto per me, avevo bisogno di chiudere con il passato»</span><span style="font-weight: 400;">. E a distanza di tempo, per Delmonte le istituzioni sono ancora assenti per i bambini che, da un giorno all’altro, hanno perso tutto: </span><span style="font-weight: 400;">«Nel 2018 è passata la legge 4 per tutelare gli orfani per crimini domestici. Ma come è possibile aiutarli se non esiste nemmeno un osservatorio ufficiale in grado di rintracciarli tutti? Non conosciamo il numero effettivo di orfani di femminicidio».</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">In giro per l’Italia, però, ci sono diverse associazioni che mirano a scovare proprio i bambini speciali. Tra queste c’è il <strong>progetto <em>Respiro</em></strong> che, ormai da tempo, opera a Sud. «</span><span style="font-weight: 400;">Per adesso <strong>siamo riusciti a trovare trecento ragazzi</strong>: di questi ne stiamo seguendo cento</span><span style="font-weight: 400;">», spiega Fedele Salvatore, coordinatore del gruppo. <mark class='mark mark-yellow'>L’équipe di <em>Respiro</em> spesso interviene in situazioni ormai cronicizzate: sono i casi che riguardano gli orfani storici, giovani di cui non si è preso cura nessuno per oltre quindici anni, nemmeno gli assistenti sociali.</mark>Bimbi affidati ai nonni materni oppure a quelli paterni, a parenti ripiegati nel loro stesso dolore. «</span><span style="font-weight: 400;">Questi bambini sono vittime due volte: hanno perso la madre e subito dopo vengono ospitati da adulti traumatizzati che non riescono a gestirli</span><span style="font-weight: 400;">», racconta Salvatore. </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">Ogni giorno psicoterapeuti, educatori e legali del progetto <em>Respiro</em> sostengono i familiari delle vittime, si occupano di svolgere attività di formazione per i servizi sociali e di prevenzione nelle scuole attraverso laboratori educativi destinati ai più piccoli. «</span><span style="font-weight: 400;">In molti casi <strong>le forze dell’ordine e gli assistenti sociali non sono pronti ad affrontare queste situazioni drammatiche </strong></span><span style="font-weight: 400;">–</span><span style="font-weight: 400;"> racconta Salvatore </span><span style="font-weight: 400;">–</span><span style="font-weight: 400;">. Stiamo seguendo un caso molto difficile in Campania: due bambini hanno perso la madre ma per oltre due mesi nessuno li ha avvertiti del fatto. Da un giorno all’altro sono stati affidati agli zii paterni senza nessuna spiegazione</span><span style="font-weight: 400;">». Dalla fragilità delle istituzioni fino all’assenza di un contesto familiare solido, sono tanti gli aspetti che possono intaccare l’avvenire degli orfani di femmincidio, vittime dimenticate di queste drammatiche stragi. E Fedele Salvatore denuncia a gran voce i vuoti normativi e le assenze istituzionali che colpiscono i più piccoli: «</span><span style="font-weight: 400;">Lo Stato non c’è per gli orfani, vengono percepiti come un effetto collaterale. Ma è fondamentale aiutarli:<strong> i bambini del presente diventeranno gli adulti del futuro</strong></span><span style="font-weight: 400;">».</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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