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	<title>magzine &#187; dati</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>OpenAI sempre più competitiva dopo la riapertura di ChatGPT in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 May 2023 12:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Piccolo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 28 aprile ChatGPT, il chatbot sviluppato da OpenAI, ha fatto ritorno in Italia aprendo la strada a una fase di distensione tra l&#8217;azienda e i regolatori della privacy nel ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1026" height="581" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Schermata-2023-05-08-alle-13.23.36.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: https://aloa.co" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Lo scorso 28 aprile<strong> ChatGPT</strong>, il chatbot sviluppato da <strong>OpenAI</strong>, ha fatto ritorno in Italia aprendo la strada a una fase di distensione tra l&#8217;azienda e i regolatori della privacy nel mondo. <mark>L&#8217;adesione di OpenAI alle <a href="https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9881490" target="_blank">politiche italiane sulla protezione dei dati personali</a>, non riguarda solo gli utenti italiani, ma si estende anche ai clienti globali, garantendo all&#8217;azienda un vantaggio <span style="color: #000000;">regolatorio</span> e tecnologico.</mark></span></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">Tra le nuove funzionalità <span style="color: #000000;">implementate </span>dopo il blocco c&#8217;è la <span style="color: #000000;"><strong>modalità incognito</strong></span> che, se attivata, impedisce a OpenAI di utilizzare la cronologia delle conversazioni per allenare il modello linguistico di ChatGPT.</span></strong></p>
<p>Il <strong>CEO</strong> di OpenAI, <strong>Sam Altman</strong>, ha dichiarato che l&#8217;allenamento dei grandi modelli linguistici utilizzati da <strong>ChatGPT</strong> rappresenta una sfida, in quanto i testi necessari sono spesso costosi e difficili da trovare. <mark>Tuttavia, la risoluzione delle questioni sulla privacy rappresenta un passo avanti significativo per l&#8217;azienda. In particolare, l&#8217;adozione delle politiche di protezione dei dati personali le conferisce la credibilità necessaria per mantenere la propria posizione di leader nel settore dell&#8217;intelligenza artificiale.</mark></p>
<p>L&#8217;adesione alle normative sulla privacy, in particolare al <em>General Data Protection Regulation</em> (<strong>GDPR</strong>) sancito dall&#8217;UE, ha fatto scuola in tutto il mondo e l&#8217;adozione di tali politiche rappresenta un vantaggio strategico per <strong>OpenAI</strong>. Le normative sulla privacy variano, infatti, di Stato in Stato e l&#8217;adesione a quelle dell&#8217;Unione europea rappresenta un&#8217;importante garanzia per gli utenti in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.wired.it/article/chatgpt-openai-login-chat-privacy-garante/" target="_blank">Wired.it</a>.</strong></span></p>
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		<title>World Password Day: l&#8217;importanza di creare password sicure</title>
		<link>http://www.magzine.it/world-password-day-limportanza-di-creare-password-sicure/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 May 2023 16:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenia Durastante]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[data privacy]]></category>
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		<category><![CDATA[Sicurezza digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo giovedì del mese di maggio si celebra la Giornata internazionale della password o World Password Day: un’occasione ideata dalla multinazionale Intel nel 2013 per ricordare l’importanza della sicurezza ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="938" height="497" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/businesstoday_worldpasswordday.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: BusinessToday" /></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Il primo giovedì del mese di maggio si celebra la <strong>Giornata internazionale della password o World Password Day</strong>: un’occasione ideata dalla multinazionale Intel nel 2013 per ricordare l’importanza della sicurezza online e offline. Al giorno d’oggi le password sono le custodi della nostra privacy, delle nostre finanze e del nostro lavoro. <mark class='mark mark-yellow'>Per tenere a mente le decine di parole chiave che creiamo, tendiamo a inventare termini semplici e spesso facili da collegare ad aspetti della nostra quotidianità. Il nome del cane, la data di nascita, l’indirizzo di casa sono solo alcune delle password più utilizzate, ma sono anche le più facilmente reperibili sui nostri social media.</mark> Di conseguenza, gli <span style="color: #000000;">“aggressori”</span> possono scoprirle con agilità e utilizzarle a proprio favore. Un altro grande rischio per la sicurezza è che spesso si utilizza la stessa password per più account. Una ricerca ha svelato, infatti, che il 91% delle persone sa che è importante avere password diverse, ma il 66% di esse continua comunque ad usarne una sola.</span></p>
<p class="western" align="left"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><mark class='mark mark-yellow'>La Giornata internazionale della password serve quindi per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del suo uso corretto e della sua protezione, a maggior ragione da quando, negli ultimi anni, sono aumentati i casi di attacchi informatici e, di conseguenza, la violazione dei dati.</mark> Per questo motivo <strong>Steven</strong> <strong>Scheurmann</strong>, vicepresidente regionale<span style="color: #000000;"> per </span>l&#8217;<strong>ASEAN</strong> di <strong>Palo Alto Networks</strong>, <span style="color: #000000;">ha fornito</span> alcune indicazioni per creare una password corretta. Innanzitutto, è importante crearne una lunga e che contenga lettere, numeri e caratteri speciali. Meglio evitare nomi che possano essere facilmente indovinabili e, se un dispositivo o un account propone una password prestabilita, è fondamentale cambiarla subito. Scheurmann consiglia di cambiare, di tanto in tanto, la nostra password e di evitare di riutilizzarla, <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">ma anche di</span> </span><mark class='mark mark-yellow'>utilizzare i metodi di autenticazione a più fattori. Così, se una password viene rubata, si aumenta la probabilità di non perdere i propri dati perché viene richiesta una seconda verifica, cioè la conferma che siate voi a cercare di accedere a una risorsa o a un servizio web che utilizzate.</mark><br />
</span></p>
<p class="western" align="center"><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.businesstoday.com.my/2023/05/04/world-password-day-may-the-cyberforce-be-with-you/" target="_blank">Business Today</a>.</span></strong></p>
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		<title>TikTok annuncia: i minori potranno navigare solo un&#8217;ora al giorno</title>
		<link>http://www.magzine.it/tiktok-annuncia-i-minori-potranno-navigare-solo-unora-al-giorno/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 17:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Aprile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[#minori]]></category>
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		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni si è molto discusso del ruolo della piattaforma social cinese TikTok nella protezione e gestione delle informazioni dei suoi iscritti. E proprio nella settimana in cui il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="520" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/tiktok1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: TikTok" /></p><p style="font-weight: 400;">In questi giorni si è molto discusso <span style="color: #000000;">del</span> ruolo della piattaforma social cinese <strong>TikTok</strong> nella protezione e gestione delle informazioni dei suoi iscritti. E proprio nella settimana in cui il colosso posseduto da <strong>ByteDance</strong> ha annunciato <a href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2023/03/08/news/cose_project_clover_la_risposta_di_tiktok_ai_dubbi_dellunione_europea_dati_inaccessibili_al_governo_cinese-391110614/" target="_blank"><strong>Project Clover</strong></a>, una sorta di enclave autonoma per la protezione dei dati degli utenti europei, sul fronte della <strong>privacy</strong> sembrerebbe emersa un’altra importante novità.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>A <span style="color: #000000;">partire da marzo 2023</span>, infatti, verrà introdotto sull’app un limite di tempo di utilizzo giornaliero di 60 minuti per i minori di 18 anni.</mark> Una volta raggiunto questo limite, all’utente sarà richiesto l’inserimento di un codice di accesso per poter continuare a navigare sull’app. <mark class='mark mark-yellow'>Qualora il minore decidesse di disattivare il limite automatico, al centesimo minuto di utilizzo riceverà un’ulteriore notifica da parte di TikTok, che lo inviterà ad impostare un <span style="color: #000000;">nuovo</span> limite giornaliero.</mark> Per poter prolungare l’utilizzo del social sarà dunque necessaria «un’azione attiva», come ha sottolineato il <strong>Responsabile dell&#8217;Ufficio Fiducia e Sicurezza di TikTok</strong>, <strong>Cormac Keenan</strong>. «La decisione», continua Keenan, «è stata presa sulla base di una ricerca condotta dagli esperti del Laboratorio di Benessere Digitale del Boston Children Hospital, sebbene ad oggi non esista una posizione universale condivisa sulla durata &#8220;consigliabile&#8221; di fruizione per i minori».</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Si tratta, però, di una misura che rischia di rivelarsi “di facciata”, piuttosto che una vera e propria iniziativa volta alla tutela dei dati dei minori.</mark> Una sorta di jolly per scacciare via la tempesta di critiche di queste settimane e per mostrare all’Occidente una marcata sensibilità nella protezione dei dati dei propri iscritti. <mark class='mark mark-yellow'>L’utente minorenne può, infatti, aggirare con facilità le restrizioni imposte dall’app, poiché gli basterà conoscere il codice di sblocco per continuare a navigare liberamente sulla piattaforma.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Per gli utenti di TikTok di età inferiore ai 13 anni il limite giornaliero di tempo di visione sarà impostato a 60 minuti e per questi account un genitore o un tutore dovrà inserire un codice per abilitare 30 minuti di tempo di visione aggiuntivo. <mark class='mark mark-yellow'>Per gli utenti di età compresa tra i 13 e i 15 anni, inoltre, gli account sono impostati come privati per impostazione predefinita. </mark> La messaggistica diretta è disponibile solo per chi ha già compiuto 16 anni e il livestreaming è limitato agli utenti che ne hanno già compiuti 18.</p>
<p style="font-weight: 400;">«Queste misure di sicurezza» – conclude Keenan – «andranno ad aggiungersi a quelle già presenti da tempo sull’app, come la funzione di controllo familiare, che permette già ai genitori dei minori di impostare un limite giornaliero di fruizione».</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://variety.com/2023/digital/news/tiktok-automatic-teen-usage-limit-60-minutes-1235539587/" target="_blank">Variety.com</a>.</strong></p>
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		<title>I dipendenti della Commissione europea dicono addio a TikTok</title>
		<link>http://www.magzine.it/i-dipendenti-della-commissione-europea-dicono-addio-a-tiktok/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 10:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Bufoli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[TikTok non potrà più essere usato sui dispositivi del personale della Commissione europea. La Commissione ha, infatti, inviato una email ai dipendenti per avvertirli di eliminare l’app entro il prossimo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="741" height="443" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/tiktok.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Tolga Akmen/AFP" /></p><p>TikTok non potrà più essere usato sui dispositivi del personale della Commissione europea. La Commissione ha, infatti, inviato una email ai dipendenti per avvertirli di eliminare l’app entro il prossimo <strong>15 marzo</strong> , giustificando questo blocco con la <mark class='mark mark-yellow'>necessità di garantire la sicurezza informatica <span style="color: #000000;">sui </span>dispositivi aziendali, per rispondere «il prima possibile a potenziali allarmi informatici».</mark> Un blocco «fuorviante» e «basato su un fraintedimento» secondo ByteDance, società privata madre del social cinese, con sede a Singapore.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Anche i dipendenti del Parlamento europeo hanno ricevuto la stessa direttiva:  la misura, in linea con le rigorose politiche interne di cybersecurity, prevede anche il controllo di altre piattaforme di social media</mark> e «mira a proteggere la Commissione dalle minacce alla sicurezza informatica e da possibili attacchi informatici contro l&#8217;ambiente aziendale», ha dichiarato un portavoce.</p>
<p>ByteDance ha contattato la Commissione per chiarire la situazione e spiegare come protegge i dati dei 1<span style="color: #000000;">25 milioni di persone nell&#8217;UE che visitano TikTok ogni mese e ha ricordato il proprio impegno nel rafforzare il piano di sicurezza dei dati con la creazione in Europa di tre nuovi datacenter, per garantire l’archiviazione locale delle informazioni degli utenti e non esportarle in giurisdizioni straniere, come la Cina.</span></p>
<p>Non è, tuttavia, la prima volta che il social cinese viene percepito come un pericolo: già la scorsa estate il profilo TikTok del Parlamento inglese (@ukparliment) è stato chiuso a seguito dell’opposizione dei conservatori.</p>
<p>Anche oltreoceano il social è stato bandito, per cui <mark class='mark mark-yellow'>i dipendenti del Governo federale statunitense e di tutte le agenzie governative hanno 30 giorni di tempo per cancellare l&#8217;app dai loro dispositivi. Il <strong>1° marzo</strong>, inoltre, la Commissione per gli Affari Esteri alla Camera ha chiesto di <span style="color: #000000;">concedere </span>all&#8217;amministrazione poteri straordinari per <a href="https://www.theguardian.com/technology/2023/mar/01/house-committee-advances-legislation-ban-tiktok" target="_blank">vietare l’app per motivi di sicurezza</mark></a>: un provvedimento che passerà in mano al presidente Joe Biden solo dopo l&#8217;approvazione di Camera e Senato. Ma se da un lato il presidente repubblicano della Commissione Michael McCaul ha paragonato il social «al pallone spia nel telefono», il democratico Gregory Meeks ha affermato che questo provvedimento rischia di «avvicinare le aziende alla sfera cinese, oltre a distruggere posti di lavoro e minare i valori americani fondamentali della libertà di parola».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Questa scia di divieti ha coinvolto anche i <a href="https://www.theguardian.com/technology/2023/feb/28/canada-bans-tiktok-on-government-phones-devices-over-security-risks" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">dispositivi dei dipendenti del Governo canadese</span></span></a>: «Sono sempre favorevole a dare ai canadesi le informazioni necessarie per prendere le decisioni giuste per loro», ha affermato il primo ministro Justin Trudeau, giustificando così il blocco dell&#8217;app.</mark></p>
<p>Non solo sicurezza dei dati: la battaglia che si sta combattendo sul social media cinese riguarda anche il rischio che possa diventare un mezzo di diffusione della disinformazione, attraverso canali sempre più veloci, diretti e che sanno parlare alle nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.theguardian.com/technology/2023/feb/23/european-commission-bans-staff-from-using-tiktok-on-work-devices">TheGuardian.com</a>.</strong></p>
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		<title>Project Mariupol: le open source per mappare i crimini sul campo</title>
		<link>http://www.magzine.it/project-mariupol-le-open-source-per-mappare-i-crimini-sul-campo/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 18:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Pellaco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[crimini di guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[Raccontare i crimini di guerra russi con le fonti aperte rintracciabili online: è l’obiettivo che si è posto il collettivo OSINT for Ukraine. “Project Mariupol. A Gateway to Evidence” è il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1153" height="706" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/project-mariupol-bucha-map.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un esempio di visualizzazione della mappa di Project Mariupol. Fonte: MapHub" /></p><p>Raccontare i crimini di guerra russi con le fonti aperte rintracciabili online: è l’obiettivo che si è posto il collettivo <strong>OSINT for Ukraine</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>“<strong>Project Mariupol. A Gateway to Evidence</strong>” è il titolo del progetto che trova compimento in una mappa accessibile su internet dove raccogliere e mettere a disposizione della collettività informazioni e potenziali prove sulle violazioni dei diritti umani compiute dalla Russia dal 24 febbraio 2022</mark>, giorno dell’inizio dell’invasione in Ucraina. Il direttore generale del collettivo, <strong>Deniz Dirisu</strong>, ha spiegato a Magzine.it i dettagli e le modalità del loro lavoro.</p>
<p><strong>Chi siete e qual è il significato del vostro progetto?</strong></p>
<p>«Siamo un collettivo fondato nell’aprile 2022 composto da circa 40 persone tra giovani professionisti e studenti. Tra noi ci sono molti ucraini, ma anche persone provenienti dal resto dell’Europa, dal Medio Oriente, dall&#8217;America e un po&#8217; da tutto il mondo, perché questo è un tema che sta a cuore a molti. <mark class='mark mark-yellow'>I membri del gruppo che si occupa di <a href="https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/open-source-intelligence-osint-cose-a-chi-serve-e-come-usarla/" target="_blank">OSINT</a> (l&#8217;intelligence condotta su fonti aperte, <em>ndr</em>) trovano informazioni e potenziali prove sui crimini di guerra e le inseriscono nelle nostre mappe pubblicate su <a href="https://maphub.net/OSINTFORUKRAINE/project-mariupol-a-record-of-evil.-crimes-of-war-and-against-humanity-in-ukraine" target="_blank">MapHub</a>. Attualmente abbiamo circa 452 voci che rappresentano potenziali e confermate violazioni del diritto umanitario internazionale e del diritto penale internazionale</mark>.</p>
<p>Il gruppo di analisi si dedica all’intelligence open source e all’analisi legale dei crimini di guerra e questo è ciò che ci distingue da tutti gli altri. Le informazioni che raccogliamo e le indagini che conduciamo hanno un valore pari alla consapevolezza che riusciamo a suscitare su di esse. Per questo pubblichiamo aggiornamenti sulle mappe, sul nostro collettivo e anche sulle nostre indagini. Ci sono già molti altri gruppi che analizzano la guerra in Ucraina, ma noi vogliamo creare una documentazione storica del conflitto per aumentare la consapevolezza nelle persone».</p>
<p><strong>Come cercate i dati e come avviene il processo di controllo?</strong></p>
<p>«I nostri dati sono raccolti attraverso le fonti aperte, ma soprattutto con l’attività di intelligence sui social media che raccogliamo da risorse primarie e, per lo più, secondarie. <mark class='mark mark-yellow'>Cerchiamo filmati e foto provenienti dall&#8217;Ucraina che mostrano le conseguenze dei crimini di guerra o dei bombardamenti. Registriamo i link, salviamo i file e li archiviamo. Poi li pubblichiamo sulla nostra mappa con un link che riporta anche la posizione geografica.</mark> La nostra mappa è una porta d&#8217;accesso a queste prove, che forniamo agli accademici, ai ricercatori e a tutti coloro che vogliono avere informazioni e fare ricerche sulla guerra in Ucraina. A volte ci capita di correggere degli errori non causati da noi e lo facciamo cercando di rimanere indipendenti dalle fonti governative, utilizzando queste ultime solo per confermare o convalidare ciò che troviamo».</p>
<p><strong>Quali difficoltà trovate nel raccogliere e analizzare i dati?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>«Le difficoltà principali le riscontriamo con le fonti e i link che vengono cancellati. Poi dipende dal crimine che si sta cercando: gli stupri e le violenze sessuali sono difficili da pubblicare e da confermare, anche per rispetto nei confronti delle vittime.</mark> Ci sono fonti che dicono: «Sì, questa persona è stata violentata da questo soldato russo». Ma non c&#8217;è modo di confermarlo, quindi sono una tra le cose più difficili da trovare nell&#8217;intelligence open source, mentre i colpi di artiglieria e i bombardamenti sono piuttosto facili da rintracciare.</p>
<p>In altre occasioni, alcuni video vengono pubblicati con dei tagli in momenti specifici e trovare gli originali richiede tempo. Lo facciamo nel nostro tempo libero, perché siamo motivati e abbiamo a cuore il popolo ucraino. Avere risorse limitate ci costringe a dedicare più tempo alla ricerca dei dati, ma questo ci permette di essere un po&#8217; più attenti nell&#8217;analisi».</p>
<p><strong>Al termine del vostro progetto cosa pensate di fare con queste prove?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>«Al momento l’obiettivo finale è creare una documentazione storica e continuare a sensibilizzare le persone.</mark> Il nostro collettivo sta entrando in quella che chiamiamo “fase 2”: il rafforzamento delle attività e della nostra professionalità. Vorremmo essere riconosciuti al più presto come una Ong no-profit. Siamo partiti da L’Aia, nei Paesi Bassi, perché è da lì che proviene la maggior parte dei nostri colleghi ed è dove ho studiato anch&#8217;io. Vogliamo comunque mantenere la stessa atmosfera che ci contraddistingue come collettivo, per creare più consapevolezza e dimostrare che siamo affidabili».</p>
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		<title>Data journalism, i migliori prodotti del 2022</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 14:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[2022]]></category>
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		<description><![CDATA[Dalla guerra in Ucraina al cambiamento climatico fino alla crisi del costo della vita: i giornalisti nel 2022 hanno analizzato, visualizzato e interpretato i dati relativi a temi disparati trasformandoli in storie avvincenti. Ecco l’elenco ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="798" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/8207490946_94fa4967be_o1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Flickr" /></p><p style="font-weight: 400;">Dalla guerra in Ucraina al cambiamento climatico fino alla crisi del costo della vita: i giornalisti nel 2022 hanno analizzato, visualizzato e interpretato i dati relativi a temi disparati trasformandoli in storie avvincenti. Ecco l’elenco dei nove migliori prodotti di data journalism secondo <a href="https://datajournalism.com/">Datajournalism.com</a>, il portale fondato dall&#8217;<a href="https://www.ejc.net" target="_blank">European Journalism Centre</a> con il supporto di <a href="https://newsinitiative.withgoogle.com/" target="_blank">Google News Initiative</a>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Reportage sulla guerra in Ucraina, <a href="https://datajournalism.com/read/blog/best-data-journalism-projects-2022?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=december#war" target="_blank"><em>Novaya Gazeta</em></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>La lista inizia con quello che è l&#8217;evento più importante e senza precedenti del 2022: la guerra in Ucraina.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Inabitabile, <a href="https://datajournalism.com/read/blog/best-data-journalism-projects-2022?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=december#war" target="_blank"><em>Berliner Morgenpost</em></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Con l&#8217;impatto del cambiamento climatico che grava su di noi, &#8220;Inabitabile&#8221; presenta uno scrollytelling guidato interattivo ricco di contesto e di importanti informazioni.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Corredor Furtivo, <a href="https://datajournalism.com/read/blog/best-data-journalism-projects-2022?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=december#corredor" target="_blank"><em>Armando.info</em> e <em>El País</em></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>&#8220;Corredor Furtivo&#8221; è un&#8217;indagine criminale che crea una mappa il più completa possibile del crimine nella giungla venezuelana.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quando le donne fanno i titoli, <a href="https://datajournalism.com/read/blog/best-data-journalism-projects-2022?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=december#women" target="_blank"><em>The Pudding</em></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il progetto mostra come il linguaggio dei titoli specifici per le donne sia cambiato, o rimasto invariato, nel tempo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Twitter, Tesla ed Emoji: cosa e quando Elon Musk twitta, <a href="https://datajournalism.com/read/blog/best-data-journalism-projects-2022?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=december#twitter" target="_blank"><em>The Wall Street Journal</em></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il pezzo fornisce un’analisi dei 15mila tweet di Musk realizzati in dieci anni, suddivisi per argomento, orario e altri fattori. L&#8217;articolo mostra cosa motiva ed entusiasma il celebre CEO.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Mappatura dei disordini iraniani: come la morte di Mahsa Amini ha portato le proteste a livello nazionale, <a href="https://datajournalism.com/read/blog/best-data-journalism-projects-2022?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=december#iranù" target="_blank"><em>The Guardian</em></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Mappe, video e filmati dal mondo reale descrivono la protesta pubblica e la rappresaglia esplosa in Iran a seguito della morte della giovane Mahsa Amini.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Wordle, 15 milioni di tweet dopo, <a href="https://datajournalism.com/read/blog/best-data-journalism-projects-2022?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=december#wordle" target="_blank"><em>Observablehq.com</em></a></strong><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Tra le tendenze del 2022 troviamo Wordle. Secondo il rapporto annuale di Google, è una delle parole più cercate. Ma come è cresciuto e cosa rende un Wordle più difficile di altri?</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Violenze elettorali: la notte delle votazioni ha visto un picco di omicidi, <a href="https://datajournalism.com/read/blog/best-data-journalism-projects-2022?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=december#violencia" target="_blank"><em>Agencia Publica</em></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In Brasile la notte del voto elettorale che ha portato alla vittoria il leader della sinistra Lula, ha visto un picco di omicidi. Un database ha identificato e mappato i crimini riportati dai media locali e nazionali.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Cosa ha costruito il Qatar per la Coppa del Mondo più costosa di sempre, <a href="https://datajournalism.com/read/blog/Qatar" target="_blank"><em>Bloomberg</em></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>L&#8217;articolo costituisce una delle analisi più approfondite dei lavori di ristrutturazione e della logistica sostenuti dalla città di Doha per ospitare l&#8217;evento sportivo.</mark></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://datajournalism.com/read/blog/best-data-journalism-projects-2022?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=december" target="_blank">Datajournalism.com</a>.</strong></p>
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		<title>Luci e ombre di Clubhouse, come il ritorno della voce sbanca sui social</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 06:58:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Barbieri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un invito che ti conduce in un nuovo mondo, fatto di persone che si mettono in gioco tramite la loro voce. È Clubhouse, il nuovo social network che tira una ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/clubhouse.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Clubhouse" /></p><p>Un invito che ti conduce in un nuovo mondo, fatto di persone che si mettono in gioco tramite la loro <strong>voce</strong>.</p>
<p>È <strong>Clubhouse</strong>, il nuovo social network che tira una riga e si differenzia perché non esistono canoni di bellezza e post a cui mettere mi piace ma, al contrario, è importante parlare e mettere in primo piano le proprie opinioni da condividere con altre migliaia di utenti. Nell’era del <strong>podcasting</strong>, dove alzare il volume fa scoprire nuove realtà e la ‘social radio’ inizia a fare capolino tra i nuovi settori della comunicazione, il network è subito diventato di tendenza e sono partiti dibattiti di varia natura nelle varie stanze (le cosiddette <i>room</i>), con famosi imprenditori, investitori, artisti, personaggi famosi e comunità differenti.</p>
<p>Come si fa a interagire? Bisogna “alzare la mano”, ovvero cliccare sul pulsante della mano in basso a destra, come in una vera e propria conferenza fatta di moderatori, dove il principio fondante è l’educazione e la moderazione del talk. Il proprietario della stanza può decidere se accettare il tuo intervento all’interno della discussione o rifiutare. Se il proprietario o i moderatori accettano, un utente può letteralmente parlare ad una platea di persone, pronte ad ascoltarlo. È facile individuare eventi in cui si discute di <b>revenge porn</b>, dove sceneggiatori ed esperti chiacchierano di come stia cambiando la <b>scrittura delle serie tv</b> e, visto il momento, di <b>passaporto vaccinale e di crisi di governo</b>.</p>
<p>Come tutte le grandi realtà, al suo interno è giusto evidenziare le sue luci e ombre. La piattaforma nasce nella Silicon Valley da <strong>Paul Davison</strong> e <strong>Rohan Seth</strong> ed è stata lanciata in America a maggio 2020 dalla <strong>Alpha Exploration Co</strong>. In pochi mesi contava più di 600.000 utenti registrati, ma ancora adesso il social è solo per coloro che utilizzano un dispositivo iOS ed è in fase di sviluppo la versione per i sistemi Android (non contando la questione dell’invito, una trovata di marketing che a breve dovrebbe essere rimossa). Una restrizione che taglia fuori una buona parte di fruitori, creando per il momento una legione ‘elitaria’ che conosce dall’interno l’applicazione.</p>
<p>Non solo: Clubhouse è diventato in breve tempo un enorme miniera d’oro per chi colleziona <b>voci e stati d’animo, in poche parole </b>informazioni di profilazione, rispetto alla quale chi deve proteggere la privacy dell’utente esige maggiore chiarezza. Per questo il Garante della privacy italiano è stato tra i primi a muoversi, mandando una lettera all’azienda, per far luce sulla questione del materiale sensibile. Si chiede di chiarire prima di tutto della conservazione dei dati e i termini entro i quali è prevista la <b>cancellazione delle tracce audio temporaneamente conservate</b> dall’azienda. Problemi che devono essere posti sul tavolo quando si parla di <b>indagini giudiziarie</b> e di estrapolazione di <b>dati biometrici. </b></p>
<p>In Cina per esempio <strong>è stata bloccata in poco tempo dal governo di Pechino</strong>, in quanto molti fruitori avevano incominciato a usarlo per parlare di temi normalmente censurati sui media e sui social cinesi. Anche per i giornalisti è diventata un&#8217;opportunità di confronto, come se fosse ancora possibile discutere senza scontrarsi, in un mondo cinese polarizzato e tormentato da correnti ideologiche e dai rancori accumulati attraverso la repressione e i conflitti. Una parentesi di libertà d’espressione che alcuni erano disposti a pagare <strong>70 dollari</strong> a invito.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le dinamiche sono molteplici e in costante evoluzione. A volte serve sperimentare e avere il proprio sguardo per indagare al meglio un fenomeno di questo tipo e proprio per questo abbiamo intervistato <strong>Nicoletta Vittadini</strong>, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell&#8217;Università Cattolica, che fin da subito ha testato il social network del momento.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Quando ha deciso di iscriversi a Clubhouse e perché?</b></p>
<p>Ho deciso di iscrivermi a Clubhouse perché da studiosa dei social media sono sempre attenta allo sviluppo di nuove piattaforme, perciò ho deciso di provarlo appena ho saputo della sua esistenza. In particolare, Clubhouse ha attratto la mia curiosità perché tenta una strada alternativa al linguaggio mainstream, come per esempio il video.</p>
<p><b>Testando la piattaforma e le room al suo interno, che cosa ne pensa del funzionamento di questo nuovo social?</b></p>
<p>Al di là dell&#8217;indiscussa novità di porre al centro l&#8217;oralità al posto della scrittura e della comunicazione audiovisiva, l&#8217;elemento che mi sembra più interessante di Clubhouse è la particolare declinazione della socialità. In Clubhouse, perché una room esista, deve riuscire ad aggregare un gruppo di persone attorno a un tema di interesse e a creare la disponibilità ad ascoltare uno o più esperti o uno o più brillanti conversatori. All&#8217;interno di questo modello, ovviamente,  tutti possono intervenire e dialogare. In sintesi, non si entra in Clubhouse per mettersi a parlare da soli (a pubblicare post su di sé per intenderci), ma si entra per ascoltare o parlare con altri, ad altri di qualcosa che ci interessa e ci accomuna, ma quasi mai di sè. Mi sembra un elemento di indiscussa novità rispetto alla logica del following, della friendship e mi sembra interessante anche l&#8217;uscita dalla logica io-centrata di molte piattaforme.</p>
<p><b>Secondo la sua esperienza nel settore, perché in questo momento si è sentita l’esigenza di creare una rete che funzioni grazie alla voce? Quale valore aggiunto può dare la piattaforma nel mondo della comunicazione?</b></p>
<p>Clubhouse &#8211; come piattaforma legata alla voce &#8211; non nasce come un fiore nel deserto. La voce sta conquistando uno spazio progressivamente sempre più importante nel sistema dei media digitali. Basta pensare ad alcuni fenomeni contemporanei e in crescita: il mercato degli audiolibri, l&#8217;ascolto di podcast, le interfacce vocali, gli smart speaker (il cui uso come strumento di intrattenimento è cresciuto nell&#8217;ultimo anno) e così via. Per non citare la sempre viva comunicazione radiofonica. Quindi un social network basato sulla voce è in sintonia con l&#8217;evoluzione delle interfacce e dei dispositivi digitali e con una rinnovata centralità del linguaggio naturale nella comunicazione.</p>
<p><b>Dopo l’entusiasmo iniziale scaturito dagli inviti si è parlato di alcuni problemi di privacy che questo social potrebbe avere, soprattutto per la registrazione delle conversazioni, e del fatto che è una versione beta e lascia fuori una fetta di utenti con il sistema Android. Che miglioramenti si potrebbero fare per renderlo più efficace?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>Clubhouse è una piattaforma in fase di sviluppo che &#8211; per quanto dichiarato sinora dai suoi fondatori &#8211; non resterà legata al sistema operativo IOS per sempre, così come non proporrà per sempre il meccanismo ad inviti. Si tratta di due tratti provvisori che sono stati presentati come funzionali a contenere l&#8217;esplosione di utenti fino allo sviluppo ottimale della piattaforma. Rispetto alla privacy dobbiamo considerare che l&#8217;utilizzo di qualsiasi piattaforma social implica la cessione di alcuni dati personali, così come molte altre pratiche della nostra vita quotidiana che ormai è caratterizzata pienamente da una economia delle piattaforme fondata sulla capitalizzazione dei dati degli utenti. Per quanto riguarda specificamente Clubhouse credo che dobbiamo distinguere due temi: la conformità al GDPR che non è ancora perfezionata (passaggio che andrà fatto se la app vuole svilupparsi in Europa) e la vulnerabilità della app rispetto ad accessi dall&#8217;esterno che possiamo immaginare sarà affrontata con attenzione nelle prossime fasi di sviluppo della piattaforma.</p>
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		<title>Guerra USA-TikTok, se l&#8217;Europa (non) sta a guardare</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 07:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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		<description><![CDATA[In un tempo non troppo lontano, le potenze mondiali si confrontavano a suon di conflitti locali, supportando una o l’altra parte in base ad i propri interessi. Oggi, nell’epoca dei ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1708" height="960" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/c6df1230-71e1-4d0a-b4ba-775f90e11304.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="c6df1230-71e1-4d0a-b4ba-775f90e11304" /></p><p>In un tempo non troppo lontano, le potenze mondiali si confrontavano a suon di conflitti locali, supportando una o l’altra parte in base ad i propri interessi. Oggi, nell’epoca dei big data e del mondo digitale, le guerre si combattono anche sul fronte di internet. Si è parlato molto del braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina per la questione TikTok, una battaglia fortemente voluta da Trump e volta a limitare le possibilità che il social cinese aveva di raccogliere i dati personali dei cittadini statunitensi. Ma se negli States sono stati sollevati questi problemi, come mai un caso analogo non è successo invece in Europa? Ne abbiamo parlato con il <strong>professore Andrea Lisi, esperto di digitalizzazione, privacy e diritto dell’informatica.</strong></p>
<p><strong>In ambito europeo, fino a che punto è l’Unione Europea a legiferare in materia di trattamento dei dati personali e quanto invece può essere rilevante la legge dei singoli Paesi comunitari?</strong></p>
<p>In Europa esiste una legge già dal 2000, la direttiva 2000/31, che regolamenta l&#8217;attività degli <em>internet service provider</em>, cioè di coloro che da intermediari veicolano le informazioni sul web. In Italia è stata recepita con il decreto legislativo 70 del 2003. <mark class='mark mark-yellow'>Dal 2016 è entrato in vigore anche il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Essendo un regolamento e non una direttiva, non c’è stato bisogno per i singoli stati di adattarlo con leggi nazionali.</mark> Oggi è bene che sia l&#8217;Europa a legiferare perché è l&#8217;unico modo per avere una voce forte nei confronti di entità che hanno raggiunto una potenza economica altrimenti incontrollabile. Di fatto i grossi <em>player</em> come Google e Facebook hanno accesso a un “nuovo petrolio”, che sono i dati delle persone acquisiti nel corso degli anni.</p>
<p><strong> </strong><strong>La legislazione europea in merito a privacy e trattamento dei dati personali è al passo con l’attuale progresso tecnologico?</strong></p>
<p>È chiaro che il GDPR, pur essendo un regolamento generico, è stato pensato anche per la società dell&#8217;informazione. Tuttavia, come diceva il garante europeo della protezione dei dati Giovanni Buttarelli, <mark class='mark mark-yellow'>il GDPR è nato zoppo, perché andava completato con il cosiddetto regolamento ePrivacy, ovvero la regolamentazione dei dati personali nel contesto digitale. Quest’ultimo, però, è stato fortemente osteggiato dai grossi <em>player</em> di internet ed è ancora nelle paludi dei meccanismi di controllo dei vari organi europei.</mark> Nonostante ciò, il GDPR è abbastanza generico da poter essere applicato efficacemente anche all’ambito informatico, tanto da prevedere, in caso di mancato rispetto del regolamento da parte dei colossi del web, delle sanzioni pesantissime, che arrivano addirittura al 4% del loro fatturato mondiale annuo.</p>
<p><strong>In cosa si differenzia il GDPR dalle leggi in vigore negli Stati Uniti?</strong></p>
<p>È proprio l’approccio ad essere diverso, tant&#8217;è che la Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea ha bloccato i trasferimenti dei dati personali verso l&#8217;estero che si basavano su un accordo, il cosiddetto Privacy Shield tra Commissione europea e Federal Trade Commission, agenzia governativa Statunitense. Il punto è che gli accordi che l&#8217;Unione Europea può prendere con la Federal Trade Commission non possono comunque compensare una legislazione americana estremamente carente in merito al trattamento dei dati personali, sia perché i soggetti in gioco non hanno sanzioni applicabili come in Europa, sia perché é in spirito di antiterrorismo lo Stato americano può sempre obbligare questi soggetti a fornire qualsiasi dato, mentre in Europa qualsiasi autorità pubblica ha il freno dei diritti e delle libertà fondamentali e per violare la privacy di un individuo deve esser stato commesso un illecito. <mark class='mark mark-yellow'>Negli Stati Uniti, di fatto, prevale la sicurezza nazionale sulla libertà personale e i diritti individuali, come accade in Cina.</mark> Il grosso problema, ora, è che i grandi <em>player</em> <em>social</em> hanno minacciato a gran voce di bloccare i propri servizi se verrà applicata la sentenza della Corte europea, perché di fatto non trattano solo in Europa i dati, ma li trasferiscono anche in server negli Stati Uniti e quindi fuori dal controllo delle leggi europee. Questo fa sì che lo stato americano possa vedere i dati dei cittadini europei, mettendo a rischio rapporti tra Stati.</p>
<p><strong> </strong><strong>È possibile, quindi, che a livello italiano o europeo si verifichi un caso analogo a ciò che sta succedendo negli Stati Uniti con TikTok?</strong></p>
<p>A mio avviso sì, è possibile, ma per motivi diversi: <mark class='mark mark-yellow'>l&#8217;Europa non agirebbe per motivi economici, ma potrebbe farlo a tutela dei diritti dell&#8217;individuo, ma solo nel caso TikTok, Google e Facebook, nell&#8217;esercitare i loro servizi, minassero diritti e libertà dei cittadini europei, che la normativa comunitaria tutela fortemente, facendo da contrappeso alle politiche economiche.</mark> Quindi i grandi <em>player</em> di internet dovrebbero cercare di sviluppare i loro servizi così da non confliggere in maniera diretta ed evidente con le esigenze di trasparenza informativa. Nella pratica, però, l’adattamento alle leggi europee è più formale che sostanziale, perché non c’è nessuno che può controllare in maniera pervasiva che cosa accade negli algoritmi di Google, Facebook, TikTok o altri colossi del web.</p>
<p>Un tema, insomma, estremamente delicato, anche per il fatto che molti server si trovano in Paesi terzi. La legislazione europea, però, resta tra le più complete e tutelanti al mondo. Occorrerà vedere se, con il passare degli anni, saranno i giganti della rete ad adattarsi alle leggi in vigore in Europa o se, invece, sarà l’Unione europea a mollare la presa, cedendo alle pressioni di quelli che, oramai, oltre ad essere dei colossi economici sono dei veri e propri contro-stati.</p>
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