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	<title>magzine &#187; cronaca nera</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Barista cinese ucciso: dopo tre mesi trovato il killer</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 21:52:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sofia Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
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		<description><![CDATA[L’assassino di piazza Angilberto ha adesso un volto e un’identità. Si chiama Orazio Pede ed è stato arrestato a Lecce dopo tre mesi di ricerche. L’imprenditore di 73 anni aveva ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="690" height="362" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Il-Fatto-Quotidiano.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Il Fatto Quotidiano" /></p><p style="font-weight: 400;">L’assassino di piazza Angilberto ha adesso un volto e un’identità. <mark class='mark mark-yellow'>Si chiama Orazio Pede ed è stato arrestato a Lecce dopo tre mesi di ricerche. L’imprenditore di 73 anni aveva ucciso con sette colpi di pistola il 35enne cinese Ruiming Wang, proprietario del bar nel quartiere di Corvetto.</mark> La sezione Omicidi della Squadra mobile di Milano è riuscita a risalire all’identità dell’uomo grazie ai filmati delle videocamere e alle dichiarazioni delle persone informate sui fatti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sono le 7 del mattino del 19 dicembre del 2022. Una Fiat Punto passa più volte davanti al bar in piazza Angilberto. Il guidatore fuma una sigaretta dietro l’altra come se dovesse scaricare l’agitazione in qualche modo. Sta aspettando il momento perfetto per agire. Dopo 20 minuti l’uomo scende dalla macchina ed entra nel bar. <mark class='mark mark-yellow'>Scambia qualche parola con il proprietario, sposta il piattino della tazzina per il caffè e poi tira fuori la pistola di sua proprietà. I sette proiettili mortali vanno tutti a segno e uccidono Ruiming Wang.</mark> Sotto la mascherina chirurgica e il cappuccio del giubbotto si nasconde Orazio Pede. L’imprenditore dopo aver compiuto l’omicidio esce e rientra subito nel bar per accertarsi che il 35enne fosse morto e per controllare che non ci fossero testimoni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Risalire all’identità di Orazio Pede non è stato però un lavoro facile per gli inquirenti. Le telecamere non hanno consentito ai poliziotti di leggere la targa. Gli investigatori sono riusciti a individuare il modello e l’anno di fabbricazione della Fiat Punto dopo un’intensa attività di analisi delle autovetture analoghe, tenendo conto di alcune caratteristiche presenti nei video, come il colore e i particolari della carrozzeria.</p>
<p style="font-weight: 400;">Orazio Pede ha origini pugliesi ed è residente nella provincia di Milano. In passato ha frequentato la zona di piazza Angilberto per motivi di lavoro. Il 73enne era titolare di un’attività edile fallita nel 2018 e aveva un precedente per omicidio colposo per un infortunio sul lavoro di un suo operaio. Dopo la chiusura della sua azienda, Pede decise di fare degli investimenti che però non andarono a buon fine. Gli inquirenti ipotizzano che il movente dell’omicidio sia collegato all’attuale condizione economica dell’imprenditore. Per questo motivo, gli investigatori stanno facendo delle verifiche sui conti correnti dell’assassino e della vittima. Forse l’imprenditore potrebbe aver agito per un debito che non era riuscito a saldare. <mark class='mark mark-yellow'>Pede è stato arrestato in un ospedale in provincia di Lecce, dopo che è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare presso la casa di ricovero.</mark> L’uomo si trova attualmente nella struttura, perché doveva sottoporsi a un intervento. Il giorno seguente all’omicidio, il 73enne si era ferito alla testa con un colpo di pistola provocando la rottura della calotta cranica. È ancora da chiarire se si sia trattato di un gesto autolesionistico.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Video degli spostamenti di Orazio Pede con la Fiat Punto e dell&#8217;omicidio:</em></p>
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		<title>Omicidio Varani oltre il podcast: parla Nicola Lagioia</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2022 09:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia Beni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[La Città dei vivi]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola lagioia]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidio Varani]]></category>

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		<description><![CDATA[“Volevamo solo fare del male a qualcuno”. Le parole di Manuel Foffo fanno ancora accapponare la pelle dopo sei anni. Non c’è stato nessun motivo che ha spinto i due ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="350" height="196" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/th.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="th" /></p><p>“Volevamo solo fare del male a qualcuno”. Le parole di Manuel Foffo fanno ancora accapponare la pelle dopo sei anni. <mark class='mark mark-yellow'>Non c’è stato nessun motivo che ha spinto i due assassini a strangolare, percuotere e pugnalare centosette volte il ventitreenne Luca Varani quel 4 marzo 2016. Cercare una ragione logica è impossibile. Esiste il bene naturale così come esiste il male naturale e di questo è necessario prenderne atto.</mark> Nicola Lagioia ha dedicato mesi interi allo studio del famoso caso romano.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’omicidio Varani si ricorda molto bene ancora oggi, in quanto è uno degli episodi di cronaca nera più feroci e cruenti degli ultimi anni.</mark> Dopo aver condotto numerose ricerche e aver intervistato alcune persone coinvolte nella vicenda, Lagioia scrive un libro, <em>La città dei vivi</em>, romanzo vincitore del Premio Internazionale Bottari Lattes Grinzane nel 2020 e del Premio Napoli nell’anno successivo. In seguito, ne ha fatto un podcast dallo stesso titolo, prodotto da Chora Media, in cui son stati utilizzati documenti sonori originali estratti dall&#8217;archivio giudiziario. Il risultato è una sinistra combinazione di voci: quella sincera e benevola di Lagioia che si mischia con quelle tormentate dei due criminali, Manuel Foffo e Marco Prato. L&#8217;autore ne ha parlato al Festival Internazionale di giornalismo di Perugia.</p>
<p>Le tre voci son specchio di tre personalità differenti, spiega Lagioia. Soprattutto l&#8217;autore si sofferma ad analizzare la psiche dei due assassini. Marco (che si suicida in carcere un anno dopo la mattanza), l’istrionico, il dominante e l’omosessuale dichiarato attratto da eterosessuali; Manuel, drogato da anni, disturbato e attratto dal carisma di Prato. E quale miglior modo di presentare i personaggi se non attraverso le loro proprie voci? Il podcast è un mezzo potente: regala un’immersione completa e agghiacciante, soprattutto perché le loro voci trasferiscono l&#8217;ascoltatore nel regno dello spaesamento e dell’incredulità. I due proprio non si capacitano della loro colpevolezza. <mark class='mark mark-yellow'>“Il podcast mi sembra uno strumento narrativo nuovo, che segue una strategia narrativa diversa da quella della letteratura, del cinema e del teatro. Essendo una forma di racconto nuova, non è ancora stata del tutto canonizzata, quindi è ancora un territorio in cui si può sperimentare.</mark> Poter ascoltare le loro voci originali ha arricchito il racconto.”: così Nicola Lagioia motiva la scelta dello strumento narrativo del podcast</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>“Se esiste una città dei vivi esisterà anche una città dei morti. Se esiste una città in superficie esisterà anche una città sotterranea, se esiste una città diurna esisterà anche una notturna. Come a dire che a Roma qualunque manifestazione del reale contiene il suo contrario”, spiega l&#8217;autore de &#8220;La città dei vivi&#8221;.</span></p>
<p>Scavare nelle menti dei colpevoli e provare a dare una traduzione: perché commettere un crimine così insensato e perverso? Lo scrittore decide di lanciare la risposta nel titolo, che a primo impatto sembra ambiguo e crea confusione. In realtà la scelta è molto chiara: “Se esiste una città dei vivi esisterà anche una città dei morti. Se esiste una città in superficie esisterà anche una città sotterranea, se esiste una città diurna esisterà anche una notturna. Come a dire che a Roma qualunque manifestazione del reale contiene il suo contrario”. Nicola Lagioia spiega così anche la decisione della titolazione. <mark class='mark mark-yellow'>La realtà non può fare a meno del suo contrario: non esiste se non una realtà con più sfaccettature di bene e di male. Il culmine della malvagità può manifestarsi, scavalcare il confine dell&#8217;immaginazione e macchiarsi di sangue vivo.</mark> Questa stessa malvagità esce dal suo antro sotterraneo quando Foffo e Prato, da due perfetti sconosciuti, diventano confidenti: confessano i loro desideri più perversi e, a caso, scelgono la loro vittima. “Non lo conosco, era la prima volta che lo vedevo.”, rivela Manuel agli inquirenti. Ed ecco la vera Roma, la città dei vivi ma anche dei morti. Una città a specchio, che riflette l’umano e il disumano.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>“L&#8217;omicidio Varani ha catturato per un certo tempo l’immaginario della gente perché abbiamo visto accadere, in maniera eccezionale ed esasperata, qualcosa che a basso regime serpeggia quotidianamente nella nostra società”</span></p>
<p>Lagioia descrive che cosa rappresenta questo caso per la nostra società: “Ha catturato per un certo tempo l’immaginario della gente, perché abbiamo visto in maniera eccezionale ed esasperata qualcosa che a basso regime serpeggia quotidianamente nella nostra società”. Mettersi davanti alla crudeltà e accettarla. Essere consapevoli che l’unico motivo per cui un ragazzo muore dissanguato – dopo essere stato drogato, torturato alla lingua, preso a martellate, accoltellato dritto al cuore – altro non è che pura malvagità. Luca muore in una pozza di sangue in un appartamento in via Igino Giordani sul Collatino e quei due ragazzi, suoi coetanei, che da tutti erano stati definiti “normali” prima del massacro, per ore dormono accanto al cadavere. <mark class='mark mark-yellow'>Luca come vittima sacrificale per lo sfogo di impulsi crudeli e malsani. Una vittima a caso, tra l’altro, scelta in modo casuale, in quanto Luca non è il solo a cui è stato mandato un invito per un finto festino tramite messaggio.</mark> Ventitré persone riceveranno l’avviso trappola ma solamente Luca – e un altro ragazzo prima di Varani che però fugge irrequieto poco dopo – si reca in quell’appartamento infernale. Bastava acchiapparne uno, chi non aveva importanza. Luca, però, non tornerà più nella Città dei vivi.</p>
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