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	<title>magzine &#187; crisi</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>L&#8217;uso di immagini satellitari per coprire le emergenze e i contesti di crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2023 15:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Usare le immagini satellitari per la segnalazione di crisi e eventi catastrofici. Tra i vari eventi del festival internazionale di giornalismo di Perugia, si pone questo obiettivo Mica Mar, organizzazione ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2018" height="1648" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/usata.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="usata" /></p><p style="font-weight: 400;">Usare le immagini satellitari per la segnalazione di crisi e eventi catastrofici. Tra i vari eventi del festival internazionale di giornalismo di Perugia, si pone questo obiettivo <strong>Mica Mar, organizzazione consulente speciale per il telerilevamento nel laboratorio di prove di Amnesty International. </strong>L’incontro, organizzato in associazione con <em>Citizen Evidence Lab Amnesty International</em>, lavorando con casi di studio emblematici, come l&#8217;indagine di Amnesty sulla catena di approvvigionamento di carburante per aerei in Myanmar, <mark class='mark mark-yellow'>ha trattato le basi delle immagini satellitari, inclusa la loro disponibilità e altri dati geospaziali, le tecniche investigative e i principali strumenti per potenziare la capacità investigativa in la tua redazione.</mark> <strong>Micah Farfour conduce indagini open source</strong> utilizzando immagini satellitari e altre fonti di dati da oltre sette anni, lavorando a stretto contatto con ricercatori e giornalisti per scoprire prove di violazioni dei diritti umani in tutto il mondo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come le immagini satellitari possono aiutare ad indagare sulla guerra e sulle zone di crisi in generale?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Le immagini satellitari possono essere usate per documentare degli abusi che stanno avvenendo sulla terra. Ci sono molti satelliti che lo fanno ogni giorno in questo momento storico. Negli anni scorsi non erano così numerosi. Quindi queste immagini possono essere utilizzate per documentare eventi di larga scala che accadono in ogni parte del mondo. <mark class='mark mark-yellow'>Ad esempio, cercando una determinata zona, è possibile che il satellite non abbia immagini aggiornate del luogo che ieri ha subito un attacco aereo, ma potrete comunque avere una mappa della base dell’area e capire com’era prima. E questo è molto utile per capire i danni arrecati, la portata dell’eventuale esplosione, e osservare il cambiamento che è avvenuto.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Crede che verranno usate sempre di più in questi contesti?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Proprio nella guerra in Ucraina c’è stato un grande incremento dell’utilizzo di immagini satellitari. Sempre più persone vi hanno accesso. Il che può essere potenzialmente sia un bene che un male. Un esempio è la situazione in Crimea. Lì si combatteva già da tempo prima dello scoppio della guerra, ma c&#8217;erano pochissime compagnie di immagini satellitari. Ora invece ce ne sono tante e gli accessi all&#8217;area sono incredibili con le immagini satellitari. <mark class='mark mark-yellow'>Si possono verificare e osservare località dove prima sembrava impossibile, o comunque complesso. Quindi sì, verranno utilizzate sempre di più e le immagini continueranno a migliorare negli anni.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quali sono i principali vantaggi nell’utilizzare le immagini satellitari?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Dipende dal tipo di abuso o di evento che potrebbe succedere. È vero, puoi ordinare le immagini e in alcuni casi possono metterci anche una settimana per arrivare. <mark class='mark mark-yellow'>Ma in alcuni casi ci vorrebbe molto più tempo per ottenere un visto o semplicemente comprare i biglietti, andare sul luogo, fare degli spostamenti nell’area. Grazie alle immagini puoi risparmiare molto tempo, e lavorare da qualsiasi postazione in qualsiasi città.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>E gli svantaggi, invece?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Alcuni dei principali svantaggi possono essere che le immagini vengono scattate solo in pochi momenti della giornata. Questo significa che a volte le cose accadono in momenti diversi. Non sei davvero in grado di documentare perfettamente quegli eventi. A volte, inoltre, è costoso utilizzare le immagini satellitari e richiede alcune abilità e conoscenze specifiche, altrimenti possono essere interpretate in modo impreciso.</p>
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		<title>Dalla crisi economica all&#8217;odio razziale: perché si fugge dalla Tunisia</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 04:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Selena Frasson]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[trafficanti]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dossier immigrazione è uno dei più discussi nell’agenda politica italiana, e a preoccupare nelle ultime settimane è stato soprattutto il “caso Tunisia”, con il moltiplicarsi delle partenze verso Lampedusa. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="410" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/000576AC-migranti.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="000576AC-migranti" /></p><p style="font-weight: 400;">Il dossier immigrazione è uno dei più discussi nell’agenda politica italiana, e a preoccupare nelle ultime settimane è stato soprattutto il <strong>“caso Tunisia”</strong>, con il moltiplicarsi delle partenze verso Lampedusa. “Oggi abbiamo un enorme problema legato alla stabilità e al possibile default del Paese”, segnalava la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferendosi alla grave crisi economica e politica che sta attraversando la Tunisia. Lo ha detto all’esito della due giorni del Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles la settimana scorsa, un vertice in cui, su insistenza dell’Italia, si è tornati a parlare di immigrazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">A mancare nel dibattito, però, potrebbe essere anche in questo caso la complessità: <mark class='mark mark-yellow'> “In Italia si è fatta subito una facile correlazione tra l’aumento delle partenze dalla Tunisia e la crisi economica. In realtà – precisa <strong>Arianna Poletti</strong>,<strong> giornalista freelance</strong> che vive e lavora in Tunisia, occupandosi di Maghreb per la stampa italiana e francofona &#8211; , pur essendoci sempre stata una connessione tra i due aspetti, questa volta il fenomeno migratorio non è dovuto immediatamente alla grave inflazione”</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>“Molto spesso, a finire nella rete dei trafficanti – commenta <strong>Paola Pace dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM)</strong>, a partire sono persone che potrebbero partire regolarmente, per esempio attraverso la procedura del ricongiungimento familiare. Solo che i tempi sono molto lunghi e i processi complicati e in tanti casi mancano informazioni”</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma quello che è successo nelle ultime settimane è che a partire sono tanti subsahariani: un fenomeno dovuto al peggioramento delle loro condizioni di vita. Il <strong>21 febbraio scorso</strong>, durante una riunione del Consiglio di sicurezza, il <strong>presidente della Repubblica Kais Saied</strong> ha pronunciato parole feroci, accusando la popolazione subshariana presente sul territorio di “violenza, crimini e atti inaccettabili” e ha parlato di <strong>“un piano criminale per cambiare la composizione demografica, per la sostituzione etnica della Tunisia”</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le conseguenze non si sono fatte attendere. “A partire da quel momento – racconta Poletti &#8211; si è scatenata un’ondata di aggressioni ai danni delle persone di colore che vivono in Tunisia e, nel corso del tempo, la situazione si è fatta sempre più tesa: i subsahariani sono stati accusati di rubare il lavoro alla popolazione locale; si sono verificati veri e propri rastrellamenti, attacchi fisici e intimidazioni soprattutto nei quartieri popolari, dove le condizioni di vita sono più difficili. Tante persone hanno perso il lavoro e la casa. L’insieme di questi fattori ha accelerato la fuga: essere neri in Tunisia oggi è molto pericoloso”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Le partenze dalla Tunisia, dunque, sono in molti casi obbligate, e alla questione degli abusi e degli attacchi rivolti alla comunità subsahariana, si sommano le notizie relative ad arresti che riguardano attivisti, giornalisti ed esponenti politici</mark>: “La Tunisia è sempre stato un Paese attraversato da un grande fermento, quando qualcosa non funziona si scende in piazza per protestare, ma da un po&#8217; di tempo il clima è diverso”. Le manifestazioni non si annullano da un giorno all’altro, perché<strong> la repressione del dissenso è qualcosa che si costruisce lentamente</strong>: “Quello che succede qui è che gradualmente si è iniziato a percepire l’aumento dei controlli. Le persone continuano a scendere in piazza ma, rispetto a prima, i limiti sono più stringenti, e molto spesso le accuse che vengono rivolte a chi organizza le proteste non sono chiare, si tratta di contestazioni sommarie”. <mark class='mark mark-yellow'>La lista di coloro che vogliono lasciare la Tunisia si allunga, le persone non si sentono più al sicuro e alla paura si sommano l’incertezza e la precarietà di un Paese che assiste al peggioramento della situazione economica e politica senza riuscire a scorgere una via d’uscita</mark>, dato che il governo non ha intrapreso alcuna azione significativa per risolvere la crisi e si prepara a varare nuove misure di austerità per garantirsi un nuovo prestito dal Fondo Monetario Internazionale. “Un tunisino, se ha la fortuna di avere un lavoro stabile, guadagna in media circa 600 dinari che sono 200 euro e oggi un chilo di patate costa 2 euro”, osserva Arianna Poletti, facendo riferimento all’aumento della speculazione, con la conseguente impennata dei prezzi di prima necessità che nel frattempo scompaiono dagli scaffali del supermercato.</p>
<p style="font-weight: 400;">I riflettori sono accesi e, conclude Paola Pace, <mark class='mark mark-yellow'></mark> “la comunità internazionale sta iniziando a capire che la questione migratoria non è un problema, ma un fenomeno da affrontare con un approccio strutturale condiviso. Le difficoltà possono essere affrontate, si possono creare canali di transito regolari e semplificare le procedure, dipende tutto dalla volontà” <mark class='mark mark-yellow'></mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Mercato Ittico, la guerra del pesce è appena iniziata</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 07:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Bufoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni mattina, alle quattro, nei due grandi padiglioni del Mercato Ittico di Milano si riversano centinaia di scatoloni di polistirolo pieni di pesci, crostacei, molluschi. La maggior parte – il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4195" height="2684" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/25.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="25" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'> Ogni mattina, alle quattro, nei due grandi padiglioni del Mercato Ittico di Milano si riversano centinaia di scatoloni di polistirolo pieni di pesci, crostacei, molluschi. La maggior parte – il 70 % &#8211; è di allevamento e proviene per il 65 % da mari internazionali. Negli oltre 10 000 metri quadri del mercato di via Cesare Lombroso, 25 grossisti accolgono la merce e la mostrano a gestori di mercati, pescherie e ristoranti. </mark></p>
<p>Dagli anni Duemila, questa zona Est della città ospita uno dei più importanti mercati all’ingrosso, parte di Foody, Mercato Agroalimentare Milano. Gli stand sono gestiti per la maggior parte da aziende famigliari, professionisti che si passano il testimone di generazione in generazione.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/16.jpg"><img class="alignleft wp-image-55071" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/16-300x200.jpg" alt="16" width="419" height="279" /></a></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/19.jpg"><img class="alignright wp-image-55072" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/19-300x208.jpg" alt="19" width="408" height="283" /></a></p>
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<p>Come ricorda il direttore del Mercato Ittico Danilo Simonetta, questo angolo di città è un «luogo di pubblica utilità», un punto di riferimento per i cittadini, anche durante il lockdown del 2020. Ed ora, anche uno dei mercati all’ingrosso più importanti d’Italia è costretto a fare i conti con le conseguenze della guerra in Ucraina.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il rincaro dei prezzi del carburante, con picchi di oltre due euro al litro, si è abbattuto su molti pescatori che hanno deciso di fermare le loro attività. Gli scioperi che stanno bloccando la pesca, secondo un giovane grossista del Mercato, Mattia Poli, si faranno sempre più intensi di settimana in settimana. </mark></p>
<div id="attachment_55064" style="width: 731px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/57.jpg"><img class="wp-image-55064 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/57-1024x682.jpg" alt="L'operatore Mattia Poli" width="731" height="487" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;operatore Mattia Poli</p></div>
<p>Il grido di allarme che si sta sollevando dai porti sta provocando una diminuzione della materia prima: è sempre meno la quantità di pesce disponibile e il poco che arriva negli scatoloni di polistirolo, di conseguenza, aumenta di valore. <mark class='mark mark-yellow'> I rincari più evidenti coinvolgono il pescato fresco: nell&#8217;arco di un anno, l&#8217;acciuga è arrivata a 6 euro al chilo, il merluzzo nordico è passato dai 13 ai 16.50, il rombo chiodato da 11.50 al 19.80, l’astice dai 30 ai 37.20. </mark></p>
<p>I rincari stanno colpendo anche il pescato congelato, con il totano passato dai 4.50 ai 6.80 euro al chilo, e l&#8217;allevato fresco, con le vongole veraci che salgono da 11.50 a 13.20. (fonti: report bollettino prezzi del mercato ittico).</p>
<div id="attachment_55056" style="width: 806px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/Prezzi-Mercato-Ittico.png"><img class="wp-image-55056" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/Prezzi-Mercato-Ittico.png" alt="rincaro dei prezzi del pesce al Mercato Ittico, 2020-2022" width="806" height="571" /></a><p class="wp-caption-text">Il rincaro dei prezzi del pesce al Mercato Ittico, 2020-2022. (Visualizzazione realizzata da Eleonora Bufoli).</p></div>
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<p>Dal Mediterraneo viene il prodotto scelto dall’azienda Ittica Carlà. Il proprietario, Giuseppe Carlà sceglie i prodotti ittici e li propone al mercato milanese, dalle 3:45 alle 8 di ogni mattino. Da quarant’anni si occupa di un lavoro che definisce “una passione” e che ora rischia di essere stravolto dal blocco di pescatori e di trasportatori, a cominciare dagli autisti di camion che non riescono più a sopportare i prezzi vertiginosi del carburante. <mark class='mark mark-yellow'>I prodotti scelti da Giuseppe provengono prevalentemente da Spagna e Portogallo, mercati che permettono di accedere a merce «un po’ grossa, la preferita dai ristoratori, nostri clienti abituali», ma sono ormai Paesi che già da una settimana hanno bloccato il trasporto su gomma come segno di protesta contro il rincaro.</mark> E a Giuseppe non resta che denunciare la situazione di stallo: «Siamo fermi perché non c’è la qualità, si può vendere solo roba nostrana».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Anche il mercato italiano sta iniziando a fare i conti con i blocchi e le proteste, come quella che ha paralizzato la Sardegna e che ha fatto chiudere lo stand “Nieddittas cozze da filiera controllata e pescato in Sardegna”, per «mancanza di merce a causa dello sciopero dei trasportatori nell’isola» come ricorda il vicedirettore del Mercato Ittico Mirco Poletti. </mark></p>
<div id="attachment_55057" style="width: 562px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/64.jpg"><img class="wp-image-55057" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/64-1024x656.jpg" alt="64" width="562" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Lo stand della Sardegna chiuso per il blocco dei trasporti e mancanza di prodotti ittici.</p></div>
<p>Giuseppe Carlà può solo rifornirsi del pesce disponibile: «Questo periodo ci dobbiamo arrangiare. Questo pesce un po’ è arrivato dalla Francia, dall’Atlantico, e un po’ dal Marocco: abbiamo solo quelli che riescono a passare». A Giuseppe e a sua figlia Marina, al fianco del padre ogni mattina, non resta che sperare nel rapporto con i clienti di fiducia, che continuano a rifornirsi dei prodotti di questa azienda di famiglia.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> L&#8217;operatore Giuseppe Carlà: «Questo periodo ci dobbiamo arrangiare. Questo pesce un po’ è arrivato dalla Francia, dall’Atlantico, e un po’ dal Marocco: abbiamo solo quelli che riescono a passare». </span></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/59.jpg"><img class="aligncenter wp-image-55073 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/59-1024x682.jpg" alt="59" width="832" height="554" /></a></p>
<p>Giuseppe, pescatore come suo padre, ha trasmesso la passione per questo mestiere a sua figlia Marina.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>L&#8217;operatrice Marina Carlà: «La mia è una tradizione familiare, arriviamo dal mare, mio papà è un pescatore e mio nonno faceva il pescatore; si è trasferito a Milano da giovane, ha iniziato con una pescheria e quindi io sono nata e cresciuta nell’ambiente». </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Secondo Marina le conseguenze serie nelle grandi città inizieranno a farsi sentire da settembre, «dopo la frenesia dei mesi estivi, caratterizzati da periodi di vacanze e da maggiori richieste di pesce», anche se «la richiesta di fine mese sta cambiando e c’è sempre meno possibilità di acquisto da parte della gente».</mark></p>
<p>Ad affliggere i Carlà, oltre alla presenza di «poca clientela che ti chiede il prezzo del pesce perché non ha la grande possibilità di comprare e tu di risposta scendi a compromessi», sono gli aumenti dei costi di tutto ciò che ruota attorno al prodotto ittico come la corrente, la plastica e il polistirolo.</p>
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<div id="attachment_55059" style="width: 802px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/53.jpg"><img class="wp-image-55059" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/53-1024x702.jpg" alt="53" width="802" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;operatrice Marina Carlà</p></div>
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<p><mark class='mark mark-yellow'>Anche lo stand della Bergel Srl sta risentendo della mancanza di materia prima. Per il grossista Luciano Piras il problema più grande è il rincaro della benzina e il seguente blocco da parte di molti pescatori e trasportatori, a cominciare da quelli sardi: «proprio per questo a noi non arrivano più i frutti di mare dell’isola». </mark> Luciano non ha più accesso al prodotto ittico della Spagna, del Portogallo, della Norvegia, il più richiesto dalla sua clientela abituale, i ristoratori: «è tutto una conseguenza, non riusciamo ad avere del pesce che arriva dai laghi, dall’Estonia o dalle zona dove c’è la guerra, di conseguenza manca qualche tipo di prodotto». Come soluzione, si punta all’unica materia prima disponibile, il pesce di allevamento e il pescato italiano, che tuttavia fanno i conti con un aumento dei prezzi rispettivamente dell’8% e del 20%.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>L&#8217;operatore Luciano Piras: «E&#8217; tutto una conseguenza, non riusciamo ad avere del pesce che arriva dai laghi, dall’Estonia o dalle zona dove c’è la guerra, di conseguenza mancano alcuni prodotti».</span></p>
<p>I rincari si abbattono anche sulle aziende che hanno come punto di riferimento il mercato italiano. Il pesce scelto e rivenduto dalla Manno Milano Srl proviene dal Tirreno, in particolare da Porto Santo Stefano e da Livorno, come ricorda l&#8217;operatore Arturo Merino, dal 2002 al Mercato Ittico, dove ha iniziato scaricando la merce e lavorando il pesce spada: «Prima l’ho preso come gioco, poi è diventata una passione». <mark class='mark mark-yellow'>Proprio la penuria di materia prima, diretta conseguenza del rincaro di benzina e gasolio, ha portato a far schizzare i prezzi tanto che «questo pesce di 5 chili è un rombo che prima costava 28 euro al chilo e ora è arrivato a 42».</mark></p>
<p>Secondo Arturo, le conseguenze si fanno risentire innanzitutto al rientro delle barche ai porti, dove vengono organizzate le aste, ormai anche online: «c’è un’applicazione con cui puoi comprare da casa, ci sono i prezzi, a peso o a casse: tutto il pesce di giornata. Da sei mesi hanno fatto questa asta online soprattutto dalla parte del Tirreno, nell’Adriatico ancora la gente si reca al posto e compra lì».</p>
<p>A farne le spese sono anche i clienti che acquistano sempre meno, soprattutto le pescherie, mentre il rincaro sta facendo ripiegare su altre scelte i ristoratori che ormai, secondo Arturo, «lavorano molto sul congelato».</p>
<div id="attachment_55060" style="width: 838px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/49.jpg"><img class="wp-image-55060" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/49-1024x759.jpg" alt="49" width="838" height="621" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;operatore Arturo Merino e un suo cliente</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Al problema della quantità e del prezzo della materia prima, va ad aggiungersi anche il rincaro dei prezzi delle bollette e di materiali quali il polistirolo, che ha subito un aumento del 40% proprio per la presenza in esso di petrolio. </mark> Lo denuncia Jusi Marotta, operatrice di Ittica Milano Srl. Proprio il trasporto quotidiano di pesce fresco fa salire i prezzi di questo prodotto che, con sempre maggiori difficoltà, raggiunge i banchi dei grossisti e le pescherie.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Sugli stand del mercato pesa anche il rincaro delle bollette delle celle frigorifere, fondamentali per conservare e lavorare il pesce. </mark> Una situazione che rischia di esplodere ma a cui Jusi risponde con la voglia di garantire ai suoi clienti dei prodotti di qualità, l’unico fattore che fa la differenza in un mercato ad alta concorrenza: «A Milano la richiesta del pesce c’è, però siamo veramente in tanti che ne vendiamo, c’è tanta concorrenza anche ai supermercati. Il nostro lavoro è proprio la ricerca della qualità perché è un lavoro che possiamo far tutti: è il fatto bene che è per pochi». <mark class='mark mark-yellow'> A queste nuove difficoltà Jusi risponde con la passione per un lavoro che la fa svegliare ogni giorno alle 23:40: «L’unica cosa che mi spinge è la passione per questo lavoro, mi fa sopportare il lavoro anche di 24 ore, in cui stai sempre sul pezzo: se c’è passione ti pesa meno». </mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> L&#8217;operatrice Jusi Marotta: «A Milano la richiesta del pesce c’è, però siamo veramente in tanti che ne vendiamo, c’è tanta concorrenza anche ai supermercati. Il nostro lavoro è proprio la ricerca della qualità perché è un lavoro che possiamo far tutti: è il fatto bene che è per pochi». </span></p>
<div id="attachment_55061" style="width: 802px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/40.jpg"><img class="wp-image-55061" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/40-1024x789.jpg" alt="40" width="802" height="618" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;operatrice Jusi Marotta</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>A risentirne delle conseguenze della guerra in Ucraina è anche uno degli stand più grandi del Mercato Ittico, Copromar, un’azienda che ha come punto di riferimento il mercato mondiale. </mark> Qui si rifornisce una clientela che il grossista Angelo Nichetti definisce “trasversale”, fatta di ambulanti che arrivano alle 4 del mattino, di ristoratori, di proprietari di pescherie, di piccoli importatori, interessati ad un prodotto di provenienza globale, dall’Indopacifico alle Maldive, fino allo Shrilanka. Una provenienza che secondo Angelo rispecchia le molteplici e multietniche richieste della clientela milanese: «il consumatore è abituato ad avere un’ampia gamma e si vende per la popolazione dell’est il carasso a un euro e cinquanta al chilo, fino all’aragosta per ristoranti».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Dopo 36 anni di attività, Angelo è testimone delle conseguenze a catena di una guerra così vicina e che ha causato un aumento del 25% dei prezzi dei trasporti, il blocco della materia prima e l’aumento dei prezzi del pesce di oltre il 15%, su cui stanno pesando anche le conseguenze del maltempo su Mediterraneo e Atlantico. </mark></p>
<p>La guerra fa schizzare dei prezzi di per sé molto sensibili, basati sulla contrattazione e sul rapporto di fiducia che nei porti l’astatore istaura con il grossista, dalle aste online toscane a quelle “a voce” a Chioggia «dove – racconta Angelo &#8211; fanno vendita ad orecchio, ti si avvicina l’astatore, gli dici un prezzo, poi lui torna da te e chiude la vendita. Il prezzo è sempre relativo, la qualità è diversa, come la freschezza e la provenienza».</p>
<div id="attachment_55062" style="width: 772px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/55.jpg"><img class="wp-image-55062 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/55-1024x806.jpg" alt="55" width="772" height="608" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;operatore Angelo Nichetti</p></div>
<p>Il mercato del pesce sta facendo i conti con una situazione di emergenza dagli esiti incerti, a cui non è facile trovare soluzioni semplici. Tra diffusione di un senso di incertezza sul futuro, rincari che pesano sul potere d’acquisto dei cittadini e conseguente flessione dei mercati, è una situazione di difficile lettura, con un’unica certezza, espressa da Lattanzio Teodoro, operatore della Garbin Raffaele &amp; C. Srl: <mark class='mark mark-yellow'> «rispondere con la guerra non mi sembra la soluzione giusta». </mark></p>
<p>Cliccare <a href="http://https://public.flourish.studio/visualisation/9072707/" target="_blank">qui</a> per visualizzare la mappa sul rincaro dei prezzi.</p>
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		<title>Covid e caro bollette: le piscine nella tempesta perfetta</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 15:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Pellaco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[«Abbiamo una contrazione delle presenze e allo stesso tempo un raddoppio dei costi delle utenze. Parliamo veramente della tempesta perfetta». Luca Baldini, direttore operativo delle piscine di Albaro di Genova, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/piscine-di-albaro-genova-2020.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="La vasca interna delle Piscine di Albaro di Genova durante il lockdown del 2020. (Fonte: Piscine di Albaro)" /></p><p>«Abbiamo una contrazione delle presenze e allo stesso tempo un raddoppio dei costi delle utenze. Parliamo veramente della tempesta perfetta». Luca Baldini, direttore operativo delle piscine di Albaro di Genova, usa queste parole per descrivere la situazione dell’impianto sportivo da lui gestito, a due anni dallo scoppio della pandemia. In queste ultime settimane, al lungo elenco di difficoltà si è aggiunto anche il caro bollette, che ha già avuto un forte impatto sui bilanci delle società sportive, aggravato dal fatto che le piscine hanno bisogno di riscaldare l’acqua anche a impianto chiuso al pubblico. Il polo natatorio di Albaro è, per dimensioni, uno dei maggiori centri della Liguria. <mark class='mark mark-yellow'>«Noi abbiamo come voce principale il costo del gas, dopodiché ci sono l’energia elettrica e l’acqua – spiega Baldini –. C’è stato un aumento del 40-50%. Questo significa che un impianto come il nostro, nel periodo invernale, si vede duplicare le bollette, passando da 30mila a 60mila euro al mese».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Luca Baldini delle piscine di Albaro di Genova: «Abbiamo una contrazione delle presenze e allo stesso tempo un raddoppio dei costi delle utenze. Parliamo veramente della tempesta perfetta».</span></p>
<p>Questa situazione accomuna tutti i gestori italiani, da Nord a Sud. Nei primi giorni di gennaio, il presidente della Federnuoto e capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, Paolo Barelli, dai microfoni di Gr Parlamento aveva nuovamente invocato l’intervento del governo, chiedendo aiuti consistenti a favore degli impianti natatori che «sono alla carità, con perdite oltre il miliardo di euro». I ristori arrivati dallo Stato in questi due anni non hanno dato un aiuto significativo ai bilanci delle società sportive. «Parliamo di cifre veramente esigue, perché rispetto alle perdite che possiamo aver avuto in termini di fatturato siamo a meno della metà», conferma Baldini. <mark class='mark mark-yellow'>A livello locale, l’ultima iniziativa in ordine di tempo è stata quella del Comune di Genova, che ha stanziato 370mila euro, ripartiti tra le otto società che hanno in gestione gli impianti cittadini, sulla base delle perdite subite.</mark> «È pur sempre qualcosa – commenta il direttore delle piscine di Albaro – ma ci aspettiamo che arrivi un sostegno più importante per mitigare questa situazione delle bollette». In Liguria, il pressing sulle istituzioni verrà portato avanti dal comitato “Insieme si Vince”, nato nel pieno del primo lockdown, che raccoglie tutte le società sportive e i gestori degli impianti regionali.</p>
<p>Secondo i dati Istat più recenti, risalenti al 2015, <mark class='mark mark-yellow'>gli sport acquatici sono al terzo posto tra le attività sportive predilette dagli italiani, con oltre quattro milioni di praticanti.</mark> Le piscine costituiscono quindi un presidio socialmente rilevante, non solo per gli agonisti, ma soprattutto per l’attività di base, che coinvolge la maggior parte degli utenti. La crisi generata dagli stop forzati, imposti dalla legge nel 2020 e nel 2021, si è aggravata a causa dei minori introiti dovuti a un sensibile calo degli iscritti e ai costi sostenuti per l’applicazione delle normative anti-Covid. «Quello che stiamo pensando e sperando un po’ tutti – conclude Baldini – è che si debba ancora stringere i denti per questi due mesi, con l’auspicio di poter finalmente uscire da questa situazione».</p>
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		<title>Vacanze e Covid-19: quando il turismo parla tedesco</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 06:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Magistro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Cantata con malinconia dalla Mignon nel Wilhelm Meisters Lehrjahre e descritta passionalmente negli Italienische Reise di Goethe (1817), l’Italia è sempre stata, per i tedeschi e non solo, la terra dell’amore e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/beach-1867271_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="beach-1867271_1920" /></p><p>Cantata con malinconia dalla Mignon nel <em>Wilhelm Meisters Lehrjahre</em> e descritta passionalmente negli <em>Italienische Reise</em> di Goethe (1817), l’Italia è sempre stata, per i tedeschi e non solo, la terra dell’amore e della bellezza.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-17-alle-18.12.58.png"><img class="alignright wp-image-46011" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-17-alle-18.12.58-300x214.png" alt="Schermata 2020-06-17 alle 18.12.58" width="560" height="400" /></a> Tanto mitizzata dai grandi della letteratura, quanto amata dai posteri. <mark class='mark mark-yellow'>L’Italia, infatti, è tutt’oggi una delle mete preferite dai vicini tedeschi che, tra le presenze straniere totali nello stivale, che raggiungono annualmente il 50,5%, costituiscono il 27,1%, seguiti da statunitensi (6,7%), francesi (6,6%), britannici (6,5%) e olandesi (5,1%).</mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La Germania, come dimostrano i dati del <strong>Centro Studi Tci su dati Banca Italia</strong>, apporta un’entrata di 7,098 milioni di euro annui all’Italia</mark>, che corrispondono al 17,0% del totale delle entrate dal turismo straniero. Le città che più dipendono dall’<em>income</em> della Germania- incrociandone il tasso di internazionalità e la quota delle presenze tedesche sul totale del turismo straniero- sono Bolzano, Brescia, Rovigo, Verona, Verbano-Cusio-Ossola, Nuoro, Venezia e Gorizia. Queste, nella totalità, attirano il 61% delle presenze tedesche totali che ogni anno scelgono di visitare l’Italia. Una percentuale molto alta che espone queste città a un’importante crisi turistica da Covid-19.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-17-alle-18.15.32.png"><img class="alignleft wp-image-46015 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-17-alle-18.15.32-300x240.png" alt="Schermata 2020-06-17 alle 18.15.32" width="395" height="316" /></a>Sirmione, città del Benaco (che ogni anno accoglie 24 milioni di turisti tedeschi) è una di queste. Come dimostrato da un sondaggio da noi condotto e distribuito a tutti gli albergatori della città, la ripresa dopo l’apertura dei confini regionali, datata 3 giugno 2020, è stata timida e ha parlato perlopiù dialetto lombardo (con qualche presenza dal Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria): in media 7 nuove prenotazioni dalla Lombardia e solo 1,8 da altre regioni. Non si tratta, in nessun caso, di regioni del Sud, complice la grande diffusione del virus nel territorio lombardo che ha reso la zona meno appetibile per i turisti meridionali.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La stagione estiva 2020, dai dati raccolti, non ha speranza di raggiungere i numeri dell’anno precedente, ma si notano alcuni risultati positivi. L’apertura dei confini nazionali del 15 giugno ha portato a un&#8217;impacciata ripresa delle prenotazioni per i mesi estivi</mark>: gli albergatori della città hanno registrato, in media, 53 nuove riserve (con picchi di 309) di cui 43 dall’Italia, 7 dalla Germania, 1,5 dalla Francia, 0,25 dall’Inghilterra (che tra tutte le nazioni conta il numero più alto di cancellazioni, circa il 40% sul totale), 0,5 dall’Olanda, nessuna dalla Spagna e infine 0,75 da altri Paesi.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Via libera quindi dall’Italia e per l’Italia ai Paesi dell’area Schengen, mentre dal 1° luglio apriranno le frontiere extra-europee, come conferma la Commissione UE. È nata, a tal proposito, una piattaforma online, <strong>RE-open EU</strong>, che tiene traccia delle regolamentazioni e aggiornamenti sui confini europei, Stato per Stato, e i cui principi cardine sono: trasparenza, uguaglianza e coordinamento</mark>.  Le linee guida per le riaperture non sono state le stesse per tutti: è il caso dell’Austria che, dopo non poche tensioni, ha aperto le frontiere anche all’Italia, con un giorno di ritardo, ma non ancora a Spagna, Portogallo, Svezia e Regno Unito e della Grecia, che ha riaperto anche all’Italia, senza escludere ulteriori restrizioni future. Capitolo a sé stante quello della Spagna che rimarrà chiusa ancora fino al 21 giugno, ma che ha avviato un esperimento, in accordo con la Germania, che permetterà a 11 mila turisti tedeschi di sbarcare nelle Isole Baleari. Il mercato spagnolo, come quello italiano, infatti, dipende fortemente dall’i<em>ncome</em> tedesco e potrebbe soffrire particolarmente una chiusura prolungata.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>I confini riaprono, ma i viaggiatori tedeschi si mostrano riluttanti verso una vacanza estiva fuori dal loro Paese. Secondo uno studio del Gfk, il più importante istituto di ricerca della Germania, il 26% degli intervistati  ha affermato di voler cancellare la propria vacanza già programmata da tempo</span></p>
<p>I confini riaprono, ma i viaggiatori tedeschi si mostrano riluttanti verso una vacanza estiva fuori dal loro Paese. Secondo uno studio di <strong>Gfk</strong> (<strong>Gesellschaft für Konsumforschung</strong>), il più importante istituto di ricerca del mercato, il 26% degli intervistati (tedeschi) ha affermato di voler cancellare la propria vacanza già programmata da tempo.<mark class='mark mark-yellow'>Nella città di Sirmione, infatti, secondo quando emerso dal nostro sondaggio, il dato della Gfk viene confermato: circa il 28% delle cancellazioni totali proviene dalla Germania.</mark> Recentemente, è stata proprio la Cancelliera tedesca Angela Merkel a dare il buon esempio ai suoi cittadini, prediligendo un&#8217;estate nella sua patria, rinunciando alle sue consuete e attesissime vacanze a Ischia.</p>
<p>Un’estate diversa dal solito, quella che ci apprestiamo a vivere: con regole di viaggio tutte nuove, distanziamenti di sicurezza ai quali non siamo abituati e spiagge con qualche turista in meno. Un’estate del tutto casalinga, che spingerà gli italiani a scoprire meglio il loro Belpaese, cantato ed elogiato in tutte le lingue del mondo.</p>
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		<title>BuzzFeed chiude le redazioni di Australia e Regno Unito</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2020 16:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[BuzzFeed]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche le testate online stanno soffrendo la crisi innescata dal Coronavirus. Il sito americano BuzzFeed ha infatti annunciato la chiusura delle sue redazioni in Australia e in Regno Unito. L’aumento ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="974" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/farewell-3258939_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="farewell-3258939_1920" /></p><p>Anche le testate online stanno soffrendo la crisi innescata dal Coronavirus. Il sito americano <strong>BuzzFeed</strong> ha infatti annunciato la chiusura delle sue redazioni in Australia e in Regno Unito. L’aumento del traffico su molti siti d’informazione, in concomitanza dei lockdown in tanti Paesi, non ha sempre coinciso con una crescita dei ricavi – per via soprattutto dei minori introiti pubblicitari. E sono diverse le testate online che hanno iniziato a tagliare diversi elementi del proprio personale, fino a cambiare l’assetto editoriale.</p>
<p>Il caso di <em>BuzzFeed</em> rientra fra questi: se infatti nei suoi primi anni di vita la testata americana si era contraddistinta per la forte attenzione ai cosiddetti <strong>listacles</strong>, articoli strutturati in forma di lista che catturano facilmente l’attenzione del lettore, <mark class='mark mark-yellow'>dal 2013 ha investito molto per produrre un giornalismo di qualità, con una serie di inchieste internazionali</mark> che hanno fatto guadagnare grande autorevolezza a un sito noto, fino a poco prima, per le sue gallery di gattini.</p>
<p>Nel 2018, il gruppo aveva raggiunto i 300 milioni di dollari di fatturato ma il Ceo, Jonah Peretti, aveva profeticamente smorzato ogni entusiasmo prematuro: &#8220;La crescita del fatturato da sola non è abbastanza per avere successo nel lungo periodo&#8221;.</p>
<p>Con la chiusura delle sedi in Australia e Regno Unito, che significano il taglio di 16 giornalisti, BuzzFeed darà così una sterzata ai propri piani editoriali. «Per motivi economici e strategici – ha comunicato la società americana – ci concentreremo sulle notizie che stanno riguardando gli Stati Uniti durante questo periodo difficile». Insomma, <mark class='mark mark-yellow'>la crisi non risparmia neanche il giornalismo online</mark>: i licenziamenti di BuzzFeed si uniscono infatti ai ben 155 annunciati da <strong>Vice</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per approfondire, continua la lettura sul <a href="https://www.theguardian.com/media/2020/may/13/buzzfeed-pulls-plug-on-uk-and-australian-news-operations" target="_blank">Guardian</a></strong></p>
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